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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:47
Faraone attacca Crocetta: “Usa l’antimafia come manganello”



Faraone attacca Crocetta: “Usa l’antimafia come manganello”. Faraone Lo ha detto ieri alla Festa dell’Unità, intervistato da Emanuele Lauria, di Repubblica. “Legalità e antimafia sono state utilizzate come manganelli, in questi anni, dalla politica e da alcune organizzazioni. Sono valori, invece, che dovrebbero appartenere a tutti”. Alla Festa dell’Unità di Palermo Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione e unico siciliano del Pd nel governo nazionale, critica duramente “l’antimafia di governo” e torna ad attaccare Crocetta e, velatamente, la Confindustria di Montante: “Il centrosinistra la parola antimafia l’ha bruciata sul serio, in Sicilia e nel paese. Ha reso quella parola un’arma spuntata. Anzi, chi la usa oggi è quasi visto con sospetto. Eppure noi siamo stati protagonisti della legislazione contro la mafia, con La Torre abbiamo fatto della lotta per la legalità una ricchezza e siamo stati capaci di logorare da soli questi strumenti. E per questo – conclude Faraone – chi guida oggi la Regione Siciliana ha responsabilità”.
http://ilmattinodisicilia.it/14716-faraone-attacca-crocetta-usa-lantimafia-come-manganello/ La Sicilia che affonda: il fallimento del governo Crocetta in dieci punti

