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25 ottobre 2015 7 25 /10 /ottobre /2015 16:39
Il giudice Silvana Saguto mandava gli uomini della scorta a fare la spesa: "Comprami il dentifricio e lo smalto" 

La Stampa Pubblicato: 23/10/2015 11:30 CEST


SILVIA SAGUTO


"Comprami lo spazzolino Elmex verde, il filo interdentale non cerato Oral-B e un dentifricio Mentadent non granulare per Francesco". È la lista della spesa inviata dal giudice Silvana Saguto a un uomo della sua scorta via sms, pubblicata da La Stampa
"Quelli non fanno mai un c....", diceva al telefono e spediva gli agenti in farmacia, a prendere una ricetta nell'ambulatorio medico e a portarla alla madre.
E se il giudice era dell'estetista, ma le mancava lo smalto non c'era problema: "Viene Carmine (agente,ndr) a prenderlo", diceva al marito
Il giudice Silvana Saguto è l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, finita nel mirino della polizia tributaria e dei pm di Caltanissetta che indagano sugli incarichi multimilionari, assieme all'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara e a suo marito Lorenzo Caramma, nominato coadiutore di diverse amministrazioni per volere della moglie. I pm indagano su presunte tangenti.
Il giudice Saguto, stando alle intercettazioni, rimprovera al telefono suo figlio chef Elio Caramma per le spese eccessive
"Siamo indebitati persi. Non è possibile, non si può fare, non esiste stipendio che possa garantire queste cose. La nostra situazione economica è arrivata al limite totale, non è possibile più, completamente! Ci sono sempre nuove cose! Voi non potete farmi spendere 12, 13, 14 mila euro al mese, noi non li abbiamo questi introiti"
Per rimediare alla crisi economica della famiglia il giudice avrebbe ottenuto denaro, recapitatole direttamente a casa in un trolley, dall'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara. La vicenda è stata ricostruita dai finanzieri, grazie a pedinamenti e intercettazioni da cui erano emerse una serie di richieste di rientro di scoperti per migliaia di euro avanzate da Banca Nuova e America Express ai coniugi Caramarra. La giudice e l'amministrazione giudiziario parlano in codice: i soldi diventano "documenti" nelle chiamate intercettate.
Dopo la consegna del denaro la Finanza appunta
"Dopo l'incontro per diversi giorni la Saguto non contatta più inisistentemente Cappellano per parlare della documentazione e i dipendenti di Banca Nuova non contattano più Caramma Lorenzo".
Il conto è stato saldato, ma come?

Silvia Saguto, Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, sotto inchiesta per corruzione su gestione beni mafiosi

La Procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per corruzione, induzione e abuso d'ufficio nei confronti della Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, che si occupa della gestione dei patrimoni mafiosi sottoposti a sequestro.
La notizia dell'inchiesta è contenuta in una nota ufficiale della stessa Procura di Caltanissetta "allo scopo - è scritto - di evitare il diffondersi di notizie inesatte". "Su disposizione della Procura della Repubblica di Caltanissetta - si legge nella nota - militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, in alcuni casi con la diretta partecipazione dei magistrati titolari del relativo procedimento penale, hanno eseguito ordini di esibizione nonché decreti di perquisizione e sequestro in data 9 settembre 2015".
"Questi atti istruttori - prosegue la nota - sono stati compiuti per acquisire elementi di riscontro in ordine a fatti di corruzione, induzione, abuso d'ufficio, nonché delitti a questi strumentalmente o finalisticamente connessi, compiuti dalla Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo nell'applicazione delle norme relative alla gestione dei patrimoni sottoposti a sequestro di prevenzione, con il concorso di amministratori giudiziari e di propri familiari".
La difesa del magistrato: "Nessun dubbio sul mio operato". "Non ho dubbi sul mio operato e chiederò subito di essere interrogata": così il magistrato Silvana Saguto ha commentato con il sito on line Live Sicilia. Il magistrato ha aggiunto: "Incarichi a mio marito? Ne ha avuto uno solo a Palermo, e oggi chiuso, che risale agli anni in cui non ero alla sezione misure di prevenzione".















