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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:34
TRIBUNALE COLLEGIALE  IV  RGT 2550 2013 IMPUTAZIONE COATTA ARCHITETTO PIETRO TOLOMEO E DOTTORE SALVATORE  ANZA' UDIENZA QUESTA MATTINA 28 OTTOBRE 2015 GIUDICE G.I.P. NICASTRO 



PROCEDIMENTO N 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009  G.I.P. PETRUZZELLA
PROCURATORE DOTTORESSA CLAUDIA BEVILACQUA

7 APRILE 2015   SI È TENUTA L'UDIENZA CONTRO ANZÀ, LA CLOACA E SPARMA (EX ASSESSORE DELL'ARTA) A SEGUITO DELL'IMPUTAZIONE COATTA CHIESTA DAL GIP PETRUZZELLA RELATIVA AI MANCATI INTERVENTI SULLA QUALITÀ DELL'ARIA (ANCHE IL PIANO COPIATO); IL 28 APRILE SI TERRÀ L'UDIENZA DAVANTI AL GUP NICASTRO; L'AVVOCATURA DELLO STATO SI È COSTITUITA PARTE CIVILE PER L'AMMINISTRAZIONE REGIONALE.
PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO 



PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO-1-PARTE



PROCESSO-SMOG-PALERMO-PROCEDIMENTO-9963-2009-PERIZIA-PIANO-ARIA-REGIONE-SICILIA-CTU-CUFFARO-LOMBARDO-CASCIO-INTERLANDI-SORBELLO-DI-MAURO-2-PARTE






Nessun atto contro l'inquinamento Il gip: "Processate l'ex assessore regionale"

IL PUBBLICO MINISTERO AVEVA CHIESTO L'ARCHIVIAZIONE
SALVO PALAZZOLO
14 NOVEMBRE 2014

GIÀ dal 2002, le centraline di rilevamento sparse per la Sicilia indicavano livelli preoccupanti di inquinamento. E, intanto, l'Unione europea invitava a prendere provvedimenti. Ma solo nel 2010, la Regione Sicilia ha varato il piano di risanamento dell'aria. Otto anni di ritardo, davvero tanti. E adesso il giudice delle indagini preliminari Marina Petruzzella chiama in causa l'ex assessore al Territorio Gianmaria Sparma e gli ex direttori generali Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo. Per il troppo tempo trascorso, la procura aveva chiesto l'archiviazione, il giudice ha invece disposto l'imputazione coatta. Con parole durissime: «Senza mezzi termini, gli uffici della Regione siciliana obbligati dalla legge di tutti gli specifici atti a tutela della salute pubblica contro l'inquinamento atmosferico sono tra i diretti principali responsabili della scadente qualità dell'aria in molte zone dell'isola », ma anche dei «livelli crescenti di inquinamento oltre i limiti consentiti dalla legge, che da anni non smettono di registrarsi nell'isola».
Per tutti gli indagati l'accusa è quella di omissione di atti d'ufficio. La stessa contestata inizialmente ad altri indagati fra ex assessori ed ex dirigenti: Mario Milone, Mario Parlavecchio, Gioacchino Genchi e Giovanni Lo Bue. Per loro è scattata l'archiviazione per prescrizione. Mentre, per le stesse accuse, è già in corso un processo per gli ex presidenti della Regione Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo, per gli ex assessori Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro.
Agli atti dell'ultima inchiesta sono rimasti i verbali delle audizioni di burocrati e assessori: nel più classico gioco all'italiana, si rincorrono in un vorticoso rimpallo di accuse. Al giudice Petruzzella non resta che stigmatizzare il «numero di dipendenti assegnati al Dipartimento Ambiente dell'assessorato Territorio, le operazioni a vuoto compiute e le somme spese e perdute». Un duro atto d'accusa nei confronti della Regione, nel 2012 bacchettata anche dall'Unione europea per il mancato rispetto dei limiti di Pm10 in 55 zone, fra il 2006 e il 2007. Nel luglio di quest'anno, l'Europa ha fatto scattare una nuova procedura d'infrazione per il superamento dei limiti delle polveri sottili. Sotto accusa ci sono dieci regioni, la Sicilia è in cima alla lista. Tutto ciò fa dire a Marina Petruzzella, uno dei giudici più preparati in materia di tutela dell'ambiente, che esiste un «sistema di omissioni», che passa anche dalla dismissione delle centraline di rilevamento in diverse città siciliane, fra cui Palermo.

Disposta l'imputazione coatta per Sparma e per i dirigenti Anzà e Tolomeo

IL GIUDICE
Il giudice delle indagini preliminari Marina Petruzzella (nella foto sopra) ha disposto l'imputazione coatta per l'ex assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma

Smog, accuse più pesanti per Lombardo e Cuffaro

Gen 28, 2015

PALERMO - Si complica la posizione processuale degli ex presidenti della Regione siciliana, Raffaele Lombardo e Salvatore Cuffaro e di quattro ex assessori regionali all’Ambiente: Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro, tutti accusati di omissione di atti d’ufficio perché non avrebbero adottato misure per contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria.
Il pm di Palermo Gery Ferrara ha modificato il capo di imputazione all’udienza di oggi in cui era prevista la requisitoria. Agli ex amministratori, sulla base della legge regionale 15 del 2000, è stato contestato il non avere diffidato i dirigenti regionali a disporre i provvedimenti idonei a diminuire l’inquinamento e successivamente, vista la loro inerzia, di non avere nominato un commissario ad acta come impone la normativa.
 
Nella vicenda vennero coinvolti anche gli ex assessori Mario Milone, Mario Parlavecchio e Calogero Sparma e i dirigenti regionali Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo per i quali, però, la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Per Sparma, Ansà e Tolomeo il gip Marina Petruzzella ha disposto l’imputazione coatta.
 
I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009.

Smog, imputazione coatta  per l'ex assessore Sparma

Venerdì 21 Novembre 2014


Secondo l'accusa, gli amministratori non avrebbero adottato misure idonee a contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati sulla qualità dell'aria.
PALERMO - Il gip di Palermo Marina Petruzzella ha respinto la richiesta di archiviazione formulata dal pm e ha disposto l'imputazione coatta per gli ex dirigenti dell'assessorato regionale all'Ambiente, Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo, e per l'ex assessore Gianmaria Sparma, accusati di omissione d'atti d'ufficio. Secondo l'accusa, gli amministratori non avrebbero adottato misure idonee a contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati sulla qualità dell'aria. Erano stati già rinviati a giudizio, sempre per lo stesso reato, anche gli ex presidenti della Regione Salvatore Cuffaro e Raffele Lombardo, assieme ad altri ex assessori all'Ambiente che si erano succeduti nel tempo. I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009. E' stata invece disposta l'archiviazione nei confronti di Mario Milone, Mario Parlavecchio, Gioacchino Genchi, Giovanni Lo Bue e Ignazio Marinese. 


PROCEDIMENTO N 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009  G.I.P. PETRUZZELLA
PROCURATORE DOTTORESSA CLAUDIA BEVILACQUA
7 APRILE 2015   si è tenuta l'udienza contro Anzà, la Cloaca e Sparma (ex assessore dell'ARTA) a seguito dell'imputazione coatta chiesta dal GIP Petruzzella relativa ai mancati interventi sulla qualità dell'aria (anche il piano copiato); il 28 aprile si terrà l'udienza davanti al GUP Nicastro; l'avvocatura dello stato si è costituita parte civile per l'amministrazione regionale.