Aldo Penna


La burocrazia  regionale non è cambiata in meglio, semmai è peggiorata. Il PIL è sceso di 8 punti. Le energie alternative - l’eolico in testa - rimangono un’occasione perduta. La gestione dei beni culturali è disastrosa. L’agricoltura è allo sbando. La sanità siciliana è peggiorata sensibilmente. La viabilità è un disastro. L’informatizzazione della pubblica amministrazione un sogno
A due anni dalla scadenza della legislatura siciliana cosa si prepara per il dopo Crocetta? Svanita o almeno allontanata l’ipotesi di scioglimento anticipato (sarebbe stato il terzo), il Parlamento siciliano registra una bassissima produzione di buone leggi, nessuna visione per far compiere alla Sicilia i giusti passi che la allontanino dall’orlo del baratro, e una perseveranza sospetta a trasformare la mitologia del riscatto in passi di pura continuità.
Rosario crocetta rivoluzione
La 'Rivoluzione' di Crocetta annunciata nel 2012
Durante la campagna elettorale del 2012, combattuta con gli schieramenti divisi e ben cinque candidati alla Presidenza, il grido di battaglia era: rivoluzione. Tutti i concorrenti la promettevano e la debolezza delle liste a loro sostegno lasciava immaginare che chiunque avesse vinto avrebbe avuto possibilità enormi per ribaltare la pachidermica ‘macchina’ burocratica regionale e spingere sull’acceleratore dello sviluppo.
Vinse Crocetta e il suo programma prometteva speranza per la Sicilia. Le parole dopo tre anni sono lettera morta un vero decalogo del fallimento.
1) Non potranno più esistere gli stipendi da 500 mila euro l’anno che si sono visti diverse volte; lo stipendio dei dirigenti dovrà essere comparato a quello degli altri parlamenti regionali e agli standard europei.
Buoni propositi soffiati al vento. I burocrati regionali sono i più numerosi tra le Regioni italiane e della parametrazione delle retribuzioni alla media europea non esiste traccia. Crocetta non è stato un uomo di parola, eppure tutto si combinava perché mettesse in atto i propositi elettorali: la crisi economica, le parole d’ordine grilline, il bisogno di equità che a gran voce la gente continua a reclamare.
2) Non possiamo bloccare lo sviluppo a causa di lentezze burocratiche o talvolta di negligenze di qualche funzionario. Occorrerà creare sistemi di incentivi e penalizzazioni. Si ha diritto all’incentivo se si superano gli obiettivi così come occorre in qualche modo penalizzare coloro che non raggiungono gli obiettivi minimi. Insomma un sistema con logiche produttive
Forse inconsapevolmente, Crocetta aveva toccato uno dei tasti chiave del mancato decollo della programmazione regionale e della palude e sabbie mobili che caratterizzano la struttura dirigenziale. Ma non ha mosso un dito, non ha toccato nessun vero meccanismo responsabile della risibile produttività. Fino a quando il salario differenziale non sarà legato alle performance, ma considerato come la contingenza in busta paga l’energia creativa e la diligenza che si potrebbero reclamare ed estrarre dalla dirigenza regionale resteranno vana invocazione.
3) Confindustria sostiene che se si sbloccassero le richieste di autorizzazione che giacciono nei cassetti della Regione si incrementerebbe il PIL dell’8 per cento, immettendo in circolo denaro privato. Perciò va istituita una conferenza dei servizi permanente che esamini tutte le pratiche. Va costruita una cabina di regia sugli investimenti alle dipendenze della Presidenza della Regione per evitare il balletto di rinvii tra associazioni ed enti locali.
Il PIL della Sicilia ha avuto un movimento dell’8%, ma al ribasso e con un abbondante segno negativo. Crocetta ha inanellato tre anni consecutivi con il PIL in caduta libera e una distanza tra la Sicilia e la media italiana che si allarga sempre più. Un governatore di uno Stato americano ha rinunciato allo stipendio fino a quando il territorio da lui governato non avesse registrato una nuova crescita di ricchezza. Chissà se Crocetta è disposto a emularlo
Di buoni propositi è lastricata la via dell’inferno e i mattoni incastonati dal Presidente sono tanti e ingiustificati. Nessuno sblocco della spesa semmai altri ritardi sempre in carico a una burocrazia irresponsabile, non collaborativa, che se ne infischia della politica.
4) Il sole è la nostra ricchezza, ma la Sicilia merita uno zero in condotta per non aver saputo sfruttare questa risorsa come hanno fatto la Germania e la provincia di Bergamo, prime in Europa e in Italia.
Crocetta distribuiva i voti in campagna elettorale. Oggi potrebbe disegnare un tondo zero sul quaderno di governo. Il fotovoltaico non riesce a decollare neanche dove potrebbe senza problemi: gli uffici pubblici e le pubbliche istituzioni. Le risorse comunitarie ritornano indietro e quei programmi tanto invocati restano esercizio di un brutto stile di governo.
5) La Sicilia possiede un patrimonio naturalistico, architettonico monumentale archeologico che dovrà essere valorizzato e divenire una grande risorsa economica per l’Isola, attraendo milioni di turisti: terme, artigianato, valorizzazione dell’arte classica, moderna e contemporanea. Esperimenti come quello della fiumara d’arte di Antonio Presti o di Gibellina di Ludovico Corrao, devono essere potenziate ed estese, pubblicizzandole in tutto il mondo e facendole diventare occasione di sviluppo per tutto il territorio siciliano.
Come banditore Crocetta è stato abile e perfino credibile. La sua elezione in contemporanea con l’ascesa dei grillini, una dimostrazione di vocazione al riscatto da parte dei siciliani. Oggi è un protagonista che ha dimenticato la sua parte e recita a soggetto. Nessun colpo d’ala che sparigli consolidate inerzie, ne moduli nuovi che attraggano investimenti e visitatori