Beni confiscati, i pm accendono i riflettori sul denaro contante a casa della Saguto 

di Riccardo Arena


Nelle intercettazioni il giudice e il padre parlano di «mazzettine» coi soldi. Lei dice che servivano perché le carte di credito non sempre sono accettate

inchiesta beni sequestrati, Gioacchino Natoli, Silvana Saguto, Palermo, Mafia e Mafie



PALERMO. «Tu hai preso i soldi dalla borsa?», chiede Vittorio Saguto alla figlia Silvana, che, il 20 agosto, risponde: «Io ho preso solo quando c'erano i pezzi da cento, solamente, i pezzi da cento li ho presi, non so quanti erano però precisamente, quindi una parte l'ho levata». E il padre, che inizialmente non trova il denaro, ricorda che c'erano «due, tre mazzettine di quelle». Mezz'ora dopo i due si risentono: «Tutto a posto - dice l'uomo -. Allora, quando vieni qua? Ci sono tre... roselline».

Il denaro contante
Circolava, e non poco, in casa dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, oggi indagata a Caltanissetta con le ipotesi di corruzione, concussione per induzione, abuso d'ufficio. Lei, la Saguto, sostiene che era un'esigenza legata al fatto che le carte di credito - la sua, un'American Express in particolare - non sempre sono accettate e per le spese correnti era costretta a prelevare.
Ma chi indaga ci crede poco e guarda anche ai passaggi delle conversazioni intercettate in cui il giudice denuncia notevoli difficoltà economiche. Cosa che imprime un'accelerazione all'indagine sui presunti scambi di favori con gli amministratori giudiziari, con nomine di comodo per il marito del giudice, l'ingegner Lorenzo Caramma, pure indagato. E poi il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza cerca riscontri che sostengano la tesi dei versamenti di contanti a Vittorio Pietro Saguto, che avrebbe ricevuto il denaro per la figlia. L'anziano padre del magistrato è indagato pure lui, per autoriciclaggio.

La nomina sfumata
Nel contesto generale si inseriscono le trattative per la nomina di Lorenzo Caramma anche come coadiutore nella gestione del Cara di Mineo, dopo il sequestro della società che lo gestiva, deciso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, presieduta da Guglielmo Muntoni, amico della Saguto. Davide Franco, uno degli amministratori, aveva chiamato più volte l'ingegnere. Il 4 settembre era praticamente fatta. Ma l'8 sono scattate le perquisizioni disposte dai pm nisseni.
Parcelle da un milione a testa
È comunque Gaetano Cappellano Seminara, l'amministratore giudiziario al centro di polemiche da almeno due anni e mezzo, il protagonista di alcuni passaggi: «Ma su Palermo - chiede al presidente - misure? Perché considera che noi, lasciata Gas Natural, questa di qua ci impegna molto poco, questa di Roma». Saguto: «Ora vediamo, per ora non abbiamo niente, nemmeno una carta, non c'è più niente per me».
In un altro colloquio, intercettato sempre nell'ufficio del giudice, Cappellano dice: «Abbiamo presentato a Fabio Licata (altro magistrato sotto inchiesta, ndr) la liquidazione di Gas Natural. Eh, in buona sostanza, alla fine, abbiamo chiesto un milione di euro l'uno, complessivamente... io ho chiesto a parte il rimborso forfettario, perché sono l'unico avvocato fra i tre amministratori... sono 700 milioni di euro di volume d'affari». Ieri il presidente della Corte d'appello, Gioacchino Natoli, e il pg Roberto Scarpinato sono stati sentiti dalla prima commissione del Csm, alla quale hanno chiesto di intervenire subito.

«Morirò, ma morirò ricco»
Un altro capitolo riguarda i rapporti, che dalle intercettazioni appaiono altamente conflittuali, con Walter Virga, figlio di Tommaso, giudice ed ex componente del Csm. Secondo i pm nisseni, il giovane avvocato avrebbe ottenuto due misure per «ringraziare» il padre di aver fermato iniziative ed esposti disciplinari contro la Saguto. Tesi anche questa respinta dai diretti interessati.
Le misure Bagagli e Rappa rendono bene: ci sono gli attacchi mediatici, «però domani facciamo i bonifici. Io morirò, ma morirò ricco», dice Virga jr, forse con ironia, alla moglie, Giuliana Pipi, con lui nei cda delle aziende.

