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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:25


ASSESSORE AMBIENTE SICILIA LO BELLO E DR CAPILLI COAUTORE PIANO IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE AMBIENTE ARS DEL 26 09 2013 DICHIARANO: IL PIANO ARIA SICILIA E' COPIATO

Al nostro Blog è
pervenuta una email con allegato    la registrazione audio  della
audizione  della Commissione
Ambiente della Regione Sicilia  tenutasi
il  26 settembre 2013, con la richiesta
di pubblicazione 












AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA











AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA





Audizione sulle problematiche inerenti il passaggio a livello di via Paestum e ilsistema ferroviario presso il  comune  di Ragusa.

Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio 26 settembre 2013
   La seduta inizia alle ore 11.00.




Il PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e riferisce che sul tema relativo al piano regionale di risanamento della qualità dell’aria
sono state intraprese numerose attività e auspica che si raggiungano dei risultati, vista la presenza dell’Assessore per il territorio e per l’ambiente.





L’onorevole CIRONE ricorda gli atti ispettivi che ha presentato e la risoluzione approvata in Commissione. Dichiara che si tratta di un tema molto delicato che coinvolge interessi sensibili, quale la salute.


Rammenta dell’incontro che la Commissione ha tenuto presso il comune di Melilli e la grave situazione che interessa
la popolazione della provincia di Siracusa, che attendono risposte concrete e risolutive avverso i fattori inquinanti causati dall’industrializzazione.



L’onorevole SORBELLO, in relazione alla zona di Siracusa, considera prioritari due obiettivi: da una parte la necessità
della rivisitazione dell’autorizzazione integrata ambientale e dall’altra la opportunità di programmare una nuova collocazione delle centraline, in grado di monitorare costantemente gli agenti inquinanti.



Nonostante consideri apprezzabile l’attività svolta da parte della Provincia di Siracusa e dall’ARPA, allo stato attuale, un’area di 10 chilometri è interessata da emissioni di sostanze altamente pericolose provenienti dalle industrie
che sono ivi insediate.



Il dott. LICATA di BAUCINA, dirigente generale ARPA Sicilia, rinvia alle dichiarazione già espresse nella seduta n. 56 dell’11 luglio scorso circa il piano regionale di risanamento della qualità dell’aria, ricordando che l’ARPA ha stipulato con l’assessorato del territorio un protocollo per fornire i dati utili per l’adeguamento del piano al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Sulla problematica riguardante la zona di Siracusa comunica che ha trasmesso al Ministero dell’ambiente una nota con la quale viene chiesta una rivisitazione dell’AIA nella zona de qua.
Tuttavia, non essendo organo competente ad inoltrare tale istanza è stata trasmessa all’assessorato del territorio affinchè provvedano.



Il sig. GENCHI, CGIL, osserva che sei anni fa Legambiente denunciava che il piano regionale sulla qualità dell’aria era il prodotto di un copiato dal piano della Regione Veneto. Nonostante una particolare attenzione mediatica, non è susseguito alcun intervento. Infatti, il piano contiene dei riferimenti che non risultano compatibili con il territorio siciliano,anzi, vi sono rinvii a territori pianeggianti e percorsi che appartengono alla realtà veneta. E sebbene sia stata chiesta più volte la revoca del piano, ancora oggi sul sito dell’assessorato del territorio si trova pubblicato il suddetto piano con delle lievi modifiche. Sulle
aree ad elevato rischio ambientale, come Siracusa, erano state stanziate ingenti somme per il risanamento dell’aria, di cui non si è visto alcun beneficio. Stigmatizza, inoltre, i contenuti della recente AIA sul petrolchimico di Siracusa, che opera dei rinvii in un’ottica di prospettive future.



La sig.ra LO BELLO, Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, esprime compiacimento per le iniziative intraprese sull’argomento in merito al quale ha dato risposta alle interrogazioni presentate.


Ammette che il piano in questione è stato frutto di una riproduzione di un piano di altre regioni, ma assicura che i dati ivi contenuti sono della Regione siciliana. E su tali dati si è provveduto a dare attuazione mediante l’adozione di decreti assessoriali.
Sostiene che il ritiro del piano comporterebbe una lacuna e che, pertanto, sarebbe più opportuno procedere ad un aggiornamento dello stesso. Informa che ha avviato dei tavoli su tale tema, affinchè la Regione si adegui alle direttive del decreto legislativo n. 155 del 2010. Assicura che un’attenzione particolare è dedicata all’aria di Siracusa. A tal proposito informa di un prossimo incontro presso il Ministero dell’ambiente sulla rivisitazione dell’AIA di cui ha parlato il dott. LICATA di BAUCINA e sulla rete di monitoraggio dati che deve essere attivata nella Regione. Deposita una relazione redatta dai propri uffici
sull’argomento datata il 22 marzo scorso.
L’onorevole SORBELLO chiede che prima di procedere alla rivisitazione dell’AIA vengano coinvolti gli enti locali della zona interessata.


Il dott. CAPILLI (uno dei redattori del Piano n.d.a.), dirigente dell’Assessorato delterritorio e dell’ambiente, riconosce che il piano sia stato copiato da altre regioni, ma è operativo da sei anni ed ha prodotto anche effetti, contenuti in alcuni decreti assessoriali.


Il sig. CIAMPOLILLO, Comitato Cittadino Isola Pulita,rappresenta che il piano attualmente ancora vigente non contiene alcun riferimento alle zone interessate da cementifici. Chiede come l’Italcementi presso Isola delle Femmine abbia
ottenuto l’AIA se tali zone non risultano presenti nel piano.



Il PRESIDENTE chiede chiarimenti in merito al rilascio dell’AIA al citato cementificio, senza il presupposto, ovvero la previsione all’interno del piano regionale


Il dott. CAPILLI riconosce che il piano non contiene alcunché sui cementifici, si limita a prevedere l’inventario regionale delle emissioni.


La dott.ssa NICOTRA, esperta in materia ambientale, elenca una serie di sostanze inquinanti che risultano presenti in tutta la zona di Siracusa. Riferisce che le sostanze rilevate sono
altamente pericolose per la salute umana e il decreto legislativo n. 155 non le elenca tutte. Pertanto, propone che la Regione si faccia carico di aggiungere all’elenco nazionale tali sostanze mediante un atto proprio. Tra queste ricorda le emissioni di PM10 provenienti dalle torce del petrolchimico che sono continuamente accese e le emissioni provenienti dai camini. Dichiara, inoltre, che nella zona sono presenti inceneritori i cui
controlli sono deferiti alle stesse società titolari dell’impianto. Ritiene che i controlli debbano essere compiuti da un
organo esterno, quale potrebbe essere l’ARPA.



Il PRESIDENTE condivide la proposta di adottare un atto regionale, trattandosi di materia che operando in via restrittiva nel rispetto dell’ambiente e della salute rientra tra le competenze regionali.


L’onorevole CIRONE ritiene che la soluzione sia da individuare nell’adozione di un decreto assessoriale riferisce
di un lavoro di monitoraggio di sostanze non soggette a controllo da parte della prefettura.



Il sig. GENCHI rappresenta le anomalie delle torce che sono sempre accese, sostenendo che servono non come segnale di mal funzionamento, bensì per bruciare alcune sostanze. Avverte sulla necessità di intervenire a disciplinare le bolle di raffineria, su cui riferisce di avere redatto nel 2006, quando prestava servizio presso l’assessorato del territorio, una relazione che contiene proposte normative sulla materia.


Il sig. LA ROSA, CGIL, suggerisce all’Assessore di avviare una consultazione con i rappresentanti di tutte le categorie prima di redigere un nuovo piano sulla qualità dell’aria. E aggiunge che tale piano deve essere coordinato con gli altri piani
regionali, quale ad esempio quello dell’energia.



Il Prof. LOMBARDO, Università di Palermo, contesta le modalità di redazione del piano, non essendo sufficiente inserire dei dati di una regione in un contesto di un’altra regione.


Il PRESIDENTE condivide il suggerimento di creare una rete di coordinamento tra tutti i piani regionali.


L’Assessore LO BELLO chiarisce che gli effetti citati che il piano ha finora prodotto sono effetti relativi all’organizzazione amministrativa. Ritiene meritorio il contributo che la Commissione sta offrendo con la seduta odierna. Si impegna ad organizzare un incontro con le parti presenti successivo al confronto con gli organi ministeriali.


Il sig. CIAMPOLILLO ribadisce l’opportunità di revocare il piano attualmente pubblicato sul sito dell’assessorato.

Il PRESIDENTE dichiara concluso il primo punto all'ordine del giorno e passa al secondo punto.



Sig.ra LO BELLO Maria, assessore regionale per il territorio e l'ambiente
Dott. BARTOLOTTA Antonino, assessore regionale per le infrastrutture e la
mobilità
Dott. GULLO Gaetano, dirigente generale dipartimento regionale ambiente
Dott. ARNONE Giovanni, dirigente generale dipartimento regionale
infrastrutture, mobilità e trasporti
Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
Dott. PICCITTO Federico, sindaco del comune di Ragusa
Ing. CUCINOTTA Andrea, direttore generale responsabile per la Sicilia di RFI
Prof. LOMBARDO Alberto, Università di Palermo
Dott. FONTANA Domenico, Legambiente Sicilia
Sig. LA ROSA Alfio, CGIL
Sig. GENCHI Gioacchino, CGIL
Sig. JANNI Leandro, Italia Nostra
Sig. PALMIERI Angelo, WWF
Prof. SOLARINO Luigi, Decontaminazione Sicilia
Sig. CASELLA Mario, Decontaminazione Sicilia
Sig.a BIANCO Asessandra, AugustAmbiente
Sig. CIAMPOLILLO Giuseppe, Comitato Cittadino Isola Pulita
Sig. GURRIERI Giuseppe, CUB trasporti provinciale
Sig. RAGUSA Salvatore, CUB trasporti provinciale
Sig. PATRIARCA Andrea, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. COSTA Giuseppe, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. FIRRINCIELI Sergio, comitato NO MURO





  



Ambiente, verso un nuovo piano della qualità dell’aria

settembre 27, 2013 • 1 Comments


PALERMO – Il governo regionale sta lavorando ad un nuovo Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria. Lo ha detto ieri, 26 settembre, in Commissione all’Ars, l’assessore al ramo che ha anche accolto la richiesta di associazioni e della di “rendere più cogenti” i controlli sull’inquinamento dell’aria in Sicilia.




«Lo faremo attraverso un testo di legge anzi, se possibile, con decreto assessoriale», ha detto Lo Bello.
Al centro delle preoccupazioni della Commissione, Cgil e associazioni ambientaliste, situazioni come quella dell’area industriale di Siracusa con 10 km di impianti industriali e alcuni inquinanti che, dice Trizzino “non sono neppure contemplati nei decreti legislativi nazionali che regolano la materia. E’ per questo che abbiamo chiesto un intervento legislativo aggiuntivo che migliori e perfezioni la lotta all’inquinamento dell’aria sull’isola”. Sotto i riflettori anche l’operato dell’Arpa.


«Ci sono situazioni paradossali– dice il presidente della Commissione, – A Gela, ad esempio, dove sono presenti 48 camini industriali, per i controlli c’è un solo tecnico dell’Agenzia».


Un capitolo spinoso, quello dell’inquinamento dell’aria in Sicilia.


Non solo per lo scandalo del Piano regionale di risanamento finito nel mirino anche della Procura perché si scoprì – era il 2007, l’assessore era allora Rosanna Inerlandi e il dirigente responsabile, Salvatore Anzà –che il piano era un “copia incolla” di quello del Veneto, ma perché dopo il Piano di risanamento e soprattutto con norme più stringenti rispetto alle emissioni inquinanti, molte aziende potrebbero essere chiamate a un adeguamento degli impianti.


Ma quali sono i tempi del nuovo Piano regionale?


«Lo Bello – dice Trizzino –ha riferito alla Commissione che la programmazione generale è già all’esame del Ministero. E che, una volta avuto l’ok da Roma, il governo riunirà il Tavolo tecnico per stilare il Piano definitivo”.


Di fatto dal 2007 ad oggi, da quando cioé Legambiente svelò in una conferenza stampa che il Piano della Regione siciliana altro non era che la fotocopia di quello della Regione Veneto (risalente al 2000 e, bocciato dalla Commissione Europea), l’isola è rimasta senza un vero strumento di programmazione e pianificazione per il risanamento dell’aria. Per questo, lo scorso aprile i deputati del M5S avevano presentato all’Ars una interpellanza al presidente della Regione, Rosario Crocetta.


E il Gup di Palermo rinviato a giudizio, ad aprile, i presidenti Cuffaro e Lombardo insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente. A scandalizzare l’opinione pubblica del Piano fotocopia fu il fatto che tra le parti copiate ce n’erano alcune ch generavano, come si legge nell’interpellanza dei Cinque Stelle “inedite comunanze climatiche tra il Veneto e la Sicilia: tipo il sistema aerologico padano della Regione Sicilia o la limitazione dell’utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima».
http://www.ilmattinodisicilia.it/ambiente-verso-nuovo-piano-della-qualita-dellaria/#sthash.bAme1uee.dpuf


IN SICILIA DAL 9 AGOSTO DELL’ANNO 2007 NON SI RESPIRA LA STESSA ARIA


Il “rigido clima della Sicilia” ci ha reso più Europei,
Oltre al Bacino aerologico Padano” in Sicilia abbiamo le “piste ciclabili lungo l’argine dei fiumi e dei canali” presenti nei centri storici dei comuni siciliani


Dal 9 AGOSTO 2007 sembra che in Sicilia sia mutato anche l'assetto autonomistico, dato che anche il Parlamento, l’Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale, come quello del Veneto”


Sono tornate le comunità montane, l'intero territorio è diventato pianeggiante sono nati il Sistema Ferroviario Metropolitano regionale (SFMR), il Comitato di indirizzo e Sorveglianza (CIS), i Tavoli Tecnici Zonali (TTZ), il bollettino dei Centri Operativi Provinciali (COP), ma, di contro, non c'è traccia dei 3 poli petrolchimici, delle centrali termoelettriche, dei cementifici e della distilleria più grande d'Europa; la Gazzetta Ufficiale Siciliana si chiama GUN e non GURS e tra i progetti previsti ne figura uno persino della Regione Lombardia approvato con Decreto della Giunta lombarda e corredato da varie Delibere della medesima Giunta; talune Direttive comunitarie e normative nazionali sono citate in via di emanazione o vigenti, nonostante siano intervenuti l'emanazione, il recepimento e in qualche caso l'abrogazione.


Per ogni eventuale dubbio esplicativo o interpretativo, a pag 26, cap 1,§ 1.6, sub § 1.6.1., era indicato il link http://servizi regionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, salvo scoprire che non si era indirizzati ad un documento siciliano, ma direttamente al cap 4 del Piano della Regione Veneto.

Risultato:un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete.




INDIVIDUATE LE FONTI DA CUI SONO STATE LETTERALMENTE
TRATTE PAGINE INTERE DEL “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007



Complessivamente il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007:


Le 241 pagine risultano tratte dalle 323 pagine, o da porzioni di esse, tratte da 27 FONTI presenti anche in rete (N.B.: alcuni siti originari hanno subito cambiamenti negli anni, ma le pagine oggetto della copiatura sono state salvate)


Il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” è stato COPIATO da:
  • COPIATE dal “Piano Regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera”
    D.G.R. 902 del 4 Aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE dal "Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera" DGR 902 del 4 aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE da Programma Pluriennale regionale attuativo
    regolamento CEE 2080 biennio 98/99 pagine n 6
  • COPIATE da Il Turismo in Sicilia pagine n 1
  • COPIATE da Relazione Stato dell’Ambiente Agenda 21 Comune
    Palermo pagine 7
  • COPIATE da Annuario ARPA 2005 pagine n 18
  • COPIATE da Annuario ARPA 2004 pagine n 49
  • COPIATE da Provincia Torino Ambiente Inquinamento Biossido di Azoto Zolfo pagine n 3
  • COPIATE da Annuario ARPA 2006 pagine n 18
  • COPIATE da AMIA Palermo realzione 1997 1998 pagine n 4
  • COPIATE da AMIA PA III Relazione pagine n 7
  • COPIATE da Carta Climatica e Atlante Climatologico della
    Sicilia pagine n 15
  • COPIATE da Università Ferrara Tesi di Laurea
    “L’Ambiente Naturale”
    pagine n 1
  • COPIATE da Enea 1999 pagine n 4
  • COPIATE da I Processi di desertificazione pagine n 1
  • COPIATE da Istituto Veneto Tesi di Laurea pagine n 2
  • COPIATE da Piano Provinciale Tutela Qualità aria Prov Autonoma
    Trento pagine n 1
  • COPIATE da AMIA V Relazione pagine n 9
  • COPIATE da APAT Biomonitoraggio 2005 pagine n 2
  • COPIATE da Linee Guida Comprensorio del Mela pagine n 3
  • COPIATE da ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pagine n 15
  • COPIATE da AMIA 3-4-5- Relazione pagine n 1
  • COPIATE da D.M. 261/02
    Normativa pagine n 4
  • COPIATE da Genchi Cammarata pagine n 11
  • COPIATE da Piano Direttore Assessorato Turismo Trasporti Sicilia pagine n 3
A cura del Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine





http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/




PIANO REGIONE SICILIA DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE ADOTTATO CON D.A. N 176/GAB DEL 9 AGOSTO 2007


Il Piano oltre a rappresentare un collage di capitoli, paragrafi ….. integralmente trascritti da pubblicazioni di altri Enti ed Amministrazioni, riproduce delle “inverosimili” SIMILITUDINI SOMIGLIANZE COPIATURE REFUSI ERRORI …….con l’omologo piano:


IL “PIANO DELLA REGIONE VENETO PER LA TUTELA E IL RISANAMENTO DELL’ARIA” (delibera 452 15 febbraio 2000) ADOTTATO CON DELIBERAZIONE N 57 DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO L’11.11.2004 che nell’APRILE 2006 LA COMMISSIONE AUROPEA BOCCIA


La distribuzione delle pagine del Piano Aria Regione Sicilia Copiato con il
relativo numero di pagine oltre al Piano Veneto dalle oltre 20 fonti da cui si è “ricopiato”



Capitolo 1:
11 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto 16 Pagine. Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 16 (riportate nel fascicolo da pagina 8 a pagina 16 e da pag 22 a pagina 28) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 8


Capitolo 2:
34 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 15 (riportate nel fascicolo pagine 5-6-8-10-16-17-18-21-43-53 e da pag 55 a pagina 59) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19


Capitolo 3:
30 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 10 (riportate nel fascicolo pagine 4-6-9-12-38 e da pag 46 a pag 9 e pag 56) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19


Capitolo 4-5-6-7-8-9-10-bibliografia glossario:
36 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 27 (riportate nel fascicolo da pag 24 a pag 36 da pag 40 a pag 43 pagine 46 e 47- pagine 51-56-57-58 e da pagina 63 a pagina 66) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate
oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 24



RIEPILOGO DEL NUMERO DI PAGINE COPIATE:


131 paginedel Piano Aria Veneto
ricopiate nel Piano Aria Regione Sicilia composto di 241 pagine Pagine intere copiate dal Piano Veneto in N° 68 Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente
copiate
oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 70





COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO











COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO


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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:23
Heidelberg-Italcementi, occupazione a rischio?