6)L’agricoltura dovrà legarsi fortemente alla ricerca di nuove produzioni biologiche per fronteggiare la concorrenza a ribasso che viene dai Paesi emergenti. E’ indispensabile rivolgersi a un’agricoltura di qualità in grado di penetrare nelle fasce più ricche del mercato mondiale. Saranno necessarie nuove modalità di produzione, come ad esempio l’utilizzo di serre fotovoltaiche e la produzione di anidride carbonica in serra in modo da far crescere i prodotti senza additivi.
Crocetta sui palchi dell’Isola tre anni fa pronunciando queste parole forse strappava qualche applauso. Oggi quelle proposte fanno solo sorridere. Se qualcuno misurasse su un’ideale bilancio il peso o il contributo allo sviluppo del settore agricolo dell’intervento regionale scoprirebbe una sola finanza di trasferimento distribuita a pioggia che non premia l’innovazione, la competizione, la crescita di occupazione.
7) Non è possibile che in Francia e in altri Paesi i beni culturali siano risorse che portano ricchezza e in Sicilia siano dei costi. I Musei nei periodi di massimo afflusso turistico devono aprire anche la notte, devono essere musei viventi che ospitino caffetterie, librerie, mostre. Questi musei devono essere in rete tra loro, scambiandosi esperienze e iniziative che li rendano più attrattivi.
Qualcuno nel passato stimava che la Sicilia detenesse oltre il trenta per cento dei beni culturali mondiali. Stima forse esagerata, ma sicuro segno di un immenso patrimonio che trova angusto spazio nei nostri musei. E gli stessi sono ampiamente fuori dai circuiti nazionali e internazionali e lontani per mentalità, organizzazione e visitatori dai migliori musei nazionali ed europei.
8) La sanità deve avere al centro l’uomo e la sua dignità. Dignità per i cittadini “pazienti”, ma anche dignità per gli operatori. Trovo incomprensibile che all’interno della scuola gli incarichi vengano decisi sulla base dei curricula e dei punteggi e invece nella sanità esistano ancora le nomine assessoriali, ipotizzando che i politici abbiano persino competenze per nominare primari.I dipendenti non possono essere ostaggi della politica, devono avere percorsi professionali certi e anche questi valutati da tecnici e non dalla politica.
Mai parole furono più vane. Invece di innovare e restituire autonomia ed efficienza la sanità siciliana ha operato il gioco delle tre carte: annunci di profondo cambiamento, ostinata continuità, cattiva media qualità dell’offerta per il cittadino che infatti continua a migrare in direzione Nord.
9) Occorre completare la Siracusa-Trapani attesa da 30 anni e avviare la costruzione dell’arteria di collegamento nord-sud Santo Stefano di Camastra e Gela che toglierà dalla marginalità il centro della Sicilia. Nel contempo occorre pensare a nuove arterie per collegare Catania a Gela e ad Agrigento e nuovi collegamenti con Comiso. Va rimodernato il sistema ferroviario con collegamenti veloci.
Un libro dei sogni in alcuni casi persino dannoso come ipotesi che si è infranto sul viadotto Himera, il segno del fallimento, il simbolo delle gambe corte della distanza siderale tra le parole e i fatti. La rete ferroviaria si sta modernizzando non per impulso del governo ma solo per domanda di mercato. La rete autostradale è in cattivo stato di manutenzione con continui crolli conseguenza dell’assenza di controlli adeguati
10) Voglio che per la presentazione di un’istanza basti un’e-mail mettendo fine a file e attese estenuanti. Informatizzazione vuol dire modernità, e ogni ufficio regionale dovrà adeguarsi a questo. Voglio una Sicilia contemporanea dove la pubblica amministrazione sia completamente informatizzata, dove ci siano incentivi per le imprese che assumono nuovi dipendenti, denunciano il pizzo e la corruzione. Mi impegnerò per abolire i privilegi delle cricche e delle caste.
A tre anni di distanza, dopo mille giorni di governo Crocetta può chiudere il bilancio di medio termine del suo mandato con uno spaventoso deficit tra il promesso e il fatto. Ma, cosa più grave, non c’è un solo passo in direzione di un reale cambiamento. Ad alcuni vecchi nomi se ne sono sostituti altri. Gli aiuti alle imprese sono rimasti risibili, i sostegni al precariato improduttivo giganteschi, i privilegi quasi intatti.
Da quel libro dei sogni che Crocetta diffondeva mancavano idee sul problema dei rifiuti e infatti oltre al prosperare delle discariche non si è avuta traccia di un aumento della differenziata, della trasformazione in occasione di lavoro di una buona pratica di governo del territorio. Alla visione clientelare di Totò Cuffaro che, pur di soddisfare amici e supporter di qualunque campo, spremeva le risorse, indifferente alla loro incidenza sullo sviluppo, o alla visione da conquistadores di Raffaele Lombardo teso a trasferire i domini cuffariani sotto il suo controllo cambiando le bandiere dei feudi con lo spregiudicato utilizzo di mercenari,  è arrivata la visione narcisistica di Crocetta. L’attuale Presidente, come il Narciso mitologico, è così intento a rivedersi nello specchio del suo particolare che non si avvede delle frane economiche che stanno devastando il territorio che dovrebbe governare.
I predoni interni ed esterni saccheggiano le risorse, Saro tace o acconsente. I giovani non hanno lavoro, il Presidente pur avendo le risorse disponibili non riesce a far decollare un progetto che avrebbe attenuato le raccapriccianti cifre che ben conosce.
Solo quando lo assalgono, Crocetta da il meglio di sé. Ritrova la grinta, la combattività, occupa le tv, dilaga sulla stampa. Passata la tempesta si rifugia nel suo ufficio dorato e lascia che i suoi burocrati imperversino nella continuità più ostinata con il peggior passato.
Negli Stati Uniti quando un governatore non funziona esiste l’istituto del “recall”, il richiamo. Bastano le firme di un decimo degli elettori che lo hanno votato per andare a un referendum confermativo o sostitutivo. Se invece di progettare fumose riforme istituzionali in Sicilia si introducesse questa semplice soluzione che restituisce potere agli elettori forse avremmo dei Presidenti preoccupati di ben governare e non soltanto di durare.


