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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:54



*La patacca dei Caraibi: ora chi risponde?
*BENVENUTI IN PARADISO oggi domani ieri e……
*Formato il quarto governo LOMBARDO in Sicilia



Condannato per diffamazione il dirigente regionale Salvatore Anzà



Fu accusato di aver copiato dal Veneto il Piano di Risanamento dell’Aria


21 settembre 2010 -  Palermo – Sono state depositate in questi giorni le motivazioni della sentenza del Tribunale di Palermo che condanna per diffamazione il dirigente regionale, Salvatore Anzà, responsabile del Piano di Risanamento dell’Aria in Sicilia.
Andiamo a ritroso. Nel 2007, durante la conferenza “Ambiente e salute” che si tenne ad Augusta il dirigente dell’assessorato Territorio e Ambiente Giocchino Genchi, e Giuseppe Messina e Mimmo Fontana di Legambiente, sostennero e poi denunciarono alle autorità competenti che la redazione del Piano regionale di Risanamento dell’aria in Sicilia era stato per gran parte copiata dall’omologo Piano della Regione Veneto.
Il Piano fu firmato e approvato con decreto assessoriale nell’agosto dello stesso anno senza che alcuna luce fosse fatta sul caso.
Anche Striscia la Notizia si occupò della vicenda; per l’occasione sia Anzà che Tolomei, dirigente generale dell’assessorato, non solo risultarono evasivi in merito ma successivamente proprio l’Anzà passò al contrattacco dando, con note ufficiali della Regione Sicilia, per cialtroni e lestofanti e galeotti Genchi e i suoi “complici”.
Ma Legambiente aveva denunciato secondo fatti concreti ed oggettivi e le proteste del dirigente Anzà sono state giudicate diffamatorie dal Giudice unico della 1a sezione civile del tribunale di Palermo.
Anzà dovrà risarcire Giuseppe Messina di 10 mila euro + oltre 2 mila 500 euro per onorari, competenze e spese.
Le motivazioni della sentenza sono state depositate in questi giorni. Per lo stesso motivo sono in fase di conclusione i dibattimenti per la diffamazione di Anzà nei confronti anche di Mimmo Fontana e Gioacchino Genchi.



L'iniziativa partita nel 2007 da una conferenza ad Augusta
Piano di Risanamento dell'Aria in Sicilia, era copiato dalla Regione Veneto. Condannato per diffamazione il responsabile regionale Salvo Anzà

