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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:46

Inutili più di 500 dirigenti ecco la mappa dei tagli ed è corsa alla pensione

ANTONIO FRASCHILLA


Sulla carta il taglio degli uffici regionali farˆ saltare oltre 500 poltrone da dirigente. A tanto ammontano i Servizi e le unità operative  considerati inutili dalla stessa Regione, con i dirigenti generali che hanno appena presentato le proposte di riduzione in giunta. In realtà considerando che molte di queste poltrone giˆ oggi sono vuote, i dirigenti che rischiano di rimanere davvero senza incarico sono circa 300. E tra di loro • giˆ scattata la corsa al prepensionamento con le regole pre-Fornero. Alla fine si rischia quindi il bluff dal punto di vista dei risparmi, ma di certo  comunque che quella in corso • una rivoluzione nell'organizzazione degli uffici.
La scorsa settimana • scaduto il termine che avevano i dirigenti generali per presentare la proposta di taglio degli uffici, in base alla Finanziaria che intima una riduzione di almeno il 30 per cento delle posizioni di vertice nei vari rami della Regione. La proposta di taglio pi• consistente • quella presentata dall'assessorato ai Beni culturali, guidato da Antonio Purpura: Contiamo di eliminare 90 posizioni dirigenziali È, dice. La gran parte riguarda servizi e unitˆ operative nei musei.
Attualmente ogni sito ha dai due ai tre dirigenti in carico: ÇQuestononaccadrˆ pi• Ñdice il dirigente generale Gaetano Pennino Ñ nella nostra proposta prevediamo la creazione di nove poli museali, uno per ogni provincia, e i piccoli musei avranno al massimo un dirigente . Ad esempio, il museo d i Terrasini che oggi conta tre dirigenti ne avrà uno. Stesso discorso per quelli di Aidone o Mistretta. Musei che hanno pochissimi visitatori ma hanno sul groppone tre dirigenti a testa.
Un altro giro di vite • in arrivo al dipartimento tecnico, che ha in capo diverse strutture decentrate, a partire dagli Urega, le stazioni appaltanti regionali: ÇProponiamo un taglio di 50 posizioni dirigenziali, accorperemo quasi tutte le strutture perifericheÈ, dice il dirigente generale Giovanni Arnone. Quasi 90 le poltrone che saranno cancellate allÕassessorato Agricoltura, che da solo ha oggi oltre 70 uffici decentrati, ciascuno col suo dirigente. Quaranta i servizi e le unitˆ operative che salteranno invece al Corpo forestale. E ancora, scorrendo lÕelenco delle proposte arrivate a Palazzo dÕOrleans, • previsto un taglio di trenta poltrone al dipartimento Acque e rifiuti, e di cinquanta al Lavoro: ÇAccorperemo tutti gli uffici periferici, dai centri per lÕimpiego alle sedi distaccateÈ, dice la dirigente generale Anna Rosa Corsello.
Una ventina le poltrone che dovrebbero essere cancellate alla Sanitˆ nei due dipartimenti di competenza, mentre nella ragioneria generale i servizi e le unitˆ operative passeranno da 76 a 40, con un taglio di 36 posizioni di vertice. All'Ambiente, invece, il taglio programmato dal dirigente generale Maurizio Pirillo • di 16 posizioni. Ma non tutti i dipartimenti hanno rispettato alla lettera la proposta di taglio medio del 30 per cento. Alle Attività produttive previsto un taglio da 23 a 19 uffici:  Sotto questa soglia non possiamo scendere , dice il dirigente generale Alessandro Ferrara.
I tagli renderanno difficile, se non impossibile, per circa 300 attuali dirigenti riuscire ad avere un incarico, con annessa parte variabile fino a 30 mila euro lordi l'anno (lo stipendio base di 60 mila euro lordi sarà comunque pagato). Non a caso • scattata la corsa al prepensionamento con le regole pre-Fornero grazie alla Finanziaria che, unico caso in Italia, consente una finestra di cinque anni, fino al 2020, per andare via con i vecchi parametri: a luglio le domande di pensionamento tra i dirigenti erano giˆ a quota 136 e per presentarle  • tempo fino all'11 novembre. Lo scorso anno i dirigenti andati in pensione erano stati appena 36. Ma, visto che la pensione la versa sempre la Regione, alla fine dal taglio dei dirigenti Palazzo d'Orleans, risparmierà molto meno dei 40 milioni stimati.

La riduzione prevista dall'ultima Finanziaria Ma il risparmio rischia di rivelarsi irrilevante

Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione Sarà la giunta a vagliare le proposte sui tagli degli uffici presentate dagli assessorati

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/09/29/inutili-piu-di-500-dirigenti-ecco-la-mappa-dei-tagli-ed-pensionePalermo02.html?