'Nessun intervento contro lo smog' i pm indagano Lombardo e Cuffaro

QUESTA volta, il presidente Raffaele Lombardo non deve fare i conti con pentiti e intercettazioni, ma con una montagna di numeri che non dicono niente di buono sulla qualità dell' aria in Sicilia. Per mesi, quei numeri sono stati raccolti dalla Procura di Palermo nelle centraline di rilevamento dell' inquinamento atmosferico sparse per le nove province siciliane. I pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua hanno fatto anche di più: hanno chiesto ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di andare alla Regione e di prendere i vecchi dati sull' aria in Sicilia, fin dal 2002. Il quadro emerso è sconfortante per la salute dei siciliani. Così è nato l' ultimo atto d' accusa contro Lombardo e il suo predecessore, Salvatore Cuffaro, che si trova in carcere a scontare una condanna per favoreggiamento alla mafia. Le nuove imputazioni sono di omissione d' atti d' ufficio e getto pericoloso di cose. Secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, i due governatori della Sicilia non avrebbero adottato tutte le misure previste dalla legge per fronteggiare l' emergenza inquinamento. In particolare, le giunte avrebbero dovuto attuare un piano di risanamento specifico per la qualità dell' aria. Adesso, i pm chiamano in causa anche gli assessori al Territorio e all' ambiente che si sono succeduti nel tempo. Sono Mario Parlavecchio (in servizio dal 2003 al 2004); Francesco Cascio, attuale presidente dell' Assemblea regionale, che ha ricoperto la carica di assessore all' Ambiente dal 2004 al 2006; Rossana Interlandi (per il 2006-2008); Giuseppe Sorbello (2008-2009); Mario Milone, oggi assessore al Comune di Palermo, nel 2009 alla Regione; Giovanni Di Mauro (2010) e Gianmaria Calogero Sparma, assessore regionale da ottobre 2010. Dunque, anche i titolari della delega all' ambiente saranno chiamati in giudizio fra una ventina di giorni, quando i procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto formalizzeranno la richiesta di rinvio a giudizio. Lombardo affida la sua difesa a una nota: «Il piano regionale di coordinamento della qualità dell' aria-ambiente è stato modificato e aggiornato nel 2008», spiega. «Nello stesso anno la Regione ha realizzato l' inventario regionale delle emissioni in ambiente, la valutazione della qualità dell' aria e sempre nel 2008 la zonizzazione del territorio regionale». Il governatore parla anche dell' attivazione di un tavolo di coordinamento regionale e di alcuni tavoli provinciali, «per arrivare - dice - alla concertazione di tutte le azioni da porre in essere per la tutela della qualità dell' aria». Nell' autodifesa di Lombardo figura anche un piano per la «ridislocazione delle reti di monitoraggio». Ma alla Procura di Palermo, che in questi mesi ha acquisito numerosi documenti alla Regione, non è bastato. Nel capo d' imputazione notificato ieri pomeriggio si parla di «prolungata esposizione della popolazione a valori di inquinanti dell' aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria». Nel fascicolo sono finite decine di segnalazioni di funzionari e tecnici dell' assessorato all' Ambiente, per far partire le cont r o m i s u r e c o n c r e t e all' inquinamento, e non solo piani di studio, tavoli tecnici e monitoraggi. Anche per questa ragione, i funzionari che inizialmente erano stati indagati dalla Procura usciranno probabilmente di scena, con una richiesta di archiviazione. Loro avevano fatto il loro dovere, sollecitando un intervento politico. Legambiente annuncia già una costituzione di parte civile e attacca: «In questi anni la Regione non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni».
17 GIUGNO 2011
SALVO PALAZZOLO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/17/nessun-intervento-contro-lo-smog-pm-indagano.html?ref=search


GIP Tribunale Palermo ord.13 novembre 2014
Est. Petruzzella
Aria.Mancato rispetto della normativa nazionale e europea sulla adozione dei piani di risanamento dell'aria da parte della Regione siciliana
Ordinanza che dispone il giudizio per violazione dell' art. 328 c.p. per la mancata adozione dei piani dell'Aria da parte di Dirigenti  del servizio tutela dall'inquinamento dell'aria, Direttori generali e Assessori all'ambiente della Regione siciliana
SINTESI
1. Poiché è nozione di base che l’aria, come l’acqua, costituisce per l’uomo uno dei principali nutrimenti e la scienza specialistica dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla salubrità dell’aria, con l’individuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalità di curarne il rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento, attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
2. In breve, le norme sull’aria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, l’acquisizione che l’inquinamento dell’aria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosità dell’inquinamento è suscettibile di variare in relazione all’età, allo stato fisico, alle condizioni di salute dell’individuo che ne è colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dall’intensità e dalla frequenza dell’esposizione.
3.-L’intera normativa sull’ inquinamento dell’aria, assume l’acquisizione specialistica scientifica che la presenza nell’aria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute della popolazione e della necessità di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di quantità pericolose.
4.-In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunità europea, di cui più avanti.
5. -In materia di OBBLIGHI amministrativi afferenti alla qualità dell’aria la minuziosa formulazione e la “tipizzazione” da parte del legislatore degli obblighi specifici -di cui presuppone la necessità per la tutela della salute pubblica (che vanno dagli obblighi di monitoraggio degli inquinanti, conformemente alle modalità e criteri ammessi, agli obblighi di zonizzazione e pianificazione degli interventi a quelli di adozione ed attuazione di misure concrete di intervento sulle fonti inquinanti)- comporta l’immediata individuazione delle condotte omissive dei soggetti investiti, almeno dal punto di visto oggettivo.
7.-Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una materia talmente normata e così determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un principio di responsabilità e di assoluta prudenza, ne più e ne meno come le discipline di altri settori che incidono direttamente o indirettamente sull’ambiente e sulla salute delle persone, come ad esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.
8.In dottrina proprio in tema di inquinamento dell’aria si rileva che le norme che riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nell’aria e le regole del suo governo sono “norme che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I dell’art. 328 c.p.”.
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte, che incisivamente, in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI 13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela ;
- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).

