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30 gennaio 2010 6 30 /01 /gennaio /2010 15:48

Caro Signor Presidente del Consiglio Ragioniere Giucastro Signori Consiglieri e Signor Sindaco

 





TAR Napoli, Sez. I, 15 giugno 2006 / 02 agosto 2006, n. 7783 (Pres. Donadono, est. Severini)


S’è affermato di recente, da parte della Sezione, che: “Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell’art. 143 d. lg. 267/00, non esige né la prova della commissione di reati, né che i collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali risultino da prove inconfutabili; sono sufficienti, invece, semplici “elementi” (e quindi circostanze di fatto anche non assurgenti al rango di prova piena) di un collegamento e/o influenza tra l’amministrazione e i sodalizi criminali” (T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 06 febbraio 2006, n. 1622); e, ancora, che: ”Ai fini della valutazione della legittimità del provvedimento prefettizio di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, è irrilevante il fatto che gli elementi acquisiti dimostrino la sussistenza soltanto di un collegamento tra associazioni mafiose e organi di gestione, quando risulti comunque che gli organi elettivi siano gravemente venuti meno ai propri doveri di vigilanza e controllo sull’apparato gestionale – amministrativo dell’ente locale” (T.A.R. Campania Napoli, sez. I, ibidem).





Signor Presidente del Consiglio Rag. Alessandro Giucastro e Consiglieri Comunali tutti di Isola delle Femmine, l’attuale sistema delle autonomie locali designato dal legislatore si configura, sin dal 1993, come un “sistema di poteri divisi” in cui il Sindaco (insieme alla giunta) riveste il ruolo di organo di governo, con competenza generale, mentre il Consiglio comunale quello di organo di indirizzo e di controllo, con competenze specifiche.


La figura del Presidente del Consiglio comunale, che nell’attuale quadro normativo, appare come “figura istituzionale inamovibile”, nasce proprio per evitare che il Sindaco, oggetto del controllo, fosse il soggetto preposto, come avveniva nel passato, a regolare il funzionamento del Consiglio, che è diventato “controllore” e organo di indirizzo politico.


Nella prima stesura dell’ordinamento tale figura era stata introdotta in forma facoltativa, limitatamente ai comuni con più di 15.000 abitanti. Con la l. 265 del 1999 l’istituzione del Presidente del Consiglio diventa obbligatoria per i comuni con più di 15.000 abitanti e facoltativa per i comuni più piccoli.


L’art. 39 del d. leg. 267 del 2000 (Testo Unico Enti Locali) stabilisce che al Presidente del consiglio sono attribuiti (tra gli altri) “i poteri di convocazione e direzione dei lavori e delle attività del consiglio” e il compito di assicurare “adeguata e preventiva informazione ai gruppi consiliari ed ai singoli consiglieri sulle questioni sottoposte al consiglio”.


Il Presidente ha il compito di garantire il corretto svolgimento dei lavori del Consiglio ponendosi in una posizione di primus inter pares fra i consiglieri comunali (dalle cui fila viene eletto) al fine di dirigere e coordinare il lavoro degli altri componenti del collegio. Il suo, pertanto, è un ruolo “istituzionale” dovendosi svolgere in completa autonomia, non solo dai partiti politici e dai gruppi consiliari ma anche e soprattutto, dal sindaco e dalla giunta.


Il Consiglio comunale, infatti, ha la funzione di indirizzo e di controllo (art. 42 T.U.E.L.) dell’operato del Sindaco e della Giunta dalla quale si differenzia, come evidenziato da diverse sentenze in particolare da parte del Consiglio di Stato, in quanto “sono presenti maggioranza e minoranza e nel cui seno (quindi) si deve equilibrare l’esercizio di due distinti diritti: quello della maggioranza all’attuazione dell’indirizzo politico e quello della minoranza a rappresentare e svolgere la propria opposizione.


Tale equilibrio può essere garantito solo attraverso la predisposizione e il rispetto di regole la cui funzione non è agevolare questa o quella parte politica ma garantire il corretto funzionamento dell’organo.


Il Presidente del Consiglio comunale è il soggetto principale posto a tutela di tale equilibrio a cui spetta il compito di applicare e far rispettare tali regole in quanto “presidente di tutto il collegio e suo rappresentante”.


La sua funzione, dunque, dovrebbe risultare neutrale in quanto, non solo “non necessita di alcuna maggioranza strettamente politica” ma soprattutto perché, “non è strumentale all’attuazione di alcun indirizzo politico, bensì al corretto funzionamento dell’istituzione”.