Augusta - La vicenda ha inizio da Augusta, come ricorda il professore Luigi Solarino, presidente di "Decontaminazione Sicilia", e si risolve con la condanna per diffamazione del dirigente regionale Salvo Anzà, responsabile del Piano regionale di Risanamento dell'Aria in Sicilia. Ma andiamo alla storia. Il Kiwanis Club di Augusta, presidente Sebastiano Pace, il 23 novembre2007 organizzava la conferenza sul tema "Ambiente e salute: stato attuale e prospettive di tutele del territorio augustano".
Quella sera l'auditorium di San Biagio era stracolmo di persone, fra i relatori il dirigente Chimico dell'Assessorato regionale Territorio e Ambiente dott. Gioacchino Genchi, che iniziò il suo intervento comunicando ai presenti che non avrebbe parlato di inceneritori, come era in programma, ma avrebbe relazionato sul  "Piano regionale di risanamento dell'aria in Sicilia", la cui redazione era stata affidata all'Assessorato Territorio e Ambiente ed alle Università di Palermo e di Messina.
Il Genchi sostenava che detto Piano presentava ampie parti copiate dalla dall'omologo Piano predisposto dalla Regione Veneto cui gli estensori avrebbero attinto usando il sistema, copia e incolla.
A distanza di quasi tre anni si torna a parlare del Piano Regionale Aria con la condanna del proprio di Salvatore Anzà, dirigente regionale responsabile di detto progetto.
I motivi della condanna cominciano con la conferenza stampa del 21 novembre 2007 di Giuseppe Messina e Mimmo Fontana, di Legambiente, e di Gioacchino Genchi, i quali, in relazione al "Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell'aria ambiente in Sicilia", avevano pubblicamente messo in rilievo, agli organi competenti, che ampie parti di detto piano erano copiate dall'omologo Piano predisposto dalla Regione Veneto.
Nella stessa conferenza stampa, inoltre, Messina aveva sostenuto che il Piano  in questione andava ritirato ed occorreva accertare, altresì, le responsabilità e  se fossero stati utilizzati fondi pubblici per la sua redazione.
Il Piano fu proposto dall'Anzà alla firma dell'Assessore in data  8 agosto del 2007 ed approvato con decreto assessoriale del 09/08/07. Il grave episodio di plagio fu attenzionato anche a livello nazionale, tanto da indurre "Striscia la Notizia" ad intervistare Pietro Tolomeo, dirigente generale del dipartimento dell'Assessorato Territorio e Ambiente, e Salvatore Anzà dirigente responsabile del progetto siciliano aria.
Sia il Tolomeo che l'Anzà furono evasivi in detta intervista, ma questo non bastò a quest'ultimo, con note scritte su carta intestata dell'Assessorato, regolarmente protocollate, pubblicate sul sito della Regione Siciliana ed affisse nelle bacheche dell'ARTA (Assessorato Regionale Territorio e Ambiente), di passare alla diffamazione di Genchi, Messina e Fontana.
Tre note sono riportate in sentenza e sono:
- la nota n. 1 prot. 86097/07 parlava di silenzio omertoso, menzogne e falso storico dei rappresentanti di Legambiente Sicilia e di una banda di lestofanti (Genchi, Messina e Fontana);
- nella nota n. 2 prot. 87942 del 4.12 07 si legge: "i responsabili di Legambiente hanno gravemente diffamato la Regione Siciliana con una serie di gravissime menzogne e falsità, raggirando i giornalisti, (Genchi, Fontana e Messina) con un'indegna sceneggiata allestita da una cricca di imbroglioni, che sembrano afferire ad un settore deviato di Legambiente";
- la nota n. 3 prot. 640/07 parla di "attività diffamatoria di una banda di cialtroni (Genchi, Fontana e Messina) capitanata dalla madre dei lestofanti, il galeotto Genchi".
Dopo quanto scritto ed affermato dall'Anzà, il Messina, di Legambiente, ha proposto presso la prima sezione civile del Tribunale di Palermo domanda di risarcimento contro l'Anzà, per danni morali e materiali, per la redazione delle suddette note nella qualità di direttore di un servizio dell'Assessorato regionale.
Il 5 marzo di quest'anno, la dott.ssa Giulia Spadaro, in funzione di Giudice Unico della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, ha condannato per diffamazione il dirigente regionale Salvo Anzà, responsabile del Piano regionale di Risanamento dell'Aria in Sicilia.
La sentenza prevede un risarcimento a favore di Giuseppe Messina di 10 mila euro oltre a 2 mila 910 euro per onorari, spese e competenze.
Gagi  


Ambiente, Cronaca, Politica, Rumori


Condannato per diffamazione il dirigente regionale Salvatore 
ciampolillo, condanna, copiato, Diffamazione, Giocchino Genchi, LEGAMBIENTE, Mimmo Fontana, Piano di Risanamento dell’Aria, Piano regionale, Salvatore Anzà, Striscia la Notizia, veneto
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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:47

LEGENDA

Il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità

dell’aria ambiente della Regione Siciliana
Il Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana (Allegato n. 1 CD), approvato con il citato D.A. n. 176/GAB del 9 agosto 2007 e che costituisce “piano di settore del Piano regionale di tutela e risanamento ambientale”, risulta frutto di un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti (rectius, copiati) da
pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (Allegato n. 2 e Allegati n. 11-41 CD).
Non sarebbe neppure il caso di ricordare che nella redazione di un qualsiasi documento pubblico, quando si riportano testualmente frasi o brani di altro autore, è regola generale, non solo per ovvi motivi di correttezza deontologica e professionale, l’uso di forme di evidenziazione, quali la virgolettatura, il carattere corsivo, ecc., accompagnate dalla citazione in maniera puntuale e precisa della fonte originale da cui si è attinto.
Nel caso in oggetto gli autori hanno presentato il Piano nella forma di un documento originale, corredato sì della consueta sezione di riferimenti bibliografici, ma come se il contenuto fosse il frutto ex novo del proprio personale contributo elaborativo, quando invece si è in presenza di un mero “assemblaggio”, operato con un “copia e incolla”, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati.
Gli autori hanno utilizzato come “mirror” il Piano Regionale di Tutela e Risanamento della Regione Veneto (Allegato n. 2 CD), datato anno 2000 e cioè “vecchio” di 7 anni, con ovvie e disastrose conseguenze derivanti principalmente dal divario temporale tra i due documenti, dalle differenti caratteristiche ambientali e dal diverso assetto amministrativo delle due Regioni, nonché dalla non conoscenza, giusto il caso, che il Piano del Veneto era stato già bocciato dalla Comunità

Europea (Allegato n. 3 CD).