Laura Magna

Heidelberg-Italcementi, occupazione a rischio?



Subbuglio sul futuro della Italcementi ora tedesca. Gli addetti ai lavori avevano assicurato che non ci sarebbero stati tagli occupazioni dopo l’acquisizione da parte del gruppo Heidelberg. Ma ora, secondo i sindacati, lo scenario è diverso.
LE PROTESTE DEI SINDACATI
«Hanno iniziato dalla fine, chiedendo gli ammortizzatori sociali prima ancora di aprire le trattative, e con una divisione in due della procedura, tra cessazione e riorganizzazione, che di fatto spacca il gruppo – sottolinea Danilo Mazzola della Filca Cisl – E questo a fronte di un piano industriale che ancora non c’è perché l’azienda sostiene che i tedeschi non hanno ancora fatto sapere niente. Invece è necessario avere chiarezza». L’incipit è di un pezzo uscito sul Corriere della Sera, edizione di Bergamo, venerdì 16 ottobre. Ed esprime tutte le preoccupazioni dei sindacati – non solo Filca Cisl ma anche Fillea Cgil e Feneal Uil – sui progetti della tedesca Heidelberg che quest’estate ha conquistato l’italiana Italcementi, facendo sperare in un risanamento di una società ormai sfiancata, risanamento che passerebbe però attraverso un ingente taglio di posti di lavoro: i due terzi dell’attuale forza lavoro. I sindacati passano al contrattacco e chiedono che Bergamo resti la testa della conglomerata italo-tedesca per il Sud Europa.
CIGS O NON CIGS
L’oggetto del contendere è innanzitutto la richiesta nuovi ammortizzatori sociali invece della Cigs – che non può essere rinnovata – per 440 dipendenti in scadenza il prossimo 31 gennaio. “Una delle ipotesi – si legge in una nota congiunta delle sigle sindacali – potrebbe prevedere l’utilizzo della Cigs per cessazione totale attività per gli stabilimenti di Monselice e Scafa, già sospesi da anni, nonché la cessazione parziale per gli stabilimenti di Castrovillari, Sarche di Calavino e Salerno che si potrebbe concludere a gennaio 2017”, cioè a riorganizzazione completata.
CONSOLIDAMENTO NECESSARIO
Eppure all’indomani della fusione tra Italcementi e la tedesca Heidelberg il mercato aveva brindato all’operazione. Il settore del cemento in Europa è in una fase generale di consolidamento e a fare da apripista al processo è stata appunto la fusione, entrata nella fase finale a giugno, tra la svizzera Holcim e la francese Lafarge che hanno dato vita a un colosso di dimensione doppia rispetto al diretto inseguitore. Il cemento è un comparto in cui più che l’innovazione contano i grandi numeri e le economie di scala.
PROBLEMA OCCUPAZIONE, VISIONI CONTRAPPOSTE
Ora però che il rischio della perdita di posti di lavoro si fa concreto. Eppure ad agosto un esperto vicino al dossier aveva assicurato a formiche.net che “anche secondo la Commissione Antitrust il mercato della cementiera è un mercato locale, sarebbe assurdo che Heidelberg avesse comprato una quota importante di Italcementi per chiudere gli stabilimenti italiani e trasportare in Italia il cemento dalla Germania: non sarebbe conveniente”. “Le uniche zone di sovrapposizione – continuava la fonte – sono il Belgio e in parte gli Usa dove sarà l’Antitrust a imporre eventuali vendite. Ma per l’Italia questa fusione è neutra dal punto di vista occupazionale: le uniche posizioni a rischio sono quelle funzionali, la finanza di Italcementi era già basata a Parigi e potrebbe diventare tedesca o Heidelberg potrebbe spostare la propria nella capitale francese, ma i 19500 dipendenti su 20mila che sono nelle unità produttive possono dormire sonni tranquilli”.


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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:21
Il giudice Silvana Saguto mandava gli uomini della scorta a fare la spesa: "Comprami il dentifricio e lo smalto" 

La Stampa Pubblicato: 23/10/2015 11:30 CEST


SILVIA SAGUTO


"Comprami lo spazzolino Elmex verde, il filo interdentale non cerato Oral-B e un dentifricio Mentadent non granulare per Francesco". È la lista della spesa inviata dal giudice Silvana Saguto a un uomo della sua scorta via sms, pubblicata da La Stampa
"Quelli non fanno mai un c....", diceva al telefono e spediva gli agenti in farmacia, a prendere una ricetta nell'ambulatorio medico e a portarla alla madre.
E se il giudice era dell'estetista, ma le mancava lo smalto non c'era problema: "Viene Carmine (agente,ndr) a prenderlo", diceva al marito
Il giudice Silvana Saguto è l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, finita nel mirino della polizia tributaria e dei pm di Caltanissetta che indagano sugli incarichi multimilionari, assieme all'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara e a suo marito Lorenzo Caramma, nominato coadiutore di diverse amministrazioni per volere della moglie. I pm indagano su presunte tangenti.
Il giudice Saguto, stando alle intercettazioni, rimprovera al telefono suo figlio chef Elio Caramma per le spese eccessive
"Siamo indebitati persi. Non è possibile, non si può fare, non esiste stipendio che possa garantire queste cose. La nostra situazione economica è arrivata al limite totale, non è possibile più, completamente! Ci sono sempre nuove cose! Voi non potete farmi spendere 12, 13, 14 mila euro al mese, noi non li abbiamo questi introiti"
Per rimediare alla crisi economica della famiglia il giudice avrebbe ottenuto denaro, recapitatole direttamente a casa in un trolley, dall'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara. La vicenda è stata ricostruita dai finanzieri, grazie a pedinamenti e intercettazioni da cui erano emerse una serie di richieste di rientro di scoperti per migliaia di euro avanzate da Banca Nuova e America Express ai coniugi Caramarra. La giudice e l'amministrazione giudiziario parlano in codice: i soldi diventano "documenti" nelle chiamate intercettate.
Dopo la consegna del denaro la Finanza appunta
"Dopo l'incontro per diversi giorni la Saguto non contatta più inisistentemente Cappellano per parlare della documentazione e i dipendenti di Banca Nuova non contattano più Caramma Lorenzo".
Il conto è stato saldato, ma come?

Silvia Saguto, Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, sotto inchiesta per corruzione su gestione beni mafiosi

La Procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per corruzione, induzione e abuso d'ufficio nei confronti della Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, che si occupa della gestione dei patrimoni mafiosi sottoposti a sequestro.
La notizia dell'inchiesta è contenuta in una nota ufficiale della stessa Procura di Caltanissetta "allo scopo - è scritto - di evitare il diffondersi di notizie inesatte". "Su disposizione della Procura della Repubblica di Caltanissetta - si legge nella nota - militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, in alcuni casi con la diretta partecipazione dei magistrati titolari del relativo procedimento penale, hanno eseguito ordini di esibizione nonché decreti di perquisizione e sequestro in data 9 settembre 2015".
"Questi atti istruttori - prosegue la nota - sono stati compiuti per acquisire elementi di riscontro in ordine a fatti di corruzione, induzione, abuso d'ufficio, nonché delitti a questi strumentalmente o finalisticamente connessi, compiuti dalla Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo nell'applicazione delle norme relative alla gestione dei patrimoni sottoposti a sequestro di prevenzione, con il concorso di amministratori giudiziari e di propri familiari".
La difesa del magistrato: "Nessun dubbio sul mio operato". "Non ho dubbi sul mio operato e chiederò subito di essere interrogata": così il magistrato Silvana Saguto ha commentato con il sito on line Live Sicilia. Il magistrato ha aggiunto: "Incarichi a mio marito? Ne ha avuto uno solo a Palermo, e oggi chiuso, che risale agli anni in cui non ero alla sezione misure di prevenzione".















Beni confiscati, i pm accendono i riflettori sul denaro contante a casa della Saguto 

di Riccardo Arena


Nelle intercettazioni il giudice e il padre parlano di «mazzettine» coi soldi. Lei dice che servivano perché le carte di credito non sempre sono accettate

inchiesta beni sequestrati, Gioacchino Natoli, Silvana Saguto, Palermo, Mafia e Mafie



PALERMO. «Tu hai preso i soldi dalla borsa?», chiede Vittorio Saguto alla figlia Silvana, che, il 20 agosto, risponde: «Io ho preso solo quando c'erano i pezzi da cento, solamente, i pezzi da cento li ho presi, non so quanti erano però precisamente, quindi una parte l'ho levata». E il padre, che inizialmente non trova il denaro, ricorda che c'erano «due, tre mazzettine di quelle». Mezz'ora dopo i due si risentono: «Tutto a posto - dice l'uomo -. Allora, quando vieni qua? Ci sono tre... roselline».

Il denaro contante
Circolava, e non poco, in casa dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, oggi indagata a Caltanissetta con le ipotesi di corruzione, concussione per induzione, abuso d'ufficio. Lei, la Saguto, sostiene che era un'esigenza legata al fatto che le carte di credito - la sua, un'American Express in particolare - non sempre sono accettate e per le spese correnti era costretta a prelevare.
Ma chi indaga ci crede poco e guarda anche ai passaggi delle conversazioni intercettate in cui il giudice denuncia notevoli difficoltà economiche. Cosa che imprime un'accelerazione all'indagine sui presunti scambi di favori con gli amministratori giudiziari, con nomine di comodo per il marito del giudice, l'ingegner Lorenzo Caramma, pure indagato. E poi il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza cerca riscontri che sostengano la tesi dei versamenti di contanti a Vittorio Pietro Saguto, che avrebbe ricevuto il denaro per la figlia. L'anziano padre del magistrato è indagato pure lui, per autoriciclaggio.

La nomina sfumata
Nel contesto generale si inseriscono le trattative per la nomina di Lorenzo Caramma anche come coadiutore nella gestione del Cara di Mineo, dopo il sequestro della società che lo gestiva, deciso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, presieduta da Guglielmo Muntoni, amico della Saguto. Davide Franco, uno degli amministratori, aveva chiamato più volte l'ingegnere. Il 4 settembre era praticamente fatta. Ma l'8 sono scattate le perquisizioni disposte dai pm nisseni.
Parcelle da un milione a testa
È comunque Gaetano Cappellano Seminara, l'amministratore giudiziario al centro di polemiche da almeno due anni e mezzo, il protagonista di alcuni passaggi: «Ma su Palermo - chiede al presidente - misure? Perché considera che noi, lasciata Gas Natural, questa di qua ci impegna molto poco, questa di Roma». Saguto: «Ora vediamo, per ora non abbiamo niente, nemmeno una carta, non c'è più niente per me».
In un altro colloquio, intercettato sempre nell'ufficio del giudice, Cappellano dice: «Abbiamo presentato a Fabio Licata (altro magistrato sotto inchiesta, ndr) la liquidazione di Gas Natural. Eh, in buona sostanza, alla fine, abbiamo chiesto un milione di euro l'uno, complessivamente... io ho chiesto a parte il rimborso forfettario, perché sono l'unico avvocato fra i tre amministratori... sono 700 milioni di euro di volume d'affari». Ieri il presidente della Corte d'appello, Gioacchino Natoli, e il pg Roberto Scarpinato sono stati sentiti dalla prima commissione del Csm, alla quale hanno chiesto di intervenire subito.

«Morirò, ma morirò ricco»
Un altro capitolo riguarda i rapporti, che dalle intercettazioni appaiono altamente conflittuali, con Walter Virga, figlio di Tommaso, giudice ed ex componente del Csm. Secondo i pm nisseni, il giovane avvocato avrebbe ottenuto due misure per «ringraziare» il padre di aver fermato iniziative ed esposti disciplinari contro la Saguto. Tesi anche questa respinta dai diretti interessati.
Le misure Bagagli e Rappa rendono bene: ci sono gli attacchi mediatici, «però domani facciamo i bonifici. Io morirò, ma morirò ricco», dice Virga jr, forse con ironia, alla moglie, Giuliana Pipi, con lui nei cda delle aziende.

La nuora allontanata
Ma il discorso è più ampio e riguarda la Saguto imprenditrice, che dà lavoro. A persone conosciute e di fiducia, spiega lei, perché il settore dei beni sequestrati alla mafia presuppone la massima fiducia. E però il 7 giugno Walter Virga si sfoga con il suo coadiutore Alessio Cordova, dopo avere allontanato dal proprio studio Mariangela Pantò, fidanzata di Francesco Caramma e dunque futura nuora della presidente: la questione è sfociata in una lite con la Saguto. «Fosse successo a me - dice Virga - mi sarebbe dispiaciuto, ma me la sarei presa con mia suocera, perché io avrei detto, guarda, se tu, diciamo, non cercavi di infilare tutta la famiglia, tutti gli amici dei tuoi figli in tutte cose, non finivi su tutti i giornali, sputtanata in tutto il mondo». Parlando con Tommaso Virga, il figlio Walter si lamenta del modo in cui la Saguto ha affrontato la questione: «Lei avrebbe detto che il problema non si pone, perché Mariangela paga un affitto... ma non è vero». E il giudice, che appare molto in ansia: «No, no, si chiude, Walter... si chiude, si chiude...».
La rabbia del presidente
L'amarezza di Virga è condivisa da Cordova: «Io in generale, almeno dal mio punto di vista... non avremo mai più nessun incarico chiaramente dalle misure di prevenzione». E in effetti la Saguto è arrabbiatissima: «Mi dà fastidio perché è stata fatta in questa maniera e lui pagherà le conseguenze di questa decisione... Lui (Virga jr, ndr) lo devo rivedere io e appena lo rivedo, vedrai cosa non succede. La piena la stiamo reggendo tutti, lui non la vuole reggere. E non la regga, ci penso io».
Il figlio del cancelliere
La Saguto il 31 agosto chiama un cancelliere del tribunale: «Intanto cominciamo con tuo figlio, sicuramente». Poco dopo riceve un collaboratore di Cappellano Seminara, Aulo Gigante: «Senti qua, per Vincenzo (non identificato, ndr) avremmo trovato probabilmente un posto, adesso, nell'amministrazione Virga. Però c'è una persona che voglio presa in cambio, che è il figlio di un cancelliere». Qualche giorno dopo il giudice precisa alla diretta interessata: «Tuo figlio lo mettiamo da Niceta, come ragioniere... Poi man mano, per tuo fratello ho parlato con Carmelo Provenzano, il professore». E l'altra: «Mio fratello per ora se l'è preso Carlo». Il 28 agosto un amministratore, Alessandro Scimeca, cerca di evitare un'assunzione con una qualifica «improponibile» per un esecutivo, chiesta da un alto esponente istituzionale: «Da fratello a sorella te lo dico, faccio tutto quello che vuoi ma non ci facciamo sparare».


I fucili e il doposole
Vittorio Saguto e il nipote Emanuele Caramma amano andare a caccia e si devono prendere munizioni e fucili e portarli a Piana degli Albanesi. È «Elio» Caramma, figlio della Saguto, ad insistere molto: «Io ci posso provare - gli spiega la madre - ma commetto un reato, porto e detenzione abusiva di materiale esplodente». E infine la scorta: la Saguto il 28 agosto fa prendere agli agenti un doposole, poi fa accompagnare la Pantò in spiaggia, infine chiede «i dischetti levatrucco, quelli grandi». Il caposcorta le risponde che ci sono quelli piccoli. «No, non li voglio».

Che affarone i sequestri e le amministrazioni giudiziarie

Aziende sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Affidate a professionisti con parcelle milionarie. Un sistema di favoritismi, nepotismi e conflitti d’interessi ora sotto inchiesta. Che coinvolge anche diversi magistrati

DI GIANFRANCESCO TURANO

Che affarone i sequestri e le amministrazioni giudiziarie

Quando parlava di professionisti dell’antimafia, Leonardo Sciascia non sapeva fino a che punto avesse ragione. Il passo dai professionisti agli affaristi è cosa fatta.


Così, il manager più pagato d’Europa non è Martin Winterkorn, ex amministratore delegato della Volkswagen in carica dal 2007, allontanato dopo lo scandalo delle emissioni con 60 milioni di euro di buonuscita. È Gaetano Cappellano Seminara, 57 anni, re incontrastato degli amministratori giudiziari, pupillo delle sezioni di misure di prevenzione dei tribunali. Per 200 giorni di lavoro l’avvocato palermitano ha chiesto 18 milioni di euro a Italcementi, pari a 90 mila euro per ognuna delle giornate trascorse nella sede della società bergamasca.



Italcementi, che aveva subito un sequestro preventivo nel 2008, aveva già versato 7,6 milioni di euro al professionista, tutti autorizzati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Il grosso della richiesta aggiuntiva, che non è passata dal vaglio del giudice, doveva fra l’altro compensare il rilascio di un’ “assurance”. È una sorta di certificato per garantire la guarigione di Italcementi da comportamenti passibili di censura giudiziaria, anche se non connessi al crimine organizzato. È l’equivalente in versione moderna delle indulgenze mercanteggiate dal clero nel cristianesimo preluterano.



È giusto aggiungere che la cifra è riferita all’insieme del team formato da Cappellano Seminara e dai suoi coadiutori, sei impiegati in pianta stabile più altri avventizi.



Ma è altrettanto corretto sottolineare che Italcementi è soltanto uno degli oltre cento incarichi ottenuti dal professionista siciliano, che è anche imprenditore in proprio con la Legal Gest consulting e con Tourism Project (hotel Brunaccini di Palermo).



La parcella da 18 milioni ha guastato i rapporti fra Cappellano Seminara e il colosso del calcestruzzo, da poco passato in mano ai tedeschi.



Italcementi si è rivolta alla giustizia. La causa ha superato due gradi di giudizio ed è al vaglio della Cassazione, che non ha ancora fissato la data dell’udienza. Ma finora i verdetti indicano che l’amministratore ha incassato più del dovuto e dovrebbe restituire una quota degli onorari di circa 2 milioni di euro.



Nel frattempo il bubbone è esploso. A Palermo è venuto alla luce un sistema opaco di favoritismi, nepotismi e incarichi in conflitto di interessi che potrebbe non essere limitato al capoluogo siciliano, dove si gestiscono quasi metà dei beni sequestrati in tutta Italia, secondo valutazioni del presidente delle misure di prevenzione Silvana Saguto.



Oltre a Cappellano Seminara, la procura di Caltanissetta indaga sulla stessa Saguto, assegnata ad altro incarico, su suo maritoLorenzo Caramma, consulente di Cappellano, sul suo collega di sezione Lorenzo Chiaramonte, sul sostituto procuratore Dario Scaletta e sull’ex componente togato del Csm Tommaso Virga.



In attesa che si sviluppi il lavoro del pubblico ministero nisseno Cristina Lucchini e del colonnello Francesco Mazzotta della Guardia di finanza, proprio il Csm ha finalmente deciso di affrontare la questione del cumulo degli incarichi nell’amministrazione giudiziaria, diventata ormai un affare da decine di milioni di euro all’anno, soprattutto nelle regioni più colpite dal crimine organizzato.