La nuora allontanata
Ma il discorso è più ampio e riguarda la Saguto imprenditrice, che dà lavoro. A persone conosciute e di fiducia, spiega lei, perché il settore dei beni sequestrati alla mafia presuppone la massima fiducia. E però il 7 giugno Walter Virga si sfoga con il suo coadiutore Alessio Cordova, dopo avere allontanato dal proprio studio Mariangela Pantò, fidanzata di Francesco Caramma e dunque futura nuora della presidente: la questione è sfociata in una lite con la Saguto. «Fosse successo a me - dice Virga - mi sarebbe dispiaciuto, ma me la sarei presa con mia suocera, perché io avrei detto, guarda, se tu, diciamo, non cercavi di infilare tutta la famiglia, tutti gli amici dei tuoi figli in tutte cose, non finivi su tutti i giornali, sputtanata in tutto il mondo». Parlando con Tommaso Virga, il figlio Walter si lamenta del modo in cui la Saguto ha affrontato la questione: «Lei avrebbe detto che il problema non si pone, perché Mariangela paga un affitto... ma non è vero». E il giudice, che appare molto in ansia: «No, no, si chiude, Walter... si chiude, si chiude...».
La rabbia del presidente
L'amarezza di Virga è condivisa da Cordova: «Io in generale, almeno dal mio punto di vista... non avremo mai più nessun incarico chiaramente dalle misure di prevenzione». E in effetti la Saguto è arrabbiatissima: «Mi dà fastidio perché è stata fatta in questa maniera e lui pagherà le conseguenze di questa decisione... Lui (Virga jr, ndr) lo devo rivedere io e appena lo rivedo, vedrai cosa non succede. La piena la stiamo reggendo tutti, lui non la vuole reggere. E non la regga, ci penso io».
Il figlio del cancelliere
La Saguto il 31 agosto chiama un cancelliere del tribunale: «Intanto cominciamo con tuo figlio, sicuramente». Poco dopo riceve un collaboratore di Cappellano Seminara, Aulo Gigante: «Senti qua, per Vincenzo (non identificato, ndr) avremmo trovato probabilmente un posto, adesso, nell'amministrazione Virga. Però c'è una persona che voglio presa in cambio, che è il figlio di un cancelliere». Qualche giorno dopo il giudice precisa alla diretta interessata: «Tuo figlio lo mettiamo da Niceta, come ragioniere... Poi man mano, per tuo fratello ho parlato con Carmelo Provenzano, il professore». E l'altra: «Mio fratello per ora se l'è preso Carlo». Il 28 agosto un amministratore, Alessandro Scimeca, cerca di evitare un'assunzione con una qualifica «improponibile» per un esecutivo, chiesta da un alto esponente istituzionale: «Da fratello a sorella te lo dico, faccio tutto quello che vuoi ma non ci facciamo sparare».



I fucili e il doposole
Vittorio Saguto e il nipote Emanuele Caramma amano andare a caccia e si devono prendere munizioni e fucili e portarli a Piana degli Albanesi. È «Elio» Caramma, figlio della Saguto, ad insistere molto: «Io ci posso provare - gli spiega la madre - ma commetto un reato, porto e detenzione abusiva di materiale esplodente». E infine la scorta: la Saguto il 28 agosto fa prendere agli agenti un doposole, poi fa accompagnare la Pantò in spiaggia, infine chiede «i dischetti levatrucco, quelli grandi». Il caposcorta le risponde che ci sono quelli piccoli. «No, non li voglio».

Che affarone i sequestri e le amministrazioni giudiziarie

Aziende sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Affidate a professionisti con parcelle milionarie. Un sistema di favoritismi, nepotismi e conflitti d’interessi ora sotto inchiesta. Che coinvolge anche diversi magistrati

DI GIANFRANCESCO TURANO

Che affarone i sequestri e le amministrazioni giudiziarie

Quando parlava di professionisti dell’antimafia, Leonardo Sciascia non sapeva fino a che punto avesse ragione. Il passo dai professionisti agli affaristi è cosa fatta.