9.-In materia di aria, proprio la non materiale percettibilità visiva dei rapporti
tra il superamento di certi limiti dello smog e gli effetti sulla salute uniti ad una limitata informazione porta con sé una diffusa scarsa percezione sociale della gravità di tale fenomeno e la possibilità di ingenerare confusione, comode manipolazioni ed equivoci, che possono portare a negare la stessa esistenza degli obblighi giuridici di agire, dettati dalla disciplina del settore, e le omissioni, sia pure a volte evidenti, della pubbliche amministrazioni competenti (cnfr. ad es. i brevi cenni fatti all’inizio sulle schematizzazioni degli specialistiche circa le modalità di incidenza delle diverse sostanze inquinanti dell’aria sulla salute dell’uomo). Ed invero in un contesto di informazione approssimativa e di disattenzione per le questioni ambientali, fin tanto che essi restano non immediatamente visibili, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli per la salute rimane appannaggio di una cerchia di specialisti medici, epidemiologi, biologi e chimici e operatori del diritto più accorti, nonostante dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevino le evidenze di dette relazioni e continuino incessantemente con l’avanzare delle tecnologie a riceverne conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni del OMS negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero).
10.-E’ proprio questa caratteristica di invisibilità degli effetti deleteri dei contaminanti dell’aria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dell’aria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.
6.-Possono configurano gli estremi del reato di cui all’art. 328 c.p.
nella fattispecie in cui risultano sistematici e anche gravissimi dei limiti della omissione e specifiche trasgressioni e sistematiche anche di altri aspetti della normativa europea e nazionale sulla qualità dell’aria, da parte di Assessori (che avevano il dovere di rendersi competenti ed avvertiti delle problematiche esistenti e di avvalersi di dirigenti adeguatamente selezionati secondo criteri congrui, e di vigilare sul metodo e sui risultati del loro operato ed eventualmente di agire per trovare le soluzioni più adeguate) di dirigenti di dipartimento (che avevano l’obbligo di razionalizzare le modalità dell’operare dei settori affidati ai loro poteri con azioni congrue) e di dirigenti dei servizi dedicati (che avevano il dovere di studiare e mettere a punto e proporre i migliori sistemi per il raggiungimento degli obiettivi di legge e per la tutela della salute della popolazione dalle aree interessate all’inquinamento, e di porre in essere tutte le procedure per superare gli inghippi e risolvere i problemi presenti di mal funzionamento dei settori, anche attraverso conferenze di servizio anche con altri settori ed enti, con finalità risolutive e deliberative).
11.-Gli obblighi di azione istituzionalmente gravanti, sui dirigenti degli organismi competenti e le specifiche omissioni e negligenze delle condotte di ciascuno, determinanti delle omissioni degli atti di tipo tecnico attribuibili ai loro uffici (causa nella specie del mancato risanamento dell’aria nelle zone inquinate e delle sanzioni europee), li rendono penalmente responsabili ai sensi del comma uno dell’art. 328 c.p.. Ed invero sebbene i dirigenti non siano autori degli atti deliberativi esterni dell’Assessore o del Presidente della giunta della Regione, con cui vengono adottati i piani, il compimento dei loro atti costituisce un anello essenziale ed anzi la conditio sine qua non per i Decreto deliberativi.
12. Mentre i dirigenti del preposto sono individuabili come responsabili delle omissioni di cui si discute, in quanto tecnici investiti di quei particolari adempimenti e procedure di legge (che avrebbero portato alle deliberazioni dei piani e alla adozione delle azioni concrete), i DIRETTORI generali del Dipartimento sono responsabili in quanto garanti dell’efficienza del Settore, con poteri di controllo e ampi poteri ed obblighi di fermo intervento, ove necessario a fronte di gravi emergenze e di disfunzioni dei servizi.
13. Ma non meno rilevanti di quelle dei dirigenti possono essere le responsabilità omissive degli ASSESSORI, laddove ataviche stasi e inefficienze dei servizi del loro assessorato siano esperimentate e abbiano cura di occuparsene adottando i rimedi, che sono in loro potere per rendere il sistema più efficiente, a cominciare dalle linee per la selezione dei collaboratori, e laddove si limitino ad accettare un sistema condiviso di inerzia congiunta di assessori, direttori e dirigenti di servizi speciali.
13 bis Deve aggiungersi che la non cura o tantomeno l’ignoranza di un ASSESSORE regionale, o la mancanza in lui di strumenti per districarsi nelle materie di sua competenza, non potrebbe mai a fronte di gravi omissioni di atti dovuti, soprattutto se per ragioni di igiene e salute pubblica, costituire una scriminante , ma al contrario un elemento di maggiore intensità del dolo. Colui che accetti di rivestire un ruolo di indirizzo in situazioni che richiedono l’assunzione di decisioni fondamentali su servizi decisivi per la vivibilità e la salute pubblica (come appunto un assessore all’ambiente della Regione siciliana -in una situazioni di disordine amministrativo e con un territorio da governare denso di problemi ambientali, di salute e sicurezza diffusi), ove non dovesse averne le capacità necessarie sarebbe comunque ben avvertito dei rischi delle sue omissioni o azioni inesperte e prive di orientamento. Ne più e ne meno come per chi, senza averne gli strumenti (e senza che ci sia necessità proprio di lui), voglia avventurarsi alla guida di una missione delicata e pericolosa che coinvolga le sorti di una popolazione, sapendo di non sapere vigilare e intervenire sull’operato dei suoi collaboratori e accettando l’eventualità dei danni di altrettante proporzioni che possono derivarne (cnfr. la giurisprudenza sulla responsabilità di chi esercita le sue funzioni delegandole ad altri e sul dolo generico della fattispecie dell’art. 328 c.p.c.1 : -Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge).
(((((-nella specie i dirigenti e gli assessori, pur avendo a disposizione margini di azione e lauti fondi a disposizione o da ottenere con gli adempimenti comunitari (di cui alcuni di essi hanno pure riferito), non hanno compiuto nei tempi utili alcuna di quelle azioni delle quali la legge non solo imponeva l’obbligo ma, come si è rilevato, dettava anche dettagliatamente le modalità operative agevolandone l’esecuzione.))))
- la Commissione europea preposta alla vigilanze delle norme del trattato e delle direttive da parte degli stati membri, non ha mai invece mancato di pretendere il rispetto e di considerare non plausibili le motivazioni addotte con riferimento, per quanto qui interessa, alla Sicilia, in considerazione dell’allarme per la salute umana che i livelli di taluni inquinanti da troppi anni presenti nell’aria di alcune zone ed agglomerati dell’isola continua a suscitare (la sentenza della Corte europea del 19 dicembre 2012 ha appunto giudicato ingiustificata la mancata adozione da parte della Regione siciliana dei piani dell’aria per le suddette zone inquinate 8, 9, 10, 11 e 12 -Catania, Palermo, Agrigento, Siracusa e Messina).
-Le argomentazioni addotte dai suddetti indagati a giustificazione del loro carente operato non appaiono allo stato poter costituisce una giustificazione delle omissioni rilevate, così come ritenuto nella puntualissima analisi della Corte europea nella sentenza del 19.12.12, che ha stigmatizzato i comportamenti dilatori della Regione siciliana, ritenendo generiche e poco convincenti le giustificazioni addotte dallo stato italiano.
-La citata sentenza del 19.12.12 la Corte europea (nel respingere le giustificazione dello stato italiano sulla mancato rispetto delle direttive sul PM 10, secondo cui la pretesa di adeguamento alla normativa europea avrebbe comportato per i cittadini italiani violazioni delle libertà costituzionali di movimento e sacrifici economici impossibili) ne ha stigmatizzato la pretestuosità e l’inconsistenza, rilevando in particolare che se esistono cause di forza maggiore si devono affrontare entro termini sufficienti e che comunque la forza maggiore nel caso dell’Italia non era ravviabile poiché le prospettazione addotte a sostegno erano troppo generiche e poco convincenti (vedi motivazioni della sentenza e in particolare paragrafi "64 e 65 “In ogni caso,  uno Stato membro che si trovi a dover far fronte a difficoltà momentaneamente insormontabili che gli impediscono di conformarsi agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione può appellarsi a una situazione di fORZa mAggiore solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficoltà (v., in tal senso, sentenza del 13 dicembre 2001, Commissione/Francia, C‑1/00, Racc. pag. I‑9989, punto 131). "65Invece, nel caso di specie, gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana sono troppo generici e imprecisi per poter configurare un caso di forza maggiore che giustifichi il mancato rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 nelle 55 zone e agglomerati italiani considerati dalla Commissione").
IL PROVVEDIMENTO
N.17603\12 (proveniente dal N. 9963\2009)
RGNR -N. 11184\12 RGGIP
TRIBUNALE DI PALERMO
SEZIONE GIUDICE INDAGIINI PRELIMINARI
Il Giudice, dott.ssa Marina Petruzzella, a scioglimento della riserva di cui all’udienza del 10 giugno 2014, sulla richiesta di archiviazione del PM nei confronti di:
XXXXX dirigente del servizio 3 del dipartimento ambiente dell’Ass.Reg. Terr.Amb. dal 2001 fino al gennaio 2007, XXXXX dirigente del medesimo servizio 3 del Dipartimento suddetto dal gennaio 2007 fin oltre il giugno 2009, XXXX, direttore del dipartimento ambiente dell’ARTA fino al 20.6.2005, XXXXXi direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 21.6.2005 al 2006, XXXX direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 12.10.06 al 25.2.2009, XXXXX assessore all’ambiente della Regione siciliana dal 10 agosto 2010 al 7.11.11, XXXXX, assessore all’ambiente della Regione siciliana dal 18 aprile 2003 fino al 31 agosto 2004, XXXX, della Regione siciliana dal 14.8. 2010 al dicembre 2010
INDAGATI
Tutti per il reato di cui agli artt. artt. 110,112, 81 cpv, e 328 c.p., perché, agendo in concorso tra loro con più omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nelle rispettive qualità e quindi responsabili del governo locale dell'ambiente, anche nel senso di assicurare il diritto delle persone a vivere in un ambiente salubre; essendo investiti di competenze di prevenzione sanitaria e di tutela ambientale del territorio ed avendo conferiti a tal fine specifici competenze finalizzate alla preventiva conoscenza del fenomeno dell’ inquinamento dell’aria e alla conseguente adozione degli strumenti per rimuoverne o attenuarne le cause,-avendo tutti piena consapevolezza delle gravi e attuali conseguenze per la salute umana, dovute alla prolungata esposizione della popolazione a valori di inquinanti dell aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria, anche alla luce del contenuto dei piani sanitari nazionali emanati dal Ministero della Sanita, in accordo con le deliberazioni della Conferenza Stato-Regioni, PSN 2003- 2005, PSN 2006-2008, PSN 2009-2011], che recependo, tra l'altro, gli studi epidemiologici in merito ai rischi per la salute umana evidenziano i rapporti diretti tra inquinamento atmosferico e danni agli apparati respiratorio e cardiovascolare dei soggetti esposti al medesimo; -avendo tutti piena conoscenza, in quanto informati dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento della qualità dell'aria -ambiente sul proprio territorio, del persistere dei fenomeni negativi di inquimamento con superamento dei limiti di legge e della completa incoerenza tra gli obiettivi di qualità dell’aria imposti dalla legge e i programmi di intervento adottati con riferimento ai picchi giornalieri sia con riferimento alle medie annue ed idonei a cagionare
Vedi CAPI D’ACCUSA
OSSERVA
Il PM chiede l’archiviazione, sul rilevo preminente che gli indagati che rivestirono ruoli dirigenziali all’interno del Dipartimento Ambiente dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione siciliana, competenti in materia di inquinamento atmosferico (vale a dire XXX, XXX, XXX, XXX e XXX) non avevano poteri deliberativi finali in ordine agli atti oggetto delle imputazioni già formulate e che quindi non sarebbero loro imputabili le omissioni descritte al capo d’accusa, riferibili in linea di principio solo ad assessori e presidenti della Regione. Con riferimento agli ex assessori XXX, XXX e XXXX il PM reputa che invece l’archiviazione vada disposta in quanto per il primo i reati si sono già da tempo prescritti e gli altri ebbero troppo poco tempo per potere agire.
I.
-Premesse sulla ratio delle leggi sulla qualità dell’aria
a tutela della salute umana;
Giurisprenza su omissioni e configurbalità dell’art. 328 c.p.
-Brevi nozioni su chimica degli inquinanti ed effetti sulla salute,
dallo studio EPIAIR sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico in 10 città, tra cui Palermo, 2001-2005, promosso dal CCM (Centro Nazionale prevenzione e controllo delle malattie) organismo di coordinamento tra Ministero della salute Ministero del lavoro e le REGIONI, per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.
Ogni valutazione sull’ istanza di archiviazione avanzata dai PM passa inevitabilmente dall’esame della configurabilità astratta nelle condotte degli indagati (in quanto all’epoca dei fatti susseguitisi come assessori all’ambiente e dirigenti del dipartimento e del settore che si occupava, presso l’assessorato all’ambiente Regione siciliana, responsabili dell’ applicazione della normativa sull’inquinamento dell’aria) degli estremi del reato di rifiuto di atti d’ufficio di cui all’art. 328 comma primo c.p., con riferimento alle omesse violazioni della normativa europea e nazionale che imponeva interventi e adempimenti specifici a tutela della salute umana dall’inquinamento.
A tal fine occorre partire dalla costatazione che la l’intera normativa sull’ inquinamento dell’aria, per le cui violazioni i predetti sono dunque indagati, assume l’acquisizione specialistica scientifica che la presenza nell’aria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute della popolazione e della necessità di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di quantità pericolose.
Per inciso è importante pure premettere che la documentazione dell’indagine racchiude un prezioso patrimonio di conoscenze della materia sia dal punto di vista della scienza sia dal punto di vista giuridico e della complesse evenienze del caso concreto.
Poiché dunque è nozione di base che l’aria, come l’acqua, costituisce per l’uomo uno dei principali nutrimenti e la scienza specialistica almeno dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla salubrità dell’aria, con l’individuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalità di curarne il rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento, attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
In breve, le norme sull’aria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, l’acquisizione che l’inquinamento dell’aria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosità dell’inquinamento è suscettibile di variare in relazione all’età, allo stato fisico, alle condizioni di salute dell’individuo che ne è colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dall’intensità e dalla frequenza dell’esposizione.

Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una materia talmente normata e così determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un principio di responsabilità e di assoluta prudenza, ne più e ne meno come le discipline di altri settori che incidono direttamente o indirettamente sull’ambiente e sulla salute delle persone, come ad esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.

Ciò posto e riservando al termine della presente motivazione l’esame degli elementi della fattispecie descritta all’art. 328 c.p. e la riconducibilità nella stessa dei comportamenti degli indagati, può intanto rilevarsi che in dottrina proprio in tema di inquinamento dell’aria si rileva che le norme che riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nell’aria e le regole del suo governo sono “norme che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I dell’art. 328 c.p.”.
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte.
Ed infatti incisivamente la Cassazione in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela -in fattispecie relativa alla mancata adozione di un'ordinanza sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui; Sez. 3, E’ interessante anche per le analogie che il caso che esamina può avere con le condotte omissive di una p.a. deputata agli interventi sull’inquinamento la Sentenza Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
In un paragrafo successivo si enunceranno brevemente alcune nozioni scientifiche che costituiscono la base cognitiva della normazione sul governo dell’aria di cui si discute.
Non visibilità del fenomeno
Ancora ai fini delle valutazioni che ci occupano non è di secondaria importanza notare che in materia di aria, proprio la non materiale percettibilità visiva del rapporto, immediato o a lungo termine, tra certi sforamenti delle smog e la salute (come l’indagine ci dimostra accertato accadere in Sicilia in aree industriali gravemente inquinate e negli agglomerati urbani pure interessati a gravi sforamenti di pericolose emissioni) porta con sé una diffusa scarsa percezione sociale del fenomeno, rischi di confusione e di comode manipolazioni tendenti a negarne i rapporti con la salute.
Generalmente pertanto, come pure l’indagine dimostra, in un contesto di scarsa informazione e disattenzione per le questioni ambientali fin tanto che restano non visibili, anche socialmente, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli sulla salute rimane limitata ad una cerchia specialisti legislatori, medici epidemiologi, biologi e chimici più accorti.
L’interessante studio EPIAIR, tra gli atti del fascicolo dell’indagine, riporta che dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevano quelle che sono considerate dagli esperti “evidenze” circa le relazioni tra dati inquinanti ed effetti sulla salute, con continue incessanti conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni dell’ OMS, queste ultime pure enunciate in atti d’ufficio e nelle dichiarazioni degli INDAGATI; v. note e verbali di tavoli tecnici contenute nel fascicolo del PM).
E va sottolineato che è proprio questa caratteristica di invisibilità degli effetti deleteri dei contaminanti dell’aria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dell’aria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.