Anche la politica è dovuta tornare sull’argomento. L’ultima sistemazione datata 2011 si è rivelata disastrosa perché lascia una totale discrezionalità ai singoli tribunali sia nelle nomine sia nella definizione del tariffario che in parte è a carico delle aziende e in parte è a carico della pubblica amministrazione, quindi del contribuente.



In cambio del potere incondizionato che si è dato ai giudici delle misure di prevenzione non c’è stata garanzia di trasparenza né di rotazione negli incarichi. L’allarme lanciato dall’ex direttore dell’agenzia nazionale dei beni confiscati, il prefetto Giuseppe Caruso è rimasto inascoltato e la commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi ha preferito impegnarsi in lunghe audizioni di quegli stessi amministratori giudiziari che hanno trasformato la lotta alla mafia in un business altamente lucrativo.



ITALGAS

Nel festival del conflitto di interessi spicca la vicenda Italgas. L’azienda torinese, controllata dalla Snam, finisce sotto sequestro in modo rocambolesco.



L’avvocato Andrea Aiello, 44 anni, amministratore giudiziario della Euro Impianti Plus dei fratelli Cavallotti, sequestrata nel 2012 e in liquidazione a giugno del 2015, riferisce al pm Scaletta di alcune anomalie riguardanti i rapporti fra Euro Impianti e Italgas. In sostanza, Italgas avrebbe firmato un contratto di fornitura con Euro Impianti pur sapendo che i Cavallotti erano soggetti a rischio.



In effetti, gli imprenditori di Belmonte Mezzagno sono stati assolti dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ma restano “socialmente pericolosi” e la testimonianza di Aiello fa scattare il sequestro di Italgas il 9 luglio 2014.



Il giudice delegato Fabio Licata, che opera insieme ai colleghi Saguto e Chiaramonte ma non risulta indagato, nomina amministratore giudiziario proprio il teste dell’accusa Aiello. Da amministratore di Euro Impianti Plus, Aiello ha chiesto a Italgas un risarcimento di 20 milioni di euro per il contratto di fornitura non rispettato.



Insieme all’avvocato palermitano, sono nominati amministratori anche l’ingegnere Sergio Caramazza, il docente Marco Frey e il commercialista Luigi Saporito. I quattro vengono retribuiti dal tribunale e la cifra non è pubblica. Ma c’è una quota consistente versata dall’azienda sotto sequestro. Italgas ha pagato per un anno di sequestro 6 milioni di euro a 43 coadiutori ingaggiati dagli amministratori, per una media di 140 mila euro a testa.



Fra le criticità suggerite dagli amministratori giudiziari alla Deloitte, ingaggiata come consulente da Italgas, figura ogni genere di problema, inclusa la corretta profondità nell’interramento dei tubi, ma non profili collegati alla criminalità organizzata. La richiesta di dissequestro viene accolta a maggio del 2014 dal pm Dario Scaletta, poi indagato perché avrebbe informato Saguto dell’inchiesta che la riguardava. Nonostante questo, l’azienda viene riconsegnata il 9 luglio 2015, oltren un anno dopo il provvedimento. Ma nemmeno allora i professionisti delle misure di prevenzione si fanno da parte e riaffiorano nelle lunghe trattative per nominare il nuovo organo di vigilanza (Odv), incaricato fra l’altro dell’applicazione dei protocolli antimafia. La terna finale è guidata dal giurista di area Pd Giovanni Fiandaca insieme a Andrea Perini dell’università di Torino e a Gianluca Varraso, direttore con Fiandaca del corso di alta formazione per amministratori giudiziari della Cattolica di Milano, dove ha insegnato lo stesso Aiello.



Seppure molto qualificato, l’Odv viene integrato da tre consulenti: Carlo Amenta, Gianfranco Messina e Cristina Giuffrida, dello studio Aiello. Tutti e tre figurano fra i coadiutori dello stesso Aiello durante il sequestro di Italgas.



NATURAL GAS E GRUPPO MOLLICA

L’inchiesta che ha condotto al sequestro di Italgas, cioè la caccia al tesoro dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, ha portato al sequestro di altre tre aziende italiane controllate dal colosso energetico spagnolo Gas Natural Fenosa. Anche in questo caso, la molla è stata la fornitura da parte dei fratelli Cavallotti.



Il giudice Saguto e i suoi colleghi hanno incaricato Cappellano Seminara che, insieme ai colleghi Enzo Bivona e Donato Pezzuto, è stato amministratore giudiziario delle società dal 19 maggio 2014 fino al luglio scorso.



Anche in questa vicenda c’è stato ricorso a decine di coadiutori che sono costati nell’ordine di 1 milione di euro: una bella somma considerando le dimensioni molto più ridotte delle aziende in termini di ricavi e dipendenti.

Le traversie giudiziarie dei fratelli Cavallotti hanno un parallelo nella storia del gruppo Mollica.



Le società dei costruttori di Gioiosa Marea (Messina), guidate dai fratelli Pietro, Domenico e Antonio, sono finite nel mirino come parte integrante di Cosa Nostra, secondo le dichiarazioni di Angelo “Bronson” Siino, il ministro dei lavori pubblici della mafia.



Nel 2011, i fratelli Mollica sono stati assolti da questa accusa tanto che le loro imprese, raccolte nel consorzio Aedars, hanno ottenuto la certificazione per partecipare al rifacimento della Scuola della Misericordia a Venezia, in società con la Umana di Luigi Brugnaro.



Nel giugno di quest’anno, con i lavori della Misericordia compiuti e Brugnaro diventato sindaco della Serenissima, le aziende dei Mollica sono state sequestrate in base a una sentenza del tribunale di Roma che ha bloccato beni per 135 milioni di euro. Niente mafia, stavolta. Tre mesi prima, a marzo del 2015, Pietro Mollica era stato arrestato con l’accusa di bancarotta fraudolenta dell’Aedars e delle società consorziate, riconducibili ai Mollica. I giudici romani hanno affidato il gruppo a Cappellano Seminara.



L’avvocato palermitano adesso è a un bivio. Sembra che il presidente del tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, gradirebbe un passo indietro del superamministratore. Si attendono i passi avanti dei politici.



Aggiornamento dell'8 ottobre 2015
Precisazioni a "Che affarone quel sequestro": le lettere di Rosy Bindi, Fabio Licata, Gaetano Cappellano Seminara e Pietro Cavallotti. 




Calcestruzzi e Italcementi eseguiti altri sequestri novembre 2008


Caso Saguto, polemiche dopo le intercettazioni sui figli di Borsellino

Caso Saguto, polemiche dopo le intercettazioni sui figli di Borsellino


Saguto: "Mie parole estrapolate dal contesto". Manfredi: "Parole catalogate alla voce cattiveria", nessuno commento dal ministro Orlando. Il giudice Muntoni si giustifica: "L'ingegner Caramma ha un curriculum straordinario

"Leggo sui giornali brandelli di intercettazioni che riguarderebbero giudizi da me espressi. Si tratta di parti di conversazioni estrapolate da contesti più ampi, che singolarmente lette possono avere significati fuorvianti". Lo dice, in una nota, l'ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto in merito alla conversazione intercettata in cui il magistrato esprime pesanti giudizi sui figli del giudice Paolo Borsellino. Saguto è indagata per corruzione nell'ambito dell'inchiesta su illeciti nelle assegnazioni degli incarichi agli amministratori giudiziari dei beni sotto sequestro. "Aggiungo che probabilmente - spiega - saranno sfuggite al giornalista (l'intercettazione è stata pubblicata da Repubblica ndr) le frasi con cui esprimevo la stima incondizionata e l'affetto che ho sempre nutrito nei confronti di Paolo Borsellino, mio carissimo amico personale, collega anche di corrente ed ineguagliabile maestro". "Mi riservo di chiarire al momento opportuno, - conclude - ed in accordo con i miei legali, tutti gli aspetti giuridicamente rilevanti, relativi alla vicenda processuale".


"Io e mia sorella Lucia siamo senza parole", dice Manfredi Borsellino, dirigente del commissariato di polizia di Cefalù sul contenuto delle intercettazioni che riportano le frasi del giudice Silvana Saguto sui figli di Paolo Borsellino. "Non vogliamo commentare - aggiunge Manfredi - espressioni che andrebbero catalogate alla voce cattiveria. Solo parlandone, rischiamo perciò di attribuire importanza a chi quelle parole ha proferito".


No comment anche dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "Non voglio dire niente perché sono oggetto di un'attività di indagine e sono frutto di intercettazioni telefoniche. "Credo - ha aggiunto - che siano valutazioni che deve poter apprezzare il magistrato nell'ambito delle proprie facoltà con le quali conduce oggi le indagini e domani si formerà il giudizio".


Si difende il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, intercettato mentre rassicurava la collega Saguto - che glielo aveva raccomandato - su un prossimo incarico per il marito, l'ingegnere Lorenzo Caramma: "Ho scritto alla prima Commissione del Csm e al presidente del tribunale di Roma Mario Bresciano - racconta all'Ansa - segnalando che ritengo il mio comportamento del tutto corretto".  Sull'articolo pubblicato oggi da Republica aggiunge: "L'articolo non dice che l'ingegner Caramma ha un curriculum straordinario; questo non lo scrive mai nessuno. Preferisco non aggiungere altro, mi sembra tutto un gioco al massacro".


"E' una pagina triste - commenta Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia - mi auguro - ha detto a margine di un impegno a Quindici - che la giustizia faccia presto il suo corso".


Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia commenta: "Le indagini che coinvolgono il giudice Silvana Saguto e altri soggetti delineano un quadro inquietante di interessi e scambi attorno alla gestione dei beni sequestrati, sul quale la Cgil già nel 2013 aveva lanciato, unica e inascoltata voce, l'allarme. Istituzioni importanti rischiano il discredito, per questo ritengo che sia urgente l'intervento non solo dell'organo di autogoverno della magistratura ma di tutte le altre Istituzioni preposte e del Presidente della Repubblica nella qualità di Presidente del Csm, per ridare credibilità a queste stesse istituzioni.  Giudichiamo intollerabile la situazione che sta emergendo e che getta nello sconforto noi e tutti coloro che nella società civile sono impegnati costantemente contro la mafia, molti dei quali hanno pagato con la loro vita".


"Insultare la memoria del giudice Paolo Borsellino e i figli nel giorno della commemorazione, il 19 luglio, è l'emblema della turpitudine etica e morale. Tutto ciò lascia sinceramente sbigottiti - dice il coordinatore di Fratelli d'Italia per la Sicilia orientale Sandro Pappalardo - Fratelli d'Italia esprime solidarietà e vicinanza alla famiglia Borsellino, simbolo vero e concreto della lotta alla mafia. Raccomandazioni, favoritismi e insulti ai simboli della Sicilia onesta: il sistema Saguto non deve fare perdere però ai siciliani la fiducia negli uomini delle istituzioni che ogni giorno, seguendo l'esempio di Borsellino e Falcone, combattono indefessamente la criminalità. Occorrono però punizioni esemplari per chi tradisce lo Stato e quindi i cittadini".




"Posti di lavoro nei beni sequestrati"  Le intercettazioni del caso Saguto 

Martedì 20 Ottobre 2015 - 06:00 di Riccardo Lo Verso

Secondo i finanzieri, l'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo avrebbe segnalato amici e conoscenti per farli lavorare nelle aziende sequestrate alla mafia. "Io ti devo chiedere il favore per il prefetto".

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PALERMO - Ultimo giorno dello scorso mese di agosto. Poco dopo la undici e trenta Silvana Saguto contatta al telefono una dipendente che al Palazzo di Giustizia di Palermo fa il funzionario giudiziario. "... era per vedere cose nuove... volevo parlarti un minuto... - dice il magistrato - intanto cominciamo con tuo figlio sicuramente". L'ufficio dell'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale è imbottito di microspie. Le hanno piazzate gli investigatori della Polizia tributaria su delega della Procura di Caltanissetta.

I finanzieri scrivono nelle informative: "Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere che Silvana Saguto segnala persone da contrattualizzare (amici, conoscenti, personali o di suoi familiari) ad alcuni amministratori giudiziari". Insomma, saremmo di fronte ad una sorta di ufficio di collocamento con i nominativi delle persone da assumere suggeriti dal magistrato a capo, fino ad un mese e mezzo fa, del collegio che sequestra i beni alla mafia e nomina gli amministratori giudiziari. Suggerimenti che non sappiamo se abbiano fatto in tempo ad accogliere, visto che le conversazioni sono state intercettate in prossimità delle perquisizioni e dei sequestri che hanno fatto esplodere lo scandalo. Il lavoro degli investigatori, però, guarda indietro nel tempo per scovare assunzioni sospette avvenute in precedenza.

L'ufficio del magistrato era tappa obbligata per gli amministratori giudiziari, le cui voci sono rimaste impresse nei nastri magnetici che raccontano il "pressing" del magistrato. Quarantasette minuti dopo le undici dello stesso giorno di fine agosto nella stanza dell'allora presidente entra l'avvocato Aulo Gigante. La richiesta della Saguto è diretta e svelerebbe un intreccio di posizioni di lavoro: “... senti qua per Vincenzo avremmo trovato probabilmente un posto adesso, nell'amministrazione Virga dove lui può essere preso intero, però c'è una persona che io voglio presa in cambio... il figlio di... la conosci... il cancelliere... questo ha esperienza... ha fatto fallimenti”.

Ecco la richiesta di piazzare il figlio del funzionario giudiziario. Gigante prende tempo: "... il problema è che siamo in grosse difficoltà... mi devi dare tempo sino a dicembre, a dicembre io so se siamo vivi o morti”. Saguto: "... ma temporaneo non lo potresti prendere?... se io non trovo di meglio subito lo prendiamo temporaneo al posto di Vincenzo appena Vincenzo lo mettiamo... incomprensibile... è bravo, ha fatto fallimenti come curatore". Gigante torna a parlare delle sorti della catena di negozi di abbigliamento, tirando in ballo i vecchi proprietari alla cui gestione, almeno così sembrerebbe dalle sue parole, farebbe risalire lo stato di crisi aziendale: "... ci salviamo riducendo i costi, malgrado Massimo Niceta... vabbè comunque organizziamoci... lo facciamo".

Il 2 settembre successivo la Saguto contatta la funzionaria giudiziaria: "... dovremmo fare con tuo figlio, lo mettiamo da Niceta... in un posto che si libera... contabilità... quello che la faceva era un ragazzo che conoscevo pure io che non è diplomato ragioniere, quindi deve essere una contabilità all'ingrosso, diciamo... se dovesse andare male Niceta, proviamo altri posti... per tuo fratello ho parlato con Provenzano, il professore... ". Tre giorni prima, il 28 agosto 2015, la Saguto chiede ad un altro amministratore, Alessandro Scimeca: "… allora io ti devo chiedere il favore per il prefetto... quello là (incomprensibile) assumere, devi trovare...". "Silvana è improponibile... - Scimeca prova a resistere alle richieste - io faccio tutto quello che vuoi... ma come ti aiuto?... io al prefetto l'aiuto pure, ma non con quella mansione, ma non con quella qualifica". Saguto: "Io posso vedere anche in altri posti ma lui cosa sa fare, niente". 

Nella stessa giornata la cimici captano la conversazione fra la Saguto e il titolare di un noto ristorante-sala ricevimenti in provincia di Palermo dove andrà a lavorare il figlio del magistrato, Elio, di professione chef. Quest'ultimo, a giudicare dalle parole della madre, non è rimasto molto contento della proposta economica. L'imprenditore tranquillizza la madre: "Credo che si può superare tutto". All'indomani le cose si mettono a posto: "Sono contentissima io ed è contentissimo pure Elio". "Hanno trovato l'intesa completa", dice l'imprenditore.

Ed è sempre il futuro di un altro figlio, Emanuele, che sta a cuore al magistrato. Al padre Vittorio dice "che per ora è tranquillo, dal primo ottobre il professore (Carmelo Provenzano, ndr) dice che qualche cosa gliela troverà da fare... intanto vuole fare sto concorso per commissario... poi vuole fare un corso in criminologia... io intanto lo scrivo per l'abilitazione di avvocato". Provenzano, docente universitario ad Enna, secondo l'ipotesi della Procura di Caltanissetta, sarebbe stato inserito dalla Saguto fra gli amministratori giudiziari in cambio dell'aiuto al figlio, sia negli studi che nel mondo del lavoro.



Beni confiscati, le intercettazioni: "Il nostro pizzo? Il lavoro per la nuora della Saguto"

Le parole di Walter Virga, amministratore giudiziario del patrimonio Rappa, e quelle della ex presidente della sezione Misure di prevenzione: così funzionava il "sistema Saguto"
Beni confiscati, le intercettazioni: "Il nostro pizzo? Il lavoro per la nuora della Saguto"



PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

  La seduta comincia alle 13.50. DEL 5 FEBBRAIO 2014 

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso. 

  (Così rimane stabilito).
Audizione del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Giuseppe Caruso.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Giuseppe Caruso. 

  L'ordine del giorno è dedicato in maniera particolare alla vicenda della rimozione da parte dell'Agenzia di alcuni amministratori giudiziari di beni confiscati. La notizia è apparsa nei giorni scorsi sugli organi di informazione ed è ripresa anche oggi in un'ampia intervista al dottor Caruso pubblicata sul quotidiano La Repubblica. Il dottor Caruso è accompagnato dal prefetto Maria Rosaria Laganà, dirigente dell'Ufficio beni sequestrati presso la medesima Agenzia. Prima di dare la parola al prefetto Caruso, corre l'obbligo da parte mia di introdurre il dibattito con alcune domande. 
  È evidente che vorremmo conoscere i criteri che hanno ispirato il prefetto a procedere alla sostituzione di alcuni amministratori e quelli che hanno ispirato la nomina dei nuovi amministratori. Tuttavia, soprattutto dopo l'intervista di oggi, corre l'obbligo da parte di questa Commissione di chiedere al prefetto Caruso se sia consapevole che le sue dichiarazioni gettano ombre o creano interrogativi non soltanto sulla gestione degli amministratori, ma anche sull'autorità giudiziaria che li ha nominati e che avrebbe dovuto controllare e vigilare sulle azioni di questi amministratori. 
  Si tratta di magistrati che hanno una responsabilità enorme, come al prefetto non sfugge, che rischiano la vita e che sono tra i più esposti. In queste settimane noi ci siamo interessati molto del problema della sicurezza di alcune procure e abbiamo potuto constatare che tra i magistrati più esposti in questa fase, a Palermo, a Trapani, a Catania, a Reggio Calabria, ci sono proprio i magistrati delle misure di prevenzione. In merito alle sue dichiarazioni di oggi, signor prefetto, noi ci auguriamo di sentire atti di accusa fondati su dati reali. O meglio, ci auguriamo che non ci siano, ma le sue dichiarazioni rischiano di indebolire, in un momento alquanto delicato, tutto l'apparato istituzionale che svolge un compito di lotta alla mafia, in maniera particolare quello dei beni confiscati, che è uno dei punti più delicati. Sappiamo bene che questo è un settore che deve essere riformato, ma chi ha operato e sta operando in questi anni ha una responsabilità enorme. Aggiungo che la sua intervista di oggi tocca anche un Pag. 4altro aspetto, quello dell'utilizzazione di alcuni beni confiscati. A parte il fatto che a noi risultava che fino a quando non c’è la confisca definitiva il denaro e i titoli devono essere ben tutelati e investiti – non sono a disposizione, o così ci sembrava – dalle sue parole abbiamo colto un'accusa generalizzata al sistema. Questa audizione era stata costruita per conoscere i dati particolari. Porremo poi domande precise e ascolteremo quello che ci risponderà. Abbiamo alcune domande sulla sostituzione di alcuni amministratori. Vorremmo sapere perché sono state sostituite persone appena nominate. Mi risulta che lei sia direttore dell'Agenzia dal 2011 e che, quindi, lei abbia controllato le attività di alcuni amministratori che ha sostituito in questi giorni per alcuni anni. Se hanno operato così male, è in ritardo lei nella sua azione di controllo. È vero che ha da fare tante cose, che tutto è centralizzato all'Agenzia – ci risulta che il potere di firma sia solo suo e della dottoressa Laganà – e che, quindi, magari le sfuggono le cose più importanti, ma, visto che era lei il controllore, nell'arrivare tanto tardi e con atti di accusa così pesanti, capisce bene che sta coinvolgendo anche se stesso nell'accusa generale che viene a portare al sistema. La ascoltiamo volentieri ma questa introduzione era doverosa. Il fatto che nel giorno in cui deve venire in audizione in Commissione lei rilasci un'intervista così pesante, con un atto di accusa tanto forte nei confronti di tutto il sistema, francamente ci ha lasciato molto preoccupati. Do la parola al prefetto Caruso.

