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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:42
Tangenti, ai domiciliari il presidente di Rfi Dario Lo Bosco. Trovato il libro mastro


Tangenti, ai domiciliari il presidente di Rfi Dario Lo Bosco. Trovato il libro mastro
 L'arresto del presidente Rfi, Dario Lo Bosco (Foto Mike Palazzotto) 

Inchiesta della squadra mobile di Palermo: sarebbero state pagate per evitare “intoppi” nello svolgimento di un appalto di 26 milioni di euro bandito dalla Regione Siciliana. Arrestati anche due dirigenti del Corpo Forestale. Altri quattro indagati, i magistrati: "Deprimente, metodi da racket del pizzo. Siamo solo all'inizio"

Concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. La squadra mobile di Palermo guidata da Rodolfo Ruperti ha scoperto un giro di mazzette attorno a un grande appalto del Corpo forestale della Regione. E questa mattina, all'alba, è scattato il blitz. I poliziotti hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare che era stata chiesta al gip dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Dino Petralia. Vanno agli arresti domiciliari il professore Dario Lo Bosco, presidente di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e due dirigenti del Corpo forestale, Salvatore Marranca (responsabile del Servizio tecnico) e Giuseppe Quattrocchi (a capo del Servizio speciale per la conservazione del suolo e dell'ambiente naturale).



Palermo, tangenti: in manette 3 alti funzionari pubblici

  

Al centro dell'indagine, le mazzette che sarebbero state pagate da un imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di un'impresa di costruzioni, strade e impianti eolici. Nelle scorse settimane, i poliziotti della Mobile l'avevano fermato all'aeroporto Falcone Borsellino, nella borsa aveva una cartella scritta al computer con una serie di nomi, cifre e date, erano i riferimenti alle mazzette pagate per costruire le torrette antincendio in mezza Sicilia. Fra quei nomi, riferimenti anche ad esponenti politici, su cui adesso si indaga. Grazie soprattutto alle dichiarazioni di Campione, che ha accettato di collaborare con gli investigatori. "Non è una indagine lampo. Abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti... " ha commentato il capo della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti.





Oltre alle tre persone finite oggi ai domiciliari per avere intascato mazzette per un appalto pubblico e per l'acquisto di un prototipo che avrebbe dovuto utilizzare Rfi, la procura ha iscritto nel registro degli indagati, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale della forestale, Giovanni Tesoriere, preside di ingegneria alla Kore di Enna, Libero Cannarozzi, ingegnere alla forestale, e Maria Grazia Butticè, compagna dall'imprenditore agrigentino Massimo Campione, che ha distribuito le mazzette ai funzionari pubblici. Per Tolomeo la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il gip li ha respinti.



Lo Bosco, docente universitario originario di Raffadali, è anche presidente dell'Azienda siciliana trasporti. Nei giorni scorsi, era stato chiamato in causa per questo caso, ma si era difeso. Nell'inchiesta della procura sarebbe coinvolto per un altro appalto finito all'attenzione degli investigatori. Secondo la ricostruzione dell'accusa, Lo Bosco avrebbe intascato mazzette per 58.650 euro. A Marranca vengono invece contestate tangenti per 149.500 euro, il dirigente avrebbe ottenuto anche l'assunzione della compagna, in una ditta di autolinee siciliane, e della figlia, in una ditta di impiantistica di Roma. Quattrocchi è' accusato di mazzette per 90 mila euro, fra le tangenti anche due condizionatori d'aria.



Lo Voi: "Tutto questo è deprimente". La corruzione "diventa sempre più pervasiva, ormai costituisce un fenomeno". E' l'allarme lanciato dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, durante la conferenza stampa. "Qualche giorno fa il procuratore di Roma ebbe a definire 'deprimente' la quotidianità della corruzione riscontrata in un diverso ambito - dice Lo Voi ai giornalisti - Credo che io possa oggi utilizzare quello stesso aggettivo per descrivere non una quotidianità, ma descrivere la pervasività del fenomeno corruttivo, che è un fenomeno grave perché mina la liceità e le legittimità delle attività economiche impedendo il corretto svolgimento dei procedimenti amministrativi, la libera concorrenza, danneggiando il mercato e il territorio dei suoi cittadini". Parlando della 'black list' sequestrata all'imprenditore Massimo Campione nei giorni scorsi, Lo Voi spiega: "Noi eravamo abituati a sequestrare i cosiddetti libri mastri degli estorsori, ora ci siamo trovati davanti a un diverso libro mastro, a metà tra libro mastro e 'lista delle spesà con nomi e cifre". "Dico che tutto questo è deprimente - aggiunge il procuratore - perché c'è quasi l'utilizzazione di quei metodi con riferimento non al pizzo ma alla corruzione che diventa sempre più pervasiva e che costituisce un fenomeno vero e proprio". "Politici? Al momento non sembrano coinvolti - conclude il magistrato - Oggi, l'obiettivo dell'attività corruttiva sembrano più gli alti dirigenti della burocrazia, che sorvegliano l'avanzamento dei lavori e tutte le pratiche".



Petralia: "Un perfetto libro mastro, siamo solo all'inizio". "Moltissimi indagati? Non confermo, diciamo che ce ne sono altri". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Dino Petralia, in conferenza stampa. "Stiamo approdando - ha aggiunto - a contesti ampi sui quali investigheremo. Non so se si può parlare della punta di un iceberg. La corruzione, per definizione, non è mai singola e specifica. Ma ci stiamo sempre più convincendo che la corruzione sia un fenomeno molto, ma molto più ampio di quello che si può immaginare. Non una grande associazione ma un grande fenomeno". "Un altro aspetto su cui ci siamo soffermati è la naturalezza delle tangenti: non si parla di una o due tangenti ma di un vero e proprio asservimento di una parte deviata del Corpo Forestale della regione che si metteva a disposizione dell'imprenditore. Chissà che tutte le vicende che affliggono il Corpo forestale non dipendano anche da queste vicende che tolgono capitali alle risorse pubbliche. Questo atteggiamento lo abbiamo notato anche nell'imprenditore Campione. Lo spunto per l'indagine è venuto nell'ambito di un'altra inchiesta più ampia. Abbiamo notato una confidenzialità estrema tra l'imprenditore e il direttore dei lavori, tra appaltatore e stazione appaltante, che andava ben oltre i rapporti fisiologici".



Il questore Longo: "Ci vogliono agenti sotto copertura". "Non è possibile che per l'imprenditore lavorare significa pagare una tangente, è squallido. Si offende l'economia, il mercato. E paghiamo tutti le conseguenze, a fronte di risultati che non sono i migliori. Questo fenomeno va combattuto perché poi la sofferenza va a carico dei cittadini, anche per quanto riguarda le opere pubbliche, perché poi alcune sono scadenti e penalizzano i servizi pubblici e la viabilita'". Lo ha detto il Questore di Palermo, Guido Longo. "Forse - ha aggiunto - sarebbe il caso di introdurre qualche novità normativa per rendere più efficace il contrasto a questo fenomeno. Magari può essere un'idea quella degli agenti sotto copertura".



Delrio e Fs: "Fiducia nei magistrati, Rfi estranea". "Siamo sempre fiduciosi nella Magistratura, vedremo cosa decideranno le indaginio". Questo il primo commento del ministro dei Trasporti Graziano Delrio. La misura cautelare applicata a Lo Bosco, ha aggiunto il ministro, "non è collegata con le attività in Rfi. Bisognerà attendere gli sviluppi e capire una serie di questioni". Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane "sta offrendo alla magistratura e agli inquirenti in la massima collaborazione per lo svolgimento dei necessari accertamenti". E' quanto si legge in una nota del Gruppo, che esprime "piena fiducia nell'attività della magistrati e al contempo auspica che il presidente Dario Lo Bosco possa dimostrare la propria estraneità ai fatti su cui sono in corso le indagini". Il Gruppo, inoltre, precisa che "le società di Massimo Campione non sono inserite nell'albo dei sistemi di qualificazione o in quello dei fornitori qualificati di RFI, attivo dal 2009. L'ultimo appalto vinto dalla Sistet risale al 2002".



Campione: "Sono consumato". "Sugnu cunsumato", sono rovinato. Così l'imprenditore agrigentino Massimo Campione commentava, non sapendo delle microspie in auto, gli accertamenti della polizia che l'aveva fermato in aeroporto. Nella borsa gli agenti hanno trovato un libro mastro con l'indicazione delle mazzette pagate a tre funzionari pubblici oggi arrestati. Il particolare è emerso durante la conferenza stampa.



Crocetta: "Via Lo Bosco da Ast". Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, dopo aver appreso degli arresti per tangenti, ha dato mandato alla Regione, in qualità di socio, di chiedere la convocazione dell'assemblea di Ast. Il governo vuol azzerare l'intero Cda.  Il governatore Crocetta segue la vicenda da Tunisi, dove è impegnato in una missione istituzionale. "L'azzeramento del Cda - dice all'Ansa il governatore - è necessario, tra l'altro Lo Bosco era in scadenza di mandato. Nel giro di pochi giorni saranno ricostituiti gli organismi". "Non appena riceveremo le comunicazioni dalla Procura - conclude Crocetta -provvederemo immediatamente a sospendere i due funzionari del Corpo forestale arrestati per tangenti e valuteremo, leggi alla mano, se ci saranno le condizioni per il licenziamento".


Don Ciotti: "Smarrimento e amarezza". E' un senso di "smarrimento  amarezza" quello che Don Ciotti ha detto di aver provato di fronte alla nuova inchiesta di Palermo. "Sarà la magistratura a consegnarci la verità, ma dai segnali che si hanno - ha aggiunto - provo inquietudine. Però mi stupisce chi si stupisce perché le ambiguità nei meccanismi del sistema erano visibili. A parole - ha concluso - ci stupiamo tutti, però sul piano dell'impegno pratico si fa fatica".



La “black-list” che ha portato all'arresto del presidente di Ferrovie 


Il ritrovamento del “libro mastro” delle mazzette dell'imprenditore Campione al centro dell'inchiesta. Il procuratore Lo Voi: «Obiettivo dell'attività corruttiva sono gli alti dirigenti della burocrazia, che sorvegliano l'avanzamento dei lavori e tutte le pratiche»

26 milioni di euro per l’ammodernamento della rete di comunicazione della Forestale, la “dorsale digitale”. Questo appalto è la chiave di volta che ha portato gli investigatori della Mobile e i pm di Palermo a mettere nel mirino Dario Lo Bosco, presidente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Nomi e vicende apparentemente slegati, ma accomunate dalla presenza nella “black list” (che da anche il nome all’operazione) delle presunte mazzette dell’imprenditore agrigentino Massimo Campione. L’inchiesta ha portato a tre arresti (domiciliari) nei confronti di altrettanti indagati, tra cui lo stesso Lo Bosco. gli altri due sono i funzionari del Corpo forestale Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi. Rfi entra nel libro per alcune mazzette elargite per piazzare sensori in grado di seguire la corsa dei treni. Da qui l’arresto di Lo Bosco, docente universitario, presidente di Rfi e di Ast, l’Azienda siciliana trasporti della Regione, e tra i rappresentanti di una antimafia “industriale” che negli ultimi tempi è finita più di una volta sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. La procura gli contesta il reato di concussione e di aver intascato una mazzetta da 58 mila euro legata ai sensori.Nell’inchiesta coordinata dal capo della procura palermitana Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Dino Petralia il proprietario del cosiddetto “libro mastro”, l’imprenditore agrigentino Mario Campione è personaggio centrale. Campione è titolare della Sistet, azienda che fa parte dell’universo fondato dal padre, Giuseppe Campione, nel 1947 e poi lasciato in eredità ai cinque figli. La Sistet non è una azienda banale: è attiva nel campo delle energie rinnovabili, nelle telecomunicazioni, nel telecontrollo, nella sorveglianza e sicurezza. Una gamma di servizi che la Sister fornisce oltre che a Rete Ferroviaria Italiana anche a enti come Banca d’Italia,Autostrade Spa, lo stesso Ministero dell’Interno, oltre a una serie di istituzioni locali siciliane come i comuni di Agrigento, Palermo e Messina e Regione Sicilia. La “black list” delle tangenti in cui sono finiti anche due agenti del Corpo Forestale, oggi agli arresti dopo aver ricevuto mazzette per un totale di circa 250 mila euro nell’ambito dell’appalto per l’ammodernamento delle torrette di radiocomunicazione del Corpo stesso, è stata sequestrata una decina di giorni fa: Campione era stato fermato all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo e lì, trovato in possesso proprio della “black list” con cifre, nomi e date delle mazzette. Campione ha accettato di collaborare con gli inquirenti e l’inchiesta è dunque arrivata a una svolta.

«Non è un'indagine lampo, abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti»
Rodolfo Ruperti, capo della Squadra Mobile di Palermo 
«Noi - ha detto questa mattina il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi - eravamo abituati a sequestrare i cosiddetti libri mastri degli estorsori, ora ci siamo trovati davanti a un diverso libro mastro, a metà tra libro mastro e la lista della spesa con nomi e cifre. Tutto questo - chiosa il capo della procura di Palermo - è deprimente perché c'è quasi l'utilizzazione di quei metodi con riferimento non al pizzo ma alla corruzione che diventa sempre più pervasiva e che costituisce un fenomeno vero e proprio». Al momento le indagini proseguono: questa mattina il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti è stato chiaro, «Non è un'indagine lampo, abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti». Vista l’entità dei clienti che si avvalgono delle società di Campione non è escluso che nelle prossime settimane altri funzionari pubblici possano entrare nelle indagini. Nel frattempo sono in corso perquisizioni anche nella sede romana di Rfi. Dunque l’inchiesta prosegue e tra Palermo e Roma qualcuno si preoccupa. Oltre ai tre finiti oggi ai domiciliari sono stati iscritti nel registro degli indagati l’ex dirigente generale della Forestale Pietro Tolomeo, Giovanni tesoriere, preside della facoltà di ingegneria all’Università di Enna, l’ingegnere della Forestale Libero Cannarozzi e la compagna di Campione, Maria Grazie Butticè.
«Politici al momento non sembrano coinvolti» ha fatto sapere Lo Voi in mattinata. «Oggi - ha concluso - l'obiettivo dell'attività corruttiva sembrano più gli alti dirigenti della burocrazia, che sorvegliano l'avanzamento dei lavori e tutte le pratiche».   Francesco Lo Voi, procuratore capo di Palermo
30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:39
Appalti e mazzette, arrestato Lo Bosco  Perquisizioni a tappeto, altri indagati eccellenti

Giovedì 29 Ottobre 2015 - 07:13  

di Riccardo Lo Verso



L'inchiesta della Procura di Palermo coinvolge anche due dirigenti del Corpo forestale (nella foto all'interno). I poliziotti hanno in mano il libro mastro con i nomi di politici e le tangenti pagate. Sono piombati a casa di personalità che "ricoprono incarichi pubblici". Tutto parte dalla confessione dell'imprenditore agrigentino Massimo Campione. Crocetta: "Azzerare tutto il cda dell'Ast"Il pm Petralia: "Così funzionava il sistema" guarda il video


, Cronaca
Salvatore Marranca, Dario Lo Bosco e Giuseppe Quattrocchi
PALERMO - Arresti eccellenti in Sicilia. Ai domiciliari finiscono tre funzionari pubblici: Dario Lo Bosco, presidente di Rfi, Rete ferroviaria italiana, nonché presidente dell'Ast ed ex commissario della Camera di commercio di Catania; Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi, entrambi dirigenti del Corpo forestale. Sono indagati per concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. Secondo l'accusa, Quattrocchi e Marranca avrebbero incassato tangenti rispettivamente per 149 mila e 90 mila euro. Ammonta invece a poco più di 58 mila euro il prezzo della presunta corruzione del presidente di Rfi. 

Il blitz potrebbe essere l'inizio di un terremoto nella pubblica amministrazione siciliana.Sono in corso, infatti, decine di perquisizioni e sequestri negli uffici del Corpo forestale della Regione siciliana nella sede di Rete ferroviaria italiana a Roma, ma anche negli uffici palermitani dell'Ast, l'Azienda siciliana dei trasporti. Perquisizioni anche a casa di numerosi altri indagati. Alcuni di loro, dicono gli investigatori, "ricoprono importanti cariche pubbliche". Chiaro segno di un'inchiesta destinata ad allargarsi a macchia d'olio.

I poliziotti hanno in mano una lista che fa tremare la Sicilia. Ci sarebbero anche i nomi di politici e le tangenti pagate. Perché è un grosso giro di mazzette che avrebbero scoperto gli uomini guidati dal capo della Mobile, Rodolfo Ruperti, e dal dirigente del sezione Reati contro la pubblica amministrazione, Silvia Como. L'inchiesta è partita dall'appalto da 26 milioni di euro aggiudicato per ammodernare la comunicazione della Forestale. La cosiddetta "Dorsale digitale". E qui sarebbero entrati in gioco i due dirigenti.

Nelle scorse settimane gli agenti, coordinati dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudio Camilleri, avevano fermato in aeroporto l'imprenditore agrigentino Massimo Campione, titolare di un'impresa di costruzioni, strade e impianti eolici. Nella borsa aveva una cartella scritta al computer con una serie di nomi, cifre e date. Secondo gli inquirenti, si tratterebbe della lista delle mazzette pagate dalla sua impresa per aggiudicarsi l'appalto. Non a caso l'operazione è stata chiamata "Black List". Campione a quel punto ha subito deciso di mettersi a disposizione dell'Autorità giudiziaria. Assistito dagli avvocati Nino Caleca e Diego Guzzino, ha scelto di raccontare i segreti di un'economia malata.

Non è tutto, però. Perché l'inchiesta si è subito estesa, visto che Lo Bosco, docente universitario originario di Raffadali, non si è occupato di questo appalto, ma di un progetto che prevedeva di piazzare dei sensori per seguire la corsa dei treni.

Il governatore Crocetta segue la vicenda da Tunisi, dove è impegnato in una missione istituzionale. "L'azzeramento del Cda - dice all'Ansa il governatore - è necessario, tra l'altro Lo Bosco era in scadenza di mandato. Nel giro di pochi giorni saranno ricostituiti gli organismi. Non appena riceveremo le comunicazioni dalla Procura - aggiunge il governatore - provvederemo immediatamente a sospendere i due funzionari del Corpo forestale arrestati per tangenti e valuteremo, leggi alla mano, se ci saranno le condizioni per il licenziamento".

AGGIORNAMENTO: Nel registro degli indagati figurano anche i nomi di Giovanni Tesoriere, preside della facoltà di Ingegneria dell'università di Enna, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale della Forestale, Libero Cannarozzi, dipendente del corpo forestale, di Massimo Campione e della sua compagna Maria Grazia Butticé.



http://livesicilia.it/2015/10/29/appalti-e-mazzette-arresti-eccellenti-in-cella-il-presidente-di-rete-ferroviaria-italiana_679128/





30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:36
TRIBUNALE COLLEGIALE  IV  RGT 2550 2013 IMPUTAZIONE COATTA ARCHITETTO PIETRO TOLOMEO E DOTTORE SALVATORE  ANZA' UDIENZA QUESTA MATTINA 28 OTTOBRE 2015 GIUDICE G.I.P. NICASTRO 






PROCEDIMENTO N 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009  G.I.P. PETRUZZELLA
PROCURATORE DOTTORESSA CLAUDIA BEVILACQUA

7 APRILE 2015   SI È TENUTA L'UDIENZA CONTRO ANZÀ, LA CLOACA E SPARMA (EX ASSESSORE DELL'ARTA) A SEGUITO DELL'IMPUTAZIONE COATTA CHIESTA DAL GIP PETRUZZELLA RELATIVA AI MANCATI INTERVENTI SULLA QUALITÀ DELL'ARIA (ANCHE IL PIANO COPIATO); IL 28 APRILE SI TERRÀ L'UDIENZA DAVANTI AL GUP NICASTRO; L'AVVOCATURA DELLO STATO SI È COSTITUITA PARTE CIVILE PER L'AMMINISTRAZIONE REGIONALE.

PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO 










PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO-1-PARTE



PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO-2-PARTE










Nessun atto
contro l'inquinamento Il gip: "Processate l'ex assessore regionale"



IL PUBBLICO MINISTERO AVEVA CHIESTO
L'ARCHIVIAZIONE
SALVO PALAZZOLO
14 NOVEMBRE 2014


GIÀ dal 2002, le
centraline di rilevamento sparse per la Sicilia indicavano livelli preoccupanti
di inquinamento. E, intanto, l'Unione europea invitava a prendere
provvedimenti. Ma solo nel 2010, la Regione Sicilia ha varato il piano di
risanamento dell'aria. Otto anni di ritardo, davvero tanti. E adesso il giudice
delle indagini preliminari Marina Petruzzella chiama in causa l'ex assessore al
Territorio Gianmaria Sparma e gli ex direttori generali Salvatore Anzà e Pietro
Tolomeo. Per il troppo tempo trascorso, la procura aveva chiesto
l'archiviazione, il giudice ha invece disposto l'imputazione coatta. Con parole
durissime: «Senza mezzi termini, gli uffici della Regione siciliana obbligati
dalla legge di tutti gli specifici atti a tutela della salute pubblica contro
l'inquinamento atmosferico sono tra i diretti principali responsabili della
scadente qualità dell'aria in molte zone dell'isola », ma anche dei «livelli
crescenti di inquinamento oltre i limiti consentiti dalla legge, che da anni
non smettono di registrarsi nell'isola».
Per tutti gli indagati
l'accusa è quella di omissione di atti d'ufficio. La stessa contestata
inizialmente ad altri indagati fra ex assessori ed ex dirigenti: Mario Milone,
Mario Parlavecchio, Gioacchino Genchi e Giovanni Lo Bue. Per loro è scattata
l'archiviazione per prescrizione. Mentre, per le stesse accuse, è già in corso
un processo per gli ex presidenti della Regione Salvatore Cuffaro e Raffaele
Lombardo, per gli ex assessori Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello
e Giovanni Di Mauro.
Agli atti dell'ultima
inchiesta sono rimasti i verbali delle audizioni di burocrati e assessori: nel
più classico gioco all'italiana, si rincorrono in un vorticoso rimpallo di
accuse. Al giudice Petruzzella non resta che stigmatizzare il «numero di
dipendenti assegnati al Dipartimento Ambiente dell'assessorato Territorio, le
operazioni a vuoto compiute e le somme spese e perdute». Un duro atto d'accusa
nei confronti della Regione, nel 2012 bacchettata anche dall'Unione europea per
il mancato rispetto dei limiti di Pm10 in 55 zone, fra il 2006 e il 2007. Nel
luglio di quest'anno, l'Europa ha fatto scattare una nuova procedura
d'infrazione per il superamento dei limiti delle polveri sottili. Sotto accusa
ci sono dieci regioni, la Sicilia è in cima alla lista. Tutto ciò fa dire a
Marina Petruzzella, uno dei giudici più preparati in materia di tutela
dell'ambiente, che esiste un «sistema di omissioni», che passa anche dalla
dismissione delle centraline di rilevamento in diverse città siciliane, fra cui
Palermo.

Disposta
l'imputazione coatta per Sparma e per i dirigenti Anzà e Tolomeo



IL GIUDICE
Il giudice delle indagini preliminari
Marina Petruzzella (nella foto sopra) ha disposto l'imputazione coatta per l'ex
assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma



Smog, accuse più
pesanti per Lombardo e Cuffaro


Gen 28, 2015


PALERMO - Si complica la posizione processuale degli ex presidenti della
Regione siciliana, Raffaele Lombardo e Salvatore Cuffaro e di quattro ex
assessori regionali all’Ambiente: Francesco Cascio, Rossana Interlandi,
Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro, tutti accusati di omissione di atti
d’ufficio perché non avrebbero adottato misure per contrastare lo smog,
nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria.
Il pm di Palermo Gery Ferrara ha modificato il capo di imputazione
all’udienza di oggi in cui era prevista la requisitoria. Agli ex
amministratori, sulla base della legge regionale 15 del 2000, è stato
contestato il non avere diffidato i dirigenti regionali a disporre i
provvedimenti idonei a diminuire l’inquinamento e successivamente, vista la
loro inerzia, di non avere nominato un commissario ad acta come impone la
normativa.


 

Nella
vicenda vennero coinvolti anche gli ex assessori Mario Milone, Mario
Parlavecchio e Calogero Sparma e i dirigenti regionali Salvatore Anzà e Pietro
Tolomeo per i quali, però, la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Per
Sparma, Ansà e Tolomeo il gip Marina Petruzzella ha disposto l’imputazione
coatta.


 

I livelli
del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la
protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta
e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel
2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009.

Smog, imputazione
coatta  per l'ex assessore Sparma

Venerdì 21 Novembre 2014


Secondo l'accusa, gli amministratori non avrebbero adottato misure
idonee a contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati sulla
qualità dell'aria.
PALERMO - Il
gip di Palermo Marina Petruzzella ha respinto la richiesta di archiviazione
formulata dal pm e ha disposto l'imputazione coatta per gli ex dirigenti
dell'assessorato regionale all'Ambiente, Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo, e per
l'ex assessore Gianmaria Sparma, accusati di omissione d'atti d'ufficio.
Secondo l'accusa, gli amministratori non avrebbero adottato misure idonee a
contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati sulla qualità
dell'aria. Erano stati già rinviati a giudizio, sempre per lo stesso reato,
anche gli ex presidenti della Regione Salvatore Cuffaro e Raffele Lombardo,
assieme ad altri ex assessori all'Ambiente che si erano succeduti nel tempo. I
livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione
della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra
il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel
2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009. E' stata invece disposta
l'archiviazione nei confronti di Mario Milone, Mario Parlavecchio, Gioacchino
Genchi, Giovanni Lo Bue e Ignazio Marinese. 


PROCEDIMENTO N 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009  G.I.P. PETRUZZELLA
PROCURATORE DOTTORESSA CLAUDIA BEVILACQUA
7 APRILE 2015   si è tenuta l'udienza
contro Anzà, la Cloaca e Sparma (ex assessore dell'ARTA) a seguito
dell'imputazione coatta chiesta dal GIP Petruzzella relativa ai mancati interventi
sulla qualità dell'aria (anche il piano copiato); il 28 aprile si terrà
l'udienza davanti al GUP Nicastro; l'avvocatura dello stato si è costituita
parte civile per l'amministrazione regionale.

'Nessun
intervento contro lo smog' i pm indagano Lombardo e Cuffaro



QUESTA volta, il
presidente Raffaele Lombardo non deve fare i conti con pentiti e
intercettazioni, ma con una montagna di numeri che non dicono niente di buono
sulla qualità dell' aria in Sicilia. Per mesi, quei numeri sono stati raccolti
dalla Procura di Palermo nelle centraline di rilevamento dell' inquinamento
atmosferico sparse per le nove province siciliane. I pm Geri Ferrara e Claudia
Bevilacqua hanno fatto anche di più: hanno chiesto ai carabinieri del Nucleo
operativo ecologico di andare alla Regione e di prendere i vecchi dati sull'
aria in Sicilia, fin dal 2002. Il quadro emerso è sconfortante per la salute
dei siciliani. Così è nato l' ultimo atto d' accusa contro Lombardo e il suo
predecessore, Salvatore Cuffaro, che si trova in carcere a scontare una
condanna per favoreggiamento alla mafia. Le nuove imputazioni sono di omissione
d' atti d' ufficio e getto pericoloso di cose. Secondo la ricostruzione della
Procura di Palermo, i due governatori della Sicilia non avrebbero adottato
tutte le misure previste dalla legge per fronteggiare l' emergenza
inquinamento. In particolare, le giunte avrebbero dovuto attuare un piano di
risanamento specifico per la qualità dell' aria. Adesso, i pm chiamano in causa
anche gli assessori al Territorio e all' ambiente che si sono succeduti nel
tempo. Sono Mario Parlavecchio (in servizio dal 2003 al 2004); Francesco
Cascio, attuale presidente dell' Assemblea regionale, che ha ricoperto la
carica di assessore all' Ambiente dal 2004 al 2006; Rossana Interlandi (per il
2006-2008); Giuseppe Sorbello (2008-2009); Mario Milone, oggi assessore al
Comune di Palermo, nel 2009 alla Regione; Giovanni Di Mauro (2010) e Gianmaria
Calogero Sparma, assessore regionale da ottobre 2010. Dunque, anche i titolari
della delega all' ambiente saranno chiamati in giudizio fra una ventina di
giorni, quando i procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto
formalizzeranno la richiesta di rinvio a giudizio. Lombardo affida la sua
difesa a una nota: «Il piano regionale di coordinamento della qualità dell'
aria-ambiente è stato modificato e aggiornato nel 2008», spiega. «Nello stesso
anno la Regione ha realizzato l' inventario regionale delle emissioni in
ambiente, la valutazione della qualità dell' aria e sempre nel 2008 la
zonizzazione del territorio regionale». Il governatore parla anche dell'
attivazione di un tavolo di coordinamento regionale e di alcuni tavoli
provinciali, «per arrivare - dice - alla concertazione di tutte le azioni da
porre in essere per la tutela della qualità dell' aria». Nell' autodifesa di
Lombardo figura anche un piano per la «ridislocazione delle reti di
monitoraggio». Ma alla Procura di Palermo, che in questi mesi ha acquisito
numerosi documenti alla Regione, non è bastato. Nel capo d' imputazione
notificato ieri pomeriggio si parla di «prolungata esposizione della
popolazione a valori di inquinanti dell' aria superiori ai limiti fissati dalla
normativa nazionale e comunitaria». Nel fascicolo sono finite decine di
segnalazioni di funzionari e tecnici dell' assessorato all' Ambiente, per far
partire le cont r o m i s u r e c o n c r e t e all' inquinamento, e non solo
piani di studio, tavoli tecnici e monitoraggi. Anche per questa ragione, i
funzionari che inizialmente erano stati indagati dalla Procura usciranno
probabilmente di scena, con una richiesta di archiviazione. Loro avevano fatto
il loro dovere, sollecitando un intervento politico. Legambiente annuncia già
una costituzione di parte civile e attacca: «In questi anni la Regione non ha mai
affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni».
17
GIUGNO 2011
SALVO PALAZZOLO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/17/nessun-intervento-contro-lo-smog-pm-indagano.html?ref=search





GIP Tribunale Palermo ord.13 novembre 2014
Est. Petruzzella
Aria.Mancato rispetto della normativa nazionale e europea sulla adozione dei piani di risanamento dell'aria da parte della Regione siciliana
Ordinanza che dispone il giudizio per violazione dell' art. 328 c.p. per la mancata adozione dei piani dell'Aria da parte di Dirigenti  del servizio tutela dall'inquinamento dell'aria, Direttori generali e Assessori all'ambiente della Regione siciliana
SINTESI
1. Poiché è nozione di base che l’aria, come l’acqua, costituisce per l’uomo uno dei principali nutrimenti e la scienza specialistica dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla salubrità dell’aria, con l’individuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalità di curarne il rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento, attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
2. In breve, le norme sull’aria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, l’acquisizione che l’inquinamento dell’aria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosità dell’inquinamento è suscettibile di variare in relazione all’età, allo stato fisico, alle condizioni di salute dell’individuo che ne è colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dall’intensità e dalla frequenza dell’esposizione.
3.-L’intera normativa sull’ inquinamento dell’aria, assume l’acquisizione specialistica scientifica che la presenza nell’aria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute della popolazione e della necessità di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di quantità pericolose.
4.-In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunità europea, di cui più avanti.
5. -In materia di OBBLIGHI amministrativi afferenti alla qualità dell’aria la minuziosa formulazione e la “tipizzazione” da parte del legislatore degli obblighi specifici -di cui presuppone la necessità per la tutela della salute pubblica (che vanno dagli obblighi di monitoraggio degli inquinanti, conformemente alle modalità e criteri ammessi, agli obblighi di zonizzazione e pianificazione degli interventi a quelli di adozione ed attuazione di misure concrete di intervento sulle fonti inquinanti)- comporta l’immediata individuazione delle condotte omissive dei soggetti investiti, almeno dal punto di visto oggettivo.
7.-Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una materia talmente normata e così determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un principio di responsabilità e di assoluta prudenza, ne più e ne meno come le discipline di altri settori che incidono direttamente o indirettamente sull’ambiente e sulla salute delle persone, come ad esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.
8.In dottrina proprio in tema di inquinamento dell’aria si rileva che le norme che riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nell’aria e le regole del suo governo sono “norme che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I dell’art. 328 c.p.”.
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte, che incisivamente, in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI 13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela ;
- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).

