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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 20:31

AIA dell'Italcementi di Isola delle Femmine scaduta da oltre 2 anni, con la cementeria che continua "tranquillamente" ad operare tra l'indifferenza degli uffici dell'ARTA (mettila in relazione ai ritardi denunciati da Crocetta sull'ARTA) Di fronte alle reazioni degli indignados dell'ARTA - ce ne vuole faccia tosta - non sarebbe il caso di puntualizzare i metodi con cui sono stati attribuiti gli incarichi (senza trasparenza e senza valutazione comparativa scritta dei curricula, per tutti valga la posizione di Sergio Lucia, ingegnere chimico che fa l'avvocato, e per giunta è il responsabile regionale CISL per la dirigenza), e le relative indennità (oltre 23400 euro/anno), sottolineando chi ha certificato il raggiungimento degli obiettivi (oggi smentiti dal Presidente data la mole di pratiche inevase ed altro ancora) ed ha consentito la corresponsione delle indennità di risultato (oltre 9200 euro/anno)?

 

Ed i DG che si sono avvicendati, quelli che hanno conferito gli incarichi ed erogate le indennità, non hanno visto niente?

 

E come hanno fatto anche loro a raggiungere gli obiettivi, intascando le indennità di oltre 45000 euro/anno?

 

Si scoperchi una buona volta questa immonda pentola.

E INTANTO ANCORA UNA VOLTA CONTINUIAMO A DIRE CHE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE A CUI E’ STATA CONCESSA L’ Autorizzazione Integrata Ambientale nel luglio 2008 non avendo ottemperato alle prescrizioni previste, il decreto di approvazione imponeva alla Italcementi

“…..ENTRO 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping”) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste nel settore del cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquianti (POLVERI, OSSIDI DI AZOTO, OSSIDI DI ZOLFO).. Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria)…..

15 aprile denuncia del comitato cittadino isola pulita alla stazione dei carabinieri di Isola delle Femmine PROCEDIMENTO 126/1 2011 16 marzo 2011 SI DIFFIDA L’ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE, (DIPARTIMENTO TERRITORIO E AMBIENTE SERVIZIO 3 PREVENZIONE DALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO) E PER ESSO I SUOI DIRIGENTI, A VOLER PROVVEDERE ENTRO E NON OLTRE 30 GIORNI DAL RICEVIMENTO DELLA PRESENTE, A SOSPENDERE E/O REVOCARE L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE DI CUI AL DECRETO 693 DEL 18 LUGLIO 2008, PER IL MANCATO ADEGUAMENTO ALLE PRESTAZIONI IMPOSTE NEL TERMINE PREVISTO DALLA STESSA E/O PER GLI ALTRI MOTIVI CHE L’AUTORITA’ CHE LEGGE LA PRESENTE VORRA’ VERIFICARE A SEGUITO DI ADEGUATO ED IDONEO CONTROLLO SULLA DOCUMENTAZIONE E SULL’IMPIANTO OGGETTO DELL’A.I.A. raccomandata r.r. (14344889362 ricevuta assessorato in data 22 marzo 2011) al servizio 2 Assessorato TTAA di Palermo “Invito e diffida a provvedere con istanza in autotutela del decreto 693 luglio 2008”

18 GENNAIO DENUNCIA DEL MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO SU AZIONE INQUINANTE DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DSELLE FEMMINE LEGAMBIENTE ISOLA PULITA PROCEDIMENTO CONTRO LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE 4391/07 MOD 45 CONSEGNA DOCUMENTI POLIZIA PROVINCIALE 26 SETTEMBRE 2007

25 SETTEMBRE 2007 IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DIFFIDA ALLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INVIATA AL P.M. GUARDI’ 18 LUGLIO 2010 DECADUTA DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE DECRETO 693 18 LUGLIO 2010 ISOLA DELLE FEMMINE 4 FEBBRAIO AD OGNI ORA DEL GIORNO DELLA NOTTE OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA OGNI GIORNO DEL MESE OGNI GIORNO DELL’ANNO… VELENI INQUINNANTI FUMI INQUINAMENTO VELENI VELENI VELENI VELENI

Il giorno 18 luglio 2008 il servizio 2 V.I.A/V.A.S. della Regione Sicilia a firma del suo dirigente Ing Vincenzo Sansone è stato emesso decreto 693 concernente l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Italcementi di Isola delle Femmine. Mentre tutti guardano la montagna (di Bellolampo), non ci si accorge di quello che già esiste a Isola delle Femmine e Capaci.

ECCO LE TIPOLOGIE E LA QUANTITA’ DI VELENI AUTORIZZATI CON L’ A.I.A. per il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine che consente la combustione di pet coke rifiuti e…..ed altro:

Portata giornaliera dei fumi = 10.423.200 m3 (un pò più dell'inceneritore di Bellolampo) Se vengono rispettati i limiti dell'autorizzazione, secondo i flussi di massa abbiamo:

Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone, ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè Isola + Capaci)

Diossine in ricaduta al suolo: per rispettare il limite di 3.4 pg/m2 (legislazione Belga) è necessaria una superficie di 306.6 Km2 Superfice Isola delle Femmine km2 3,54 Superfice Capaci km2 6,12

Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno;

Mercurio: 348 gr/giorno; Altri metalli: 3.48 Kg/giorno

Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno

Lascio a voi il calcolo mensile ed annuale. Altri parametri (calcolati già da prima dall'ARPA nel 2006): Polveri (totali, non PM10): 686 Kg/giorno S02: 5343 Kg/giorno N02: 16023 Kg/giorno L'ARPA sottolinea che bisogna tenere in conto anche le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali.

Quando ci si basa solo sulle concentrazioni degli inquinanti e non si tiene conto nè della dislocazione di questi grandi impianti (vedi vicinanza con i centri abitati), nè, soprattutto, con le quantità emesse dei composti a lunga persistenza ambientale e bioaccumulabili, questi sono i risultati.

"Ovviamente" i controlli per i composti più pericolosi sono previsti...annuali. Si ricorda che nessuno si è mai opposto e si oppone al funzionamento dello stabilimento di produzione della Italcementi che deve rimanere per garantire l'occupazione locale.

Ciò che si è chiesto e si continua a richiedere è IL RISPETTO DELLE LEGGI, il rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di rispetto delle emissioni inquinanti e della qualità dell’aria.

L’adozione del Principio di PREVENZIONE e PRECAUZIONE a salvaguardia della salute dei cittadini e delle bellezze naturali e paesaggistici del nostro territorio

IL NOSTRO AMBIENTE E’ ORMAI SATURO DELLE TANTISSIME TIPOLOGIE DI INQUINANTI (CROMO, BENZOPIRENE,MERCURIO,ZOLFO,CROMO ESAVALENTE VI, DIOSSINA, METALLI PESANTI, POLERI SOTTILI PM 10, …) ED IN QUANTITA’ NOTEVOLMENTE SUPERIORI A QUELLI PREVISTI DALLA O.M.S. ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’. LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI NOSTRI BAMBINI APPENA NATI SUBISCONO DAL PUNTO DI VISTA SANITARIO TUTTI I MALANNI PROVOCATI DA UN AMBIENTE STRACOLMO DI INQUINANTI DI OGNI GENERE. LA PREVENZIONE, BASE DEL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE IMPOSTA DALLA COMUNITA’ EUROPEA A TUTTE LE AZIENDE IN PARTICOLARE QUELLE CONSIDERATE INSALUBRI, CHE NELL’ESERCIZIO DELLE LORO ATTIVITA’ INQUINANO L’AMBIENTE A ISOLA DELLE FEMMINE NON TROVA RICONOSCIMENTO E QUINDI : LORO INQUINANO LA LEGGE TACE E NOI CITTADINI TACIAMO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni Comunicato stampa, 30 gennaio 2013 Quanta fretta, ma dove corrono? Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l'iter di approvazione dello "Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale". Il decreto - come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it - ha avuto, il 16 gennaio scorso, parere favorevole della 13° commissione "Territorio, ambiente, beni ambientali" del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata appena due giorni lavorativi. Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”. 


Per questo, in vista del prossimo 11 febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all'attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione "Comuni virtuosi", Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, "Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali", Associazione "Verso rifiuti zero", Zero Waste Italy, Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato "Lasciateci respirare" di Monselice (Pd), "E noi?" di Monselice (Pd), Comitato Cittadino Isola Pulita (Isola delle Femmine),Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all'Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e l'ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole. Non è vero che produciamo sempre più rifiuti! Perché quella che consideriamo l'istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con la "continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento". I dati in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa impostazione. L'Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore. Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli? A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all'applicazione del decreto: "Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi". Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della "chiusura del ciclo" a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d'iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre.

Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento! Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all'industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate. Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati). 


E infine: come mai ci serve più cemento? Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un'analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l'iter d'approvazione del ddl promosso dal ministro dell'Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo. Contatti e ufficio stampa: Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130 Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615 Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300 Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456 Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348 ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini) Ecco cosa ha scritto e diffuso nei giorni scorsi il Dott. Agostino Di Ciaula tal proposito : Il 23 gennaio 2013 è arrivata alla Camera la proposta di legge denominata “Utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”, in seguito alla sua approvazione da parte del Senato. Il testo è consultabile al seguente

link http://documenti.camera.it/Leg16/Dossier/Testi/Am0328.htm  

ed è imminente la discussione per l’approvazione definitiva del testo. Qualora questo avvenga, ci sarebbe un’estrema agevolazione del procedimento autorizzativo unico necessario ai cementifici per bruciare rifiuti (sotto forma di “combustibile solido secondario”, CSS) in sostituzione parziale dei combustibili fossili. Nonostante questa pratica, economicamente conveniente per l’imprenditoria di settore, possa teoricamente comportare una riduzione di alcune emissioni di gas serra, gli svantaggi per gli italiani sarebbero enormemente maggiori rispetto ai possibili benefici, comunque ottenibili con metodi alternativi e più sostenibili.

1. I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti con e senza l’uso dei rifiuti come combustibile

[1] e i limiti di legge per le emissioni di questi impianti sono enormemente più permissivi e soggetti a deroghe rispetto a quelli degli inceneritori classici. Ad esempio, considerando solo gli NOx, per un inceneritore il limite di legge è 200 mg/Nmc, mentre per un cementificio è tra 500 e 1800 mg/Nmc. Inoltre, un cementificio produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i dati del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a circa 21.237.000 tonnellate/anno. Basterebbe un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono economicamente molto più vantaggiosi dei combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo all’aumento della produzione. Se l’obiettivo del legislatore è dunque quello di ridurre le emissioni inquinanti di tali impianti, sarebbe opportuno proporre, in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di miglioramenti tecnologici e di limiti produttivi ed emissivi che possano garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

2. La combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare in merito alla emissione di diossine/composti organici clorurati [2-4] e metalli pesanti [5].

La produzione di diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati 

[6]. Riguardo alle diossine, viene sottolineato da parte dei proponenti di tale pratica come le alte temperature dei cementifici diminuiscano o addirittura eliminino le emissioni di queste sostanze, estremamente pericolose per la salute umana. Tale affermazione sarebbe invalidata da evidenze scientifiche che mostrano come, sebbene le molecole di diossina abbiano un punto di rottura del loro legame a temperature superiori a 850°C, durante le fasi di raffreddamento (nella parte finale del ciclo produttivo) esse si riaggregano e si riformano [7]. Inoltre, considerata la particolarità chimica delle diossine (inquinanti persistenti per decenni nell’ambiente e nei tessuti biologici, dove si accumulano nel tempo), l’eventuale riduzione quantitativa della concentrazione di diossine nelle emissioni dei cementifici sarebbe abbondantemente compensata dall’elevato volume emissivo tipico di questi impianti. È stato dimostrato che la combustione di CSS nei cementifici causa un significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti [5], in particolare mercurio, enormemente pericolosi per la salute umana. È stato calcolato che la combustione di una tonnellata di CSS in un cementificio in sostituzione parziale di combustibili fossili causa un incremento di 421 mg nelle emissioni di mercurio, 4.1 mg in quelle di piombo, 1.1 mg in riferimento al cadmio [8]. 

Particolari criticità dovute alla tipologia di rifiuti bruciati sono state riportate in merito alle emissioni di piombo [9-11].

3. L’utilizzo del CSS nei cementifici prevede l’inglobamento delle ceneri tossiche prodotte dalla combustione dei rifiuti (di solito smaltite in discariche per rifiuti speciali pericolosi) nel clinker/cemento prodotto. Questo comporta rischi potenziali per la salute dei lavoratori [12, 13] e possibili rischi ambientali [14-16] per l’eventuale rilascio nell’ambiente di sostanze tossiche. Inoltre, le caratteristiche fisiche del cemento potrebbero essere alterate dalla presenza di scorie da combustione [17, 18] in modo tale da non renderlo universalmente utilizzabile [19].

4. La destinazione dei rifiuti a pratiche di incenerimento è contraria alla recente raccomandazione del Parlamento Europeo (A7-0161/2012, adottata a Maggio 2012,

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&;reference=P7-TA-2012-0223&language=EN&ring=A7-2012-0161   ) di rispettare la gerarchia dei rifiuti e di intraprendere con decisione, entro il prossimo decennio, la strada dell’abbandono delle pratiche di incenerimento di materie recuperabili in altro modo. Una politica finalizzata alla transizione dal concetto di rifiuto a quello di risorsa, che preveda una progressiva riduzione della quantità di rifiuti prodotti e una concreta politica di riutilizzo della materia attraverso trattamenti a freddo, sarebbe pratica decisamente più sostenibile, economicamente vantaggiosa e orientata al bene comune di quanto sia qualunque scelta che comporti forme di incentivo alla combustione.