XVI  Legislatura ARS

                                 MOZIONE

  N. 286 - Rimozione del Segretario generale  della  Presidenza della Regione siciliana.
                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

              PREMESSO che:

              il nucleo di Polizia tributaria della Guardia  di finanza  di  Palermo  indaga  ormai  da  tempo   sui finanziamenti agli enti  di  formazione  nell'ambito dei PROF (Piano regionale per l'offerta formativa);

              secondo gli inquirenti, sulla base  di  quanto  è emerso  dall'indagine  sulla  nota   vicenda   delle integrazioni  finanziarie  concesse  agli  enti   di           formazione, sono stati  assegnati  dei  fondi  extra  budget  'immotivati'   agli   enti   di   formazione siciliani in aggiunta a  quelli  previsti  dal  PROF 2007 per un  ammontare  complessivo  superiore  a  4 milioni di euro;

              i fondi extra budget sarebbero  stati  utilizzati per assumere nuovo personale e per finalità  diverse rispetto a quelle previste dalla  legge,  ossia  per coprire la  differenza  delle  retribuzioni  laddove fossero scattati aumenti contrattuali;

              la Corte dei conti ha condannato in  primo  grado  il   capo   del   dipartimento   della    Formazione  professionale  a  quel  tempo  in  carica,  dott.ssa Patrizia Monterosso, oggi Segretario generale  della Presidenza della Regione siciliana, oltre a  diversi  politici di spicco, Assessori e dirigenti;

              la dott.ssa Patrizia Monterosso,  condannata  per aver concesso agli enti di formazione  professionale fondi  extra  budget  considerati  illegittimi   dai          magistrati contabili, dovrà risarcire  all'erario  1 milione e 279 mila euro;
              la condanna fa riferimento ai soli  finanziamenti erogati nel 2007 e non a  quelli  erogati  nel  2008  (pari a 14,5 milioni di euro), nel 2009 e  nel  2010            (che ammontano a 4,9 milioni  di  euro  per  ciascun anno), per un importo complessivo pari a  poco  meno  di 25 milioni di euro;

              la Procura regionale della  Corte  dei  conti  ha avviato delle indagini sulle  nomine  dei  dirigenti esterni alla Regione, e che nel corso dell'inchiesta            sarebbe stata  coinvolta  anche  l'allora  dirigente  generale del dipartimento della Pubblica istruzione,  dott.ssa Patrizia Monterosso;

              la Corte  dei  conti  contestava  il  ricorso  ai  dirigenti     generali     esterni     da      parte dell'Amministrazione regionale, senza che  prima  si fosse verificato  se  tali  posti  potessero  essere  occupati   dal   personale   interno   alla   stessa            Amministrazione;
              RILEVATO che:
              il primo atto della  vicenda  delle  integrazioni  finanziarie concesse agli enti di formazione  risale al settembre  del  2013  quando,  sulla  base  delle            indagini  del  nucleo  di  Polizia   tributaria   di  Palermo, vennero condannati dalla Corte  dei  conti, con sentenza definitiva,  l'ex  Assessore  regionale   Mario Centorrino e l'ex dirigente generale  Gesulado  Campo  per  danno  all'erario,  avendo  disposto  di  talune somme non programmate;

              l'inchiesta riaperta di recente nel settore della  formazione  professionale  ha   portato   per   nove persone,  fra  burocrati  e  politici,   una   nuova condanna della Corte dei conti,  che  ha  nuovamente censurato il metodo delle integrazioni,  ossia  quei finanziamenti extra budget concessi agli  enti  alla   fine delle  attività  formative,  senza  motivazione adeguata;

              nell'atto di citazione, depositato dalla  Procura della Corte si legge che la Guardia  di  finanza  ha depositato un'informativa che ricomprende, oltre  ai           finanziamenti illegittimi del 2007, i danni erariali scaturiti  dalle  integrazioni  successive  al  PROF  2007;

              a seguito delle acquisizioni istruttorie e  delle memorie  depositate   da   funzionari   e   politici coinvolti nelle indagini della Procura  della  Corte dei conti, sotto la lente dei  magistrati  contabili  sono finite oltre 70 procedure di integrazione,  per           un importo complessivo di 5 milioni di euro  erogati a 38 enti di formazione;

              l'indagine condotta  dal  sostituto  Procuratore, dott. Gianluca Albo, ha avuto nel  mirino  il  piano formativo  del  2007,  irrobustito  da  integrazioni           finanziarie fatte nel 2008 e nel 2009;

              l'istruttoria ha  portato  all'individuazione  di coloro che si sono resi responsabili di  illegittime elargizioni  di  fondi,  fra   i   quali   l'attuale           Segretario generale di Palazzo  d'Orleans,  dott.ssa  Patrizia Monterosso, spicca per la pesante  condanna a  suo  carico  per  danno  erariale  alla   Regione  siciliana;