9.-In materia di aria, proprio la non materiale percettibilità visiva dei rapporti
tra il superamento di certi limiti dello smog e gli effetti sulla salute uniti ad una limitata informazione porta con sé una diffusa scarsa percezione sociale della gravità di tale fenomeno e la possibilità di ingenerare confusione, comode manipolazioni ed equivoci, che possono portare a negare la stessa esistenza degli obblighi giuridici di agire, dettati dalla disciplina del settore, e le omissioni, sia pure a volte evidenti, della pubbliche amministrazioni competenti (cnfr. ad es. i brevi cenni fatti all’inizio sulle schematizzazioni degli specialistiche circa le modalità di incidenza delle diverse sostanze inquinanti dell’aria sulla salute dell’uomo). Ed invero in un contesto di informazione approssimativa e di disattenzione per le questioni ambientali, fin tanto che essi restano non immediatamente visibili, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli per la salute rimane appannaggio di una cerchia di specialisti medici, epidemiologi, biologi e chimici e operatori del diritto più accorti, nonostante dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevino le evidenze di dette relazioni e continuino incessantemente con l’avanzare delle tecnologie a riceverne conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni del OMS negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero).
10.-E’ proprio questa caratteristica di invisibilità degli effetti deleteri dei contaminanti dell’aria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dell’aria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.
6.-Possono configurano gli estremi del reato di cui all’art. 328 c.p.
nella fattispecie in cui risultano sistematici e anche gravissimi dei limiti della omissione e specifiche trasgressioni e sistematiche anche di altri aspetti della normativa europea e nazionale sulla qualità dell’aria, da parte di Assessori (che avevano il dovere di rendersi competenti ed avvertiti delle problematiche esistenti e di avvalersi di dirigenti adeguatamente selezionati secondo criteri congrui, e di vigilare sul metodo e sui risultati del loro operato ed eventualmente di agire per trovare le soluzioni più adeguate) di dirigenti di dipartimento (che avevano l’obbligo di razionalizzare le modalità dell’operare dei settori affidati ai loro poteri con azioni congrue) e di dirigenti dei servizi dedicati (che avevano il dovere di studiare e mettere a punto e proporre i migliori sistemi per il raggiungimento degli obiettivi di legge e per la tutela della salute della popolazione dalle aree interessate all’inquinamento, e di porre in essere tutte le procedure per superare gli inghippi e risolvere i problemi presenti di mal funzionamento dei settori, anche attraverso conferenze di servizio anche con altri settori ed enti, con finalità risolutive e deliberative).
11.-Gli obblighi di azione istituzionalmente gravanti, sui dirigenti degli organismi competenti e le specifiche omissioni e negligenze delle condotte di ciascuno, determinanti delle omissioni degli atti di tipo tecnico attribuibili ai loro uffici (causa nella specie del mancato risanamento dell’aria nelle zone inquinate e delle sanzioni europee), li rendono penalmente responsabili ai sensi del comma uno dell’art. 328 c.p.. Ed invero sebbene i dirigenti non siano autori degli atti deliberativi esterni dell’Assessore o del Presidente della giunta della Regione, con cui vengono adottati i piani, il compimento dei loro atti costituisce un anello essenziale ed anzi la conditio sine qua non per i Decreto deliberativi.
12. Mentre i dirigenti del preposto sono individuabili come responsabili delle omissioni di cui si discute, in quanto tecnici investiti di quei particolari adempimenti e procedure di legge (che avrebbero portato alle deliberazioni dei piani e alla adozione delle azioni concrete), i DIRETTORI generali del Dipartimento sono responsabili in quanto garanti dell’efficienza del Settore, con poteri di controllo e ampi poteri ed obblighi di fermo intervento, ove necessario a fronte di gravi emergenze e di disfunzioni dei servizi.
13. Ma non meno rilevanti di quelle dei dirigenti possono essere le responsabilità omissive degli ASSESSORI, laddove ataviche stasi e inefficienze dei servizi del loro assessorato siano esperimentate e abbiano cura di occuparsene adottando i rimedi, che sono in loro potere per rendere il sistema più efficiente, a cominciare dalle linee per la selezione dei collaboratori, e laddove si limitino ad accettare un sistema condiviso di inerzia congiunta di assessori, direttori e dirigenti di servizi speciali.
13 bis Deve aggiungersi che la non cura o tantomeno l’ignoranza di un ASSESSORE regionale, o la mancanza in lui di strumenti per districarsi nelle materie di sua competenza, non potrebbe mai a fronte di gravi omissioni di atti dovuti, soprattutto se per ragioni di igiene e salute pubblica, costituire una scriminante , ma al contrario un elemento di maggiore intensità del dolo. Colui che accetti di rivestire un ruolo di indirizzo in situazioni che richiedono l’assunzione di decisioni fondamentali su servizi decisivi per la vivibilità e la salute pubblica (come appunto un assessore all’ambiente della Regione siciliana -in una situazioni di disordine amministrativo e con un territorio da governare denso di problemi ambientali, di salute e sicurezza diffusi), ove non dovesse averne le capacità necessarie sarebbe comunque ben avvertito dei rischi delle sue omissioni o azioni inesperte e prive di orientamento. Ne più e ne meno come per chi, senza averne gli strumenti (e senza che ci sia necessità proprio di lui), voglia avventurarsi alla guida di una missione delicata e pericolosa che coinvolga le sorti di una popolazione, sapendo di non sapere vigilare e intervenire sull’operato dei suoi collaboratori e accettando l’eventualità dei danni di altrettante proporzioni che possono derivarne (cnfr. la giurisprudenza sulla responsabilità di chi esercita le sue funzioni delegandole ad altri e sul dolo generico della fattispecie dell’art. 328 c.p.c.1 : -Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge).
(((((-nella specie i dirigenti e gli assessori, pur avendo a disposizione margini di azione e lauti fondi a disposizione o da ottenere con gli adempimenti comunitari (di cui alcuni di essi hanno pure riferito), non hanno compiuto nei tempi utili alcuna di quelle azioni delle quali la legge non solo imponeva l’obbligo ma, come si è rilevato, dettava anche dettagliatamente le modalità operative agevolandone l’esecuzione.))))
- la Commissione europea preposta alla vigilanze delle norme del trattato e delle direttive da parte degli stati membri, non ha mai invece mancato di pretendere il rispetto e di considerare non plausibili le motivazioni addotte con riferimento, per quanto qui interessa, alla Sicilia, in considerazione dell’allarme per la salute umana che i livelli di taluni inquinanti da troppi anni presenti nell’aria di alcune zone ed agglomerati dell’isola continua a suscitare (la sentenza della Corte europea del 19 dicembre 2012 ha appunto giudicato ingiustificata la mancata adozione da parte della Regione siciliana dei piani dell’aria per le suddette zone inquinate 8, 9, 10, 11 e 12 -Catania, Palermo, Agrigento, Siracusa e Messina).
-Le argomentazioni addotte dai suddetti indagati a giustificazione del loro carente operato non appaiono allo stato poter costituisce una giustificazione delle omissioni rilevate, così come ritenuto nella puntualissima analisi della Corte europea nella sentenza del 19.12.12, che ha stigmatizzato i comportamenti dilatori della Regione siciliana, ritenendo generiche e poco convincenti le giustificazioni addotte dallo stato italiano.
-La citata sentenza del 19.12.12 la Corte europea (nel respingere le giustificazione dello stato italiano sulla mancato rispetto delle direttive sul PM 10, secondo cui la pretesa di adeguamento alla normativa europea avrebbe comportato per i cittadini italiani violazioni delle libertà costituzionali di movimento e sacrifici economici impossibili) ne ha stigmatizzato la pretestuosità e l’inconsistenza, rilevando in particolare che se esistono cause di forza maggiore si devono affrontare entro termini sufficienti e che comunque la forza maggiore nel caso dell’Italia non era ravviabile poiché le prospettazione addotte a sostegno erano troppo generiche e poco convincenti (vedi motivazioni della sentenza e in particolare paragrafi "64 e 65 “In ogni caso,  uno Stato membro che si trovi a dover far fronte a difficoltà momentaneamente insormontabili che gli impediscono di conformarsi agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione può appellarsi a una situazione di fORZa mAggiore solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficoltà (v., in tal senso, sentenza del 13 dicembre 2001, Commissione/Francia, C‑1/00, Racc. pag. I‑9989, punto 131). "65Invece, nel caso di specie, gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana sono troppo generici e imprecisi per poter configurare un caso di forza maggiore che giustifichi il mancato rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 nelle 55 zone e agglomerati italiani considerati dalla Commissione").
IL PROVVEDIMENTO
N.17603\12 (proveniente dal N. 9963\2009)
RGNR -N. 11184\12 RGGIP
TRIBUNALE DI PALERMO
SEZIONE GIUDICE INDAGIINI PRELIMINARI
Il Giudice, dott.ssa Marina Petruzzella, a scioglimento della riserva di cui all’udienza del 10 giugno 2014, sulla richiesta di archiviazione del PM nei confronti di:
XXXXX dirigente del servizio 3 del dipartimento ambiente dell’Ass.Reg. Terr.Amb. dal 2001 fino al gennaio 2007, XXXXX dirigente del medesimo servizio 3 del Dipartimento suddetto dal gennaio 2007 fin oltre il giugno 2009, XXXX, direttore del dipartimento ambiente dell’ARTA fino al 20.6.2005, XXXXXi direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 21.6.2005 al 2006, XXXX direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 12.10.06 al 25.2.2009, XXXXX assessore all’ambiente della Regione siciliana dal 10 agosto 2010 al 7.11.11, XXXXX, assessore all’ambiente della Regione siciliana dal 18 aprile 2003 fino al 31 agosto 2004, XXXX, della Regione siciliana dal 14.8. 2010 al dicembre 2010
INDAGATI
Tutti per il reato di cui agli artt. artt. 110,112, 81 cpv, e 328 c.p., perché, agendo in concorso tra loro con più omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nelle rispettive qualità e quindi responsabili del governo locale dell'ambiente, anche nel senso di assicurare il diritto delle persone a vivere in un ambiente salubre; essendo investiti di competenze di prevenzione sanitaria e di tutela ambientale del territorio ed avendo conferiti a tal fine specifici competenze finalizzate alla preventiva conoscenza del fenomeno dell’ inquinamento dell’aria e alla conseguente adozione degli strumenti per rimuoverne o attenuarne le cause,-avendo tutti piena consapevolezza delle gravi e attuali conseguenze per la salute umana, dovute alla prolungata esposizione della popolazione a valori di inquinanti dell aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria, anche alla luce del contenuto dei piani sanitari nazionali emanati dal Ministero della Sanita, in accordo con le deliberazioni della Conferenza Stato-Regioni, PSN 2003- 2005, PSN 2006-2008, PSN 2009-2011], che recependo, tra l'altro, gli studi epidemiologici in merito ai rischi per la salute umana evidenziano i rapporti diretti tra inquinamento atmosferico e danni agli apparati respiratorio e cardiovascolare dei soggetti esposti al medesimo; -avendo tutti piena conoscenza, in quanto informati dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento della qualità dell'aria -ambiente sul proprio territorio, del persistere dei fenomeni negativi di inquimamento con superamento dei limiti di legge e della completa incoerenza tra gli obiettivi di qualità dell’aria imposti dalla legge e i programmi di intervento adottati con riferimento ai picchi giornalieri sia con riferimento alle medie annue ed idonei a cagionare
Vedi CAPI D’ACCUSA
OSSERVA
Il PM chiede l’archiviazione, sul rilevo preminente che gli indagati che rivestirono ruoli dirigenziali all’interno del Dipartimento Ambiente dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione siciliana, competenti in materia di inquinamento atmosferico (vale a dire XXX, XXX, XXX, XXX e XXX) non avevano poteri deliberativi finali in ordine agli atti oggetto delle imputazioni già formulate e che quindi non sarebbero loro imputabili le omissioni descritte al capo d’accusa, riferibili in linea di principio solo ad assessori e presidenti della Regione. Con riferimento agli ex assessori XXX, XXX e XXXX il PM reputa che invece l’archiviazione vada disposta in quanto per il primo i reati si sono già da tempo prescritti e gli altri ebbero troppo poco tempo per potere agire.
I.
-Premesse sulla ratio delle leggi sulla qualità dell’aria
a tutela della salute umana;
Giurisprenza su omissioni e configurbalità dell’art. 328 c.p.
-Brevi nozioni su chimica degli inquinanti ed effetti sulla salute,
dallo studio EPIAIR sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico in 10 città, tra cui Palermo, 2001-2005, promosso dal CCM (Centro Nazionale prevenzione e controllo delle malattie) organismo di coordinamento tra Ministero della salute Ministero del lavoro e le REGIONI, per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.
Ogni valutazione sull’ istanza di archiviazione avanzata dai PM passa inevitabilmente dall’esame della configurabilità astratta nelle condotte degli indagati (in quanto all’epoca dei fatti susseguitisi come assessori all’ambiente e dirigenti del dipartimento e del settore che si occupava, presso l’assessorato all’ambiente Regione siciliana, responsabili dell’ applicazione della normativa sull’inquinamento dell’aria) degli estremi del reato di rifiuto di atti d’ufficio di cui all’art. 328 comma primo c.p., con riferimento alle omesse violazioni della normativa europea e nazionale che imponeva interventi e adempimenti specifici a tutela della salute umana dall’inquinamento.
A tal fine occorre partire dalla costatazione che la l’intera normativa sull’ inquinamento dell’aria, per le cui violazioni i predetti sono dunque indagati, assume l’acquisizione specialistica scientifica che la presenza nell’aria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute della popolazione e della necessità di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di quantità pericolose.
Per inciso è importante pure premettere che la documentazione dell’indagine racchiude un prezioso patrimonio di conoscenze della materia sia dal punto di vista della scienza sia dal punto di vista giuridico e della complesse evenienze del caso concreto.
Poiché dunque è nozione di base che l’aria, come l’acqua, costituisce per l’uomo uno dei principali nutrimenti e la scienza specialistica almeno dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla salubrità dell’aria, con l’individuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalità di curarne il rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento, attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
In breve, le norme sull’aria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, l’acquisizione che l’inquinamento dell’aria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosità dell’inquinamento è suscettibile di variare in relazione all’età, allo stato fisico, alle condizioni di salute dell’individuo che ne è colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dall’intensità e dalla frequenza dell’esposizione.

Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una materia talmente normata e così determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un principio di responsabilità e di assoluta prudenza, ne più e ne meno come le discipline di altri settori che incidono direttamente o indirettamente sull’ambiente e sulla salute delle persone, come ad esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.

Ciò posto e riservando al termine della presente motivazione l’esame degli elementi della fattispecie descritta all’art. 328 c.p. e la riconducibilità nella stessa dei comportamenti degli indagati, può intanto rilevarsi che in dottrina proprio in tema di inquinamento dell’aria si rileva che le norme che riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nell’aria e le regole del suo governo sono “norme che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I dell’art. 328 c.p.”.
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte.
Ed infatti incisivamente la Cassazione in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela -in fattispecie relativa alla mancata adozione di un'ordinanza sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui; Sez. 3, E’ interessante anche per le analogie che il caso che esamina può avere con le condotte omissive di una p.a. deputata agli interventi sull’inquinamento la Sentenza Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
In un paragrafo successivo si enunceranno brevemente alcune nozioni scientifiche che costituiscono la base cognitiva della normazione sul governo dell’aria di cui si discute.
Non visibilità del fenomeno
Ancora ai fini delle valutazioni che ci occupano non è di secondaria importanza notare che in materia di aria, proprio la non materiale percettibilità visiva del rapporto, immediato o a lungo termine, tra certi sforamenti delle smog e la salute (come l’indagine ci dimostra accertato accadere in Sicilia in aree industriali gravemente inquinate e negli agglomerati urbani pure interessati a gravi sforamenti di pericolose emissioni) porta con sé una diffusa scarsa percezione sociale del fenomeno, rischi di confusione e di comode manipolazioni tendenti a negarne i rapporti con la salute.
Generalmente pertanto, come pure l’indagine dimostra, in un contesto di scarsa informazione e disattenzione per le questioni ambientali fin tanto che restano non visibili, anche socialmente, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli sulla salute rimane limitata ad una cerchia specialisti legislatori, medici epidemiologi, biologi e chimici più accorti.
L’interessante studio EPIAIR, tra gli atti del fascicolo dell’indagine, riporta che dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevano quelle che sono considerate dagli esperti “evidenze” circa le relazioni tra dati inquinanti ed effetti sulla salute, con continue incessanti conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni dell’ OMS, queste ultime pure enunciate in atti d’ufficio e nelle dichiarazioni degli INDAGATI; v. note e verbali di tavoli tecnici contenute nel fascicolo del PM).
E va sottolineato che è proprio questa caratteristica di invisibilità degli effetti deleteri dei contaminanti dell’aria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dell’aria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.

Brevi cenni su alcune nozioni scientifiche a base della normativa
Ciò posto, la base prettamente scientifica e molto settoriale della normativa sulla qualità dell’aria, e sugli obblighi della p.a. di monitoraggio ed intervento, non può esimere dalla considerazione di tale aspetto. E’ pertanto opportuno un breve accenno circa alcuni dei tipi degli inquinanti considerati dalle medesime norme e i meccanismi di interazione con la salute dell’uomo, traendo direttamente le relative informazioni dal ricco materiale d’indagine (v. anche relazioni dei consulenti chimici e vari altri documenti).
L’aria costituisce per l’uomo il principale nutrimento insieme all'acqua. Gli inquinanti atmosferici agiscono principalmente sulle vie respiratorie ed entrano nel corpo umano anche attraverso la pelle, la bocca e i polmoni. Gli inquinanti gassosi (es. Pm 10 e Pm 2,5 trasportano con essi una serie di inquinanti quali i metalli pesanti, che comportano modificazioni genetiche se non direttamente a malattie cancerogene, come ormai ritenuto dalla OMS) possono penetrare profondamente nell'apparato respiratorio ed essere assorbiti dai tessuti bagnati del corpo durante il loro percorso. Ciò può comportare una alterazione del pH dei fluidi fisiologici, causando delle irritazioni che alla lunga possono comportare lesioni dei tessuti. I solventi organici possono essere assorbiti facilmente dal sangue, che li trasporta velocemente attraverso l'intero corpo. Le probabilità di penetrazione di contaminanti nel corpo umano dipende principalmente dalle dimensioni delle particelle. Le particelle più grandi rimangono nel naso o vengono inghiottite, ma le particelle più piccole possono penetrare nei polmoni. Le particelle più piccole assorbono più materiale tossico, che possono portare più profondamente nel corpo. Quando gli agenti inquinanti sono solubili in acqua, possono essere immediatamente assorbiti dal sangue umano. Quando la concentrazione dell’inquinante aumenta il rischio di effetti sulla salute diventa più alto. Le sostanze inquinanti atmosferiche possono causare effetti acuti, come tosse e mal di gola, ma esistono inquinanti atmosferici che hanno soltanto gli effetti cronici. Gli specialisti affermano inoltre che evidenze crescenti mostrano che all’esposizione a inquinanti presenti nell’ambiente di vita si possono attribuire quote non trascurabili della morbosità e mortalità per neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie. Negli ultimi 30-40 anni in molte città europee se è diminuito l’inquinante tradizionale costituito dal biossido di zolfo (SO2, in seguito a ristrutturazioni industriali, innovazioni tecnologiche, miglioramenti nella qualità dei combustibili e normative per il controllo della qualità dell’aria) è andato crescendo il volume di traffico auto veicolare e il livello dei nuovi inquinanti. Le caratteristiche morfologiche dei centri urbani e i fattori meteoclimatici ne favoriscono l’accumulo, i livelli di concentrazione innescando la formazione di ulteriori inquinanti mediante trasformazioni chimiche; si parla di precursori e inquinanti secondari : la riduzione di un precursore non porta automaticamente a un decremento proporzionale nel livello di un inquinante secondario (per esempio, il livello di O3 nell’aria può aumentare al diminuire delle emissioni di monossido di azoto –NO-). Gli effetti degli inquinanti sui diversi organismi variano a seconda della concentrazione in aria, del tempo di permanenza e delle loro caratteristiche fisico-chimiche.
Sono inquinanti da traffico autoveicololare, da combustione di combustibili fossili (carbone/derivati del petrolio) o legno, da impianti di riscaldamento, industrie, centrali termoelettriche e incendi : il CO monossido di carbonio, CO2 anidride carbonica, l’NO2 biossido di azoto (rappresenta quasi esclusivamente un inquinante secondario dal momento che deriva dall’ossidazione dell’NO in atmosfera. L’NO2 svolge un ruolo fondamentale nella formazione dello smog fotochimico essendo l’intermedio di base per la produzione di una serie di inquinanti secondari molto dannosi come l’O3, l’acido nitrico, l’acido nitroso, gli alchilnitrati, i perossiacetilnitrat; ne sono fonti impianti di riscaldamento non metanizzato, centrali termoelettriche, processi industriali, emissioni dei motori dei veicolari); gli HC idrocarburi incombusti, gli IPA idrocarburi policiclici aromatici, i COV composti organici volatili, l’O3 ozono (l’ozono è un gas tossico di colore bluastro, costituito da molecole instabili formate da tre atomi di ossigeno -O3-per le sue caratteristiche è un energico ossidante in grado di demolire materiali organici e inorganici. L’O3 di origine naturale è presente negli strati alti dell’atmosfera (stratosfera) ed è utilissimo per la protezione dalle radiazioni ultraviolette solari; per effetto della circolazione atmosferica viene in piccola parte trasportato anche negli strati più bassi dell’atmosfera (troposfera). Questo è un fenomeno prettamente estivo, legato all’interazione tra radiazione solare e sostanze chimiche (idrocarburi e NO2), che a temperature elevate attivano e alimentano le reazioni fotochimiche producendo O3, radicali liberi, perossidi e altre sostanze organiche fortemente ossidanti. Ha la capacità di spostarsi con le masse d’aria anche a diversi chilometri dalla fonte e comporta la presenza di concentrazioni elevate a grandi distanze, determinando il rischio di esposizioni significative in gruppi di popolazione relativamente distanti dalle fonti principali di O3 e danneggiando la componente vegetale dell’ecosistema e le attività agricole).
Vi è inoltre il così detto PM o particolato.
Va chiarito che il termine PM o particolato indica l’aspetto delle dimensioni, infatti le particelle sospese in aria possono essere campionate mediante filtri di determinate dimensioni identificate in base al loro massimo diametro aerodinamico. Il simbolo PM che appunto le designa deriva dall’inglese Particulate Matter, o materiale particolato, seguito dal numero che indica il diametro massimo delle particelle.
In particolare, il PM10 è la frazione di materiale particolato che passa attraverso un diametro aerodinamico di 10 μm, il PM2.5 un di diametro aerodinamico di 2,5 μm.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stabilito linee guida per la concentrazione di PM2.5 e di PM10. Queste linee guida dichiarano di riflettere le attuali conoscenze epidemiologiche sugli incrementi di morbosità e mortalità per cause cardiovascolari e respiratorie all’aumentare dei livelli ambientali di PM2.5 e PM10.
Sebbene il PM2.5 rappresenti un sottoinsieme del PM10, esso è regolamentato in modo separato per assicurare un adeguato controllo di queste particelle, che avendo una massa inferiore possono penetrare più profondamente nell’apparato respiratorio e quindi avere una maggiore tossicità.
Sotto l’aspetto qualitativo il materiale particolato ( PM x) presente nell’aria è costituito da una miscela di particelle solide e liquide, che possono rimanere sospese anche per lunghi periodi, costituite da una miscela di elementi quali carbonio, piombo, nichel, nitrati, solfati, composti organici, frammenti di suolo, etc..
Le polveri totali vengono generalmente distinte in tre classi dimensionali corrispondenti alla capacità di penetrazione nelle vie respiratorie da cui dipende l’intensità degli effetti nocivi.13
In particolare:
PM10 – particolato formato da particelle con diametro < 10 μm, è una polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso, faringe e laringe).
PM2.5 – particolato fine con diametro < 2,5 μm, è una polvere toracica,cioè in grado di penetrare nel tratto tracheobronchiale (trachea,bronchi, bronchioli).
PM0.1 – particolato ultrafine con diametro < 0,1 μm, è una polvere in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli.
C’è oggi tra i ricercatori un grande interesse sulla frazione più piccola di particolato, rappresentata dalle particelle ultrafini (è anche usato il termine nanoparticelle a indicare prodotti industriali, farmaci, cosmetici, nuovi materiali) che per le loro dimensioni possono diffondersi in tutte le parti del tratto respiratorio, entrare più facilmente all’interno delle cellule e quindi potenzialmente superare le barriere epiteliali ed endoteliali. La loro tossicità si basa su un più elevato potenziale infiammatorio.
Il contributo specifico delle particelle ultrafini alla tossicità nell’uomo è in studio con approccio sia tossicologico sia epidemiologico.

Il PM può dunque veicolare numerosi microinquinanti adsorbiti sulla sua superficie, come metalli e IPA, e questo spiega la sua capacità di indurre anche effetti mutageni sull’uomo. E’ riportato in letteratura l’effetto combinato di PM e Nitro-IPA, composto organico che si forma dai processi di combustione dei composti organici reagenti con l’NO2 presente in atmosfera. La combinazione di elevata intensità di traffico e di elevata percentuale di motori diesel determina una elevata concentrazione di Nitro-IPA in atmosfera e quindi aumenta la probabilità di effetti mutageni nelle cellule da parte del PM.

Per una visione approfondita su altri aspetti si rimanda alla lettura del rapporto EPIAIR nel faldone n. 1 degli atti del PM, anche fascicolo sugli effetti dell’inquinamento sulla salute che tra l’altro illustra i metodi di indagine.

Avendo riguardo al contenuto delle relazioni dei consulenti del PM,
che hanno preso in esame con rigore i rilevanti a loro disposizione, non pare dunque poter essere intanto ignorato o negato da parte degli operatori del diritto, che i livelli oltre soglia raggiunti degli inquinanti dell’aria nelle zone della Sicilia costituiscono (analiticamente messi in fila nelle pregevoli relazioni) un serio pericolo per la salute della popolazione -in termini di elevato allarme in particolare per alcune categorie come gli affetti a particolari patologie, i bambini, i neonati e le donne incinte (come sempre sottolineato nelle citate relazioni). Lo stesso è a dirsi per le omissioni refluenti sulla misurazione degli inquinanti e sui piani del’aria e sulla attuazione del risanamento, di cui oltre1,.
(1) Secondo l’osservazione, divenuta nota, espressa -all’esito della procedura d’infrazione subìta dall’Italia per via della violazione delle normative sulla tutela della salute umana in materia di inquinamento dell’aria, oggetto tra l’altro della presente indagine- dal Commissario UE per l’ambiente Janez Potočnik, l’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa e che in Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato, e che gli Stati membri devono prendere sul serio le norme europee sulla qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni.
(2) I risultati dello studio condotto dall'OMS insieme all'allora APAT (oggi Ispra) – si legge nel dossier 2010 Mal’aria di Città di Legambiente -pubblicati nel giugno 2006, avevano colpito nel dichiarare che in 13 città italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo) negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 μg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. Portando la concentrazione di polveri sottili a livelli ancora più bassi, al di sotto dei 20 μg/m3, le morti evitate salirebbero addirittura a 8220”.
(3) In una denuncia del marzo 2014, presentata da alcune associazioni alla commissione europea per l’ambiente, e divulgata dagli organi di stampa, con riguardo ai siti di Priolo, Milazzo e Gela, elencando varie Violazioni delle direttive europee in materia di qualità dell’aria (Milazzo, Priolo e Gela, sono tre SIN siti di interesse nazionale da bonificare, ad alto rischio ambientale)RIGUARDANTI anche la INADEGUATEZZA DELLA RETE DI MONITORAGGIO E QUANTO AI DATI SANITARI, si fa riferimento ad alcuni dati sanitari, nei seguenti termini
“ è stato accertato che le falde sono state inquinate da Idrocarburi come nel caso di Priolo, e che ad oggi nessun piano di bonifica e risanamento ambientale è stato avviato nei siti inquinati, tranne sporadici e non complessivi interventi nonostante ingenti risorse economiche, anche comunitarie, siano state investite; e che Le conseguenze dell’inquinamento sulla salute della popolazione destano preoccupazione, poiché a Priolo-Siracusa vi è un’incidenza di nascituri geneticamente malformati pari al 5.6%..” Ad esempio lo studio epidemiologico dell’ISS denominato studio Sentieri nel periodo 1995-2000 e 2001 -2005 ha evidenziato un eccesso di mortalità tra la popolazione di Priolo,Melilli, e Siracusa. A Gela invece secondo lo studio dell’osservatorio regionale epidemiologico il tumore infantile è al +159,2%. L’analisi delle tabelle sulla «mortalità» in alcuni casi sono persino peggiori rispetto a quelle di Taranto. Rispetto alle città più vicine, a Gela i maschi muoiono di più per tutti i tipi di tumore (+ 18,3%), per il cancro infantile (+ 159,2%), per il tumore allo stomaco (+ 47,5%), alla pleura (+ 67,3%), alla vescica (+ 9,6), o per morbo di Hodgkin (+ 72,4), del mieloma multiplo (+ 31,8) e delle malattie del sistema circolatorio (+ 14,2). A Milazzo L’analisi per le specifiche sedi tumorali ha permesso di osservare tra gli uomini eccessi statisticamente significativi sul livello di confronto locale per il tumore maligno del colon e del retto (SMR=152) e del mieloma multiplo (SMR=424).Tra le donne eccessi statisticamente significativi sono stati osservati per il tumore maligno del sistema nervoso centrale sia sul confronto locale (SMR=187) che regionale (SMR=203), mentre sul confronto locale per il tumore maligno della trachea, bronchi e polmoni (SMR=199) e tumore maligno delle ossa e del connettivo (SMR=461)”)

Altre brevi premesse sulla gestione dell’aria in Sicilia da parte delle p.a. competenti
Altro materiale d’indagine sugli effetti sulla salute
Ai fini di ogni valutazione circa la pregnanza degli obblighi omessi dalla Regione siciliana, per un migliore orientamento sull’oggetto composito della presente indagine è utile ancora evidenziare schematicamente anche i seguenti punti :
-che partendo dal genere di acquisizioni l’italia e l’europa si sono dotati di specifiche normative sulla disciplina e il governo dell’aria (fissando limiti di emissioni per ogni sostanza tra quelle considerate ed imponendo monitoraggi e piani di intervento concreto per il risanamento delle zone dove si rilevano inquinamenti oltre i limiti), affidando l’amministrazione delle fonti emissive” ai Ministeri dell’ambiente e alle amministrazioni locali. In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunità europea, di cui più avanti. I capi d’accusa enunciano con particolare analiticità le normative specifiche di riferimento al caso concreto (cnfr. anche per una disamina esplicata della normativa di riferimento e degli adempimenti correlativi la relazione CTU citata);
--che sebbene, a questo ultimo riguardo, uno degli spunti della qui procedimento -a carico degli assessori all’ambiente e dei dirigenti della Regione siciliana dei settori investiti della attuazione delle normative sulla qualità dell’aria-, siano le inadempienze (seguite ai superamenti del limiti consentiti dalla legge nei comuni di Palermo e Catania e poi in altre zone della Sicilia, che obbligavano l’adozione in tempi brevi di piani di risanamento dell’aria, di agli artt. 8 della direttiva 96\62 CE in relazione all’art. 5 della direttiva 1999\30) conseguenti al recepimento della Direttiva Quadro europea sulla qualità dell'aria, già prima dell'entrata in vigore dei Decreti attuativi, la legislazione vigente derivata dal DPCM 203/88, regolava la materia dell'inquinamento atmosferico in modo sostanzialmente analogo certamente con riguardo ai piani di risanamento (cnfr. le rigorose relazioni dei dottori Sanna e Stoli e Felici l’altrettanto chiara anche se sintetica relazione del ctu dottor Allegrini, e la sentenza della Corte di giustizia europea del 19.12.12. che ha dichiarato l’omissione da parte della Repubblica italiana dei provvedimenti affinchè nel 2006 e nel 2007 le concentrazioni di PM 10 nelle 55 zone della diffida del 2.2.2009 non superassero i valori limite fissati all’art. 5 par. 1 direttiva 1999\30 CONCERNENTI il PM 10 per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo).
-che le pacifiche, gravi e reiterate omissioni della Regione siciliana hanno avuto un peso rilevante sulle procedure d’infrazione e sulla condanna della corte europea intervenuta con la nota sentenza del 19.12.12, e hanno comportato non solo le sanzioni economiche conseguenti , ma nel tempo anche la perdita di consistenti finanziamenti comunitari e la mancata utilizzazione di fondi disponibili (cnfr. tutte le dichiarazioni rese nell’indagine da Genchi, Anza’, Tolomeo -e altri sentiti come persone-, i quali rilevano essi stessi tali situazioni di illegali omissioni, sostenendo però ciascuno di non esserne responsabile e attribuendone le responsabilità relative ad altri);
-che in tale contesto, e nonostante quindi l’accertamento di tale serie di gravi inadempimenti e dell’assenza di ogni segno di avvio di un progetto da parte della Regione siciliana e dei comuni, dal 2002 a tutto il 2007 per le città di Palermo e Catania è stato mantenuta la dichiarazione di emergenza ambientale, per Palermo con il DPCM Berlusconi del 18 ottobre 2002, cui è collegata l’investitura dei sindaci rispettivi come commissari straordinari (recita il DPCM relativo a Palermo “ll Presidente del Consiglio dei Ministri, Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,n401; Vista la richiesta del Sindaco di Palermo, in data 8 aprile 2002; Considerato che le condizioni di traffico e di mobilità nella città di Palermo hanno determinato il superamento delle soglie di attenzione dei parametri identificativi dell'inquinamento atmosferico stabiliti dalla normativa vigente e che la crisi del fenomeno circolatorio comporta ormai conseguenze insostenibili anche sul piano del governo urbano e dei rapporti sociali; Considerato che il livello di rischio dell'incolumità dei cittadini durante gli spostamenti giornalieri nella città di Palermo ha raggiunto valori preoccupanti data l'elevata frequenza di incidenti stradali e che la congestione del traffico veicolare genera nei cittadini gravi disturbi alla salute psichico-fisica dovuti allo stress ed all'inquinamento acustico e atmosferico; Considerata la gravità della situazione di emergenza abitativa, ripetutamente evidenziata dal Prefetto di Palermo anche in relazione alla possibile compromissione della sicurezza pubblica, che risulta interessare un consistente numero di nuclei familiari, unitamente alla notevole diffusione del fenomeno di abusivismo edilizio che sta compromettendo l'efficienza dei servizi, lo sviluppo urbanistico della città e che, conseguentemente, produce gravi pregiudizi all'ordinario svolgimento della vita associata; Considerato, altresì, che il pregiudizio ambientale evidenziato dal Comune di Palermo non solo persisterà nel tempo, ma sarà, presumibilmente, suscettibile di ulteriore incremento; Ritenuto quindi che le situazioni sopra evidenziate realizzano una condizione di pericolo per persone e cose, sicché ricorrono i presupposti previsti dalla normativa vigente per la dichiarazione dello stato di emergenza, anche sulla base di quanto statuito in materia dalla giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato – Sezione IV, decisione n. 2361/2000); Tenuto conto che le misure e gli interventi attuabili in via ordinaria non consentono di fronteggiare l'emergenza, per cui tale situazione di pericolo deve essere fronteggiata con mezzi e poteri straordinari; Ritenuto necessario procedere con la massima sollecitudine all'eliminazione dello stato di pericolo ambientale in atto sul territorio della città di Palermo; Acquisita l'intesa del Presidente della Regione siciliana che ha richiamato le motivazioni contenute nel parere espresso dal Dipartimento regionale ai trasporti, evidenziando elementi di particolare criticità per quanto concerne la qualità dell'aria e la congestione del traffico in specifiche fasce orarie ed in determinati ambiti urbani; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 18 ottobre 2002; Decreta: Ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, è dichiarato fino al 31 dicembre 2003, lo stato di emergenza ambientale determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nella città di Palermo. (*)Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 18 ottobre 2002; Al sindaco sono stati conferiti i Poteri di Commissario straordinario per la soluzione del traffico e dello smog con Ord.Pres.Cons.Min., Berlusconi n. 3255 del 2002, prorogati fino al 31.12. 2006, CNFR. atti al faldone n.1 del PM);
-che le relazioni dei consulenti dei PM e tutti gli altri atti dell’indagine mettono a nudo che in Sicilia ogni anno la popolazione di vaste aree industriali (soltanto due delle quali già dichiarate ad alto rischio nel 2005 e 2006) e dei comuni più popolati e delle loro aree metropolitane è esposta a quantità consistenti di pericolosi“veleni” nell’aria, e che tale situazione (che ha inciso pure sulle numerose procedure di infrazione che fioccano della Commissione europea) sia il portato degli inadempimenti dei vertici politici ed amministrativi degli uffici della Regione siciliana investiti del governo di tale settore dell’ambiente. L’apparato regionale , come mette in evidenza l’indagine, infatti pur possedendo tutti gli strumenti per adeguarsi alle normative del settore non ha mai provveduto ad avviare e attuare autentici programmi di intervento e le procedure dirette all’adozione di misure concrete, cui la legge obbligava per porre freno a questa situazione di inquinamento, che, come sempre rivelano le crude analisi dei consulenti del PM, ed anche i dati forniti dagli organismi delle stessa Regione siciliana, come ARPA ed inoltre anche l’ISPRA, in alcune zone è divenuto addirittura incontrollato (vedi, nella citata relazione dei CTU ad es. i paragrafi sulle violazioni reiterate di tutte la normativa sui piani dell’aria che andavano adottati a seguito dei rilevanti degli sforamenti e di tutti gli adempimenti conseguenti, ed altresì sull’assenza di ogni progetto al riguardo, sulla dismissione delle misurazioni nella città di Palermo, Catania e le arre industriali di Messina e Siracusa, con un danno ambientale incontrollato, sulla inadeguatezza dell’unico piano approvato per le due sole aree ad altro rischio individuate nell’apposito decreto regionale del 2005 nella zona di Siracusa e del Comprensoorio del Mele – Milazzo e altri comuni).
--che in particolare risulta che nel 2008 Siracusa e Palermo sono state per l’Italia punti critici per superamenti dei limiti consentiti, che nel 2009 ancora a Palermo (stazione Di Blasi) sono stati registrati 48 superamenti e Catania (stazione viale Vittorio Veneto) 33 superamenti (le città più a rischio). Messina per il biossido di azoto aveva 70 superamenti, primo posto d'Italia, mentre Catania con 56,1 superamenti. A Siracusa nel mese di dicembre, oltre i 10 sforamenti del limite consentito, la centralina di viale Teracati ha registrato percentuali con un valore di 190 microgrammi per metro cubo, un valore più di tre volte superiore ai limiti di legge (secondo i dati dell’OMS insieme all'allora APAT -oggi Ispra- pubblicati nel giugno 2006, in 13 città italiane -Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo- negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 μg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. L’abbassamento delle concentrazione di polveri sottili al di sotto dei 20 μg/m3 avrebbe evitato 8220;

--che, sulla base dei loro rigorosi rilevamenti, i consulenti del PM, depositate nel febbraio 2012 concludono che la situazione sullo stato della qualità dell’aria in alcune aree del territorio siciliano rimane nel tempo scadente e che la concentrazione media degli inquinanti misurati continua ad avere un costantemente peggioramento nel tempo, e che tale condizione è confermata alle stesse valutazioni di ARPA Sicilia sullo stato della qualità dell’aria della regione (periodo 2005-2009; riportate nel capitolo 3.9 della relazione dei CTU Sanna : le principali sorgenti emissive presenti nel territorio della regione siciliana -descritte dai Ctu in dettaglio nel capitolo 2 della relazione- sono, per quanto riguarda l’NOx, per il 39,5% i trasporti stradali, per il 23,6 % la combustione nell'industria dell'energia e la trasformazione delle fonti energetiche, per il 20% altre sorgenti mobili e macchine e per il 10,7% gli impianti di combustione industriale e processi di combustione; - le emissioni delle polveri fini -PMm primario- sono dovute per il 43,1% ai trasporti stradali, per il 13,4% alla combustione nell'industria dell'energia ed alla trasformazione delle fonti energetiche, per il 13,5% ad altre sorgenti mobili e macchine e per il 8,1% agli impianti di combustione industriale e processi di combustione; inoltre per quanto riguarda le polveri fini PM, si deve tenere anche conto del contributo determinato dal PMm secondario, tale frazione, sulla base delle quantità degli inquinanti precursori emessi nella regione Siciliana, come dettagliato al capitolo 2.1, risulta predominante -94,6 %- rispetto a quella primaria -5,4 %- . Infatti gli ossidi di azoto contribuiscono con il 63% della fonnazione del PM10 secondario, il biossido di zolfo contribuisce con una percentuale del 33 %, mentre l'ammoniaca contribuisce per il rimanente 4%. Pertanto per attuare una riduzione delle concentrazioni in aria di PM 10 nelle aree urbane si dovrà operare sia sulle emissioni di PM 10 primario che su quelle dei precursori della componente secondaria).