L’Italia è la nazione Europea con il maggior numero di cementifici e questi impianti causano conseguenze misurabili sulla salute dei residenti nei territori limitrofi, in particolare in età pediatrica [20]. L’incentivazione e l’agevolazione della combustione dei rifiuti nei cementifici potrebbe produrre significative conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche e sarebbe ad unico vantaggio dei produttori di CSS e dei proprietari di cementifici. Per le ragioni esposte, sarebbe assolutamente opportuno evitare l’approvazione del D.Lgs. denominato “Utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale” e prevedere, nel corso della prossima legislatura, una serie di misure finalizzate a rendere maggiormente sostenibile nel nostro Paese sia la produzione di cemento che la gestione dei rifiuti.

L’incenerimento di rifiuti è in Italia in incremento come la produzione di scorie, per le quali viene suggerito il riuso in alternativa alla discarica. Le scorie pesanti (“rifiuti speciali non pericolosi”), sono usate in cementifici, industrie di laterizi e argilla espansa, sottofondi stradali e recuperi ambientali. Inglobare scorie nel cemento ne altera caratteristiche e qualità. Gli eluati di scorie pesanti sono biotossici (contengono diossine, metalli pesanti e composti organici) e creano rischio ambientale e occupazionale.

Alcuni Paesi europei hanno rivisto in senso restrittivo la legislazione sul riuso di scorie. Questo sarebbe auspicabile anche in Italia. Nel 2009, secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), sono state incenerite in Italia oltre 5 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 2,8 milioni di rifiuti indifferenziati, circa 978mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 799mila tonnellate di CDR, oltre 400mila tonnellate di rifiuti speciali, circa 59mila tonnellate di rifiuti pericolosi. I rifiuti sono stati trasformati mediante incenerimento per il 75.4% in emissioni atmosferiche nocive (gas serra, particolato, diossine, PCB, metalli pesanti, IPA) e per il restante 24.6% in scorie e fanghi. Sempre secondo i dati ISPRA, nel solo anno 2009 l’incenerimento di rifiuti in Italia ha prodotto 43.423 t di scorie pesanti, ceneri leggere e altre scorie classificate come “pericolose”, 428.168 tonnellate di scorie pesanti e altre scorie classificate come “non pericolose”, 19.767 tonnellate di rifiuti liquidi e fanghi pericolosi prodotti dal trattamento dei fumi (ISPRA, “Rapporto Rifiuti urbani 2011”).

I residui solidi dell’incenerimento dei rifiuti dovrebbero essere successivamente smaltiti in maniera sostenibile (1,2), se questo non fosse estremamente difficile a causa delle loro peculiari caratteristiche fisico-chimiche, che rendono praticamente inevitabile la diffusibilità nell’ambiente delle sostanze tossiche in essi contenute. Il crescente ricorso all’incenerimento dei rifiuti (con conseguente produzione di inquinanti atmosferici e di scorie residue), l’elevato costo di smaltimento in discariche speciali dei residui e la scarsa disponibilità di siti da adibire a discarica ha dunque aggiunto ai già noti problemi legati alle emissioni atmosferiche degli inceneritori, quelli relativi allo smaltimento dei residui (3). Si è dunque suggerita l’individuazione di pratiche “alternative” alla discarica, quali quelle della cosiddetta “valorizzazione” dei residui prodotti dagli inceneritori, che creano ulteriori preoccupazioni per l’impatto ambientale e per i rischi per la salute umana. Nel nostro Paese le scorie pesanti, nonostante la loro composizione tossica (4-13), vengono definite “rifiuti speciali non pericolosi” (codice CER 190112) e, come previsto dal DM 05/02/98 (emanato in attuazione del DLgs 22/97), possano essere utilizzate tal quali e senza l’effettuazione preventiva di test di cessione quando vengono utilizzate nei cementifici, nella produzione di conglomerati cementizi e nell’industria dei laterizi e dell’argilla espansa. Il test di cessione viene richiesto solo qualora vengano utilizzate per la realizzazione di rilevati, sottofondi stradali e recuperi ambientali. Numerose osservazioni sperimentali hanno tuttavia dimostrato come gli eluati delle scorie pesanti siano tutt’altro che inerti. Le scorie prodotte dalla combustione dei rifiuti sono caratterizzate da un elevato contenuto di prodotti chimici estremamente tossici, il cui rilascio nell’ambiente (14) può generare conseguenze gravi sulla salute umana (4). Inoltre, quando incorporate nel cemento, le caratteristiche fisiche di questo vengono alterate in maniera direttamente proporzionale alla quantità di scorie impiegate (15), e nel breve termine le alterazioni causate dagli agenti atmosferici naturali non sembrerebbero garantire il mantenimento dei limiti imposti dalla legge (16).

L’ossidazione dell’alluminio contenuto nei residui dell’incenerimento causa produzione di idrogeno nel concreto (tipo di cemento Portland), in entità tale da danneggiarlo (17). Le scorie pesanti costituiscono circa l’80% del residuo dell’incenerimento dei rifiuti e contengono varie sostanze a rischio di inquinamento ambientale quali diossine (5) (un kg di scorie pesanti contiene circa 34ng di diossine (6)), metalli pesanti (7) e composti organici di varia natura (principalmente composti aromatici) (8). Uno studio condotto sulla biotossicità di eluati di scorie pesanti prodotti da inceneritori operanti in Belgio, Francia, Germania, Italia, e Regno Unito, li ha classificati tutti come eco-tossici (18). È stato dimostrata nelle scorie pesanti una elevatissima concentrazione di stronzio, che contribuisce in maniera significativa alla genotossicità di queste sostanze (9), e di piombo (10), che può arrivare sino ad un massimo di 19.6 mg/L (11), una concentrazione significativamente superiore a quella concessa dalla normativa Europea (5 mg/l), che comunque prevede di ridurla (19). Notevoli rischi presenta la difficile stabilizzazione del cromo, soprattutto nella prospettiva di riutilizzo delle scorie per la preparazione di cemento (20). Shim e coll. hanno dimostrato che le concentrazioni di piombo nell’eluato delle scorie pesanti e leggere spesso eccedeva i limiti legali in due diversi Paesi (12).

Test di lisciviazione sul cemento hanno dimostrato un significativo rilascio di arsenico, cromo, bario, antimonio, nichel, selenio, rame, zinco (20), in alcuni casi con valori che eccedevano i limiti per il conferimento in discariche per inerti (20). In un recente lavoro sulla biotossicità delle scorie prodotte da inceneritori di rifiuti è stata dimostrata la presenza di differenze significative nella concentrazione di metalli in eluati da scorie pesanti. Le concentrazioni valutate con metodica TCLP (“Toxicity Characteristic Leaching Procedure”) erano inferiori a quelle indicate dalla normativa di riferimento e, dunque, i materiali di provenienza venivano indicati come “non pericolosi”. Dagli stessi materiali, tuttavia, una quantità di metalli notevolmente maggiore veniva estratta con metodica PBET (“Physiologically Based Extraction Test”), una tecnica che usa succo gastrico simulato come agente per l’estrazione di inquinanti al fine di valutare la loro bioaccessibilità a livello del tratto gastrointestinale. In questo modo venivano estratte concentrazioni considerevolmente superiori di rame (81–558 mg/kg) e piombo (28– 267mg/kg) rispetto alla prima metodica. Gli autori concludevano che, “sebbene le scorie pesanti vengano classificate come materiale non pericoloso, queste dovrebbero essere usate con cautela e l’ingestione da parte delle popolazioni residenti [come avviene in materiali e suoli contaminati, n.d.r.] dovrebbe essere evitata”. Nello stesso studio veniva dimostrata una evidente biotossicità acuta indotta da scorie pesanti classificate come “non pericolose” (21).

Nelle scorie pesanti è stato anche dimostrato un elevato contenuto di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), noti agenti cancerogeni, la cui concentrazione totale varia tra i 480 e i 3590 μg/kg, e la concentrazione della quota di IPA cancerogeni varia tra 89 e 438 μg/kg di scorie (13). I metalli pesanti possono migrare nel suolo e nelle falde idriche e rappresentare un serio rischio per la salute umana, trasmettendosi attraverso la catena alimentare ed esercitando azione genotossica (22) a causa della produzione di un danno ossidativo alle catene di DNA (11,23,24).

Questo particolare meccanismo di genotossicità si esercita anche per concentrazioni molto basse di singoli contaminanti (25). Il riutilizzo delle scorie, inoltre, costituisce un importante fattore di rischio occupazionale (26,27), a causa principalmente dell’esposizione dei lavoratori a cromo e cadmio attraverso inalazione e assorbimento transdermico (28) In risposta alle evidenze scientifiche descritte, la Danimarca ha rivisto in senso restrittivo la legislazione che regola l’utilizzo delle scorie pesanti nel settore delle costruzioni, proprio a causa del loro alto contenuto in metalli pesanti e sali e del loro rilascio nell’ambiente (29). Sarebbe auspicabile un simile atteggiamento legislativo da parte del nostro Paese, in attesa dell’abbandono progressivo e definitivo della tecnica dell’incenerimento a favore di altre strategie di gestione del ciclo dei rifiuti a cominciare dalla loro riduzione fino al recupero reale dei materiali, pratiche ormai ampiamente sperimentate, sicuramente più sostenibili dal punto di vista ambientale e sanitario e più socialmente ed economicamente vantaggiose per la comunità.

 

http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=649 http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/dottore-salvatore-anza-condannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-4863-2010-rg-nr-7076-20092.pdf http://lagazzettadiisola.wordpress.com/2013/02/04/dottore-salvatore-anza-condannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-4863-2010-rg-nr-7076-2009/ http://isolapulita.blogspot.it/2008/06/httpisoladellefemminedaliberare.html http://www.facebook.com/media/set/?set=a.4965936160199.175139.1653003729&type=3 http://www.facebook.com/photo.php?v=4970945245423 http://isolapulita.blogspot.it/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2013/01/bruciare-rifiuti-negli-impianti-di.html ANZA' SALVATORE CONDANNATO A 18 MESI SENTENZA 5455 2012 PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012 http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/dottore-salvatore-anza-condannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-4863-2010-rg-nr-7076-20092.pdf http://lagazzettadiisola.wordpress.com/2013/02/04/dottore-salvatore-anza-condannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-4863-2010-rg-nr-7076-2009/ http://www.facebook.com/media/set/?set=a.4973261303323.175224.1653003729&type=1 http://isolapulita.blogspot.it/2008/06/httpisoladellefemminedaliberare.html http://www.facebook.com/media/set/?set=a.4965936160199.175139.1653003729&type=3 http://www.facebook.com/photo.php?v=4970945245423 http://isolapulita.blogspot.it/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2013/01/bruciare-rifiuti-negli-impianti-di.html

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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 20:28

ASSESSORE AMBIENTE SICILIA LO BELLO E DR CAPILLI COAUTORE PIANO IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE AMBIENTE ARS DEL 26 09 2013 DICHIARANO: IL PIANO ARIA SICILIA E' COPIATO

Al nostro Blog è pervenuta una email con allegato    la registrazione audio  della  audizione  della Commissione Ambiente della Regione Sicilia  tenutasi il  26 settembre 2013, con la richiesta di pubblicazione 


AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA


   
AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA



Audizione sulle problematiche inerenti il passaggio a livello di via Paestum e ilsistema ferroviario presso il  comune  di Ragusa.

Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio 26 settembre 2013
   La seduta inizia alle ore 11.00.

Il PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e riferisce che sul tema relativo al piano regionale di risanamento della qualità dell’aria sono state intraprese numerose attività e auspica che si raggiungano dei risultati, vista la presenza dell’Assessore per il territorio e per l’ambiente.

L’onorevole CIRONE ricorda gli atti ispettivi che ha presentato e la risoluzione approvata in Commissione. Dichiara che si tratta di un tema molto delicato che coinvolge interessi sensibili, quale la salute.

Rammenta dell’incontro che la Commissione ha tenuto presso il comune di Melilli e la grave situazione che interessa la popolazione della provincia di Siracusa, che attendono risposte concrete e risolutive avverso i fattori inquinanti causati dall’industrializzazione.

L’onorevole SORBELLO, in relazione alla zona di Siracusa, considera prioritari due obiettivi: da una parte la necessità della rivisitazione dell’autorizzazione integrata ambientale e dall’altra la opportunità di programmare una nuova collocazione delle centraline, in grado di monitorare costantemente gli agenti inquinanti.

Nonostante consideri apprezzabile l’attività svolta da parte della Provincia di Siracusa e dall’ARPA, allo stato attuale, un’area di 10 chilometri è interessata da emissioni di sostanze altamente pericolose provenienti dalle industrie che sono ivi insediate.

Il dott. LICATA di BAUCINA, dirigente generale ARPA Sicilia, rinvia alle dichiarazione già espresse nella seduta n. 56 dell’11 luglio scorso circa il piano regionale di risanamento della qualità dell’aria, ricordando che l’ARPA ha stipulato con l’assessorato del territorio un protocollo per fornire i dati utili per l’adeguamento del piano al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Sulla problematica riguardante la zona di Siracusa comunica che ha trasmesso al Ministero dell’ambiente una nota con la quale viene chiesta una rivisitazione dell’AIA nella zona de qua. Tuttavia, non essendo organo competente ad inoltrare tale istanza è stata trasmessa all’assessorato del territorio affinchè provvedano.

Il sig. GENCHI, CGIL, osserva che sei anni fa Legambiente denunciava che il piano regionale sulla qualità dell’aria era il prodotto di un copiato dal piano della Regione Veneto. Nonostante una particolare attenzione mediatica, non è susseguito alcun intervento. Infatti, il piano contiene dei riferimenti che non risultano compatibili con il territorio siciliano,anzi, vi sono rinvii a territori pianeggianti e percorsi che appartengono alla realtà veneta. E sebbene sia stata chiesta più volte la revoca del piano, ancora oggi sul sito dell’assessorato del territorio si trova pubblicato il suddetto piano con delle lievi modifiche. Sulle aree ad elevato rischio ambientale, come Siracusa, erano state stanziate ingenti somme per il risanamento dell’aria, di cui non si è visto alcun beneficio. Stigmatizza, inoltre, i contenuti della recente AIA sul petrolchimico di Siracusa, che opera dei rinvii in un’ottica di prospettive future.