Così, il manager più pagato d’Europa non è Martin Winterkorn, ex amministratore delegato della Volkswagen in carica dal 2007, allontanato dopo lo scandalo delle emissioni con 60 milioni di euro di buonuscita. È Gaetano Cappellano Seminara, 57 anni, re incontrastato degli amministratori giudiziari, pupillo delle sezioni di misure di prevenzione dei tribunali. Per 200 giorni di lavoro l’avvocato palermitano ha chiesto 18 milioni di euro a Italcementi, pari a 90 mila euro per ognuna delle giornate trascorse nella sede della società bergamasca.



Italcementi, che aveva subito un sequestro preventivo nel 2008, aveva già versato 7,6 milioni di euro al professionista, tutti autorizzati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Il grosso della richiesta aggiuntiva, che non è passata dal vaglio del giudice, doveva fra l’altro compensare il rilascio di un’ “assurance”. È una sorta di certificato per garantire la guarigione di Italcementi da comportamenti passibili di censura giudiziaria, anche se non connessi al crimine organizzato. È l’equivalente in versione moderna delle indulgenze mercanteggiate dal clero nel cristianesimo preluterano.



È giusto aggiungere che la cifra è riferita all’insieme del team formato da Cappellano Seminara e dai suoi coadiutori, sei impiegati in pianta stabile più altri avventizi.



Ma è altrettanto corretto sottolineare che Italcementi è soltanto uno degli oltre cento incarichi ottenuti dal professionista siciliano, che è anche imprenditore in proprio con la Legal Gest consulting e con Tourism Project (hotel Brunaccini di Palermo).



La parcella da 18 milioni ha guastato i rapporti fra Cappellano Seminara e il colosso del calcestruzzo, da poco passato in mano ai tedeschi.



Italcementi si è rivolta alla giustizia. La causa ha superato due gradi di giudizio ed è al vaglio della Cassazione, che non ha ancora fissato la data dell’udienza. Ma finora i verdetti indicano che l’amministratore ha incassato più del dovuto e dovrebbe restituire una quota degli onorari di circa 2 milioni di euro.



Nel frattempo il bubbone è esploso. A Palermo è venuto alla luce un sistema opaco di favoritismi, nepotismi e incarichi in conflitto di interessi che potrebbe non essere limitato al capoluogo siciliano, dove si gestiscono quasi metà dei beni sequestrati in tutta Italia, secondo valutazioni del presidente delle misure di prevenzione Silvana Saguto.



Oltre a Cappellano Seminara, la procura di Caltanissetta indaga sulla stessa Saguto, assegnata ad altro incarico, su suo maritoLorenzo Caramma, consulente di Cappellano, sul suo collega di sezione Lorenzo Chiaramonte, sul sostituto procuratore Dario Scaletta e sull’ex componente togato del Csm Tommaso Virga.



In attesa che si sviluppi il lavoro del pubblico ministero nisseno Cristina Lucchini e del colonnello Francesco Mazzotta della Guardia di finanza, proprio il Csm ha finalmente deciso di affrontare la questione del cumulo degli incarichi nell’amministrazione giudiziaria, diventata ormai un affare da decine di milioni di euro all’anno, soprattutto nelle regioni più colpite dal crimine organizzato.



Anche la politica è dovuta tornare sull’argomento. L’ultima sistemazione datata 2011 si è rivelata disastrosa perché lascia una totale discrezionalità ai singoli tribunali sia nelle nomine sia nella definizione del tariffario che in parte è a carico delle aziende e in parte è a carico della pubblica amministrazione, quindi del contribuente.



In cambio del potere incondizionato che si è dato ai giudici delle misure di prevenzione non c’è stata garanzia di trasparenza né di rotazione negli incarichi. L’allarme lanciato dall’ex direttore dell’agenzia nazionale dei beni confiscati, il prefetto Giuseppe Caruso è rimasto inascoltato e la commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi ha preferito impegnarsi in lunghe audizioni di quegli stessi amministratori giudiziari che hanno trasformato la lotta alla mafia in un business altamente lucrativo.