Brevi cenni su alcune nozioni scientifiche a base della normativa
Ciò posto, la base prettamente scientifica e molto settoriale della normativa sulla qualità dell’aria, e sugli obblighi della p.a. di monitoraggio ed intervento, non può esimere dalla considerazione di tale aspetto. E’ pertanto opportuno un breve accenno circa alcuni dei tipi degli inquinanti considerati dalle medesime norme e i meccanismi di interazione con la salute dell’uomo, traendo direttamente le relative informazioni dal ricco materiale d’indagine (v. anche relazioni dei consulenti chimici e vari altri documenti).
L’aria costituisce per l’uomo il principale nutrimento insieme all'acqua. Gli inquinanti atmosferici agiscono principalmente sulle vie respiratorie ed entrano nel corpo umano anche attraverso la pelle, la bocca e i polmoni. Gli inquinanti gassosi (es. Pm 10 e Pm 2,5 trasportano con essi una serie di inquinanti quali i metalli pesanti, che comportano modificazioni genetiche se non direttamente a malattie cancerogene, come ormai ritenuto dalla OMS) possono penetrare profondamente nell'apparato respiratorio ed essere assorbiti dai tessuti bagnati del corpo durante il loro percorso. Ciò può comportare una alterazione del pH dei fluidi fisiologici, causando delle irritazioni che alla lunga possono comportare lesioni dei tessuti. I solventi organici possono essere assorbiti facilmente dal sangue, che li trasporta velocemente attraverso l'intero corpo. Le probabilità di penetrazione di contaminanti nel corpo umano dipende principalmente dalle dimensioni delle particelle. Le particelle più grandi rimangono nel naso o vengono inghiottite, ma le particelle più piccole possono penetrare nei polmoni. Le particelle più piccole assorbono più materiale tossico, che possono portare più profondamente nel corpo. Quando gli agenti inquinanti sono solubili in acqua, possono essere immediatamente assorbiti dal sangue umano. Quando la concentrazione dell’inquinante aumenta il rischio di effetti sulla salute diventa più alto. Le sostanze inquinanti atmosferiche possono causare effetti acuti, come tosse e mal di gola, ma esistono inquinanti atmosferici che hanno soltanto gli effetti cronici. Gli specialisti affermano inoltre che evidenze crescenti mostrano che all’esposizione a inquinanti presenti nell’ambiente di vita si possono attribuire quote non trascurabili della morbosità e mortalità per neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie. Negli ultimi 30-40 anni in molte città europee se è diminuito l’inquinante tradizionale costituito dal biossido di zolfo (SO2, in seguito a ristrutturazioni industriali, innovazioni tecnologiche, miglioramenti nella qualità dei combustibili e normative per il controllo della qualità dell’aria) è andato crescendo il volume di traffico auto veicolare e il livello dei nuovi inquinanti. Le caratteristiche morfologiche dei centri urbani e i fattori meteoclimatici ne favoriscono l’accumulo, i livelli di concentrazione innescando la formazione di ulteriori inquinanti mediante trasformazioni chimiche; si parla di precursori e inquinanti secondari : la riduzione di un precursore non porta automaticamente a un decremento proporzionale nel livello di un inquinante secondario (per esempio, il livello di O3 nell’aria può aumentare al diminuire delle emissioni di monossido di azoto –NO-). Gli effetti degli inquinanti sui diversi organismi variano a seconda della concentrazione in aria, del tempo di permanenza e delle loro caratteristiche fisico-chimiche.
Sono inquinanti da traffico autoveicololare, da combustione di combustibili fossili (carbone/derivati del petrolio) o legno, da impianti di riscaldamento, industrie, centrali termoelettriche e incendi : il CO monossido di carbonio, CO2 anidride carbonica, l’NO2 biossido di azoto (rappresenta quasi esclusivamente un inquinante secondario dal momento che deriva dall’ossidazione dell’NO in atmosfera. L’NO2 svolge un ruolo fondamentale nella formazione dello smog fotochimico essendo l’intermedio di base per la produzione di una serie di inquinanti secondari molto dannosi come l’O3, l’acido nitrico, l’acido nitroso, gli alchilnitrati, i perossiacetilnitrat; ne sono fonti impianti di riscaldamento non metanizzato, centrali termoelettriche, processi industriali, emissioni dei motori dei veicolari); gli HC idrocarburi incombusti, gli IPA idrocarburi policiclici aromatici, i COV composti organici volatili, l’O3 ozono (l’ozono è un gas tossico di colore bluastro, costituito da molecole instabili formate da tre atomi di ossigeno -O3-per le sue caratteristiche è un energico ossidante in grado di demolire materiali organici e inorganici. L’O3 di origine naturale è presente negli strati alti dell’atmosfera (stratosfera) ed è utilissimo per la protezione dalle radiazioni ultraviolette solari; per effetto della circolazione atmosferica viene in piccola parte trasportato anche negli strati più bassi dell’atmosfera (troposfera). Questo è un fenomeno prettamente estivo, legato all’interazione tra radiazione solare e sostanze chimiche (idrocarburi e NO2), che a temperature elevate attivano e alimentano le reazioni fotochimiche producendo O3, radicali liberi, perossidi e altre sostanze organiche fortemente ossidanti. Ha la capacità di spostarsi con le masse d’aria anche a diversi chilometri dalla fonte e comporta la presenza di concentrazioni elevate a grandi distanze, determinando il rischio di esposizioni significative in gruppi di popolazione relativamente distanti dalle fonti principali di O3 e danneggiando la componente vegetale dell’ecosistema e le attività agricole).
Vi è inoltre il così detto PM o particolato.
Va chiarito che il termine PM o particolato indica l’aspetto delle dimensioni, infatti le particelle sospese in aria possono essere campionate mediante filtri di determinate dimensioni identificate in base al loro massimo diametro aerodinamico. Il simbolo PM che appunto le designa deriva dall’inglese Particulate Matter, o materiale particolato, seguito dal numero che indica il diametro massimo delle particelle.
In particolare, il PM10 è la frazione di materiale particolato che passa attraverso un diametro aerodinamico di 10 μm, il PM2.5 un di diametro aerodinamico di 2,5 μm.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stabilito linee guida per la concentrazione di PM2.5 e di PM10. Queste linee guida dichiarano di riflettere le attuali conoscenze epidemiologiche sugli incrementi di morbosità e mortalità per cause cardiovascolari e respiratorie all’aumentare dei livelli ambientali di PM2.5 e PM10.
Sebbene il PM2.5 rappresenti un sottoinsieme del PM10, esso è regolamentato in modo separato per assicurare un adeguato controllo di queste particelle, che avendo una massa inferiore possono penetrare più profondamente nell’apparato respiratorio e quindi avere una maggiore tossicità.
Sotto l’aspetto qualitativo il materiale particolato ( PM x) presente nell’aria è costituito da una miscela di particelle solide e liquide, che possono rimanere sospese anche per lunghi periodi, costituite da una miscela di elementi quali carbonio, piombo, nichel, nitrati, solfati, composti organici, frammenti di suolo, etc..
Le polveri totali vengono generalmente distinte in tre classi dimensionali corrispondenti alla capacità di penetrazione nelle vie respiratorie da cui dipende l’intensità degli effetti nocivi.13
In particolare:
PM10 – particolato formato da particelle con diametro < 10 μm, è una polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso, faringe e laringe).
PM2.5 – particolato fine con diametro < 2,5 μm, è una polvere toracica,cioè in grado di penetrare nel tratto tracheobronchiale (trachea,bronchi, bronchioli).
PM0.1 – particolato ultrafine con diametro < 0,1 μm, è una polvere in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli.
C’è oggi tra i ricercatori un grande interesse sulla frazione più piccola di particolato, rappresentata dalle particelle ultrafini (è anche usato il termine nanoparticelle a indicare prodotti industriali, farmaci, cosmetici, nuovi materiali) che per le loro dimensioni possono diffondersi in tutte le parti del tratto respiratorio, entrare più facilmente all’interno delle cellule e quindi potenzialmente superare le barriere epiteliali ed endoteliali. La loro tossicità si basa su un più elevato potenziale infiammatorio.
Il contributo specifico delle particelle ultrafini alla tossicità nell’uomo è in studio con approccio sia tossicologico sia epidemiologico.

Il PM può dunque veicolare numerosi microinquinanti adsorbiti sulla sua superficie, come metalli e IPA, e questo spiega la sua capacità di indurre anche effetti mutageni sull’uomo. E’ riportato in letteratura l’effetto combinato di PM e Nitro-IPA, composto organico che si forma dai processi di combustione dei composti organici reagenti con l’NO2 presente in atmosfera. La combinazione di elevata intensità di traffico e di elevata percentuale di motori diesel determina una elevata concentrazione di Nitro-IPA in atmosfera e quindi aumenta la probabilità di effetti mutageni nelle cellule da parte del PM.

Per una visione approfondita su altri aspetti si rimanda alla lettura del rapporto EPIAIR nel faldone n. 1 degli atti del PM, anche fascicolo sugli effetti dell’inquinamento sulla salute che tra l’altro illustra i metodi di indagine.