  GIUSEPPE CARUSO, direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Io non ho rilasciato nessuna intervista. L'ho letta stamattina, come è stata letta da voi. L'ho letta e ho verificato che sono state riportate affermazioni da me fatte fin da quando ho assunto questo incarico. Segnatamente, per quanto concerne il Fondo unico giustizia (FUG), è stato riportato quello che ho detto in più occasioni, forse anche in questa sede. Ho citato anche da dove avevo appreso la notizia. Un articolo su Il Sole 24 Ore che pubblicava alcune dichiarazioni dell'allora sottosegretario all'interno Mantovano, il quale aveva richiesto formalmente al Ministero dell'economia il resoconto delle risultanze e dei redditi ricavati attraverso i sequestri e le confische che giacevano al FUG. A quella domanda – dice sempre il Sottosegretario Mantovano – è stato risposto che al 31 dicembre del 2012, ma non vorrei sbagliare, risultavano depositati al FUG complessivamente 2 miliardi di euro. Di questi 2 miliardi, uno era in contanti e l'altro in titoli. Del miliardo in contanti gli fu riferito che 350 milioni non venivano utilizzati, e io ho aggiunto, a mio giudizio, giustamente. Anzi, forse li avrei aumentati a 500 milioni. Per alcuni sequestri non si era ancora arrivati alla confisca definitiva, ragion per cui non era da escludere che qualche cosa bisognasse restituirla. Andava bene, quindi, accantonare questi 350 milioni. Non hanno saputo rispondere alla domanda del sottosegretario, il quale chiedeva perché i rimanenti 650 milioni risultassero ancora depositati e non utilizzati, come prevede la legge, dal Ministero della giustizia per il migliore funzionamento dell'apparato giudiziario e dal Ministero dell'interno per affitti, caserme, commissariati e via elencando. Sempre il sottosegretario, su quell'articolo di Il Sole 24 Ore, poneva poi il problema del miliardo di euro in titoli. La risposta che gli è stata fornita era che nessuno voleva assumersi la responsabilità di cambiarli, per paura che nel mese o nei due mesi successivi avrebbero potuto aumentare di valore. Non se ne volevano assumere la responsabilità. Questo è il dato storico. Questa è la lettera indirizzata dal sottosegretario all'interno all'epoca al Ministero dell'economia, con la relativa risposta. Il tutto fu pubblicato su Il Sole 24 Ore e ripreso poi in altre occasioni. Laddove mi è stata fatta in passato, in varie sedi, una domanda sul reddito derivante dai sequestri e dalle confische e sulla fine che facessero questi redditi, io mi sono limitato a rispondere in questi termini, attingendo alle notizie riportate da Il Sole 24 Ore. Quello che èPag. 5stato riportato oggi è probabilmente stato ripreso da quanto in più occasioni, lo ripeto, io ho dichiarato attingendo a quella fonte. 

  Quanto all'autorità giudiziaria, io lavoro da quarant'anni esatti con l'autorità giudiziaria. Il mio compito è stato, ed è, a maggior ragione adesso, quello di coadiuvare l'autorità giudiziaria. A differenza di quello che ha riferito, virgolettando, il coadiutore della confisca Piazza, il mio presunto intento di delegittimare gli amministratori e l'autorità giudiziaria di Palermo è assolutamente falso. Non corrisponde assolutamente a verità. Lo si può capire riportando le schede delle quattro persone per le quali mi è stato chiesto di interloquire, le quattro intervistate dai giornali della settimana scorsa, delle quali mi è stato richiesto di parlare e sulle quali io non ho avuto alcuna interlocuzione con il giornalista, se non riprendendo frasi che continuo a ripetere esattamente da due anni e mezzo, da quando sono direttore di questa Agenzia: noi abbiamo rilevato che, disattendendo la legge, la maggior parte dei soggetti del Centro-Sud che ricoprono l'incarico di amministratore giudiziario, soprattutto nelle grosse aziende, ricopre anche la carica di presidente nei consigli di amministrazione delle stesse aziende. In sostanza, le stesse persone fanno il controllore e il controllato, ossia l'Elkann e il Marchionne della situazione. Ciò è ipotizzabile in positivo per quanto concerne la fase del sequestro, perché il proprietario resta il mafioso, ma non è ipotizzabile quando il bene è in confisca definitiva e, quindi, l'erario ne è il proprietario. Preso atto di questo e verificati gli emolumenti stratosferici che venivano attribuiti, abbiamo aspettato che cessasse l'incarico di amministratore giudiziario – depositerò poi le schede – di questi quattro signori. 
  Innanzitutto Cappellano Seminara non l'abbiamo tolto come coadiutore. Resta ancora il coadiutore per quanto concerne la confisca Piazza e, quindi, non abbiamo esautorato nessuno. Lui è stato tolto da presidente del consiglio di amministrazione della stessa azienda proprio per il principio che non possiamo consentire che il controllore sia il controllato. Che cosa ha determinato ciò ? Innanzitutto, questa è una situazione che si è verificata l'anno scorso, più di un anno fa, alla scadenza, che è stata a dicembre 2012. Hanno affastellato tutte queste rimozioni, all'improvviso. Non sono state all'improvviso. Sono arrivate puntualmente alla scadenza del mandato di questi soggetti. La scadenza del mandato di presidente del consiglio di amministrazione di Cappellano Seminara, per quanto concerne Piazza, è avvenuta nel dicembre del 2012. Cosa ha determinato questa rimozione ? Con il nuovo consiglio di amministrazione, a differenza dell'immobilismo di quella procedura, che era stata valutata in fase di sequestro e poi di confisca circa 800 milioni di euro e che dopo tanti anni della gestione di Cappellano Seminara non aveva determinato alcun vantaggio per lo Stato, abbiamo cambiato direzione. Non era stato affidato alcun immobile. Questa è una confisca che comprende circa 495 immobili e non ne era stato dato nemmeno uno all'ente territoriale. Nel momento in cui abbiamo cambiato il consiglio di amministrazione, su mandato mio, questo consiglio di amministrazione mi ha certificato formalmente che l'espungere eventuali immobili da questa immobiliare non avrebbe determinato un disequilibrio economico-finanziario dell'azienda. Con questa certificazione io ho potuto fare quello che si sarebbe dovuto fare anni e anni fa, ossia ho potuto espungere tantissimi beni che ho potuto destinare al comune di Palermo. Tanto per entrare nel dettaglio, se ricordo bene, si è trattato di 30 edifici che erano destinati a uso di istituti scolastici, per i quali il comune di Palermo pagava prima al mafioso e poi all'amministrazione 2 milioni di euro circa. Da quando li abbiamo espunti e destinati, il comune non paga più tutto questo. Abbiamo potuto espungere e dobbiamo destinare al comune moltissimi appartamenti. Abbiamo già avuto un incontro con il sindaco. Questi appartamenti, laddove possono essere destinati per l'emergenza alloggiativa ai non abbienti, verranno prontamente riassegnati. Laddove Pag. 6non possono esserlo perché magari sono di particolare pregio o sono affittati e regolarmente pagati, dopo aver fatto aprire al competente assessorato all'economia del comune il capitolo apposito, si devono mettere gli introiti di questi affitti in un apposito capitolo e destinare il reddito per i buoni casa, sempre per il problema dell'emergenza abitativa. Questo si è potuto fare dopo anni di assoluto immobilismo, dopo che abbiamo potuto cambiare il consiglio di amministrazione e io ho potuto avere questa certificazione. Per quanto concerne l'onorario, mi risulta che in passato, solo per l'incarico della confisca Piazza Cappellano Seminara abbia preso una prima tranche di 7 milioni, come onorario. Per quanto concerne, invece, il consiglio d'amministrazione, come presidente, percepiva 150 mila euro l'anno. Gli altri due percepivano, mi pare, uno 80 mila e l'altro 60 mila euro. I tre relativamente nuovi dal dicembre del 2012, ossia dalla scadenza, prendono tutti e tre complessivamente 150 mila euro per questo compito, esattamente quanto prende Cappellano Seminara. 
  Quanto all'avvocato Cappellano Seminara, per quanto concerne le confische definitive – io non conosco il numero degli incarichi che lui ha in termini di beni sequestrati, perché non dipendono da me – abbiamo verificato in questi giorni che ha 31 incarichi come procedure di confisca e 28 incarichi come amministratore unico, componente o presidente del consiglio di amministrazione, o liquidatore in 25 società. Complessivamente, solo per le confische definitive ha incarichi per 56 tra procedure e aziende confiscate. Questo per quanto riguarda Piazza. 
  Passiamo all'operazione azienda vinicola Suvignano. Cappellano Seminara, pur gestendo e operando a Palermo, era ancora amministratore unico dell'azienda agricola Suvignano. Lui non ha risolto, anche perché la legge lo impediva, i problemi nel senso auspicato da noi per quanto concerne la possibilità di cedere l'azienda alla regione Toscana, che ne aveva fatto richiesta. Alla scadenza del suo mandato, non conoscendo nessuno in quel di Siena, io ho telefonato al prefetto di Siena chiedendogli il nominativo di una persona in grado di continuare a gestire, finché era da gestire, finché non si poteva destinare, quell'azienda. Abbiamo risparmiato un quarto degli emolumenti che Cappellano Seminara prendeva come amministratore unico, nonché le spese di trasferta, di pernottamento e di viaggio, che ovviamente sosteneva nell'andare da Palermo a Suvignano. Ripeto e sottolineo che l'abbiamo fatto alla scadenza del mandato.

  PRESIDENTE. Il mandato di che cosa, signor prefetto ? Noi siamo sicuramente meno conoscitori di lei della legislazione, delle regole, delle norme e del funzionamento, ma io faccio molta fatica a seguirla. Non so se i commissari la seguono, ma penso che non riusciamo a seguirla. Se lei ha una carta scritta e ce la legge, forse è meglio, perché in questo momento io non ho capito. Noi non siamo interessati al destino dei singoli amministratori. Vorrei che fosse chiara questa cosa. Ci interessa il funzionamento del sistema e il punto è uno solo: se queste persone prendevano parcelle d'oro per non far nulla e se gestivano i beni a fini privati, queste sono affermazioni gravi. Se non sono sue, signor prefetto, lei deve fare una smentita ufficiale molto seria e vedersela con il giornale e con i giornalisti. Le dichiarazioni riportate da lei sono queste: questi signori stavano lì, prendevano parcelle d'oro per non far nulla e gestivano questi beni a fini privati. Questo per molti anni. Molti di questi anni coincidono con la sua responsabilità all'Agenzia, signor prefetto. Delle due l'una: o lei per alcuni anni non ha visto che questi signori prendevano parcelle d'oro per non far nulla e usavano beni confiscati alla mafia per fini privati – è un'ipotesi – oppure oggi lei fa delle affermazioni gravi. Noi vogliamo capire se lei per due o tre anni, da quando è in carica, non si è accorto di nulla. Noi qui non siamo preoccupati se c’è o meno la scadenza. Siccome lei subentra a un certo punto: quando i beni confiscati la responsabilità è la sua e comunque lei è vigilante Pag. 7insieme all'autorità giudiziaria in tutta la procedura. 

  Allora le chiedo: ha vigilato o non ha vigilato ? Vorrei che fosse chiaro che noi siamo interessati al funzionamento del sistema. Non stiamo difendendo le parcelle di nessuno, gli incarichi di nessuno, gli alberghi di nessuno. Il problema è un altro. È stato affermato che il patrimonio confiscato alla mafia è stato gestito dallo Stato, o da persone nominate dallo Stato – perché di Stato si tratta, che siano la magistratura o che sia l'Agenzia dei be
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28 ottobre 2015 3 28 /10 /ottobre /2015 00:11
Interrogazioni parlamentari
7 ottobre 2015
E-013625-15
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento
Ignazio Corrao (EFDD)

 Oggetto:  Procedura su Italcementi (Isola delle femmine): aggiornamento
In data 9 dicembre 2014 la Commissione europea ha avviato la procedura EU-Pilot 7194/14/ENVI, con riferimento alla vicenda autorizzativa dell'Italcementi di Isola delle femmine.
Da allora:
le centraline per il monitoraggio della qualità dell'aria relative, pur se installate, ad oggi non sono trasferite all'ARPA che dovrebbe gestirle;
il procedimento per il rinnovo/riesame dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) scaduta è stato avviato nel luglio 2014 ma da allora non è stato compiuto alcun ulteriore atto;
tra le prescrizioni dell'AIA scaduta nel 2014 vi era l'obbligo di effettuare il revamping dell'impianto entro il 2010 per adeguarlo alle migliori tecnologie disponibili;
ad oggi non è stato presentato alcun progetto di revamping e il connesso procedimento per la valutazione dell'impatto ambientale non è stato dunque avviato;
vi è un procedimento penale in corso presso la Procura della Repubblica di Palermo per omissioni atti d'ufficio con riferimento al comportamento dell'Assessorato regionale territorio ambiente nel periodo 2009-2014.
Si chiede alla Commissione lo stato di avanzamento della procedura EU-Pilot 7194/14/ENVI, anche in considerazione degli aggiornamenti forniti sulla questione del mancato revamping dell'impianto.



http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2015-013625+0+DOC+XML+V0//IT&language=it



ASSESSORATO 2015 13 OTTOBRE ITALCEMENTI ACCESSO AGLI ATTI DI ISOLA PULITA 10 DOCUMENTI




ASSESSORATO 2015 19 OTTOBRE ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa

ASSESSORATO 2015 19 OTTOBRE ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 de... by Pino Ciampolillo






ITALCEMENTI 2014 ASSESSORATO SERVIZIO 1 20 NOVEMBRE CONFER SERVIZI AIA LE CENTRALINE TUTTO E’ PREDISPOSTO NULLA FINITO DIFFIDA ISOLA PULITA OMESSO INVITO SMENTISCE VERACE 47711 19 OTTOBRE 2015 






ITALCEMENTI 2014 7 NOVEMBRE 2014 CENTRALINA A CAPACI VIA DELLE MIMOSE IL SI DELLA BB.CC.AA. SMENTISCE SERVIZIO 1 VERACE  47711 19 10 15


ITALCEMENTI 2015 GENNAIO COMUNICA STATO CENTRALINE CAPACI VIA DEGLI OLEANDRI IN ATTESA ENEL COMUNICA TEMPO PER ATTIVAZIONE 3 MESI SMENTISCE VERACE 47711 19 OTTOBRE 2015


ITALCEMENTI 2014 DICEMBRE COMMISSIONE EUROPEA TRASMETTE EU PILOT 7194 14 ENVI PER MANCATO RISPETTO AIA 2008 SMENTISCE VERACE PROT 47711 19 10 15

ITALCEMENTI 2015 GENNAIO INTERROGAZIONE EUROPA 693 2008 NON APPLICATO INTEGRALMENTE EU PILOT 7194 14 ENVI SMENTISCE VERACE 47711 19 OTTOBRE 2015
ITALCEMENTI 2015 MARZO RISPOSTA INTERROGAZIONE EUROPA INIZIO INDAGINE DICEMBRE 2014 LE CENTRALINE EU PILOT 7194 14 ENVI SMENTISCE VERACE 47711 19 OTTOBRE 2015
ITALCEMENTI 2015 GENNAIO INTERROGAZIONE EUROPA DA 6 ANNI LE CENTRALINE EU PILOT 7194 14 ENVI SMENTISCE VERACE 47711 19 OTTOBRE 2015
ITALCEMENTI 2015 GENNAIO INTERROGAZIONE EUROPA DA 6 ANNI LE CENTRALINE EU PILOT 7194 14 ENVI SMENTISCE VERACE 47711 19 OTTOBRE 2015
ITALCEMENTI 2014 27 10 CIRCOLARE MINISTERO 0022295GB 27 10 CHIEDE APPLICAZIONE D L.GS 46 MARZO 14 DECRTO 693 2008 E' NULLO RICHIESTA DI NUOVA AIA
ARPA 2015 20 LUGLIO PROT 33841 LE CENTRALINE SONO PIAZZATE MA UNA NON FUNZIONA LA GESTIONE A CURA DELLA ITALCEMENTI SMENTISCE SERVIZIO 1 VERACE 47711 19 10 15
ARPA DAP 2014 29 OTTOBRE SOPRALLUOGHI ITALCEMENTI PRESCRIZIONI ANCORA IN ALTO MARE SMENTITA PROT 47711 19 OTTOBRE 2015 DEL SERVIZIO 1 VERACE VERIFICATA OTTEMPERANZA
ITALCEMENTI 2014 25 LUGLIO VERBALE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO 2014 ITALCEMENTI - A.I.A. PROT.N. 35026 DEL 25 LUGLIO 2014
VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa
ASSESSORATO 2015 19 OTTOBRE ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa
ASSESSORATO 2015 13 OTTOBRE ITALCEMENTI ACCESSO AGLI ATTI DI ISOLA PULITA 10 DOCUMENTI
SERVIZIO 1 2015 VERACE MAURO RESPONSABILE 1 SERVIZIO VIA VAS 1 2015 Verace Mauro Responsabile 1 Servizio Via Vas
ITALCEMENTI 2015 10 APRILE 2015 ASSESSORATO PROT 16725 MODIFICA NON SOSTANZIALE DEPOLVERIZZAZIONE
ITALCEMENTI 2014 25 LUGLIO VERBALE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO 2014 ITALCEMENTI - A.I.A. PROT.N. 35026 DEL 25 LUGLIO 2014
ASSESSORATO 2015 19 OTTOBRE ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa
ITALCEMENTI 2014 22 DIC PROGETTO IN RITARDO CI VEDIAMO A MAGGIO I AMA 288 PROT ASSESSORATO 59998 22 DIC 2014