-che nella sintesi finale del capitolo relativo agli effetti dell’inquinanti dell’aria sulla salute umana della relazione documentatissima dei consulenti Sanna e Rino Felici del 2005 nel proc. n. 4331\04 RGNR, relativo agli sformanti nella città di Palermo (alle pagg. 41-53 della citata relazione; faldone n. 2 pag.g.259 e segg. ), si conclude che “La speranza di vita dei cittadini che vivono in aree con livelli di inquinamento elevato è diminuita. Gli effetti si verificano ai livelli attuali di inquinamento ambientale e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni. I gruppi di popolazione più colpiti dall’inquinamento ambientale sono soprattutto gli anziani e le persone in condizione di salute più compromessa, come i malati di patologie cardiache e respiratorie. Per queste persone, l’esposizione ad inquinamento ambientale peggiora la prognosi e aumenta la probabilità di morte. E’ stato documentato che i bambini tendono ad ammalarsi più frequentemente per cause respiratorie, in particolare bronchite ed asma, e l’esposizione ad inquinanti peggiora lo stato di malattia in bambini affetti da compromissione cronica delle vie aeree. Anche i neonati, infine, risultano essere soggetti a particolare rischio di morte per effetto dell’inquinamento ambientale. Sulla base delle stime di impatto condotte dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento ambientale costituisce un problema di sanità pubblica molto rilevante”.
Su altri atti presenti nel fascicolo dell’Indagine, e
dichiarazioni rese dagli indagati,
conferenze non sfociati in decisioni
Deve ribadirsi che gli atti della presente indagine costituiscono una straordinaria fonte di conoscenza e informazione su tutte le peculiari articolazioni assunte in Sicilia del fenomeno dell’inquinamento, oltre che degli aspetti normativi e delle omissioni specifiche attribuibili agli indagati.
Deve inoltre ribadirsi che informazioni di altrettanta profondità, provengono dalle dichiarazioni rese dagli indagati XXX ed XXX, dimostratisi, a fronte della loro condotte lacunose, informati nei dettagli delle normative e delle evenienze specifiche del loro settore, sia riguardo a tutte le annose questioni dei piani dell’aria -mai varati-, sia sotto gli aspetti chimici, legislativi e sia rispetto agli obblighi dell’operare amministrativo gravanti sul settore da essi stessi in tempi diversi diretto (XXX dalla fine del 2001 al gennaio del 2007, XXX da allora in avanti-).
Tra le loro numerose produzioni
vi sono ad esempio il “Quadro sintetico di riferimento sullo stato normativo e sugli interventi di risanamento nell’AREA ad elevato rischio ambientale del Comprensorio del Mela (ME)”, ove si riferisce che l’area era stata dichiarata al altro rischio con D.A. 50\gab del 4.9.2002, in relazione all’impatto dovuto alla presenza di impianti industriali di notevole dimensioni- centrale termoelettrica EDIPOWER, raffineria di petrolio di Milazzo, ecc..,e che con lo stesso decreto era stata istituita la commissione Stato-Regione- Provincia –Enti Locali con il compito di predisporre il piano di risanamento ambientale e rilancio economico del comprensorio integrata nella composizione con decreto ASs. 883\16.7.2003 e che tali atti curati dal servizio 3 (di cui era quando a capo XXX), prevedevano la possibilità di affidare ad un ente pubblico di comprovata capacità scientifica Università di Messina- la predisposizione delle linnee guida per la redazione del piano di risanamento in nove mesi. Che tuttavia l’assessore nuovo decideva di affidare il lavoro ad un soggetto da selezionasi con bando europeo, -DA 10.3.2004 poi costato 25.000,00 euro, veniva revocato in autotutela , che il nuovo assessore invece decideva di affidare la cosa a alla comm. provinciale per la tutela dall’inquinamento di Messina , non avente la comprovata capacità tecnica di cui al DA 883\2003, e che presentava il lavoro il giugno 2005 che si limitava ad una enunciazione di linee prive di indirizzi concreto rimandando la stesura del piano entro il termine del 31.1.2006, impostazione molto contestata dai comuni di San Filippo del Mela. Il documento continua esponendo che intanto a seguito della cessazione del commissariamento ministeriale in atto dal 1999 per le zone di ad elevato rischio ambientale dei territori di Siracusa (Augusta, Melilli Priolo etc.. ) e Calatnissetta (Gela Butera etc..) che consentiva il rientro nella disponibilità dell’ASSESSORATO delle somme in origine stanziate, di 140 miliardi di lire, in gran parte non utilizzati per il risanamento, il servizio 3 aveva predisposto il decreto di dichiarazione di aree ad altro rischio che veniva formalizzato con Decreto assessoriale. Veniva predisposto nel luglio l’ufficio speciale per le aree ad alto rischio per predisporre e gestire i pini di risanamento locali e le risorse economiche ; al 31.1.2006 il piano per Comprensorio del Mela; E si trovavano a coesistere tutti gli organismi suddetti con compiti sovrapposti.
Nel mese di giugno 2006 –continua il documento- l’università di Palermo aveva completato l’indagine commissionata sui metalli pesanti con tecniche di biomonitoraggio (con uso di licheni), che accertavano la lo stato di generale compromissione ambientale in relazione alla presenza e distribuzione spaziale nella matrice biologica dei metalli pesanti tracciati dai processi di combustione e delle attività antropiche .Contemporaneamente i risultati dall’ Università di Palermo facoltà di ingegneria dell’indagine per un sistema di valutazione e gestione della qualità dell’aria nelle aree metropolitane della regione, anche con indicatori compositi, per iniziare a tracciare le mappe del rischio per la popolazione esposta.
Quanto alla EDIPOWER espone che il sistema CTE rimaneva la principale fonte di biossido di azoto e che destava preoccupazione il fatto che nel 2005 alcuni superanti della sostanza erano dovuti ai gruppi da 320 MW, dotati di sistema DESOX di abbattimento spinto del biossido di zolfo con produzione di solfato di calcio non erano stati segnalati , gli interventi che si prevedeva di attivare nei confronti dell’azienda, con la celerità richiesta dalla grave situazione, consisteranno nella accelerazione dei lavori di ambientalizzazioni dei gruppi da 160 MW, verifiche relative ai sistemi di trattamento degli inquinanti, revisione e abbassamento dei limiti autorizzati, in virtù del comprovato stato di deterioramento ambientale e delle gravi patologie rilevate a carico della popolazione locale -la Raffineria di Milazzo era assurta all’onore delle cronache per fenomeni di intossicazioen della popolazini collegate a sostanze oganiche volatili odorigene- esponedo la strategia degli inteventi (sistemi di aspirazione del gas emesid dalle navi cisterna, interventi diretti a far si che le torce della raffineria riducano il loro ruolo a quello di dispositivo di sicurezza grazie al quale il gas in eccesso siano bruciati in condizioni controllate e non invece usate come sistema routinario di combustione e di rilascio incontrollato di grandi quantità di inquinanti , revisione dell’artificio csistema di calcolo delle emissioni ad es. del biosido di zolfo.
Era in corso la definizione con L’ARPA e con il estore dela rete pubblica prov. di Messina l’adegumto rete monitoraggio alle linee APAT , con il riposizionamento delle centraline e l’ammodernamento della struttura analitica per un apiù ampia copertura dei parametri ambntali. La rete anche EDIPOWER era di antica concezione e solo biossido di zolfo –non coerenti con indirizzi APAT e CNEIA- ; il dipartimento –aggiunge- ha in fase di avvvio con l’ARPA un monitoraggio sulla caratterizzazione chimica del PM 2,5 e PM 1.

Per dare un quadro ancora più ampio della variegata provenienza del materiale d’indagine, può qui rilevarsi che tra gli altri nel fascicolo del PM sono presenti anche:
-la denuncia, che ha dato adito all’indagine presentata presso la Procura di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, da una associazioni di abitanti della Valle del Mele nel 2006; numerosi verbali delle dichiarazioni delle persone informate, i documenti ufficiali dagli indagati forniti al PM; gli atti della Commissione europea inquirente nella procedura d’infrazione sfociata nella sentenza della Corte di Giustizia europea del 19.12.12, che ha condannato l’Italia per lo sforamento dei limiti del PM 10 e la mancata adozione dei piani dell’aria (oggetto della presente procedimento, ed in cui gli inadempimenti della regione Sicilia hanno avuto un peso consistente);
-la rlazione interessante del dottor Ivo Allegrini consegnata nel 2009, sugli inadempimenti della Regione siciliana in materia di aria.
-la denuncia presentata da WWF e Legambiente nel 2009 sui livelli di inquinamento della città di Palermo e la vicenda della dichiarazione dello stato di emergenza ambientale e nomina del sindaco come commissario straordinario del governo Berlusconi, e sulle interrogazioni parlamentari sui correlativi finanziamenti, protrattasi dal 2002 al 2007, con l’interessante già citato rapporto EPIAIR del 2010, ai ministeri commissionari, che al suo interno riporta tra l’altro anche i dati epidemiologici di Palermo (atti del proc. riunito n. 14930\12,
30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:34
TRIBUNALE COLLEGIALE  IV  RGT 2550 2013 IMPUTAZIONE COATTA ARCHITETTO PIETRO TOLOMEO E DOTTORE SALVATORE  ANZA' UDIENZA QUESTA MATTINA 28 OTTOBRE 2015 GIUDICE G.I.P. NICASTRO 



PROCEDIMENTO N 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009  G.I.P. PETRUZZELLA
PROCURATORE DOTTORESSA CLAUDIA BEVILACQUA

7 APRILE 2015   SI È TENUTA L'UDIENZA CONTRO ANZÀ, LA CLOACA E SPARMA (EX ASSESSORE DELL'ARTA) A SEGUITO DELL'IMPUTAZIONE COATTA CHIESTA DAL GIP PETRUZZELLA RELATIVA AI MANCATI INTERVENTI SULLA QUALITÀ DELL'ARIA (ANCHE IL PIANO COPIATO); IL 28 APRILE SI TERRÀ L'UDIENZA DAVANTI AL GUP NICASTRO; L'AVVOCATURA DELLO STATO SI È COSTITUITA PARTE CIVILE PER L'AMMINISTRAZIONE REGIONALE.
PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO 



PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO-1-PARTE



PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO-2-PARTE






Nessun atto contro l'inquinamento Il gip: "Processate l'ex assessore regionale"

IL PUBBLICO MINISTERO AVEVA CHIESTO L'ARCHIVIAZIONE
SALVO PALAZZOLO
14 NOVEMBRE 2014

GIÀ dal 2002, le centraline di rilevamento sparse per la Sicilia indicavano livelli preoccupanti di inquinamento. E, intanto, l'Unione europea invitava a prendere provvedimenti. Ma solo nel 2010, la Regione Sicilia ha varato il piano di risanamento dell'aria. Otto anni di ritardo, davvero tanti. E adesso il giudice delle indagini preliminari Marina Petruzzella chiama in causa l'ex assessore al Territorio Gianmaria Sparma e gli ex direttori generali Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo. Per il troppo tempo trascorso, la procura aveva chiesto l'archiviazione, il giudice ha invece disposto l'imputazione coatta. Con parole durissime: «Senza mezzi termini, gli uffici della Regione siciliana obbligati dalla legge di tutti gli specifici atti a tutela della salute pubblica contro l'inquinamento atmosferico sono tra i diretti principali responsabili della scadente qualità dell'aria in molte zone dell'isola », ma anche dei «livelli crescenti di inquinamento oltre i limiti consentiti dalla legge, che da anni non smettono di registrarsi nell'isola».
Per tutti gli indagati l'accusa è quella di omissione di atti d'ufficio. La stessa contestata inizialmente ad altri indagati fra ex assessori ed ex dirigenti: Mario Milone, Mario Parlavecchio, Gioacchino Genchi e Giovanni Lo Bue. Per loro è scattata l'archiviazione per prescrizione. Mentre, per le stesse accuse, è già in corso un processo per gli ex presidenti della Regione Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo, per gli ex assessori Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro.
Agli atti dell'ultima inchiesta sono rimasti i verbali delle audizioni di burocrati e assessori: nel più classico gioco all'italiana, si rincorrono in un vorticoso rimpallo di accuse. Al giudice Petruzzella non resta che stigmatizzare il «numero di dipendenti assegnati al Dipartimento Ambiente dell'assessorato Territorio, le operazioni a vuoto compiute e le somme spese e perdute». Un duro atto d'accusa nei confronti della Regione, nel 2012 bacchettata anche dall'Unione europea per il mancato rispetto dei limiti di Pm10 in 55 zone, fra il 2006 e il 2007. Nel luglio di quest'anno, l'Europa ha fatto scattare una nuova procedura d'infrazione per il superamento dei limiti delle polveri sottili. Sotto accusa ci sono dieci regioni, la Sicilia è in cima alla lista. Tutto ciò fa dire a Marina Petruzzella, uno dei giudici più preparati in materia di tutela dell'ambiente, che esiste un «sistema di omissioni», che passa anche dalla dismissione delle centraline di rilevamento in diverse città siciliane, fra cui Palermo.

Disposta l'imputazione coatta per Sparma e per i dirigenti Anzà e Tolomeo

IL GIUDICE
Il giudice delle indagini preliminari Marina Petruzzella (nella foto sopra) ha disposto l'imputazione coatta per l'ex assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma

Smog, accuse più pesanti per Lombardo e Cuffaro

Gen 28, 2015

PALERMO - Si complica la posizione processuale degli ex presidenti della Regione siciliana, Raffaele Lombardo e Salvatore Cuffaro e di quattro ex assessori regionali all’Ambiente: Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro, tutti accusati di omissione di atti d’ufficio perché non avrebbero adottato misure per contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria.
Il pm di Palermo Gery Ferrara ha modificato il capo di imputazione all’udienza di oggi in cui era prevista la requisitoria. Agli ex amministratori, sulla base della legge regionale 15 del 2000, è stato contestato il non avere diffidato i dirigenti regionali a disporre i provvedimenti idonei a diminuire l’inquinamento e successivamente, vista la loro inerzia, di non avere nominato un commissario ad acta come impone la normativa.
 
Nella vicenda vennero coinvolti anche gli ex assessori Mario Milone, Mario Parlavecchio e Calogero Sparma e i dirigenti regionali Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo per i quali, però, la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Per Sparma, Ansà e Tolomeo il gip Marina Petruzzella ha disposto l’imputazione coatta.
 
I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009.

Smog, imputazione coatta  per l'ex assessore Sparma

Venerdì 21 Novembre 2014


Secondo l'accusa, gli amministratori non avrebbero adottato misure idonee a contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati sulla qualità dell'aria.
PALERMO - Il gip di Palermo Marina Petruzzella ha respinto la richiesta di archiviazione formulata dal pm e ha disposto l'imputazione coatta per gli ex dirigenti dell'assessorato regionale all'Ambiente, Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo, e per l'ex assessore Gianmaria Sparma, accusati di omissione d'atti d'ufficio. Secondo l'accusa, gli amministratori non avrebbero adottato misure idonee a contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati sulla qualità dell'aria. Erano stati già rinviati a giudizio, sempre per lo stesso reato, anche gli ex presidenti della Regione Salvatore Cuffaro e Raffele Lombardo, assieme ad altri ex assessori all'Ambiente che si erano succeduti nel tempo. I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009. E' stata invece disposta l'archiviazione nei confronti di Mario Milone, Mario Parlavecchio, Gioacchino Genchi, Giovanni Lo Bue e Ignazio Marinese. 


PROCEDIMENTO N 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009  G.I.P. PETRUZZELLA
PROCURATORE DOTTORESSA CLAUDIA BEVILACQUA
7 APRILE 2015   si è tenuta l'udienza contro Anzà, la Cloaca e Sparma (ex assessore dell'ARTA) a seguito dell'imputazione coatta chiesta dal GIP Petruzzella relativa ai mancati interventi sulla qualità dell'aria (anche il piano copiato); il 28 aprile si terrà l'udienza davanti al GUP Nicastro; l'avvocatura dello stato si è costituita parte civile per l'amministrazione regionale.

'Nessun intervento contro lo smog' i pm indagano Lombardo e Cuffaro

QUESTA volta, il presidente Raffaele Lombardo non deve fare i conti con pentiti e intercettazioni, ma con una montagna di numeri che non dicono niente di buono sulla qualità dell' aria in Sicilia. Per mesi, quei numeri sono stati raccolti dalla Procura di Palermo nelle centraline di rilevamento dell' inquinamento atmosferico sparse per le nove province siciliane. I pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua hanno fatto anche di più: hanno chiesto ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di andare alla Regione e di prendere i vecchi dati sull' aria in Sicilia, fin dal 2002. Il quadro emerso è sconfortante per la salute dei siciliani. Così è nato l' ultimo atto d' accusa contro Lombardo e il suo predecessore, Salvatore Cuffaro, che si trova in carcere a scontare una condanna per favoreggiamento alla mafia. Le nuove imputazioni sono di omissione d' atti d' ufficio e getto pericoloso di cose. Secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, i due governatori della Sicilia non avrebbero adottato tutte le misure previste dalla legge per fronteggiare l' emergenza inquinamento. In particolare, le giunte avrebbero dovuto attuare un piano di risanamento specifico per la qualità dell' aria. Adesso, i pm chiamano in causa anche gli assessori al Territorio e all' ambiente che si sono succeduti nel tempo. Sono Mario Parlavecchio (in servizio dal 2003 al 2004); Francesco Cascio, attuale presidente dell' Assemblea regionale, che ha ricoperto la carica di assessore all' Ambiente dal 2004 al 2006; Rossana Interlandi (per il 2006-2008); Giuseppe Sorbello (2008-2009); Mario Milone, oggi assessore al Comune di Palermo, nel 2009 alla Regione; Giovanni Di Mauro (2010) e Gianmaria Calogero Sparma, assessore regionale da ottobre 2010. Dunque, anche i titolari della delega all' ambiente saranno chiamati in giudizio fra una ventina di giorni, quando i procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto formalizzeranno la richiesta di rinvio a giudizio. Lombardo affida la sua difesa a una nota: «Il piano regionale di coordinamento della qualità dell' aria-ambiente è stato modificato e aggiornato nel 2008», spiega. «Nello stesso anno la Regione ha realizzato l' inventario regionale delle emissioni in ambiente, la valutazione della qualità dell' aria e sempre nel 2008 la zonizzazione del territorio regionale». Il governatore parla anche dell' attivazione di un tavolo di coordinamento regionale e di alcuni tavoli provinciali, «per arrivare - dice - alla concertazione di tutte le azioni da porre in essere per la tutela della qualità dell' aria». Nell' autodifesa di Lombardo figura anche un piano per la «ridislocazione delle reti di monitoraggio». Ma alla Procura di Palermo, che in questi mesi ha acquisito numerosi documenti alla Regione, non è bastato. Nel capo d' imputazione notificato ieri pomeriggio si parla di «prolungata esposizione della popolazione a valori di inquinanti dell' aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria». Nel fascicolo sono finite decine di segnalazioni di funzionari e tecnici dell' assessorato all' Ambiente, per far partire le cont r o m i s u r e c o n c r e t e all' inquinamento, e non solo piani di studio, tavoli tecnici e monitoraggi. Anche per questa ragione, i funzionari che inizialmente erano stati indagati dalla Procura usciranno probabilmente di scena, con una richiesta di archiviazione. Loro avevano fatto il loro dovere, sollecitando un intervento politico. Legambiente annuncia già una costituzione di parte civile e attacca: «In questi anni la Regione non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni».
17 GIUGNO 2011
SALVO PALAZZOLO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/17/nessun-intervento-contro-lo-smog-pm-indagano.html?ref=search


GIP Tribunale Palermo ord.13 novembre 2014
Est. Petruzzella
Aria.Mancato rispetto della normativa nazionale e europea sulla adozione dei piani di risanamento dell'aria da parte della Regione siciliana
Ordinanza che dispone il giudizio per violazione dell' art. 328 c.p. per la mancata adozione dei piani dell'Aria da parte di Dirigenti  del servizio tutela dall'inquinamento dell'aria, Direttori generali e Assessori all'ambiente della Regione siciliana
SINTESI
1. Poiché è nozione di base che l’aria, come l’acqua, costituisce per l’uomo uno dei principali nutrimenti e la scienza specialistica dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla salubrità dell’aria, con l’individuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalità di curarne il rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento, attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
2. In breve, le norme sull’aria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, l’acquisizione che l’inquinamento dell’aria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosità dell’inquinamento è suscettibile di variare in relazione all’età, allo stato fisico, alle condizioni di salute dell’individuo che ne è colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dall’intensità e dalla frequenza dell’esposizione.
3.-L’intera normativa sull’ inquinamento dell’aria, assume l’acquisizione specialistica scientifica che la presenza nell’aria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute della popolazione e della necessità di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di quantità pericolose.
4.-In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunità europea, di cui più avanti.
5. -In materia di OBBLIGHI amministrativi afferenti alla qualità dell’aria la minuziosa formulazione e la “tipizzazione” da parte del legislatore degli obblighi specifici -di cui presuppone la necessità per la tutela della salute pubblica (che vanno dagli obblighi di monitoraggio degli inquinanti, conformemente alle modalità e criteri ammessi, agli obblighi di zonizzazione e pianificazione degli interventi a quelli di adozione ed attuazione di misure concrete di intervento sulle fonti inquinanti)- comporta l’immediata individuazione delle condotte omissive dei soggetti investiti, almeno dal punto di visto oggettivo.
7.-Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una materia talmente normata e così determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un principio di responsabilità e di assoluta prudenza, ne più e ne meno come le discipline di altri settori che incidono direttamente o indirettamente sull’ambiente e sulla salute delle persone, come ad esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.
8.In dottrina proprio in tema di inquinamento dell’aria si rileva che le norme che riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nell’aria e le regole del suo governo sono “norme che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I dell’art. 328 c.p.”.
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte, che incisivamente, in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI 13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela ;
- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).

9.-In materia di aria, proprio la non materiale percettibilità visiva dei rapporti
tra il superamento di certi limiti dello smog e gli effetti sulla salute uniti ad una limitata informazione porta con sé una diffusa scarsa percezione sociale della gravità di tale fenomeno e la possibilità di ingenerare confusione, comode manipolazioni ed equivoci, che possono portare a negare la stessa esistenza degli obblighi giuridici di agire, dettati dalla disciplina del settore, e le omissioni, sia pure a volte evidenti, della pubbliche amministrazioni competenti (cnfr. ad es. i brevi cenni fatti all’inizio sulle schematizzazioni degli specialistiche circa le modalità di incidenza delle diverse sostanze inquinanti dell’aria sulla salute dell’uomo). Ed invero in un contesto di informazione approssimativa e di disattenzione per le questioni ambientali, fin tanto che essi restano non immediatamente visibili, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli per la salute rimane appannaggio di una cerchia di specialisti medici, epidemiologi, biologi e chimici e operatori del diritto più accorti, nonostante dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevino le evidenze di dette relazioni e continuino incessantemente con l’avanzare delle tecnologie a riceverne conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni del OMS negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero).
10.-E’ proprio questa caratteristica di invisibilità degli effetti deleteri dei contaminanti dell’aria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dell’aria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.
6.-Possono configurano gli estremi del reato di cui all’art. 328 c.p.
nella fattispecie in cui risultano sistematici e anche gravissimi dei limiti della omissione e specifiche trasgressioni e sistematiche anche di altri aspetti della normativa europea e nazionale sulla qualità dell’aria, da parte di Assessori (che avevano il dovere di rendersi competenti ed avvertiti delle problematiche esistenti e di avvalersi di dirigenti adeguatamente selezionati secondo criteri congrui, e di vigilare sul metodo e sui risultati del loro operato ed eventualmente di agire per trovare le soluzioni più adeguate) di dirigenti di dipartimento (che avevano l’obbligo di razionalizzare le modalità dell’operare dei settori affidati ai loro poteri con azioni congrue) e di dirigenti dei servizi dedicati (che avevano il dovere di studiare e mettere a punto e proporre i migliori sistemi per il raggiungimento degli obiettivi di legge e per la tutela della salute della popolazione dalle aree interessate all’inquinamento, e di porre in essere tutte le procedure per superare gli inghippi e risolvere i problemi presenti di mal funzionamento dei settori, anche attraverso conferenze di servizio anche con altri settori ed enti, con finalità risolutive e deliberative).
11.-Gli obblighi di azione istituzionalmente gravanti, sui dirigenti degli organismi competenti e le specifiche omissioni e negligenze delle condotte di ciascuno, determinanti delle omissioni degli atti di tipo tecnico attribuibili ai loro uffici (causa nella specie del mancato risanamento dell’aria nelle zone inquinate e delle sanzioni europee), li rendono penalmente responsabili ai sensi del comma uno dell’art. 328 c.p.. Ed invero sebbene i dirigenti non siano autori degli atti deliberativi esterni dell’Assessore o del Presidente della giunta della Regione, con cui vengono adottati i piani, il compimento dei loro atti costituisce un anello essenziale ed anzi la conditio sine qua non per i Decreto deliberativi.
12. Mentre i dirigenti del preposto sono individuabili come responsabili delle omissioni di cui si discute, in quanto tecnici investiti di quei particolari adempimenti e procedure di legge (che avrebbero portato alle deliberazioni dei piani e alla adozione delle azioni concrete), i DIRETTORI generali del Dipartimento sono responsabili in quanto garanti dell’efficienza del Settore, con poteri di controllo e ampi poteri ed obblighi di fermo intervento, ove necessario a fronte di gravi emergenze e di disfunzioni dei servizi.
13. Ma non meno rilevanti di quelle dei dirigenti possono essere le responsabilità omissive degli ASSESSORI, laddove ataviche stasi e inefficienze dei servizi del loro assessorato siano esperimentate e abbiano cura di occuparsene adottando i rimedi, che sono in loro potere per rendere il sistema più efficiente, a cominciare dalle linee per la selezione dei collaboratori, e laddove si limitino ad accettare un sistema condiviso di inerzia congiunta di assessori, direttori e dirigenti di servizi speciali.
13 bis Deve aggiungersi che la non cura o tantomeno l’ignoranza di un ASSESSORE regionale, o la mancanza in lui di strumenti per districarsi nelle materie di sua competenza, non potrebbe mai a fronte di gravi omissioni di atti dovuti, soprattutto se per ragioni di igiene e salute pubblica, costituire una scriminante , ma al contrario un elemento di maggiore intensità del dolo. Colui che accetti di rivestire un ruolo di indirizzo in situazioni che richiedono l’assunzione di decisioni fondamentali su servizi decisivi per la vivibilità e la salute pubblica (come appunto un assessore all’ambiente della Regione siciliana -in una situazioni di disordine amministrativo e con un territorio da governare denso di problemi ambientali, di salute e sicurezza diffusi), ove non dovesse averne le capacità necessarie sarebbe comunque ben avvertito dei rischi delle sue omissioni o azioni inesperte e prive di orientamento. Ne più e ne meno come per chi, senza averne gli strumenti (e senza che ci sia necessità proprio di lui), voglia avventurarsi alla guida di una missione delicata e pericolosa che coinvolga le sorti di una popolazione, sapendo di non sapere vigilare e intervenire sull’operato dei suoi collaboratori e accettando l’eventualità dei danni di altrettante proporzioni che possono derivarne (cnfr. la giurisprudenza sulla responsabilità di chi esercita le sue funzioni delegandole ad altri e sul dolo generico della fattispecie dell’art. 328 c.p.c.1 : -Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge).
(((((-nella specie i dirigenti e gli assessori, pur avendo a disposizione margini di azione e lauti fondi a disposizione o da ottenere con gli adempimenti comunitari (di cui alcuni di essi hanno pure riferito), non hanno compiuto nei tempi utili alcuna di quelle azioni delle quali la legge non solo imponeva l’obbligo ma, come si è rilevato, dettava anche dettagliatamente le modalità operative agevolandone l’esecuzione.))))
- la Commissione europea preposta alla vigilanze delle norme del trattato e delle direttive da parte degli stati membri, non ha mai invece mancato di pretendere il rispetto e di considerare non plausibili le motivazioni addotte con riferimento, per quanto qui interessa, alla Sicilia, in considerazione dell’allarme per la salute umana che i livelli di taluni inquinanti da troppi anni presenti nell’aria di alcune zone ed agglomerati dell’isola continua a suscitare (la sentenza della Corte europea del 19 dicembre 2012 ha appunto giudicato ingiustificata la mancata adozione da parte della Regione siciliana dei piani dell’aria per le suddette zone inquinate 8, 9, 10, 11 e 12 -Catania, Palermo, Agrigento, Siracusa e Messina).
-Le argomentazioni addotte dai suddetti indagati a giustificazione del loro carente operato non appaiono allo stato poter costituisce una giustificazione delle omissioni rilevate, così come ritenuto nella puntualissima analisi della Corte europea nella sentenza del 19.12.12, che ha stigmatizzato i comportamenti dilatori della Regione siciliana, ritenendo generiche e poco convincenti le giustificazioni addotte dallo stato italiano.
-La citata sentenza del 19.12.12 la Corte europea (nel respingere le giustificazione dello stato italiano sulla mancato rispetto delle direttive sul PM 10, secondo cui la pretesa di adeguamento alla normativa europea avrebbe comportato per i cittadini italiani violazioni delle libertà costituzionali di movimento e sacrifici economici impossibili) ne ha stigmatizzato la pretestuosità e l’inconsistenza, rilevando in particolare che se esistono cause di forza maggiore si devono affrontare entro termini sufficienti e che comunque la forza maggiore nel caso dell’Italia non era ravviabile poiché le prospettazione addotte a sostegno erano troppo generiche e poco convincenti (vedi motivazioni della sentenza e in particolare paragrafi "64 e 65 “In ogni caso,  uno Stato membro che si trovi a dover far fronte a difficoltà momentaneamente insormontabili che gli impediscono di conformarsi agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione può appellarsi a una situazione di fORZa mAggiore solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficoltà (v., in tal senso, sentenza del 13 dicembre 2001, Commissione/Francia, C‑1/00, Racc. pag. I‑9989, punto 131). "65Invece, nel caso di specie, gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana sono troppo generici e imprecisi per poter configurare un caso di forza maggiore che giustifichi il mancato rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 nelle 55 zone e agglomerati italiani considerati dalla Commissione").
IL PROVVEDIMENTO
N.17603\12 (proveniente dal N. 9963\2009)
RGNR -N. 11184\12 RGGIP
TRIBUNALE DI PALERMO
SEZIONE GIUDICE INDAGIINI PRELIMINARI
Il Giudice, dott.ssa Marina Petruzzella, a scioglimento della riserva di cui all’udienza del 10 giugno 2014, sulla richiesta di archiviazione del PM nei confronti di:
XXXXX dirigente del servizio 3 del dipartimento ambiente dell’Ass.Reg. Terr.Amb. dal 2001 fino al gennaio 2007, XXXXX dirigente del medesimo servizio 3 del Dipartimento suddetto dal gennaio 2007 fin oltre il giugno 2009, XXXX, direttore del dipartimento ambiente dell’ARTA fino al 20.6.2005, XXXXXi direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 21.6.2005 al 2006, XXXX direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 12.10.06 al 25.2.2009, XXXXX assessore all’ambiente della Regione siciliana dal 10 agosto 2010 al 7.11.11, XXXXX, assessore all’ambiente della Regione siciliana dal 18 aprile 2003 fino al 31 agosto 2004, XXXX, della Regione siciliana dal 14.8. 2010 al dicembre 2010
INDAGATI
Tutti per il reato di cui agli artt. artt. 110,112, 81 cpv, e 328 c.p., perché, agendo in concorso tra loro con più omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nelle rispettive qualità e quindi responsabili del governo locale dell'ambiente, anche nel senso di assicurare il diritto delle persone a vivere in un ambiente salubre; essendo investiti di competenze di prevenzione sanitaria e di tutela ambientale del territorio ed avendo conferiti a tal fine specifici competenze finalizzate alla preventiva conoscenza del fenomeno dell’ inquinamento dell’aria e alla conseguente adozione degli strumenti per rimuoverne o attenuarne le cause,-avendo tutti piena consapevolezza delle gravi e attuali conseguenze per la salute umana, dovute alla prolungata esposizione della popolazione a valori di inquinanti dell aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria, anche alla luce del contenuto dei piani sanitari nazionali emanati dal Ministero della Sanita, in accordo con le deliberazioni della Conferenza Stato-Regioni, PSN 2003- 2005, PSN 2006-2008, PSN 2009-2011], che recependo, tra l'altro, gli studi epidemiologici in merito ai rischi per la salute umana evidenziano i rapporti diretti tra inquinamento atmosferico e danni agli apparati respiratorio e cardiovascolare dei soggetti esposti al medesimo; -avendo tutti piena conoscenza, in quanto informati dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento della qualità dell'aria -ambiente sul proprio territorio, del persistere dei fenomeni negativi di inquimamento con superamento dei limiti di legge e della completa incoerenza tra gli obiettivi di qualità dell’aria imposti dalla legge e i programmi di intervento adottati con riferimento ai picchi giornalieri sia con riferimento alle medie annue ed idonei a cagionare
Vedi CAPI D’ACCUSA
OSSERVA
Il PM chiede l’archiviazione, sul rilevo preminente che gli indagati che rivestirono ruoli dirigenziali all’interno del Dipartimento Ambiente dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione siciliana, competenti in materia di inquinamento atmosferico (vale a dire XXX, XXX, XXX, XXX e XXX) non avevano poteri deliberativi finali in ordine agli atti oggetto delle imputazioni già formulate e che quindi non sarebbero loro imputabili le omissioni descritte al capo d’accusa, riferibili in linea di principio solo ad assessori e presidenti della Regione. Con riferimento agli ex assessori XXX, XXX e XXXX il PM reputa che invece l’archiviazione vada disposta in quanto per il primo i reati si sono già da tempo prescritti e gli altri ebbero troppo poco tempo per potere agire.
I.
-Premesse sulla ratio delle leggi sulla qualità dell’aria
a tutela della salute umana;
Giurisprenza su omissioni e configurbalità dell’art. 328 c.p.
-Brevi nozioni su chimica degli inquinanti ed effetti sulla salute,
dallo studio EPIAIR sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico in 10 città, tra cui Palermo, 2001-2005, promosso dal CCM (Centro Nazionale prevenzione e controllo delle malattie) organismo di coordinamento tra Ministero della salute Ministero del lavoro e le REGIONI, per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.
Ogni valutazione sull’ istanza di archiviazione avanzata dai PM passa inevitabilmente dall’esame della configurabilità astratta nelle condotte degli indagati (in quanto all’epoca dei fatti susseguitisi come assessori all’ambiente e dirigenti del dipartimento e del settore che si occupava, presso l’assessorato all’ambiente Regione siciliana, responsabili dell’ applicazione della normativa sull’inquinamento dell’aria) degli estremi del reato di rifiuto di atti d’ufficio di cui all’art. 328 comma primo c.p., con riferimento alle omesse violazioni della normativa europea e nazionale che imponeva interventi e adempimenti specifici a tutela della salute umana dall’inquinamento.
A tal fine occorre partire dalla costatazione che la l’intera normativa sull’ inquinamento dell’aria, per le cui violazioni i predetti sono dunque indagati, assume l’acquisizione specialistica scientifica che la presenza nell’aria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute della popolazione e della necessità di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di quantità pericolose.
Per inciso è importante pure premettere che la documentazione dell’indagine racchiude un prezioso patrimonio di conoscenze della materia sia dal punto di vista della scienza sia dal punto di vista giuridico e della complesse evenienze del caso concreto.
Poiché dunque è nozione di base che l’aria, come l’acqua, costituisce per l’uomo uno dei principali nutrimenti e la scienza specialistica almeno dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla salubrità dell’aria, con l’individuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalità di curarne il rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento, attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
In breve, le norme sull’aria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, l’acquisizione che l’inquinamento dell’aria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosità dell’inquinamento è suscettibile di variare in relazione all’età, allo stato fisico, alle condizioni di salute dell’individuo che ne è colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dall’intensità e dalla frequenza dell’esposizione.

Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una materia talmente normata e così determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un principio di responsabilità e di assoluta prudenza, ne più e ne meno come le discipline di altri settori che incidono direttamente o indirettamente sull’ambiente e sulla salute delle persone, come ad esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.

Ciò posto e riservando al termine della presente motivazione l’esame degli elementi della fattispecie descritta all’art. 328 c.p. e la riconducibilità nella stessa dei comportamenti degli indagati, può intanto rilevarsi che in dottrina proprio in tema di inquinamento dell’aria si rileva che le norme che riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nell’aria e le regole del suo governo sono “norme che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I dell’art. 328 c.p.”.
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte.
Ed infatti incisivamente la Cassazione in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela -in fattispecie relativa alla mancata adozione di un'ordinanza sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui; Sez. 3, E’ interessante anche per le analogie che il caso che esamina può avere con le condotte omissive di una p.a. deputata agli interventi sull’inquinamento la Sentenza Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
In un paragrafo successivo si enunceranno brevemente alcune nozioni scientifiche che costituiscono la base cognitiva della normazione sul governo dell’aria di cui si discute.
Non visibilità del fenomeno
Ancora ai fini delle valutazioni che ci occupano non è di secondaria importanza notare che in materia di aria, proprio la non materiale percettibilità visiva del rapporto, immediato o a lungo termine, tra certi sforamenti delle smog e la salute (come l’indagine ci dimostra accertato accadere in Sicilia in aree industriali gravemente inquinate e negli agglomerati urbani pure interessati a gravi sforamenti di pericolose emissioni) porta con sé una diffusa scarsa percezione sociale del fenomeno, rischi di confusione e di comode manipolazioni tendenti a negarne i rapporti con la salute.
Generalmente pertanto, come pure l’indagine dimostra, in un contesto di scarsa informazione e disattenzione per le questioni ambientali fin tanto che restano non visibili, anche socialmente, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli sulla salute rimane limitata ad una cerchia specialisti legislatori, medici epidemiologi, biologi e chimici più accorti.
L’interessante studio EPIAIR, tra gli atti del fascicolo dell’indagine, riporta che dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevano quelle che sono considerate dagli esperti “evidenze” circa le relazioni tra dati inquinanti ed effetti sulla salute, con continue incessanti conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni dell’ OMS, queste ultime pure enunciate in atti d’ufficio e nelle dichiarazioni degli INDAGATI; v. note e verbali di tavoli tecnici contenute nel fascicolo del PM).
E va sottolineato che è proprio questa caratteristica di invisibilità degli effetti deleteri dei contaminanti dell’aria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dell’aria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.

Brevi cenni su alcune nozioni scientifiche a base della normativa
Ciò posto, la base prettamente scientifica e molto settoriale della normativa sulla qualità dell’aria, e sugli obblighi della p.a. di monitoraggio ed intervento, non può esimere dalla considerazione di tale aspetto. E’ pertanto opportuno un breve accenno circa alcuni dei tipi degli inquinanti considerati dalle medesime norme e i meccanismi di interazione con la salute dell’uomo, traendo direttamente le relative informazioni dal ricco materiale d’indagine (v. anche relazioni dei consulenti chimici e vari altri documenti).
L’aria costituisce per l’uomo il principale nutrimento insieme all'acqua. Gli inquinanti atmosferici agiscono principalmente sulle vie respiratorie ed entrano nel corpo umano anche attraverso la pelle, la bocca e i polmoni. Gli inquinanti gassosi (es. Pm 10 e Pm 2,5 trasportano con essi una serie di inquinanti quali i metalli pesanti, che comportano modificazioni genetiche se non direttamente a malattie cancerogene, come ormai ritenuto dalla OMS) possono penetrare profondamente nell'apparato respiratorio ed essere assorbiti dai tessuti bagnati del corpo durante il loro percorso. Ciò può comportare una alterazione del pH dei fluidi fisiologici, causando delle irritazioni che alla lunga possono comportare lesioni dei tessuti. I solventi organici possono essere assorbiti facilmente dal sangue, che li trasporta velocemente attraverso l'intero corpo. Le probabilità di penetrazione di contaminanti nel corpo umano dipende principalmente dalle dimensioni delle particelle. Le particelle più grandi rimangono nel naso o vengono inghiottite, ma le particelle più piccole possono penetrare nei polmoni. Le particelle più piccole assorbono più materiale tossico, che possono portare più profondamente nel corpo. Quando gli agenti inquinanti sono solubili in acqua, possono essere immediatamente assorbiti dal sangue umano. Quando la concentrazione dell’inquinante aumenta il rischio di effetti sulla salute diventa più alto. Le sostanze inquinanti atmosferiche possono causare effetti acuti, come tosse e mal di gola, ma esistono inquinanti atmosferici che hanno soltanto gli effetti cronici. Gli specialisti affermano inoltre che evidenze crescenti mostrano che all’esposizione a inquinanti presenti nell’ambiente di vita si possono attribuire quote non trascurabili della morbosità e mortalità per neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie. Negli ultimi 30-40 anni in molte città europee se è diminuito l’inquinante tradizionale costituito dal biossido di zolfo (SO2, in seguito a ristrutturazioni industriali, innovazioni tecnologiche, miglioramenti nella qualità dei combustibili e normative per il controllo della qualità dell’aria) è andato crescendo il volume di traffico auto veicolare e il livello dei nuovi inquinanti. Le caratteristiche morfologiche dei centri urbani e i fattori meteoclimatici ne favoriscono l’accumulo, i livelli di concentrazione innescando la formazione di ulteriori inquinanti mediante trasformazioni chimiche; si parla di precursori e inquinanti secondari : la riduzione di un precursore non porta automaticamente a un decremento proporzionale nel livello di un inquinante secondario (per esempio, il livello di O3 nell’aria può aumentare al diminuire delle emissioni di monossido di azoto –NO-). Gli effetti degli inquinanti sui diversi organismi variano a seconda della concentrazione in aria, del tempo di permanenza e delle loro caratteristiche fisico-chimiche.
Sono inquinanti da traffico autoveicololare, da combustione di combustibili fossili (carbone/derivati del petrolio) o legno, da impianti di riscaldamento, industrie, centrali termoelettriche e incendi : il CO monossido di carbonio, CO2 anidride carbonica, l’NO2 biossido di azoto (rappresenta quasi esclusivamente un inquinante secondario dal momento che deriva dall’ossidazione dell’NO in atmosfera. L’NO2 svolge un ruolo fondamentale nella formazione dello smog fotochimico essendo l’intermedio di base per la produzione di una serie di inquinanti secondari molto dannosi come l’O3, l’acido nitrico, l’acido nitroso, gli alchilnitrati, i perossiacetilnitrat; ne sono fonti impianti di riscaldamento non metanizzato, centrali termoelettriche, processi industriali, emissioni dei motori dei veicolari); gli HC idrocarburi incombusti, gli IPA idrocarburi policiclici aromatici, i COV composti organici volatili, l’O3 ozono (l’ozono è un gas tossico di colore bluastro, costituito da molecole instabili formate da tre atomi di ossigeno -O3-per le sue caratteristiche è un energico ossidante in grado di demolire materiali organici e inorganici. L’O3 di origine naturale è presente negli strati alti dell’atmosfera (stratosfera) ed è utilissimo per la protezione dalle radiazioni ultraviolette solari; per effetto della circolazione atmosferica viene in piccola parte trasportato anche negli strati più bassi dell’atmosfera (troposfera). Questo è un fenomeno prettamente estivo, legato all’interazione tra radiazione solare e sostanze chimiche (idrocarburi e NO2), che a temperature elevate attivano e alimentano le reazioni fotochimiche producendo O3, radicali liberi, perossidi e altre sostanze organiche fortemente ossidanti. Ha la capacità di spostarsi con le masse d’aria anche a diversi chilometri dalla fonte e comporta la presenza di concentrazioni elevate a grandi distanze, determinando il rischio di esposizioni significative in gruppi di popolazione relativamente distanti dalle fonti principali di O3 e danneggiando la componente vegetale dell’ecosistema e le attività agricole).
Vi è inoltre il così detto PM o particolato.
Va chiarito che il termine PM o particolato indica l’aspetto delle dimensioni, infatti le particelle sospese in aria possono essere campionate mediante filtri di determinate dimensioni identificate in base al loro massimo diametro aerodinamico. Il simbolo PM che appunto le designa deriva dall’inglese Particulate Matter, o materiale particolato, seguito dal numero che indica il diametro massimo delle particelle.
In particolare, il PM10 è la frazione di materiale particolato che passa attraverso un diametro aerodinamico di 10 μm, il PM2.5 un di diametro aerodinamico di 2,5 μm.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stabilito linee guida per la concentrazione di PM2.5 e di PM10. Queste linee guida dichiarano di riflettere le attuali conoscenze epidemiologiche sugli incrementi di morbosità e mortalità per cause cardiovascolari e respiratorie all’aumentare dei livelli ambientali di PM2.5 e PM10.
Sebbene il PM2.5 rappresenti un sottoinsieme del PM10, esso è regolamentato in modo separato per assicurare un adeguato controllo di queste particelle, che avendo una massa inferiore possono penetrare più profondamente nell’apparato respiratorio e quindi avere una maggiore tossicità.
Sotto l’aspetto qualitativo il materiale particolato ( PM x) presente nell’aria è costituito da una miscela di particelle solide e liquide, che possono rimanere sospese anche per lunghi periodi, costituite da una miscela di elementi quali carbonio, piombo, nichel, nitrati, solfati, composti organici, frammenti di suolo, etc..
Le polveri totali vengono generalmente distinte in tre classi dimensionali corrispondenti alla capacità di penetrazione nelle vie respiratorie da cui dipende l’intensità degli effetti nocivi.13
In particolare:
PM10 – particolato formato da particelle con diametro < 10 μm, è una polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso, faringe e laringe).
PM2.5 – particolato fine con diametro < 2,5 μm, è una polvere toracica,cioè in grado di penetrare nel tratto tracheobronchiale (trachea,bronchi, bronchioli).
PM0.1 – particolato ultrafine con diametro < 0,1 μm, è una polvere in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli.
C’è oggi tra i ricercatori un grande interesse sulla frazione più piccola di particolato, rappresentata dalle particelle ultrafini (è anche usato il termine nanoparticelle a indicare prodotti industriali, farmaci, cosmetici, nuovi materiali) che per le loro dimensioni possono diffondersi in tutte le parti del tratto respiratorio, entrare più facilmente all’interno delle cellule e quindi potenzialmente superare le barriere epiteliali ed endoteliali. La loro tossicità si basa su un più elevato potenziale infiammatorio.
Il contributo specifico delle particelle ultrafini alla tossicità nell’uomo è in studio con approccio sia tossicologico sia epidemiologico.

Il PM può dunque veicolare numerosi microinquinanti adsorbiti sulla sua superficie, come metalli e IPA, e questo spiega la sua capacità di indurre anche effetti mutageni sull’uomo. E’ riportato in letteratura l’effetto combinato di PM e Nitro-IPA, composto organico che si forma dai processi di combustione dei composti organici reagenti con l’NO2 presente in atmosfera. La combinazione di elevata intensità di traffico e di elevata percentuale di motori diesel determina una elevata concentrazione di Nitro-IPA in atmosfera e quindi aumenta la probabilità di effetti mutageni nelle cellule da parte del PM.

Per una visione approfondita su altri aspetti si rimanda alla lettura del rapporto EPIAIR nel faldone n. 1 degli atti del PM, anche fascicolo sugli effetti dell’inquinamento sulla salute che tra l’altro illustra i metodi di indagine.

Avendo riguardo al contenuto delle relazioni dei consulenti del PM,
che hanno preso in esame con rigore i rilevanti a loro disposizione, non pare dunque poter essere intanto ignorato o negato da parte degli operatori del diritto, che i livelli oltre soglia raggiunti degli inquinanti dell’aria nelle zone della Sicilia costituiscono (analiticamente messi in fila nelle pregevoli relazioni) un serio pericolo per la salute della popolazione -in termini di elevato allarme in particolare per alcune categorie come gli affetti a particolari patologie, i bambini, i neonati e le donne incinte (come sempre sottolineato nelle citate relazioni). Lo stesso è a dirsi per le omissioni refluenti sulla misurazione degli inquinanti e sui piani del’aria e sulla attuazione del risanamento, di cui oltre1,.
(1) Secondo l’osservazione, divenuta nota, espressa -all’esito della procedura d’infrazione subìta dall’Italia per via della violazione delle normative sulla tutela della salute umana in materia di inquinamento dell’aria, oggetto tra l’altro della presente indagine- dal Commissario UE per l’ambiente Janez Potočnik, l’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa e che in Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato, e che gli Stati membri devono prendere sul serio le norme europee sulla qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni.
(2) I risultati dello studio condotto dall'OMS insieme all'allora APAT (oggi Ispra) – si legge nel dossier 2010 Mal’aria di Città di Legambiente -pubblicati nel giugno 2006, avevano colpito nel dichiarare che in 13 città italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo) negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 μg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. Portando la concentrazione di polveri sottili a livelli ancora più bassi, al di sotto dei 20 μg/m3, le morti evitate salirebbero addirittura a 8220”.
(3) In una denuncia del marzo 2014, presentata da alcune associazioni alla commissione europea per l’ambiente, e divulgata dagli organi di stampa, con riguardo ai siti di Priolo, Milazzo e Gela, elencando varie Violazioni delle direttive europee in materia di qualità dell’aria (Milazzo, Priolo e Gela, sono tre SIN siti di interesse nazionale da bonificare, ad alto rischio ambientale)RIGUARDANTI anche la INADEGUATEZZA DELLA RETE DI MONITORAGGIO E QUANTO AI DATI SANITARI, si fa riferimento ad alcuni dati sanitari, nei seguenti termini
“ è stato accertato che le falde sono state inquinate da Idrocarburi come nel caso di Priolo, e che ad oggi nessun piano di bonifica e risanamento ambientale è stato avviato nei siti inquinati, tranne sporadici e non complessivi interventi nonostante ingenti risorse economiche, anche comunitarie, siano state investite; e che Le conseguenze dell’inquinamento sulla salute della popolazione destano preoccupazione, poiché a Priolo-Siracusa vi è un’incidenza di nascituri geneticamente malformati pari al 5.6%..” Ad esempio lo studio epidemiologico dell’ISS denominato studio Sentieri nel periodo 1995-2000 e 2001 -2005 ha evidenziato un eccesso di mortalità tra la popolazione di Priolo,Melilli, e Siracusa. A Gela invece secondo lo studio dell’osservatorio regionale epidemiologico il tumore infantile è al +159,2%. L’analisi delle tabelle sulla «mortalità» in alcuni casi sono persino peggiori rispetto a quelle di Taranto. Rispetto alle città più vicine, a Gela i maschi muoiono di più per tutti i tipi di tumore (+ 18,3%), per il cancro infantile (+ 159,2%), per il tumore allo stomaco (+ 47,5%), alla pleura (+ 67,3%), alla vescica (+ 9,6), o per morbo di Hodgkin (+ 72,4), del mieloma multiplo (+ 31,8) e delle malattie del sistema circolatorio (+ 14,2). A Milazzo L’analisi per le specifiche sedi tumorali ha permesso di osservare tra gli uomini eccessi statisticamente significativi sul livello di confronto locale per il tumore maligno del colon e del retto (SMR=152) e del mieloma multiplo (SMR=424).Tra le donne eccessi statisticamente significativi sono stati osservati per il tumore maligno del sistema nervoso centrale sia sul confronto locale (SMR=187) che regionale (SMR=203), mentre sul confronto locale per il tumore maligno della trachea, bronchi e polmoni (SMR=199) e tumore maligno delle ossa e del connettivo (SMR=461)”)

Altre brevi premesse sulla gestione dell’aria in Sicilia da parte delle p.a. competenti
Altro materiale d’indagine sugli effetti sulla salute
Ai fini di ogni valutazione circa la pregnanza degli obblighi omessi dalla Regione siciliana, per un migliore orientamento sull’oggetto composito della presente indagine è utile ancora evidenziare schematicamente anche i seguenti punti :
-che partendo dal genere di acquisizioni l’italia e l’europa si sono dotati di specifiche normative sulla disciplina e il governo dell’aria (fissando limiti di emissioni per ogni sostanza tra quelle considerate ed imponendo monitoraggi e piani di intervento concreto per il risanamento delle zone dove si rilevano inquinamenti oltre i limiti), affidando l’amministrazione delle fonti emissive” ai Ministeri dell’ambiente e alle amministrazioni locali. In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunità europea, di cui più avanti. I capi d’accusa enunciano con particolare analiticità le normative specifiche di riferimento al caso concreto (cnfr. anche per una disamina esplicata della normativa di riferimento e degli adempimenti correlativi la relazione CTU citata);
--che sebbene, a questo ultimo riguardo, uno degli spunti della qui procedimento -a carico degli assessori all’ambiente e dei dirigenti della Regione siciliana dei settori investiti della attuazione delle normative sulla qualità dell’aria-, siano le inadempienze (seguite ai superamenti del limiti consentiti dalla legge nei comuni di Palermo e Catania e poi in altre zone della Sicilia, che obbligavano l’adozione in tempi brevi di piani di risanamento dell’aria, di agli artt. 8 della direttiva 96\62 CE in relazione all’art. 5 della direttiva 1999\30) conseguenti al recepimento della Direttiva Quadro europea sulla qualità dell'aria, già prima dell'entrata in vigore dei Decreti attuativi, la legislazione vigente derivata dal DPCM 203/88, regolava la materia dell'inquinamento atmosferico in modo sostanzialmente analogo certamente con riguardo ai piani di risanamento (cnfr. le rigorose relazioni dei dottori Sanna e Stoli e Felici l’altrettanto chiara anche se sintetica relazione del ctu dottor Allegrini, e la sentenza della Corte di giustizia europea del 19.12.12. che ha dichiarato l’omissione da parte della Repubblica italiana dei provvedimenti affinchè nel 2006 e nel 2007 le concentrazioni di PM 10 nelle 55 zone della diffida del 2.2.2009 non superassero i valori limite fissati all’art. 5 par. 1 direttiva 1999\30 CONCERNENTI il PM 10 per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo).
-che le pacifiche, gravi e reiterate omissioni della Regione siciliana hanno avuto un peso rilevante sulle procedure d’infrazione e sulla condanna della corte europea intervenuta con la nota sentenza del 19.12.12, e hanno comportato non solo le sanzioni economiche conseguenti , ma nel tempo anche la perdita di consistenti finanziamenti comunitari e la mancata utilizzazione di fondi disponibili (cnfr. tutte le dichiarazioni rese nell’indagine da Genchi, Anza’, Tolomeo -e altri sentiti come persone-, i quali rilevano essi stessi tali situazioni di illegali omissioni, sostenendo però ciascuno di non esserne responsabile e attribuendone le responsabilità relative ad altri);
-che in tale contesto, e nonostante quindi l’accertamento di tale serie di gravi inadempimenti e dell’assenza di ogni segno di avvio di un progetto da parte della Regione siciliana e dei comuni, dal 2002 a tutto il 2007 per le città di Palermo e Catania è stato mantenuta la dichiarazione di emergenza ambientale, per Palermo con il DPCM Berlusconi del 18 ottobre 2002, cui è collegata l’investitura dei sindaci rispettivi come commissari straordinari (recita il DPCM relativo a Palermo “ll Presidente del Consiglio dei Ministri, Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,n401; Vista la richiesta del Sindaco di Palermo, in data 8 aprile 2002; Considerato che le condizioni di traffico e di mobilità nella città di Palermo hanno determinato il superamento delle soglie di attenzione dei parametri identificativi dell'inquinamento atmosferico stabiliti dalla normativa vigente e che la crisi del fenomeno circolatorio comporta ormai conseguenze insostenibili anche sul piano del governo urbano e dei rapporti sociali; Considerato che il livello di rischio dell'incolumità dei cittadini durante gli spostamenti giornalieri nella città di Palermo ha raggiunto valori preoccupanti data l'elevata frequenza di incidenti stradali e che la congestione del traffico veicolare genera nei cittadini gravi disturbi alla salute psichico-fisica dovuti allo stress ed all'inquinamento acustico e atmosferico; Considerata la gravità della situazione di emergenza abitativa, ripetutamente evidenziata dal Prefetto di Palermo anche in relazione alla possibile compromissione della sicurezza pubblica, che risulta interessare un consistente numero di nuclei familiari, unitamente alla notevole diffusione del fenomeno di abusivismo edilizio che sta compromettendo l'efficienza dei servizi, lo sviluppo urbanistico della città e che, conseguentemente, produce gravi pregiudizi all'ordinario svolgimento della vita associata; Considerato, altresì, che il pregiudizio ambientale evidenziato dal Comune di Palermo non solo persisterà nel tempo, ma sarà, presumibilmente, suscettibile di ulteriore incremento; Ritenuto quindi che le situazioni sopra evidenziate realizzano una condizione di pericolo per persone e cose, sicché ricorrono i presupposti previsti dalla normativa vigente per la dichiarazione dello stato di emergenza, anche sulla base di quanto statuito in materia dalla giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato – Sezione IV, decisione n. 2361/2000); Tenuto conto che le misure e gli interventi attuabili in via ordinaria non consentono di fronteggiare l'emergenza, per cui tale situazione di pericolo deve essere fronteggiata con mezzi e poteri straordinari; Ritenuto necessario procedere con la massima sollecitudine all'eliminazione dello stato di pericolo ambientale in atto sul territorio della città di Palermo; Acquisita l'intesa del Presidente della Regione siciliana che ha richiamato le motivazioni contenute nel parere espresso dal Dipartimento regionale ai trasporti, evidenziando elementi di particolare criticità per quanto concerne la qualità dell'aria e la congestione del traffico in specifiche fasce orarie ed in determinati ambiti urbani; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 18 ottobre 2002; Decreta: Ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, è dichiarato fino al 31 dicembre 2003, lo stato di emergenza ambientale determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nella città di Palermo. (*)Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 18 ottobre 2002; Al sindaco sono stati conferiti i Poteri di Commissario straordinario per la soluzione del traffico e dello smog con Ord.Pres.Cons.Min., Berlusconi n. 3255 del 2002, prorogati fino al 31.12. 2006, CNFR. atti al faldone n.1 del PM);
-che le relazioni dei consulenti dei PM e tutti gli altri atti dell’indagine mettono a nudo che in Sicilia ogni anno la popolazione di vaste aree industriali (soltanto due delle quali già dichiarate ad alto rischio nel 2005 e 2006) e dei comuni più popolati e delle loro aree metropolitane è esposta a quantità consistenti di pericolosi“veleni” nell’aria, e che tale situazione (che ha inciso pure sulle numerose procedure di infrazione che fioccano della Commissione europea) sia il portato degli inadempimenti dei vertici politici ed amministrativi degli uffici della Regione siciliana investiti del governo di tale settore dell’ambiente. L’apparato regionale , come mette in evidenza l’indagine, infatti pur possedendo tutti gli strumenti per adeguarsi alle normative del settore non ha mai provveduto ad avviare e attuare autentici programmi di intervento e le procedure dirette all’adozione di misure concrete, cui la legge obbligava per porre freno a questa situazione di inquinamento, che, come sempre rivelano le crude analisi dei consulenti del PM, ed anche i dati forniti dagli organismi delle stessa Regione siciliana, come ARPA ed inoltre anche l’ISPRA, in alcune zone è divenuto addirittura incontrollato (vedi, nella citata relazione dei CTU ad es. i paragrafi sulle violazioni reiterate di tutte la normativa sui piani dell’aria che andavano adottati a seguito dei rilevanti degli sforamenti e di tutti gli adempimenti conseguenti, ed altresì sull’assenza di ogni progetto al riguardo, sulla dismissione delle misurazioni nella città di Palermo, Catania e le arre industriali di Messina e Siracusa, con un danno ambientale incontrollato, sulla inadeguatezza dell’unico piano approvato per le due sole aree ad altro rischio individuate nell’apposito decreto regionale del 2005 nella zona di Siracusa e del Comprensoorio del Mele – Milazzo e altri comuni).
--che in particolare risulta che nel 2008 Siracusa e Palermo sono state per l’Italia punti critici per superamenti dei limiti consentiti, che nel 2009 ancora a Palermo (stazione Di Blasi) sono stati registrati 48 superamenti e Catania (stazione viale Vittorio Veneto) 33 superamenti (le città più a rischio). Messina per il biossido di azoto aveva 70 superamenti, primo posto d'Italia, mentre Catania con 56,1 superamenti. A Siracusa nel mese di dicembre, oltre i 10 sforamenti del limite consentito, la centralina di viale Teracati ha registrato percentuali con un valore di 190 microgrammi per metro cubo, un valore più di tre volte superiore ai limiti di legge (secondo i dati dell’OMS insieme all'allora APAT -oggi Ispra- pubblicati nel giugno 2006, in 13 città italiane -Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo- negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 μg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. L’abbassamento delle concentrazione di polveri sottili al di sotto dei 20 μg/m3 avrebbe evitato 8220;

--che, sulla base dei loro rigorosi rilevamenti, i consulenti del PM, depositate nel febbraio 2012 concludono che la situazione sullo stato della qualità dell’aria in alcune aree del territorio siciliano rimane nel tempo scadente e che la concentrazione media degli inquinanti misurati continua ad avere un costantemente peggioramento nel tempo, e che tale condizione è confermata alle stesse valutazioni di ARPA Sicilia sullo stato della qualità dell’aria della regione (periodo 2005-2009; riportate nel capitolo 3.9 della relazione dei CTU Sanna : le principali sorgenti emissive presenti nel territorio della regione siciliana -descritte dai Ctu in dettaglio nel capitolo 2 della relazione- sono, per quanto riguarda l’NOx, per il 39,5% i trasporti stradali, per il 23,6 % la combustione nell'industria dell'energia e la trasformazione delle fonti energetiche, per il 20% altre sorgenti mobili e macchine e per il 10,7% gli impianti di combustione industriale e processi di combustione; - le emissioni delle polveri fini -PMm primario- sono dovute per il 43,1% ai trasporti stradali, per il 13,4% alla combustione nell'industria dell'energia ed alla trasformazione delle fonti energetiche, per il 13,5% ad altre sorgenti mobili e macchine e per il 8,1% agli impianti di combustione industriale e processi di combustione; inoltre per quanto riguarda le polveri fini PM, si deve tenere anche conto del contributo determinato dal PMm secondario, tale frazione, sulla base delle quantità degli inquinanti precursori emessi nella regione Siciliana, come dettagliato al capitolo 2.1, risulta predominante -94,6 %- rispetto a quella primaria -5,4 %- . Infatti gli ossidi di azoto contribuiscono con il 63% della fonnazione del PM10 secondario, il biossido di zolfo contribuisce con una percentuale del 33 %, mentre l'ammoniaca contribuisce per il rimanente 4%. Pertanto per attuare una riduzione delle concentrazioni in aria di PM 10 nelle aree urbane si dovrà operare sia sulle emissioni di PM 10 primario che su quelle dei precursori della componente secondaria).