La sig.ra LO BELLO, Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, esprime compiacimento per le iniziative intraprese sull’argomento in merito al quale ha dato risposta alle interrogazioni presentate.

Ammette che il piano in questione è stato frutto di una riproduzione di un piano di altre regioni, ma assicura che i dati ivi contenuti sono della Regione siciliana. E su tali dati si è provveduto a dare attuazione mediante l’adozione di decreti assessoriali.
Sostiene che il ritiro del piano comporterebbe una lacuna e che, pertanto, sarebbe più opportuno procedere ad un aggiornamento dello stesso. Informa che ha avviato dei tavoli su tale tema, affinchè la Regione si adegui alle direttive del decreto legislativo n. 155 del 2010. Assicura che un’attenzione particolare è dedicata all’aria di Siracusa. A tal proposito informa di un prossimo incontro presso il Ministero dell’ambiente sulla rivisitazione dell’AIA di cui ha parlato il dott. LICATA di BAUCINA e sulla rete di monitoraggio dati che deve essere attivata nella Regione. Deposita una relazione redatta dai propri uffici sull’argomento datata il 22 marzo scorso.
L’onorevole SORBELLO chiede che prima di procedere alla rivisitazione dell’AIA vengano coinvolti gli enti locali della zona interessata.

Il dott. CAPILLI (uno dei redattori del Piano n.d.a.), dirigente dell’Assessorato delterritorio e dell’ambiente, riconosce che il piano sia stato copiato da altre regioni, ma è operativo da sei anni ed ha prodotto anche effetti, contenuti in alcuni decreti assessoriali.

Il sig. CIAMPOLILLO, Comitato Cittadino Isola Pulita,rappresenta che il piano attualmente ancora vigente non contiene alcun riferimento alle zone interessate da cementifici. Chiede come l’Italcementi presso Isola delle Femmine abbia ottenuto l’AIA se tali zone non risultano presenti nel piano.

Il PRESIDENTE chiede chiarimenti in merito al rilascio dell’AIA al citato cementificio, senza il presupposto, ovvero la previsione all’interno del piano regionale

Il dott. CAPILLI riconosce che il piano non contiene alcunché sui cementifici, si limita a prevedere l’inventario regionale delle emissioni.

La dott.ssa NICOTRA, esperta in materia ambientale, elenca una serie di sostanze inquinanti che risultano presenti in tutta la zona di Siracusa. Riferisce che le sostanze rilevate sono altamente pericolose per la salute umana e il decreto legislativo n. 155 non le elenca tutte. Pertanto, propone che la Regione si faccia carico di aggiungere all’elenco nazionale tali sostanze mediante un atto proprio. Tra queste ricorda le emissioni di PM10 provenienti dalle torce del petrolchimico che sono continuamente accese e le emissioni provenienti dai camini. Dichiara, inoltre, che nella zona sono presenti inceneritori i cui controlli sono deferiti alle stesse società titolari dell’impianto. Ritiene che i controlli debbano essere compiuti da un organo esterno, quale potrebbe essere l’ARPA.

Il PRESIDENTE condivide la proposta di adottare un atto regionale, trattandosi di materia che operando in via restrittiva nel rispetto dell’ambiente e della salute rientra tra le competenze regionali.

L’onorevole CIRONE ritiene che la soluzione sia da individuare nell’adozione di un decreto assessoriale riferisce di un lavoro di monitoraggio di sostanze non soggette a controllo da parte della prefettura.

Il sig. GENCHI rappresenta le anomalie delle torce che sono sempre accese, sostenendo che servono non come segnale di mal funzionamento, bensì per bruciare alcune sostanze. Avverte sulla necessità di intervenire a disciplinare le bolle di raffineria, su cui riferisce di avere redatto nel 2006, quando prestava servizio presso l’assessorato del territorio, una relazione che contiene proposte normative sulla materia.

Il sig. LA ROSA, CGIL, suggerisce all’Assessore di avviare una consultazione con i rappresentanti di tutte le categorie prima di redigere un nuovo piano sulla qualità dell’aria. E aggiunge che tale piano deve essere coordinato con gli altri piani regionali, quale ad esempio quello dell’energia.

Il Prof. LOMBARDO, Università di Palermo, contesta le modalità di redazione del piano, non essendo sufficiente inserire dei dati di una regione in un contesto di un’altra regione.

Il PRESIDENTE condivide il suggerimento di creare una rete di coordinamento tra tutti i piani regionali.

L’Assessore LO BELLO chiarisce che gli effetti citati che il piano ha finora prodotto sono effetti relativi all’organizzazione amministrativa. Ritiene meritorio il contributo che la Commissione sta offrendo con la seduta odierna. Si impegna ad organizzare un incontro con le parti presenti successivo al confronto con gli organi ministeriali.

Il sig. CIAMPOLILLO ribadisce l’opportunità di revocare il piano attualmente pubblicato sul sito dell’assessorato. Il PRESIDENTE dichiara concluso il primo punto all'ordine del giorno e passa al secondo punto.
 
Sig.ra LO BELLO Maria, assessore regionale per il territorio e l'ambiente
Dott. BARTOLOTTA Antonino, assessore regionale per le infrastrutture e la
mobilità
Dott. GULLO Gaetano, dirigente generale dipartimento regionale ambiente
Dott. ARNONE Giovanni, dirigente generale dipartimento regionale
infrastrutture, mobilità e trasporti
Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
Dott. PICCITTO Federico, sindaco del comune di Ragusa
Ing. CUCINOTTA Andrea, direttore generale responsabile per la Sicilia di RFI
Prof. LOMBARDO Alberto, Università di Palermo
Dott. FONTANA Domenico, Legambiente Sicilia
Sig. LA ROSA Alfio, CGIL
Sig. GENCHI Gioacchino, CGIL
Sig. JANNI Leandro, Italia Nostra
Sig. PALMIERI Angelo, WWF
Prof. SOLARINO Luigi, Decontaminazione Sicilia
Sig. CASELLA Mario, Decontaminazione Sicilia
Sig.a BIANCO Asessandra, AugustAmbiente
Sig. CIAMPOLILLO Giuseppe, Comitato Cittadino Isola Pulita
Sig. GURRIERI Giuseppe, CUB trasporti provinciale
Sig. RAGUSA Salvatore, CUB trasporti provinciale
Sig. PATRIARCA Andrea, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. COSTA Giuseppe, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. FIRRINCIELI Sergio, comitato NO MURO

  
 

Ambiente, verso un nuovo piano della qualità dell’aria

settembre 27, 2013 • 1 Comments

PALERMO – Il governo regionale sta lavorando ad un nuovo Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria. Lo ha detto ieri, 26 settembre, in Commissione all’Ars, l’assessore al ramo che ha anche accolto la richiesta di associazioni e della di “rendere più cogenti” i controlli sull’inquinamento dell’aria in Sicilia.

«Lo faremo attraverso un testo di legge anzi, se possibile, con decreto assessoriale», ha detto Lo Bello.
Al centro delle preoccupazioni della Commissione, Cgil e associazioni ambientaliste, situazioni come quella dell’area industriale di Siracusa con 10 km di impianti industriali e alcuni inquinanti che, dice Trizzino “non sono neppure contemplati nei decreti legislativi nazionali che regolano la materia. E’ per questo che abbiamo chiesto un intervento legislativo aggiuntivo che migliori e perfezioni la lotta all’inquinamento dell’aria sull’isola”. Sotto i riflettori anche l’operato dell’Arpa.

«Ci sono situazioni paradossali– dice il presidente della Commissione, – A Gela, ad esempio, dove sono presenti 48 camini industriali, per i controlli c’è un solo tecnico dell’Agenzia».

Un capitolo spinoso, quello dell’inquinamento dell’aria in Sicilia.

Non solo per lo scandalo del Piano regionale di risanamento finito nel mirino anche della Procura perché si scoprì – era il 2007, l’assessore era allora Rosanna Inerlandi e il dirigente responsabile, Salvatore Anzà –che il piano era un “copia incolla” di quello del Veneto, ma perché dopo il Piano di risanamento e soprattutto con norme più stringenti rispetto alle emissioni inquinanti, molte aziende potrebbero essere chiamate a un adeguamento degli impianti.

Ma quali sono i tempi del nuovo Piano regionale?

«Lo Bello – dice Trizzino –ha riferito alla Commissione che la programmazione generale è già all’esame del Ministero. E che, una volta avuto l’ok da Roma, il governo riunirà il Tavolo tecnico per stilare il Piano definitivo”.

Di fatto dal 2007 ad oggi, da quando cioé Legambiente svelò in una conferenza stampa che il Piano della Regione siciliana altro non era che la fotocopia di quello della Regione Veneto (risalente al 2000 e, bocciato dalla Commissione Europea), l’isola è rimasta senza un vero strumento di programmazione e pianificazione per il risanamento dell’aria. Per questo, lo scorso aprile i deputati del M5S avevano presentato all’Ars una interpellanza al presidente della Regione, Rosario Crocetta.

E il Gup di Palermo rinviato a giudizio, ad aprile, i presidenti Cuffaro e Lombardo insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente. A scandalizzare l’opinione pubblica del Piano fotocopia fu il fatto che tra le parti copiate ce n’erano alcune ch generavano, come si legge nell’interpellanza dei Cinque Stelle “inedite comunanze climatiche tra il Veneto e la Sicilia: tipo il sistema aerologico padano della Regione Sicilia o la limitazione dell’utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima».
http://www.ilmattinodisicilia.it/ambiente-verso-nuovo-piano-della-qualita-dellaria/#sthash.bAme1uee.dpuf

IN SICILIA DAL 9 AGOSTO DELL’ANNO 2007 NON SI RESPIRA LA STESSA ARIA

Il “rigido clima della Sicilia” ci ha reso più Europei, Oltre al Bacino aerologico Padano” in Sicilia abbiamo le “piste ciclabili lungo l’argine dei fiumi e dei canali” presenti nei centri storici dei comuni siciliani

Dal 9 AGOSTO 2007 sembra che in Sicilia sia mutato anche l'assetto autonomistico, dato che anche il Parlamento, l’Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale, come quello del Veneto”

Sono tornate le comunità montane, l'intero territorio è diventato pianeggiante sono nati il Sistema Ferroviario Metropolitano regionale (SFMR), il Comitato di indirizzo e Sorveglianza (CIS), i Tavoli Tecnici Zonali (TTZ), il bollettino dei Centri Operativi Provinciali (COP), ma, di contro, non c'è traccia dei 3 poli petrolchimici, delle centrali termoelettriche, dei cementifici e della distilleria più grande d'Europa; la Gazzetta Ufficiale Siciliana si chiama GUN e non GURS e tra i progetti previsti ne figura uno persino della Regione Lombardia approvato con Decreto della Giunta lombarda e corredato da varie Delibere della medesima Giunta; talune Direttive comunitarie e normative nazionali sono citate in via di emanazione o vigenti, nonostante siano intervenuti l'emanazione, il recepimento e in qualche caso l'abrogazione. Per ogni eventuale dubbio esplicativo o interpretativo, a pag 26, cap 1,§ 1.6, sub § 1.6.1., era indicato il link http://servizi regionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, salvo scoprire che non si era indirizzati ad un documento siciliano, ma direttamente al cap 4 del Piano della Regione Veneto. Risultato:un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete.

INDIVIDUATE LE FONTI DA CUI SONO STATE LETTERALMENTE TRATTE PAGINE INTERE DEL “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007

Complessivamente il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007:

Le 241 pagine risultano tratte dalle 323 pagine, o da porzioni di esse, tratte da 27 FONTI presenti anche in rete (N.B.: alcuni siti originari hanno subito cambiamenti negli anni, ma le pagine oggetto della copiatura sono state salvate)

Il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” è stato COPIATO da:
  • COPIATE dal “Piano Regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera” D.G.R. 902 del 4 Aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE dal "Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera" DGR 902 del 4 aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE da Programma Pluriennale regionale attuativo regolamento CEE 2080 biennio 98/99 pagine n 6
  • COPIATE da Il Turismo in Sicilia pagine n 1
  • COPIATE da Relazione Stato dell’Ambiente Agenda 21 Comune Palermo pagine 7
  • COPIATE da Annuario ARPA 2005 pagine n 18
  • COPIATE da Annuario ARPA 2004 pagine n 49
  • COPIATE da Provincia Torino Ambiente Inquinamento Biossido di Azoto Zolfo pagine n 3
  • COPIATE da Annuario ARPA 2006 pagine n 18
  • COPIATE da AMIA Palermo realzione 1997 1998 pagine n 4
  • COPIATE da AMIA PA III Relazione pagine n 7
  • COPIATE da Carta Climatica e Atlante Climatologico della Sicilia pagine n 15
  • COPIATE da Università Ferrara Tesi di Laurea “L’Ambiente Naturale” pagine n 1
  • COPIATE da Enea 1999 pagine n 4
  • COPIATE da I Processi di desertificazione pagine n 1
  • COPIATE da Istituto Veneto Tesi di Laurea pagine n 2
  • COPIATE da Piano Provinciale Tutela Qualità aria Prov Autonoma Trento pagine n 1
  • COPIATE da AMIA V Relazione pagine n 9
  • COPIATE da APAT Biomonitoraggio 2005 pagine n 2
  • COPIATE da Linee Guida Comprensorio del Mela pagine n 3
  • COPIATE da ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pagine n 15
  • COPIATE da AMIA 3-4-5- Relazione pagine n 1
  • COPIATE da D.M. 261/02 Normativa pagine n 4
  • COPIATE da Genchi Cammarata pagine n 11
  • COPIATE da Piano Direttore Assessorato Turismo Trasporti Sicilia pagine n 3
A cura del Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine
   
http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/

PIANO REGIONE SICILIA DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE ADOTTATO CON D.A. N 176/GAB DEL 9 AGOSTO 2007