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ITALCEMENTI 2015 VEDASI SERVIZIO 1 PROT 47711 19 OTT NESSUN PROGETTO PRESENTATO ARPA PROT 33841 20 LUGLIO CENTRALINA CAPACI NON COLLEGATA GESTIONE ISOLA ITALCEMENTI Lo stabilimento di Isola opera nel pieno rispetto delle normativ

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ITALCEMENTI 2015 RISCHIA LA CHIUSURA L’ITALCEMENTI DI ISOLA 30 GIORNI PER PRESENTARE IL PROGETTO DI ADEGUAMENTO

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ASSESSORATO 2015 31 LUGLIO ITALCEMENTI ISOLA PULITA DENUNCIA VIOLAZIONE PROCEDIMENTO AIA ATTO NULLO SANSONE CANNOVA CENTRALINE 150 GIORNI PROC AIA CONTROLLI IMPROVVISI PROT 3644 5 GIUGNO 5026 GAB 12 31 LUGLIO SENZA RISPOSTA

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ASSESSORATO 2014 A.I.A. ITALCEMENTI DURATA PROCEDIMENTO TEMPI E MODALITA' SCHEDA SERVIZIO 1

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REGIONE SICILIA 7 ASSESSORI AMBIENTE AL 2014 3 PRESIDENTI DI REGIONE GHE PENSI MI

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ITALCEMENTI 2013 INTERROGAZIONE MANNINO AL MINISTERO SALUTE

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ITALCEMENTI 2015 10 APRILE 2015 ASSESSORATO PROT 16725 MODIFICA NON SOSTANZIALE DEPOLVERIZZAZIONE

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ITALCEMENTI 2014 22 DIC PROGETTO IN RITARDO CI VEDIAMO A MAGGIO I AMA 288 PROT ASSESSORATO 59998 22 DIC 2014

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ITALCEMENTI 2014 25 LUGLIO VERBALE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO 2014 ITALCEMENTI - A.I.A. PROT.N. 35026 DEL 25 LUGLIO 2014

ITALCEMENTI 2014 25 LUGLIO VERBALE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO 2014 ITALCEMENTI - A.I.A. PROT.N. 35026 DEL... by Pino Ciampolillo

ASSESSORATO 2015 19 OTTOBRE ENTRO 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa

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ARPA 2015 20 LUGLIO PROT 33841 LE CENTRALINE SONO PIAZZATE MA UNA NON FUNZIONA LA GESTIONE A CURA DELLA ITALCEMENT

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ASSESSORATO 2015 ITALCEMENTI ISOLA PULITA VIOLAZIONE ASSESSORATO PROT 1800416 4 4665 GAB 5 16 7 33858 20 7 19382 24 7

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ASSESSORATO 2015 PROT 42024 15 SETT RICHIESTA NUOVO GESTORE FINOCCHIARO ANTONIO 22 11 73 RISPOSTA 24 AGOSTO PROT 38639

ASSESSORATO 2015 PROT 42024 15 SETT RICHIESTA NUOVO GESTORE FINOCCHIARO ANTONIO 22 11 73 RISPOSTA 24 AGOSTO... by Pino Ciampolillo

ITALCEMENTI 2015 VEDASI SERVIZIO 1 PROT 47711 19 OTT NESSUN PROGETTO PRESENTATO ARPA PROT 33841 20 LUGLIO CENTRALINA CAPACI NON COLLEGATA GESTIONE ISOLA ITALCEMENTI Lo stabilimento di Isola opera nel pieno rispetto delle normativ

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27 ottobre 2015 2 27 /10 /ottobre /2015 00:01
Il Riesame scarcera sette presunti esponenti del clan Belforte: «Il Gip ha fatto copia e incolla»







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di Leandro Del Gaudio
NAPOLI - Il Tribunale del Riesame di Napoli ha scarcerato sette presunti esponenti del clan Belforte di Marcianise. Il Tribunale del Riesame di fatto «bacchetta» il lavoro del Gip Carlo Modestino per un difetto di motivazione.
Vacilla così l'inchiesta sul clan Belforte nell'ambito della quale il Riesame ritiene che il Gip abbia fatto «copia e incolla» rispetto agli atti del pubblico ministero.


L'inchiesta è quella sulla trama camorristica nel casertano nell'ambito della quale sono indagati anche alcuni poliziotti che avrebbero fatto da scorta a Gigi d'Alessio. La decisione del Riesame nei confronti dei poliziotti è attesa nei prosimi giorni.


«Manca del tutto - scrive il Riesame - la valutazione autonoma del compendio cautelare, dal momento che la valutazione riportata è quella del pm che il gip ricopia in toto».


No comment ai piani alti del tribunale. I vertici dell'ufficio Gip non intervengono sul caso aperto dalla decisione del riesame di annullare una intera inchiesta della Procura.


Pesano le valutazioni adottate dal collegio del riesame, presieduto dal giudice Teresa Areniello. Scrivono i giudici: «La misura cautelare va annullata perché riporta pedissequamente il contenuto della richiesta del Pm, addirittura riproducendo la medesima suddivisione in paragrafi e utilizzando le stesse parole, senza alcuna ulteriore aggiunta».


A questo punto, per effetto di questa valutazione, anche i tre poliziotti arrestati con l'accusa di legami con i Belforte saranno scarcerati. Ma cosa accade ora? Il Pm Luigi Landolfi e il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli potranno fare ricorso per cassazione o inoltrare alla sezione Gip una nuova richiesta di arresti. Ma torniamo al provvedimento del riesame: a leggere l'ordinanza di custodia cautelare, «ci si trova di fronte ad una mera adesione acritica alle scelte dell'accusa». Oltre a Giuseppe liberato, pasquale Piccirillo, Francesco Trillicoso sono destinati a lasciare la cella anche gli agenti arrestati e gli altri presunti soggetti legati ai Belforte. 


I tre poliziotti coinvolti nell'inchiesta sono accusati anche di avere utilizzato una vettura di servizio per fare da scorta al cantante Gigi D'Alessio: i tre agenti, è emerso, nel dicembre 2013, invece di pattugliare le strade di Marcianise scortarono con l'auto di servizio l'artista alla presentazione di un cd a Napoli. I tre poliziotti sono stati sospesi dal servizio su disposizione del Questore Francesco Messina ma ora, dopo l'annullamento delle ordinanze da parte del Riesame, il loro legale Omarto annuncia che farà opposizione per farli rientrare a lavoro.




Luned? 26 Ottobre 2015, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 15:32
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=1642598&sez=CASERTA










Cambiamo Aria



Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. 

Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio.  L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene

E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quindi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.
Se intanto il campionato finisce, pazienza.
Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

IL PIANO COPIATO

NUMERO DELLE RIGHE DEL PIANO REGIONALE DI TUTELA E RISANAMENTO DELL’ATMOSFERA DELLA REGIONE VENETO (approvato con delibera 452 del 15 febbraio 2000 ed adottato con deliberazione 57 del CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO dell’11.11.2004, BOCCIATO DALLA COMMISSIONE AMBIENTE D’EUROPA (DUMAS) NELL’APRILE 2006) COPIATE NEL PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA APPROVATO CON Decreto Assessoriale 176/GAB Regione Sicilia del 9 Agosto 2007


Nel conteggio del numero delle righe SI SONO ESCLUSI : Titoli dei paragrafi e sottoparagrafi, tabelle, grafici e figure per ogni capitolo.
Il conteggio si riferisce solo al raffronto con il Piano della Regione Veneto e non comprende le altre fonti copiate.

Capitolo 1
Totale delle righe del piano Sicilia 564
Righe del piano Veneto riproposte(INCOLLATE) nel Piano Sicilia 323
Incidenza percentuale 57,26%
Capitolo 2
Totale delle righe del piano Sicilia 2002
Righe del piano Veneto riproposte(INCOLLATE) nel Piano Sicilia 520
Incidenza percentuale 25,97%
Capitolo 3
Totale delle righe del piano Sicilia 396
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 265
Incidenza percentuale 66,91%
Capitolo 4 [include solo un elenco di norme; non conteggiato]
Totale delle righe del piano Sicilia 222
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 1
Capitolo 5
Totale delle righe del piano Sicilia 61
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 31
Incidenza percentuale 50,81%
Capitolo 6
Totale delle righe del piano Sicilia 617
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 566
Incidenza percentuale 91.73%
Capitolo 7
Totale delle righe del piano Sicilia 659
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 73
Incidenza percentuale 11%
Capitolo 8
Totale delle righe del piano Sicilia 46
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 23
Incidenza percentuale 50%
Capitolo 9
Totale delle righe del piano Sicilia 30
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 30
Incidenza percentuale 100%
Capitolo 10
Totale delle righe del piano Sicilia 8
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 8
Incidenza percentuale 100%
Glossario
Totale delle righe del piano Sicilia 202
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 136
Incidenza percentuale 67,32%
BIBLIOGRAFIA RIGHE DEL PIANO SICILIA 76
T O T A L I
Totale delle righe dell’INTERO Piano Sicilia 4.585(*)
Righe del piano Veneto riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 2.167
Incidenza percentuale 47,26%
(*)non conteggiate le pagine dell’elenco delle normative e della bibliografia

POSIZIONAMENTO DELLE RIGHE COPIATE DAL PIANO ARIA DEL VENETO INCOLLATE SUL PIANO SICILIA:
CAPITOLO 1
PAG 9 dalla 16° alla 50° riga
PAG 10 dalla 1° alla 10° riga; dalla 12° alla 31° riga
PAG 11 dalla 1° alla 24° riga; dalla 26° alla 31°; dalla 34° alla 39°; dalla 42° alla 52°
PAG 12 dalla 1° alla 26° riga; dalla 30° alla 33°; dalla 39° alla 39° dalla 43° riga
PAG 13 dalla 1° alla 6° riga
PAG 25 dalla 1° alla 42° riga
PAG 26 dalla 1° ; dalla 5° alla 16°; dalla 21° alla 25°
PAG 27 dalla 1° alla 32° riga
PAG 28 dalla 1° alla 46°; dalla 48° alla 50°
PAG 29 dalla 1° alla 8° riga
CAPITOLO 2
PAG 30 dalla 25° alla 26° riga; dalla 33° alla 53°
PAG 31 dalla 1° alla 14° riga; dalla 16° alla 25°
PAG 33 dalla 13° alla 14° riga
PAG 49 dalla 9° alla 25° riga; 31°
PAG 70 dalla 1° alla 29° riga
PAG 72 dalla 18° alla 23° riga
PAG 74 dalla 1° alla 24° riga
PAG 90 dalla 18° alla 28°; dalla 31° alla 32°; dalla 38° alla 40°
PAG 91 dalla 14° alla 24° riga
PAG 99 dalla 7° alla 10° riga; dalla 27° alla 43°
PAG 100 dalla 34° alla 35° riga
PAG 101 dalla 10° alla 15° riga
PAG 111 dalla 1° alla 8° riga; dalla 11° alla 13°
PAG 112 dalla 5° alla 7° riga
PAG 114 dalla 3° alla 7° riga; dalla 11° alla 17°; dalla 20° alla 25°
PAG 116 dalla 1° alla 9° riga; dalla 17° alla 27°; 34°
PAG 121 dalla 22° alla 24° riga
PAG 122 dalla 1° alla 15° alla 22° riga
PAG 126 dalla 1° alla 15° riga; dalla 21° alla 26°; dalla 30° alla 39°; dalla 42° alla 44°; dalla 48° alla 49°
PAG 127 dalla 3° alla 17° riga; dalla 26° dalla 36° alla 40° riga
PAG 128 dala 17° alla 22° riga; dalla 46° alla 57°
PAG 129 dalla 1° alla 50° riga
PAG 130 dalla 1° alla 10° riga; dalla 15° alla 17°; dalla 31° alla 50°
PAG 131 dalla 1° alla 11° riga
PAG 132 dalla 1° alla 18° riga
PAG 133 dalla 1° alla 29° riga
PAG 135 dalla 8° alla 9° riga
PAG 140 dalla 1° alla 14° riga
PAG 141 dalla 50° alla 51° riga
PAG 142 dalla 2° alla 3° alla 9° riga
CAPITOLO 3
PAG 169 dalla 1° alla 20° riga; dalla 24° alla 52°
PAG 170 dalla 16° alla 26° riga
PAG 172 dalla 1° alla 5° riga
PAG 173 dalla 12° alla 14° riga
PAG 174 dalla 1° alla 15° riga
PAG 175 dalla 1° alla 4° riga; dalla 11° 14° riga
PAG 177 dalla 8° alla 10° riga; dalla 11° alla 12°
PAG 178 dalla 1° alla 8° riga
PAG 180 dalla 1° alla 6° riga
PAG 181 alla 2° alla 9° riga
PAG 185 dalla 1° alla 4° e la 6° riga
PAG 186 dalla 7° alla 16° riga
PAG 189 dalla 1° alla 2°; dalla 4° alla 5°
PAG 190 dalla 1° alla 44° riga
PAG 191 dalla 1° alla 40° riga
PAG 192 dalla 1° alla 27° riga
PAG 193 dalla 1° alla 10° riga
PAG 195 dalla 3° alla 10° riga; dalla 12° alla 14°
CAPITOLO 4
PAG 196 34° RIGA
CAPITOLO 5
PAG 202 dalla 9° alla 12° riga; 15°
PAG 203 dalla 1° alla 20° riga; dalla 25° alla 29°
CAPITOLO 6
PAG 204 dalla 4° alla 7° riga; dalla 13° alla 16°; dalla 20° alla 22°; dalla 37° alla 44°
PAG 205 dalla 1° alla 46° riga
PAG 206 dalla 1° alla 51° riga
PAG 207 dalla 1° alla 36° riga
PAG 208 dalla 1° alla 42° riga
PAG 209 dalla 1° alla 36° riga
PAG 210 dalla 1° alla 3°; dalla 4° alla 8°
PAG 211 dalla 1° alla 48° riga
PAG 212 dalla 1° alla 41° riga
PAG 213 dalla 1° alla 46° riga
PAG 214 dalla 1° alla 42° riga
PAG 215 dalla 1° alla 39° riga
PAG 216 dalla 1° alla 53° riga
PAG 217 dalla 1° alla 17° riga; dalla 19° alla 42°
PAG 218 dalla 1° alla 10°; 16°; 17°; dalla 20° alla 26°; dalla 28° alla 36°
CAPITOLO 7
PAG 219 dalla 1° alla 17° riga; dalla 20° alla 25°
PAG 220 dalla 5° alla 15° riga; dalla 21° alla 26°
PAG 232 dalla 19° alla 45° riga
PAG 233 dalla 1° alla 6° riga
CAPITOLO 8
PAG 234 dalla 3° alla 4° riga; dalla 15° alla 16°; dalla 20° alla 21°; dalla 26° alla 40°; dalla 43° alla 44°
CAPITOLO 9
PAG 235 dalla 1° alla 29° riga
CAPITOLO 10
PAG 236 dalla 1° alla 8° riga
GLOSSARIO
PAG 237 dalla 1° alla 59° riga
PAG 238 dalla 1° alla 61° riga
PAG 239 dalla 1° alla 5° riga

Numero delle righe COPIATE dalle altre 32 fonti (+PIANO VENETO) e INCOLLATE nel PIANO SICILIA

1. FONTE DEL COPIATO: Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera della Regione Veneto
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 2.167
2. FONTE DEL COPIATO: http://www.globalgeografia.com.pdf
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia 7
3. FONTE DEL COPIATO: Programma Pluriennale regionale attuativo regolamento CEE 2080/92
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 75
4. FONTE DEL COPIATO: Il turismo in Sicilia 200-2001 pag 312
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 21
5. FONTE DEL COPIATO: http://www.sinanet.apat.it/it/sinanet/progetti/pri_clc2000/ilprogetto-i-clc2000-in_italia/metodologia/iv_livello_clc
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 10
6. FONTE DEL COPIATO:Agenda21, Relazione sullo stato dell’ambiente, Città di Palermo
N° RigheCOPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 61
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 28
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 8
9. FONTE DEL COPIATO Dipartimento Chimica Università Palermo
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 56
10. FONTE DEL COPIATO AMIA, Il rilevamento dell’inquinamento acustico ed atmosferico nel Comune di Palermo, Agosto 1997-Dicembre 1998
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 65
11. FONTE DEL COPIATO AMIA, 3a Relazione
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 4
12. FONTE DEL COPIATO AMIA, 4a Relazione
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia
13. FONTE DEL COPIATO AMIA, 5a Relazione
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 75
14. FONTE DEL COPIATO . Drago "Carta climatica e Atlante climatologico della Sicilia"
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 318
15. FONTE DEL COPIATO E. Golfieri e G. Silvestri “Progetto di residenze con l’utilizzo di sistemi solari passivi e di raffrescamento naturale ad Alfonsine (RA), Tesi di Laurea, Università di Ferrara, 1997-1998
N°Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 8
16. FONTE DEL COPIATO ENEA 1999
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 40
17. FONTE DEL COPIATO A. Drago “I processi di desertificazione e i possibili interventi di mitigazione”
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 6
18. FONTE DEL COPIATO Istituto Veneto Tesi di Laurea
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 22
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 212
20. FONTE DEL COPIATO Piano Provinciale Tutela Qualità aria Provincia Trento
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 9
21. FONTE DEL COPIATO APAT BIOMONITORAGGIO
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 140
22. FONTE DEL COPIATO Linee guida per la formazione del “Piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela”, 2005
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 76
23. FONTE DEL COPIATO ARPA Laboratorio mobile, Comune di Milazzo, 2005-2006
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N°121
24. FONTE DEL COPIATO ANNUARIO ARPA 2004
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 186
25. FONTE DEL COPIATO ANNUARIO ARPA 2005
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 248
26. FONTE DEL COPIATO ANNUARIO ARPA 2006
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 264
27. FONTE DEL COPIATO D:M. 261/2002
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 14
28. FONTE DEL COPIATO 158-168 Genchi Cammarata
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 34
29. Allegato Tecnico Convenzione Università PA CIRIAS datato 7.2.2008
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 19
30 Convenzione Università Messina dr. Parmaliana datato 17.3.2005 A.R.T.A. dr. Genchi
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 44
31 Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi-Cammarata Università PA Ing Barbaro
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 12
32 Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi Università PA Ing Barbaro”Oggetto Attività di ricerca”
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 11
33 FONTE DEL COPIATO Assessorato Turismo, Comunicazioni e Trasporti “Piano Regionale dei Trasporti e della Mobilità”, Piano Direttore, 2002
N° Righe COPIATE E INCOLLATE nel Piano Sicilia N° 34

TOTALI RIGHE PRESE-COPIATE DALLE 33 FONTI E INCOLLATE SUL “PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA” 2291+2.167 N° 4.458