-che nella sintesi finale del capitolo relativo agli effetti dell’inquinanti dell’aria sulla salute umana della relazione documentatissima dei consulenti Sanna e Rino Felici del 2005 nel proc. n. 4331\04 RGNR, relativo agli sformanti nella città di Palermo (alle pagg. 41-53 della citata relazione; faldone n. 2 pag.g.259 e segg. ), si conclude che “La speranza di vita dei cittadini che vivono in aree con livelli di inquinamento elevato è diminuita. Gli effetti si verificano ai livelli attuali di inquinamento ambientale e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni. I gruppi di popolazione più colpiti dall’inquinamento ambientale sono soprattutto gli anziani e le persone in condizione di salute più compromessa, come i malati di patologie cardiache e respiratorie. Per queste persone, l’esposizione ad inquinamento ambientale peggiora la prognosi e aumenta la probabilità di morte. E’ stato documentato che i bambini tendono ad ammalarsi più frequentemente per cause respiratorie, in particolare bronchite ed asma, e l’esposizione ad inquinanti peggiora lo stato di malattia in bambini affetti da compromissione cronica delle vie aeree. Anche i neonati, infine, risultano essere soggetti a particolare rischio di morte per effetto dell’inquinamento ambientale. Sulla base delle stime di impatto condotte dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento ambientale costituisce un problema di sanità pubblica molto rilevante”.
Su altri atti presenti nel fascicolo dell’Indagine, e
dichiarazioni rese dagli indagati,
conferenze non sfociati in decisioni
Deve ribadirsi che gli atti della presente indagine costituiscono una straordinaria fonte di conoscenza e informazione su tutte le peculiari articolazioni assunte in Sicilia del fenomeno dell’inquinamento, oltre che degli aspetti normativi e delle omissioni specifiche attribuibili agli indagati.
Deve inoltre ribadirsi che informazioni di altrettanta profondità, provengono dalle dichiarazioni rese dagli indagati XXX ed XXX, dimostratisi, a fronte della loro condotte lacunose, informati nei dettagli delle normative e delle evenienze specifiche del loro settore, sia riguardo a tutte le annose questioni dei piani dell’aria -mai varati-, sia sotto gli aspetti chimici, legislativi e sia rispetto agli obblighi dell’operare amministrativo gravanti sul settore da essi stessi in tempi diversi diretto (XXX dalla fine del 2001 al gennaio del 2007, XXX da allora in avanti-).
Tra le loro numerose produzioni
vi sono ad esempio il “Quadro sintetico di riferimento sullo stato normativo e sugli interventi di risanamento nell’AREA ad elevato rischio ambientale del Comprensorio del Mela (ME)”, ove si riferisce che l’area era stata dichiarata al altro rischio con D.A. 50\gab del 4.9.2002, in relazione all’impatto dovuto alla presenza di impianti industriali di notevole dimensioni- centrale termoelettrica EDIPOWER, raffineria di petrolio di Milazzo, ecc..,e che con lo stesso decreto era stata istituita la commissione Stato-Regione- Provincia –Enti Locali con il compito di predisporre il piano di risanamento ambientale e rilancio economico del comprensorio integrata nella composizione con decreto ASs. 883\16.7.2003 e che tali atti curati dal servizio 3 (di cui era quando a capo XXX), prevedevano la possibilità di affidare ad un ente pubblico di comprovata capacità scientifica Università di Messina- la predisposizione delle linnee guida per la redazione del piano di risanamento in nove mesi. Che tuttavia l’assessore nuovo decideva di affidare il lavoro ad un soggetto da selezionasi con bando europeo, -DA 10.3.2004 poi costato 25.000,00 euro, veniva revocato in autotutela , che il nuovo assessore invece decideva di affidare la cosa a alla comm. provinciale per la tutela dall’inquinamento di Messina , non avente la comprovata capacità tecnica di cui al DA 883\2003, e che presentava il lavoro il giugno 2005 che si limitava ad una enunciazione di linee prive di indirizzi concreto rimandando la stesura del piano entro il termine del 31.1.2006, impostazione molto contestata dai comuni di San Filippo del Mela. Il documento continua esponendo che intanto a seguito della cessazione del commissariamento ministeriale in atto dal 1999 per le zone di ad elevato rischio ambientale dei territori di Siracusa (Augusta, Melilli Priolo etc.. ) e Calatnissetta (Gela Butera etc..) che consentiva il rientro nella disponibilità dell’ASSESSORATO delle somme in origine stanziate, di 140 miliardi di lire, in gran parte non utilizzati per il risanamento, il servizio 3 aveva predisposto il decreto di dichiarazione di aree ad altro rischio che veniva formalizzato con Decreto assessoriale. Veniva predisposto nel luglio l’ufficio speciale per le aree ad alto rischio per predisporre e gestire i pini di risanamento locali e le risorse economiche ; al 31.1.2006 il piano per Comprensorio del Mela; E si trovavano a coesistere tutti gli organismi suddetti con compiti sovrapposti.
Nel mese di giugno 2006 –continua il documento- l’università di Palermo aveva completato l’indagine commissionata sui metalli pesanti con tecniche di biomonitoraggio (con uso di licheni), che accertavano la lo stato di generale compromissione ambientale in relazione alla presenza e distribuzione spaziale nella matrice biologica dei metalli pesanti tracciati dai processi di combustione e delle attività antropiche .Contemporaneamente i risultati dall’ Università di Palermo facoltà di ingegneria dell’indagine per un sistema di valutazione e gestione della qualità dell’aria nelle aree metropolitane della regione, anche con indicatori compositi, per iniziare a tracciare le mappe del rischio per la popolazione esposta.
Quanto alla EDIPOWER espone che il sistema CTE rimaneva la principale fonte di biossido di azoto e che destava preoccupazione il fatto che nel 2005 alcuni superanti della sostanza erano dovuti ai gruppi da 320 MW, dotati di sistema DESOX di abbattimento spinto del biossido di zolfo con produzione di solfato di calcio non erano stati segnalati , gli interventi che si prevedeva di attivare nei confronti dell’azienda, con la celerità richiesta dalla grave situazione, consisteranno nella accelerazione dei lavori di ambientalizzazioni dei gruppi da 160 MW, verifiche relative ai sistemi di trattamento degli inquinanti, revisione e abbassamento dei limiti autorizzati, in virtù del comprovato stato di deterioramento ambientale e delle gravi patologie rilevate a carico della popolazione locale -la Raffineria di Milazzo era assurta all’onore delle cronache per fenomeni di intossicazioen della popolazini collegate a sostanze oganiche volatili odorigene- esponedo la strategia degli inteventi (sistemi di aspirazione del gas emesid dalle navi cisterna, interventi diretti a far si che le torce della raffineria riducano il loro ruolo a quello di dispositivo di sicurezza grazie al quale il gas in eccesso siano bruciati in condizioni controllate e non invece usate come sistema routinario di combustione e di rilascio incontrollato di grandi quantità di inquinanti , revisione dell’artificio csistema di calcolo delle emissioni ad es. del biosido di zolfo.
Era in corso la definizione con L’ARPA e con il estore dela rete pubblica prov. di Messina l’adegumto rete monitoraggio alle linee APAT , con il riposizionamento delle centraline e l’ammodernamento della struttura analitica per un apiù ampia copertura dei parametri ambntali. La rete anche EDIPOWER era di antica concezione e solo biossido di zolfo –non coerenti con indirizzi APAT e CNEIA- ; il dipartimento –aggiunge- ha in fase di avvvio con l’ARPA un monitoraggio sulla caratterizzazione chimica del PM 2,5 e PM 1.

Per dare un quadro ancora più ampio della variegata provenienza del materiale d’indagine, può qui rilevarsi che tra gli altri nel fascicolo del PM sono presenti anche:
-la denuncia, che ha dato adito all’indagine presentata presso la Procura di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, da una associazioni di abitanti della Valle del Mele nel 2006; numerosi verbali delle dichiarazioni delle persone informate, i documenti ufficiali dagli indagati forniti al PM; gli atti della Commissione europea inquirente nella procedura d’infrazione sfociata nella sentenza della Corte di Giustizia europea del 19.12.12, che ha condannato l’Italia per lo sforamento dei limiti del PM 10 e la mancata adozione dei piani dell’aria (oggetto della presente procedimento, ed in cui gli inadempimenti della regione Sicilia hanno avuto un peso consistente);
-la rlazione interessante del dottor Ivo Allegrini consegnata nel 2009, sugli inadempimenti della Regione siciliana in materia di aria.
-la denuncia presentata da WWF e Legambiente nel 2009 sui livelli di inquinamento della città di Palermo e la vicenda della dichiarazione dello stato di emergenza ambientale e nomina del sindaco come commissario straordinario del governo Berlusconi, e sulle interrogazioni parlamentari sui correlativi finanziamenti, protrattasi dal 2002 al 2007, con l’interessante già citato rapporto EPIAIR del 2010, ai ministeri commissionari, che al suo interno riporta tra l’altro anche i dati epidemiologici di Palermo (atti del proc. riunito n. 14930\12, contenuti nel faldone n. 1 del fasc. PM).
Per cogliere gli aspetti più pratici delle azioni che sarebbero dovute conseguire
30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:33
Fascicolo su un giudice di Roma: Saguto gli avrebbe sollecitato la nomina del marito 

28 Ottobre 2015

Fonte ANSA

Fascicolo distinto dalla pratica trasferimenti. Al vaglio colloqui con Saguto





ROMA. Il Csm aprirà un fascicolo connesso alla procedura di trasferimento d'ufficio aperta nei confronti dei magistrati di Palermo finiti sotto inchiesta a Caltanissetta. Riguarda il presidente della Sezione Misure di  prevenzione del tribunale di Roma, Riccardo Muntoni, a cui la collega Silvana Saguto, indagata per corruzione, sollecitò - a  quanto emerso dalle indagini- la nomina di suo marito quale coadiutore nelle amministrazioni giudiziarie. In una lettera al Csm Muntoni rivendica la propria correttezza.
Muntoni ha preso carta e penna dopo aver letto sui giornali delle intercettazioni che lo riguardavano. Ed è stata la sua iniziativa a convincere i consiglieri della necessità di approfondire anche questa  vicenda. E dunque a spingere la Prima Commissione a chiedere al Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli l'apertura di un fascicolo specifico e del tutto autonomo rispetto alla procedura di trasferimento d'ufficio che riguarda i magistrati palermitani.
«Ritengo di aver agito nella massima correttezza al solo fine di garantire la tutela degli interessi che mi sono stati affidati» ha scritto tra l'altro il magistrato, spiegando che per alcune procedure cercava professionisti attivi in Sicilia. È probabile che Muntoni - al quale non viene mossa alcuna contestazione - sarà convocato al Csm per un'audizione. Ma non subito e forse non prima che venga messa la parola fine alla procedura sui colleghi siciliani.
Arriveranno martedì prossimo le prime decisioni del Csm sui magistrati di Palermo coinvolti, a vario titolo, nell'inchiesta di Caltanissetta sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia. Per quel giorno sono stati convocati a Palazzo dei marescialli quelli di loro che hanno chiesto di essere destinati a altra sede, per evitare il trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale che è stato aperto nei loro confronti. Subito dopo l'audizione, la Prima Commissione deciderà se le loro richieste possono essere accolte.
I convocati di martedì sono i giudici Lorenzo Chiaromonte, Fabio Licata e Silvana Saguto, ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. L'audizione di Saguto potrebbe però diventare superflua, se dopodomani la Sezione disciplinare del Csm accogliesse la richiesta del ministro della Giustizia e del Procuratore generale della Cassazione di sospenderla dalle funzioni e dallo stipendio. In quel caso quasi certamente la Prima Commissione sospenderebbe l'intera procedura avviata nei suoi confronti per attendere l'esito del processo disciplinare. Saguto - che nell'inchiesta di Caltanissetta è accusata di corruzione - ha chiesto al Csm di essere destinata alla Corte d'appello di Catania o in alternativa a quella di Milano. Mentre Chiaromonte e Licata hanno indicato per una possibile loro assegnazione i tribunali di Termini Imerese, Trapani e Marsala. Giovedì prossimo saranno invece ascoltati gli altri due magistrati coinvolti nell'inchiesta di Caltanissetta: l'ex consigliere del Csm Tommaso Virga e il pm della Dda di Palermo Dario Scaletta. Dovrebbe essere questo l'ultimo atto dell'istruttoria del Csm, secondo quanto ha stabilito oggi la Commissione - presieduta  dal componente laico Renato Balduzzi - in una riunione straordinaria convocata per fare il punto della situazione, alla luce delle ultime carte trasmesse dalla procura di Caltanissetta. I consiglieri hanno infatti deciso di confermare la linea di procedere il più rapidamente possibile . Per questo terminate le audizioni ci sarà il deposito degli  atti. E trascorsi i tempi tecnici per la presentazione di controdeduzioni da parte degli «incolpati» , la Commissione  proporrà al plenum le sue conclusioni. Il che significa che la parola fine dovrebbe essere scritta nel mese di novembre. 
(Ansa)

30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:32
Sicilia: Renzi pensa di licenziare 24 mila forestali, ma si rischia una rivolta sociale 

Giulio Ambrosetti [28 Oct 2015 |


Si cerca di far passare per scansafatiche gli operai forestali della Sicilia. Dimenticando che sono il frutto di un accordo degli anni ’80 tra Dc, Pci, Psi e i sindacati. Il Centro Nord si prendeva la Cassa integrazione e il Sud (con molto meno della metà delle risorse impiegate nel Centro Nord) i forestali. Per la Sicilia un ‘Patto’ penalizzante, perché le giornate lavorative sono a carico della Regione (il resto lo paga l’INPS). Oggi tutti - PD in testa - dimenticano… 
Nella Sicilia che affonda si cominciano  già a contare i ‘morti & feriti’. C’è stato il primo ‘assaggio’ dei 24 mila operai della Forestale, che ieri a Palermo e a Enna hanno lasciato capire cosa sono pronti a fare per non farsi licenziare. La politica siciliana ha risposto annunciando di aver trovato 11 milioni di Euro (ma dove? erano nascosti in un cassetto?). Risposta debole, perché ammesso che questi soldi si rendano disponibili, servirebbero per pagare una decina di giorni di lavoro arretrati. Per completare i pagamenti dovrebbero arrivare i circa 90 milioni di Euro dal CIPE. Ma l’incognita è proprio questa. Vediamo il perché.
Di fatto, questi 90 milioni di Euro, o giù di lì, sono bloccati dal governo nazionale di Matteo Renzi. Perché? Su questo punto le scuole di pensiero si dividono. C’è chi sostiene che il capo del governo del nostro Paese ha sguinzagliato i suoi vice per rassicurare il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, dicendogli che l’esecutivo nazionale vuole che la legislatura, in Sicilia, vada avanti fino alla scadenza naturale, prevista per il 2018. Ma Renzi, si sa, è inaffidabile e bugiardo: al suo predecessore a Palazzo Chigi, Enrico Letta, diceva di stare sereno e poi l’ha sostituito. Diceva che mai e poi mai sarebbe andato al governo senza il voto degli italiani e presiede un governo legittimato da un Parlamento delegittimato dalla Corte Costituzionale che ha definito la legge elettorale Porcellum incostituzionale. Fregandosene del giudizio della Consulta, Renzi ha imposto una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ricalca il Porcelum, addirittura peggiorandolo. Ignorando il fatto che l’attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella, faceva parte della Corte Costituzionale quando quest’ultima, come già ricordato, ha ‘cassato’ il Porcellum, mettendolo in grande difficoltà.
Insomma, da un personaggio spregiudicato come Renzi c’è da aspettarsi di tutto. Non è da escludere, insomma, che capo del governo italiano, per sbarazzarsi di Crocetta, gli stia creando problemi con i forestali. Come già detto, gli 11 milioni di Euro basteranno per pagare appena 10 giornate lavorative. Bloccando al CIPE i circa 90 milioni di Euro, Renzi metterebbe nei ‘casini’ Crocetta che, nel giro di una settimana, verrebbe travolto dalla rivolta sociale, se è vero che i forestali hanno annunciato il blocco di tutte le vie di comunicazione della Sicilia. Tra l’altro, Renzi, licenziando i circa 24 mila forestali della Sicilia, non si tiene solo i soldi che ha rubato alla Regione siciliana, ma risparmia anche con l’INPS. Va ricordato, infatti, che la Regione paga solo le giornate lavorative dei 24 mila operai della Forestale. Nei mesi in cui non lavorano è proprio l’INPS a erogare un’indennità agli operai forestali.
C’è, poi, un’altra interpretazione. Renzi non avrebbe intenzione di mandare a casa il governo Crocetta. Per un motivo semplice: perché sa che, in Sicilia, in caso di elezioni anticipate il centrosinistra sarebbe perdente. Basta ‘respirare’ gli umori della rete per accorgersi che il PD siciliano, nell’immaginario di tantissimi abitanti dell’Isola, passa ormai per il partito che protegge Crocetta (un governatore che la stragrande maggioranza dei siciliani detesta). E, soprattutto, per un partito di ‘ascari’, ovvero una formazione politica che, invece di fare gli interessi dei siciliani, fa gli interessi del governo Renzi.
Dunque il capo del governo italiano non avrebbe alcuna intenzione di sciogliere in anticipo il Parlamento siciliano. In queste ore starebbe soltanto provando a licenziare i 24 mila forestali della Sicilia. Per non restituire i soldi che ha rubato dal Bilancio della Regione siciliana (con la connivenza di Crocetta, del PD e degli altri partiti ‘ascari’ del centrosinistra siciliano): soldi  che, per l’appunto, dovrebbero servire per finire di pagare le giornate lavorative di quest’anno agli operai della Forestale. E, soprattutto, per non pagarli a partire dal prossimo anno, con un doppio risparmio: soldi rubati al Bilancio della Regione e soldi risparmiati dall’INPS.
La partita non è facile. Non è detto, infatti, che i 24 mila operai della Forestale siciliana si facciano ‘ammazzare’ da Renzi. E più probabile che questi ultimi mettano a soqquadro la Sicilia, anche perché non sono tipi che si fanno impressionare da un eventuale intervento dei Prefetti siciliani al comando del Ministro degli Interni, Angelino Alfano. Insomma, gli operai della Forestale sono abituati a lottare, non sono come i simpatici ‘cacasotto’ dei Forconi che, appena avvistavano un Prefetto a 50 chilometri di distanza, se la davano a gambe…
Ribadiamo: la partita non è facile. Però se Renzi dovesse vincerla, licenziando i 24 mila forestali della Sicilia, poi avrebbe campo libero per licenziare gli altri 80 mila lavoratori più o meno precari sparsi tra Regione, Province e Comuni (questi ultimi sono circa 24 mila). Se Renzi dovesse vincere su tutta la linea, buttando in mezzo alla strada oltre 100 mila famiglie (in fondo è quello che chiede l’Unione Europea dell’Euro, delle banche e della finanza mafiosa), potrebbe procedere anche alla riduzione del numero dei Comuni siciliani, portandoli da oltre 390 a una cinquantina (non a caso lo stesso governo Renzi ha tagliato un sacco di risorse finanziarie ai Comuni: operazione che ha condotto con il governo Crocetta, che non ha erogato ancora un solo Euro dei 500 milioni di Euro del Fondo per le Autonomie locali 2015).
La sensazione netta, precisa è che, in queste ore, sia in corso un gioco della parti tra il governo Renzi, il governo Crocetta, i sindacati (Cgil, Cisl e Uil siciliane) il PD e il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Quest’ultimo, in quanto Ministro degli Interni, dovrebbe intervenire nel caso in cui i 24 mila operai della Forestale della Sicilia non si dovessero rassegnare al licenziamento.
Perché pensiamo questo? Perché in queste ore è in corso una manovra da parte della politica per confondere le carte, facendo passare i 24 mila operai della Forestale della Sicilia degli scansafatiche pagati da Roma. Tesi falsa, perché gli operai della Forestale siciliana li paga la Regione con i propri soldi: soldi che il governo Renzi, come già sottolineato, ha derubato alla stessa Regione siciliana.
In questi casi la disinformazione è importante. Ma è altrettanto importante la memoria storica. Chi scrive, quando il fenomeno dei forestali siciliani prendeva forma con numeri importanti, iniziava la propria attività di giornalista. Un anno centrale è stato il 1980, quando lo Stato italiano ha speso una barca di soldi per la ristrutturazione industriale della Fiat. I politici meridionali dell’epoca - e i sindacati, con in testa la Cgil - hanno chiesto e ottenuto una contropartita per il Sud. Una di queste contropartite (oltre ai fallimentari stabilimenti della Fiat nel Sud, dalla Campania alla Sicilia, costosi e inutili: tant’è vero che hanno chiuso i battenti dopo aver sprecato ‘vagonate’ di soldi, sempre nel nome della Fiat) sono stati i forestali. Che non erano altro che i braccianti agricoli, che nel Sud, in proporzione, erano molti di più che nel Centro Nord Italia. Questi braccianti agricoli sarebbero stati pagati per occuparsi dei boschi del Sud Italia, in collaborazione del Corpo Forestale, allora dello Stato.  
La Sicilia è stata in parte penalizzata dall’accordo sui forestali. Perché una quota del lavoro di questi braccianti agricoli (le giornate lavorative) è stata posta a carico del Bilancio regionale. Lo Stato avrebbe pagato le giornate non lavorative attraverso l’INPS. Quando viene siglato questo accordo erano - e scusate il gioco di parole - tutti d’accordo: Dc, Pci, Psi, Psdi, Cgil, Cisl e Uil. In disaccordo erano i repubblicani e i liberali che, insieme, in quegli anni, non arrivavano al 6 per cento dei voti. Tutti sapevano che si trattava non di lavoro produttivo, ma di Stato sociale: per la precisione, l’equivalente della Cassa integrazione del Centro Nord Italia.
Chi oggi contesta i forestali del Sud Italia dovrebbe, con coerenza, contestare anche la Cassa integrazione nel Centro Nord Italia. Invece Renzi e il PD - che sono profondamente antimeridionali (non dobbiamo dimenticare che il governo Renzi, con la manovra economica e finanziaria 2015, ha rubato al Sud 12 miliardi di Euro di fondi PAC con i quali ha finanziato il Jobs Act nel Centro Nord Italia: questi sono fatti!) - contestano solo i forestali del Sud e, segnatamente, quelli della Sicilia, da tre anni oggetto di denigrazione da parte di certe trasmissioni televisive costruite ad arte per disinformare, raccontando solo le ‘verità’ di convenienza.
Come finirà? Chi scrive si augura che i forestali siciliani facciano ingoiare il ‘rospo’ all’arroganza personificata chiamata Matteo Renzi e a qual partito di ascari chiamato PD siciliano.

p.s.
Ci stavamo dimenticando i sindacati: Cgil, Cisl e Uil. Sarebbe bene che i 24 mila operai della forestale strappino le stesse di queste tre organizzazioni sindacali. Sono state proprio queste tre organizzazioni sindacali che li hanno portati allo sbaraglio. Ma di questo ci occuperemo un’altra volta. 


30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:30
Caramma, la revoca e l'equivoco "Che fa, ti stanno arrestando" 


Mercoledì 28 Ottobre 2015 - 06:11 di Riccardo Lo Verso

Le microspie svelano i retroscena della rinuncia all'incarico del marito di Silvana Saguto nella cava Buttitta, gestita da Gaetano Cappellano Seminara.



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PALERMO - Lorenzo Caramma si sentiva “umiliato”. Gaetano Cappellano Seminara, invece, era “addolorato”. Era stato caratterizzato dalle polemiche il passo indietro di Caramma, ingegnere e marito di Silvana Saguto, costretto a rinunciare all'incarico di coadiutore tecnico in una cava gestita dal principe degli amministratori giudiziari.

Stando alle intercettazioni delle conversazioni della stessa Saguto si erano mossi il presidente della Corte d'appello, Gioacchino Natoli, e del Tribunale, Salvatore Di Vitale, per arrivare alla revoca dell'incarico di Caramma nella cava Buttitta di Trabia. “Diremo, per non dire che si dimette, - spiegava la Saguto - che cessa l'incarico, nel senso che non serve più la sua figura professionale”. Il fatto che Caramma non sarebbe più andato al lavoro ero stato comunicato in azienda con una e mail circolare. Pure questa finita agli atti dell'inchiesta della Procura di Caltanissetta coordinata dall'aggiunto Lia Sava.

“Lorenzo ha avuto telefonate di tutti i tipi”, diceva nel luglio scorso l'ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. “Cappellano - annotano i finanzieri - ribatteva che non era nei suoi pensieri e che per questo ha buttato fuori la persona che ha scritto l'e mail”. L'amministratore era addirittura pronto a fare un passo indietro, a lasciare le misure di prevenzione. Si era stancato “perché questa cosa è iniziata male ed è finita peggio”.

Poco dopo l'avvocato chiamava Lorenzo Caramma: “... siccome ho sentito tua moglie e mi ha detto, ah, ma so che hai dato comunicazione, quindi io mi sono, dissi ma comunicazione in che senso, hai mandato la mail, io non le ho detto niente ma ti sto chiamando perché ho chiesto a questo cretino di chiedere scusa”. Caramma non l'aveva presa bene, perché “ho dovuto spegnere il telefono, perché mi sono arrivate cinquanta telefonate, ma che fa ti hanno denunciato, ti stanno arrestando, che cosa hai combinato”. Si era dovuto sorbire pure “le risatine dietro le telefonate”.


http://livesicilia.it/2015/10/28/caramma-saguto-incarico-inchiesta-beni-confiscati-cappellano-seminara-mafia_678709/




LA STAMPA

Il caso
"No a parentopoli in Tribunale
Incarichi solo a chi è capace"
Palermo, circolare del nuovo presidente della sezione che amministra i beni confiscati


PALERMO. La parentopoli non è solo nelle Università o nelle aziende pubbliche ma pure nei Tribunali: il nuovo presidente della sezione misure di prevenzione di Palermo è così costretto a mettere per iscritto che, «allo  scopo di garantire la assoluta trasparenza», gli amministratori giudiziari dei beni di mafia sequestrati e confiscati saranno invitati a «selezionare i collaboratori solo in base alla competenza e alla affidabilità, anche etica, escludendo persone che abbiamo legami di parentela o di intima amicizia  con i magistrati o con il personale della cancelleria della sezione». 
La circolare è appesa da ieri nella cancelleria della sezione nell`occhio del ciclone, messa a soqquadro, un paio di settimane fa, da finanzieri alla ricerca di prove delle «combine» tra giudici e amministratori, sfociate in un`inchiesta della Procura di Caltanissetta e nell`azzeramento del pool coordinato dalla ormai ex presidente Silvana Saguto, indagata per corruzione, concussione per induzione e abuso d`ufficio.


Oggi a Palermo sbarcherà la prima commissione del Csm, che con ogni probabilità disporrà i trasferimenti d`ufficio per incompatibilità ambientale. 

In attesa del repulisti definitivo, il nuovo presidente della sezione, Mario Fontana, ha dovuto ricordare a coloro che vengono chiamati ad amministrare patrimoni di centinaia di milioni che certe scelte, sebbene non vietate dalla legge, sono da evitare comunque. Cosa tra l`altro emersa e conclamata da tempo: Silvana Saguto, ad esempio, è moglie di Lorenzo Caramma, ingegnere, già collaboratore dell`avvocato Gaetano Cappellano Seminara (tutti e tre sono oggi indagati), nella gestione di cinque cave confiscate, affidate alla sezione del Tribunale presieduta dalla moglie: e anche se Caramma era stato nominato prima del 2010, quando la moglie non era ancora presidente, aveva mantenuto gli incarichi anche dopo.

Qualche mese fa il presidente della Corte d`appello, Gioacchino Natoli, aveva chiesto che l`anomalia venisse eliminata e l`ingegnere si era dimesso: un 

gesto che forse gli ha salvato la vita, perché la settimana scorsa un operaio che aveva perso il lavoro si è presentato nella cava confiscata Buttitta, a Trabia, 
una ventina di chilometri da Palermo, e ha ucciso due persone.

Una, il direttore tecnico, era Gianluca Grimaldi. E il duplice delitto aveva fatto emergere che il geologo era figlio di Elio Grimaldi, cancelliere della sezione 

misure di prevenzione: anche lui era stato nominato da Cappellano Seminara, recordman degli incarichi di amministrazione giudiziaria, accusato di avere «gratificato» la Saguto con incarichi dati a Caramma in mezza Sicilia, per compensi da 750 mila euro, ma anche con regali e denaro che avrebbe ricevuto Vittorio Saguto, padre della giudice, indagato con l`ipotesi di riciclaggio.

Un altro caso riguarda Lorenzo Chiaramonte, accusato di abuso d`ufficio per avere nominato un avvocato al quale era molto legato. E ancora nel mirino 

c`è la scelta di Walter Virga, figlio di un ex consigliere del Csm, Tommaso, entrambi indagati perché il padre - sostiene l`accusa - avrebbe rallentato 
esposti contro la Saguto. Virga junior, classe 1980, aveva ricevuto l`incarico di gestire un patrimonio da 800 milioni, con un maxistipendio per sé. Doveva 
amministrare pure una concessionaria Bmw, Land Rover e Mini. Il direttore commerciale scelto da Virga, Giuseppe Rizzo, avrebbe preso per sé una Audi A4 e una Mini Cooper; uno dei consiglieri di amministrazione, Alessio Cordova, le avrebbe prese per la mamma e per la suocera, un altro, Dario Majuri, per la moglie. Un collaboratore di Virga, Alessandro Kallinen Garipoli, avrebbe pensato anche lui alla consorte. Andrea Vincenti, figlio di un ex presidente della sezione misure di prevenzione, prese una Land Rover: carte alla mano, ha però spiegato che lo sconto ottenuto era quello ordinario. 

RICCARDO ARENA 
30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:29
L'incarico e la paura della Saguto  "È un ragazzetto, non so come farà" 


Martedì 27 Ottobre 2015 - 06:00 di Riccardo Lo Verso

Lo scorso luglio la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo sequestrò un patrimonio sterminato agli imprenditori Virga di Marineo. La nomina ad amministratore faceva gola a molti. La scelta preoccupava lo stesso magistrato travolto dallo scandalo. Si indaga anche sugli incarichi di Walter Virga in altri settori.


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PALERMO - "Gli daranno un incarico di quelli giganteschi", diceva un commercialista all'avvocato Walter Virga. Era il 2 luglio scorso. La voce correva nei corridoi del Tribunale di Palermo ed era arrivata alle orecchie di molti. Anche del commercialista. Un patrimonio sterminato sarebbe finito sotto la scure della sezione Misure di prevenzione e comprendeva "di tutto e di più, dalle case di cura, alle immobiliari alle cave".

Il 6 luglio successivo agli imprenditori Virga di Marineo furono sequestrati beni per un miliardo e 600 milioni, tra cui 33 imprese di calcestruzzo, 700 tra case, ville e immobili, 80 rapporti bancari, 40 assicurativi e oltre 40 mezzi. Il collegio delle misure di prevenzione, presieduto da Silvana Saguto, scelse come amministratore giudiziario il commercialista Giuseppe Rizzo. Virga era rammaricato. Riteneva che un suo collaboratore, Alessio Cordova, fosse pronto per l'incarico: "... senti, ma secondo te questa qua non è andata, non tanto a me, ad Alessio, alla luce delle pressioni di quello la", oppure poteva essere una conseguenza "di quello che è successo". Lo sponsor di Rizzo, secondo i finanzieri, sarebbe stato l'ufficiale della Dia, Rosolino Nasca, mentre Virga non escludeva che la mancata scelta di Cordova fosse dovuta allo scontro aperto con la Saguto dopo che il giovane amministratore aveva allontanato dal suo studio Mariangela Pantò, fidanzata di uno dei figli del magistrato.

Il 17 luglio era la stessa Saguto a mostrarsi timorosa per la nomina di Rizzo. Aveva scelto "un ragazzetto che non so come farà, adesso io devo nominare un coadiutore giusto perché sennò". La scelta sarebbe ricaduta su Carmelo Provenzano perché "è un docente e non può dire niente nessuno". Le cose sarebbero andate in maniera diversa. Oggi Provenzano, professore alla Kore di Enna, è finito sotto inchiesta. Sarebbe stato l'organizzatore di quella che gli stessi indagati definiscono la "laurea farsa" di Emanuele Caramma, altro figlio della Saguto.

Il 17 luglio i rapporti fra l'allora presidente delle Misure di prevenzione e Walter Virga erano ormai ai ferri corti. Virga non si rammaricava più per l'incarico sfuggito al suo collaboratore Cordova, piuttosto voleva fare un passo indietro. Fabio Licata, altro giudice delle Misure di prevenzione indagato, riferiva le parole pronunciate da Tommaso Virga, presidente di una sezione del Tribunale e padre del giovane amministratore giudiziario: "Io ci ho pensato, dice, mi dovete liberare Walter". Il figlio si sentiva sotto pressione, voleva rinunciare alle amministrazione di Rappa e Bagagli. La stessa Saguto era incredula: "Non lo capisco cioè Walter non lavorerà più col Tribunale. Cioè non si prende più curatele, non fa più l'avvocato? Perché lui qua è... fatti suoi sono... se può campare senza lavorare al Tribunale di Palermo, fatti suoi, perché come è questa sezione, così è un'altra, non è che Tommaso (Virga, ndr) è in questa sezione". Il riferimento era ad altri incarichi ricevuti dal giovane in altri settori dell'amministrazione della giustizia. Da qui i controlli della finanza alle sezioni delle Esecuzioni immobiliari e alla Fallimentare.

Alla fine Virga avrebbe davvero rinunciato agli incarichi, ma solo quando l'inchiesta della procura di Caltanissetta era già avviata e lo scandalo esploso nelle stanze del palazzo di giustizia palermitano.


30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:28
Il Riesame scarcera sette presunti esponenti del clan Belforte: «Il Gip ha fatto copia e incolla»








ARTICOLI CORRELATI
di Leandro Del Gaudio
NAPOLI - Il Tribunale del Riesame di Napoli ha scarcerato sette presunti esponenti del clan Belforte di Marcianise. Il Tribunale del Riesame di fatto «bacchetta» il lavoro del Gip Carlo Modestino per un difetto di motivazione.
Vacilla così l'inchiesta sul clan Belforte nell'ambito della quale il Riesame ritiene che il Gip abbia fatto «copia e incolla» rispetto agli atti del pubblico ministero.


L'inchiesta è quella sulla trama camorristica nel casertano nell'ambito della quale sono indagati anche alcuni poliziotti che avrebbero fatto da scorta a Gigi d'Alessio. La decisione del Riesame nei confronti dei poliziotti è attesa nei prosimi giorni.


«Manca del tutto - scrive il Riesame - la valutazione autonoma del compendio cautelare, dal momento che la valutazione riportata è quella del pm che il gip ricopia in toto».


No comment ai piani alti del tribunale. I vertici dell'ufficio Gip non intervengono sul caso aperto dalla decisione del riesame di annullare una intera inchiesta della Procura.


Pesano le valutazioni adottate dal collegio del riesame, presieduto dal giudice Teresa Areniello. Scrivono i giudici: «La misura cautelare va annullata perché riporta pedissequamente il contenuto della richiesta del Pm, addirittura riproducendo la medesima suddivisione in paragrafi e utilizzando le stesse parole, senza alcuna ulteriore aggiunta».


A questo punto, per effetto di questa valutazione, anche i tre poliziotti arrestati con l'accusa di legami con i Belforte saranno scarcerati. Ma cosa accade ora? Il Pm Luigi Landolfi e il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli potranno fare ricorso per cassazione o inoltrare alla sezione Gip una nuova richiesta di arresti. Ma torniamo al provvedimento del riesame: a leggere l'ordinanza di custodia cautelare, «ci si trova di fronte ad una mera adesione acritica alle scelte dell'accusa». Oltre a Giuseppe liberato, pasquale Piccirillo, Francesco Trillicoso sono destinati a lasciare la cella anche gli agenti arrestati e gli altri presunti soggetti legati ai Belforte. 


I tre poliziotti coinvolti nell'inchiesta sono accusati anche di avere utilizzato una vettura di servizio per fare da scorta al cantante Gigi D'Alessio: i tre agenti, è emerso, nel dicembre 2013, invece di pattugliare le strade di Marcianise scortarono con l'auto di servizio l'artista alla presentazione di un cd a Napoli. I tre poliziotti sono stati sospesi dal servizio su disposizione del Questore Francesco Messina ma ora, dopo l'annullamento delle ordinanze da parte del Riesame, il loro legale Omarto annuncia che farà opposizione per farli rientrare a lavoro.





Luned? 26 Ottobre 2015, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 15:32
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=1642598&sez=CASERTA










Cambiamo Aria



Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. 

Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio.  L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene

E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quindi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.
Se intanto il campionato finisce, pazienza.
Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

IL PIANO COPIATO

NUMERO DELLE RIGHE DEL PIANO REGIONALE DI TUTELA E RISANAMENTO DELL’ATMOSFERA DELLA REGIONE VENETO (approvato con delibera 452 del 15 febbraio 2000 ed adottato con deliberazione 57 del CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO dell’11.11.2004, BOCCIATO DALLA COMMISSIONE AMBIENTE D’EUROPA (DUMAS) NELL’APRILE 2006) COPIATE NEL PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA APPROVATO CON Decreto Assessoriale 176/GAB Regione Sicilia del 9 Agosto 2007


Nel conteggio del numero delle righe SI SONO ESCLUSI : Titoli dei paragrafi e sottoparagrafi, tabelle, grafici e figure per ogni capitolo.
Il conteggio si riferisce solo al raffronto con il Piano della Regione Veneto e non comprende le altre fonti copiate.

Capitolo 1
Totale delle righe del piano Sicilia 564
Righe del piano Veneto riproposte(INCOLLATE) nel Piano Sicilia 323
Incidenza percentuale 57,26%
Capitolo 2
Totale delle righe del piano Sicilia 2002
Righe del piano Veneto riproposte(INCOLLATE) nel Piano Sicilia 520
Incidenza percentuale 25,97%
Capitolo 3
Totale delle righe del piano Sicilia 396
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 265
Incidenza percentuale 66,91%
Capitolo 4 [include solo un elenco di norme; non conteggiato]
Totale delle righe del piano Sicilia 222
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 1
Capitolo 5
Totale delle righe del piano Sicilia 61
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 31
Incidenza percentuale 50,81%
Capitolo 6
Totale delle righe del piano Sicilia 617
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 566
Incidenza percentuale 91.73%
Capitolo 7
Totale delle righe del piano Sicilia 659
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 73
Incidenza percentuale 11%
Capitolo 8
Totale delle righe del piano Sicilia 46
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 23
Incidenza percentuale 50%
Capitolo 9
Totale delle righe del piano Sicilia 30
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 30
Incidenza percentuale 100%
Capitolo 10
Totale delle righe del piano Sicilia 8
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 8
Incidenza percentuale 100%
Glossario
Totale delle righe del piano Sicilia 202
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 136
Incidenza percentuale 67,32%
BIBLIOGRAFIA RIGHE DEL PIANO SICILIA 76
T O T A L I
Totale delle righe dell’INTERO Piano Sicilia 4.585(*)
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 2.167
Incidenza percentuale 47,26%
(*)non conteggiate le pagine dell’elenco delle normative e della bibliografia

POSIZIONAMENTO DELLE RIGHE COPIATE DAL PIANO ARIA DEL VENETO INCOLLATE SUL PIANO SICILIA:
CAPITOLO 1
PAG 9 dalla 16° alla 50° riga
PAG 10 dalla 1° alla 10° riga; dalla 12° alla 31° riga
PAG 11 dalla 1° alla 24° riga; dalla 26° alla 31°; dalla 34° alla 39°; dalla 42° alla 52°
PAG 12 dalla 1° alla 26° riga; dalla 30° alla 33°; dalla 39° alla 39° dalla 43° riga
PAG 13 dalla 1° alla 6° riga
PAG 25 dalla 1° alla 42° riga
PAG 26 dalla 1° ; dalla 5° alla 16°; dalla 21° alla 25°
PAG 27 dalla 1° alla 32° riga
PAG 28 dalla 1° alla 46°; dalla 48° alla 50°
PAG 29 dalla 1° alla 8° riga
CAPITOLO 2
PAG 30 dalla 25° alla 26° riga; dalla 33° alla 53°
PAG 31 dalla 1° alla 14° riga; dalla 16° alla 25°
PAG 33 dalla 13° alla 14° riga
PAG 49 dalla 9° alla 25° riga; 31°
PAG 70 dalla 1° alla 29° riga
PAG 72 dalla 18° alla 23° riga
PAG 74 dalla 1° alla 24° riga
PAG 90 dalla 18° alla 28°; dalla 31° alla 32°; dalla 38° alla 40°
PAG 91 dalla 14° alla 24° riga
PAG 99 dalla 7° alla 10° riga; dalla 27° alla 43°
PAG 100 dalla 34° alla 35° riga
PAG 101 dalla 10° alla 15° riga
PAG 111 dalla 1° alla 8° riga; dalla 11° alla 13°
PAG 112 dalla 5° alla 7° riga
PAG 114 dalla 3° alla 7° riga; dalla 11° alla 17°; dalla 20° alla 25°
PAG 116 dalla 1° alla 9° riga; dalla 17° alla 27°; 34°
PAG 121 dalla 22° alla 24° riga
PAG 122 dalla 1° alla 15° alla 22° riga
PAG 126 dalla 1° alla 15° riga; dalla 21° alla 26°; dalla 30° alla 39°; dalla 42° alla 44°; dalla 48° alla 49°
PAG 127 dalla 3° alla 17° riga; dalla 26° dalla 36° alla 40° riga
PAG 128 dala 17° alla 22° riga; dalla 46° alla 57°
PAG 129 dalla 1° alla 50° riga
PAG 130 dalla 1° alla 10° riga; dalla 15° alla 17°; dalla 31° alla 50°
PAG 131 dalla 1° alla 11° riga
PAG 132 dalla 1° alla 18° riga
PAG 133 dalla 1° alla 29° riga
PAG 135 dalla 8° alla 9° riga
PAG 140 dalla 1° alla 14° riga
PAG 141 dalla 50° alla 51° riga
PAG 142 dalla 2° alla 3° alla 9° riga
CAPITOLO 3
PAG 169 dalla 1° alla 20° riga; dalla 24° alla 52°
PAG 170 dalla 16° alla 26° riga
PAG 172 dalla 1° alla 5° riga
PAG 173 dalla 12° alla 14° riga
PAG 174 dalla 1° alla 15° riga
PAG 175 dalla 1° alla 4° riga; dalla 11° 14° riga
PAG 177 dalla 8° alla 10° riga; dalla 11° alla 12°
PAG 178 dalla 1° alla 8° riga
PAG 180 dalla 1° alla 6° riga
PAG 181 alla 2° alla 9° riga
PAG 185 dalla 1° alla 4° e la 6° riga
PAG 186 dalla 7° alla 16° riga
PAG 189 dalla 1° alla 2°; dalla 4° alla 5°
PAG 190 dalla 1° alla 44° riga
PAG 191 dalla 1° alla 40° riga
PAG 192 dalla 1° alla 27° riga
PAG 193 dalla 1° alla 10° riga
PAG 195 dalla 3° alla 10° riga; dalla 12° alla 14°
CAPITOLO 4
PAG 196 34° RIGA
CAPITOLO 5
PAG 202 dalla 9° alla 12° riga; 15°
PAG 203 dalla 1° alla 20° riga; dalla 25° alla 29°
CAPITOLO 6
PAG 204 dalla 4° alla 7° riga; dalla 13° alla 16°; dalla 20° alla 22°; dalla 37° alla 44°
PAG 205 dalla 1° alla 46° riga
PAG 206 dalla 1° alla 51° riga
PAG 207 dalla 1° alla 36° riga
PAG 208 dalla 1° alla 42° riga
PAG 209 dalla 1° alla 36° riga
PAG 210 dalla 1° alla 3°; dalla 4° alla 8°
PAG 211 dalla 1° alla 48° riga
PAG 212 dalla 1° alla 41° riga
PAG 213 dalla 1° alla 46° riga
PAG 214 dalla 1° alla 42° riga
PAG 215 dalla 1° alla 39° riga
PAG 216 dalla 1° alla 53° riga
PAG 217 dalla 1° alla 17° riga; dalla 19° alla 42°
PAG 218 dalla 1° alla 10°; 16°; 17°; dalla 20° alla 26°; dalla 28° alla 36°
CAPITOLO 7
PAG 219 dalla 1° alla 17° riga; dalla 20° alla 25°
PAG 220 dalla 5° alla 15° riga; dalla 21° alla 26°
PAG 232 dalla 19° alla 45° riga
PAG 233 dalla 1° alla 6° riga
CAPITOLO 8
PAG 234 dalla 3° alla 4° riga; dalla 15° alla 16°; dalla 20° alla 21°; dalla 26° alla 40°; dalla 43° alla 44°
CAPITOLO 9
PAG 235 dalla 1° alla 29° riga
CAPITOLO 10
PAG 236 dalla 1° alla 8° riga
GLOSSARIO
PAG 237 dalla 1° alla 59° riga
PAG 238 dalla 1° alla 61° riga
PAG 239 dalla 1° alla 5° riga

Numero delle righe COPIATE dalle altre 32 fonti (+PIANO VENETO) e INCOLLATE nel PIANO SICILIA

1. FONTE DEL COPIATO: Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera della Regione Veneto
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 2.167
2. FONTE DEL COPIATO: http://www.globalgeografia.com.pdf
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia 7
3. FONTE DEL COPIATO: Programma Pluriennale regionale attuativo regolamento CEE 2080/92
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 75
4. FONTE DEL COPIATO: Il turismo in Sicilia 200-2001 pag 312
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 21
5. FONTE DEL COPIATO: http://www.sinanet.apat.it/it/sinanet/progetti/pri_clc2000/ilprogetto-i-clc2000-in_italia/metodologia/iv_livello_clc
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 10
6. FONTE DEL COPIATO:Agenda21, Relazione sullo stato dell’ambiente, Città di Palermo
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 61
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 28
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 8
9. FONTE DEL COPIATO Dipartimento Chimica Università Palermo
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 56
10. FONTE DEL COPIATO AMIA, Il rilevamento dell’inquinamento acustico ed atmosferico nel Comune di Palermo, Agosto 1997-Dicembre 1998
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 65
11. FONTE DEL COPIATO AMIA, 3a Relazione
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 4
12. FONTE DEL COPIATO AMIA, 4a Relazione
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia
13. FONTE DEL COPIATO AMIA, 5a Relazione
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 75
14. FONTE DEL COPIATO . Drago "Carta climatica e Atlante climatologico della Sicilia"
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 318
15. FONTE DEL COPIATO E. Golfieri e G. Silvestri “Progetto di residenze con l’utilizzo di sistemi solari passivi e di raffrescamento naturale ad Alfonsine (RA), Tesi di Laurea, Università di Ferrara, 1997-1998
N°Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 8
16. FONTE DEL COPIATO ENEA 1999
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 40
17. FONTE DEL COPIATO A. Drago “I processi di desertificazione e i possibili interventi di mitigazione”
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 6
18. FONTE DEL COPIATO Istituto Veneto Tesi di Laurea
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 22
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 212
20. FONTE DEL COPIATO Piano Provinciale Tutela Qualità aria Provincia Trento
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 9
21. FONTE DEL COPIATO APAT BIOMONITORAGGIO
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 140
22. FONTE DEL COPIATO Linee guida per la formazione del “Piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela”, 2005
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 76
23. FONTE DEL COPIATO ARPA Laboratorio mobile, Comune di Milazzo, 2005-2006
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N°121
24. FONTE DEL COPIATO ANNUARIO ARPA 2004
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 186
25. FONTE DEL COPIATO ANNUARIO ARPA 2005
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 248
26. FONTE DEL COPIATO ANNUARIO ARPA 2006
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 264
27. FONTE DEL COPIATO D:M. 261/2002
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 14
28. FONTE DEL COPIATO 158-168 Genchi Cammarata
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 34
29. Allegato Tecnico Convenzione Università PA CIRIAS datato 7.2.2008
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 19
30 Convenzione Università Messina dr. Parmaliana datato 17.3.2005 A.R.T.A. dr. Genchi
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 44
31 Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi-Cammarata Università PA Ing Barbaro
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 12
32 Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi Università PA Ing Barbaro”Oggetto Attività di ricerca”
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 11
33 FONTE DEL COPIATO Assessorato Turismo, Comunicazioni e Trasporti “Piano Regionale dei Trasporti e della Mobilità”, Piano Direttore, 2002
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 34

TOTALI RIGHE PRESE-COPIATE DALLE 33 FONTI E INCOLLATE SUL “PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA” 2291+2.167 N° 4.458

T O T A L I

Totale delle righe dell’INTERO Piano Sicilia 4.882
Righe COMPLESSIVE DELLE 33 FONTI riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 4.458

Incidenza percentuale 91,31%

COPIATO NON SOLO DAL PIANO VENETO ma..: FONTI DEL COPIATO E INCOLLATO SUL PIANO SICILIA

CAPITOLO 1 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Global Geografia
PAG 15 dalla 1° alla 5° riga
Programma Pluriennale
PAG 15 dalla 5° alla 9° riga;
Turismo in Sicilia pag 312
PAG 16 dalla 1° alla 13° riga;
Programma Pluriennale
PAG 17 dalla 4° alla 15° riga;
SINANET
PAG 18 dalla 1° alla 13° riga
Relazione sullo stato dell’ambiente Agenda 21 pag 26-27 e 113-117
PAG 20 dalla 1° alla 12° riga
PAG 21 dalla 1° alla 21° riga
PAG 22 dalla 1° alla 25° riga
Programma Pluriennale
PAG 23 dalla 1° alla 23°;
CAPITOLO 2 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Annuario ARPA 2005 PAG 2.2 e 2.6
PAG 30 dalla 8° alla 25° riga; dalla 37° alla 49° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.26 -2.30
PAG 31 dalla 26° alla 34° riga; dalla 21° alla 25° riga;
PAG 32 dalla 3° alla 5° riga;
Prov Torino AZOTO
PAG 35 dalla 16° alla 24° riga
Prov Torino ZOLFO
PAG 35 dalla 5° alla 15° riga
Annuario ARPA 2004 PAG 2.14 -2.25, 2.8-2.13,2.36-2.40
PAG 35 dalla 1° alla 4° riga, 16,dalla 25° alla 37° riga,
PAG 36 dalla 1° alla 18° riga,
PAG 38 dalla 1° alla 13° riga, dalla 15° alla 30° riga, dalla 32° alla 37° riga,
PAG 39 dalla 1° alla 38° riga,
PAG 41 dalla 1° alla 7° riga,
PAG 42 dalla 1° alla 14° riga, dalla 17° alla 27° riga,
PAG 46 dalla 11° alla 12° riga,
PAG 47 dalla 1° alla 17° riga
Annuario ARPA 2005 PAG 2.7
PAG 49 dalla 30° alla 34° riga
Annuario ARPA 2006 PAG 2.6 e 2.28
PAG 49 dalla 41° alla 42° riga
PAG 50 dalla 1° alla 9° riga
PAG 50 dalla 10° alla 24° riga
PAG 51 dalla 1° alla 2° riga
PAG 52 dalla 1° alla 49° riga
PAG 53 dalla 1° alla 15° riga
Annuario ARPA 2004 PAG 2.42
PAG 70 TABELLA
Annuario ARPA 2005 PAG 2.18 e 2.19
PAG 71 dalla 24° alla 26° riga
PAG 72 dalla 1° alla 8° riga
AMIA Palermo relazione 97/98 pag 44-47
PAG 81 dalla 5° alla 29° riga
PAG 81 dalla 38° alla 99° riga
PAG 81 dalla 5° alla 29° riga
PAG 82 dalla 1° alla 4° riga
PAG 82 dalla 7° alla 8° riga
PAG 83 dalla 1° alla 7° riga
PAG 83 dalla 8° alla 9° riga
PAG 83 dalla 11° alla 12° riga
PAG 83 dalla 13° alla 159° riga
AMIA Palermo III relazione pag 278-284
PAG 84-86 TABELE
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 103-106 109-112
PAG 93 dalla 1° alla 31° riga,
PAG 93 dalla 32° alla 40° riga
Università Ferrara tesi laurea “l’AMBIENTE NATURALE” capitolo 2°
PAG 96 dalla 10° alla 15° riga
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 103-106 109-112
PAG 99 dalla 7° alla 11° riga, dalla 1° alla 21° riga
Programma Pluriennale
PAG 99 dalla 1° alla 6° riga, dalla 11° alla 26° riga
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 106 112-113
PAG 101 dalla 7° alla 10° riga
PAG 103 dalla 1° alla 4° riga,
ENEA 1999
PAG 105 dalla 5° alla 40° riga
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 106 112-113
PAG 106 dalla 1° alla 3° riga,
PAG 106 dalla 4° alla 17° riga,
I Processi di desertificazione e i possibili rimedi pag 1
PAG 109 dalla 1° alla 5° riga,
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 106 112-113
PAG 110 dalla 1° alla 7° riga,
PAG 110 dalla 8° alla 24° riga
Istituto Veneto pag 20-21
PAG 111 dalla 14° alla 25° riga
PAG 112 dalla 1° alla 3° riga
Piano Provinciale Tutela Aria Provincia Trento pag 38
PAG 114 dalla 15° alla 17° riga, dalla 25° alla 27° riga;
Annuario Arpa 2006 pag 2.29 2.31-2.32
PAG 115 dalla 1° alla 29° riga
Annuario Arpa 2006 pag 2.31-2.32
PAG 118 dalla 1° alla 8° riga
Annuario Arpa 2005 pag 2.23-2.24
PAG 124 dalla 34° alla 46° riga
DIRVIT
PAG 126 dalla 16° alla 20° riga; dalla 23° alla 25° riga; dalla 36° alla 37° riga; dalla 41° alla 44° riga; dalla 47° alla 51° riga;
PAG 127 dalla 1° alla 2° riga; dalla 18° alla 35° riga; dalla 40° alla 47° riga; dalla 48° alla 52° riga;
PAG 128 dalla 1° alla 17° riga; dalla 24° alla 31° riga; dalla 32° alla 46° riga;
PAG 129 dalla 1° alla 19° riga;
PAG 130 dalla 11° alla 14° riga;
Annuario Arpa 2006 pag 2.25-2.39
PAG 133 dalla 32° alla 45° riga;
PAG 134 dalla 9° alla 22° riga;
PAG 136 dalla 1° alla 17° riga; dalla 24° alla 26° riga
PAG 137 dalla 1° alla 19° riga;
PAG 138 dalla 1° alla 22° riga;
PAG 139 dalla 1° alla 18° riga;
AMIA V relazione pag 276-284
PAG 138 E PAG 139 TABELLE
APAT Biomonitoraggio 2005
PAG 140 dalla 15° alla 34° riga,
Linee Guida Comprensorio del Mela 2005 pag 69-70
PAG 140 dalla 35° alla 36° riga,
PAG 141 dalla 1° alla 24° riga,
ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pag 14, 22-24,32-42
PAG 151 dalla 8° alla 11° riga,
PAG 152 dalla 1° alla 32° riga,
PAG 153 dalla 1° alla 40° riga,
PAG 154 dalla 1° alla 11° riga,
AMIA III IV V Relazione
PAG 157 dalla 17° alla 29° riga,
AMIA III Relazione
PAG 157 TABELLA
CAPITOLO 3 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Annuario ARPA 2005 PAG 2.25 e 2.26
PAG 157 dalla 17° alla 29° riga,
AMIA Acidità Piogge acide pag 32
PAG 157 dalla 14° alla 23° riga,
AMIA V Relazione pag 276
PAG 157 dalla 17° alla 29° riga,
GENCHI-CAMMARATA
PAG 158 dalla 1° alla 46° riga,
PAG 159 dalla 1° alla 24° riga,
Annuario ARPA 2005 PAG 2.25 e 2.26
PAG 170 dalla 1° alla 12° riga,
PAG 171 dalla 1° alla 12° riga,
AMIA V Relazione pag 276
PAG 172 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.33-2.34
PAG 173 dalla 6° alla 10° riga,
PAG 173 dalla 1° alla 3° riga,
PAG 173 dalla 7° alla 18° riga,
AMIA V Relazione pag 283-284
PAG 174 e pag 175 TABELLE
Annuario ARPA 2004 PAG 2.58 -2.69
PAG 173 e pag 173 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.29 e 2.30
PAG 175 dalla 5° alla 10° riga, dalla 15° alla 25° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.64
PAG 176 TABELLE
AMIA V Relazione pag 281
PAG 176 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.31-2.32
PAG 177 dalla 1° alla 7° riga, dalla 11° alla 16° riga,
PAG 178 TABELLE
Annuario ARPA 2004 PAG 2.67
PAG 178 TABELLE
AMIA V Relazione pag 279-280
PAG 179 TABELLE
AMIA V Relazione pag 279-280
PAG 180 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.27
PAG 181 dalla 10° alla 16° riga; dalla 18° alla 25° riga;
PAG 182 dalla 1° alla 6° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.64
PAG 182 TABELLE
AMIA V Relazione pag 276-278 e 284
PAG 182 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.35
PAG 186 dalla 17° alla 33° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.72
PAG 187 TABELLE
AMIA V Relazione pag 281-283
PAG 187 TABELLE
Annuario ARPA 2004 PAG 2..44-2.46
PAG 201 dalla 1° alla 17° riga;
PAG 202 dalla 1° alla 8° riga;
CAPITOLO 4 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Linee Guida Comprensorio del Mela 2005 pag 196
PAG 196 dalla 1° alla 20° riga
DM 261/2002
PAG 196 dalla 21° alla 34° riga
Normativa
PAG 196 dalla 35° alla 47° riga
PAG 197 dalla 1° alla 60° riga
CAPITOLO 5 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Annuario ARPA 2004 PAG 2..44-2.46
PAG 201 dalla 1° alla 17° riga
PAG 202 dalla 1° alla 8° riga
CAPITOLO 7 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Allegato Tecnico Convenzione Università PA CIRIAS ARTA datato 7.2.2008
PAG 220 dalla 19° alla 38° riga
Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi Università Messina dr. Parmaliana 17.3.2005 Allegato Tecnico
PAG 226 dalla 38° alla 44° riga
PAG 227 dalla 1° alla 37° riga
Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi-Cammarata Università PA Ing Barbaro
PAG 229 dalla 1° alla 12° riga
Convenzione Universit
30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:26
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

  La seduta comincia alle 13.50. DEL 5 FEBBRAIO 2014 

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso. 

  (Così rimane stabilito).

Audizione del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Giuseppe Caruso.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Giuseppe Caruso. 

  L'ordine del giorno è dedicato in maniera particolare alla vicenda della rimozione da parte dell'Agenzia di alcuni amministratori giudiziari di beni confiscati. La notizia è apparsa nei giorni scorsi sugli organi di informazione ed è ripresa anche oggi in un'ampia intervista al dottor Caruso pubblicata sul quotidiano La Repubblica. Il dottor Caruso è accompagnato dal prefetto Maria Rosaria Laganà, dirigente dell'Ufficio beni sequestrati presso la medesima Agenzia. Prima di dare la parola al prefetto Caruso, corre l'obbligo da parte mia di introdurre il dibattito con alcune domande. 
  È evidente che vorremmo conoscere i criteri che hanno ispirato il prefetto a procedere alla sostituzione di alcuni amministratori e quelli che hanno ispirato la nomina dei nuovi amministratori. Tuttavia, soprattutto dopo l'intervista di oggi, corre l'obbligo da parte di questa Commissione di chiedere al prefetto Caruso se sia consapevole che le sue dichiarazioni gettano ombre o creano interrogativi non soltanto sulla gestione degli amministratori, ma anche sull'autorità giudiziaria che li ha nominati e che avrebbe dovuto controllare e vigilare sulle azioni di questi amministratori. 
  Si tratta di magistrati che hanno una responsabilità enorme, come al prefetto non sfugge, che rischiano la vita e che sono tra i più esposti. In queste settimane noi ci siamo interessati molto del problema della sicurezza di alcune procure e abbiamo potuto constatare che tra i magistrati più esposti in questa fase, a Palermo, a Trapani, a Catania, a Reggio Calabria, ci sono proprio i magistrati delle misure di prevenzione. In merito alle sue dichiarazioni di oggi, signor prefetto, noi ci auguriamo di sentire atti di accusa fondati su dati reali. O meglio, ci auguriamo che non ci siano, ma le sue dichiarazioni rischiano di indebolire, in un momento alquanto delicato, tutto l'apparato istituzionale che svolge un compito di lotta alla mafia, in maniera particolare quello dei beni confiscati, che è uno dei punti più delicati. Sappiamo bene che questo è un settore che deve essere riformato, ma chi ha operato e sta operando in questi anni ha una responsabilità enorme. Aggiungo che la sua intervista di oggi tocca anche un Pag. 4altro aspetto, quello dell'utilizzazione di alcuni beni confiscati. A parte il fatto che a noi risultava che fino a quando non c’è la confisca definitiva il denaro e i titoli devono essere ben tutelati e investiti – non sono a disposizione, o così ci sembrava – dalle sue parole abbiamo colto un'accusa generalizzata al sistema. Questa audizione era stata costruita per conoscere i dati particolari. Porremo poi domande precise e ascolteremo quello che ci risponderà. Abbiamo alcune domande sulla sostituzione di alcuni amministratori. Vorremmo sapere perché sono state sostituite persone appena nominate. Mi risulta che lei sia direttore dell'Agenzia dal 2011 e che, quindi, lei abbia controllato le attività di alcuni amministratori che ha sostituito in questi giorni per alcuni anni. Se hanno operato così male, è in ritardo lei nella sua azione di controllo. È vero che ha da fare tante cose, che tutto è centralizzato all'Agenzia – ci risulta che il potere di firma sia solo suo e della dottoressa Laganà – e che, quindi, magari le sfuggono le cose più importanti, ma, visto che era lei il controllore, nell'arrivare tanto tardi e con atti di accusa così pesanti, capisce bene che sta coinvolgendo anche se stesso nell'accusa generale che viene a portare al sistema. La ascoltiamo volentieri ma questa introduzione era doverosa. Il fatto che nel giorno in cui deve venire in audizione in Commissione lei rilasci un'intervista così pesante, con un atto di accusa tanto forte nei confronti di tutto il sistema, francamente ci ha lasciato molto preoccupati. Do la parola al prefetto Caruso.

  GIUSEPPE CARUSO, direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Io non ho rilasciato nessuna intervista. L'ho letta stamattina, come è stata letta da voi. L'ho letta e ho verificato che sono state riportate affermazioni da me fatte fin da quando ho assunto questo incarico. Segnatamente, per quanto concerne il Fondo unico giustizia (FUG), è stato riportato quello che ho detto in più occasioni, forse anche in questa sede. Ho citato anche da dove avevo appreso la notizia. Un articolo su Il Sole 24 Ore che pubblicava alcune dichiarazioni dell'allora sottosegretario all'interno Mantovano, il quale aveva richiesto formalmente al Ministero dell'economia il resoconto delle risultanze e dei redditi ricavati attraverso i sequestri e le confische che giacevano al FUG. A quella domanda – dice sempre il Sottosegretario Mantovano – è stato risposto che al 31 dicembre del 2012, ma non vorrei sbagliare, risultavano depositati al FUG complessivamente 2 miliardi di euro. Di questi 2 miliardi, uno era in contanti e l'altro in titoli. Del miliardo in contanti gli fu riferito che 350 milioni non venivano utilizzati, e io ho aggiunto, a mio giudizio, giustamente. Anzi, forse li avrei aumentati a 500 milioni. Per alcuni sequestri non si era ancora arrivati alla confisca definitiva, ragion per cui non era da escludere che qualche cosa bisognasse restituirla. Andava bene, quindi, accantonare questi 350 milioni. Non hanno saputo rispondere alla domanda del sottosegretario, il quale chiedeva perché i rimanenti 650 milioni risultassero ancora depositati e non utilizzati, come prevede la legge, dal Ministero della giustizia per il migliore funzionamento dell'apparato giudiziario e dal Ministero dell'interno per affitti, caserme, commissariati e via elencando. Sempre il sottosegretario, su quell'articolo di Il Sole 24 Ore, poneva poi il problema del miliardo di euro in titoli. La risposta che gli è stata fornita era che nessuno voleva assumersi la responsabilità di cambiarli, per paura che nel mese o nei due mesi successivi avrebbero potuto aumentare di valore. Non se ne volevano assumere la responsabilità. Questo è il dato storico. Questa è la lettera indirizzata dal sottosegretario all'interno all'epoca al Ministero dell'economia, con la relativa risposta. Il tutto fu pubblicato su Il Sole 24 Ore e ripreso poi in altre occasioni. Laddove mi è stata fatta in passato, in varie sedi, una domanda sul reddito derivante dai sequestri e dalle confische e sulla fine che facessero questi redditi, io mi sono limitato a rispondere in questi termini, attingendo alle notizie riportate da Il Sole 24 Ore. Quello che èPag. 5stato riportato oggi è probabilmente stato ripreso da quanto in più occasioni, lo ripeto, io ho dichiarato attingendo a quella fonte. 

  Quanto all'autorità giudiziaria, io lavoro da quarant'anni esatti con l'autorità giudiziaria. Il mio compito è stato, ed è, a maggior ragione adesso, quello di coadiuvare l'autorità giudiziaria. A differenza di quello che ha riferito, virgolettando, il coadiutore della confisca Piazza, il mio presunto intento di delegittimare gli amministratori e l'autorità giudiziaria di Palermo è assolutamente falso. Non corrisponde assolutamente a verità. Lo si può capire riportando le schede delle quattro persone per le quali mi è stato chiesto di interloquire, le quattro intervistate dai giornali della settimana scorsa, delle quali mi è stato richiesto di parlare e sulle quali io non ho avuto alcuna interlocuzione con il giornalista, se non riprendendo frasi che continuo a ripetere esattamente da due anni e mezzo, da quando sono direttore di questa Agenzia: noi abbiamo rilevato che, disattendendo la legge, la maggior parte dei soggetti del Centro-Sud che ricoprono l'incarico di amministratore giudiziario, soprattutto nelle grosse aziende, ricopre anche la carica di presidente nei consigli di amministrazione delle stesse aziende. In sostanza, le stesse persone fanno il controllore e il controllato, ossia l'Elkann e il Marchionne della situazione. Ciò è ipotizzabile in positivo per quanto concerne la fase del sequestro, perché il proprietario resta il mafioso, ma non è ipotizzabile quando il bene è in confisca definitiva e, quindi, l'erario ne è il proprietario. Preso atto di questo e verificati gli emolumenti stratosferici che venivano attribuiti, abbiamo aspettato che cessasse l'incarico di amministratore giudiziario – depositerò poi le schede – di questi quattro signori. 
  Innanzitutto Cappellano Seminara non l'abbiamo tolto come coadiutore. Resta ancora il coadiutore per quanto concerne la confisca Piazza e, quindi, non abbiamo esautorato nessuno. Lui è stato tolto da presidente del consiglio di amministrazione della stessa azienda proprio per il principio che non possiamo consentire che il controllore sia il controllato. Che cosa ha determinato ciò ? Innanzitutto, questa è una situazione che si è verificata l'anno scorso, più di un anno fa, alla scadenza, che è stata a dicembre 2012. Hanno affastellato tutte queste rimozioni, all'improvviso. Non sono state all'improvviso. Sono arrivate puntualmente alla scadenza del mandato di questi soggetti. La scadenza del mandato di presidente del consiglio di amministrazione di Cappellano Seminara, per quanto concerne Piazza, è avvenuta nel dicembre del 2012. Cosa ha determinato questa rimozione ? Con il nuovo consiglio di amministrazione, a differenza dell'immobilismo di quella procedura, che era stata valutata in fase di sequestro e poi di confisca circa 800 milioni di euro e che dopo tanti anni della gestione di Cappellano Seminara non aveva determinato alcun vantaggio per lo Stato, abbiamo cambiato direzione. Non era stato affidato alcun immobile. Questa è una confisca che comprende circa 495 immobili e non ne era stato dato nemmeno uno all'ente territoriale. Nel momento in cui abbiamo cambiato il consiglio di amministrazione, su mandato mio, questo consiglio di amministrazione mi ha certificato formalmente che l'espungere eventuali immobili da questa immobiliare non avrebbe determinato un disequilibrio economico-finanziario dell'azienda. Con questa certificazione io ho potuto fare quello che si sarebbe dovuto fare anni e anni fa, ossia ho potuto espungere tantissimi beni che ho potuto destinare al comune di Palermo. Tanto per entrare nel dettaglio, se ricordo bene, si è trattato di 30 edifici che erano destinati a uso di istituti scolastici, per i quali il comune di Palermo pagava prima al mafioso e poi all'amministrazione 2 milioni di euro circa. Da quando li abbiamo espunti e destinati, il comune non paga più tutto questo. Abbiamo potuto espungere e dobbiamo destinare al comune moltissimi appartamenti. Abbiamo già avuto un incontro con il sindaco. Questi appartamenti, laddove possono essere destinati per l'emergenza alloggiativa ai non abbienti, verranno prontamente riassegnati. Laddove Pag. 6non possono esserlo perché magari sono di particolare pregio o sono affittati e regolarmente pagati, dopo aver fatto aprire al competente assessorato all'economia del comune il capitolo apposito, si devono mettere gli introiti di questi affitti in un apposito capitolo e destinare il reddito per i buoni casa, sempre per il problema dell'emergenza abitativa. Questo si è potuto fare dopo anni di assoluto immobilismo, dopo che abbiamo potuto cambiare il consiglio di amministrazione e io ho potuto avere questa certificazione. Per quanto concerne l'onorario, mi risulta che in passato, solo per l'incarico della confisca Piazza Cappellano Seminara abbia preso una prima tranche di 7 milioni, come onorario. Per quanto concerne, invece, il consiglio d'amministrazione, come presidente, percepiva 150 mila euro l'anno. Gli altri due percepivano, mi pare, uno 80 mila e l'altro 60 mila euro. I tre relativamente nuovi dal dicembre del 2012, ossia dalla scadenza, prendono tutti e tre complessivamente 150 mila euro per questo compito, esattamente quanto prende Cappellano Seminara. 
  Quanto all'avvocato Cappellano Seminara, per quanto concerne le confische definitive – io non conosco il numero degli incarichi che lui ha in termini di beni sequestrati, perché non dipendono da me – abbiamo verificato in questi giorni che ha 31 incarichi come procedure di confisca e 28 incarichi come amministratore unico, componente o presidente del consiglio di amministrazione, o liquidatore in 25 società. Complessivamente, solo per le confische definitive ha incarichi per 56 tra procedure e aziende confiscate. Questo per quanto riguarda Piazza. 
  Passiamo all'operazione azienda vinicola Suvignano. Cappellano Seminara, pur gestendo e operando a Palermo, era ancora amministratore unico dell'azienda agricola Suvignano. Lui non ha risolto, anche perché la legge lo impediva, i problemi nel senso auspicato da noi per quanto concerne la possibilità di cedere l'azienda alla regione Toscana, che ne aveva fatto richiesta. Alla scadenza del suo mandato, non conoscendo nessuno in quel di Siena, io ho telefonato al prefetto di Siena chiedendogli il nominativo di una persona in grado di continuare a gestire, finché era da gestire, finché non si poteva destinare, quell'azienda. Abbiamo risparmiato un quarto degli emolumenti che Cappellano Seminara prendeva come amministratore unico, nonché le spese di trasferta, di pernottamento e di viaggio, che ovviamente sosteneva nell'andare da Palermo a Suvignano. Ripeto e sottolineo che l'abbiamo fatto alla scadenza del mandato.