Il sistema designato dal legislatore per i Comuni, infatti, prevede un esecutivo forte (sistema c.d. presidenziale) a cui fa da contrappeso il controllo del Consiglio comunale. Massima espressione del Consiglio e garanzia di buon funzionamento dello stesso è il suo Presidente.


Se questi comportamenti non dovessero essere rispettati, come è quasi sempre avvenuto in questo Consiglio sin dal suo insediamento, verrebbero stravolti (come qui sono stravolti) i principi generali voluti dal legislatore per il funzionamento di tali organi amministrativi e politici.


Tutto il consiglio comunale deve essere garantito nello svolgimento della propria funzione ma credo che in modo particolare occorrerebbe garantire la funzione ed il ruolo della opposizione, che nel caso nostro rimane l’unico soggetto che esercita il diritto/dovere di controllo sugli atti della giunta ed in particolare sugli atti del Sindaco, non avendo fino ad oggi percepito, questa parte politica (l’opposizione) neppure la sensazione che l’altra parte politica (la maggioranza) abbia mai esercitato o che abbia intenzione o interesse ad esercitare tale diritto.


Da questi brevi e semplici considerazioni appare evidente il fatto che la gestione dell’amministrazione è affidata al Sindaco al quale sono riconosciuti dalla legislazione ampi poteri e libertà di azione. Nello stesso tempo però il controllo di questi poteri e azioni sono sottoposti, in virtù della stessa legislazione, al Consiglio comunale e quindi alla guida imparziale ed equilibrata del suo Presidente che deve garantirne il regolare svolgimento e le prerogative delle singole parti in campo oltre quelle dei singoli consiglieri.


Sotto questo aspetto e secondo il nostro punto di vista, sono due le gravi questioni che si sono verificate in questo consesso:


la prima attiene al fatto che essendo il Presidente del Consiglio, per volontà del legislatore e per come si è detto, arbitro non può parteggiare per nessuno. Qui invece si è quasi sempre visto un Presidente che scende in campo e gioca solo ed esclusivamente da una sola parte e quindi non è più arbitro ma giocatore;


la seconda, che per certi aspetti è molto più deleteria della prima, per il democratico confronto ed i normale svolgimento delle funzioni di ogni singolo organo, sta nell’assoluto assoggettamento di questa maggioranza consiliare, compreso il Presidente, ai voleri del Sindaco e dell’esecutivo ponendosi, con tale comportamento, nella particolare e illegale condizione in cui il soggetto controllato (Sindaco) è diventato, mediante il completo controllo politico che in modo evidente esercita sulla maggioranza, controllore e quindi, come è spesso avvenuto, viene a mancare il ruolo del consiglio stesso, in quanto il controllo previsto dalla legge sull’operato dell’amministrazione e del Sindaco, rimane quasi “insindacabile” con i guasti che tale condizione crea e che vanno in direzione opposta a quella voluta dal nostro legislatore.


Se a questo si aggiunge il fatto che il Sindaco mai risponde nel merito e nei contenuti delle interrogazioni e/o a richieste di documenti formulate (solo) dai consiglieri di opposizione e che in nessuna occasione il Presidente ha ritenuto di dover formalmente intervenire, se pur in più occasioni sollecitato, a tutela del diritto-dovere dei singoli consiglieri comunali, il quadro generale, sul mancato rispetto dei ruoli in questa compagine amministrativa, è completo.


Pertanto, si pone in maniera urgente e pressante il dirito-dovere di ripristinare il senso della legalità e della trasparenza e quindi del corretto svolgimento dell’azione amministrativa e politica nel nostro Comune , principi fondanti del nostro Statuto.


Con stima e simpatia Isola Pulita





 


 


 


 




Lamezia Terme Decreto Scioglimento CC il decreto di scioglimento







REGIONE SICILIANA

Assessorato della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali


Servizio 8


Prot. n.


OGGETTO :


Aggiornato al


In riscontro alla nota, prot. n. 18136 del 12.06.08, si trasmette l'


Ai sensi dell'

Ai sensi, inoltre, dell' art. 7 del citato D.P.: .possono essere conferiti non più di due incarichi di commissario straordinario con i poteri del solo consiglio.