Il Piano oltre a rappresentare un collage di capitoli, paragrafi ….. integralmente trascritti da pubblicazioni di altri Enti ed Amministrazioni, riproduce delle “inverosimili” SIMILITUDINI SOMIGLIANZE COPIATURE REFUSI ERRORI …….con l’omologo piano:

IL “PIANO DELLA REGIONE VENETO PER LA TUTELA E IL RISANAMENTO DELL’ARIA” (delibera 452 15 febbraio 2000) ADOTTATO CON DELIBERAZIONE N 57 DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO L’11.11.2004 che nell’APRILE 2006 LA COMMISSIONE AUROPEA BOCCIA

La distribuzione delle pagine del Piano Aria Regione Sicilia Copiato con il relativo numero di pagine oltre al Piano Veneto dalle oltre 20 fonti da cui si è “ricopiato”

Capitolo 1:
11 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto 16 Pagine. Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 16 (riportate nel fascicolo da pagina 8 a pagina 16 e da pag 22 a pagina 28) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 8

Capitolo 2:
34 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 15 (riportate nel fascicolo pagine 5-6-8-10-16-17-18-21-43-53 e da pag 55 a pagina 59) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19

Capitolo 3:
30 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 10 (riportate nel fascicolo pagine 4-6-9-12-38 e da pag 46 a pag 9 e pag 56) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19

Capitolo 4-5-6-7-8-9-10-bibliografia glossario:
36 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 27 (riportate nel fascicolo da pag 24 a pag 36 da pag 40 a pag 43 pagine 46 e 47- pagine 51-56-57-58 e da pagina 63 a pagina 66) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 24

RIEPILOGO DEL NUMERO DI PAGINE COPIATE:

131 paginedel Piano Aria Veneto ricopiate nel Piano Aria Regione Sicilia composto di 241 pagine Pagine intere copiate dal Piano Veneto in N° 68 Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 70
 
COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO


 
COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO

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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:10

Orta Nova (Fg), ex sindaco denuncia dal palco: “Pressioni per appalti e assunzioni”





“La domenica, uno dovrebbe serenamente stare a casa a godersi la famiglia, ma per colpa di 9 consiglieri comunali farabutti siamo costretti a stare qua”. Quando Iaia Calvio, ormai ex sindaco di Orta Nova in provincia di Foggia, inizia il suo comizio-denuncia da un palco, nessuno immagina che sta per scoperchiare un pentolone di pressioni e interessi. Calvio, con toni talvolta esasperati, racconta tutto quello che ha dovuto tollerare in 2 anni e mezzo di amministrazione. “Abbiamo provato – spiega – a bonificare la città dalla malapolitica e dal clientelismo. Abbiamo tentato di liberarci dal sistema che si basava su tre perni: politica, imprenditoria e studi tecnici. Ma ogni giorno, io e gli assessori – continua – abbiamo subito pressioni di ogni genere: sugli appalti, sugli incarichi, sui servizi. Consiglieri che hanno apertamente chiesto assunzioni nelle imprese vincitrici di appalti, lavori per ditte amiche e contributi da chi otteneva incarichi tecnici”. La donna parla anche di “dirigenti insipienti” che in dieci anni hanno guadagnato, oltre allo stipendio, somme tra i 55 e i 73mila euro. Poi punta il dito contro alcuni uffici come l’ufficio protocollo “diventato la gola profonda dei sabotatori che ieri mattina hanno pensare di andare a firmare da un notaio”. Non risparmia le battute sarcastiche nei confronti dei suoi oppositori: “Non sapevano mettere nemmeno una X su un foglio: devono aver fatto dei passi avanti”. Parole che non sono passate inosservate. Qualche ora dopo il comizio, infatti, Iaia Calvo è stata convocata dai carabinieri e ascoltata come persona informata sui fatti, pronta a ripetere tutto davanti alla Procura della Repubblica  di Francesco Casula e Gisella Ruccia


Crisi Orta Nova, ex sindaco Calvio: "Ecco la verità"

Crisi Orta Nova, Calvio: “Porto in Procura mesi di pressioni, ricatti e minacce"

Sostenuta dal PD, l'ormai ex sindaco prosegue a passo spedito con la sua 'operazione-verità' che proseguirà negli uffici della Prefettura e della Procura, "affinchè ognuno sia messo di fronte alle proprie responsabilità"

 Un momento dell'incontro odierno
Un momento dell'incontro odierno
Testa alta e schiena dritta. Iaia Calvio - ormai ex sindaco di Orta Nova, a seguito delle dimissioni congiunte rassegnate da 9 consiglieri – batte il pugno sul tavolo e rivendica quanto operato dalla sua amministrazione negli ultimi due anni.
“Non c’è nessun argomento politico che possa aver provocato lo scioglimento del Consiglio comunale. Questo è il risultato, lo si è capito col senno di poi, causato da quanti sono saliti sul carro vincente del PD con l’obiettivo di perseguire solo il proprio interesse”, spiega senza giri di parole la ex sindaco che già con il comizio tenuto ieri, in paese, ha inaugurato quella il partito ha definito una necessaria e condivisa “operazione verità”.
Crisi Orta Nova, ex sindaco Calvio: "Ecco la verità"
Un atto di responsabilità e di trasparenza scandita in tre tempi: prima l’incontro nella Federazione provinciale del Partito Democratico (sostenuta e incoraggiata dal segretario provinciale Raffaele Piemontese e dalla deputata Colomba Mongiello), poi in Prefettura e infine alla Procura della Repubblica di Foggia, dove consegnerà un corposo fascicolo, carte e denunce che verranno analizzate da chi di competenza. "Sono a completa disposizione di Procura e Corte dei Conti - precisa - affinchè ognuno sia messo di fronte alle proprie responsabilità e chi ha usato lo cosa pubblica per scopi personali venga finalmente smascherato".

VIDEO: IL COMIZIO DI IAIA CALVIO

“Abbiamo governato con passione e impegno, spalando il fango che abbiamo trovato. Abbiamo faticato non poco per rimettere ordine nelle carte e nei conti, responsabilizzare funzionari irresponsabili e guadagnare la fiducia degli ortesi. Ma quando abbiamo iniziato a lavorare concretamente, mettendoci al passo con le esigenze del paese, abbiamo assistito all’indecoroso spettacolo di chi veniva in Comune per ‘batter cassa’. E così, la crisi che ha investito il Comune di Orta Nova ha mostrato il suo volto, “il sintomo evidente di quanto possa essere devastante per una città la presenza nelle istituzioni di persone che hanno come unico obiettivo l’interesse personale”.

Crisi Orta Nova, ex sindaco Calvio: "Ecco la verità"

ORTA NOVA, NOMINATO IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

La ex sindaco di Orta Nova denuncia continui episodi di richieste, interferenze e ingerenze nella macchina amministrativa. “L’ultimo episodio, venerdì mattina – spiega – quando mi si è presentato dinanzi il fratello di un consigliere a chiedere un posto di lavoro. Dalla richiesta al ricatto, poi, il passo è stato breve. Tre eletti, con una manciata di voti rispetto a quelli della coalizione, hanno provato a condizionare l’Amministrazione e, purtroppo, sono riusciti a rallentarla manifestandosi per i manigoldi che sono. Praticamente ogni giorno io e gli assessori abbiamo subìto pressioni di ogni genere: sugli appalti, sugli incarichi, sui servizi. Consiglieri che hanno apertamente chiesto assunzioni nelle imprese vincitrici di appalti, lavori per ditte ‘amiche’ e contributi da chi otteneva incarichi tecnici. Insomma, Ce n’è di materiale da fornire alla Procura cui darò tutte le informazioni su ciò che è accaduto in questi mesi”.


Orta Nova: cade l'amministrazione Calvio, firmano nove consiglieri

Orta Nova non ha più un sindaco, in nove firmano la caduta di Calvio

Nove consiglieri hanno decretato la fine del governo di centrosinistra guidato dall'esponente donna del PD. In piazza Nenni l'affondo di Calvio contro i "traditori" e "farabutti della politica"

 

Orta Nova e Iaia Calvio rivivono l’incubo di Apricena e del suo ex sindaco Antonio Potenza. Con la firma di sabato mattina davanti a un notaio di Cerignola, nove consiglieri comunali hanno decretato la fine del governo di centrosinistra guidato dall’esponente donna del PD, che domenica sera, in una gremita Piazza Nenni, ha affondato il colpo contro quelli che ha definito “traditori” e “farabutti” della politica.
Due anni e mezzo, tanto è durata l’esperienza di governo targata Calvio. Alle firme dei cinque consiglieri di minoranza - Tarantino, Curci, Maffione, Moscarella  e Porcelli – si sono aggiunte quelle dei centristi Antonio Bellini, Massimo Costantini e Dino Russo. Ma a dare il colpo di grazia sarebbe stato il consigliere del Partito Democratico, Gerardo Lacerenza.
Dietro questa decisione – stando alle parole dell’ormai ex primo cittadino del centro dei Cinque Reali Siti – non ci sarebbe alcuna ragione politica, ma interessi personali che riguarderebbero alcune questioni, dalla progettazione della centrale eolica Eurowind all’assegnazione dei loculi cimiteriali. E non solo.
Battagliera e sicura di sé, Iaia Calvio ha messo in guardia i cittadini ortesi dalle conseguenze che questa decisione provocherà sulla collettività. Poi, senza dirlo ma facendolo intendere, ha rilanciaro la sua candidatura bis alla carica di sindaco

http://www.foggiatoday.it/politica/caduta-sindaco-iaia-calvio-orta-nova-firma-nove-consiglieri.html




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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:09
10 gennaio 2014: il giorno della disfatta della tecnologia militare americana … ovvero la guerra dei droni  è alle porte.





La notizia è passata  quasi sotto silenzio su TV e giornali e forse solo con il tempo comprenderemo la sua rilevanza di quanto è stato annunciato, ovvero che la Cina ha fatto volare con successo il suo primo aereo ipersonico a distanza di un solo anno dal primo volo dell’equivalente  aereo/missile da combattimento di produzione USA  X51 WaveRider.


L’aereo  ha una modesta sigla WU-14 che nasconde però doti incredibili quali quelli di aver superato il muro dei diecimila chilometri orari e di averlo fatto senza avere un pilota a bordo..
Con questo risultato la Cina  nel giro di un anno ha bruciato le distanze  con la cosiddetta superiorità americana nel campo della tecnologia robotica e di fatto ha praticamente  mandato in fumo cifre stratosferiche in miliardi di dollari spese dai contribuenti americani  nel tentativo della lobby industriale americana  nell’assicurare a Pentagono, Congresso e  agli stessi cittadini USAi che  gli Stati uniti per moltissimo tempo avrebbero conservato la supremazia  nel campo dei supercaccia robotica, così come era stato per gli aerei a tecnologia stealth ( i cosiddetti aerei invisibili)


Ricordiamo come  pur non essendo stati determinanti, questi aerei (ed in particolare  gli F117)  sono stati per lunghissimo tempo  il sinonimo delle guerre vinte dal colosso militare americano, a partire dalle guerre del Golfo  e dell’incapacità russa di saper contrapporre  tecnologie capaci di  rompere il mito dell’invulnerabilità di questi sistemi d’ama. Si dovette attendere il 1999  e la guerra NATO contro la Serbia  per avere notizia dell’abbattimento di un F117 attraverso un sistema  di rivelazione  del suo passaggio su Belgrado. Non proprio casualmente  in quei giorni fu colpita l’ambasciata cinese e nonostante le smentite USA che parlarono di uno spiacevole incidente,  alcune fonti misero in relazione le apparecchiature radio segrete installate nell’ambasciata con il sistema di rilevamento Yugoslavo degli aerei invisibili USA. Quel giorno fu la fine di un mito e le centinaia di riardi di dollari in ordini di paesi NATO e alleati di quel modello andarono in fumo. Nemmeno 9 anni dopo l’F117 fu messo fuori servizio.


 
foto del colonnello yugoslavo Anichich comandante il reparto missilistico antiaereo che abbattè l'F117 su Belgrado


Poi venne l’era dei droni, impiegati militarmente in quella guerra  detta anche del Kososvo e il cui uso successivamente si è esteso sino a farli divenire  dei killer di capi talebani, alqaedisti e nemici delle coalizioni antiterrorismo internazionali, dei veri e propri Terminator.
La loro efficacia e la crescente richiesta ha fatto sì che quello che doveva essere un piccolo mercato di nicchia è divenuto la nuova frontiere per le industrie di armamenti internazionali e non vi è esercito o forza armata moderna che non  aneli di dotarsi di esemplari sempre più sofisticati. E in questo campo la Cina con il suo apparato industriale e scientifico  ha fatto passi da gigante  divenendo in pochi anni un alternativa ai produttori americani ed israeliani di droni.
Ma quanto è avvenuto il 10 gennaio e  fatto sapere al pubblico solo ieri, 16-1-2014 , è un fatto di rilevanza enorme: produrre  un aereo senza pilota che possa volare più veloce di qualunque missile intercettore, significa di fatto azzerare e rendere inutile ogni sistema  di difesa, e praticamente ridurre  le generazioni caccia di quarta  e  quelli di quinta generazione (attualmente in entrata in linea o sperimentali) all’equivalente dei biplani da caccia CR42 italiani   quando si trovarono a contrapporsi nel cielo d’Italia, nel 1943, ai quadrimotori americani o  ai caccia  pesanti angloamericani che bombardavano le nostre città.



