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25 ottobre 2015 7 25 /10 /ottobre /2015 17:17
Pino Maniaci: “Siamo pronti a fornire agli inquirenti nuovi elementi sull’avvocato Cappellano Seminara” 


Giulio Ambrosetti [26 Sep 2015 |


Visto che sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia è calato il silenzio, siamo tornati a intervistare Pino Maniaci, il direttore di TeleJato che ha fatto scoppiare il ‘caso’. “Penso che in questa storia non ci sia la volontà di andare fino in fondo”. Il silenzio delle istituzioni. La ‘parentopoli’. Il silenzio dei commercialisti
“Noi, per nostra abitudine, abbiamo le prove di quello che diciamo. Sull’avvocato Gaetano Cappellano Seminara abbiamo raccolto tanto materiale. Siamo pronti per essere ascoltati dai magistrati per fornire nuovi elementi sul re degli amministratori giudiziari di Palermo e dintorni”.
Pino Maniaci, il battagliero direttore di TeleJato, il giornalista che ha messo a soqquadro il felpato mondo delle amministrazioni giudiziarie che gestiscono i beni sequestrati e confiscati alla mafia non arretra di un millimetro. Anzi rilancia. Anche perché, fino ad oggi, come ha notato anche l’avvocato Francesco Menallo in un’intervista al nostro giornale (intervista che potete leggere qui), di concreto non è successo nulla. A parte le dimissioni di qualche avvocato, le cronache registrano solo avvicendamenti in alcuni uffici giudiziari e lo “sgomento” ex post di alcuni esponenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Considerato che parliamo di beni per centinaia di milioni di Euro ‘immolati’ per pagare laute parcelle ad amministratori giudiziari, coadiutori e a stuoli di consulenti - con centinaia di aziende ‘terremotate’ tra Palermo e provincia - praticamente non è successo nulla. Per essere precisi, come ha affermato l’avvocato Menallo, tanto rumore per nulla. Almeno finora.
Così siamo tornati da Pino Maniaci per chiedergli che cosa pensa della piega un po’ sinistra che sta prendendo quest’incredibile storia. 
“Penso - ci dice il direttore di TeleJato - che non ci sia la volontà di andare fino in fondo. Troppi interessi che non debbono nemmeno essere sfiorati. Del resto, l’arroganza dell’avvocato Cappellano, in questo senso, è indicativa. Non solo non lascia gli incarichi, ma rilancia. Lega gli omicidi di Trabia alle indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta. Questo dà la misura del personaggio. Lui parla e gli altri tacciono. Tace la commissione nazionale Antimafia. Tace la commissione Antimafia del Parlamento siciliano. Dal CSM, finora solo parole di circostanza. Per non parlare dei silenzi da parte della grande informazione”.
Perché succede tutto questo?
“L’ho detto: perché gli interessi in ballo sono enormi. Il gruppo di potere che sta dietro questa vicenda deve essere fortissimo e potentissimo. Altrimenti l’avvocato Cappellano Seminara non sarebbe così tranquillo e, soprattutto, così arrogante e sicuro di sé”.
Che nesso c’è tra gli omicidi di Trabia e il mondo delle amministrazioni giudiziarie?
“Gianluca Grimaldi (una delle due persone uccise nella cava ‘Buttitta’ Trabia insieme con Giovanni Sorci ndr) è il figlio del cancelliere Grimaldi che opera presso la Sezione per le Misure di prevenzione presso il Tribunale di Palermo. Il fratello di Gianluca Grimaldi lavora nella cava Impastato Mediatur. Insomma, c’è una rete che lega il Tribunale di Palermo, alcuni avvocati e alcuni commercialisti. In questo scenario c’è anche una mezza parentopoli”.
Per esempio?
“C’è la cognata dell’avvocato Cappellano Seminara che lavora in una delle amministrazioni giudiziarie gestite dal gruppo del re dei sequestri. Sezione hotel, per la precisione”.
Ovvero?
“Parlo del sequestro Ponte. Ed esattamente: GHS Hotel, Hotel Astoria, Hotel Borgo vecchio e Hotel Garibaldi. Tutti sotto amministrazione giudiziaria”.
Insomma c’è chi tiene anche famiglia.
“Per l’appunto”.
Gli avvocati di Palermo, bene o male, hanno posto la questione. Il dibattito è aperto. Tra i commercialisti del capoluogo siciliano registriamo invece un religioso silenzio. Come mai?
“Dovrebbe chiederlo al presidente dell’Ordine dei commercialisti di Palermo”.