              CONSIDERATO che:

              Salvatore   Taormina,   attuale   dirigente   del dipartimento Finanze e per anni dirigente generale e Segretario generale dell'Amministrazione  regionale,           ed  Alessandra  Russo,  per  alcuni  anni  dirigente generale dell'Assessorato  regionale  Lavoro,  hanno presentato    ricorso    davanti    al     Tribunale           amministrativo regionale contro la nomina,  avvenuta a luglio 2012, di Patrizia Monterosso  a  Segretario  generale della Presidenza della Regione;

              il  Governo  della  Regione  ha   confermato   la dott.ssa  Patrizia   Monterosso   quale   Segretario generale  della  Presidenza  della  Regione,   prima           volta, nella storia della Regione, che la  più  alta  carica amministrativa regionale viene affidata ad un esterno;

              la sentenza di  condanna  in  primo  grado  della   Corte dei conti ha stabilito che  gli  extra  budget  costituiscono un danno per l'erario poiché si tratta  di cifre non programmate ma sborsate  dalla  Regione  per pagare il personale;
              la   motivazione   della   sentenza   è   fondata sull'assunto  secondo  il  quale  non  è   possibile incrementare  la   cifra   dei   finanziamenti   già           stanziati, restando vietato sforare il budget;

              con la prosecuzione delle indagini e le possibili  ulteriori condanne, in vista dello  svolgimento  del successivo grado di giudizio,  non  si  esclude  che           l'ammontare  del  risarcimento  possa   notevolmente  aumentare;

              il giudizio espresso nell'atto di  citazione  dal Pubblico Ministero, Gianluca Albo, è stato severo in quanto punta il dito contro  il  'disinvolto  avallo  delle   richieste   di   integrazione    finanziaria sprovviste di un titolo giuridico a loro sostegno  e di qualsiasi utilità' [...] in quanto 'espressione di  intollerabile leggerezza e negligenza funzionale  in  tutte le fasi del procedimento di integrazione';

              secondo il Procuratore della Corte dei conti si è in   presenza   di   una   violazione   dei   canoni comportamentali  previsti  tanto  dal   buon   senso           comune, secondo i quali  un  ente  privato  non  può gestire arbitrariamente  risorse  pubbliche,  quanto dal buon senso gestionale, che  deve  rispondere  ai principi di trasparenze ed economicità;

              in data 13 marzo 2014, l'avv. Anna Rosa Corsello, dirigente del  dipartimento  regionale  del  lavoro,  dell'impiego, dell'orientamento, dei servizi e delle           attività  formative,  dichiarava  dinanzi   alla   V Commissione  legislativa  permanente  dell'Assemblea regionale siciliana 'Cultura, formazione  e  lavoro'  di aver riscontrato la totale mancanza di  controlli  nei rendiconti degli enti,  circostanza  da  lei  in           passato più  volte  segnalata  attraverso  relazioni inviate al Governo regionale;

              RITENUTO che:

              il comportamento adottato dalla dott.ssa Patrizia Monterosso, nella qualità di capo  del  dipartimento della  formazione  professionale,  rappresenta   una           palese violazione dei solenni principi sanciti dalla Costituzione italiana, che, all'art. 54,  impone  ai cittadini cui sono affidate  funzioni  pubbliche  il dovere di adempierle con disciplina e onore;

              il comportamento della dott.ssa Monterosso appare contrario  ai  principi  del  buon  andamento  e  di  imparzialità cui devono essere ispirati  i  pubblici uffici che sono al servizio esclusivo della Nazione,  secondo quanto  prescritto  dal  combinato  disposto  degli articoli 97 e 98 della Costituzione;

              a livello nazionale, il D.P.R. 10  gennaio  1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti  lo statuto degli impiegati civili dello Stato) prevede,           all'art. 84,  la  destituzione  dall'incarico  quale pena inflitta a coloro che si  rendano  responsabili  di atti che rivelino mancanza del senso dell'onore e morale nell'espletamento del  pubblico  incarico,  a coloro  che  per  dolosa   violazione   dei   doveri d'ufficio arrechino grave pregiudizio allo Stato o a enti pubblici o a privati, a coloro che  si  rendano responsabili di un illecito  uso  o  distrazione  di somme amministrate,

                    IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a rivedere la propria posizione e a rimuovere  la dott.ssa    Patrizia    Monterosso dall'incarico  dirigenziale di Segretario generale della Presidenza           della  Regione  siciliana,   in   quanto   coinvolta nell'indagine della scelta dell'attuale Governo  dei dirigenti esterni e  condannata,  seppur  ancora  in  primo  grado,  dalla  Corte  dei  conti  per   danno erariale a seguito  delle  integrazioni  finanziarie  illegittime  erogate  agli  enti  della   formazione  professionale.