In questi termini la costosa vita del caccia ipersonico americano che dopo qualche insuccesso era stata presentata come la futura chiave di volta assicurante l’invulnerabilità delle forze armate aeree americane è oggi messa seriamente in dubbio,  da questo successo cinese.
L’altro aspetto  è quello delle ripercussioni  sul mercato dei sistemi di arma  aerei, come per esempio gli JSF35, che costati un mare di soldi per progettarli, risultano essere dei nani rispetto alle capacità degli aerei  come quello testato qualche giorno fa dai cinesi e i  crescenti dubbi sul loro costo eccessivo e sul fatto che quando messi in attività operativa saranno già stati dichiarati obsoleti dai caccia di quinta /sesta generazione ( a guida ibrida –senza pilota) già attualmente in fase sperimentale/o di progetto, vanno in questa direzione.

 

ANTONIO CAMUSO
OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI
17 GENNAIO 2014

Se ne consente la riproduzione senza scopi di lucro con l’obbligo del riportare in maniera completa la fonte.

Brindisi 17 gennaio 2014

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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:08

Nella sede del Pd: "Arriva Berlusconi? Meglio qui che ad Arcore"


Nella sede nazionale del Pd a Roma si aspetta l'arrivo del leader di Forza Italia, che tra poco inconterà Renzi per parlare di legge elettorale proprio al Nazareno. Una profanazione, secondo alcuni dei militanti e degli impiegati presenti in sede, portare l'avversario storico sotto le insegne del partito mentre altri approvano la scelta del segretario dem, "farlo venire qui costituisce una garanzia sul fatto che siamo noi a dare le carte". Renzi ha scherzato sul fatto che Berlusconi siederà sotto una foto di Che Guevara e Fidel Castro, presente nell'ufficio del segretario. Ma tenere quel simbolo tradizionale della sinistra nellle stanze del Partito democratico ha ancora un senso? Anche su questo i pareri si dividono (video di Marco Billeci)




INCONTRO STORICO - L’incontro è statodi certo storico. Di sicuro è la prima volta che Berlusconi mette piede nella sede del Pd. Obiettivo: una riforma delle legge elettorale. Il «Porcellum», con cui è stato eletto l’ultimo Parlamento, è stato «decapitato» da una sentenza della Corte costituzionale. E ora è tutto da rifare. Il modello di cui hanno discusso Renzi e Berlusconi è quello spagnolo, rivisto all’italiana. In ballo due tipi di soglie, al 4-5% e all’8% a seconda che ci sia o meno un apparentamento. L’incontro sta però mettendo in fibrillazione la sinistra Pd, contraria alla trattativa con il leader Fi, e lo stesso governo.



RENZI, GLI INCONTRI DELLA MATTINA - In mattinata il sindaco di Firenze - giunto al Nazareno un’ora prima di Berlusconi, con il Freccia Rossa (guarda la gallery della giornata) - ha incontrato il segretario di Scelta civica, Stefania Giannini, e il segretario del Psi, Riccardo Nencini. Renzi è poi partito per Roma dove, nella sede del Pd alle 16, è partito il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.

http://www.corriere.it/politica/14_gennaio_18/renzi-prima-berlusconi-vede-scelta-civica-socialisti-9abf4c80-8023-11e3-be9a-e1e430257234.shtml


RENZUSCONI INCONTRA BERLUSCONI Lancio di uova su auto di Berlusconi

18 GENNAIO 2014, ALFANO, bersani, Casta, DECADENZA SENATORE BERLUSCONI, GOVERNO, Grasso, grillo, Legge elettorale, LETTA, MAFIA, MATTEO RENZI, PARLAMENTO ILLEGITTIMO, RENZUSCONI, Speranza, TRUFFA, 
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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:07

Bimbo massacrato e bruciato col nonno
Choc in Calabria per la vendetta mafiosa

Cassano allo Ionio, uccisa anche la compagna dell’uomo.
L’agguato potrebbe essere legato al traffico di droga


Gli inquirenti sul luogo dov’è stata trovata la vettura bruciata

CASSANO ALLO IONIO
L’orrore non conosce limite nella piovosa mattinata di Cassano allo Ionio, nel cuore della piana di Sibari, ai piedi del massiccio del Pollino. Un bimbo di 3 anni prima assassinato e poi bruciato nella macchina insieme al nonno e a una giovane marocchina amica dell’uomo.  

Contrada Fiego, zona impervia sopra il paese, è il crocevia di questo nuovo massacro di mafia. Quando ieri mattina un cacciatore ha visto una Fiat Punto bruciata ed ha avvertito i carabinieri c’era già il sentore che si trattasse proprio di loro, di quei tre scomparsi da un paio di giorni e di cui si cercavano disperatamente le tracce.  

Poi la macabra scoperta: all’interno c’erano tre cadaveri, anch’essi carbonizzati dall’incendio che ha consumato i corpi fino a ridurli allo scheletro. Identificazione ovviamente difficilissima ma ormai è diventata quasi una certezza che si tratti del sorvegliato speciale, Salvatore Iannicelli, di 52 anni, di Cassano allo Jonio; di Ibissa Touss, marocchina di 27 anni, e del nipotino dell’uomo, un bimbo di tre anni. 

Il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Franco Giacomantonio, è con le mani nei capelli: «Come si fa a uccidere un esserino di tre anni in questo modo? Si è superato ogni limite. E’ qualcosa di inaudito, di orrendo. In tanti anni di lavoro credo che questo sia uno degli omicidi più efferati di cui mi sono dovuto occupare». 
Uno dei tre cadaveri, quello di un adulto, era nel bagagliaio della Fiat Punto, forse di Iannicelli stesso visto che il corpo di un’altra persona era seduto sul lato passeggero mentre sul sedile posteriore c’erano i resti di un bambino. Indagini della Procura della Repubblica di Castrovillari per capire se i tre siano stati uccisi altrove. L’auto era fredda, quindi questo fa pensare siano trascorse molte ore dal rogo, ma il freddo della zona di campagna del Cassanese e la pioggia potrebbero falsare i tempi di calcolo.  

Iannicelli e la donna nordafricana avevano, da tempo, intrecciato una relazione. Il bambino viveva con il nonno a cui era stato affidato dopo che sia il padre che la madre, figlia di Iannicelli, erano finiti in carcere per reati legati allo spaccio di droga. La vita del bimbo, però, era già stata stravolta da altre esperienze durissime, come il soggiorno in carcere insieme alla madre e la permanenza per oltre otto ore nell’aula bunker di un tribunale durante l’udienza del processo in cui la donna è imputata. Anche Salvatore Iannicelli aveva precedenti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti ed era stato in carcere per alcuni anni. 

La scomparsa di Iannicelli, della donna e del bambino era stata denunciata ai carabinieri di Cassano allo Jonio da uno dei figli dell’uomo preoccupato per il mancato rientro dei tre. Il ragazzo si è allarmato per la scomparsa dal momento che il padre, per la misura cui era sottoposto, era obbligato a rimanere a casa dalle 8 di sera alle 8 di mattina. 

La droga, appunto. Sembra ormai certo che si tratti di una vendetta mafiosa legata al traffico di droga. Gli stupefacenti sono, infatti, il filo conduttore delle vicende giudiziarie della famiglia Iannicelli. A partire dal capofamiglia: il suo nome negli Anni 90 finisce nelle informative degli investigatori. Prima l’indagine Borgo pulito e poi l’operazione Katrina svelano il ruolo da protagonista dell’uomo nel traffico di sostanze stupefacenti nell’alto Ionio cosentino. Indagini che hanno coinvolto sua moglie e con il passare degli anni anche le sue due figlie.  

Un anno e mezzo fa Iannicelli è finito nuovamente in manette con l’accusa di violenza sessuale e sequestro di persona. Iannicelli è anche lo zio di Tommaso, conosciuto con il nomignolo di «calciatore» per il suo passato di attaccante nella Luzzese. Ma secondo le indagini l’ex bomber è diventato l’anello di congiunzione tra la famiglia e il clan degli zingari egemone su quella parte di Calabria.

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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:05

Rosarno, la risposta del sindaco Elisabetta Tripodi alle interrogazioni dei consiglieri Udc
Le polemiche erano seguite ad una mancata costituzione di parte civile contro un presunto esponente della cosca Pesce

29/11/2013 | Edicola di Pinuccio | Comunicato

ROSARNO – Ancora una volta viene posto dai consiglieri comunali interroganti Palaia e Rachele, oggi transitati nelle file dell’opposizione, il medesimo quesito, già oggetto di risposta in più Consigli comunali, sulla motivazione che le risposte date in tale sede non abbiano soddisfatto la loro necessità di conoscenza. Preliminarmente occorre fare chiarezza su quanto deliberato dal Consiglio comunale nella seduta del 30 agosto 2011. Tale premessa è necessaria perché in quella seduta si discusse della lettera, inviatami dal carcere di Opera dal detenuto sig. Rocco Pesce il 25 agosto del medesimo anno. Occorre ricostruire quella seduta a memoria degli interroganti perché entrambi erano assenti. Il consigliere Palaia, allora nello schieramento di maggioranza, era assente alla seduta e non ha mai giustificato le ragioni della mancata presenza e, per tale motivo, non può ricordare che cosa avvenne e cosa si deliberò in quella sede. Il consigliere Rachele non era ancora subentrato in consiglio comunale. Si deliberò un ordine del giorno che confermava quanto la Giunta aveva già scelto in autonomia (delibera Gc 51 del 31 marzo 2011, n 52 del 5 aprile 2011) ossia di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia, all’interno di un documento di solidarietà alla sottoscritta, e non invece di costituirsi in tutti i processi nei quali il Comune è individuato come parte offesa, come sostenuto dagli interroganti. Ebbene, quell’ordine del giorno non è mai stato disatteso e la Giunta comunale da me presieduta si è costituita parte civile in tutti i procedimenti penali per il reato di 416 bis nei quali è stata individuata parte offesa (Gc 51/2011, Gc 52/2011, Gc 70/2011, Gc 149/2011, Gc 138/2012, Gc 139/2012, Gc 189/2012, Gc 212/2013) tutti procedimenti che vedono coinvolti centinaia di imputati.


Nella seduta consiliare del 23/11/2012 ad una interrogazione identica presentata dal consigliere Grande Sud Saccomanno e che vedeva per la prima volta i consiglieri Palaia e Rachele all’opposizione esposi le motivazioni della mancata costituzione e non in modo evasivo. Ribadisco che decidemmo tutti insieme la non costituzione perchè ritenevamo che trattandosi di un reato di minaccia ad un corpo politico amministrativo e non di un reato associativo commesso dalla medesima persona rispetto alla quale eravamo già costituiti nel processo “All Inside” e che lo stesso era ancora in corso, nessun danno ulteriore dovevamo difendere. Ho sempre, inoltre, ribadito che da quella lettera io mi sono sentita diffamata come da verbale e intervento del 30 agosto 2011. Al medesimo quesito ho risposto in altre sedute del consiglio comunale in scontri verbali accesi con il consigliere Palaia. Gli interroganti, sostengono, che l’argomento non fu mai discusso con gli assessori della Giunta, di cui il loro partito faceva parte, affermandolo sulla mancanza di una convocazione scritta dei punti all’o.d.g. della Giunta. Come loro dovrebbero sapere, la Giunta non è mai stata convocata per iscritto e con un o.d.g. predefinito e rigido, così come accade in quasi tutti i comuni di piccole e medie dimensioni. Ciascun assessore presenta le proprie proposte di deliberazione preparate dagli uffici e poi, nella riunione si discute delle scelte future da compiere. Così si decise di non costituirsi, discutendone con gli assessori e, ovviamente, non ci fu alcuna proposta di Giunta. Ciò non toglie che il consigliere Palaia, all’epoca consigliere di maggioranza, avrebbe potuto proporre, per il tramite dell’assessore di riferimento o della sottoscritta, la necessità di tale costituzione, soprattutto perchè conosceva l’iter processuale della vicenda, esercitando la propria pratica professionale legale, presso lo studio del difensore dell’allora imputato signor Rocco Pesce.

Si conclude evidenziando e riassumendo, come la sottoscritta non abbia violato alcun deliberato del Consiglio comunale che nella seduta del 30/08/2011 con il verbale n. 27 ha approvato un ordine del giorno che impegnava lo stesso a costituirsi parte civile nei processi contro la criminalità organizzata e di aver discusso con gli assessori e di aver deciso collegialmente e all’unanimità la non costituzione di parte civile nel procedimento penale contro il sig. Rocco Pesce per minacce ad un corpo politico amministrativo, non dovendo difendere interessi della comunità rappresentata o dell’economia del territorio.

http://www.edicoladipinuccio.it/rosarno-la-risposta-del-sindaco-elisabetta-tripodi-alle-interrogazioni-dei-consiglieri-udc/

‘Ndrangheta, lettera di minacce al sindacodi Rosarno. “Non inquino l’aria che respirate”