T O T A L I

Totale delle righe dell’INTERO Piano Sicilia 4.882
Righe COMPLESSIVE DELLE 33 FONTI riproposte (INCOLLATE) nel Piano Sicilia 4.458

Incidenza percentuale 91,31%

COPIATO NON SOLO DAL PIANO VENETO ma..: FONTI DEL COPIATO E INCOLLATO SUL PIANO SICILIA

CAPITOLO 1 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Global Geografia
PAG 15 dalla 1° alla 5° riga
Programma Pluriennale
PAG 15 dalla 5° alla 9° riga;
Turismo in Sicilia pag 312
PAG 16 dalla 1° alla 13° riga;
Programma Pluriennale
PAG 17 dalla 4° alla 15° riga;
SINANET
PAG 18 dalla 1° alla 13° riga
Relazione sullo stato dell’ambiente Agenda 21 pag 26-27 e 113-117
PAG 20 dalla 1° alla 12° riga
PAG 21 dalla 1° alla 21° riga
PAG 22 dalla 1° alla 25° riga
Programma Pluriennale
PAG 23 dalla 1° alla 23°;
CAPITOLO 2 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Annuario ARPA 2005 PAG 2.2 e 2.6
PAG 30 dalla 8° alla 25° riga; dalla 37° alla 49° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.26 -2.30
PAG 31 dalla 26° alla 34° riga; dalla 21° alla 25° riga;
PAG 32 dalla 3° alla 5° riga;
Prov Torino AZOTO
PAG 35 dalla 16° alla 24° riga
Prov Torino ZOLFO
PAG 35 dalla 5° alla 15° riga
Annuario ARPA 2004 PAG 2.14 -2.25, 2.8-2.13,2.36-2.40
PAG 35 dalla 1° alla 4° riga, 16,dalla 25° alla 37° riga,
PAG 36 dalla 1° alla 18° riga,
PAG 38 dalla 1° alla 13° riga, dalla 15° alla 30° riga, dalla 32° alla 37° riga,
PAG 39 dalla 1° alla 38° riga,
PAG 41 dalla 1° alla 7° riga,
PAG 42 dalla 1° alla 14° riga, dalla 17° alla 27° riga,
PAG 46 dalla 11° alla 12° riga,
PAG 47 dalla 1° alla 17° riga
Annuario ARPA 2005 PAG 2.7
PAG 49 dalla 30° alla 34° riga
Annuario ARPA 2006 PAG 2.6 e 2.28
PAG 49 dalla 41° alla 42° riga
PAG 50 dalla 1° alla 9° riga
PAG 50 dalla 10° alla 24° riga
PAG 51 dalla 1° alla 2° riga
PAG 52 dalla 1° alla 49° riga
PAG 53 dalla 1° alla 15° riga
Annuario ARPA 2004 PAG 2.42
PAG 70 TABELLA
Annuario ARPA 2005 PAG 2.18 e 2.19
PAG 71 dalla 24° alla 26° riga
PAG 72 dalla 1° alla 8° riga
AMIA Palermo relazione 97/98 pag 44-47
PAG 81 dalla 5° alla 29° riga
PAG 81 dalla 38° alla 99° riga
PAG 81 dalla 5° alla 29° riga
PAG 82 dalla 1° alla 4° riga
PAG 82 dalla 7° alla 8° riga
PAG 83 dalla 1° alla 7° riga
PAG 83 dalla 8° alla 9° riga
PAG 83 dalla 11° alla 12° riga
PAG 83 dalla 13° alla 159° riga
AMIA Palermo III relazione pag 278-284
PAG 84-86 TABELE
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 103-106 109-112
PAG 93 dalla 1° alla 31° riga,
PAG 93 dalla 32° alla 40° riga
Università Ferrara tesi laurea “l’AMBIENTE NATURALE” capitolo 2°
PAG 96 dalla 10° alla 15° riga
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 103-106 109-112
PAG 99 dalla 7° alla 11° riga, dalla 1° alla 21° riga
Programma Pluriennale
PAG 99 dalla 1° alla 6° riga, dalla 11° alla 26° riga
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 106 112-113
PAG 101 dalla 7° alla 10° riga
PAG 103 dalla 1° alla 4° riga,
ENEA 1999
PAG 105 dalla 5° alla 40° riga
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 106 112-113
PAG 106 dalla 1° alla 3° riga,
PAG 106 dalla 4° alla 17° riga,
I Processi di desertificazione e i possibili rimedi pag 1
PAG 109 dalla 1° alla 5° riga,
Carta Climatica a atlante della Sicilia pag 106 112-113
PAG 110 dalla 1° alla 7° riga,
PAG 110 dalla 8° alla 24° riga
Istituto Veneto pag 20-21
PAG 111 dalla 14° alla 25° riga
PAG 112 dalla 1° alla 3° riga
Piano Provinciale Tutela Aria Provincia Trento pag 38
PAG 114 dalla 15° alla 17° riga, dalla 25° alla 27° riga;
Annuario Arpa 2006 pag 2.29 2.31-2.32
PAG 115 dalla 1° alla 29° riga
Annuario Arpa 2006 pag 2.31-2.32
PAG 118 dalla 1° alla 8° riga
Annuario Arpa 2005 pag 2.23-2.24
PAG 124 dalla 34° alla 46° riga
DIRVIT
PAG 126 dalla 16° alla 20° riga; dalla 23° alla 25° riga; dalla 36° alla 37° riga; dalla 41° alla 44° riga; dalla 47° alla 51° riga;
PAG 127 dalla 1° alla 2° riga; dalla 18° alla 35° riga; dalla 40° alla 47° riga; dalla 48° alla 52° riga;
PAG 128 dalla 1° alla 17° riga; dalla 24° alla 31° riga; dalla 32° alla 46° riga;
PAG 129 dalla 1° alla 19° riga;
PAG 130 dalla 11° alla 14° riga;
Annuario Arpa 2006 pag 2.25-2.39
PAG 133 dalla 32° alla 45° riga;
PAG 134 dalla 9° alla 22° riga;
PAG 136 dalla 1° alla 17° riga; dalla 24° alla 26° riga
PAG 137 dalla 1° alla 19° riga;
PAG 138 dalla 1° alla 22° riga;
PAG 139 dalla 1° alla 18° riga;
AMIA V relazione pag 276-284
PAG 138 E PAG 139 TABELLE
APAT Biomonitoraggio 2005
PAG 140 dalla 15° alla 34° riga,
Linee Guida Comprensorio del Mela 2005 pag 69-70
PAG 140 dalla 35° alla 36° riga,
PAG 141 dalla 1° alla 24° riga,
ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pag 14, 22-24,32-42
PAG 151 dalla 8° alla 11° riga,
PAG 152 dalla 1° alla 32° riga,
PAG 153 dalla 1° alla 40° riga,
PAG 154 dalla 1° alla 11° riga,
AMIA III IV V Relazione
PAG 157 dalla 17° alla 29° riga,
AMIA III Relazione
PAG 157 TABELLA
CAPITOLO 3 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Annuario ARPA 2005 PAG 2.25 e 2.26
PAG 157 dalla 17° alla 29° riga,
AMIA Acidità Piogge acide pag 32
PAG 157 dalla 14° alla 23° riga,
AMIA V Relazione pag 276
PAG 157 dalla 17° alla 29° riga,
GENCHI-CAMMARATA
PAG 158 dalla 1° alla 46° riga,
PAG 159 dalla 1° alla 24° riga,
Annuario ARPA 2005 PAG 2.25 e 2.26
PAG 170 dalla 1° alla 12° riga,
PAG 171 dalla 1° alla 12° riga,
AMIA V Relazione pag 276
PAG 172 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.33-2.34
PAG 173 dalla 6° alla 10° riga,
PAG 173 dalla 1° alla 3° riga,
PAG 173 dalla 7° alla 18° riga,
AMIA V Relazione pag 283-284
PAG 174 e pag 175 TABELLE
Annuario ARPA 2004 PAG 2.58 -2.69
PAG 173 e pag 173 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.29 e 2.30
PAG 175 dalla 5° alla 10° riga, dalla 15° alla 25° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.64
PAG 176 TABELLE
AMIA V Relazione pag 281
PAG 176 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.31-2.32
PAG 177 dalla 1° alla 7° riga, dalla 11° alla 16° riga,
PAG 178 TABELLE
Annuario ARPA 2004 PAG 2.67
PAG 178 TABELLE
AMIA V Relazione pag 279-280
PAG 179 TABELLE
AMIA V Relazione pag 279-280
PAG 180 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.27
PAG 181 dalla 10° alla 16° riga; dalla 18° alla 25° riga;
PAG 182 dalla 1° alla 6° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.64
PAG 182 TABELLE
AMIA V Relazione pag 276-278 e 284
PAG 182 TABELLE
Annuario ARPA 2005 PAG 2.35
PAG 186 dalla 17° alla 33° riga;
Annuario ARPA 2004 PAG 2.72
PAG 187 TABELLE
AMIA V Relazione pag 281-283
PAG 187 TABELLE
Annuario ARPA 2004 PAG 2..44-2.46
PAG 201 dalla 1° alla 17° riga;
PAG 202 dalla 1° alla 8° riga;
CAPITOLO 4 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Linee Guida Comprensorio del Mela 2005 pag 196
PAG 196 dalla 1° alla 20° riga
DM 261/2002
PAG 196 dalla 21° alla 34° riga
Normativa
PAG 196 dalla 35° alla 47° riga
PAG 197 dalla 1° alla 60° riga
CAPITOLO 5 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Annuario ARPA 2004 PAG 2..44-2.46
PAG 201 dalla 1° alla 17° riga
PAG 202 dalla 1° alla 8° riga
CAPITOLO 7 fonti del copiato sul Piano Sicilia
Allegato Tecnico Convenzione Università PA CIRIAS ARTA datato 7.2.2008
PAG 220 dalla 19° alla 38° riga
Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi Università Messina dr. Parmaliana 17.3.2005 Allegato Tecnico
PAG 226 dalla 38° alla 44° riga
PAG 227 dalla 1° alla 37° riga
Convenzione Università A.R.T.A. Dr. Genchi-Cammarata Università PA Ing Barbaro
PAG 229 dalla 1° alla 12° riga
Convenzione Università A.R.T.A
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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:51
MONTEROSSO 2014 MOZIONE N. 286 RIMOZIONE SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIA GIUSEPPA PATRIZIA MONTEROSSO

MONTEROSSO 2014 MOZIONE N. 286 RIMOZIONE SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIA GIUSEPP...

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:50
MONTEROSSO GIUSEPPA PATRIZIA LA MOZIONE NON SI DISCUTE L'ARS SALVA LA MONTEROSSO RICORSI AL TAR CORTE DEI CONTI 1

MONTEROSSO GIUSEPPA PATRIZIA LA MOZIONE NON SI DISCUTE L'ARS SALVA LA MONTEROSSO RICORSI AL TAR CORTE...

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:48
MONTEROSSO 2015 MOZIONE MOVIMENTO 5 STELLE RIMOZIONE MONTEROSSO RESPINTA ODG_16_2015_09_23_273_P

MONTEROSSO 2015 MOZIONE MOVIMENTO 5 STELLE RIMOZIONE MONTEROSSO RESPINTA ODG_16_2015_09_23_273

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:47
Faraone attacca Crocetta: “Usa l’antimafia come manganello”



Faraone attacca Crocetta: “Usa l’antimafia come manganello”. Faraone Lo ha detto ieri alla Festa dell’Unità, intervistato da Emanuele Lauria, di Repubblica. “Legalità e antimafia sono state utilizzate come manganelli, in questi anni, dalla politica e da alcune organizzazioni. Sono valori, invece, che dovrebbero appartenere a tutti”. Alla Festa dell’Unità di Palermo Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione e unico siciliano del Pd nel governo nazionale, critica duramente “l’antimafia di governo” e torna ad attaccare Crocetta e, velatamente, la Confindustria di Montante: “Il centrosinistra la parola antimafia l’ha bruciata sul serio, in Sicilia e nel paese. Ha reso quella parola un’arma spuntata. Anzi, chi la usa oggi è quasi visto con sospetto. Eppure noi siamo stati protagonisti della legislazione contro la mafia, con La Torre abbiamo fatto della lotta per la legalità una ricchezza e siamo stati capaci di logorare da soli questi strumenti. E per questo – conclude Faraone – chi guida oggi la Regione Siciliana ha responsabilità”.
http://ilmattinodisicilia.it/14716-faraone-attacca-crocetta-usa-lantimafia-come-manganello/ La Sicilia che affonda: il fallimento del governo Crocetta in dieci punti

Aldo Penna


La burocrazia  regionale non è cambiata in meglio, semmai è peggiorata. Il PIL è sceso di 8 punti. Le energie alternative - l’eolico in testa - rimangono un’occasione perduta. La gestione dei beni culturali è disastrosa. L’agricoltura è allo sbando. La sanità siciliana è peggiorata sensibilmente. La viabilità è un disastro. L’informatizzazione della pubblica amministrazione un sogno
A due anni dalla scadenza della legislatura siciliana cosa si prepara per il dopo Crocetta? Svanita o almeno allontanata l’ipotesi di scioglimento anticipato (sarebbe stato il terzo), il Parlamento siciliano registra una bassissima produzione di buone leggi, nessuna visione per far compiere alla Sicilia i giusti passi che la allontanino dall’orlo del baratro, e una perseveranza sospetta a trasformare la mitologia del riscatto in passi di pura continuità.
Rosario crocetta rivoluzione
La 'Rivoluzione' di Crocetta annunciata nel 2012
Durante la campagna elettorale del 2012, combattuta con gli schieramenti divisi e ben cinque candidati alla Presidenza, il grido di battaglia era: rivoluzione. Tutti i concorrenti la promettevano e la debolezza delle liste a loro sostegno lasciava immaginare che chiunque avesse vinto avrebbe avuto possibilità enormi per ribaltare la pachidermica ‘macchina’ burocratica regionale e spingere sull’acceleratore dello sviluppo.
Vinse Crocetta e il suo programma prometteva speranza per la Sicilia. Le parole dopo tre anni sono lettera morta un vero decalogo del fallimento.
1) Non potranno più esistere gli stipendi da 500 mila euro l’anno che si sono visti diverse volte; lo stipendio dei dirigenti dovrà essere comparato a quello degli altri parlamenti regionali e agli standard europei.
Buoni propositi soffiati al vento. I burocrati regionali sono i più numerosi tra le Regioni italiane e della parametrazione delle retribuzioni alla media europea non esiste traccia. Crocetta non è stato un uomo di parola, eppure tutto si combinava perché mettesse in atto i propositi elettorali: la crisi economica, le parole d’ordine grilline, il bisogno di equità che a gran voce la gente continua a reclamare.
2) Non possiamo bloccare lo sviluppo a causa di lentezze burocratiche o talvolta di negligenze di qualche funzionario. Occorrerà creare sistemi di incentivi e penalizzazioni. Si ha diritto all’incentivo se si superano gli obiettivi così come occorre in qualche modo penalizzare coloro che non raggiungono gli obiettivi minimi. Insomma un sistema con logiche produttive
Forse inconsapevolmente, Crocetta aveva toccato uno dei tasti chiave del mancato decollo della programmazione regionale e della palude e sabbie mobili che caratterizzano la struttura dirigenziale. Ma non ha mosso un dito, non ha toccato nessun vero meccanismo responsabile della risibile produttività. Fino a quando il salario differenziale non sarà legato alle performance, ma considerato come la contingenza in busta paga l’energia creativa e la diligenza che si potrebbero reclamare ed estrarre dalla dirigenza regionale resteranno vana invocazione.
3) Confindustria sostiene che se si sbloccassero le richieste di autorizzazione che giacciono nei cassetti della Regione si incrementerebbe il PIL dell’8 per cento, immettendo in circolo denaro privato. Perciò va istituita una conferenza dei servizi permanente che esamini tutte le pratiche. Va costruita una cabina di regia sugli investimenti alle dipendenze della Presidenza della Regione per evitare il balletto di rinvii tra associazioni ed enti locali.
Il PIL della Sicilia ha avuto un movimento dell’8%, ma al ribasso e con un abbondante segno negativo. Crocetta ha inanellato tre anni consecutivi con il PIL in caduta libera e una distanza tra la Sicilia e la media italiana che si allarga sempre più. Un governatore di uno Stato americano ha rinunciato allo stipendio fino a quando il territorio da lui governato non avesse registrato una nuova crescita di ricchezza. Chissà se Crocetta è disposto a emularlo
Di buoni propositi è lastricata la via dell’inferno e i mattoni incastonati dal Presidente sono tanti e ingiustificati. Nessuno sblocco della spesa semmai altri ritardi sempre in carico a una burocrazia irresponsabile, non collaborativa, che se ne infischia della politica.
4) Il sole è la nostra ricchezza, ma la Sicilia merita uno zero in condotta per non aver saputo sfruttare questa risorsa come hanno fatto la Germania e la provincia di Bergamo, prime in Europa e in Italia.
Crocetta distribuiva i voti in campagna elettorale. Oggi potrebbe disegnare un tondo zero sul quaderno di governo. Il fotovoltaico non riesce a decollare neanche dove potrebbe senza problemi: gli uffici pubblici e le pubbliche istituzioni. Le risorse comunitarie ritornano indietro e quei programmi tanto invocati restano esercizio di un brutto stile di governo.
5) La Sicilia possiede un patrimonio naturalistico, architettonico monumentale archeologico che dovrà essere valorizzato e divenire una grande risorsa economica per l’Isola, attraendo milioni di turisti: terme, artigianato, valorizzazione dell’arte classica, moderna e contemporanea. Esperimenti come quello della fiumara d’arte di Antonio Presti o di Gibellina di Ludovico Corrao, devono essere potenziate ed estese, pubblicizzandole in tutto il mondo e facendole diventare occasione di sviluppo per tutto il territorio siciliano.
Come banditore Crocetta è stato abile e perfino credibile. La sua elezione in contemporanea con l’ascesa dei grillini, una dimostrazione di vocazione al riscatto da parte dei siciliani. Oggi è un protagonista che ha dimenticato la sua parte e recita a soggetto. Nessun colpo d’ala che sparigli consolidate inerzie, ne moduli nuovi che attraggano investimenti e visitatori
6)L’agricoltura dovrà legarsi fortemente alla ricerca di nuove produzioni biologiche per fronteggiare la concorrenza a ribasso che viene dai Paesi emergenti. E’ indispensabile rivolgersi a un’agricoltura di qualità in grado di penetrare nelle fasce più ricche del mercato mondiale. Saranno necessarie nuove modalità di produzione, come ad esempio l’utilizzo di serre fotovoltaiche e la produzione di anidride carbonica in serra in modo da far crescere i prodotti senza additivi.
Crocetta sui palchi dell’Isola tre anni fa pronunciando queste parole forse strappava qualche applauso. Oggi quelle proposte fanno solo sorridere. Se qualcuno misurasse su un’ideale bilancio il peso o il contributo allo sviluppo del settore agricolo dell’intervento regionale scoprirebbe una sola finanza di trasferimento distribuita a pioggia che non premia l’innovazione, la competizione, la crescita di occupazione.
7) Non è possibile che in Francia e in altri Paesi i beni culturali siano risorse che portano ricchezza e in Sicilia siano dei costi. I Musei nei periodi di massimo afflusso turistico devono aprire anche la notte, devono essere musei viventi che ospitino caffetterie, librerie, mostre. Questi musei devono essere in rete tra loro, scambiandosi esperienze e iniziative che li rendano più attrattivi.
Qualcuno nel passato stimava che la Sicilia detenesse oltre il trenta per cento dei beni culturali mondiali. Stima forse esagerata, ma sicuro segno di un immenso patrimonio che trova angusto spazio nei nostri musei. E gli stessi sono ampiamente fuori dai circuiti nazionali e internazionali e lontani per mentalità, organizzazione e visitatori dai migliori musei nazionali ed europei.
8) La sanità deve avere al centro l’uomo e la sua dignità. Dignità per i cittadini “pazienti”, ma anche dignità per gli operatori. Trovo incomprensibile che all’interno della scuola gli incarichi vengano decisi sulla base dei curricula e dei punteggi e invece nella sanità esistano ancora le nomine assessoriali, ipotizzando che i politici abbiano persino competenze per nominare primari.I dipendenti non possono essere ostaggi della politica, devono avere percorsi professionali certi e anche questi valutati da tecnici e non dalla politica.
Mai parole furono più vane. Invece di innovare e restituire autonomia ed efficienza la sanità siciliana ha operato il gioco delle tre carte: annunci di profondo cambiamento, ostinata continuità, cattiva media qualità dell’offerta per il cittadino che infatti continua a migrare in direzione Nord.
9) Occorre completare la Siracusa-Trapani attesa da 30 anni e avviare la costruzione dell’arteria di collegamento nord-sud Santo Stefano di Camastra e Gela che toglierà dalla marginalità il centro della Sicilia. Nel contempo occorre pensare a nuove arterie per collegare Catania a Gela e ad Agrigento e nuovi collegamenti con Comiso. Va rimodernato il sistema ferroviario con collegamenti veloci.
Un libro dei sogni in alcuni casi persino dannoso come ipotesi che si è infranto sul viadotto Himera, il segno del fallimento, il simbolo delle gambe corte della distanza siderale tra le parole e i fatti. La rete ferroviaria si sta modernizzando non per impulso del governo ma solo per domanda di mercato. La rete autostradale è in cattivo stato di manutenzione con continui crolli conseguenza dell’assenza di controlli adeguati
10) Voglio che per la presentazione di un’istanza basti un’e-mail mettendo fine a file e attese estenuanti. Informatizzazione vuol dire modernità, e ogni ufficio regionale dovrà adeguarsi a questo. Voglio una Sicilia contemporanea dove la pubblica amministrazione sia completamente informatizzata, dove ci siano incentivi per le imprese che assumono nuovi dipendenti, denunciano il pizzo e la corruzione. Mi impegnerò per abolire i privilegi delle cricche e delle caste.
A tre anni di distanza, dopo mille giorni di governo Crocetta può chiudere il bilancio di medio termine del suo mandato con uno spaventoso deficit tra il promesso e il fatto. Ma, cosa più grave, non c’è un solo passo in direzione di un reale cambiamento. Ad alcuni vecchi nomi se ne sono sostituti altri. Gli aiuti alle imprese sono rimasti risibili, i sostegni al precariato improduttivo giganteschi, i privilegi quasi intatti.
Da quel libro dei sogni che Crocetta diffondeva mancavano idee sul problema dei rifiuti e infatti oltre al prosperare delle discariche non si è avuta traccia di un aumento della differenziata, della trasformazione in occasione di lavoro di una buona pratica di governo del territorio. Alla visione clientelare di Totò Cuffaro che, pur di soddisfare amici e supporter di qualunque campo, spremeva le risorse, indifferente alla loro incidenza sullo sviluppo, o alla visione da conquistadores di Raffaele Lombardo teso a trasferire i domini cuffariani sotto il suo controllo cambiando le bandiere dei feudi con lo spregiudicato utilizzo di mercenari,  è arrivata la visione narcisistica di Crocetta. L’attuale Presidente, come il Narciso mitologico, è così intento a rivedersi nello specchio del suo particolare che non si avvede delle frane economiche che stanno devastando il territorio che dovrebbe governare.
I predoni interni ed esterni saccheggiano le risorse, Saro tace o acconsente. I giovani non hanno lavoro, il Presidente pur avendo le risorse disponibili non riesce a far decollare un progetto che avrebbe attenuato le raccapriccianti cifre che ben conosce.
Solo quando lo assalgono, Crocetta da il meglio di sé. Ritrova la grinta, la combattività, occupa le tv, dilaga sulla stampa. Passata la tempesta si rifugia nel suo ufficio dorato e lascia che i suoi burocrati imperversino nella continuità più ostinata con il peggior passato.
Negli Stati Uniti quando un governatore non funziona esiste l’istituto del “recall”, il richiamo. Bastano le firme di un decimo degli elettori che lo hanno votato per andare a un referendum confermativo o sostitutivo. Se invece di progettare fumose riforme istituzionali in Sicilia si introducesse questa semplice soluzione che restituisce potere agli elettori forse avremmo dei Presidenti preoccupati di ben governare e non soltanto di durare.