              (26 marzo 2014)
              CIACCIO -  CANCELLERI  -  ZAFARANA  -  PALMERI  -           CAPPELLO  -  TANCREDI  -   CIANCIO   -   FERRERI   -           MANGIACAVALLO - SIRAGUSA -  TRIZZINO  -  FOTI  -  LA  ROCCA - ZITO - GRECO G.



Il taglio di TASI e IMU? Demagogia di Renzi con effetti devastanti in Sicilia

[3 Sep 2015 |



Renzi taglia non le tasse che riducono le entrate nelle ‘casse’ dello Stato, ma quelle che lasciano a ‘secco’ i Comuni. Dietro questa mossa - che è concordata con l’Unione Europea dell’Euro (altro che polemiche Renzi-UE!) - c’è l’obiettivo di fare fallire i Comuni per ridurre gli spazi di democrazia, secondo i voleri della Germania. Cosa che in Sicilia avverrà tra qualche mese 
15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)
15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)
Matteo Renzi, con la sua solita aria da spaccone, va dicendo in giro che a dicembre ci sarà il funerale della TASI e dell’IMU. E, addirittura, lascia capire che, per difendere questo annunciato “taglio delle tasse sulla casa” è pronto ad aprire un conflitto con l’Unione Europea. Ora proveremo a raccontarvi perché tutta questa vicenda sa tanto di mistificazione. Infatti, su questo punto, non c’è alcun contrasto tra il governo Renzi e Bruxelles. La mossa del capo del governo italiano punta a mettere in difficoltà i Comuni italiani. Con la prospettiva, tutt’altro che remota, di farli fallire piano piano nei prossimi anni, eliminando un altro presidio di democrazia: che è, poi, quello che la Germania della signora Merkel chiede a Renzi. E i primi Comuni che falliranno saranno quelli della Sicilia. Proviamo a raccontarvi l’ennesimo inganno del governo Renzi, che sta governando l’Italia contro gli interessi degl’italiani.
La TASI è la tassa sui servizi indivisibili introdotta con la legge nazionale di stabilità del 2014. Sono soldi che vanno ai Comuni. L’IMU è l’odiosa imposta sulla casa - sulla quale pesano dubbi di incostituzionalità - introdotta dal governo Monti. Una quota dell’IMU va allo Stato, il resto va ai Comuni. Di fatto, Renzi non sta annunciando tagli di tasse i cui introiti finiscono nel Bilancio dello Stato; sta annunciando tagli di tasse e imposte che, per oltre il 90 per cento, riguardano i Comuni. Di fatto, il capo del governo italiano si sta sostituendo ai Comuni.
Non è la prima volta che Renzi si fa bello con i soldi degli altri. L’ha fatto con i ‘famigerati’ 80 in busta paga per i lavoratori con redditi inferiori a mille e 500 euro al mese. Il capo del governo ha stabilito di erogare questi 80 euro mensili. Ma i costi sono stati sostenuti dalle Regioni. Alla Regione siciliana, ad esempio, questo scherzetto è costato 200 milioni di Euro all’anno!
La stessa cosa si sta ripetendo con TASI e IMU. Renzi ha stabilito che questi due balzelli dovranno essere
tasi
eliminati. Ma i problemi li lascia ai Comuni italiani, che si ritroveranno senza i soldi per erogare servizi essenziali ai cittadini. Perché, come già accennato, TASI e IMU sono entrate che, per oltre il 90 per cento, alimentano le ‘casse’ dei Comuni.
Con l’abolizione di TASI e IMU i Comuni italiani verranno messi davanti a un bivio: o non erogheranno servizi essenziali ai cittadini, o saranno costretti a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. La seconda ipotesi, ovviamente, è la più probabile. Anzi, è sicuro che finirà così. Ma Renzi potrà sempre dire che lui non c’entra nulla, scaricando la colpa sui Comuni che sono amministrati male… Con questa mossa di Renzi gl’italiani verranno gabbati due volte. Il governo nazionale conta di recuperare la parte di IMU che perderà con nuovi balzelli. Insomma, gl’italiani pagheranno la nuova imposta che il governo nazionale sta studiando e pagheranno, anche, tasse e imposte che i Comuni saranno costretti a introdurre al posto di TASI e IMU.
Attenzione: questa sceneggiata non è solo una buffonata politica e istituzionale: è qualcosa di più grave. Sotto sotto c’è la volontà, da parte del governo Renzi, di ridurre gli spazi di democrazia, per rendere la vita più semplice ai soggetti esterni all’Italia che, piano piano, stanno prendendo il controllo del nostro Paese. Le imprese italiane finite nelle mani di gruppi esteri non si contano più (se ci fate caso, le nuove acquisizioni di imprese italiane da parte di gruppi stranieri vengono fatte passare per “investimenti esteri in Italia”…). E la stessa cosa riguarda anche alcuni importanti asset. E tra questi soggetti ‘esteri’ che si stanno impossessando dell’Italia, al primo posto ci sono i tedeschi.