Ingrao, l'ultimo saluto: "Una vita per la liberazione dell'uomo"




I funerali in piazza Montecitorio allo storico dirigente del Pci, sulle note di "Bella ciao", tra pugni alzati e bandiere rosse. Don Ciotti: "Ha servito la politica, invece di servirsene"






ROMA - E' iniziato con le note di "Bella ciao" l'ultimo viaggio di Pietro Ingrao, tra pugni alzati, fazzolettoni delle brigate partigiane, bandiere di Rifondazione comunista, di Syriza e del movimento operaio. Accompagnato dai familiari, dalla presidente della Camera Laura Boldrini e portato a spalla dai commessi della Camera, il feretro è stato portato in piazza Montecitorio. Ai funerali solenni, per salutare lo storico dirigente del Pci ed ex presidente della Camera tra il 1976 e il 1979, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano con la moglie signora Clio. Seduto tra i familiari di Ingrao anche Fausto Bertinotti. Tra la folla il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini, il costituzionalista Gianni Ferrara e il dirigente del Pci Giacomo Schettini vicino a Ingrao.







Durante le esequie le bandiere di Palazzo Montecitorio sono state esposte a mezz'asta. Sopra alla bara una corona di fiori e un caschetto portato da una delegazione di operai delle acciaierie di Terni e la sciarpa rossa di don Gallo. Tra poesie scritte da lui stesso, applausi e commozione, si sono alternati a parlare familiari, istituzioni, uomini e donne che lo hanno conosciuto e che hanno vissuto con lui gli anni della passione e dell'impegno politico

La presidente della Camera Laura Boldrini ha ricordato come Ingrao fosse l'uomo del dubbio: "Per lui il dubbio non era rinuncia ma seria onestà intellettuale nei confronti delle persone alle quali non si rivolgeva con soluzioni semplici e semplici certezze" e ha ricordato come fosse uomo attuale, attuali le sue parole. "Per Ingrao era fondamentale la centralità del Parlamento e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alla attività pubblica. Anche oggi i cittadini devono far sentire ogni giorno la propria voce, come disse Ingrao 'il voto da solo non basta. La sua esperienza di vita è esperienza dell'Italia e degli italiani".

Alfredo Reichlin lo ricorda come uomo onesto, in cerca della verità : "Questo paese ha una storia. Eppure noi questa storia non l'abbiamo custodita bene. Perché volevamo la luna o non l'abbiamo voluta abbastanza? Ingrao era una mente libera, cocciuta e assetata di conoscenza. Non era uno scettico, voleva capire, sapeva lottare e colpire. Sapeva che per vincere bisogna capire quel tanto di verità che c'è sempre in fondo alle cose. Ingrao era un uomo giusto: così la gente lo ha percepito. Ci ha insegnato che la politica non può ridursi a mercato e lotte di potere. Abbiamo bisogno di uomini come lui. Abbiamo bisogno di capire".

La figlia Renata, con una voce commossa, ha voluto parlare di quel padre che portava in casa la sua passione politica e il suo concetto di amore e giustizia: "La politica se la portava anche in famiglia. Aveva una grande passione per le vite degli altri. Anche la mia vita è stata riempita dall'amore che mi ha dato". Ricorda i momenti di quotidianità, i pranzi domenicali, le passeggiate coi nipoti. "Ci ha trasmesso l'amore per la vita, vissuta nella libertà, nel rispetto degli altri, nella ricerca della giustizia". La nipote Gemmaha voluto ricordare la sensibilità e il gusto per le cose semplici: "Quando passeggiavamo per la mano sul lungomare di Sperlonga mi sentivo orgogliosa di essere tua nipote, chiamavano tutti, non ho mai trovato nessuno che ti fosse ostile perché tutti ti amavano, perché sapevi essere vicino alla sofferenza delle persone" e anche "gustare cose semplici come nuotare a lungo o farsi una scofanata di dolci. L'immagine più bella della tua forza e della tua dolcezza è la foto dove tu, io e la mia prima figlia di 5 anni stiamo l'uno accanto all'altro con il pugno alzato".

Nelle piazze come davanti ai cancelli della Fiat "Pietro Ingrao era un uomo che faceva innamorare le persone" ha detto il regista Ettore Scola. "Ebbi il privilegio di incontrarlo spesso, di essere ospite in casa sua, di conoscere sua moglie, i figli. Cenai con lui quando già era presidente della Camera, in evidente disagio per la scorta che lo aspettava davanti a casa mia. Ma soprattutto - ha proseguito il regista - ho conosciuto la sua lealtà, che lo portava sempre a interrogarsi sulle sue idee. E ho anche conosciuto la sua forza di oratore capace di far esplodere di passione politica le piazze".

"Ha servito la politica invece di servirsene. Per lui la politica era strumento di pace" ha detto con forza Don Ciotti. "E' stato tra i primi a scrivere di mafia e delle ramificazioni nella politica del potere mafioso. Amava la ricerca della verità, è stato un inquieto, un eretico che sceglie, che rifiuta il conformismo dell'interesse e il quieto vivere della paura. Di lui colpiva il candore, l'autenticità, la capacità di stupirsi e interrogarsi. Non aveva bisogno di fingere, di sedurre, di mostrarsi diverso da quello che era. Ha fatto delle scelte e ha pagato molto nella sua vita ma senza lamentarsi".

Il feretro ha lasciato la piazza su un carro funebre che lo porterà a Lenola, la cittadina in provincia di Frosinone dove Ingrao nacque 100 anni fa. A salutarlo ancora una volta le note di "Bella ciao" e una folla con i pugni chiusi alzati.


Addio a Pietro Ingrao, i funerali a Montecitorio












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