ITALGAS

Nel festival del conflitto di interessi spicca la vicenda Italgas. L’azienda torinese, controllata dalla Snam, finisce sotto sequestro in modo rocambolesco.



L’avvocato Andrea Aiello, 44 anni, amministratore giudiziario della Euro Impianti Plus dei fratelli Cavallotti, sequestrata nel 2012 e in liquidazione a giugno del 2015, riferisce al pm Scaletta di alcune anomalie riguardanti i rapporti fra Euro Impianti e Italgas. In sostanza, Italgas avrebbe firmato un contratto di fornitura con Euro Impianti pur sapendo che i Cavallotti erano soggetti a rischio.



In effetti, gli imprenditori di Belmonte Mezzagno sono stati assolti dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ma restano “socialmente pericolosi” e la testimonianza di Aiello fa scattare il sequestro di Italgas il 9 luglio 2014.



Il giudice delegato Fabio Licata, che opera insieme ai colleghi Saguto e Chiaramonte ma non risulta indagato, nomina amministratore giudiziario proprio il teste dell’accusa Aiello. Da amministratore di Euro Impianti Plus, Aiello ha chiesto a Italgas un risarcimento di 20 milioni di euro per il contratto di fornitura non rispettato.



Insieme all’avvocato palermitano, sono nominati amministratori anche l’ingegnere Sergio Caramazza, il docente Marco Frey e il commercialista Luigi Saporito. I quattro vengono retribuiti dal tribunale e la cifra non è pubblica. Ma c’è una quota consistente versata dall’azienda sotto sequestro. Italgas ha pagato per un anno di sequestro 6 milioni di euro a 43 coadiutori ingaggiati dagli amministratori, per una media di 140 mila euro a testa.



Fra le criticità suggerite dagli amministratori giudiziari alla Deloitte, ingaggiata come consulente da Italgas, figura ogni genere di problema, inclusa la corretta profondità nell’interramento dei tubi, ma non profili collegati alla criminalità organizzata. La richiesta di dissequestro viene accolta a maggio del 2014 dal pm Dario Scaletta, poi indagato perché avrebbe informato Saguto dell’inchiesta che la riguardava. Nonostante questo, l’azienda viene riconsegnata il 9 luglio 2015, oltren un anno dopo il provvedimento. Ma nemmeno allora i professionisti delle misure di prevenzione si fanno da parte e riaffiorano nelle lunghe trattative per nominare il nuovo organo di vigilanza (Odv), incaricato fra l’altro dell’applicazione dei protocolli antimafia. La terna finale è guidata dal giurista di area Pd Giovanni Fiandaca insieme a Andrea Perini dell’università di Torino e a Gianluca Varraso, direttore con Fiandaca del corso di alta formazione per amministratori giudiziari della Cattolica di Milano, dove ha insegnato lo stesso Aiello.



Seppure molto qualificato, l’Odv viene integrato da tre consulenti: Carlo Amenta, Gianfranco Messina e Cristina Giuffrida, dello studio Aiello. Tutti e tre figurano fra i coadiutori dello stesso Aiello durante il sequestro di Italgas.



NATURAL GAS E GRUPPO MOLLICA

L’inchiesta che ha condotto al sequestro di Italgas, cioè la caccia al tesoro dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, ha portato al sequestro di altre tre aziende italiane controllate dal colosso energetico spagnolo Gas Natural Fenosa. Anche in questo caso, la molla è stata la fornitura da parte dei fratelli Cavallotti.



Il giudice Saguto e i suoi colleghi hanno incaricato Cappellano Seminara che, insieme ai colleghi Enzo Bivona e Donato Pezzuto, è stato amministratore giudiziario delle società dal 19 maggio 2014 fino al luglio scorso.



Anche in questa vicenda c’è stato ricorso a decine di coadiutori che sono costati nell’ordine di 1 milione di euro: una bella somma considerando le dimensioni molto più ridotte delle aziende in termini di ricavi e dipendenti.

Le traversie giudiziarie dei fratelli Cavallotti hanno un parallelo nella storia del gruppo Mollica.