Avendo riguardo al contenuto delle relazioni dei consulenti del PM,
che hanno preso in esame con rigore i rilevanti a loro disposizione, non pare dunque poter essere intanto ignorato o negato da parte degli operatori del diritto, che i livelli oltre soglia raggiunti degli inquinanti dell’aria nelle zone della Sicilia costituiscono (analiticamente messi in fila nelle pregevoli relazioni) un serio pericolo per la salute della popolazione -in termini di elevato allarme in particolare per alcune categorie come gli affetti a particolari patologie, i bambini, i neonati e le donne incinte (come sempre sottolineato nelle citate relazioni). Lo stesso è a dirsi per le omissioni refluenti sulla misurazione degli inquinanti e sui piani del’aria e sulla attuazione del risanamento, di cui oltre1,.
(1) Secondo l’osservazione, divenuta nota, espressa -all’esito della procedura d’infrazione subìta dall’Italia per via della violazione delle normative sulla tutela della salute umana in materia di inquinamento dell’aria, oggetto tra l’altro della presente indagine- dal Commissario UE per l’ambiente Janez Potočnik, l’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa e che in Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato, e che gli Stati membri devono prendere sul serio le norme europee sulla qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni.
(2) I risultati dello studio condotto dall'OMS insieme all'allora APAT (oggi Ispra) – si legge nel dossier 2010 Mal’aria di Città di Legambiente -pubblicati nel giugno 2006, avevano colpito nel dichiarare che in 13 città italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo) negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 μg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. Portando la concentrazione di polveri sottili a livelli ancora più bassi, al di sotto dei 20 μg/m3, le morti evitate salirebbero addirittura a 8220”.
(3) In una denuncia del marzo 2014, presentata da alcune associazioni alla commissione europea per l’ambiente, e divulgata dagli organi di stampa, con riguardo ai siti di Priolo, Milazzo e Gela, elencando varie Violazioni delle direttive europee in materia di qualità dell’aria (Milazzo, Priolo e Gela, sono tre SIN siti di interesse nazionale da bonificare, ad alto rischio ambientale)RIGUARDANTI anche la INADEGUATEZZA DELLA RETE DI MONITORAGGIO E QUANTO AI DATI SANITARI, si fa riferimento ad alcuni dati sanitari, nei seguenti termini
“ è stato accertato che le falde sono state inquinate da Idrocarburi come nel caso di Priolo, e che ad oggi nessun piano di bonifica e risanamento ambientale è stato avviato nei siti inquinati, tranne sporadici e non complessivi interventi nonostante ingenti risorse economiche, anche comunitarie, siano state investite; e che Le conseguenze dell’inquinamento sulla salute della popolazione destano preoccupazione, poiché a Priolo-Siracusa vi è un’incidenza di nascituri geneticamente malformati pari al 5.6%..” Ad esempio lo studio epidemiologico dell’ISS denominato studio Sentieri nel periodo 1995-2000 e 2001 -2005 ha evidenziato un eccesso di mortalità tra la popolazione di Priolo,Melilli, e Siracusa. A Gela invece secondo lo studio dell’osservatorio regionale epidemiologico il tumore infantile è al +159,2%. L’analisi delle tabelle sulla «mortalità» in alcuni casi sono persino peggiori rispetto a quelle di Taranto. Rispetto alle città più vicine, a Gela i maschi muoiono di più per tutti i tipi di tumore (+ 18,3%), per il cancro infantile (+ 159,2%), per il tumore allo stomaco (+ 47,5%), alla pleura (+ 67,3%), alla vescica (+ 9,6), o per morbo di Hodgkin (+ 72,4), del mieloma multiplo (+ 31,8) e delle malattie del sistema circolatorio (+ 14,2). A Milazzo L’analisi per le specifiche sedi tumorali ha permesso di osservare tra gli uomini eccessi statisticamente significativi sul livello di confronto locale per il tumore maligno del colon e del retto (SMR=152) e del mieloma multiplo (SMR=424).Tra le donne eccessi statisticamente significativi sono stati osservati per il tumore maligno del sistema nervoso centrale sia sul confronto locale (SMR=187) che regionale (SMR=203), mentre sul confronto locale per il tumore maligno della trachea, bronchi e polmoni (SMR=199) e tumore maligno delle ossa e del connettivo (SMR=461)”)