  PRESIDENTE. Il mandato di che cosa, signor prefetto ? Noi siamo sicuramente meno conoscitori di lei della legislazione, delle regole, delle norme e del funzionamento, ma io faccio molta fatica a seguirla. Non so se i commissari la seguono, ma penso che non riusciamo a seguirla. Se lei ha una carta scritta e ce la legge, forse è meglio, perché in questo momento io non ho capito. Noi non siamo interessati al destino dei singoli amministratori. Vorrei che fosse chiara questa cosa. Ci interessa il funzionamento del sistema e il punto è uno solo: se queste persone prendevano parcelle d'oro per non far nulla e se gestivano i beni a fini privati, queste sono affermazioni gravi. Se non sono sue, signor prefetto, lei deve fare una smentita ufficiale molto seria e vedersela con il giornale e con i giornalisti. Le dichiarazioni riportate da lei sono queste: questi signori stavano lì, prendevano parcelle d'oro per non far nulla e gestivano questi beni a fini privati. Questo per molti anni. Molti di questi anni coincidono con la sua responsabilità all'Agenzia, signor prefetto. Delle due l'una: o lei per alcuni anni non ha visto che questi signori prendevano parcelle d'oro per non far nulla e usavano beni confiscati alla mafia per fini privati – è un'ipotesi – oppure oggi lei fa delle affermazioni gravi. Noi vogliamo capire se lei per due o tre anni, da quando è in carica, non si è accorto di nulla. Noi qui non siamo preoccupati se c’è o meno la scadenza. Siccome lei subentra a un certo punto: quando i beni confiscati la responsabilità è la sua e comunque lei è vigilante Pag. 7insieme all'autorità giudiziaria in tutta la procedura. 

  Allora le chiedo: ha vigilato o non ha vigilato ? Vorrei che fosse chiaro che noi siamo interessati al funzionamento del sistema. Non stiamo difendendo le parcelle di nessuno, gli incarichi di nessuno, gli alberghi di nessuno. Il problema è un altro. È stato affermato che il patrimonio confiscato alla mafia è stato gestito dallo Stato, o da persone nominate dallo Stato – perché di Stato si tratta, che siano la magistratura o che sia l'Agenzia dei beni confiscati – a fini privati e per prendere parcelle d'oro. Se ne rende conto ? Noi vogliamo capirci qualche cosa di più. Questo è il nostro interesse. Io non so chi sono questi signori e non mi interessa il loro destino. Mi interessa sapere se in questi anni si è usato bene questo potere o si è usato male, da parte di tutti. Questo è l'interrogativo. Io non ho capito, per esempio, un fatto: la confisca Piazza è del 2009 e lei è direttore dell'Agenzia dal 2011. Se questo avvocato percepiva parcelle per non fare nulla, quanti anni sono passati prima che lei l'abbia rimosso dal suo incarico ?

  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. [Fuori microfono]
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Glielo spieghi...
  PRESIDENTE. Non lo deve spiegare a me, mi scusi. Un po’ di rispetto...
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Io sottolineo e continuo a ripetere quello che ho affermato prima: i beni confiscati fino ad ora, che dovevano essere utilizzati ai fini sociali e istituzionali, non sono serviti a questo fine.
  PRESIDENTE. Signor prefetto, poiché lei è presidente di quest'Agenzia da alcuni anni, quanti beni confiscati ha destinato a fini sociali ?
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. A centinaia.
  PRESIDENTE. Ho capito. Per questi, che sono migliaia e che noi stiamo denunciando, perché ci è voluto tutto questo tempo ? Che cosa le impediva di destinarli, mi scusi ?
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Gliel'ho detto che cosa me lo impediva. Me lo impediva il fatto che, essendo un bene aziendale, il bene aziendale per legge deve essere affittato, venduto o liquidato. Gli amministratori citati non hanno fatto alcun atto propedeutico finalizzato a questo scopo previsto dalla legge istitutiva dell'Agenzia.
  PRESIDENTE. Lei perché non gliel'ha fatto fare e ha aspettato due anni, signor prefetto ? La domanda è questa. Scusi, ma siamo alla vigilia della pubblicazione dell'elenco degli amministratori, che deve fare il Ministero della giustizia. È venuto lei a dirci qui che era in uscita. Alla vigilia dell'uscita di quell'albo noi ci troviamo di fronte alla nomina di nuovi amministratori. Tra l'altro, sbaglio o uno di questi amministratori, un certo signore che si chiama Bellavista, un avvocato, risulta essere l'avvocato difensore del proprietario mafioso dello stesso bene ? 

  Signor prefetto, queste domande gliele devo fare. Lei aspetta qualche anno a sostituire gli amministratori che prendono parcelle enormi e gestiscono a fini privati i beni, li nomina alla vigilia dell'uscita dell'albo e nomina delle persone che attualmente non hanno potuto neanche iscriversi all'albo, evidentemente. Tra questi Pag. 8c’è l'avvocato di un mafioso proprietario di un bene. Le ripeto, vogliamo capire e fino ad ora io dalla sua risposta non ho capito. Può darsi che mi manchino elementi. Abbia pazienza, mi spieghi meglio. Va bene, signor prefetto ? Non sto dicendo che lei non mi vuol rispondere. Dico che io non capisco e che voglio capire, perché ad ora non ho capito. Se c’è la dottoressa Laganà può parlare la dottoressa Laganà, non lo so, decida lei, ma l'importante è capire.

  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Vorrei solo fare una premessa necessaria. Le procedure di confisca prevedono un cosiddetto amministratore giudiziario, che poi, una volta che la confisca diventa definitiva, viene indicato come coadiutore. Ovviamente la confisca può comprendere beni immobili e beni aziendali, come società e via elencando. Come principio di carattere generale, l'Agenzia si è sempre orientata nel senso di confermare, proprio perché c’è perfetta sintonia con la magistratura, una volta avvenuta la confisca definitiva, gli amministratori giudiziari che hanno gestito le procedure nella fase giudiziaria. Questo vale sia con riferimento alle confische di primo grado, ossia a quelle che dobbiamo gestire, sia a quelle che sono divenute definitive quando l'Agenzia era stata già istituita e che abbiamo ereditato direttamente dalla fase giudiziaria, sia per quanto riguarda coloro che nel frattempo avevano per lunghi anni operato con la competenza in capo all'Agenzia del demanio. Il nostro obiettivo è quello di proseguire, per due motivi: intanto per mantenere il patrimonio di conoscenze e di professionalità e poi perché ci sentiamo sicuri andando a individuare soggetti che già, anche da un punto di vista di moralità, sono stati validati dalla magistratura. Ci siamo comportati in questo modo anche quando abbiamo dovuto sostituire questi coadiutori, o perché hanno rinunciato, o per casi di revoca. In merito occorre fare una precisazione. Nei casi di cui parliamo, in realtà, non ci sono state né revoche, né rimozioni. Forse c’è un equivoco di fondo. Noi abbiamo sempre scelto soggetti che comunque erano già stati impegnati in questo tipo di attività e che erano di fiducia dei magistrati. Fatta questa premessa, all'interno delle procedure ci sono delle società. A volte sono piccole società. La maggior parte, purtroppo, sono inattive. Lascerò un appunto su questo aspetto. Infine, ci sono delle grosse società, che hanno un consiglio di amministrazione o un amministratore. Ci sono due correnti di pensiero. Da un lato, si dice che è meglio che il coadiutore coincida con l'amministratore della società, il cosiddetto amministratore iure privatorum. Secondo noi, invece, questo non è opportuno in una fase successiva, perché il coadiutore rappresenta il socio Erario e, quindi, vigila su come viene fatta l'attività. L'amministratore, invece, è colui che poi si intesta le operazioni. Il coadiutore è la nostra longa manus e, quindi, nelle scelte che vengono fatte ci vuole qualcuno che, per conto prima del giudice e poi dell'Agenzia, vigili su quello che fa l'amministratore iure privatorum. Anche i magistrati si comportano diversamente. Ci sono casi in cui queste figure coincidono e ci sono procedure in cui, invece, un soggetto fa il coadiutore e un altro l'amministratore iure privatorum. Probabilmente anche come conseguenza del fatto che ancora non esiste l'albo in alcune zone il numero delle persone che di fatto ricoprono questi incarichi, ma anche quelli collegati, per esempio quelli di revisori delle società, grosso modo si riduce ad alcune decine. Questo per dire che comunque il bacino è sempre lo stesso, e questo si giustifica perché si tratta di persone di esperienza. Nel caso specifico di Piazza, a un dato punto, attendendo la scadenza naturale del mandato di amministratore iure privatorum, che era di tre anni, e l'approvazione del bilancio del 2011, abbiamo deciso in quella fase di investire su un altro soggetto come amministratore della società. Questo ferma restando in capo a Cappellano Seminara la figura di coadiutore Pag. 9e, quindi, di uomo di fiducia dell'Agenzia. In questo caso, come in altri, penso di poter dire che abbiamo sentito la necessità di imprimere un ulteriore impulso perché si raggiungesse veramente alla destinazione del bene. Trattandosi di beni molto complessi, la destinazione, liquidazione, vendita o affitto passa attraverso una ricostruzione dello stato reale della società, che, come sappiamo, è stata sequestrata dieci anni prima. Da questo punto di vista, ci vuole una collaborazione degli amministratori leale – diamo per scontato che ci sia, altrimenti li avremmo già revocati – e anche scevra da un percorso che è stato fatto e che a volte risente di alcune scelte fatte che, con il senno di poi, non si sono rivelate, da un punto di vista imprenditoriale, le più felici. C’è anche un tentativo, forse inconsapevole, di orientare una scelta piuttosto che un'altra e di dare impulso al processo di destinazione di questi beni. Il problema è più complicato quando si tratta di società. Può essere più semplice se si tratta di beni immobili. Questa scelta è stata fatta nel caso di Cappellano Seminara e in qualche altra circostanza che si è verificata di recente. In altri casi si è resa necessaria addirittura perché – porto il caso di Grigoli; di tutti questi casi che vi citiamo abbiamo schede, che poi lasceremo – l'amministratore ereditato dalla procedura giudiziaria ci ha consegnato aziende che erano il frutto, non vorrei usare un termine forse eccessivo, di una fallimentare gestione che ha portato queste aziende ormai in grave dissesto. C’è stato, dunque, un avvicendamento all'interno come amministratore iure privatorum, ferma restando la figura del coadiutore. Ci sono poi casi in cui noi procediamo a revocare un coadiutore – è successo in Calabria ed è successo sicuramente a Milano – perché ci sono condotte e comportamenti che ci hanno costretti a fare anche delle denunce, che i magistrati hanno evidentemente apprezzato, anche per fatti che si erano verificati durante la fase giudiziaria, ma che possono sfuggire e che sono stati rilevati, purtroppo, tardi. Tali fatti si rilevano mettendo mano a questi fascicoli complessi. L'Agenzia opera con le risorse che ha e deve ricostruire anche i fascicoli, perché non c’è stato neanche un passaggio di consegne reale da parte del demanio, per una scelta fatta evidentemente in questo senso. A mano a mano che si vanno a ricostruire questi fascicoli con l'obiettivo di chiudere queste procedure ci si imbatte in alcune situazioni che, approfondendo, fanno emergere o una mala gestio oppure una gestione che, pur non essendo connotata da elementi di possibile rilevanza penale, implica eventualmente una presa di distanza dal soggetto e, quindi, un non rinnovo della fiducia nei suoi confronti per questo tipo di incarichi. Questo è il contesto in cui noi ci muoviamo. In questi casi è appunto successo questo. Per quanto riguarda i compensi, per venire a questi aspetti, si premette che non ci sono delle tabelle, delle tariffe. Noi auspichiamo che ci sia una tariffa unica, ben determinata. Come Agenzia, nel 2011, quando io sono giunta in Agenzia, abbiamo verificato...
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Questa parte l'ho esposta nella scorsa audizione. Abbiamo preso il tariffario dell'autorità giudiziaria di Reggio Calabria.
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Non esiste una tariffa unica, ragion per cui ci sono tribunali che applicano le tariffe professionali e tribunali che applicano tariffe professionali e tabelle di altri tribunali e altri ancora che elaborano tabelle proprie. Questo sistema misto è stato adottato anche dal demanio. Poiché ci sembrava che non ci fosse motivo perché un amministratore a Milano percepisse un compenso diverso – ci sono dei range e, quindi, si poteva anche eventualmente valutare un maggiore impegno o una situazione particolare in questo range, ma non utilizzare criteri completamente Pag. 10differenti per un amministratore di Milano rispetto a uno di Roma o di Palermo – abbiamo pensato di uniformare i compensi e, nelle more dell'emanazione di queste tabelle, abbiamo adottato le tariffe di Reggio Calabria. Questo non è stato da tutti accettato, o meglio condiviso, ma di fatto non ha creato grandi problemi. I compensi a cui si fa riferimento in questo articolo di stampa si riferiscono, invece, ai compensi nella fase giudiziaria, cioè prima che la procedura di confisca diventasse definitiva. Noi lo sappiamo perché vediamo gli atti e perché di alcuni di questi pagamenti vengono ancora chieste tranche su queste procedure. È stato rilevato che questi ingenti compensi sono stati validati e pagati sulla base dei conti presentati con criteri che i giudici hanno adottato.
  PRESIDENTE. Un attimo, dottoressa. Per la parte di responsabilità dell'Agenzia, Cappellano Seminara quanto ha avuto come compenso ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Io non credo che abbiamo ancora liquidato per la procedura Piazza compensi per la fase successiva alla confisca definitiva. Penso di poterlo dire. Purtroppo, non ho la mappa di tutti compensi, ma non credo che li abbiamo ancora liquidati, perché i compensi dovrebbero essere liquidati alla fine della gestione.
  PRESIDENTE. Quando lei fa riferimento alle cifre, sta parlando del compenso complessivo di tutti gli anni.
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Parlo del compenso complessivo percepito, da quello che ci risulta, durante gli anni della gestione giudiziaria e, quindi, dalla fase del sequestro a quando il bene è entrato in confisca definitiva.
  PRESIDENTE. Che differenza c’è tra la fase nella quale gli amministratori hanno avuto il compenso del sequestro a quando è subentrata l'Agenzia ? Questo è un esempio chiaro. Dalle vostre parole si capisce che manca un tariffario e che voi auspicate un tariffario. Chi deve fare questo tariffario ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il Ministero della giustizia.
  PRESIDENTE. Benissimo. Auspichiamo che venga fatto dal Ministero della giustizia, ma, poiché l'accusa è che sono stati percepiti compensi eccessivi, io volevo capire la differenza. Poiché questa persona è passata da una fase all'altra, la stessa persona, se capisco bene, è stata riconfermata...
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L'abbiamo confermata.
  PRESIDENTE. Che differenza c’è nella tariffa da quando il bene era sequestrato a quando è stato confiscato ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Proprio perché non ci sono delle regole, noi ci siamo dati una regola. Io ho portato il provvedimento, che è del marzo dell'anno scorso, operando in questo modo. Proprio perché le situazioni sono diverse e, finita la fase giudiziaria, entrava in gioco il demanio, il demanio in alcuni casi stipulava con il coadiutore un disciplinare in cui stabiliva le modalità di pagamento che solitamente consistevano nella media tra le tariffe di Reggio Calabria e le tariffe professionali. In alcuni casi questo non avveniva e veniva stabilito Pag. 11un mensile. Aggiungo un'altra precisazione importante: noi abbiamo ereditato questi amministratori senza un atto formale.
  PRESIDENTE. Dovevate farlo.
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Sì, però, a un certo punto, abbiamo deciso di conferire un incarico formale proprio per sancire il compenso che da quel momento avremmo pagato.
  PRESIDENTE. Quindi, c’è un atto formale per il caso di cui stiamo parlando ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Abbiamo adottato un criterio di carattere generale. Se il dottor Cappellano Seminara ha stipulato con il demanio un disciplinare in cui gli veniva riconosciuto un compenso particolare...
  PRESIDENTE. C'era l'Agenzia.
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. No, questo avveniva nel 2009. Fino al 2011 ha lavorato con l'Agenzia del demanio. Se in quella fase Cappellano Seminara era già coadiutore con un compenso stabilito, noi a quello dobbiamo attenerci, perché non si possono cambiare le regole. Se invece, come spesso succede, una regolamentazione non c'era stata e il compenso era nel vago, abbiamo stabilito di applicare retroattivamente il nuovo criterio che stiamo applicando ora, cioè le tariffe di Reggio Calabria. Nello specifico io sinceramente non ho verificato quale criterio si applicherà, ma di fatto non abbiamo pagato ancora nulla, anche perché il compenso viene pagato alla chiusura della procedura. Succede che gli amministratori, quando le procedure sono molto lunghe, chiedano degli acconti, che sono forfettari: si dà un tot e poi i conti si faranno alla fine. Si applicherà il criterio a seconda che ci sia stato a monte un disciplinare firmato con l'Agenzia del demanio con un dato compenso o no. Se così non è stato, noi ci siamo presi la responsabilità di far retroagire il criterio che abbiamo individuato, cercando di normalizzare e di uniformare il trattamento. A questo va aggiunto poi che ovviamente gli amministratori delle società – questo era il principio – hanno dei compensi che vengono fissati dall'Assemblea e, quindi, dallo stesso coadiutore, quando vengono nominati. Questo sempre a carico della procedura, che li remunera, però, come amministratori iure privatorum.
  PRESIDENTE. Le indennità degli amministratori iure privatorum sono a carico della società, non dello Stato ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Della società.
  PRESIDENTE. Ecco, bisogna saperle queste cose.
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Certamente.
  PRESIDENTE. Sulla nomina di Bellavista ?
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L'avvocato Bellavista non ha svolto alcuna attività, perché, nel momento stesso in cui è stato nominato, peraltro come liquidatore in una delle società, ha fatto rilevare come quindici anni prima, non per il sequestro del patrimonio, ma per un altro reatoPag. 12comune, fosse stato il difensore del proprietario del bene, motivo per cui non ha iniziato l'attività professionale che gli era stata richiesta.
  PRESIDENTE. Quindi, è stato revocato ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Se posso fare una premessa, questa confisca è l'unico caso in cui si parla di una revoca fatta dall'Agenzia su un amministratore che, peraltro, consideravamo di fiducia e che era l'amministratore della procedura Lo Sicco...
  PRESIDENTE. Voglio sapere se quella su Bellavista è una notizia giornalistica, non smentita dall'Agenzia, o se c’è una traccia di verità ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Anche qui bisogna fare un chiarimento. L'amministratore della procedura è il dottor Turchio, peraltro coadiutore di numerose procedure importanti e conoscitore della realtà di Palermo, tra cui la procedura Lo Sicco. Approfondendo questa procedura, per una serie di emergenze e di urgenze che si erano verificate, abbiamo cercato – anche su questo c’è un appunto – che questa gestione presentava aspetti che possono avere rilevanza penale, non sono in grado di dirlo, perché sono ancora in corso gli accertamenti. Sicuramente costituiranno oggetto di approfondimento e anche di segnalazione all'autorità giudiziaria. Abbiamo scoperto che il Lo Sicco era ancora amministratore di alcune di queste società; che c'erano immobili di pregio che erano occupati – questo, purtroppo, succede spesso e anche su questo bisognerebbe intervenire – dal prevenuto e dalla figlia; che c'erano alcuni edifici che erano indicati come collabenti nelle relazioni e che, invece, erano abitati e forse addirittura affittati dal prevenuto. Accortici di questo abbiamo rimosso l'amministratore, nominando un altro amministratore di fiducia della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Abbiamo verificato, inoltre, che molte di queste società dovevano essere in liquidazione, tranne alcune. Tra queste una era veramente da chiudere, perché era rimasto pochissimo, ed è quella che è stata affidata. Abbiamo individuato un novero di soggetti a cui affidare queste procedure. Un altro aspetto che si pone, infatti, è che molto spesso c’è una coincidenza dei coadiutori con i liquidatori, in altri casi, invece, una volta che si decide di liquidare la società e bisogna fare la liquidazione, si nomina un liquidatore. Bellavista era stato, dunque, indicato come possibile liquidatore di una di queste società, peraltro non della società cassaforte, che invece è stata presa in consegna dallo stesso coadiutore di fiducia che abbiamo nominato per il tutto. Ci tengo a dire un'altra cosa. In questo provvedimento, emanato nel 2013, anche per quanto riguarda le liquidazioni abbiamo cercato di dare una direttiva in questo senso: poiché le liquidazioni diventano lunghissime – spesso non ci si rende conto di questo e non si comprende per quale motivo non si riescano a chiudere, pur essendo consapevoli che la liquidazione è un fatto lungo – abbiamo deciso di moralizzare e di stabilire un compenso fisso. In tal modo, fosse anche durata dieci anni, per la liquidazione, se non riguardava una società particolarmente complicata, c'era un compenso fisso minimale. Di conseguenza chi prendeva la liquidazione – e noi cerchiamo di prendere persone che abbiano esperienze specifiche – percepiva un compenso minimo per poter chiudere nel più breve tempo possibile anche queste procedure.
  PRESIDENTE. Bellavista è stato nominato o no ?
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e Pag. 13la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. No. Non ha mai preso...
  PRESIDENTE. Voglio sapere se è stato nominato.
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. La nomina avviene attraverso la convocazione dell'Assemblea, la quale nomina il liquidatore. Non so se l'Assemblea sia stata convocata e l'abbia fatto. Se vuole, mi informo. Non ci ricordiamo tutte le scadenze. Sicuramente è stato individuato come liquidatore delle società, anche perché avevamo verificato che non c'erano incompatibilità. Comunque, questa sua disponibilità non ci è più venuta, ragion per cui non è stato nominato liquidatore. Credo che l'Assemblea non si sia ancora svolta, ma, se vuole, lo verifico in tempo reale.
  PRESIDENTE. Sì, grazie.
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Questo per far capire, presidente, che noi ci accorgiamo di queste situazioni – ci siamo accorti, per esempio, di questa vicenda Lo Sicco – nel momento in cui presentano finalmente dei bilanci. Per esempio, abbiamo verificato, a proposito del Lo Sicco, che c'erano già delle delibere dell'Agenzia del demanio di liquidazioni di società che questo signore non aveva fatto, non aveva liquidato. Noi ce ne accorgiamo quando i quattro gatti che esaminano le carte dopo un anno o due, verificando queste carte, scoprono che c'era una delibera addirittura non dell'Agenzia, ma dell'Agenzia del demanio, la quale aveva deliberato appunto la necessità di liquidare quelle aziende, che non sono state liquidate per i motivi cui lei ha fatto cenno. Tenere ancora queste procedure per questi amministratori significa tenere un procedimento aperto e, quindi, poter richiedere in seguito l'onorario. È questo il concetto che noi stiamo cercando di smontare, acquisendo volta per volta, giorno per giorno, con la limitatezza delle risorse e degli strumenti, tutte le carte che ci consentano di potere verificare come stanno le cose. A mano a mano che si verificano, procediamo. Abbiamo proceduto a Napoli con un avvocato che è stato, mi pare, anche denunciato. Queste cose vengono fuori dall'esame dei bilanci o del materiale cartaceo che mano a mano ci arriva. L'affermazione più volte riportata adesso dall'articolo, ma anche in passato, che evidentemente allora è sfuggita, ma che è sempre la stessa, è la seguente: io, come responsabile dell'Agenzia, devo verificare l'uso sociale e istituzionale del bene. La destinazione del bene deve avere un riutilizzo sociale e istituzionale. Nel momento in cui io mi accorgo che l'amministratore questa destinazione non la vuole, e lo si vede perché ha tenuto lì il bene per tanti anni, e vedo dai bilanci che non opera con strumenti che mi consentano di risolvere eventuali criticità per poter procedere alla destinazione del bene, come la legge mi impone di fare, intervengo. Ricordiamoci che la legge, questa legge, impone per le aziende la destinazione entro 90 giorni e, nei casi più complicati, entro 180 giorni. Io devo essere nelle condizioni di compulsare l'amministratore giudiziario e verificare che abbia pagato, se ci sono debiti, e che abbia tolto le criticità che non mi consentono di destinare in maniera pulita il bene immobile confiscato in via definitiva. Nel momento in cui verifico che l'amministratore non opera in questo modo, intervengo. Scusi, ma riguardo a Cappellano Seminara, come mai si è sbloccata all'improvviso la situazione di decine e decine di immobili che finalmente abbiamo potuto destinare, quando la confisca è di otto anni fa, ma il sequestro era addirittura di tanti anni prima e lui non aveva fatto niente per poter consentire prima all'Agenzia del demanio, poi al commissario straordinario, poi al prefetto competente e, infine, all'Agenzia di poterli destinare ?
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  PRESIDENTE. Signor prefetto, noi non stiamo difendendo nessuno. Vorrei che questo fosse chiaro. Noi non siamo gli avvocati difensori di nessuno.
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. E noi non stiamo delegittimando l'autorità giudiziaria. Lei ha detto questo. Io non sto delegittimando l'autorità, anzi io con l'autorità giudiziaria lavoro da quarant'anni. Non solo non la stiamo delegittimando, ma stiamo continuando a far permanere nei loro incarichi le stesse persone e procedendo alla loro sostituzione nel momento in cui ciò si renda estremamente necessario, come si è verificato in questi quattro casi.
  PRESIDENTE. Va bene. Fermo restando che noi non siamo gli avvocati difensori degli amministratori che lei ha sostituito, resta fermo il fatto che queste sostituzioni sono avvenute dopo affermazioni pesanti, molto pesanti, rese anche in questa Commissione. Non so se lei sia in grado di smentire l'articolo di stampa, ma è un po’ difficile che riesca a smentire quello che ha dichiarato nella scorsa audizione: «questo patrimonio è stato tenuto fermo ed è servito fino adesso ad alimentare, come avviene in molti casi, solamente le tasche degli amministratori giudiziari».
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Glielo confermo.
  PRESIDENTE. Signor prefetto, per una parte di questi molti anni lei era a capo dell'Agenzia. Lei potrà dire, signor prefetto, che la mancanza di personale non le ha consentito di capire quello che stava succedendo fino a quando lei, avendolo capito, è passato alla sostituzione, ma è molto difficile riuscire a capire dalle sue parole che l'accusa è verso l'inefficienza dell'Agenzia che lei presiede e non verso chi fino a quel momento aveva, prima da solo e poi insieme a lei, il dovere, dopo la nomina, di vigilare sull'operato di queste persone. Lei può anche dichiarare qui che collabora con la magistratura, ma le assicuro che, nonostante il silenzio che è seguito da parte dei magistrati di Palermo e degli altri magistrati addetti alle misure di prevenzione, le parole che lei ha usato e che hanno avuto una risonanza così forte negli organi di stampa sono suonate come una delegittimazione del sistema nel suo complesso, oltre al resto. Mi consenta di dire che da parte sua serve un chiarimento molto forte, perché quello che è uscito fuori – non saranno state queste le sue intenzioni – è sicuramente una delegittimazione del sistema per bocca del presidente dell'Agenzia. Detto questo, abbiamo la risposta su Bellavista ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Sì. L'Assemblea si era riunita, è stato nominato e ieri si è dimesso.
  ANDREA VECCHIO(fuori microfono). Quando si era riunita l'Assemblea ?
  MARIA ROSARIA LAGANÀdirigente Ufficio beni sequestrati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Credo nelle settimane scorse.
  PRESIDENTE. Possiamo chiedervi una maggiore attenzione, visto che vi accorgete dopo delle cose sbagliate che sono state fatte ? Evidentemente gli amministratori giudiziari dovranno essere da noi sentiti, perché dovremo verificare se le sue affermazioni sono vere. Capisce bene, noi non siamo i difensori di nessuno, ma siamo a tutela di un patrimonio pubblico. Noi non potremo non sentire e non capire che cosa è successo. Intanto sulle nomine che fate vi preghiamo di prestare attenzione, perché la nomina di Bellavista getta ombre Pag. 15sull'operato dell'Agenzia da quando essa si è accorta, secondo voi, dell'errore compiuto dagli altri. Questo almeno resti a verbale, signor prefetto. 

  Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  FRANCO MIRABELLI. Signor perfetto, io prendo atto della smentita dell'intervista. Se non ci fosse stata, avrei considerato la sua pubblicazione oggi, alla vigilia dell'audizione della Commissione antimafia, un fatto sorprendente, perlomeno irrituale, e anche di mancanza di rispetto istituzionale nei confronti della Commissione. Prendo atto, però, della smentita e mi aspetto di verificare che sia fatta anche sugli organi di stampa. Questo per una ragione soprattutto. Guardi, signor prefetto, non è vero che queste dichiarazioni attribuite a lei, il cui senso mi pare lei in parte rivendichi, non abbiano ripercussioni. Basta leggersi i commenti di oggi sulla rete all'articolo di La Repubblica e si vede che in quell'intervista alcune delle affermazioni che lei aveva già fatto anche in Commissione gettano un'ombra pesante sull'intera questione dell'utilizzo dei beni sequestrati. Se il messaggio è che ci sono 2 miliardi di euro che sono fermi e non vengono utilizzati da Equitalia, io credo che, essendo il riutilizzo sociale dei beni confiscati un tema fondamentale, su cui si regge tutto l'impianto della legge, questo sia un messaggio molto negativo, preoccupante, sbagliato. È sbagliato anche perché, signor prefetto, e qui ne abbiamo discusso più volte, ci sono due questioni che lei ha posto, che anche noi abbiamo posto e che sono vere. Una riguarda l'utilizzo del Fondi unico giustizia (FUG). Abbiamo più volte detto che un ragionamento sulla possibilità di utilizzare il FUG per sostenere le imprese sequestrate è una strada che dobbiamo valutare se prendere. Questa è una cosa. Un'altra è che un funzionario dello Stato dica che quei soldi non vengono utilizzati. A me risulta che in questi anni sia il Ministero dell'interno, sia il Ministero della giustizia abbiano utilizzato quei soldi. Li hanno utilizzati per diverse questioni. Li hanno utilizzati per pagare gli straordinari ai vigili del fuoco, per pagare le forze dell'ordine, per alimentare un fondo per le vittime. Non è vero che non sono stati utilizzati. Dire che non sono stati utilizzati non è vero. Che possano essere stati utilizzati in altro modo è un altro paio di maniche, ma che il Ministero dell'interno e il Ministero della giustizia non abbiano utilizzato quei soldi non è vero. Io credo che questo vada sottolineato anche in questa sede. Dopodiché, sappiamo benissimo che c’è una parte significativa di soldi che sono accantonati perché non si è ancora arrivati alla confisca, o perché il codice antimafia non prevede la comunicazione da parte della magistratura della fine delle inchieste. Io credo che noi dobbiamo dire questo, ossia che ci sono troppi soldi che restano fermi, ma non possiamo dire che non sono stati utilizzati. L'altra questione è quella dei beni confiscati alle aziende, su cui abbiamo fatto anche emendamenti in Aula per chiedere l'utilizzo sociale. Ma dire che sono solo uno strumento di arricchimento vuole dire fare un'affermazione forte, che getta delle ombre. Poiché noi dobbiamo far domande, io le chiedo, signor prefetto, conoscendola, se non pensa che questo sia un grave nocumento a una battaglia comune. Sulla questione dei custodi giudiziari prendo atto delle cose che sono state dette, ma ho bisogno di alcune risposte. La prima è perché si è scelta la strada della denuncia pubblica. Le cose che sono scritte oggi su La Repubblica non sono inventate, ce lo ha detto anche lei. Perché si è scelta la strada della denuncia pubblica, invece che rivolgersi a chi deve vigilare, a chi ha nominato gli amministratori, agli ordini professionali ? C'erano molte vie istituzionali che si potevano intraprendere per tempo. In secondo luogo, perché si è aspettato tanto tempo e perché tutto questo succede adesso che esce il decreto che stabilisce finalmente la creazione dell'albo dei custodi giudiziari ? Perché si fa questa operazione adesso ? Come ultima domanda, qual è il criterio con cui vengono scelti, in Pag. 16assenza dell'albo, i custodi giudiziari ? La questione dell'avvocato Bellavista richiama direttamente questa questione.
  GIULIA SARTI. Io penso che debbano essere ringraziati gli organi di stampa quando si riesce a capire che è stato nominato liquidatore il socio di una delle società di Lo Sicco. Sono contenta che sia stata chiarita questa vicenda, ma ce n’è anche un'altra. A questo punto io le chiedo anche se è vero che è stato nominato un amministratore giudiziario che lavora nello studio legale della moglie del Ministro Angelino Alfano, Sergio Gemma, e che incarico ha. Se fosse vero, le chiedo se le sembra opportuno che, a fronte di revoche fatte per i motivi che lei ha spiegato, ma che sono suonati ai magistrati e a tutte le persone che se ne sono occupate in questi anni come una delegittimazione, sia giusto fare nomine politiche – chiamiamole così, consentitemi il termine – oppure, ancora peggio, come nel caso di Bellavista, nomine che sono il frutto di grossissimi errori. Le chiedo, quindi, non solo di fare attenzione nelle scelte, ma anche di controllare bene prima e di spiegarci che cosa porta a nomine di questo tipo. 

  Come ho detto, se un soggetto come Gemma, che fa l'avvocato nello studio legale della moglie di un ministro, deve andare a fare l'amministratore giudiziario di beni, ci sono profili che sinceramente non sono opportuni. Non voglio parlare di sistemi clientelari o altro, ma una maggiore attenzione per dare incarichi a persone super partes e non legate e non vicine alla politica, questo sì.

  GIUSEPPE LUMIA. È bene che questo sistema sia, a questo punto, sezionato accuratamente. Che ci siano buchi e inefficienze, che ci siano problemi seri personalmente lo denuncio da tempo. Penso che adesso la Commissione antimafia debba andare sino in fondo e accertare anche le responsabilità. 