bandiera tedesca
Di fatto, il governo Renzi sta favorendo la Germania e gli investitoti esteri, non certo gl’italiani. Il Jobs Act non è servito per creare nuovi posti di lavoro, che infatti non sono stati creati. Il Jobs Act servirà ai nuovi padroni delle grandi aziende ormai ex italiane per licenziare la gente senza problemi in barba allo Statuto dei lavoratori che è stato calpestato. Ma questo ai soggetti esterni all’Italia non basta. Chi si sta impadronendo del nostro Paese non vuole fastidi con le assemblee democratiche. E’ per questo che, con la scusa del ‘risparmio’, sono state abolite le Province italiane. Ed è per questo che il Senato, da elettivo, deve diventare un consesso con elezioni di secondo grado con competenze risibili.
La battaglia politica e parlamentare che inizierà tra qualche giorno al Senato è importantissima. Perché su tale questione l’Italia si gioca gli ultimi brandelli di democrazia rimasta. Una parte del PD ha capito che il disegno di Renzi (e dei potentati economici, massonici e finanziari europei che stanno dietro di lui) è quello di ridurre ulteriormente gli spazi democratici del nostro Paese. L’ha fatto con le Province. E adesso tocca al Senato. E poi toccherà ai Comuni.
La battaglia che si sta combattendo al Senato, lo ribadiamo, è importante. Mantenere il Senato elettivo significherebbe fare uno sgambetto non a Renzi - che alla fine è un esecutore di ordini che vengono da oltre i nostri confini - ma alla massoneria finanziaria che controlla l’Euro, con in testa la Germania. Il significato politico della battaglia in corso al Senato è il seguente: a Palazzo Madama non tutti i senatori, benché eletti con il Porcellum (e quindi non eletti, ma designati), sono al soldo della massoneria finanziaria europea. Ci sono senatori - anche nel PD - che stanno cercando di fare gl’interessi dell’Italia e non della Germania. Una battaglia che stanno combattendo provando a mantenere, con il Senato elettivo, uno spazio di democrazia che i tedeschi vogliono a togliere al nostro Paese.
Chi invece si sta comportando con grande ambiguità è il presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale
piero fassino
Il presidente dell'ANCI, Piero Fassino
Comuni Italiani), Piero Fassino, non a caso del PD. Fassino sa benissimo che il taglio di TASI e IMU è una manovra contro i Comuni. Davanti a questa presa di posizione di Renzi, la reazione di Fassino è stata debole. Il presidente dell’ANCI avrebbe dovuto chiedere a chiare lettere con quali soldi, una volta tagliati TASI e IMU, i Comuni erogheranno i servizi ai cittadini. E avrebbe dovuto sottolineare che quella di Renzi è solo una mossa demagogica per scaricare sui Comuni la responsabilità di inevitabili nuove tasse e nuove imposte che gli stessi Comuni saranno costretti a inventarsi per andare avanti. La verità è che quello tra Fassino e Renzi è solo un gioco delle parti sulla pelle degl’italiani.
Andiamo alla Sicilia. Renzi ha già abolito le Province e vuole degradare il Senato della Repubblica a consesso di serie ‘B’, con competenze risibili. E, adesso, in prospettiva, vuole fare fallire i Comuni. L’abolizione di TASI e IMU punta proprio a questo: a mettere in grande difficoltà i Comuni, costringendoli a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. Mettendo gli stessi Comuni in cattiva luce agli occhi dei cittadini. Questa mossa politica dovrebbe essere denunciata dall’ANCI. Ma Fassino, come già ricordato, è dello stesso partito di Renzi. Magari non sarà renziano. Ma non ha calcato la mano sul governo nazionale. Su questo punto fa il pesce dentro il barile. Con molta probabilità, in una prima fase, alla luce della crisi dei Comuni, verrà proposto l’accorpamento degli stessi Comuni, che si ridurranno di numero. Ma l’obiettivo finale di chi si sta impossessando dell’Italia è l’eliminazione dei presidi di democrazia più vicini ai cittadini: i Comuni. E in questo l’Unione Europea dell’Euro a trazione tedesca si sta mettendo sotto i piedi il principio di sussidiarietà. Ma tant’è.
