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25 ottobre 2015 7 25 /10 /ottobre /2015 17:24
Parla l'omicida della cava: "Li ho uccisi perché mi hanno rovinato" 



Parla l'omicida della cava: "Li ho uccisi perché mi hanno rovinato"
"Li ho uccisi perche' mi hanno rovinato". Sarebbero queste le uniche parole pronunciate da Francesco La Russa, 49 anni, fermato per il duplice omicidio avvenuto ieri in una cava in contrada Giardinello, a Trabia, in provincia di Palermo. Le due vittime sono il consulente per la sicurezza, Gianluca Grimaldi, di 39 anni, e il direttore del cantiere Giovanni Sorci, di 56 anni. Risparmiata una terza persona, il ragioniere, che per un malore e' stato poi trasportato in ospedale. L'indagato, accusato di omicidio volontario, interrogato dai pm della Procura di Termini Imerese, si e' avvalso della facolta' di non rispondere. L'uomo, da sette mesi in mobilita', con moglie e tre figli a carico, in gravi difficolta' economiche e disperato, era convinto che i due ostacolassero il suo rientro al lavoro. Ed e' per questo che li ha freddati, a colpi di pistola, prima ha fatto fuoco contro Grimaldi, poi contro Sorci. Adesso l'indagato si trova detenuto nel carcere di Termini Imerese, in attesa di essere interrogato dal gip. Nel pomeriggio verra' eseguita l'autopsia sul corpo delle vittime.
La tragedia si intreccia con l'inchiesta sulla gestione dei beni confiscati alla mafia, che ha coinvolto, tra gli altri, la presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto. La cava era stata sequestrata a Cosa nostra, circa 5 anni fa, ed e' ora in amministrazione controllata. La gestione dell'azienda fa capo all'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, anche lui coinvolto nell'inchiesta. Che in qualche modo accusa i media del clamore suscitato con l'inchiesta: "Osservo che l'ingiustificata e ingiustificabile furia omicida di Francesco La Russa è esplosa dopo nove mesi dalla sua messa in mobilità, e solo in concomitanza al clamore che ha suscitato l'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Caltanissetta e che ha finito per scatenare attacchi personali nei confronti di tutti coloro che gestiscono i beni sequestrati alle mafie accusati di arricchirsi in danno dei titolari delle imprese dei proposti e dei loro dipendenti". "Sicuramente - dice ancora Seminara - l'osservanza del prescritto segreto delle indagini preliminari avrebbe contribuito ad evitare il formarsi di giudizi sommari ed affrettati oltre che infondati".  "Francesco La Russa - aggiunge il legale - non è una vittima della crisi economica o delle politiche dell'Amministrazione Giudiziaria. E' un criminale che ha distrutto 2 famiglie. Non solo era in mobilità ma aveva rifiutato di essere assunto alle medesime condizioni presso la Cava Valle Rena di Altofonte che dista solo 10 chilometri dalla Cava Giardinello. Chi versa in condizioni economiche difficili non rifiuta il lavoro che gli viene offerto".

"Sono molto addolorato per la morte dei due dipendenti ed anche per quel povero disgraziato che li ha ammazzati, ma non renderemmo loro giustizia se rimaniamo nell'ambiguità", afferma il presidente di Ance Palermo, Fabio Sanfratello. "Non basta mettersi la coscienza in pace, come fa qualche sindacalista, dicendo che le imprese pensano solo al loro profitto, perché quello è il compito dell'impresa - continua Sanfratello - Nel caso specifico, tra l'altro, la controparte non era un imprenditore avido, ma un amministratore giudiziario che rispettava scrupolosamente la legge. Uscire dall'ambiguità, dunque, significa affermare con chiarezza che l'edilizia sta morendo, anzi è già morta, perché questo governo regionale ha dirottato tutte le risorse ad essa destinate verso l'assistenzialismo: siano essi forestali o precari o dipendenti di aziende regionali decotte. E non ci sono neanche i soldi per cofinanziare i progetti europei, come ha recentemente affermato l'assessore Pizzo. Il sindacato non può continuare a difendere tutti. Lo poteva fare quando non c'erano limiti all'indebitamento pubblico. Ora bisogna scegliere: o si difendono gli investimenti nell'edilizia, e quindi i lavoratori edili disoccupati, o si difende l'assistenzialismo. Ma se riparte l'edilizia - conclude il presidente di Ance Palermo - si rimette in moto l'economia e ci saranno anche risorse per aiutare i più deboli. Al contrario non c'è speranza per nessuno".