In atto svolgono le funzioni di commissari straordinari o regionali i sigg.ri:

dott. Giovanni Dionisio presso il comune di Comitini con le funzioni di sindaco e giunta;


d.ssa Maria Arena presso il comune di Ragalna con le funzioni di consiglio comunale(*);

dott. Carlo Turriciano presso il comune di San Mauro Castelverde con le funzioni di consiglio comunale(*);

d.ssa Luciana Giammanco presso il comune di San Salvatore di Fitalia con le funzioni di consiglio comunale(*);

rag. Leonardo Iannuzzo presso il comune di Godrano con le funzioni di consiglio comunale (*);

dott. Antonino Figlioli presso il comune di Forza D.Agrò con le funzioni di sindaco, giunta e consiglio comunale;

dott. Riccardo Visigoti presso il comune di Condrò con le funzioni di sindaco e giunta;

d.ssa Margherita Rizza presso il comune di Pachino con le funzioni di sindaco, giunta e consiglio comunale;

dott. Nicolò La Barbera presso il comune di Tripi con le funzioni di consiglio comunale (*).
con funzioni di solo consiglio.
Qualora si volesse procedere alla nomina di uno dei soggetti sopra indicati, questi dovrà presentare, prima dell'
accettazione, le dimissioni dal precedente incarico.

I nominativi sopra indicati non possono ricoprire altro incarico commissariale ad eccezione di quelli contrassegnati da asterisco ai quali può essere conferita altra gestione commissariale


IL DIRIGENTE DEL SERVIZIO


F.to dott. Angelo Milone



Consigli comunali sciolti


Descrizione del fenomeno


Una delle caratteristiche che storicamente contraddistingue le organizzazioni mafiose da altri tipi di criminalità organizzata è il rapporto che esse instaurano con alcuni esponenti del mondo politico, oltre che economico-finanziario, investigativo e giudiziario. Il rapporto con il mondo della politica è fondamentale per le organizzazioni mafiose. La storia ha portato alla luce diverse circostanze nelle quali il rapporto tra il politico e il mafioso si è sostanziato in uno scambio tra consenso da una parte (voti) e possibilità di fare affari (appalti) impunemente dall'altra.


Le organizzazioni mafiose si contraddistinguono per la loro capacità di controllare, anche militarmente, il territorio nel quale agiscono. Forti di questa situazione, quando vengono indette le elezioni i mafiosi indicano il candidato per il quale votare. Costui, una volta ottenuto il seggio si adopererà affinché le cosche possano fare affari infiltrandosi nel tessuto economico legale, condizionando pesantemente gli uffici della pubblica amministrazione mediante l'esercizio di attività corruttive e di atti intimidatori.


Le indagini più recenti hanno messo in evidenza come il rapporto mafia e politica stia progressivamente mutando. I mafiosi, come ha affermato il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, nel corso di una audizione alla Commissione parlamentare antimafia [1], attualmente cercano di candidare persone più direttamente collegate ovvero degli affiliati, esprimendo in questo modo una sorta di sfiducia rispetto alla categoria dei politici che, in alcune situazioni, tendono a non mantenere le promesse pattuite. È notorio, infatti, come qualche anno fa, durante l'udienza di un processo un importante esponente di Cosa nostra siciliana abbia pubblicamente "lamentato" questa situazione.


La prova dell'esistenza di rapporti tra mafiosi e politici si fonda principalmente su tre indicatori, quali: il fatto che alcuni tribunali siciliani, calabresi e campani, in particolar modo, hanno avviato inchieste a carico di esponenti politici di livello nazionale e locale; il fatto che nella storia delle mafie si registrano degli omicidi di politici che, o intralciavano i piani criminali, o non hanno rispettato determinati patti; da ultimo, il numero di comuni sciolti per sospetto di infiltrazione mafiosa.


In Italia nel 1991, dopo un efferato delitto di natura mafiosa compiuto a Taurianova (Rc), il Parlamento italiano ha approvato la legge 22 luglio 1991, n. 221, la quale prevede la possibilità di sciogliere un'amministrazione comunale o provinciale sulla quale grava il sospetto di una infiltrazione o un condizionamento di carattere mafioso. La legge citata è stata successivamente assorbita nell'ambito del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267), agli articoli 143, 144, 145 e 146.


Dal 1991 ad oggi, in Italia sono stati sciolti 172 consigli comunali, in particolare di piccole e medie città del Mezzogiorno. Il fenomeno si concentra principalmente in Campania (75 casi, in particolare in provincia di Napoli e Caserta), Sicilia (49 casi, in particolare in provincia di Palermo), Calabria (38 casi, in particolare in provincia di Reggio Calabria) e Puglia (7 casi, in particolare nelle province di Bari e Lecce). Non mancano situazioni nelle quali sono stati sciolti comuni situati in altre regioni italiane, quali: la Basilicata, il Piemonte e, di recente, il Lazio. Alcuni comuni sono stati sciolti anche più di una volta. Oggetto di scioglimento sono state anche due Aziende sanitarie locali, una in Campania (Pomigliano d'Arco), l'altra in Calabria (Locri).