In questa storia, visto che voi ve ne occupate da anni, ci sono tracce dell’Opus Dei?
“Questo non lo so. Posso però assicurare che questo mondo è gestito da una sorta di massoneria”.
Cosa temete?
“Che sia in atto una strategia per far sgonfiare la vicenda. Piano piano”.
Da cosa lo desume?
“Guardi il caso della dottoressa Silvana Saguto. Per molto meno le persone sono finite in galera. Lei invece rimane in servizio presso il Tribunale di Palermo. Come se non fosse accaduto nulla. Come se le cose avvenute in questi anni a Palermo e provincia, nel campo delle amministrazioni giudiziarie dei beni sequestrati alla mafia, rientrino nella normalità. Insomma, fino ad oggi debbo constatare che, almeno a Palermo, la legge non è uguale per tutti”.
Passiamo al nostro ‘eroe’ delle amministrazioni giudiziarie, ovvero all’avvocato Cappellani Seminara. Secondo lei perché non è stato ancora rimosso?
“Bella domanda. In parte ho già risposto: perché è un potente. E lo sta dimostrando. E poi perché c’è un oggettivo intasamento negli uffici della Sezione per le Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo”.
Cioè?
“L’avvocato Virga, per citare un esempio, si è dimesso. Ha lasciato l’amministrazione del gruppo Rappa. Ma non c’è ancora un sostituto. Fino a quando non verrà sostituito resterà lì. A noi risulta che l’avvocato Virga abbia ventisette incarichi. Qualcuno ha verificato se si è dimesso anche da tutti gli altri incarichi? La verità è che, in questa storia, la casta difende se stessa”.
Lei si aspettava, in questa vicenda, gli interventi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del presidente del Senato, Piero Grasso? In fondo sono due palermitani…
“Noi, in questa vicenda, almeno fino ad ora, registriamo il silenzio delle istituzioni. Di quasi tutte le istituzioni. E il silenzio della politica. Il capo del governo del nostro Paese, Renzi, avrebbe dovuto dare seguito alla riforma di questo settore. Ma così non è stato. Quanto alla politica, non c’è stato alcun plauso al lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, titolare di queste indagini. Un’indagine, lo ricordo, che sta mettendo a nudo la mafia dell’antimafia”.
Come finirà questa storia?
“Vorrei ricordare che siamo nella terra del Gattopardo, dove, per definizione, si cambia tutto per non cambiare nulla. Noi diciamo che non può finire qui. Anche se non ci sfugge un dato”.
Quale?
“Attorno a questo settore è in corso una silenziosa riorganizzazione degli affari per ricominciare a gestire gli stessi affari senza cambiare una virgola”.
Come giudica l’operato del nuovo presidente della Sezione per le Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo?
“Finora non registriamo nulla di nuovo. Solo belle parole. Di fatti ne abbiamo visto pochi. In questo momento nella Sezione per le Misure di prevenzione c’è un po’ di confusione. Anzi, molta confusione. Che farà il nuovo presidente alle prossime udienze? Intanto, come ho già detto, il ‘galantuomo’ avvocato Cappellano Seminara rimane al suo posto. Inamovibile. E fa pure il Solone. Noi, l’ho già detto, siamo pronti a fare la nostra parte. Abbiamo studiato gli affari della ‘holding’ del re degli amministratori giudiziari. Siamo pronti, lo ribadisco, a fornire ulteriori notizie”.    

Aggiornamento sabato 26 Settembre ore 14,50
Il nuovo presidente della Sezione per le Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Mario Fontana, ha nominato i nuovi amministratori giudiziari del patrimonio della famiglia Rappa (valutato 800 milioni di Euro) e dei negozi Bagagli. 
Ad amministrare i beni della famiglia Rappa va un prefetto donna in pensione: Isabella Giannola, che è stata la prima donna prefetto in Sicilia, già vicedirettore del Cesis, l'organismo di coordinamento dei Servizi segreti. Il nuovo amministratore giudiziario del gruppo bagagli è l'avvocato civilista, Antonio Coppola. In entrambi i casi si tratta di beni sequestrati. 
Delle due gestioni si occupava fino a pochi giorni fa solo l'avvocato Walter Virga, 35 anni. Che si è dimesso perché coinvolto nell'indagine sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. 

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