In particolare, come viene mostrato nel CD che fa parte integrante della presente citazione :
_ Le parti che si sono evidenziate in giallo risultano testualmente comuni nei due Piani, laddove gli “autori” siciliani si sono limitati alla semplice sostituzione di parole del tipo “Veneto” , “ARPAV” , ecc., con “Sicilia”, “ARPA”, ecc.;
_ Le parti che si sono evidenziate in rosso, oltre ad essere in comune, segnalano anche macroscopiche incongruenze determinatesi con la trasposizione testuale dal Piano Veneto a quello Siciliano. Per brevità, qui di seguito si citano solo alcune tra le più eclatanti, mentre per le altre si rimanda alla lettura del testo:
a) parecchie Direttive Comunitarie e normative nazionali, all’epoca della redazione del Piano Veneto (anno 2000) riportate in via di emanazione o vigenti, sono riferite come tali pure al 2007, nonostante esse siano state nel frattempo emanate, recepite e persino abrogate da altre successivamente intervenute;
b) documenti (p.e. il bollettino COP, il DOCUP, ecc.) che si riferiscono a strutture, attività ed atti di programmazione della Regione Veneto sono inseriti come se in realtà fossero e facessero parte del contesto siciliano;
c) caratteristiche e condizioni ambientali proprie del Veneto, (p.e. “il bacino aerologico padano”, ”limitazione degli orari di riscaldamento degli impianti termici civili”, “l’intero territorio pianeggiante”, le “comunità montane”, queste ultime, per inciso,  abolite in Sicilia da quasi 20 anni, ecc.) figurano nella descrizione di quelle siciliane;
d) tra le misure da adottare per il decongestionamento del traffico urbano da e verso i  centri storici è prevista la realizzazione di “percorsi ciclabili protetti…utilizzando gli  argini di fiumi e canali(salvo a creare prima i fiumi ed i canali da immettere nei centri  storici dei Comuni siciliani !);
e) l’assetto amministrativo di regione a statuto ordinario del Veneto appare avere  sostituito le prerogative dello statuto speciale della Regione Siciliana (p.e. si fa  riferimento al Consiglio Regionale al posto dell’Assemblea Regionale, a competenze  della Giunta Regionale al posto di quelle dell’Assessore al ramo, ecc.);
_ Gli “autori” non si sono astenuti neppure dal copiare la “Bibliografia” (presa pressoché per intero dall’Annuario Arpa del 2005) ed il “Glossario”, tanto che in quest’ultimo vengono riportati acronimi e sigle di organismi, strutture e documenti inesistenti in Sicilia (CISComitato di Indirizzo e Sorveglianza, DOCUP- Documento Unico di Programmazione 2000-2006 della Regione Veneto, SFMR-Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale, TTZ-Tavoli Tecnici Zonali) e, di contro, non vengono inclusi acronimi e sigle citati nel  testo siciliano (TOFP-Tropospheric Ozone Forming Potentials, PGTL-Piano Generale dei  Trasporti e della Logistica, ecc.);
- Alla luce di quanto sopra, appare evidente che le parti suddette non siano state neppure riviste dagli “autori”, anche considerato che risultano presenti gli stessi refusi del documento del Veneto e, soprattutto, perché al cap. 1, § 1.6, sotto § 1.6.1, pag. 26, dopo l’ultimo capoverso che recita “Per una trattazione di maggiore dettaglio sulla normativa inerente la qualità dell’aria e le emissioni in atmosfera si rimanda al Cap. 4” è stato “dimenticato” il link http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, che è giusto il collegamento (interno) web al cap. 4 del Piano del Veneto. Per accedere dall’esterno al  capitolo basta anteporre www. all’indirizzo sopra riportato <servizigenerali.org/…. >;
_ Le parti che sono state riquadrate in vari bordi colorati. risultano “prelevate”  integralmente, con lo stesso sistema del “copia ed incolla”, da varie pubblicazioni (Allegati  n. 11-41 CD) quali Annuari ARPA, capitolo “Atmosfera” (2004, 2005, 2006, ecc.),  Relazione sullo stato dell’ambiente della città di Palermo (2006, Agenda 21), Carta  climatica ed atlante climatologico della Sicilia, ecc., che gli “autori” riportano tra le fonti  bibliografiche o i documenti di riferimento. Come già detto, tuttavia, non si è in presenza di  spunti o di citazioni bibliografiche, ma di un vero e proprio copiato di interi brani e  capitoli. Altre parti, ancora, risultano “prelevate” persino da tesi di laurea di Istituti  Universitari non siciliani come anche da siti web di facile reperimento, che però non  figurano tra le fonti indicate.