A scriverla il boss Rocco Pesce che dal carcere di Opera invia a Elisabetta Tripodi una missiva per lamentarsi delle "persecuzioni" subite da lui e dalla famiglia. Numerose le allusioni nel testo attraverso cui 'il pirata' tenta di far pressione sull'amministrazione comunale


di  |  


Il boss Rocco Pesce detto 'il pirata'
C’era una volta il pizzino. Poco comprensibile per gli estranei e soprattutto anonimo. Ora invece, anche le minacce della criminalità organizzata viaggiano via raccomandata con tanto di timbro, intestazione e firma. Accade a Rosarno, Comune del reggino dove il sindaco Elisabetta Tripodi ha denunciato ai Carabinieri di aver ricevuto una lettera manoscritta inviatale dal boss dell’ndrangheta Rocco Pesce detenuto dal 1981 nel carcere di Opera, in provincia di Milano, con le accuse di associazione a delinquere, detenzione illegale di materiale esplosivo e munizioni, omicidio, tentato omicidio, violazione delle leggi sulle armi, violazione delle leggi sulle sostanze stupefacenti, associazione di tipo mafioso, furto aggravato “e altro”, come scrive il gip Domenico Santoro nell’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria Michele Prestipino e Rosario Ferracane.
Il 54enne capo cosca chiamato ‘il pirata’ per la caratteristica benda che porta sull’occhio destro, ma “anche per la sua spigliatezza e sbrigatività nel portare a termine le più complicate e spericolate operazioni delittuose”, già condannato all’ergastolo dal 1984 e destinatario di provvedimento cautelare nell’operazione “All inside” dell’aprile 2010, è stato raggiunto questa mattina in carcere dall’ordinanza eseguita dai carabinieri del capoluogo reggino “per aver usato minaccia nei confronti di un Corpo politico e amministrativo per impedirne – in tutto o in parte anche temporaneamente – o per turbarne comunque l’attività”.
Ma perché Pesce scrive al sindaco Tripodi? I motivi che angustiano ‘il pirata’ 54enne sono di fatto tre. Innanzitutto l’uomo esprime “rammarico e disappunto in relazione al fatto che il Comune di Rosarno si sia costituito parte civile nel procedimento a carico mio e della mia famiglia, dato che da parte nostra non vi è stata alcuna azione penalizzante a danno delle Istituzioni, dei commercianti o degli abitanti nel Comune di Rosarno da lei rappresentato”. Poi, scrive ancora Pesce, “la sua (del sindaco, ndr) esternazione, poi pubblicata sul giornale Calabria Ora, manifestante giudizi affrettati sicuramente influenzati da pregiudizi mediatici…”, cosa che, dice il boss “mi ha sconcertato, dato la stima che io e la mia famiglia abbiamo sempre manifestato nei suoi confronti, soprattutto il giorno delle elezioni amministrative dove lei è stata eletta per la sua serietà e personalità che gode di ottima etica professionale”. Infine il sequestro e lo sgombero dell’immobile a tre piani, in via Fogazzaro, del valore di 330 mila euro, in parte abitato dai familiari di Pesce (la madre e il fratello,ndr), già oggetto di confisca, che verrà assegnato a uso della collettività rosarnese. In riferimento a quest’ultimo fatto, Pesce è irritato perché secondo lui il sequestro non sarebbe dovuto alla “dubbia provenienza” dell’immobile, ma perché “considerato fabbricato non conforme alle normative urbanistiche o per mancanza di concessioni edilizie”, quando lei (sempre il sindaco, ndr) sa benissimo sulla base delle informazioni tecniche in materia di urbanistica che, statistiche alla mano, almeno il 50% dei fabbricati attualmente esistenti post ’67 nel Comune di Rosarno sono abusivi e a me non sembra che siano stati presi gli stessi provvedimenti nei loro confronti, non perché io lo desideri ma solamente per sottolineare la persecuzione a noi riservata”.
Insomma, il boss si dipinge come un perseguitato dalla giustizia e, a una prima lettura, sembra chiedere aiuto al sindaco Tripodi perché ristabilisca la verità. In realtà, come scrive il gip nell’ordinanza, “non tragga in inganno il contenuto a volte quasi ossequioso di alcuni passi della missiva, in cui sono, per contro, presenti frasi minatorie, talora caratterizzate dalla forma implicita delle allusioni, degli avvertimenti e dei richiami indirizzati al Sindaco quale rappresentante della Giunta chiamata ad imprimere un rinnovato indirizzo politico – amministrativo alla città, talaltra, invece, immediatanente percepibili”. Un esempio. In un passo della lettera Pesce scrive: “Lei stessa a maggior ragione data la sua carica amministrativa nel Comune, sa benissimo che la nostra famiglia è vittima di persecuzioni mediatiche per reati presunti e giudizi espletati sulla base del libero convincimento”, una frase che sembra non contenere esplicite minacce o allusioni. Ma subito dopo, il boss usa termini ben diversi: “Questo che le scrivo in modi ed enfasi del tutto confidenziale nascono per motivi che forse lei non sa in quanto molto giovane, non tanto nel merito, ma nella mia franchezza nell’esporre in modo pratico, dato che io e la mia famiglia eravamo soliti godere della reciproca compagnia con i suoi più stretti famigliari, in occasione dei consueti aperitivi in Corso Garibaldi, dove a memoria ricordo piacevoli e cordiali scambi costruttivi di opinioni, dove si argomentava questioni interessanti della nostra città… mi viene in mente un detto senza alcuna allusione, che ogni persona ha i propri scheletri nell’armadio, e converrà con me che l’estremo perbenismo è solo ipocrisia, e sono sicuro che lei è una persona molto intelligente per poter cadere in simili bassezze”.
Le premesse della missiva, del resto, sono degne della conclusione dove Pesce si lascia andare anche a una considerazione dal sapore razzista: “Vorrei che sappia che sono in galera da più di vent’anni innocentemente, ma il problema non è solo questo, nel mio stato detentivo la cosa che più mi disturba e mi fa soffrire è di quello che vengo informato, e nello specifico l’amministrazione comunale ha tra le sue priorità il benessere dei extracomunitari clandestini, anziché i problemi dei miei familiari già sofferenti e comunque dei veri cittadini di Rosarno… forse consentendomi la provocazione perché non godono di sovvenzioni della Comunità Europea a differenza dei clandestini?”. Una provocazione che non solo il sindaco Elisabetta Tripodi respinge al mittente, ma che prontamente denuncia andando ad aumentare il già corposo faldone giudiziario a carico del ‘pirata’.
ADA FIORE, calabria, CATOZZELLA, ELISABETTA TRIPODI, EXTRACOMUNITARI, L'ALVEARE, ndranghetta, ORTA NOVA, ROCCO PESCE, SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE.ROSARNO, VOA SOCRATE,ISOLA DELLE FEMMINE  

‘Ndrangheta, lettera di minacce al sindaco di Rosarno. “Non inquino l’aria che respirate”

Rosarno, la risposta del sindaco Elisabetta Tripodi alle interrogazioni dei consiglieri Udc
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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:04

Rosarno, la risposta del sindaco Elisabetta Tripodi alle interrogazioni dei consiglieri Udc
Le polemiche erano seguite ad una mancata costituzione di parte civile contro un presunto esponente della cosca Pesce

29/11/2013 | Edicola di Pinuccio | Comunicato

ROSARNO – Ancora una volta viene posto dai consiglieri comunali interroganti Palaia e Rachele, oggi transitati nelle file dell’opposizione, il medesimo quesito, già oggetto di risposta in più Consigli comunali, sulla motivazione che le risposte date in tale sede non abbiano soddisfatto la loro necessità di conoscenza. Preliminarmente occorre fare chiarezza su quanto deliberato dal Consiglio comunale nella seduta del 30 agosto 2011. Tale premessa è necessaria perché in quella seduta si discusse della lettera, inviatami dal carcere di Opera dal detenuto sig. Rocco Pesce il 25 agosto del medesimo anno. Occorre ricostruire quella seduta a memoria degli interroganti perché entrambi erano assenti. Il consigliere Palaia, allora nello schieramento di maggioranza, era assente alla seduta e non ha mai giustificato le ragioni della mancata presenza e, per tale motivo, non può ricordare che cosa avvenne e cosa si deliberò in quella sede. Il consigliere Rachele non era ancora subentrato in consiglio comunale. Si deliberò un ordine del giorno che confermava quanto la Giunta aveva già scelto in autonomia (delibera Gc 51 del 31 marzo 2011, n 52 del 5 aprile 2011) ossia di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia, all’interno di un documento di solidarietà alla sottoscritta, e non invece di costituirsi in tutti i processi nei quali il Comune è individuato come parte offesa, come sostenuto dagli interroganti. Ebbene, quell’ordine del giorno non è mai stato disatteso e la Giunta comunale da me presieduta si è costituita parte civile in tutti i procedimenti penali per il reato di 416 bis nei quali è stata individuata parte offesa (Gc 51/2011, Gc 52/2011, Gc 70/2011, Gc 149/2011, Gc 138/2012, Gc 139/2012, Gc 189/2012, Gc 212/2013) tutti procedimenti che vedono coinvolti centinaia di imputati.


Nella seduta consiliare del 23/11/2012 ad una interrogazione identica presentata dal consigliere Grande Sud Saccomanno e che vedeva per la prima volta i consiglieri Palaia e Rachele all’opposizione esposi le motivazioni della mancata costituzione e non in modo evasivo. Ribadisco che decidemmo tutti insieme la non costituzione perchè ritenevamo che trattandosi di un reato di minaccia ad un corpo politico amministrativo e non di un reato associativo commesso dalla medesima persona rispetto alla quale eravamo già costituiti nel processo “All Inside” e che lo stesso era ancora in corso, nessun danno ulteriore dovevamo difendere. Ho sempre, inoltre, ribadito che da quella lettera io mi sono sentita diffamata come da verbale e intervento del 30 agosto 2011. Al medesimo quesito ho risposto in altre sedute del consiglio comunale in scontri verbali accesi con il consigliere Palaia. Gli interroganti, sostengono, che l’argomento non fu mai discusso con gli assessori della Giunta, di cui il loro partito faceva parte, affermandolo sulla mancanza di una convocazione scritta dei punti all’o.d.g. della Giunta. Come loro dovrebbero sapere, la Giunta non è mai stata convocata per iscritto e con un o.d.g. predefinito e rigido, così come accade in quasi tutti i comuni di piccole e medie dimensioni. Ciascun assessore presenta le proprie proposte di deliberazione preparate dagli uffici e poi, nella riunione si discute delle scelte future da compiere. Così si decise di non costituirsi, discutendone con gli assessori e, ovviamente, non ci fu alcuna proposta di Giunta. Ciò non toglie che il consigliere Palaia, all’epoca consigliere di maggioranza, avrebbe potuto proporre, per il tramite dell’assessore di riferimento o della sottoscritta, la necessità di tale costituzione, soprattutto perchè conosceva l’iter processuale della vicenda, esercitando la propria pratica professionale legale, presso lo studio del difensore dell’allora imputato signor Rocco Pesce.

Si conclude evidenziando e riassumendo, come la sottoscritta non abbia violato alcun deliberato del Consiglio comunale che nella seduta del 30/08/2011 con il verbale n. 27 ha approvato un ordine del giorno che impegnava lo stesso a costituirsi parte civile nei processi contro la criminalità organizzata e di aver discusso con gli assessori e di aver deciso collegialmente e all’unanimità la non costituzione di parte civile nel procedimento penale contro il sig. Rocco Pesce per minacce ad un corpo politico amministrativo, non dovendo difendere interessi della comunità rappresentata o dell’economia del territorio.

http://www.edicoladipinuccio.it/rosarno-la-risposta-del-sindaco-elisabetta-tripodi-alle-interrogazioni-dei-consiglieri-udc/

‘Ndrangheta, lettera di minacce al sindacodi Rosarno. “Non inquino l’aria che respirate”

A scriverla il boss Rocco Pesce che dal carcere di Opera invia a Elisabetta Tripodi una missiva per lamentarsi delle "persecuzioni" subite da lui e dalla famiglia. Numerose le allusioni nel testo attraverso cui 'il pirata' tenta di far pressione sull'amministrazione comunale