Già, il fallimento dei Comuni. Se il fallimento dei Comuni italiani è un obiettivo che Renzi conta di realizzare tra qualche anno, in Sicilia, invece, questo fallimento è dietro l’angolo. In base a una legge approvata dal Parlamento siciliano lo scorso luglio (legge regionale approvata su pressioni romane alle quali il Parlamento siciliano si è adeguato), i Comuni dell’Isola dovranno applicare, già da quest’anno, il decreto nazionale n. 118 del 2011. Due i passaggi fondamentali di questo provvedimento: accertamento ed eliminazione dei residui attivi (cioè delle entrate fittizie inserite nei bilanci comunali); e controllo analogo, ovvero i conti delle società partecipate da inserire nei bilanci. Questi due passaggi, per molti Comuni siciliani, si annunciano devastanti. Se a questo aggiungiamo che lo Stato non trasferisce più nulla ai Comuni siciliani e che i trasferimenti della Regione di quest’anno non sono ancora arrivati (e non arriveranno, perché le ‘casse’ della Regione siciliana sono vuote), beh, la frittata è fatta.
Insomma, già tra applicazione del decreto nazionale n. 118 e trasferimenti aboliti dello Stato e trasferimenti non erogati da parte della Regione, il fallimento di molti Comuni siciliani, nei primi mesi del prossimo anno, è matematico. Se a questo aggiungiamo le mancate entrate per abolizione di TASI e IMU, siamo ben oltre la frittata: siamo alla frutta.
In base alla legge nazionale n. 42 del 2009 - parliamo della legge sul federalismo fiscale - la Sicilia potrebbe mantenere TASI e IMU. Ma l’impatto mediatico, sui siciliani, sarebbe terribile: in tutta Italia TASI e IMU vengono abolite e la Sicilia li mantiene? Certo, poi, come abbiamo detto, i Comuni italiani si inventeranno nuove tasse e nuove imposte. Ma la Sicilia, non abolendo TASI e IMU, ci farebbe comunque una pessima figura. La trappola che il governo Renzi ha preparato ai Comuni siciliani non dà scampo.
Resta da capire qual è il ruolo del governo regionale di Rosario Crocetta e del PD. E non è difficile capirlo: reggono il sacco al governo Renzi sulla pelle di oltre 5 milioni di siciliani. Il governo Crocetta, il PD siciliano (con l’esclusione di alcuni dirigenti di questo partito che stanno provando a difendere l’Autonomia della Sicilia) e il Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano stanno svendendo il futuro di oltre 5 milioni di siciliani. Emblematico è il caso del CARA di Mineo, che va avanti a colpi di appalti truccati e tangenti. A parole il governo Crocetta lo vuole chiudere. E potrebbe farlo richiamandosi all’articolo 31 dello Statuto siciliano, come ha fatto notare il parlamentare nazionale del PD siciliano eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella (ma non lo fa, perché il CARA di Mineo sono affari di governo che arrivano fino a Roma con Mafia Capitale).
Il governo Crocetta e il PD siciliano avrebbero potuto non applicare la norma sull’IMU agricola, richiamandosi alla già citata legge sul federalismo fiscale. Ma hanno fatto finta di nulla. Sfilando dalle tasche degli agricoltori siciliani 60 milioni di Euro che sono già nella ‘casse’ romane. Il governo Renzi, infatti, si è trattenuto questa somma che, adesso, i Comuni dovranno fare pagare agli agricoltori siciliani, beffati da Renzi che dice di volere abolire l’IMU a dicembre e intanto gli ha scippato 60 milioni di euro!
Di fatto, il governo Crocetta e il PD siciliano - che in queste ore litigano per le poltrone di un possibile rimpasto del governo regionale - hanno aiutato Roma a depredare la Sicilia. Non hanno contestato, come già ricordato, lo scippo sull’IMU agricola; non hanno contestato i soldi che, abusivamente, Roma trattiene sull’IVA e sull’IRPEF che maturano in Sicilia; non hanno detto nulla sulla mancata applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale sulla territorializzazione delle imposte favorevole alla Sicilia. Ci sono solo poche voci di dissenso dentro il PD siciliano. Ma questo non frena le ruberie istituzionali ai danni della Sicilia.         
 http://www.lavocedinewyork.com/Il-taglio-di-TASI-e-IMU-Demagogia-di-Renzi-con-effetti-devastanti-in-Sicilia-/d/14170/ 


    
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