Altre brevi premesse sulla gestione dell’aria in Sicilia da parte delle p.a. competenti
Altro materiale d’indagine sugli effetti sulla salute
Ai fini di ogni valutazione circa la pregnanza degli obblighi omessi dalla Regione siciliana, per un migliore orientamento sull’oggetto composito della presente indagine è utile ancora evidenziare schematicamente anche i seguenti punti :
-che partendo dal genere di acquisizioni l’italia e l’europa si sono dotati di specifiche normative sulla disciplina e il governo dell’aria (fissando limiti di emissioni per ogni sostanza tra quelle considerate ed imponendo monitoraggi e piani di intervento concreto per il risanamento delle zone dove si rilevano inquinamenti oltre i limiti), affidando l’amministrazione delle fonti emissive” ai Ministeri dell’ambiente e alle amministrazioni locali. In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dell’ambiente nel rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunità europea, di cui più avanti. I capi d’accusa enunciano con particolare analiticità le normative specifiche di riferimento al caso concreto (cnfr. anche per una disamina esplicata della normativa di riferimento e degli adempimenti correlativi la relazione CTU citata);
--che sebbene, a questo ultimo riguardo, uno degli spunti della qui procedimento -a carico degli assessori all’ambiente e dei dirigenti della Regione siciliana dei settori investiti della attuazione delle normative sulla qualità dell’aria-, siano le inadempienze (seguite ai superamenti del limiti consentiti dalla legge nei comuni di Palermo e Catania e poi in altre zone della Sicilia, che obbligavano l’adozione in tempi brevi di piani di risanamento dell’aria, di agli artt. 8 della direttiva 96\62 CE in relazione all’art. 5 della direttiva 1999\30) conseguenti al recepimento della Direttiva Quadro europea sulla qualità dell'aria, già prima dell'entrata in vigore dei Decreti attuativi, la legislazione vigente derivata dal DPCM 203/88, regolava la materia dell'inquinamento atmosferico in modo sostanzialmente analogo certamente con riguardo ai piani di risanamento (cnfr. le rigorose relazioni dei dottori Sanna e Stoli e Felici l’altrettanto chiara anche se sintetica relazione del ctu dottor Allegrini, e la sentenza della Corte di giustizia europea del 19.12.12. che ha dichiarato l’omissione da parte della Repubblica italiana dei provvedimenti affinchè nel 2006 e nel 2007 le concentrazioni di PM 10 nelle 55 zone della diffida del 2.2.2009 non superassero i valori limite fissati all’art. 5 par. 1 direttiva 1999\30 CONCERNENTI il PM 10 per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo).
-che le pacifiche, gravi e reiterate omissioni della Regione siciliana hanno avuto un peso rilevante sulle procedure d’infrazione e sulla condanna della corte europea intervenuta con la nota sentenza del 19.12.12, e hanno comportato non solo le sanzioni economiche conseguenti , ma nel tempo anche la perdita di consistenti finanziamenti comunitari e la mancata utilizzazione di fondi disponibili (cnfr. tutte le dichiarazioni rese nell’indagine da Genchi, Anza’, Tolomeo -e altri sentiti come persone-, i quali rilevano essi stessi tali situazioni di illegali omissioni, sostenendo però ciascuno di non esserne responsabile e attribuendone le responsabilità relative ad altri);
-che in tale contesto, e nonostante quindi l’accertamento di tale serie di gravi inadempimenti e dell’assenza di ogni segno di avvio di un progetto da parte della Regione siciliana e dei comuni, dal 2002 a tutto il 2007 per le città di Palermo e Catania è stato mantenuta la dichiarazione di emergenza ambientale, per Palermo con il DPCM Berlusconi del 18 ottobre 2002, cui è collegata l’investitura dei sindaci rispettivi come commissari straordinari (recita il DPCM relativo a Palermo “ll Presidente del Consiglio dei Ministri, Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,n401; Vista la richiesta del Sindaco di Palermo, in data 8 aprile 2002; Considerato che le condizioni di traffico e di mobilità nella città di Palermo hanno determinato il superamento delle soglie di attenzione dei parametri identificativi dell'inquinamento atmosferico stabiliti dalla normativa vigente e che la crisi del fenomeno circolatorio comporta ormai conseguenze insostenibili anche sul piano del governo urbano e dei rapporti sociali; Considerato che il livello di rischio dell'incolumità dei cittadini durante gli spostamenti giornalieri nella città di Palermo ha raggiunto valori preoccupanti data l'elevata frequenza di incidenti stradali e che la congestione del traffico veicolare genera nei cittadini gravi disturbi alla salute psichico-fisica dovuti allo stress ed all'inquinamento acustico e atmosferico; Considerata la gravità della situazione di emergenza abitativa, ripetutamente evidenziata dal Prefetto di Palermo anche in relazione alla possibile compromissione della sicurezza pubblica, che risulta interessare un consistente numero di nuclei familiari, unitamente alla notevole diffusione del fenomeno di abusivismo edilizio che sta compromettendo l'efficienza dei servizi, lo sviluppo urbanistico della città e che, conseguentemente, produce gravi pregiudizi all'ordinario svolgimento della vita associata; Considerato, altresì, che il pregiudizio ambientale evidenziato dal Comune di Palermo non solo persisterà nel tempo, ma sarà, presumibilmente, suscettibile di ulteriore incremento; Ritenuto quindi che le situazioni sopra evidenziate realizzano una condizione di pericolo per persone e cose, sicché ricorrono i presupposti previsti dalla normativa vigente per la dichiarazione dello stato di emergenza, anche sulla base di quanto statuito in materia dalla giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato – Sezione IV, decisione n. 2361/2000); Tenuto conto che le misure e gli interventi attuabili in via ordinaria non consentono di fronteggiare l'emergenza, per cui tale situazione di pericolo deve essere fronteggiata con mezzi e poteri straordinari; Ritenuto necessario procedere con la massima sollecitudine all'eliminazione dello stato di pericolo ambientale in atto sul territorio della città di Palermo; Acquisita l'intesa del Presidente della Regione siciliana che ha richiamato le motivazioni contenute nel parere espresso dal Dipartimento regionale ai trasporti, evidenziando elementi di particolare criticità per quanto concerne la qualità dell'aria e la congestione del traffico in specifiche fasce orarie ed in determinati ambiti urbani; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 18 ottobre 2002; Decreta: Ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, è dichiarato fino al 31 dicembre 2003, lo stato di emergenza ambientale determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nella città di Palermo. (*)Il presente decreto verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 18 ottobre 2002; Al sindaco sono stati conferiti i Poteri di Commissario straordinario per la soluzione del traffico e dello smog con Ord.Pres.Cons.Min., Berlusconi n. 3255 del 2002, prorogati fino al 31.12. 2006, CNFR. atti al faldone n.1 del PM);
-che le relazioni dei consulenti dei PM e tutti gli altri atti dell’indagine mettono a nudo che in Sicilia ogni anno la popolazione di vaste aree industriali (soltanto due delle quali già dichiarate ad alto rischio nel 2005 e 2006) e dei comuni più popolati e delle loro aree metropolitane è esposta a quantità consistenti di pericolosi“veleni” nell’aria, e che tale situazione (che ha inciso pure sulle numerose procedure di infrazione che fioccano della Commissione europea) sia il portato degli inadempimenti dei vertici politici ed amministrativi degli uffici della Regione siciliana investiti del governo di tale settore dell’ambiente. L’apparato regionale , come mette in evidenza l’indagine, infatti pur possedendo tutti gli strumenti per adeguarsi alle normative del settore non ha mai provveduto ad avviare e attuare autentici programmi di intervento e le procedure dirette all’adozione di misure concrete, cui la legge obbligava per porre freno a questa situazione di inquinamento, che, come sempre rivelano le crude analisi dei consulenti del PM, ed anche i dati forniti dagli organismi delle stessa Regione siciliana, come ARPA ed inoltre anche l’ISPRA, in alcune zone è divenuto addirittura incontrollato (vedi, nella citata relazione dei CTU ad es. i paragrafi sulle violazioni reiterate di tutte la normativa sui piani dell’aria che andavano adottati a seguito dei rilevanti degli sforamenti e di tutti gli adempimenti conseguenti, ed altresì sull’assenza di ogni progetto al riguardo, sulla dismissione delle misurazioni nella città di Palermo, Catania e le arre industriali di Messina e Siracusa, con un danno ambientale incontrollato, sulla inadeguatezza dell’unico piano approvato per le due sole aree ad altro rischio individuate nell’apposito decreto regionale del 2005 nella zona di Siracusa e del Comprensoorio del Mele – Milazzo e altri comuni).
--che in particolare risulta che nel 2008 Siracusa e Palermo sono state per l’Italia punti critici per superamenti dei limiti consentiti, che nel 2009 ancora a Palermo (stazione Di Blasi) sono stati registrati 48 superamenti e Catania (stazione viale Vittorio Veneto) 33 superamenti (le città più a rischio). Messina per il biossido di azoto aveva 70 superamenti, primo posto d'Italia, mentre Catania con 56,1 superamenti. A Siracusa nel mese di dicembre, oltre i 10 sforamenti del limite consentito, la centralina di viale Teracati ha registrato percentuali con un valore di 190 microgrammi per metro cubo, un valore più di tre volte superiore ai limiti di legge (secondo i dati dell’OMS insieme all'allora APAT -oggi Ispra- pubblicati nel giugno 2006, in 13 città italiane -Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo- negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 μg/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. L’abbassamento delle concentrazione di polveri sottili al di sotto dei 20 μg/m3 avrebbe evitato 8220;

--che, sulla base dei loro rigorosi rilevamenti, i consulenti del PM, depositate nel febbraio 2012 concludono che la situazione sullo stato della qualità dell’aria in alcune aree del territorio siciliano rimane nel tempo scadente e che la concentrazione media degli inquinanti misurati continua ad avere un costantemente peggioramento nel tempo, e che tale condizione è confermata alle stesse valutazioni di ARPA Sicilia sullo stato della qualità dell’aria della regione (periodo 2005-2009; riportate nel capitolo 3.9 della relazione dei CTU Sanna : le principali sorgenti emissive presenti nel territorio della regione siciliana -descritte dai Ctu in dettaglio nel capitolo 2 della relazione- sono, per quanto riguarda l’NOx, per il 39,5% i trasporti stradali, per il 23,6 % la combustione nell'industria dell'energia e la trasformazione delle fonti energetiche, per il 20% altre sorgenti mobili e macchine e per il 10,7% gli impianti di combustione industriale e processi di combustione; - le emissioni delle polveri fini -PMm primario- sono dovute per il 43,1% ai trasporti stradali, per il 13,4% alla combustione nell'industria dell'energia ed alla trasformazione delle fonti energetiche, per il 13,5% ad altre sorgenti mobili e macchine e per il 8,1% agli impianti di combustione industriale e processi di combustione; inoltre per quanto riguarda le polveri fini PM, si deve tenere anche conto del contributo determinato dal PMm secondario, tale frazione, sulla base delle quantità degli inquinanti precursori emessi nella regione Siciliana, come dettagliato al capitolo 2.1, risulta predominante -94,6 %- rispetto a quella primaria -5,4 %- . Infatti gli ossidi di azoto contribuiscono con il 63% della fonnazione del PM10 secondario, il biossido di zolfo contribuisce con una percentuale del 33 %, mentre l'ammoniaca contribuisce per il rimanente 4%. Pertanto per attuare una riduzione delle concentrazioni in aria di PM 10 nelle aree urbane si dovrà operare sia sulle emissioni di PM 10 primario che su quelle dei precursori della componente secondaria).