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Il boss Rocco Pesce detto 'il pirata'
C’era una volta il pizzino. Poco comprensibile per gli estranei e soprattutto anonimo. Ora invece, anche le minacce della criminalità organizzata viaggiano via raccomandata con tanto di timbro, intestazione e firma. Accade a Rosarno, Comune del reggino dove il sindaco Elisabetta Tripodi ha denunciato ai Carabinieri di aver ricevuto una lettera manoscritta inviatale dal boss dell’ndrangheta Rocco Pesce detenuto dal 1981 nel carcere di Opera, in provincia di Milano, con le accuse di associazione a delinquere, detenzione illegale di materiale esplosivo e munizioni, omicidio, tentato omicidio, violazione delle leggi sulle armi, violazione delle leggi sulle sostanze stupefacenti, associazione di tipo mafioso, furto aggravato “e altro”, come scrive il gip Domenico Santoro nell’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria Michele Prestipino e Rosario Ferracane.
Il 54enne capo cosca chiamato ‘il pirata’ per la caratteristica benda che porta sull’occhio destro, ma “anche per la sua spigliatezza e sbrigatività nel portare a termine le più complicate e spericolate operazioni delittuose”, già condannato all’ergastolo dal 1984 e destinatario di provvedimento cautelare nell’operazione “All inside” dell’aprile 2010, è stato raggiunto questa mattina in carcere dall’ordinanza eseguita dai carabinieri del capoluogo reggino “per aver usato minaccia nei confronti di un Corpo politico e amministrativo per impedirne – in tutto o in parte anche temporaneamente – o per turbarne comunque l’attività”.
Ma perché Pesce scrive al sindaco Tripodi? I motivi che angustiano ‘il pirata’ 54enne sono di fatto tre. Innanzitutto l’uomo esprime “rammarico e disappunto in relazione al fatto che il Comune di Rosarno si sia costituito parte civile nel procedimento a carico mio e della mia famiglia, dato che da parte nostra non vi è stata alcuna azione penalizzante a danno delle Istituzioni, dei commercianti o degli abitanti nel Comune di Rosarno da lei rappresentato”. Poi, scrive ancora Pesce, “la sua (del sindaco, ndr) esternazione, poi pubblicata sul giornale Calabria Ora, manifestante giudizi affrettati sicuramente influenzati da pregiudizi mediatici…”, cosa che, dice il boss “mi ha sconcertato, dato la stima che io e la mia famiglia abbiamo sempre manifestato nei suoi confronti, soprattutto il giorno delle elezioni amministrative dove lei è stata eletta per la sua serietà e personalità che gode di ottima etica professionale”. Infine il sequestro e lo sgombero dell’immobile a tre piani, in via Fogazzaro, del valore di 330 mila euro, in parte abitato dai familiari di Pesce (la madre e il fratello,ndr), già oggetto di confisca, che verrà assegnato a uso della collettività rosarnese. In riferimento a quest’ultimo fatto, Pesce è irritato perché secondo lui il sequestro non sarebbe dovuto alla “dubbia provenienza” dell’immobile, ma perché “considerato fabbricato non conforme alle normative urbanistiche o per mancanza di concessioni edilizie”, quando lei (sempre il sindaco, ndr) sa benissimo sulla base delle informazioni tecniche in materia di urbanistica che, statistiche alla mano, almeno il 50% dei fabbricati attualmente esistenti post ’67 nel Comune di Rosarno sono abusivi e a me non sembra che siano stati presi gli stessi provvedimenti nei loro confronti, non perché io lo desideri ma solamente per sottolineare la persecuzione a noi riservata”.
Insomma, il boss si dipinge come un perseguitato dalla giustizia e, a una prima lettura, sembra chiedere aiuto al sindaco Tripodi perché ristabilisca la verità. In realtà, come scrive il gip nell’ordinanza, “non tragga in inganno il contenuto a volte quasi ossequioso di alcuni passi della missiva, in cui sono, per contro, presenti frasi minatorie, talora caratterizzate dalla forma implicita delle allusioni, degli avvertimenti e dei richiami indirizzati al Sindaco quale rappresentante della Giunta chiamata ad imprimere un rinnovato indirizzo politico – amministrativo alla città, talaltra, invece, immediatanente percepibili”. Un esempio. In un passo della lettera Pesce scrive: “Lei stessa a maggior ragione data la sua carica amministrativa nel Comune, sa benissimo che la nostra famiglia è vittima di persecuzioni mediatiche per reati presunti e giudizi espletati sulla base del libero convincimento”, una frase che sembra non contenere esplicite minacce o allusioni. Ma subito dopo, il boss usa termini ben diversi: “Questo che le scrivo in modi ed enfasi del tutto confidenziale nascono per motivi che forse lei non sa in quanto molto giovane, non tanto nel merito, ma nella mia franchezza nell’esporre in modo pratico, dato che io e la mia famiglia eravamo soliti godere della reciproca compagnia con i suoi più stretti famigliari, in occasione dei consueti aperitivi in Corso Garibaldi, dove a memoria ricordo piacevoli e cordiali scambi costruttivi di opinioni, dove si argomentava questioni interessanti della nostra città… mi viene in mente un detto senza alcuna allusione, che ogni persona ha i propri scheletri nell’armadio, e converrà con me che l’estremo perbenismo è solo ipocrisia, e sono sicuro che lei è una persona molto intelligente per poter cadere in simili bassezze”.
Le premesse della missiva, del resto, sono degne della conclusione dove Pesce si lascia andare anche a una considerazione dal sapore razzista: “Vorrei che sappia che sono in galera da più di vent’anni innocentemente, ma il problema non è solo questo, nel mio stato detentivo la cosa che più mi disturba e mi fa soffrire è di quello che vengo informato, e nello specifico l’amministrazione comunale ha tra le sue priorità il benessere dei extracomunitari clandestini, anziché i problemi dei miei familiari già sofferenti e comunque dei veri cittadini di Rosarno… forse consentendomi la provocazione perché non godono di sovvenzioni della Comunità Europea a differenza dei clandestini?”. Una provocazione che non solo il sindaco Elisabetta Tripodi respinge al mittente, ma che prontamente denuncia andando ad aumentare il già corposo faldone giudiziario a carico del ‘pirata’.
ADA FIORE, calabria, CATOZZELLA, ELISABETTA TRIPODI, EXTRACOMUNITARI, L'ALVEARE, ndranghetta, ORTA NOVA, ROCCO PESCE, SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE.ROSARNO, VOA SOCRATE,ISOLA DELLE FEMMINE  

‘Ndrangheta, lettera di minacce al sindaco di Rosarno. “Non inquino l’aria che respirate”

Rosarno, la risposta del sindaco Elisabetta Tripodi alle interrogazioni dei consiglieri Udc
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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:03

Fenice di Melfi, oggi il verdetto del gup di Potenza. Intervista al sindaco Livio Valvano

POTENZA - Davanti al Palazzo di Giustizia di Potenza per protestare "contro lo stato di assoluta assenza sui problemi legati al petrolio e all'ambiente". I contestatori si ritroveranno domani mattina, con inizio alle 9:00, in via Nazario Sauro, sede, appunto, del tribunale potentino. L'occasione sarà l'udienza preliminare del processo relativo al "disastro ambientale Fenice". E proprio quello di disastro ambientale, insieme all'omissione d'atti d'ufficio,  è il reato contestato per la gestione del Fenice, il termovalorizzatore sorto negli anni'90 nell'area industriale di Melfi al fine di smaltire i rifiuti prodotti dallo stabilimento SATA (che dà lavoro a settemila dipendenti) e dal relativo, grande indotto. Dal lavoro dei magistrati è emerso che il termovalorizzatore ha iniziato, con la propria attività, ad inquinare le falde già dal 2002. Inoltre, è dal 2000 che opera in regime di autorizzazione provvisoria da parte della Provincia di Potenza. Non è in possesso, cioè, dell'autorizzazione integrata ambientale (la stessa che in queste settimane si sta cercando di ottenere per l'Ilva di Taranto). Nel 2009, a seguito di un controllo da parte dell'Arpab, Fenice si autodenuncia per la presenza, nel sottosuolo, di metalli pesanti e cancerogeni come nichel, mercurio, manganese, arsenico. Melfi diventa teatro di una conferenza di servizi cui ne seguiranno altre quattro. Vincenzo Sigillito, ex direttore dell'Arpab, dichiara di aver comunicato alle Procure di Potenza e di Melfi che su Fenice non vi sono dati certificati negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2007. Ma successivamente viene smentito da un'intervista di Bruno Bove (sempre Arpab), che ammette: "L’Agenzia era a conoscenza dell’inquinamento fin dal 2006, ma non eravamo tenuti a comunicarlo pubblicamente". Entrambi - sia Sigillito che Bove - un anno fa sono stati sottoposti a fermo giudiziario. L'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), nel rapporto 2010 indica come nel 2008 Fenice abbia bruciato ben 977 tonnellate di rifiuti sanitari pericolosi: ma "l’impianto - come ammesso dalla Provincia di Potenza in una nota ufficiale - non era autorizzato a trattare i rifiuti sanitari". L'udienza preliminare per il processo Fenice sarà lo spunto per chiarire alcuni aspetti della vicenda. E la contestazione sarà un modo per dire che non tutti accettano questo stato di cose. - See more at: http://www.lanostravoce.info/societa/notizia-news/992-82potenza-domani-udienza-preliminare-del-processo-fenice.html#sthash.KKqX8Avb.dpuf 

L'INQUINATORE DI MELFI

Brucia il 50% dei rifiuti pericolosi provenienti da tutta Italia e le indagini dell'agenzia di protezione ambientale hanno rilevato nei pozzi dell'impianto livelli di metalli pesanti spesso superiori ai livelli di norma. E' l'inceneritore della Fenice, del gruppo francese Edf. E a meno di sei km, gli abitanti del piccolo 

AUTORIZZAZIONE SOSPESA di RAFFAELLA COSENTINO

Melfi, stop all'inceneritore che inquina
La Fenice dovrà fermarsi per 150 giorni

La decisione è stata presa dalla Provincia di Potenza anche in seguito all'inchiesta della procura di Potenza che ha portato a due arresti. L'impianto Edf funzionava in attesa del permesso della Regione grazie al provvedimento temporaneo della Provincia


POTENZA - Fenice, l'inceneritore del gruppo francese Edf, dopo aver inquinato le falde acquifere a Melfi ininterrottamente dal 2002 al 2011, dovrà fermarsi per 150 giorni. Lo stop è stato deciso dalla provincia di Potenza che ha sospeso per cinque mesi l'autorizzazione all'esercizio con cui operava il termovalorizzatore con la motivazione di "una manifesta situazione di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente". 

Il provvedimento sarà notificato all'azienda venerdì 14. Fenice sta predisponendo un piano di bonifica che, secondo quanto stabilito in conferenza dei servizi, va presentato alle autorità locali entro il 18 ottobre, ma non sembrava intenzionata a spegnere i forni. Lo stop era invece chiesto a gran voce dai cittadini del "Comitato Diritto Salute" del Vulture - Alto Bradano, dove sorge l'impianto che brucia i rifiuti industriali dello stabilimento Fiat di Melfi e altra spazzatura, anche pericolosa, proveniente da tutta Italia. I lucani hanno perso ogni fiducia nella capacità della Regione di controllare il termovalorizzatore e ovviamente anche nell'azienda Fenice  -  Edf. Questo soprattutto dopo che  il 17 settembre scorso hanno appreso dell'esistenza di tabelle con i risultati dei monitoraggi ambientali tenute nascoste dall'Arpab dal 2002 e comprovanti un inquinamento da sostanze cancerogene molto sopra i limiti di legge, come raccontato nella nostra inchiesta.

L'autorizzazione era stata rilasciata dalla provincia di Potenza a ottobre del 2010 e permetteva il funzionamento dell'impianto in mancanza dell'autorizzazione integrata ambientale della Regione Basilicata. "Sono cambiate alcune cose dal punto di vista tecnico nei giorni scorsi" dice a "Re Le Inchieste" l'assessore provinciale all'Ambiente Massimo Macchia. Due giorni fa, la procura di Potenza aveva disposto gli arresti domiciliari per  Vincenzo Sigillito e Bruno Bove, rispettivamente ex direttore generale dell'Arpab e Coordinatore provinciale dell'Arpab a Potenza (in precedenza dirigente del settore monitoraggio), accusati di omissione e rifiuto di atti d'ufficio e disastro ambientale per la vicenda dei dati sull'inquinamento. Secondo l'assessore la decisione provinciale non è da collegare all'inchiesta giudiziaria. Di parere opposto, il capogruppo Idv al Senato, Felice Belisario, che in una nota afferma: "E' una grande vittoria dei cittadini. Era da tempo che chiedevo la chiusura della Fenice ma forse ci voleva l'intervento della magistratura perché  la Provincia decidesse di sospendere le autorizzazioni. Finalmente gli abitanti possono tornare a respirare. Ora è il momento di bonificare l'intera zona. La Fenice non deve più riaprire". 

La sospensione dell'autorizzazione viene motivata, tra l'altro, con una comunicazione dell'Arpab del 2 ottobre con cui "l'Agenzia afferma che l'impianto andrebbe trattato come industria a rischio di incidente rilevante", in seguito a un incendio che quella notte ha interessato la sezione di smaltimento dei rifiuti pericolosi. Le foto dei passanti e un esposto del sindaco di Melfi, Livio Valvano, testimoniano che una grossa nuovola di fumo nero si è levata dallo stabilimento nel corso delle sei ore necessarie a domare le fiamme da parte dei vigili del fuoco. Un incendio che lascia molti dubbi sulla sicurezza dei lavoratori dell'inceneritore. Lo stop temporaneo allo smaltimento di rifiuti è motivato anche con i risultati del monitoraggio Arpab del mese di settembre, pubblicati l'11 ottobre che mostrano un incremento dei valori di Nichel e Manganese rispetto a luglio. L'Ufficio Ambiente chiede chiarimenti  "sui superamenti, già rilevati nei bimestri scorsi ed ancora persistenti (taluno di essi anche aumentato) e su quelli mai prima comparsi (ferro e benzene)". 

A questo punto, dovrà essere la Regione Basilicata a dire la sua, visto che fino a una settimana fa era intenzionata a rilasciare l'Aia con la presentazione del piano di bonifica del sito. Per la provincia di Potenza, quelle dell'Arpab sono "valutazioni non attendibili e scarsamente rappresentative della reale situazione del sito contaminato, nonostante le azioni poste in essere da Fenice nell'ambito del procedimento di messa in sicurezza/bonifica del sito contaminato". All'accusa di "disastro ambientale", l'azienda Fenice  -  Edf ha risposto con un comunicato in cui dice che "ogni affermazione circa eventuali effetti nocivi sulla salute non poggia su alcuna evidenza scientifica rilevata". 

In attesa della notifica dello stop deciso dalla Provincia,  Luca Camuncoli, capo ufficio stampa di Fenice Spa, ci dice per telefono: "In questo momento si sta facendo dell'allarmismo, tutti dicono di avere qualunque patologia, è un po' complicato accusarci senza avere prove, l'unica evidenza è una perdita e un inquinamento della falda sotto il nostro termovalorizzatore, ed è una falda microscopica che non alimenta pozzi o acquedotti, ci stiamo difendendo da qualcosa che non ha base scientifica, sono dieci anni che facciamo screening e non ci sono inquinamenti sull'ambiente".  