Le società dei costruttori di Gioiosa Marea (Messina), guidate dai fratelli Pietro, Domenico e Antonio, sono finite nel mirino come parte integrante di Cosa Nostra, secondo le dichiarazioni di Angelo “Bronson” Siino, il ministro dei lavori pubblici della mafia.



Nel 2011, i fratelli Mollica sono stati assolti da questa accusa tanto che le loro imprese, raccolte nel consorzio Aedars, hanno ottenuto la certificazione per partecipare al rifacimento della Scuola della Misericordia a Venezia, in società con la Umana di Luigi Brugnaro.



Nel giugno di quest’anno, con i lavori della Misericordia compiuti e Brugnaro diventato sindaco della Serenissima, le aziende dei Mollica sono state sequestrate in base a una sentenza del tribunale di Roma che ha bloccato beni per 135 milioni di euro. Niente mafia, stavolta. Tre mesi prima, a marzo del 2015, Pietro Mollica era stato arrestato con l’accusa di bancarotta fraudolenta dell’Aedars e delle società consorziate, riconducibili ai Mollica. I giudici romani hanno affidato il gruppo a Cappellano Seminara.



L’avvocato palermitano adesso è a un bivio. Sembra che il presidente del tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, gradirebbe un passo indietro del superamministratore. Si attendono i passi avanti dei politici.



Aggiornamento dell'8 ottobre 2015
Precisazioni a "Che affarone quel sequestro": le lettere di Rosy Bindi, Fabio Licata, Gaetano Cappellano Seminara e Pietro Cavallotti. 




Calcestruzzi e Italcementi eseguiti altri sequestri novembre 2008


Caso Saguto, polemiche dopo le intercettazioni sui figli di Borsellino

Caso Saguto, polemiche dopo le intercettazioni sui figli di Borsellino


Saguto: "Mie parole estrapolate dal contesto". Manfredi: "Parole catalogate alla voce cattiveria", nessuno commento dal ministro Orlando. Il giudice Muntoni si giustifica: "L'ingegner Caramma ha un curriculum straordinario

"Leggo sui giornali brandelli di intercettazioni che riguarderebbero giudizi da me espressi. Si tratta di parti di conversazioni estrapolate da contesti più ampi, che singolarmente lette possono avere significati fuorvianti". Lo dice, in una nota, l'ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto in merito alla conversazione intercettata in cui il magistrato esprime pesanti giudizi sui figli del giudice Paolo Borsellino. Saguto è indagata per corruzione nell'ambito dell'inchiesta su illeciti nelle assegnazioni degli incarichi agli amministratori giudiziari dei beni sotto sequestro. "Aggiungo che probabilmente - spiega - saranno sfuggite al giornalista (l'intercettazione è stata pubblicata da Repubblica ndr) le frasi con cui esprimevo la stima incondizionata e l'affetto che ho sempre nutrito nei confronti di Paolo Borsellino, mio carissimo amico personale, collega anche di corrente ed ineguagliabile maestro". "Mi riservo di chiarire al momento opportuno, - conclude - ed in accordo con i miei legali, tutti gli aspetti giuridicamente rilevanti, relativi alla vicenda processuale".


"Io e mia sorella Lucia siamo senza parole", dice Manfredi Borsellino, dirigente del commissariato di polizia di Cefalù sul contenuto delle intercettazioni che riportano le frasi del giudice Silvana Saguto sui figli di Paolo Borsellino. "Non vogliamo commentare - aggiunge Manfredi - espressioni che andrebbero catalogate alla voce cattiveria. Solo parlandone, rischiamo perciò di attribuire importanza a chi quelle parole ha proferito".



No comment anche dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "Non voglio dire niente perché sono oggetto di un'attività di indagine e sono frutto di intercettazioni telefoniche. "Credo - ha aggiunto - che siano valutazioni che deve poter apprezzare il magistrato nell'ambito delle proprie facoltà con le quali conduce oggi le indagini e domani si formerà il giudizio".