XVI  Legislatura ARS

                                 MOZIONE

  N. 286 - Rimozione del Segretario generale  della  Presidenza della Regione siciliana.
                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

              PREMESSO che:

              il nucleo di Polizia tributaria della Guardia  di finanza  di  Palermo  indaga  ormai  da  tempo   sui finanziamenti agli enti  di  formazione  nell'ambito dei PROF (Piano regionale per l'offerta formativa);

              secondo gli inquirenti, sulla base  di  quanto  è emerso  dall'indagine  sulla  nota   vicenda   delle integrazioni  finanziarie  concesse  agli  enti   di           formazione, sono stati  assegnati  dei  fondi  extra  budget  'immotivati'   agli   enti   di   formazione siciliani in aggiunta a  quelli  previsti  dal  PROF 2007 per un  ammontare  complessivo  superiore  a  4 milioni di euro;

              i fondi extra budget sarebbero  stati  utilizzati per assumere nuovo personale e per finalità  diverse rispetto a quelle previste dalla  legge,  ossia  per coprire la  differenza  delle  retribuzioni  laddove fossero scattati aumenti contrattuali;

              la Corte dei conti ha condannato in  primo  grado  il   capo   del   dipartimento   della    Formazione  professionale  a  quel  tempo  in  carica,  dott.ssa Patrizia Monterosso, oggi Segretario generale  della Presidenza della Regione siciliana, oltre a  diversi  politici di spicco, Assessori e dirigenti;

              la dott.ssa Patrizia Monterosso,  condannata  per aver concesso agli enti di formazione  professionale fondi  extra  budget  considerati  illegittimi   dai          magistrati contabili, dovrà risarcire  all'erario  1 milione e 279 mila euro;
              la condanna fa riferimento ai soli  finanziamenti erogati nel 2007 e non a  quelli  erogati  nel  2008  (pari a 14,5 milioni di euro), nel 2009 e  nel  2010            (che ammontano a 4,9 milioni  di  euro  per  ciascun anno), per un importo complessivo pari a  poco  meno  di 25 milioni di euro;

              la Procura regionale della  Corte  dei  conti  ha avviato delle indagini sulle  nomine  dei  dirigenti esterni alla Regione, e che nel corso dell'inchiesta            sarebbe stata  coinvolta  anche  l'allora  dirigente  generale del dipartimento della Pubblica istruzione,  dott.ssa Patrizia Monterosso;

              la Corte  dei  conti  contestava  il  ricorso  ai  dirigenti     generali     esterni     da      parte dell'Amministrazione regionale, senza che  prima  si fosse verificato  se  tali  posti  potessero  essere  occupati   dal   personale   interno   alla   stessa            Amministrazione;
              RILEVATO che:
              il primo atto della  vicenda  delle  integrazioni  finanziarie concesse agli enti di formazione  risale al settembre  del  2013  quando,  sulla  base  delle            indagini  del  nucleo  di  Polizia   tributaria   di  Palermo, vennero condannati dalla Corte  dei  conti, con sentenza definitiva,  l'ex  Assessore  regionale   Mario Centorrino e l'ex dirigente generale  Gesulado  Campo  per  danno  all'erario,  avendo  disposto  di  talune somme non programmate;

              l'inchiesta riaperta di recente nel settore della  formazione  professionale  ha   portato   per   nove persone,  fra  burocrati  e  politici,   una   nuova condanna della Corte dei conti,  che  ha  nuovamente censurato il metodo delle integrazioni,  ossia  quei finanziamenti extra budget concessi agli  enti  alla   fine delle  attività  formative,  senza  motivazione adeguata;

              nell'atto di citazione, depositato dalla  Procura della Corte si legge che la Guardia  di  finanza  ha depositato un'informativa che ricomprende, oltre  ai           finanziamenti illegittimi del 2007, i danni erariali scaturiti  dalle  integrazioni  successive  al  PROF  2007;

              a seguito delle acquisizioni istruttorie e  delle memorie  depositate   da   funzionari   e   politici coinvolti nelle indagini della Procura  della  Corte dei conti, sotto la lente dei  magistrati  contabili  sono finite oltre 70 procedure di integrazione,  per           un importo complessivo di 5 milioni di euro  erogati a 38 enti di formazione;

              l'indagine condotta  dal  sostituto  Procuratore, dott. Gianluca Albo, ha avuto nel  mirino  il  piano formativo  del  2007,  irrobustito  da  integrazioni           finanziarie fatte nel 2008 e nel 2009;

              l'istruttoria ha  portato  all'individuazione  di coloro che si sono resi responsabili di  illegittime elargizioni  di  fondi,  fra   i   quali   l'attuale           Segretario generale di Palazzo  d'Orleans,  dott.ssa  Patrizia Monterosso, spicca per la pesante  condanna a  suo  carico  per  danno  erariale  alla   Regione  siciliana;

              CONSIDERATO che:

              Salvatore   Taormina,   attuale   dirigente   del dipartimento Finanze e per anni dirigente generale e Segretario generale dell'Amministrazione  regionale,           ed  Alessandra  Russo,  per  alcuni  anni  dirigente generale dell'Assessorato  regionale  Lavoro,  hanno presentato    ricorso    davanti    al     Tribunale           amministrativo regionale contro la nomina,  avvenuta a luglio 2012, di Patrizia Monterosso  a  Segretario  generale della Presidenza della Regione;

              il  Governo  della  Regione  ha   confermato   la dott.ssa  Patrizia   Monterosso   quale   Segretario generale  della  Presidenza  della  Regione,   prima           volta, nella storia della Regione, che la  più  alta  carica amministrativa regionale viene affidata ad un esterno;

              la sentenza di  condanna  in  primo  grado  della   Corte dei conti ha stabilito che  gli  extra  budget  costituiscono un danno per l'erario poiché si tratta  di cifre non programmate ma sborsate  dalla  Regione  per pagare il personale;
              la   motivazione   della   sentenza   è   fondata sull'assunto  secondo  il  quale  non  è   possibile incrementare  la   cifra   dei   finanziamenti   già           stanziati, restando vietato sforare il budget;

              con la prosecuzione delle indagini e le possibili  ulteriori condanne, in vista dello  svolgimento  del successivo grado di giudizio,  non  si  esclude  che           l'ammontare  del  risarcimento  possa   notevolmente  aumentare;

              il giudizio espresso nell'atto di  citazione  dal Pubblico Ministero, Gianluca Albo, è stato severo in quanto punta il dito contro  il  'disinvolto  avallo  delle   richieste   di   integrazione    finanziaria sprovviste di un titolo giuridico a loro sostegno  e di qualsiasi utilità' [...] in quanto 'espressione di  intollerabile leggerezza e negligenza funzionale  in  tutte le fasi del procedimento di integrazione';

              secondo il Procuratore della Corte dei conti si è in   presenza   di   una   violazione   dei   canoni comportamentali  previsti  tanto  dal   buon   senso           comune, secondo i quali  un  ente  privato  non  può gestire arbitrariamente  risorse  pubbliche,  quanto dal buon senso gestionale, che  deve  rispondere  ai principi di trasparenze ed economicità;

              in data 13 marzo 2014, l'avv. Anna Rosa Corsello, dirigente del  dipartimento  regionale  del  lavoro,  dell'impiego, dell'orientamento, dei servizi e delle           attività  formative,  dichiarava  dinanzi   alla   V Commissione  legislativa  permanente  dell'Assemblea regionale siciliana 'Cultura, formazione  e  lavoro'  di aver riscontrato la totale mancanza di  controlli  nei rendiconti degli enti,  circostanza  da  lei  in           passato più  volte  segnalata  attraverso  relazioni inviate al Governo regionale;

              RITENUTO che:

              il comportamento adottato dalla dott.ssa Patrizia Monterosso, nella qualità di capo  del  dipartimento della  formazione  professionale,  rappresenta   una           palese violazione dei solenni principi sanciti dalla Costituzione italiana, che, all'art. 54,  impone  ai cittadini cui sono affidate  funzioni  pubbliche  il dovere di adempierle con disciplina e onore;

              il comportamento della dott.ssa Monterosso appare contrario  ai  principi  del  buon  andamento  e  di  imparzialità cui devono essere ispirati  i  pubblici uffici che sono al servizio esclusivo della Nazione,  secondo quanto  prescritto  dal  combinato  disposto  degli articoli 97 e 98 della Costituzione;

              a livello nazionale, il D.P.R. 10  gennaio  1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti  lo statuto degli impiegati civili dello Stato) prevede,           all'art. 84,  la  destituzione  dall'incarico  quale pena inflitta a coloro che si  rendano  responsabili  di atti che rivelino mancanza del senso dell'onore e morale nell'espletamento del  pubblico  incarico,  a coloro  che  per  dolosa   violazione   dei   doveri d'ufficio arrechino grave pregiudizio allo Stato o a enti pubblici o a privati, a coloro che  si  rendano responsabili di un illecito  uso  o  distrazione  di somme amministrate,

                    IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a rivedere la propria posizione e a rimuovere  la dott.ssa    Patrizia    Monterosso dall'incarico  dirigenziale di Segretario generale della Presidenza           della  Regione  siciliana,   in   quanto   coinvolta nell'indagine della scelta dell'attuale Governo  dei dirigenti esterni e  condannata,  seppur  ancora  in  primo  grado,  dalla  Corte  dei  conti  per   danno erariale a seguito  delle  integrazioni  finanziarie  illegittime  erogate  agli  enti  della   formazione  professionale.

              (26 marzo 2014)
              CIACCIO -  CANCELLERI  -  ZAFARANA  -  PALMERI  -           CAPPELLO  -  TANCREDI  -   CIANCIO   -   FERRERI   -           MANGIACAVALLO - SIRAGUSA -  TRIZZINO  -  FOTI  -  LA  ROCCA - ZITO - GRECO G.