_ Alcuni Progetti da attuarsi in regime di convenzione, elaborati già negli anni passati da Istituti Universitari e proposti all’Assessorato al fine di fornire “Attività di supporto tecnicoscientifico”per la “redazione” del Piano, risultano ora inseriti, pur rimasti del tutto invariati i soggetti proponenti ed il contenuto della proposta, non già per le finalità originarie, bensì per la “revisione” e l’attuazione del Piano stesso. I soggetti proponenti, che figurano tra gli “autori” del Piano, si sono limitati a ritoccare il titolo del Progetto, sostituendo la parola redazione” con “revisione” (Allegati n. 4-6 CD). Per qualche altro Progetto non si è persino ritenuto di cambiare il titolo. Inoltre, fanno parte dell’elenco dei Progetti - non si comprende a quale titolo e finalità - un Progetto della Regione Lombardia, corredato di tanto di stralcio di Decreto di approvazione del 2004 e di citazione di varie Delibere della Giunta lombarda, un Progetto messo sulla carta dal Comune di Palermo nel 2006 ed abortito da tempo ed un presunto Progetto “Analisi della Climatologia Urbana e Qualità del Clima”, presunto nel senso che non è dato a comprendere di cosa effettivamente si tratti, dato che si  limita ad una sintetica spiegazione delle modalità e dei criteri per classificare i climi della  terra. Insomma, brani copiati e nulla più.
_ Se c’è un capitolo che più di altri lascia esterrefatti per via del livello di copiatura  pedissequa ed acritica mostrato dagli autori questo è probabilmente il sesto. Il capitolo,  trasposto tal quale, parola per parola, da quello del Piano del Veneto, riporta “Le azioni del  Piano”, ossia gli interventi e le misure da adottare per contenere e contrastare i fenomeni di  inquinamento sul territorio siciliano ed avviare le opere di risanamento. Il risultato è che ne  scaturisce un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete. 
Tra le innumerevoli perplessità, al lettore non può non sorgere una ovvia domanda: dove  sono, nel Piano, gli impianti industriali della Regione ? Dove sono i Petrolchimici, le  Centrali Termoelettriche, i Cementifici, la Distilleria più grande d’Europa, ecc. per finire  agli impianti di minori dimensione ed impatto sulla qualità dell’aria ? 
Orbene, all’esame dei fatti, il Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità  dell’aria ambiente della Regione Siciliana possiede tutti i connotati antitetici per essere definito tale,  tanto meno quello di avere una qualche attinenza con i prerequisiti di un documento di  programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria, monco  qual è degli elementi fondamentali e costitutivi, ad iniziare dall’inventario delle emissioni, dalla  modellistica e, ovviamente, degli strumenti finanziari e delle risorse economiche (se si eccettuano i  500.000 euro che i Comuni siciliani dovrebbero stanziare, secondo gli “autori”, dal proprio bilancio  per le piste ciclabili lungo gli ipotetici e fantasiosi canali ed argini dei fiumi che si immettono nei  loro centri storici).
Ma – ci sarebbe da chiedersi e da chiedere - il Bilancio regionale ed i Comuni ne sono a  conoscenza?
Il 12 marzo 2008, cioè a 7 mesi di distanza dall’approvazione del Piano, l’Assessore Interlandi  emanava il D.A. n. 43/GAB (Allegato n. 8 CD) con il quale si apportavano correzioni ad alcune di  quelle parti del Piano definite “refusi” e frutto di “errori materiali non sostanziali”. Ben prima, ma  senza alcun atto formale o correzione ufficiale, era stato fatto sparire alla chetichella dal testo del  Piano pubblicato nel sito dell’Assessorato il link al Piano della Regione Veneto  http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, maldestramente dimenticato al §  1.6.1, pag. 26.
In realtà, per quanto riguarda i cosiddetti “refusi” si tratta di quei refusi irrilevanti citati nella  conferenza stampa di Legambiente al solo scopo di mostrare che dal “copia e incolla” del Piano  veneto non si erano salvati neppure gli errori di battitura… del testo veneto; per quanto riguarda i  cosiddetti “errori materiali non sostanziali” resta incomprensibile come e perché si possa arrivare a  definire tali i riferimenti al “sistema aerologico padano”, alle “piste ciclabili sugli argini di fiumi e  canali”, alle limitazioni temporali di accensione del riscaldamento domestico e ad altre risibilità  del genere nel contesto siciliano, frutto anch’essi del “copia e incolla” cieco ed indiscriminato. 
Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe  sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando  prese in considerazione tante altre parti di cui non era stata fatta esplicita menzione.