Si difende il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, intercettato mentre rassicurava la collega Saguto - che glielo aveva raccomandato - su un prossimo incarico per il marito, l'ingegnere Lorenzo Caramma: "Ho scritto alla prima Commissione del Csm e al presidente del tribunale di Roma Mario Bresciano - racconta all'Ansa - segnalando che ritengo il mio comportamento del tutto corretto".  Sull'articolo pubblicato oggi da Republica aggiunge: "L'articolo non dice che l'ingegner Caramma ha un curriculum straordinario; questo non lo scrive mai nessuno. Preferisco non aggiungere altro, mi sembra tutto un gioco al massacro".



"E' una pagina triste - commenta Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia - mi auguro - ha detto a margine di un impegno a Quindici - che la giustizia faccia presto il suo corso".



Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia commenta: "Le indagini che coinvolgono il giudice Silvana Saguto e altri soggetti delineano un quadro inquietante di interessi e scambi attorno alla gestione dei beni sequestrati, sul quale la Cgil già nel 2013 aveva lanciato, unica e inascoltata voce, l'allarme. Istituzioni importanti rischiano il discredito, per questo ritengo che sia urgente l'intervento non solo dell'organo di autogoverno della magistratura ma di tutte le altre Istituzioni preposte e del Presidente della Repubblica nella qualità di Presidente del Csm, per ridare credibilità a queste stesse istituzioni.  Giudichiamo intollerabile la situazione che sta emergendo e che getta nello sconforto noi e tutti coloro che nella società civile sono impegnati costantemente contro la mafia, molti dei quali hanno pagato con la loro vita".



"Insultare la memoria del giudice Paolo Borsellino e i figli nel giorno della commemorazione, il 19 luglio, è l'emblema della turpitudine etica e morale. Tutto ciò lascia sinceramente sbigottiti - dice il coordinatore di Fratelli d'Italia per la Sicilia orientale Sandro Pappalardo - Fratelli d'Italia esprime solidarietà e vicinanza alla famiglia Borsellino, simbolo vero e concreto della lotta alla mafia. Raccomandazioni, favoritismi e insulti ai simboli della Sicilia onesta: il sistema Saguto non deve fare perdere però ai siciliani la fiducia negli uomini delle istituzioni che ogni giorno, seguendo l'esempio di Borsellino e Falcone, combattono indefessamente la criminalità. Occorrono però punizioni esemplari per chi tradisce lo Stato e quindi i cittadini".




"Posti di lavoro nei beni sequestrati"  Le intercettazioni del caso Saguto 

Martedì 20 Ottobre 2015 - 06:00 di Riccardo Lo Verso

Secondo i finanzieri, l'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo avrebbe segnalato amici e conoscenti per farli lavorare nelle aziende sequestrate alla mafia. "Io ti devo chiedere il favore per il prefetto".

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PALERMO - Ultimo giorno dello scorso mese di agosto. Poco dopo la undici e trenta Silvana Saguto contatta al telefono una dipendente che al Palazzo di Giustizia di Palermo fa il funzionario giudiziario. "... era per vedere cose nuove... volevo parlarti un minuto... - dice il magistrato - intanto cominciamo con tuo figlio sicuramente". L'ufficio dell'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale è imbottito di microspie. Le hanno piazzate gli investigatori della Polizia tributaria su delega della Procura di Caltanissetta.

I finanzieri scrivono nelle informative: "Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere che Silvana Saguto segnala persone da contrattualizzare (amici, conoscenti, personali o di suoi familiari) ad alcuni amministratori giudiziari". Insomma, saremmo di fronte ad una sorta di ufficio di collocamento con i nominativi delle persone da assumere suggeriti dal magistrato a capo, fino ad un mese e mezzo fa, del collegio che sequestra i beni alla mafia e nomina gli amministratori giudiziari. Suggerimenti che non sappiamo se abbiano fatto in tempo ad accogliere, visto che le conversazioni sono state intercettate in prossimità delle perquisizioni e dei sequestri che hanno fatto esplodere lo scandalo. Il lavoro degli investigatori, però, guarda indietro nel tempo per scovare assunzioni sospette avvenute in precedenza.