Il taglio di TASI e IMU? Demagogia di Renzi con effetti devastanti in Sicilia

[3 Sep 2015 |



Renzi taglia non le tasse che riducono le entrate nelle ‘casse’ dello Stato, ma quelle che lasciano a ‘secco’ i Comuni. Dietro questa mossa - che è concordata con l’Unione Europea dell’Euro (altro che polemiche Renzi-UE!) - c’è l’obiettivo di fare fallire i Comuni per ridurre gli spazi di democrazia, secondo i voleri della Germania. Cosa che in Sicilia avverrà tra qualche mese 
15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)
15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)
Matteo Renzi, con la sua solita aria da spaccone, va dicendo in giro che a dicembre ci sarà il funerale della TASI e dell’IMU. E, addirittura, lascia capire che, per difendere questo annunciato “taglio delle tasse sulla casa” è pronto ad aprire un conflitto con l’Unione Europea. Ora proveremo a raccontarvi perché tutta questa vicenda sa tanto di mistificazione. Infatti, su questo punto, non c’è alcun contrasto tra il governo Renzi e Bruxelles. La mossa del capo del governo italiano punta a mettere in difficoltà i Comuni italiani. Con la prospettiva, tutt’altro che remota, di farli fallire piano piano nei prossimi anni, eliminando un altro presidio di democrazia: che è, poi, quello che la Germania della signora Merkel chiede a Renzi. E i primi Comuni che falliranno saranno quelli della Sicilia. Proviamo a raccontarvi l’ennesimo inganno del governo Renzi, che sta governando l’Italia contro gli interessi degl’italiani.
La TASI è la tassa sui servizi indivisibili introdotta con la legge nazionale di stabilità del 2014. Sono soldi che vanno ai Comuni. L’IMU è l’odiosa imposta sulla casa - sulla quale pesano dubbi di incostituzionalità - introdotta dal governo Monti. Una quota dell’IMU va allo Stato, il resto va ai Comuni. Di fatto, Renzi non sta annunciando tagli di tasse i cui introiti finiscono nel Bilancio dello Stato; sta annunciando tagli di tasse e imposte che, per oltre il 90 per cento, riguardano i Comuni. Di fatto, il capo del governo italiano si sta sostituendo ai Comuni.
Non è la prima volta che Renzi si fa bello con i soldi degli altri. L’ha fatto con i ‘famigerati’ 80 in busta paga per i lavoratori con redditi inferiori a mille e 500 euro al mese. Il capo del governo ha stabilito di erogare questi 80 euro mensili. Ma i costi sono stati sostenuti dalle Regioni. Alla Regione siciliana, ad esempio, questo scherzetto è costato 200 milioni di Euro all’anno!
La stessa cosa si sta ripetendo con TASI e IMU. Renzi ha stabilito che questi due balzelli dovranno essere
tasi
eliminati. Ma i problemi li lascia ai Comuni italiani, che si ritroveranno senza i soldi per erogare servizi essenziali ai cittadini. Perché, come già accennato, TASI e IMU sono entrate che, per oltre il 90 per cento, alimentano le ‘casse’ dei Comuni.
Con l’abolizione di TASI e IMU i Comuni italiani verranno messi davanti a un bivio: o non erogheranno servizi essenziali ai cittadini, o saranno costretti a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. La seconda ipotesi, ovviamente, è la più probabile. Anzi, è sicuro che finirà così. Ma Renzi potrà sempre dire che lui non c’entra nulla, scaricando la colpa sui Comuni che sono amministrati male… Con questa mossa di Renzi gl’italiani verranno gabbati due volte. Il governo nazionale conta di recuperare la parte di IMU che perderà con nuovi balzelli. Insomma, gl’italiani pagheranno la nuova imposta che il governo nazionale sta studiando e pagheranno, anche, tasse e imposte che i Comuni saranno costretti a introdurre al posto di TASI e IMU.
Attenzione: questa sceneggiata non è solo una buffonata politica e istituzionale: è qualcosa di più grave. Sotto sotto c’è la volontà, da parte del governo Renzi, di ridurre gli spazi di democrazia, per rendere la vita più semplice ai soggetti esterni all’Italia che, piano piano, stanno prendendo il controllo del nostro Paese. Le imprese italiane finite nelle mani di gruppi esteri non si contano più (se ci fate caso, le nuove acquisizioni di imprese italiane da parte di gruppi stranieri vengono fatte passare per “investimenti esteri in Italia”…). E la stessa cosa riguarda anche alcuni importanti asset. E tra questi soggetti ‘esteri’ che si stanno impossessando dell’Italia, al primo posto ci sono i tedeschi.
bandiera tedesca
Di fatto, il governo Renzi sta favorendo la Germania e gli investitoti esteri, non certo gl’italiani. Il Jobs Act non è servito per creare nuovi posti di lavoro, che infatti non sono stati creati. Il Jobs Act servirà ai nuovi padroni delle grandi aziende ormai ex italiane per licenziare la gente senza problemi in barba allo Statuto dei lavoratori che è stato calpestato. Ma questo ai soggetti esterni all’Italia non basta. Chi si sta impadronendo del nostro Paese non vuole fastidi con le assemblee democratiche. E’ per questo che, con la scusa del ‘risparmio’, sono state abolite le Province italiane. Ed è per questo che il Senato, da elettivo, deve diventare un consesso con elezioni di secondo grado con competenze risibili.
La battaglia politica e parlamentare che inizierà tra qualche giorno al Senato è importantissima. Perché su tale questione l’Italia si gioca gli ultimi brandelli di democrazia rimasta. Una parte del PD ha capito che il disegno di Renzi (e dei potentati economici, massonici e finanziari europei che stanno dietro di lui) è quello di ridurre ulteriormente gli spazi democratici del nostro Paese. L’ha fatto con le Province. E adesso tocca al Senato. E poi toccherà ai Comuni.
La battaglia che si sta combattendo al Senato, lo ribadiamo, è importante. Mantenere il Senato elettivo significherebbe fare uno sgambetto non a Renzi - che alla fine è un esecutore di ordini che vengono da oltre i nostri confini - ma alla massoneria finanziaria che controlla l’Euro, con in testa la Germania. Il significato politico della battaglia in corso al Senato è il seguente: a Palazzo Madama non tutti i senatori, benché eletti con il Porcellum (e quindi non eletti, ma designati), sono al soldo della massoneria finanziaria europea. Ci sono senatori - anche nel PD - che stanno cercando di fare gl’interessi dell’Italia e non della Germania. Una battaglia che stanno combattendo provando a mantenere, con il Senato elettivo, uno spazio di democrazia che i tedeschi vogliono a togliere al nostro Paese.
Chi invece si sta comportando con grande ambiguità è il presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale
piero fassino
Il presidente dell'ANCI, Piero Fassino
Comuni Italiani), Piero Fassino, non a caso del PD. Fassino sa benissimo che il taglio di TASI e IMU è una manovra contro i Comuni. Davanti a questa presa di posizione di Renzi, la reazione di Fassino è stata debole. Il presidente dell’ANCI avrebbe dovuto chiedere a chiare lettere con quali soldi, una volta tagliati TASI e IMU, i Comuni erogheranno i servizi ai cittadini. E avrebbe dovuto sottolineare che quella di Renzi è solo una mossa demagogica per scaricare sui Comuni la responsabilità di inevitabili nuove tasse e nuove imposte che gli stessi Comuni saranno costretti a inventarsi per andare avanti. La verità è che quello tra Fassino e Renzi è solo un gioco delle parti sulla pelle degl’italiani.
Andiamo alla Sicilia. Renzi ha già abolito le Province e vuole degradare il Senato della Repubblica a consesso di serie ‘B’, con competenze risibili. E, adesso, in prospettiva, vuole fare fallire i Comuni. L’abolizione di TASI e IMU punta proprio a questo: a mettere in grande difficoltà i Comuni, costringendoli a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. Mettendo gli stessi Comuni in cattiva luce agli occhi dei cittadini. Questa mossa politica dovrebbe essere denunciata dall’ANCI. Ma Fassino, come già ricordato, è dello stesso partito di Renzi. Magari non sarà renziano. Ma non ha calcato la mano sul governo nazionale. Su questo punto fa il pesce dentro il barile. Con molta probabilità, in una prima fase, alla luce della crisi dei Comuni, verrà proposto l’accorpamento degli stessi Comuni, che si ridurranno di numero. Ma l’obiettivo finale di chi si sta impossessando dell’Italia è l’eliminazione dei presidi di democrazia più vicini ai cittadini: i Comuni. E in questo l’Unione Europea dell’Euro a trazione tedesca si sta mettendo sotto i piedi il principio di sussidiarietà. Ma tant’è.
Già, il fallimento dei Comuni. Se il fallimento dei Comuni italiani è un obiettivo che Renzi conta di realizzare tra qualche anno, in Sicilia, invece, questo fallimento è dietro l’angolo. In base a una legge approvata dal Parlamento siciliano lo scorso luglio (legge regionale approvata su pressioni romane alle quali il Parlamento siciliano si è adeguato), i Comuni dell’Isola dovranno applicare, già da quest’anno, il decreto nazionale n. 118 del 2011. Due i passaggi fondamentali di questo provvedimento: accertamento ed eliminazione dei residui attivi (cioè delle entrate fittizie inserite nei bilanci comunali); e controllo analogo, ovvero i conti delle società partecipate da inserire nei bilanci. Questi due passaggi, per molti Comuni siciliani, si annunciano devastanti. Se a questo aggiungiamo che lo Stato non trasferisce più nulla ai Comuni siciliani e che i trasferimenti della Regione di quest’anno non sono ancora arrivati (e non arriveranno, perché le ‘casse’ della Regione siciliana sono vuote), beh, la frittata è fatta.
Insomma, già tra applicazione del decreto nazionale n. 118 e trasferimenti aboliti dello Stato e trasferimenti non erogati da parte della Regione, il fallimento di molti Comuni siciliani, nei primi mesi del prossimo anno, è matematico. Se a questo aggiungiamo le mancate entrate per abolizione di TASI e IMU, siamo ben oltre la frittata: siamo alla frutta.
In base alla legge nazionale n. 42 del 2009 - parliamo della legge sul federalismo fiscale - la Sicilia potrebbe mantenere TASI e IMU. Ma l’impatto mediatico, sui siciliani, sarebbe terribile: in tutta Italia TASI e IMU vengono abolite e la Sicilia li mantiene? Certo, poi, come abbiamo detto, i Comuni italiani si inventeranno nuove tasse e nuove imposte. Ma la Sicilia, non abolendo TASI e IMU, ci farebbe comunque una pessima figura. La trappola che il governo Renzi ha preparato ai Comuni siciliani non dà scampo.
Resta da capire qual è il ruolo del governo regionale di Rosario Crocetta e del PD. E non è difficile capirlo: reggono il sacco al governo Renzi sulla pelle di oltre 5 milioni di siciliani. Il governo Crocetta, il PD siciliano (con l’esclusione di alcuni dirigenti di questo partito che stanno provando a difendere l’Autonomia della Sicilia) e il Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano stanno svendendo il futuro di oltre 5 milioni di siciliani. Emblematico è il caso del CARA di Mineo, che va avanti a colpi di appalti truccati e tangenti. A parole il governo Crocetta lo vuole chiudere. E potrebbe farlo richiamandosi all’articolo 31 dello Statuto siciliano, come ha fatto notare il parlamentare nazionale del PD siciliano eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella (ma non lo fa, perché il CARA di Mineo sono affari di governo che arrivano fino a Roma con Mafia Capitale).
Il governo Crocetta e il PD siciliano avrebbero potuto non applicare la norma sull’IMU agricola, richiamandosi alla già citata legge sul federalismo fiscale. Ma hanno fatto finta di nulla. Sfilando dalle tasche degli agricoltori siciliani 60 milioni di Euro che sono già nella ‘casse’ romane. Il governo Renzi, infatti, si è trattenuto questa somma che, adesso, i Comuni dovranno fare pagare agli agricoltori siciliani, beffati da Renzi che dice di volere abolire l’IMU a dicembre e intanto gli ha scippato 60 milioni di euro!
Di fatto, il governo Crocetta e il PD siciliano - che in queste ore litigano per le poltrone di un possibile rimpasto del governo regionale - hanno aiutato Roma a depredare la Sicilia. Non hanno contestato, come già ricordato, lo scippo sull’IMU agricola; non hanno contestato i soldi che, abusivamente, Roma trattiene sull’IVA e sull’IRPEF che maturano in Sicilia; non hanno detto nulla sulla mancata applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale sulla territorializzazione delle imposte favorevole alla Sicilia. Ci sono solo poche voci di dissenso dentro il PD siciliano. Ma questo non frena le ruberie istituzionali ai danni della Sicilia.         
 http://www.lavocedinewyork.com/Il-taglio-di-TASI-e-IMU-Demagogia-di-Renzi-con-effetti-devastanti-in-Sicilia-/d/14170/ 


    
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http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/04/m5s-gestione-rifiuti-dirigente.html

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http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/03/regione-moto-perpetuo-ai-vertici-come.html


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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:46

Inutili più di 500 dirigenti ecco la mappa dei tagli ed è corsa alla pensione

ANTONIO FRASCHILLA


Sulla carta il taglio degli uffici regionali farˆ saltare oltre 500 poltrone da dirigente. A tanto ammontano i Servizi e le unità operative  considerati inutili dalla stessa Regione, con i dirigenti generali che hanno appena presentato le proposte di riduzione in giunta. In realtà considerando che molte di queste poltrone giˆ oggi sono vuote, i dirigenti che rischiano di rimanere davvero senza incarico sono circa 300. E tra di loro • giˆ scattata la corsa al prepensionamento con le regole pre-Fornero. Alla fine si rischia quindi il bluff dal punto di vista dei risparmi, ma di certo  comunque che quella in corso • una rivoluzione nell'organizzazione degli uffici.
La scorsa settimana • scaduto il termine che avevano i dirigenti generali per presentare la proposta di taglio degli uffici, in base alla Finanziaria che intima una riduzione di almeno il 30 per cento delle posizioni di vertice nei vari rami della Regione. La proposta di taglio pi• consistente • quella presentata dall'assessorato ai Beni culturali, guidato da Antonio Purpura: Contiamo di eliminare 90 posizioni dirigenziali È, dice. La gran parte riguarda servizi e unitˆ operative nei musei.
Attualmente ogni sito ha dai due ai tre dirigenti in carico: ÇQuestononaccadrˆ pi• Ñdice il dirigente generale Gaetano Pennino Ñ nella nostra proposta prevediamo la creazione di nove poli museali, uno per ogni provincia, e i piccoli musei avranno al massimo un dirigente . Ad esempio, il museo d i Terrasini che oggi conta tre dirigenti ne avrà uno. Stesso discorso per quelli di Aidone o Mistretta. Musei che hanno pochissimi visitatori ma hanno sul groppone tre dirigenti a testa.
Un altro giro di vite • in arrivo al dipartimento tecnico, che ha in capo diverse strutture decentrate, a partire dagli Urega, le stazioni appaltanti regionali: ÇProponiamo un taglio di 50 posizioni dirigenziali, accorperemo quasi tutte le strutture perifericheÈ, dice il dirigente generale Giovanni Arnone. Quasi 90 le poltrone che saranno cancellate allÕassessorato Agricoltura, che da solo ha oggi oltre 70 uffici decentrati, ciascuno col suo dirigente. Quaranta i servizi e le unitˆ operative che salteranno invece al Corpo forestale. E ancora, scorrendo lÕelenco delle proposte arrivate a Palazzo dÕOrleans, • previsto un taglio di trenta poltrone al dipartimento Acque e rifiuti, e di cinquanta al Lavoro: ÇAccorperemo tutti gli uffici periferici, dai centri per lÕimpiego alle sedi distaccateÈ, dice la dirigente generale Anna Rosa Corsello.
Una ventina le poltrone che dovrebbero essere cancellate alla Sanitˆ nei due dipartimenti di competenza, mentre nella ragioneria generale i servizi e le unitˆ operative passeranno da 76 a 40, con un taglio di 36 posizioni di vertice. All'Ambiente, invece, il taglio programmato dal dirigente generale Maurizio Pirillo • di 16 posizioni. Ma non tutti i dipartimenti hanno rispettato alla lettera la proposta di taglio medio del 30 per cento. Alle Attività produttive previsto un taglio da 23 a 19 uffici:  Sotto questa soglia non possiamo scendere , dice il dirigente generale Alessandro Ferrara.
I tagli renderanno difficile, se non impossibile, per circa 300 attuali dirigenti riuscire ad avere un incarico, con annessa parte variabile fino a 30 mila euro lordi l'anno (lo stipendio base di 60 mila euro lordi sarà comunque pagato). Non a caso • scattata la corsa al prepensionamento con le regole pre-Fornero grazie alla Finanziaria che, unico caso in Italia, consente una finestra di cinque anni, fino al 2020, per andare via con i vecchi parametri: a luglio le domande di pensionamento tra i dirigenti erano giˆ a quota 136 e per presentarle  • tempo fino all'11 novembre. Lo scorso anno i dirigenti andati in pensione erano stati appena 36. Ma, visto che la pensione la versa sempre la Regione, alla fine dal taglio dei dirigenti Palazzo d'Orleans, risparmierà molto meno dei 40 milioni stimati.

La riduzione prevista dall'ultima Finanziaria Ma il risparmio rischia di rivelarsi irrilevante

Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione Sarà la giunta a vagliare le proposte sui tagli degli uffici presentate dagli assessorati

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/09/29/inutili-piu-di-500-dirigenti-ecco-la-mappa-dei-tagli-ed-pensionePalermo02.html?


Ingrao, l'ultimo saluto: "Una vita per la liberazione dell'uomo"




I funerali in piazza Montecitorio allo storico dirigente del Pci, sulle note di "Bella ciao", tra pugni alzati e bandiere rosse. Don Ciotti: "Ha servito la politica, invece di servirsene"






ROMA - E' iniziato con le note di "Bella ciao" l'ultimo viaggio di Pietro Ingrao, tra pugni alzati, fazzolettoni delle brigate partigiane, bandiere di Rifondazione comunista, di Syriza e del movimento operaio. Accompagnato dai familiari, dalla presidente della Camera Laura Boldrini e portato a spalla dai commessi della Camera, il feretro è stato portato in piazza Montecitorio. Ai funerali solenni, per salutare lo storico dirigente del Pci ed ex presidente della Camera tra il 1976 e il 1979, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano con la moglie signora Clio. Seduto tra i familiari di Ingrao anche Fausto Bertinotti. Tra la folla il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini, il costituzionalista Gianni Ferrara e il dirigente del Pci Giacomo Schettini vicino a Ingrao.







Durante le esequie le bandiere di Palazzo Montecitorio sono state esposte a mezz'asta. Sopra alla bara una corona di fiori e un caschetto portato da una delegazione di operai delle acciaierie di Terni e la sciarpa rossa di don Gallo. Tra poesie scritte da lui stesso, applausi e commozione, si sono alternati a parlare familiari, istituzioni, uomini e donne che lo hanno conosciuto e che hanno vissuto con lui gli anni della passione e dell'impegno politico

La presidente della Camera Laura Boldrini ha ricordato come Ingrao fosse l'uomo del dubbio: "Per lui il dubbio non era rinuncia ma seria onestà intellettuale nei confronti delle persone alle quali non si rivolgeva con soluzioni semplici e semplici certezze" e ha ricordato come fosse uomo attuale, attuali le sue parole. "Per Ingrao era fondamentale la centralità del Parlamento e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alla attività pubblica. Anche oggi i cittadini devono far sentire ogni giorno la propria voce, come disse Ingrao 'il voto da solo non basta. La sua esperienza di vita è esperienza dell'Italia e degli italiani".

Alfredo Reichlin lo ricorda come uomo onesto, in cerca della verità : "Questo paese ha una storia. Eppure noi questa storia non l'abbiamo custodita bene. Perché volevamo la luna o non l'abbiamo voluta abbastanza? Ingrao era una mente libera, cocciuta e assetata di conoscenza. Non era uno scettico, voleva capire, sapeva lottare e colpire. Sapeva che per vincere bisogna capire quel tanto di verità che c'è sempre in fondo alle cose. Ingrao era un uomo giusto: così la gente lo ha percepito. Ci ha insegnato che la politica non può ridursi a mercato e lotte di potere. Abbiamo bisogno di uomini come lui. Abbiamo bisogno di capire".

La figlia Renata, con una voce commossa, ha voluto parlare di quel padre che portava in casa la sua passione politica e il suo concetto di amore e giustizia: "La politica se la portava anche in famiglia. Aveva una grande passione per le vite degli altri. Anche la mia vita è stata riempita dall'amore che mi ha dato". Ricorda i momenti di quotidianità, i pranzi domenicali, le passeggiate coi nipoti. "Ci ha trasmesso l'amore per la vita, vissuta nella libertà, nel rispetto degli altri, nella ricerca della giustizia". La nipote Gemmaha voluto ricordare la sensibilità e il gusto per le cose semplici: "Quando passeggiavamo per la mano sul lungomare di Sperlonga mi sentivo orgogliosa di essere tua nipote, chiamavano tutti, non ho mai trovato nessuno che ti fosse ostile perché tutti ti amavano, perché sapevi essere vicino alla sofferenza delle persone" e anche "gustare cose semplici come nuotare a lungo o farsi una scofanata di dolci. L'immagine più bella della tua forza e della tua dolcezza è la foto dove tu, io e la mia prima figlia di 5 anni stiamo l'uno accanto all'altro con il pugno alzato".

Nelle piazze come davanti ai cancelli della Fiat "Pietro Ingrao era un uomo che faceva innamorare le persone" ha detto il regista Ettore Scola. "Ebbi il privilegio di incontrarlo spesso, di essere ospite in casa sua, di conoscere sua moglie, i figli. Cenai con lui quando già era presidente della Camera, in evidente disagio per la scorta che lo aspettava davanti a casa mia. Ma soprattutto - ha proseguito il regista - ho conosciuto la sua lealtà, che lo portava sempre a interrogarsi sulle sue idee. E ho anche conosciuto la sua forza di oratore capace di far esplodere di passione politica le piazze".

"Ha servito la politica invece di servirsene. Per lui la politica era strumento di pace" ha detto con forza Don Ciotti. "E' stato tra i primi a scrivere di mafia e delle ramificazioni nella politica del potere mafioso. Amava la ricerca della verità, è stato un inquieto, un eretico che sceglie, che rifiuta il conformismo dell'interesse e il quieto vivere della paura. Di lui colpiva il candore, l'autenticità, la capacità di stupirsi e interrogarsi. Non aveva bisogno di fingere, di sedurre, di mostrarsi diverso da quello che era. Ha fatto delle scelte e ha pagato molto nella sua vita ma senza lamentarsi".

Il feretro ha lasciato la piazza su un carro funebre che lo porterà a Lenola, la cittadina in provincia di Frosinone dove Ingrao nacque 100 anni fa. A salutarlo ancora una volta le note di "Bella ciao" e una folla con i pugni chiusi alzati.


Addio a Pietro Ingrao, i funerali a Montecitorio












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