I VOLTI

IN CELLA
Francesco La Russa, 49 anni, sposato e con tre figli, è stato arrestato per il duplice omicidio
IL RESPONSABILE
Gianluca Grimaldi, 39 anni, era il responsabile della cava, è una delle vittime
IL CAPO CANTIERE
Giovanni Sorci, 56 anni, direttore del cantiere della cava, ucciso dopo una lite con l'operaio



"Datemi il lavoro o sparo" Operaio perde il posto e uccide i suoi due capi

FRANCESCO PATANÉ
Una disperata vendetta, una folle punizione per chi continuava a promettergli solo a parole il rientro al lavoro.
Sarebbero questi i motivi che ieri poco dopo mezzogiorno hanno spinto Francesco La Russa, operaio di 49 anni, ad uccidere il direttore della cava Giardinello di Trabia Gianluca Grimaldi, 39 anni palermitano, e il capo cantiere Giovanni Sorce, 56 anni di Bagheria. Risparmiato il ragioniere. La Russa è stato arrestato dalla polizia dopo poco più di un'ora, dopo essersi rifugiato nell'abitazione dei genitori nelle campagne di Trabia. «O mi ridate il lavoro o vi ammazzo tutti», avrebbe detto Francesco La Russa, entrando nell'ufficio all'interno della cava di contrada Giardinello armato di una pistola calibro 9 regolarmente detenuta. Il 49enne operaio di Trabia, sposato e padre di tre figli, dallo scorso dicembre è in mobilità e da settimane si presentava nell'ufficio di Gianluca Grimaldi, che coadiuva l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara nell'amministrazione giudiziaria del bene sottratto nel 2007 alla famiglia Buttitta. Ogni volta la richiesta era sempre la stessa: tornare a lavorare. E ogni volta la risposta era identica: per ora non c'è. Una risposta che ieri a La Russa è suonata come l'ennesima presa in giro.
La discussione è subito degenerata: pare che sia Grimaldi che Sorce abbiano rinfacciato a La Russa di non aver accettato il lavoro nella vicina cava di Valle Rena. «Gli era stato proposto di lavorare in un'altra cava a dieci chilometri di distanza ma lui aveva rifiutato», commentano dallo staff dell'avvocato Cappellano Seminara.
Un operaio che era all'esterno ha sentito le grida, per un attimo ha pensato all'ennesima discussione dell'operaio in mobilità con i vertici dell'azienda. Poi nel silenzio della cava sono rimbombati gli spari. Da una prima ricostruzione degli agenti della squadra mobile che lo hanno interrogato fino a tarda sera, La Russa ha premuto il grilletto prima contro il capo cantiere Sorce, colpendolo a morte, poi ha puntato l'arma contro Gianluca Grimaldi. Il 39enne ha cercato di fuggire tanto che è stato raggiunto dai proiettili mentre correva nel corridoio vicino all'ufficio.
Secondo le testimonianze di alcuni dei 13 dipendenti della cava, La Russa dopo il duplice omicidio è uscito dall'ufficio impugnando ancora l'arma. «È salito nell'auto parcheggiata vicino al cancello d'entrata e si è allontanato come se nulla fosse successo», racconta un dipendente. L'allarme è scattato poco prima delle 13. Immediata è scattata la caccia all'uomo. Ad aiutare gli agenti anche il cognato di La Russa che lavora nella cava. Quando lo hanno trovato nella casa di campagna, l'uomo non ha opposto resistenza, ha confessato il delitto e ha indicato l'armadietto dove aveva appena nascosto l'arma.
Gianluca Grimaldi è il figlio di Elio Grimaldi, assistente nella cancelleria della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo che si occupa dell'assegnazione dei beni sequestrati alla mafia. Ieri la moglie straziata dal dolore continuava a ripetere: «Oggi Gianluca ha accompagnato la nostra bimba a scuola per il suo primo giorno di scuola, la mia bimba non lo rivedrà più è stata l'ultima volta che ha visto il suo papà».

IL LUOGO
La cava in contrada Giardinello a Trabia dove un operaio che ha perso il lavoro ha ucciso due suoi capi. La cava, sequestrata alla mafia, è ora in amministrazione giudiziaria

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