L'iniziativa investigativa sulle presunte infiltrazioni e condizionamenti mafiosi spetta al Prefetto, che nomina una commissione, denominata Commissione d'Accesso. Quest'ultima svolge una debita attività di indagine al termine della quale trasmette i risultati al Prefetto, il quale, a sua volta, informa con una relazione dettagliata il Ministro degli Interni. Quest'ultimo, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, propone la disposizione dello scioglimento dell'ente locale al Presidente della Repubblica, che ha il potere di firma del decreto di scioglimento stesso. Il provvedimento di scioglimento deliberato dal Consiglio dei Ministri è contestualmente trasmesso alle due Camere. Insieme al decreto di scioglimento, viene nominata una Commissione Straordinaria composta da tre persone scelte tra funzionari dello Stato e magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. I poteri della Commissione sono identici a quelli del Consiglio, della Giunta e del Sindaco.


La normativa in materia di scioglimento di consigli comunali e provinciali per sospetto di infiltrazione mafiosa ha rappresentato sicuramente un elemento importante nel contrasto alle mafie, in particolare rispetto al concreto tentativo di incidere sul rapporto tra mafia e politica. Tuttavia, la legge ha dimostrato alcuni limiti evidenti che, nel corso della presente legislatura, sono stati evidenziati anche all'interno della Commissione parlamentare antimafia e della Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati. Tra questi limiti va menzionato quello per cui non sempre la gestione commissariale e l'indizione di nuove elezioni hanno significato una svolta radicale verso la legalità dell'ente sciolto.


Attualmente, presso la Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati è in corso un'indagine conoscitiva sul fenomeno sin qui discusso ed è all'esame della stessa la proposta di legge n. 2129, che vede come primo firmatario il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, On. Francesco Forgione, cui segue la firma di tutti i capigruppo delle forze politiche presenti nella Commissione stessa.


Normativa di riferimento



[1] Audizione del 30 gennaio 2007








Lamezia Terme Decreto Scioglimento CC il decreto di scioglimento







MAFIA



«SI MUORE GENERALMENTE PERCHÈ SI È SOLI O PERCHÈ SI È ENTRATI IN UN GIOCO TROPPO GRANDE. SI MUORE SPESSO PERCHÈ NON SI DISPONE DELLE NECESSARIE ALLEANZE, PERCHÈ SI È PRIVI DI SOSTEGNO. IN SICILIA LA MAFIA COLPISCE I SERVITORI DELLO STATO CHE LO STATO NON È RIUSCITO A PROTEGGERE».



(Giovanni Falcone)


v Comuni Sciolti per mafia aggiornato


*Ordine del Giorno sulle infiltrazioni mafiose e la lotta alle mafie


*IL Comune di Isola delle Femmine come il comune di FONDI ?


*San Giuseppe Vesuviano. Consiglio sciolto "incarichi e promozioni clienterali"


*Il Ministro Maroni Scioglie il Consiglio Comunale di Furnari per infiltrazioni MAFIOSE
*Giornalisti indagati non dichiarano le fonti


*Isola delle Femmine I politici come la munnezza si riciclano


*IN CARCERE DUE SINDACI E 8 ASSESSORI


*QUELLA BANDIERA SUL BALCONE DEL BOSS


*Mafia, anche un impresa edile tra i beni sequestrati a Lo Sicco


*Relazione Commissione Parlamentare Antimafia 1985


*Mannino Angelo Bologna Stefano


*NO MAFIA A ISOLA DELLE FEMMINE


*Profumo di mafia
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· Pizzo, bloccata la raccolta di Natale
· In manette il cassiere dei Lo Piccolo
· Pizzo, negozianti e boss a giudizio


*COMMISSIONE edilizia potere politico e potere amministrativo


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art. 6 del D.P. n. 28 del 19.02.2003: .può essere conferito allo stesso soggetto un solo incarico di commissario straordinario, con i poteri di sindaco/presidente della provincia e giunta e consiglio, o di vice commissario
elenco delle attuali gestioni commissariali31.10.08 Al Sig. Dirigente del Servizio 12°SedeElenco delle attuali gestioni commissariali straordinarie e regionali

. D.P. n. 28/Serv. 2/S.G. del 19.02.2003.

49102 del 06/11/08Dipartimento regionale

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