-che nella sintesi finale del capitolo relativo agli effetti dell’inquinanti dell’aria sulla salute umana della relazione documentatissima dei consulenti Sanna e Rino Felici del 2005 nel proc. n. 4331\04 RGNR, relativo agli sformanti nella città di Palermo (alle pagg. 41-53 della citata relazione; faldone n. 2 pag.g.259 e segg. ), si conclude che “La speranza di vita dei cittadini che vivono in aree con livelli di inquinamento elevato è diminuita. Gli effetti si verificano ai livelli attuali di inquinamento ambientale e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni. I gruppi di popolazione più colpiti dall’inquinamento ambientale sono soprattutto gli anziani e le persone in condizione di salute più compromessa, come i malati di patologie cardiache e respiratorie. Per queste persone, l’esposizione ad inquinamento ambientale peggiora la prognosi e aumenta la probabilità di morte. E’ stato documentato che i bambini tendono ad ammalarsi più frequentemente per cause respiratorie, in particolare bronchite ed asma, e l’esposizione ad inquinanti peggiora lo stato di malattia in bambini affetti da compromissione cronica delle vie aeree. Anche i neonati, infine, risultano essere soggetti a particolare rischio di morte per effetto dell’inquinamento ambientale. Sulla base delle stime di impatto condotte dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento ambientale costituisce un problema di sanità pubblica molto rilevante”.
Su altri atti presenti nel fascicolo dell’Indagine, e
dichiarazioni rese dagli indagati,
conferenze non sfociati in decisioni
Deve ribadirsi che gli atti della presente indagine costituiscono una straordinaria fonte di conoscenza e informazione su tutte le peculiari articolazioni assunte in Sicilia del fenomeno dell’inquinamento, oltre che degli aspetti normativi e delle omissioni specifiche attribuibili agli indagati.
Deve inoltre ribadirsi che informazioni di altrettanta profondità, provengono dalle dichiarazioni rese dagli indagati XXX ed XXX, dimostratisi, a fronte della loro condotte lacunose, informati nei dettagli delle normative e delle evenienze specifiche del loro settore, sia riguardo a tutte le annose questioni dei piani dell’aria -mai varati-, sia sotto gli aspetti chimici, legislativi e sia rispetto agli obblighi dell’operare amministrativo gravanti sul settore da essi stessi in tempi diversi diretto (XXX dalla fine del 2001 al gennaio del 2007, XXX da allora in avanti-).
Tra le loro numerose produzioni
vi sono ad esempio il “Quadro sintetico di riferimento sullo stato normativo e sugli interventi di risanamento nell’AREA ad elevato rischio ambientale del Comprensorio del Mela (ME)”, ove si riferisce che l’area era stata dichiarata al altro rischio con D.A. 50\gab del 4.9.2002, in relazione all’impatto dovuto alla presenza di impianti industriali di notevole dimensioni- centrale termoelettrica EDIPOWER, raffineria di petrolio di Milazzo, ecc..,e che con lo stesso decreto era stata istituita la commissione Stato-Regione- Provincia –Enti Locali con il compito di predisporre il piano di risanamento ambientale e rilancio economico del comprensorio integrata nella composizione con decreto ASs. 883\16.7.2003 e che tali atti curati dal servizio 3 (di cui era quando a capo XXX), prevedevano la possibilità di affidare ad un ente pubblico di comprovata capacità scientifica Università di Messina- la predisposizione delle linnee guida per la redazione del piano di risanamento in nove mesi. Che tuttavia l’assessore nuovo decideva di affidare il lavoro ad un soggetto da selezionasi con bando europeo, -DA 10.3.2004 poi costato 25.000,00 euro, veniva revocato in autotutela , che il nuovo assessore invece decideva di affidare la cosa a alla comm. provinciale per la tutela dall’inquinamento di Messina , non avente la comprovata capacità tecnica di cui al DA 883\2003, e che presentava il lavoro il giugno 2005 che si limitava ad una enunciazione di linee prive di indirizzi concreto rimandando la stesura del piano entro il termine del 31.1.2006, impostazione molto contestata dai comuni di San Filippo del Mela. Il documento continua esponendo che intanto a seguito della cessazione del commissariamento ministeriale in atto dal 1999 per le zone di ad elevato rischio ambientale dei territori di Siracusa (Augusta, Melilli Priolo etc.. ) e Calatnissetta (Gela Butera etc..) che consentiva il rientro nella disponibilità dell’ASSESSORATO delle somme in origine stanziate, di 140 miliardi di lire, in gran parte non utilizzati per il risanamento, il servizio 3 aveva predisposto il decreto di dichiarazione di aree ad altro rischio che veniva formalizzato con Decreto assessoriale. Veniva predisposto nel luglio l’ufficio speciale per le aree ad alto rischio per predisporre e gestire i pini di risanamento locali e le risorse economiche ; al 31.1.2006 il piano per Comprensorio del Mela; E si trovavano a coesistere tutti gli organismi suddetti con compiti sovrapposti.
Nel mese di giugno 2006 –continua il documento- l’università di Palermo aveva completato l’indagine commissionata sui metalli pesanti con tecniche di biomonitoraggio (con uso di licheni), che accertavano la lo stato di generale compromissione ambientale in relazione alla presenza e distribuzione spaziale nella matrice biologica dei metalli pesanti tracciati dai processi di combustione e delle attività antropiche .Contemporaneamente i risultati dall’ Università di Palermo facoltà di ingegneria dell’indagine per un sistema di valutazione e gestione della qualità dell’aria nelle aree metropolitane della regione, anche con indicatori compositi, per iniziare a tracciare le mappe del rischio per la popolazione esposta.
Quanto alla EDIPOWER espone che il sistema CTE rimaneva la principale fonte di biossido di azoto e che destava preoccupazione il fatto che nel 2005 alcuni superanti della sostanza erano dovuti ai gruppi da 320 MW, dotati di sistema DESOX di abbattimento spinto del biossido di zolfo con produzione di solfato di calcio non erano stati segnalati , gli interventi che si prevedeva di attivare nei confronti dell’azienda, con la celerità richiesta dalla grave situazione, consisteranno nella accelerazione dei lavori di ambientalizzazioni dei gruppi da 160 MW, verifiche relative ai sistemi di trattamento degli inquinanti, revisione e abbassamento dei limiti autorizzati, in virtù del comprovato stato di deterioramento ambientale e delle gravi patologie rilevate a carico della popolazione locale -la Raffineria di Milazzo era assurta all’onore delle cronache per fenomeni di intossicazioen della popolazini collegate a sostanze oganiche volatili odorigene- esponedo la strategia degli inteventi (sistemi di aspirazione del gas emesid dalle navi cisterna, interventi diretti a far si che le torce della raffineria riducano il loro ruolo a quello di dispositivo di sicurezza grazie al quale il gas in eccesso siano bruciati in condizioni controllate e non invece usate come sistema routinario di combustione e di rilascio incontrollato di grandi quantità di inquinanti , revisione dell’artificio csistema di calcolo delle emissioni ad es. del biosido di zolfo.
Era in corso la definizione con L’ARPA e con il estore dela rete pubblica prov. di Messina l’adegumto rete monitoraggio alle linee APAT , con il riposizionamento delle centraline e l’ammodernamento della struttura analitica per un apiù ampia copertura dei parametri ambntali. La rete anche EDIPOWER era di antica concezione e solo biossido di zolfo –non coerenti con indirizzi APAT e CNEIA- ; il dipartimento –aggiunge- ha in fase di avvvio con l’ARPA un monitoraggio sulla caratterizzazione chimica del PM 2,5 e PM 1.

Per dare un quadro ancora più ampio della variegata provenienza del materiale d’indagine, può qui rilevarsi che tra gli altri nel fascicolo del PM sono presenti anche:
-la denuncia, che ha dato adito all’indagine presentata presso la Procura di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, da una associazioni di abitanti della Valle del Mele nel 2006; numerosi verbali delle dichiarazioni delle persone informate, i documenti ufficiali dagli indagati forniti al PM; gli atti della Commissione europea inquirente nella procedura d’infrazione sfociata nella sentenza della Corte di Giustizia europea del 19.12.12, che ha condannato l’Italia per lo sforamento dei limiti del PM 10 e la mancata adozione dei piani dell’aria (oggetto della presente procedimento, ed in cui gli inadempimenti della regione Sicilia hanno avuto un peso consistente);
-la rlazione interessante del dottor Ivo Allegrini consegnata nel 2009, sugli inadempimenti della Regione siciliana in materia di aria.
-la denuncia presentata da WWF e Legambiente nel 2009 sui livelli di inquinamento della città di Palermo e la vicenda della dichiarazione dello stato di emergenza ambientale e nomina del sindaco come commissario straordinario del governo Berlusconi, e sulle interrogazioni parlamentari sui correlativi finanziamenti, protrattasi dal 2002 al 2007, con l’interessante già citato rapporto EPIAIR del 2010, ai ministeri commissionari, che al suo interno riporta tra l’altro anche i dati epidemiologici di Palermo (atti del proc. riunito n. 14930\12, contenuti nel faldone n. 1 del fasc. PM).
Per cogliere gli aspetti più pratici delle azioni che sarebbero dovute conseguire

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