  Ci sono due profili, uno che riguarda l'inchiesta e uno che riguarda la riforma del sistema. Per quanto riguarda l'inchiesta, io chiedo, presidente, che si vada sino in fondo sugli amministratori giudiziari. Chiedo che si vada sino in fondo e per questo propongo che l'Agenzia ci fornisca la nomina di tutti gli amministratori giudiziari nelle varie fasi che ci sono state spiegate, nonché i compensi. Questo in modo tale che anche la Commissione si legga autonomamente le carte e si faccia una sua opinione, senza essere difensori di nessuno, come diceva giustamente il presidente, e senza mettere una pezza a questo sistema, che fa acqua da tutte le parti. Occorre poi entrare nello specifico. Si è fatto il nome di Cappellano. A questo punto andiamo sino in fondo. E lo stesso dicasi per Bellavista, Turchio e Gemma, come per altri casi che i commissari o la stampa ci hanno fornito. Dopodiché, noi abbiamo anche un altro problema d'inchiesta: dobbiamo andare a vedere di tutti i beni quanti sono stati destinati a fini sociali e istituzionali. La legge è nata per questo motivo, ci siamo battuti per questo motivo, il milione di firme di Libera è stato raccolto per questo motivo. In questi anni noi abbiamo difeso con le unghie e con i denti la finalità sociale e istituzionale. A questo punto, dobbiamo comprendere, con una scheda dettagliata, quanti beni negli anni hanno raggiunto l'obiettivo delle finalità sociali e istituzionali e quanti, invece, ancora languono in quel purgatorio che alla fine rischia di fare non gli interessi della legge, ma quelli, che poi andremo ad accertare se siano privati, illegali o illegittimi, degli amministratori. L'altro punto, presidente, l'avevo chiesto la volta scorsa. Non è possibile che la stampa ne sappia più dell'Agenzia e di noi. Quali sono i beni che ancora sono in mano direttamente o indirettamente dei prevenuti, dei boss mafiosi ? Lo dobbiamo sapere in modo sistematico. Io avevo detto che il prefetto Caruso da questo punto di vista ha la storia e la conoscenza e attraverso la collaborazione con le forze di polizia e con le prefetture deve fare un censimento dettagliato. Noi dobbiamo sapere, schiacciando un pulsante, un bene a che punto è, in che fase è e se è ancora in mano agli amministratori. Se lo è Pag. 17ancora, gli amministratori vanno cacciati a pedate nel sedere. Non possiamo scoprirlo dalle inchieste che legittimamente fa la stampa, la quale ci informa – e meno male – che alcuni beni sono ancora bloccati. Inoltre, presidente, dobbiamo andare sino in fondo sul FUG. Dobbiamo andare fino in fondo. A questo punto dobbiamo sapere bene quanti soldi ci sono, come sono stati destinati e in che fasi, senza avere pregiudizi difensivi o accusatori. Anche su questo dobbiamo andare sino in fondo. Dobbiamo avere le carte e tutto il materiale in modo istituzionale. La Commissione si guarda tutto e si fa la sua idea, la sua opinione. Questo per quanto riguarda i profili dell'inchiesta. Poi c’è un profilo di riforma di sistema. Io ho fatto un esempio la volta scorsa, lo ripeto, che mi brucia, sui due casi di Riela ed Ercolano a Catania e dei supermercati Grigoli e di Matteo Messina Denaro a Trapani. Un bene – la legge lo prevede – può essere affittato. Nella fase del sequestro, a maggior ragione, l'affitto è l'istituto più adatto, considerato che ancora non sappiamo se poi verrà confermata la confisca oppure no. Quando c’è un bene come i supermercati, che rappresentano un mercato difficilissimo, in cui falliscono anche quelli bravi, se noi l'affidiamo a un amministratore giudiziario commercialista, è chiaro che quel bene è destinato strutturalmente al fallimento, anche se costui è Nembo Kid, anche se è trasparente, anche se dovesse prendersi una manciata di soldi. Noi dobbiamo affittare tale bene ai leader del settore. Se c’è un'azienda leader nel settore, glielo si affitta. Quando sarà confiscato il bene, tale azienda avrà un diritto di prelazione – la legge lo prevede – per la vendita. Solo così possiamo evitare il fallimento, la cronaca di una morte annunciata e anche questa guerra tra gli amministratori giudiziari oppure tra i giudici della misura di prevenzione, l'Agenzia, la stampa e poi noi. Si scatena un conflitto in cui si perde il filo della verità. Noi abbiamo bisogno di una riforma applicativa strutturale, perché già la legge lo consente. Abbiamo bisogno di una gestione applicativa della legge per cui in fase di sequestro subito si possa disporre del bene. Se il gruppo Riela fosse stato affittato a un'azienda sana del settore dei trasporti, non ci troveremmo oggi di fronte al caso drammatico che giustamente i lavoratori ci rimproverano tutte le volte che mettiamo piede a Catania, di fronte a un fallimento vergognoso da parte dello Stato. C’è bisogno anche su questo di una gestione diversa rispetto al passato. L'Agenzia può concorrere alla nuova riforma con l'autorità giudiziaria, con i giudici delle misure di prevenzione. Bisogna trovare un'intesa in modo tale che da subito quel bene sia disponibile. Qualora ancora non lo sia, andiamo subito a mettere una pezza e a evitare un tracollo micidiale che di qui a pochi mesi registreremo caso per caso, territorio per territorio. L'ultima cosa che voglio dire – questa è una divergenza strutturale e il prefetto lo sa – tutto questo dimostra che l'idea dell'Agenzia che gestisce è un'idea fallimentare in partenza. Io ho sempre sostenuto che l'Agenzia debba limitarsi a fornire gli indirizzi, a controllare e ad avere poteri sostitutivi. Se avesse solo queste tre funzioni, l'Agenzia potrebbe svolgere questa funzione dinamica e non prendersi i rimproveri che muove giustamente il presidente, il quale chiede: ve ne siete accorti solo adesso ? La pretesa di essere un Ministero è una pretesa sbagliata. La pretesa di fare tutto nell'Agenzia è una pretesa sbagliata. Casi di questo tipo ne avremo chissà quanti e sono casi che gettano un'ombra. La vicenda Bellavista – ora vedremo questa vicenda Gemma – getta un'ombra. C’è anche qui un limite strutturale, che, invece, riguarda noi. Per questo dico al presidente che dobbiamo subito avanzare una proposta e fare in modo che l'Agenzia ritorni a essere quella che molti di noi pensavano all'inizio. Parliamoci chiaro: quando c’è troppa gestione, c’è anche opacità, c’è anche clientela, c’è anche pressione politica e, quindi, il fallimento rischia di avere risvolti anche moralmente pesanti. È necessario anche avere il coraggio di fare delle scelte – questo riguarda noi – strutturali che evitino che l'Agenzia si accolli tutto. Ripeto, Pag. 18con il prefetto Caruso io ho avuto, sempre qui, anche in questa sede, una divergenza. Imboccare quella strada, prefetto, ci porta a sbattere tutti e ci porta a questi casi che stiamo registrando e che sono casi incresciosi.

  CLAUDIO FAVA. Pongo una domanda con una premessa. L'esito di quest'audizione ci consegna un quadro desolante, ossia il fallimento sostanziale di questa legge. Come lei diceva la volta scorsa, e come conferma in questa intervista, che in questa parte non mi sembra sia stata smentita dal prefetto Caruso, l'85 per cento dei beni sono di fatto non utilizzati e sono fuori dal circuito economico e finanziario, che è incapace di garantire i livelli occupazionali. Questa è un'emergenza sociale. Si tratta di fare fronte, da una parte, all'emergenza di migliaia di posti di lavoro che rischiano di essere perduti e, dall'altra, al fallimento culturale e civile dell'impianto di questa legge. Io credo che di questo tutti dobbiamo farci carico, a cominciare dall'Agenzia, che ha la titolarità diretta nella gestione e nell'interpretazione dello spirito di questa legge. Volevo chiederle due cose, facendo mie tutte le richieste che ha fatto il collega Lumia. Noi dobbiamo essere in condizione – non perché potremmo risolvere, ma perché abbiamo il dovere di capire, giudicare e, quindi, anche di proporre – di sapere tutto e, invece, non sappiamo nulla. Abbiamo bisogno di avere nomi e parcelle degli amministratori giudiziari e di sapere, bene per bene, qual è stato il suo destino, qual è stata la sua vicenda e quali sono gli ostacoli che si sono frapposti nella sua restituzione al circuito economico. Abbiamo bisogno di sapere tutto su questi 2 miliardi bloccati nel FUG. Io, però, le pongo una domanda, di fronte alle affermazioni che lei ha reso la volta scorsa e che ha ripetuto questa volta, al di là del testo letterale che è stato raccolto da questa intervista. Per esempio, mi riferisco al caso di un amministratore giudiziario che si occupa della maggior parte dei beni confiscati in Sicilia, Gaetano Cappellano Seminara, che risulta aver gestito con forme gravi di immobilismo questo enorme patrimonio aziendale immobiliare, intascando, sotto forma di parcelle, risorse ingenti. Tutto questo non è stato oggetto di un confronto con il suo interlocutore naturale, che è l'autorità giudiziaria ? Queste cose lei le viene a dire a un giornalista e le conferma alla Commissione antimafia ? Io penso ai presidenti delle sezioni sulle misure di prevenzione dei tribunali di Palermo, Trapani e Catania, nonché agli altri tribunali interessati. Se c’è una divergenza nella valutazione del modo in cui alcuni amministratori giudiziari gestiscono questi beni, in questi tre anni questa interlocuzione, anche dura, ma necessaria, trasparente, doveva avvenire. Mi pare di capire che non ci sia stata. Se c’è stata, ce lo dica. Io vorrei capire: lei ha mai parlato con i presidenti di queste sezioni ? Ha fatto presenti le cose che ha detto a noi ? Si è confrontato sull'opportunità di rivedere i criteri di selezione e i nominativi che sono stati fatti dai tribunali nei confronti di queste persone ? La seconda domanda riguarda un caso specifico, quello che ricordava anche il collega Lumia, che è un caso un po’ da manuale: la Riela. Lo dico a beneficio dei colleghi. La Riela era un'azienda che faceva capo, per interposta persona, all'impero economico degli Ercolano. Gli Ercolano sono una delle più feroci bande di criminalità mafiosa che abbia conosciuto e che conosca ancora la Sicilia, in termini di vertice di comando. La Riela ha subìto, dopo il sequestro e la confisca, attacchi da più parti. Metà dei dipendenti ha scelto di dimettersi volontariamente per non dover condividere la scelta dell'amministrazione giudiziaria, che ha deciso di sequestrare e confiscare. Per molto tempo i sopravvissuti hanno cercato di affittare un grande capannone a un milione di euro, la risorsa concreta, strutturale che avevano. Ci risulta, però, anche dalle carte che abbiamo ricevuto dall'Agenzia, che ci siano stati inviti solleciti a lasciare perdere, a non prendere in affitto quel capannone, a fare in modo che la solitudine di questa azienda fosse conclamata, sancita, affermata: deve crepare, deve fallire. Ci sono stati tentativi di Pag. 19riprendersela in altri modi, come per dire: «Quello che ci avete tolto ce lo riprendiamo», attraverso prestanomi che fanno riferimento alla stessa famiglia. Di fronte a tutto questo i 22 sopravvissuti – chapeau – nell'ultima riunione davanti alla prefettura hanno tenuto a mettere per iscritto che rifiutano qualsiasi forma di assistenzialismo perché sono spinti da un alto senso della legalità in una terra martoriata dalla mafia. Lo dicono nero su bianco, spiegando che vorrebbero continuare a lavorare non per elemosina ricevuta, ma per diritto acquisito. C’è una proposta che riguarda la possibilità, che è stata sollecitata anche dal coadiutore giudiziario, di sostenere un progetto imprenditoriale che i lavoratori potrebbero intraprendere loro stessi, continuando in termini produttivi il lavoro che ha fatto l'azienda fino a quel punto. Parlo di quello che è stato fatto alla Ericina cementi a Trapani, cioè della capacità di auto-organizzarsi, di avere una start-up dalla regione, di avere nell'Agenzia un punto di riferimento e, utilizzando le cognizioni, le conoscenze, gli strumenti e i beni posseduti, lavorare, anche al servizio dell'Agenzia, intervenendo su altri beni confiscati. Dico questo non perché il destino di queste 22 persone sia determinante, ma perché è un esempio di come questi disgraziati da anni trascinino la loro attesa e la loro sofferenza. Dicono: abbiamo un lavoro, abbiamo strutture, ma non ci permettono affittarle, abbiamo un know-how, abbiamo competenza e vorremmo potere lavorare. Perché l'Agenzia ha continuato a dire di no ?
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Per me sono importanti non solo 22 persone, ma anche una sola persona, onorevole.
  PRESIDENTE. Capisco che lei all'Agenzia è costretto a fare tutto, ma qui c’è chi concede la parola. Le chiedo scusa.
  DAVIDE MATTIELLO. Prefetto, ben ritrovato. Io credo che la questione sia stata ormai sviscerata adeguatamente da tutte le domande e da tutti gli interventi che sono stati fatti e, quindi, non voglio rubare tempo e non voglio essere ripetitivo. Piuttosto cerco di specificare, nella speranza di essere opportuno e coerente al mandato di questa Commissione. Se da parte dell'Agenzia, e sua in particolare, ci sono valutazioni più che critiche nei confronti di come l'autorità giudiziaria ha adoperato il proprio potere di individuazione e poi di compenso di alcuni amministratori giudiziari, le chiedo se può riferirci qui e adesso quali sono le situazioni precise. Che questo sia il problema tra le righe mi sembra che, a partire dalla presidente, l'abbiamo tutti sottolineato. Ci dica quali sono queste situazioni. Con un'autorità giudiziaria con la quale lei dice, e non può che essere così, di collaborare da quarant'anni evidentemente ci sono delle discrepanze. È già stato chiesto: vi siete parlati, vi siete confrontati, queste discrepanze sono state esplicitate, avete discusso ? Io aggiungo se ci può riferire quali sono questi pezzi di autorità giudiziaria che, a vostro avviso, hanno fatto valutazioni e hanno tenuto condotte inopportune, dal momento che anch'io avverto l'imbarazzo, probabilmente dovuto a limiti miei, di non sapere cose che invece noi dovremmo sapere. Come seconda e ultima questione, mi associo anch'io a una richiesta: noi avremmo bisogno di una mappatura dettagliata di quali sono gli amministratori giudiziari e i coadiutori giudiziari, di quanto vengono pagati e di quali beni hanno in responsabilità. Non credo che ci interessi soltanto sapere chi sono e quanto guadagnano. Ci interessa anche ricostruire la mappa dei beni di cui sono responsabili.
  LUCREZIA RICCHIUTI. Mi rifaccio un po’ a quello che diceva prima il mio collega Mirabelli. Per quanto riguarda il FUG, le somme che sono state definitivamente confiscate negli anni e utilizzate sono diverse. Sono una cifra consistente. Non riesco a capire come mai lei dica che non vengono utilizzate queste cifre, se, per esempio, sono stati utilizzati nel 2009 100 milioni di euro dal Ministero dell'internoPag. 20per la tutela e la sicurezza pubblica e 3 milioni di euro per sostenere i progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale di genere; nel 2010 per il credito di imposta riconosciuto in caso di successo della mediazione civile; ancora nel 2010 per finanziare il fondo di solidarietà civile istituito per le vittime di reati commessi durante le manifestazioni sportive o durante altre manifestazioni; nel 2011 per la corresponsione di assegni una tantum al personale delle forze di polizia, delle forze armate e dei vigili del fuoco, per recuperare sostanzialmente il contributo di solidarietà. Inoltre, sono state riversate, il 50 per cento al Ministero della giustizia e il 50 per cento al Ministero dell'interno, fino al 2012 le somme che sono state definitivamente confiscate. Equitalia deve accantonare per la legge istitutiva, le somme sequestrate, atteso che ne può essere disposta la restituzione da parte dell'autorità giudiziaria in caso di revoca. È a conoscenza del fatto che il codice antimafia non prevede che, quando la confisca diviene definitiva, la definitività debba essere comunicata a Equitalia e che, quindi, vi possano essere somme a bilancio ancora accantonate in quanto non disponibili ? Il FUG è, quindi, utilizzato dallo Stato e non corrisponde al vero quanto indicato nell'intervista, atteso che, essendo il prefetto, cioè lei, organo del Ministero dell'interno, dovrebbe conoscere l'impiego effettuato dal suo Ministero delle somme destinate al Ministero medesimo, senza attaccare indirettamente lo stesso Governo che l'ha nominata. Io le voglio fare alcune domande. Quanti beni ha destinato a uso sociale ? Come può dire che i beni sono stati considerati dagli amministratori beni privati, atteso che il potere di destinazione a uso sociale è dell'Agenzia ? Le chiedo poi: se ha avuto notizia dell'utilizzazione per scopi privati di beni, perché non lo ha segnalato alla procura della Repubblica, alla polizia o alla Corte dei conti ? Perché non ha destinato alla regione Sicilia i beni della confisca Piazza, visto che Crocetta li richiede e la legge lo consente ? In base a quali criteri ha ritenuto di utilizzare nell'intervista di oggi l'espressione virgolettata «parcelle d'oro per non far nulla» ? Ha avuto modo di valutare in concreto la qualità e la durata della gestione degli amministratori revocati per affermare in maniera così netta che i compensi liquidati sono spropositati ? Qual è il compenso liquidato dall'Agenzia in questi anni all'amministratore giudiziario della confisca Piazza ? Considerando che la confisca Piazza è definitiva da alcuni anni, dal 2009, e che lei è direttore dell'Agenzia dal 2011, per quale motivo non ha eliminato prima tali compensi e non ha rimosso prima l'avvocato Cappellano Seminara, se la sua gestione non è stata positiva ? È grazie, mi risulta, all'amministratore giudiziario Cappellano Seminara se da un sequestro iniziale di tre o quattro società di scarso valore sono state individuate e sequestrate altre 30 società, per un valore complessivo di 2 miliardi di euro. In ogni caso, nel rilasciare le sue dichiarazioni, perché non ha ritenuto di chiarire, tenuto conto del suo ruolo istituzionale, il fatto che l'amministratore giudiziario è stato liquidato dall'autorità giudiziaria per un'attività di quasi vent'anni per società di cui la stessa Agenzia ha approvato i bilanci ? E poi mi permetta di dire una cosa su cui io non sono assolutamente d'accordo. Lei prima ha spiegato, e la presidente Bindi le ha chiesto anche di chiarire, perché non è stato rimosso come presidente del consiglio di amministrazione l'avvocato Cappellano Seminara. Lei ha detto che ha aspettato che terminasse il mandato, perché il consiglio di amministrazione viene nominato, da quello che capisco – ne so un po’ di queste cose – per tre anni e lei ha aspettato la scadenza. Non esiste, però, una norma che vieti di rimuovere un presidente o un membro del consiglio di amministrazione se non fa il suo dovere. Nel momento in cui lei avesse ritenuto che il presidente del consiglio di amministrazione era inerte e, quindi, non faceva il suo dovere, l'avrebbe potuto rimuovere per giusta causa in qualunque momento. Io non ho capito perché lei ha aspettato, invece, la scadenza dei tre anni per cui Cappellano Seminara era stato nominato. Inoltre, la confisca Ienna è Pag. 21definitiva dal 2011. Cosa ha fatto in concreto per destinare i beni ? Se vi sono sprechi, come afferma nell'intervista, può dire come l'Agenzia ha utilizzato le risorse ? Vi sono immobili non occupati, ha stipulato contratti di locazione anche per pagare eventuali mutui, o sono tutti destinati ? È mai intervenuto o ha mai fatto intervenire negli incidenti di esecuzione che si svolgono in tutta Italia per accertare la buona o la mala fede degli istituti bancari ? È intervenuto nelle udienze di verifiche dei crediti per argomentare o sostenere, ove nel caso, le ragioni dell'Agenzia e, quindi, dello Stato ? È a conoscenza di malumori di giudici di cui parla l'articolo ? Non risulta alcuna dichiarazione da parte della magistratura. Se ha rilevato gravi irregolarità a carico di amministratori che comunque hanno riscosso la fiducia dei tribunali di Palermo, Trapani e Caltanissetta nel corso degli ultimi quindici o vent'anni, ha ritenuto di comunicare formalmente o informalmente i risultati di tale sua attività alle autorità giudiziarie interessate, in modo da metterle a conoscenza delle presunte irregolarità compiute dai professionisti in questione ? Se non l'ha fatto, qual è la ragione ? In ogni caso, tenuto conto del suo ruolo istituzionale, si rende conto che il tenore delle sue dichiarazioni, direttamente o indirettamente, suona come una critica diretta all'operato dell'autorità giudiziaria di Palermo, Trapani e Caltanissetta, che nel corso di tali lunghi anni avrebbero omesso di controllare adeguatamente l'operato degli amministratori ? Se tali critiche hanno un fondamento, per quale motivo, invece di renderle pubbliche, con un effetto dirompente sull'opinione pubblica, non ha ritenuto di agire istituzionalmente, informando gli organi competenti (procure della Repubblica, Consiglio superiore della magistratura, Corte dei conti, ordini professionali) ? Tenuto conto della sua lunga esperienza in Sicilia e del suo ruolo istituzionale, non ritiene che le sue dichiarazioni abbiano un oggettivo effetto di indebolire l'immagine dell'apparato istituzionale deputato al contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata e particolarmente un effetto di delegittimazione dell'autorità giudiziaria, facilmente identificabile come indiretta responsabile dei presunti abusi da lei rilevati ? Sa cosa contiene l'esposto anonimo o è solo un'indicazione giornalistica ? Se è a conoscenza del contenuto, chi sarebbero i professionisti da poco nominati ? Potrebbe comunque fornire l'elenco nominativo di tutti gli amministratori giudiziari revocati e dei coadiutori nominati dall'Agenzia ? Per quanto riguarda gli amministratori giudiziari, lei sa che il Ministro Cancellieri è venuto qui la settimana scorsa e ci ha riferito di aver emanato un decreto ministeriale rispetto all'istituzione dell'albo. Lei ritiene che quel decreto ministeriale sia esaustivo, oppure, come ho già avuto modo di dire al Ministro Cancellieri, sa, per esempio, che la cosa che lei continua a chiedere, il tariffario, non è contenuto nel decreto ministeriale, come non vi sono contenute un sacco di altre iniziative che si ritengono necessarie ? Volevo avere anche una sua opinione rispetto al decreto ministeriale che è stato emanato.
  ANDREA VECCHIO. Io credo che la collega dovrebbe fornire un elenco delle domande che ha fatto. Condivido le richieste di tutti i colleghi, a partire da Lumia, da Fava e dagli altri, che non nomino. Vorrei aggiungere una considerazione. L'Agenzia per l'amministrazione dei beni confiscati gestisce un patrimonio che si può definire vicino al patrimonio di una multinazionale. È un patrimonio ingente per valore e per numero di cespiti. Può un'Agenzia affidata alla guida di un uomo, per quanto onesto, bravo e preparato, ma preparato nel lavoro che svolgeva prima, nel lavoro di investigatore, di prefetto, di uomo della legge, fare tutto questo ? Gestire un'entità economica è materia completamente diversa, assolutamente diversa. Ci vorrebbe un Marchionne della situazione per prendere bene in mano le fila e le redini di questa gestione.
  PRESIDENTE. Non facciamo nomi e cognomi...
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  ANDREA VECCHIO. Non uso Marchionne come nome, ma come funzione... ci vorrebbe anche un Landini, dice Fava. La prima domanda che mi viene in mente è questa: esiste un database gestito dalla magistratura che contenga tutti i decreti emessi di confisca, con tutte le descrizioni del bene, la data del sequestro e la nomina del custode giudiziario ? Immagino che non ci sia un database di questo tipo a livello nazionale. Forse non c’è nemmeno a livello di ogni procura. Forse ogni giudice ha il suo elenco di decreti che ha emesso. La prima cosa da fare, secondo me, sarebbe realizzare un fascicolo-scheda per ogni bene. Non credo che l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati abbia le strutture e gli strumenti per poter redigere una tale massa di fascicoli. Forse affidandoci alle forze di polizia e facendo gli accessi a tutte le procure di Italia dove sono stati emessi questi decreti, si potrebbe arrivare a compilare una mappatura chiara e completa, partendo dal decreto emesso per giungere all'individuazione di tutti i beni confiscati, di tutte le posizioni catastali, per esempio, e di tutte le posizioni urbanistiche. Questo è un lavoro che deve fare una struttura di dimensioni e competenze notevoli. L'Agenzia per la gestione dei beni confiscati è l'espressione della nostra burocrazia italiana. Noi sappiamo come funziona la burocrazia italiana. Sappiamo quali sono i tempi della burocrazia italiana, qual è l'inerzia con la quale la burocrazia italiana in generale, a partire dalla gestione dei comuni, delle Asl e delle regioni, si muove nel nostro territorio. E noi pretendiamo che un'Agenzia di così piccola dimensione possa avere l'efficienza di una multinazionale ? Facciamo una riflessione di questo tipo e muniamoci di questi strumenti, che sono il mezzo essenziale per poter capire e lavorare, altrimenti non andremo da nessuna parte. Non avendo le conoscenze, non saremo in grado di fare alcun programma o alcun progetto e di muovere alcun suggerimento di modifica.
  PRESIDENTE. Do la parola ai nostri auditi per la replica.
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Io mi aggancio alle ultime considerazioni che ha fatto l'onorevole Vecchio, rispondendo così a quello che ha sempre sostenuto l'onorevole Lumia: noi dobbiamo essere un'agenzia snella, una cabina di regia e, inoltre, dovremmo avere tutte queste notizie e tutte queste mappature. Evidentemente siamo inetti e incapaci. Mi spieghi lei come si riesce ad avere, a fare e a programmare tutta questa mole di lavoro con una struttura snella, con una sede solamente, senza stare dietro agli amministratori giudiziari con cui si interloquisce e si deve interloquire quotidianamente, oltre che all'autorità giudiziaria ? Rispondo all'onorevole Sarti per quanto concerne l'avvocato Gemma. L'avvocato Gemma, innanzitutto non l'ho mai conosciuto, se non quando avevamo posto in sede di consiglio direttivo dell'Agenzia il problema, più volte sollecitato dall'amministrazione comunale, provinciale e regionale di Palermo, di avere finalmente quei benedetti immobili che da anni loro richiedevano e che non riuscivano a ottenere. In sede di consiglio direttivo si convenne che occorreva avere una certificazione che attestasse l'equilibrio economico-finanziario dell'azienda espungendo questi beni. Più volte, già da parte dell'Agenzia del demanio, all'avvocato Cappellano Seminara era stato richiesto questo artifizio per poterli dare e non era stato ottenuto. In sede di consiglio direttivo, su iniziativa di uno dei due magistrati che compongono il consiglio direttivo, è stato segnalato il nome dell'avvocato Gemma come professionista che aveva già risolto il problema, mi pare, della Valtur. Non vorrei sbagliare. Noi non abbiamo avuto alcun problema a individuare in questa persona colui che avrebbe potuto e dovuto svolgere l'incarico di cui parlavo prima.
  PRESIDENTE. Qual è il nome dei magistrati ?
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  GIUSEPPE CARUSO, direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Uno è il procuratore nazionale antimafia, l'altro è Luigi Birritteri, componente del Consiglio direttivo dell'Agenzia. Questa stessa domanda me l'aveva già fatta l'onorevole Lumia in passato. Io mi sono informato e non mi risulta ciò che lei dice, anche perché è un professore universitario e un avvocato, però, se lei ha notizie più precise delle mie, ne prendo atto. Sta di fatto che il problema l'ha risolto ed è stato remunerato, con gli altri due avvocati che si è scelto, giovani avvocati, con lo stesso importo con cui da solo veniva remunerato il presidente del consiglio di amministrazione. È stato giudicato talmente bravo che, senza oneri a carico dell'amministrazione, è stato nominato coadiutore della Grigoli. Con il suo percorso, che adesso in trenta secondi spero di illustrare, anche perché è recentissimo, è stato talmente ben accettato dall'autorità giudiziaria di Marsala e di Trapani che addirittura mi risulta che il presidente della sezione misure di prevenzione di Trapani abbia ritenuto di doversi avvalere della sua collaborazione per le aziende nel settore della ristorazione che sono in fase di sequestro. In merito alla confisca di Grigoli, è bene che si sappia che, tratta di aziende che, quando sono diventate di competenza dell'Agenzia, erano già decotte. Erano aziende sostanzialmente già fallite. La sentenza della suprema Corte di cassazione l'ho richiesta io personalmente per le vie brevi, perché non avevamo ancora la certificazione della definitività di questa azienda. La catena di ristorazione di Grigoli, braccio destro del noto latitante Matteo Messina Denaro, comprende qualcosa come 41 o 42 supermercati Despar. Io ho avuto la sentenza per le vie brevi dalla Corte di cassazione il 17 novembre del 2013. Il 17 novembre del 2013 io vengo a sapere che questa azienda, gestita da uno dei quattro amministratori, Ribolla, aveva una sentenza definitiva e che il Ribolla aveva già chiuso i punti vendita e aveva uno scoperto di 6 milioni di euro. Lo stesso giorno l'ho convocato e ha detto che bisognava chiudere e mandare tutti a casa, perché non c'era niente da fare. Lo stesso giorno lui è andato via. Ho lasciato lui per evitare la mancanza di rispetto nei confronti della magistratura. Abbiamo sempre tenuto sempre gli amministratori che loro avevano già individuato nella fase del sequestro. Ho aggiunto, però, un coadiutore. Ribolla, nel fare quello che ha fatto, si assumerà, se ci sono responsabilità, le sue responsabilità. Questo è il motivo per cui lo abbiamo tenuto, se non sbaglio, con la carica di amministratore giudiziario e abbiamo nominato Gemma coadiutore dell'Agenzia. In questo mese e mezzo cos'ha fatto l'avvocato Gemma per salvaguardare i livelli occupazionali ? C'erano già decine e decine di istanze di fallimento da parte dei fornitori. Si è precipitato, previi contatti miei con il presidente del tribunale di Marsala, competente per territorio, a firmare con il giudice il concordato per bloccare la procedura, cosa che ha ottenuto per le vie brevi. Dopodiché, abbiamo immediatamente contattato la SMA, la Carrefour e altre aziende che avevano manifestato l'intenzione di prendere in affitto per sei anni l'intera catena, per poi eventualmente acquistarla, con un unico impegno: salvaguardare i livelli occupazionali, che consistono in 195 maestranze, che con l'indotto arrivano a 500 unità. Tutto questo con un'azienda decotta e nel giro di un mese. Poi parleremo anche della Riela, ma vorrei che fosse chiaro che, nel momento in cui arrivano a noi, queste sono aziende già in fase fallimentare. Addirittura un magistrato – tanto per non fare nomi, il presidente della sezione misure di prevenzione di Milano – ha più volte, in più occasioni, detto che dovremmo avere il coraggio di farle dichiarare fallite già nella fase del sequestro perché non stanno sul mercato. Figuratevi quando arrivano nella competenza dell'Agenzia, cioè dopo i sette o gli otto anni che passano normalmente e mediamente dalla fase del sequestro alla fase della confisca definitiva. Teniamo presente che, nel momento in cui le aziende arrivano in confisca definitiva – è bene che questo si Pag. 24sappia – l'Agenzia ha un obbligo che io continuo a rimarcare. Io non devo fare impresa. Nel momento in cui mi arriva il bene confiscato in via definitiva, io lo devo destinare. Me lo impone la legge. Per questo motivo è differente la valutazione che deve fare il magistrato nella fase del sequestro da quella che deve fare l'Agenzia nella fase della confisca definitiva. Spero di essere chiaro. Se non lo sono, allora non riesco a esprimermi. Spero di essere stato chiaro su quali sono i nostri compiti, a differenza di quelli dell'autorità giudiziaria. Nel momento in cui l'autorità giudiziaria sequestra il bene, lo affida all'amministratore giudiziario. L'amministratore giudiziario compie tutti gli atti sotto la vigilanza del giudice delegato. Poi il bene passa in confisca definitiva. Si devono fare tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. Quando il bene passa a noi, noi non dobbiamo fare altro che destinarlo. L'obbligo dell'Agenzia è questo. 

  Il motivo per cui verosimilmente si è pensato alla cabina di regia, per cui verosimilmente si è pensato che l'Agenzia potesse gestire questo immenso patrimonio con 30 unità è che dalla lettura della legge, noi non dovevamo fare altro: la mattina la Corte di cassazione che mi dice che una confisca è definitiva e l'Agenzia deve assegnare il bene. Qui siamo intervenuti più volte noi, dicendo che così come è articolata la legge – l'abbiamo detto e lei era presente anche in Commissione antimafia, due mesi dopo che io mi ero insediato – avevamo necessità di un aiuto per salvaguardare i livelli occupazionali e i lavoratori e soprattutto abbiamo precisato che la finalità dei beni confiscati doveva essere il riutilizzo ai fini sociali e istituzionali, per un rispetto alle forze dell'ordine e alla magistratura che hanno tanto penato per acquisirli. Noi dobbiamo immediatamente destinarli. Quando vediamo che passa, anche dopo la confisca definitiva, tanto tempo prima di destinare i beni e non mi si offre la soluzione, è un problema. La soluzione non la posso avere io, per le competenze che mancano ai miei collaboratori, cui si faceva riferimento. Sono l'amministratore giudiziario e il coadiutore che mi devono fornire indicazioni per poter agire. Vedendo come stanno le carte...

  PRESIDENTE. Signor prefetto, ferma restando la necessità di apportare dei cambiamenti alla legislazione, questione su cui siamo tutti d'accordo – forse non ci troviamo d'accordo su quali cambiamenti apportare, ma che il sistema abbia bisogno di modifiche non ci sono dubbi – anche adesso, a legislazione vigente, io non capisco perché l'Agenzia, nella fase di destinazione del bene, si debba affidare solo ed esclusivamente alla figura del coadiutore e non abbia una sua visione e non solleciti una soluzione in un modo piuttosto che in un altro. Sto pensando ai casi che sono stati riferiti di Catania e di Trapani. Lei mi ha detto: non lo posso fare, mi devo attenere a quello che fa il coadiutore giudiziario.
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Io avevo bisogno di un professionista, che ho chiamato, indicandogli che dovevo fare salvi i livelli occupazionali. La sua stella polare doveva essere salvare questi 198 dipendenti, a costo di dare il capannone in affitto a prezzi molto più bassi. Io fornisco queste indicazioni di carattere, se vogliamo, «politico», finalizzate a salvaguardare i livelli occupazionali per quanto concerne l'azienda. Dopodiché, è chiaro che è il tecnico che mi deve aiutare, tecnico che è subito scattato, lo stesso giorno, per bloccare e per firmare il concordato.
  PRESIDENTE. Anche l'altra volta, quando ci siamo visti, il vicepresidente Fava aveva posto la questione della Riela. In quel caso è l'Agenzia che frena. Questo risulta a noi.
  GIUSEPPE CARUSOdirettore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. La ringrazio, Pag. 25presidente, e do la parola a chi in prima persona e ripetutamente con le organizzazioni sindacali, in prefettura e con tutti i soggetti, direttamente o indirettamente interessati alla vicenda Riela, per primi noi, ha gestito la situazione.

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