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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:07

Bimbo massacrato e bruciato col nonno
Choc in Calabria per la vendetta mafiosa

Cassano allo Ionio, uccisa anche la compagna dell’uomo.
L’agguato potrebbe essere legato al traffico di droga


Gli inquirenti sul luogo dov’è stata trovata la vettura bruciata

CASSANO ALLO IONIO
L’orrore non conosce limite nella piovosa mattinata di Cassano allo Ionio, nel cuore della piana di Sibari, ai piedi del massiccio del Pollino. Un bimbo di 3 anni prima assassinato e poi bruciato nella macchina insieme al nonno e a una giovane marocchina amica dell’uomo.  

Contrada Fiego, zona impervia sopra il paese, è il crocevia di questo nuovo massacro di mafia. Quando ieri mattina un cacciatore ha visto una Fiat Punto bruciata ed ha avvertito i carabinieri c’era già il sentore che si trattasse proprio di loro, di quei tre scomparsi da un paio di giorni e di cui si cercavano disperatamente le tracce.  

Poi la macabra scoperta: all’interno c’erano tre cadaveri, anch’essi carbonizzati dall’incendio che ha consumato i corpi fino a ridurli allo scheletro. Identificazione ovviamente difficilissima ma ormai è diventata quasi una certezza che si tratti del sorvegliato speciale, Salvatore Iannicelli, di 52 anni, di Cassano allo Jonio; di Ibissa Touss, marocchina di 27 anni, e del nipotino dell’uomo, un bimbo di tre anni. 

Il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Franco Giacomantonio, è con le mani nei capelli: «Come si fa a uccidere un esserino di tre anni in questo modo? Si è superato ogni limite. E’ qualcosa di inaudito, di orrendo. In tanti anni di lavoro credo che questo sia uno degli omicidi più efferati di cui mi sono dovuto occupare». 
Uno dei tre cadaveri, quello di un adulto, era nel bagagliaio della Fiat Punto, forse di Iannicelli stesso visto che il corpo di un’altra persona era seduto sul lato passeggero mentre sul sedile posteriore c’erano i resti di un bambino. Indagini della Procura della Repubblica di Castrovillari per capire se i tre siano stati uccisi altrove. L’auto era fredda, quindi questo fa pensare siano trascorse molte ore dal rogo, ma il freddo della zona di campagna del Cassanese e la pioggia potrebbero falsare i tempi di calcolo.  

Iannicelli e la donna nordafricana avevano, da tempo, intrecciato una relazione. Il bambino viveva con il nonno a cui era stato affidato dopo che sia il padre che la madre, figlia di Iannicelli, erano finiti in carcere per reati legati allo spaccio di droga. La vita del bimbo, però, era già stata stravolta da altre esperienze durissime, come il soggiorno in carcere insieme alla madre e la permanenza per oltre otto ore nell’aula bunker di un tribunale durante l’udienza del processo in cui la donna è imputata. Anche Salvatore Iannicelli aveva precedenti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti ed era stato in carcere per alcuni anni. 

La scomparsa di Iannicelli, della donna e del bambino era stata denunciata ai carabinieri di Cassano allo Jonio da uno dei figli dell’uomo preoccupato per il mancato rientro dei tre. Il ragazzo si è allarmato per la scomparsa dal momento che il padre, per la misura cui era sottoposto, era obbligato a rimanere a casa dalle 8 di sera alle 8 di mattina. 

La droga, appunto. Sembra ormai certo che si tratti di una vendetta mafiosa legata al traffico di droga. Gli stupefacenti sono, infatti, il filo conduttore delle vicende giudiziarie della famiglia Iannicelli. A partire dal capofamiglia: il suo nome negli Anni 90 finisce nelle informative degli investigatori. Prima l’indagine Borgo pulito e poi l’operazione Katrina svelano il ruolo da protagonista dell’uomo nel traffico di sostanze stupefacenti nell’alto Ionio cosentino. Indagini che hanno coinvolto sua moglie e con il passare degli anni anche le sue due figlie.  

Un anno e mezzo fa Iannicelli è finito nuovamente in manette con l’accusa di violenza sessuale e sequestro di persona. Iannicelli è anche lo zio di Tommaso, conosciuto con il nomignolo di «calciatore» per il suo passato di attaccante nella Luzzese. Ma secondo le indagini l’ex bomber è diventato l’anello di congiunzione tra la famiglia e il clan degli zingari egemone su quella parte di Calabria.

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