L'ufficio del magistrato era tappa obbligata per gli amministratori giudiziari, le cui voci sono rimaste impresse nei nastri magnetici che raccontano il "pressing" del magistrato. Quarantasette minuti dopo le undici dello stesso giorno di fine agosto nella stanza dell'allora presidente entra l'avvocato Aulo Gigante. La richiesta della Saguto è diretta e svelerebbe un intreccio di posizioni di lavoro: “... senti qua per Vincenzo avremmo trovato probabilmente un posto adesso, nell'amministrazione Virga dove lui può essere preso intero, però c'è una persona che io voglio presa in cambio... il figlio di... la conosci... il cancelliere... questo ha esperienza... ha fatto fallimenti”.

Ecco la richiesta di piazzare il figlio del funzionario giudiziario. Gigante prende tempo: "... il problema è che siamo in grosse difficoltà... mi devi dare tempo sino a dicembre, a dicembre io so se siamo vivi o morti”. Saguto: "... ma temporaneo non lo potresti prendere?... se io non trovo di meglio subito lo prendiamo temporaneo al posto di Vincenzo appena Vincenzo lo mettiamo... incomprensibile... è bravo, ha fatto fallimenti come curatore". Gigante torna a parlare delle sorti della catena di negozi di abbigliamento, tirando in ballo i vecchi proprietari alla cui gestione, almeno così sembrerebbe dalle sue parole, farebbe risalire lo stato di crisi aziendale: "... ci salviamo riducendo i costi, malgrado Massimo Niceta... vabbè comunque organizziamoci... lo facciamo".

Il 2 settembre successivo la Saguto contatta la funzionaria giudiziaria: "... dovremmo fare con tuo figlio, lo mettiamo da Niceta... in un posto che si libera... contabilità... quello che la faceva era un ragazzo che conoscevo pure io che non è diplomato ragioniere, quindi deve essere una contabilità all'ingrosso, diciamo... se dovesse andare male Niceta, proviamo altri posti... per tuo fratello ho parlato con Provenzano, il professore... ". Tre giorni prima, il 28 agosto 2015, la Saguto chiede ad un altro amministratore, Alessandro Scimeca: "… allora io ti devo chiedere il favore per il prefetto... quello là (incomprensibile) assumere, devi trovare...". "Silvana è improponibile... - Scimeca prova a resistere alle richieste - io faccio tutto quello che vuoi... ma come ti aiuto?... io al prefetto l'aiuto pure, ma non con quella mansione, ma non con quella qualifica". Saguto: "Io posso vedere anche in altri posti ma lui cosa sa fare, niente". 

Nella stessa giornata la cimici captano la conversazione fra la Saguto e il titolare di un noto ristorante-sala ricevimenti in provincia di Palermo dove andrà a lavorare il figlio del magistrato, Elio, di professione chef. Quest'ultimo, a giudicare dalle parole della madre, non è rimasto molto contento della proposta economica. L'imprenditore tranquillizza la madre: "Credo che si può superare tutto". All'indomani le cose si mettono a posto: "Sono contentissima io ed è contentissimo pure Elio". "Hanno trovato l'intesa completa", dice l'imprenditore.

Ed è sempre il futuro di un altro figlio, Emanuele, che sta a cuore al magistrato. Al padre Vittorio dice "che per ora è tranquillo, dal primo ottobre il professore (Carmelo Provenzano, ndr) dice che qualche cosa gliela troverà da fare... intanto vuole fare sto concorso per commissario... poi vuole fare un corso in criminologia... io intanto lo scrivo per l'abilitazione di avvocato". Provenzano, docente universitario ad Enna, secondo l'ipotesi della Procura di Caltanissetta, sarebbe stato inserito dalla Saguto fra gli amministratori giudiziari in cambio dell'aiuto al figlio, sia negli studi che nel mondo del lavoro.



Beni confiscati, le intercettazioni: "Il nostro pizzo? Il lavoro per la nuora della Saguto"

Le parole di Walter Virga, amministratore giudiziario del patrimonio Rappa, e quelle della ex presidente della sezione Misure di prevenzione: così funzionava il "sistema Saguto"
Beni confiscati, le intercettazioni: "Il nostro pizzo? Il lavoro per la nuora della Saguto"



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