Il procuratore Arminio ritrova a Potenza il fascicolo Fenice


[di Leo Amato*] E’ questo uno degli effetti della chisura del tribunale di Melfi con conseguente trasferimento dei fascicoli nel palazzo di giustizia di Potenza. Nell’articolo le intercettazioni inedite e la triangolazione tra i pm, Sigillito e l’imprenditore Moscariello.  Per comunicare, il pm del caso Fenice e il capo dell’Arpab utilizzavano un amico in comune, socio del figlio del magistrato in una ditta che smaltiva proprio le ceneri dell’impianto sotto inchiesta. Poi il fascicolo da Melfi è finito a Potenza e il secondo è stato arrestato. Ma domani potrebbero reincontrarsi: l’uno come nuovo procuratore del capoluogo; e l’altro come principale imputato nel processo per il più grosso caso politico-ambientale lucano.
UNA SITUAZIONE IMBARAZZANTE
Troverà anche i faldoni sul disastro ambientale di San Nicola il pm Renato Arminio al suo arrivo nell’ufficio al quarto piano del Palazzo di giustizia di Potenza. Dopo la mancata proroga delle attività del “suo” tribunale, l’anziano sostituto ha ribadito a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto, che sabato mattina prenderà servizio nel capoluogo, dove ha intenzione di concludere la sua carriera a condizione – testuali parole – che non si «scocci» prima.
In quanto magistrato con più esperienza spetterebbe quindi a lui il ruolo di reggente nel posto lasciato libero dalla partenza per Napoli del procuratore Giovanni Colangelo. Ma il caso Fenice è destinato a creare più di qualche imbarazzo a riguardo, dal momento che a seguito del trasferimento a Matera del pm Salvatore Colella il fascicolo non risulta ancora assegnato.
L’INTRECCIO
Infatti, sarebbe proprio lui a dover decidere chi dovrà occuparsene di qui in avanti, gestendo l’accusa nel processo in corso davanti al gup Rosa Larocca che riprenderà il prossimo 1 ottobre per le conclusioni degli ultimi avvocati. Nonostante tra i capi d’imputazione per l’ex direttore generale dell’Arpab Vincenzo Sigillito, oltre al disastro ambientale e all’omissione di atti d’ufficio, ci sia l’accusa di aver rivelato all’amico imprenditore Donato Moscariello i quesiti della Procura di Melfi sulla contaminazione della falda sotto il termovalorizzatore. Nonostante lo stesso Moscariello, un imprenditore con amicizie davvero “bipartisan”, si occupasse tra le altre altre cose della raccolta dei rifiuti ad Atella, Rionero, Lavello, Melfi e Senise, tutti comuni clienti di Fenice. Ma soprattutto: nonostante Moscariello sia stato socio del figlio di Arminio e del fratello dell’ideatore del Piano provinciale rifiuti nella Ecology service di Atella, ditta che per un periodo ha smaltito anche le ceneri prodotte dall’impianto di San Nicola di Melfi. Nonché socio in una ditta menzionata persino nei bilanci della stessa Fenice-Edf a proposito dell’acquisto e della cessione di una misteriosa partecipazione, di cui però i registri della Camera di commercio dell’epoca non riportavano nulla.
Insomma un intreccio inestricabile di interessi, che avrebbe potuto suggerire a ognuno dei succitati di astenersi dal maneggiare la materia. Così però non è stato e da marzo del 2009, quando il Comune di Melfi ha disposto il divieto di prelievo delle acque sotterranee nella zona di San Nicola (svelando il suo reale inquinamento) è partita l’inchiesta “congiunta” della procura federiciana e del dg dell’Arpab. Il tutto mentre a Potenza i carabinieri del Reparto operativo e del Noe monitoravano l’ufficio e i telefoni di Sigillito inseguendo certi strani traffici nei dintorni degli uffici di via della Fisica.
LE INTERCETTAZIONI
Che cosa ne è venuto fuori è stato svelato soltanto in parte dopo gli arresti di Sigillito e dell’allora coordinatore provinciale dell’Arpab. Ma a distanza di quasi tre anni il Quotidiano della Basilicata è in grado di far luce per la prima volta anche sul resto, incluse le intercettazioni tra il magistrato, il direttore dell’Arpab e il loro comune amico imprenditore.
«Io sto a Melfi – racconta Sigillito al cellulare con Moscariello alle 13 e 20 del 17 aprile del 2009 – ti ho cercato per sapere se c’era… Mo infatti sto al Tribunale e dice che è già andato via». A chi si riferisce non lo spiega, così uno potrebbe pensare pure a un avvocato. Ma la risposta dell’impenditore non lascia molti dubbi. «Ho capito. E voglio chiamare il figlio?» «No… e se mi fai chiamare – gli replica Sigillito – così gli spiego telefonicamente almeno com’è la situazione». «Ho capito – lo tranquillizza allora il patron del consorzio Seari – io stasera sto insieme e quindi gli dico di chiamarvi (…) perché gli avevo detto che vi passavate stamattina (…) e mo non lo so lo voglio far rintracciare? Ditemi voi che devo fare (…) Allora vi faccio richiamare».
Se non fosse per tutte le sue aziende Moscariello sembrerebbe il segretario del magistrato. Ma non più tardi di cinque mesi dopo i ruoli si sarebbero invertiti. «Mi ha chiamato prima il dottor Arminio che voleva un fax». Così l’imprenditore il 24 settembre del 2009 al direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, manco fosse di nuovo un segretario, ma stavolta di Sigillito. «Non so dice che vi doveva fare una richiesta… o vi do il numero che lo chiamate (…) perché mi chiedeva delle robe che però preferisco che parlate voi direttamente anche perché io non…»
Due controllori, di cui il magistrato in posizione preminente, e un controllato. Se non è questo un triangolo ad alto rischio, cosa di più?
1/continua
DOPO LE ROYALTIES, ALTRI “FAVORI”. A DANNO DELLA SALUTE

RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI

Raffinerie
Dopo avere ricevuto il regalo dell’Assemblea regionale siciliana, che ha tagliato di dieci punti percentuali le royalties, le compagnie petrolifere inseguono un altro risultato. Il secondo regalo dovrebbe venire da Roma, e riguarda i livelli di emissione nell’atmosfera. Sono alte, infatti, rispetto ai parametri imposti dall’Europa.
Il ministero dell’ambiente “resiste”, ma c’è in dirittura di arrivo un decreto legislativo, che dovrebbero mettere tutto a posto.Si tratta di un lavoro complicato, tuttavia, ben settanta articoli, che richiedono un esame laborioso nelle apposite commissioni. Le compagnie, l’Eni in testa, avrebbero ricevuto assicurazioni che le loro preoccupazioni sarebbero state prese in considerazione, adottando delle deroghe agli aggiornamenti “pretesi” da Bruxelles.
In questa battaglia sotterranea, condotta con grande determinazione dai lobbisti delle compagnie petrolifere, Gela è in prima fila, per via dell’impianto di pet-cocke. E’ qui, infatti, il problema. La raffineria di Gela avrebbe dovuto adeguarsi, abbassando il livello di emissioni, come vogliono i nuovi livelli, ma non l’ha fatto. Il suo piano industrial, illustrato in pompa magna a Palermo, Palazzo dei Normanni, alla presidenza del presidente della Regione, Rosario Crocetta, prevedeva, tra l’altro, la trasformazione di alcune linee di produzione, che avrebbero dovuto riportare lo stabilimento al pareggio di bilancio e mantenere i livelli occupazionali.
Una rinascita, dunque. Ma il piano non è partito, anzi la raffineria ha lavorato a scartamento ridotto, Addirittura si è sfi0rata la chiusura degli impianti. Almeno così è stato fatto credere al sindaco di Gela, Fasulo, che ha allertato un esercito di parlamentari, perché si intervenisse, rassicurando l’Eni. L’assessorato al Territorio e Ambiente della Regione siciliana è stato tempestato di sollecitazioni.
Sala D’Ercole, nel frattempo, ha fatto la sua parte, abbassando le royalties. Il caso non riguardava, stavolta, solo le partecipazioni statali, ma anche le compagnie private. E quindi il soccorso è arrivato dalle altre aree petrolchimiche, e cioè Augusta, Priolo, Milazzo, dove operano le compagnie petrolifere.
Sulle emissioni il problema riguarda soprattutto la raffineria gelese. Si mira ad una deroga. E intanto si marcia a scartamento ridotto. Una strategia che deve mantenere lo stato di “emergenza” occupazione fino a che non sarà raggiunto il risultato sull’aggiornamento della legge 152 (sulla quale c’è stata una riunione, di fatto infruttuosa, della Conferenza delle regioni).
Al di là delle specificità, Gela – e non solo, anche le altre aree petrolchimiche – vive la condizione dell’Ilva di Taranto e di tutte le aree industriali ad alto indice di inquinamento atmosferico, marino ed ambientale. Le aziende non vogliono spendere quattrini, privilegiano i risultati di bilancio “resistono”, finché possono, alle pressioni dell’opinione pubblica. Come? Usando la leva dell’occupazione.Minacciano la chiusura di linee di produzione o della fabbrica. Hanno il coltello dalla parte del manico, oltre che le buone relazioni con una fetta consistente della politica. Difficile sfuggire a questa strategia.
Gela, inoltre, risente, in misura contenuta, invero della crisi libica, dove ormai si è alla vigilia di una guerra civile fra miliziani della Cirenaica e della Tripolitania. La partita si gioca sul controllo delle estrazioni petrolifere. Il porto di Mellilah, da dove parte il gasdotto che approda a Gela, è sotto il controllo dei miliziani cirenaici, che fanno il bello ed il cattivo tempo.
ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E' STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?
La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita


Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
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Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altri motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.



Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine


Per maggiori informazioni si trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:





PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009 CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008



TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2 SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL LUGLIO 2008 



A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA', GULLO, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI, interlandi, RAFFINERIE, Sansone, Tolomei, zuccarello, RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI
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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 00:01

Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi

Sotto inchiesta il sindaco di Monselice e l'ex presidente del Parco Colli. Perché c'è stato un cambio di atteggiamento? I carabinieri evidenziano le anomalie ma la Procura chiede l’archiviazione. Il Comitato “E noi?” si oppone perché vuole che sia celebrato il processo

di Francesca Segato

MONSELICE. La Procura della Repubblica di Padova ha messo sotto inchiesta il sindaco Francesco Lunghi e la ex presidente del Parco Colli Euganei, Chiara Matteazzi, per la vicenda del revamping. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Federica Baccaglini ha tirato le somme di un’indagine durata due anni, con l’utilizzo anche di intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti. Indagine che ha visto impegnati i carabinieri della squadra di Polizia giudiziaria della Procura e quelli del Nucleo operativo ecologico di Venezia. I reati ipotizzati erano abuso d’ufficio, falso ideologico, falso materiale, corruzione per atto d’ufficio, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Il tutto nell’ambito del braccio di ferro politico-amministrativo per giungere al via libera al revamping di Italcementi.
La richiesta di archiviazione e i dubbi. Il sostituto procuratore Baccaglini il 20 dicembre scorso ha però chiesto l’archiviazione, ritenendo che gli elementi emersi, pur mostrando, in particolare per la Matteazzi, «comportamenti non del tutto chiari in rapporto alla qualifica pubblica dalla stessa ricoperta», non siano comunque tali da consentire di esercitare l’azione penale. Contro la richiesta di archiviazione ha presentato atto di opposizione il comitato “E Noi?”, presieduto da Silvia Mazzetto e rappresentato dall’avvocato Maria Pia Rizzo.
L’indagine. Di «gravi violazioni di legge» poste in essere da Comune di Monselice, Parco Colli, Provincia di Padova e Soprintendenza per i Beni Architettonici, per garantire l’approvazione del revamping, parlano i carabinieri del Noe di Venezia. Anche il Tar Veneto, con il provvedimento del 9 maggio 2012, chiedeva del resto di verificare se sussistessero gli estremi dell’abuso d’ufficio. Come sottolinea lo stesso pubblico ministero nella richiesta di archiviazione, i carabinieri del Noe «avevano già evidenziato… alcuni profili di antigiuridicità della condotta degli amministratori pubblici a vario titolo interessati e coinvolti nella vicenda, sottolineando come, ad un certo punto, vi fosse stato, non solo in seno al Comune di Monselice ma anche in capo all’Ente Parco Colli e alla Soprintendenza… un cambio di atteggiamento nei confronti del progetto di revamping».
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L’ipotesi di corruzione. Ancora i carabinieri sottolineavano come «tale “ripensamento” si affiancasse a situazioni di favore (compensi, incarichi…) elargiti a amministratori, dipendenti, a vario titolo operanti all’interno degli enti interessati, ciò che portava fondatamente a ritenere la sussistenza del reato di corruzione». Il pm riporta anche alcuni esempi delle risultanze emerse dalle indagini. Un caso è quello di Luca Callegaro, sindaco di Arquà Petrarca: «Da sempre contrario al progetto, aveva poi mutato opinione; risulta che abbia ricevuto il 21/10/2011, con determina 803 del Comune di Monselice, l’incarico per la realizzazione di interventi per la sicurezza stradale dell’importo di euro 430.000, dei quali 12.480 assegnati alla progettazione e quindi al raggruppamento di professionisti che li avrebbero realizzati, rappresentati dallo stesso Callegaro».
Ancora, i consiglieri dichiaratisi contrari al revamping «venivano di volta in volta sostituiti», mentre alcuni,Tiziano Montecchio Andrea Basso, «ricevuti degli incarichi fiduciari da parte del sindaco, si pronunciavano, rispettivamente a favore e astenuto». Il pm cita anche Gianni Mamprin, vicesindaco: «In contatto con le dirigenze aziendali delle cementerie, si rivolgeva alle stesse per richiedere e sollecitare sponsorizzazioni per le varie attività promosse dall’amministrazione comunale con le associazioni locali (feste Pro loco, manifestazioni della Giostra della Rocca…)». Fondi, sottolinea il pm, che il vicesindaco ha raccolto anche per concerti e manifestazioni: «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi».
Lunghi invece si era schierato apertamente dalla parte di Italcementi fin dai volantini elettorali. Mentre la Matteazzi si era discostata dal parere contrario della Commissione tecnica del Parco, dando il suo benestare al revamping. La stessa Matteazzi, ricorda il pm, oltre che dipendente del comune di Loreggia lo era anche del ministero dei Beni culturali, e quindi molto legata a Ugo Soragni, il Soprintendente che a sua volta diede il via libera al revamping (contro un primo parere istruttorio della Soprintendenza). Dalle intercettazioni telefoniche, la donna appare «molto attenta nell’uso del telefono tanto che sovente tace informazioni reputate sensibili rimandandole a incontri di persona». Incontri avvenuti con dirigenti di Italcementi come Edoardo Giudice andrea, il promotore del revamping. Un altro filone di indagine riguarda la nomina a capo ufficio tecnico di Monselice dell’ingegner Mario Raniolo: un concorso, secondo l’accusa, pilotato perché fosse proprio lui a occuparsi del revamping.
L'area del Revamping a Monselice.

ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E' STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?
La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita


Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altri motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.



Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine


Per maggiori informazioni si trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:





PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009 CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008



TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2 SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL LUGLIO 2008 



A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA', GULLO, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI, interlandi, RAFFINERIE, Sansone, Tolomei, zuccarello, RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI


Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi»

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