In definitiva, nel copia e incolla, i refusi da “refusi veneti” sono diventati “refusi siciliani” e gli autori siciliani, con il citato D.A. n. 43, dopo 7 mesi li hanno corretti facendoli comparire come  propri errori di stampa. (sic!)

Ma nonostante questo, alla data del 22/10/2008(*) (dopo ulteriori 7 mesi) sul sito web  dell’Assessorato era possibile trovare sì la versione “corretta” del Piano, salvo ad accorgersi che  conteneva le stesse precedenti strafalcionerie. (sic!) (Allegato n. 9 CD). 
(*) P.S. : dalla fine di ottobre 2008 sul sito risulta inserita la versione con i “refusi” veneti corretti  Addendum : soltanto il 29/04/2009, con la nota n. 1777, il Capo di Gabinetto dell’ARTA era  costretto a comunicare, con malcelato imbarazzo, che la Commissione ispettiva  costituita dall’Assessore Interlandi il 22/11/2007 (per dimostrare che il Piano non era  stato copiato) “non aveva reso alcuna relazione conclusiva”. Un’affermazione  criptica per cercare di stendere il velo su una vicenda insostenibile ed indifendibile.

Estratto dalla querela (evidenziate le fonti copiate)

ALLEGATI solo su CD*
(*) Per consentire un più agevole confronto con i brani originali copiati, la numerazione degli  allegati, a partire dal n.11 in poi, segue la loro progressiva posizione occupata nel testo del  Piano della Sicilia.
1) Allegato_1_Piano Sicilia
2) Allegato_2_Piano Veneto
3) Allegato_3_Bocciatura Piano Veneto
4) Allegato_4_Proposta_UnivME_supporto tecn
5) Allegato_5_All_tec_Convenzione_UnivME
6) Allegato_6_Attività Piano_cap.7_§ 7.1.9
7) Allegato_7_e-mail Interlandi 13_11_08 e 20_11_08
8) Allegato_8_DA 43-GAB_12_03_2008
9) Allegato_9_Piano Sicilia_Cap6_22_10_08
10)Allegato_10_Documento in bacheca Assessorato
11) Allegato_11_Global Geografia
12) Allegato_12_Programma pluriennale regionale 1998-1999
13)Allegato_13_Rapporto sul turismo in Sicilia 2000-2001
14)Allegato_14_Il IV livello Corine Land Cover
15)Allegato_15_Agenda 21 del Comune di Palermo
16)Allegato_16_ARPA,Annuario dati ambientali 2005, cap. Atmosfera
17)Allegato_17_ARPA,Annuario dati ambientali 2004, cap. Atmosfera
18)Allegato_18_Provincia di Torino, Ambiente, parametro SO2
19)Allegato_19_Provincia di Torino, Ambiente, parametro NO2
20)Allegato_20_ARPA,Annuario dati ambientali 2006, cap. Atmosfera
21)Allegato__21_AMIA, Relazione 1997-1998
22)Allegato_22_AMIA, Relazione 1999-2000
23)Allegato_23_A. Drago, Carta climatica ed atlante climatologico
24)Allegato_24_Tesi di laurea Università di Ferrara
25)Allegato_25_A. Drago, Atlante climatologico
26)Allegato_26_ENEA, Profilo climatico dell’Italia, 1999
27)Allegato_27_A. Drago, I processi di desertificazione ed i possibili processi di mitigazione
28)Allegato_28_Istituto veneto, tesi di laurea
29)Allegato_29_Piano Tutela della qualità dell’aria, Provincia Trento
30)Allegato_30_Dirvit interfree, inquinanti vari
31)Allegato_31_APAT_Biomonitoraggio
32) Allegato_32_Linee guida per la formazione del “Piano di risanamento ambientale e
rilancio economico del Comprensorio del Mela”, 2005

33)Allegato_33_ARPA_Laboratorio mobile_Milazzo_2005

34)Allegato_34_AMIA_Relazione 1997-1998
35)Allegato_35_AMIA_3° Relazione 1999-2000
36)Allegato_36_AMIA_5° Relazione 2003-2004
37)Allegato_37_Convenzione ARTA-CIRIAS_Qualità urbana
38)Allegato_38_Allegato tecnico_Convenzione ARTA-CIRIAS_SITA
39)Allegato_39_Convenzione ARTA-UnivPA DREAM
40)Allegato_40_Allegato tecnico Convenzione ARTA-DREAM
41)Allegato_41_Piano Direttore Trasporti e Mobilità



Concorsi: Cassazione, e' reato riprodurre il testo di una sentenza nella prova
scritta

Copiare il testo integrale di una sentenza nella prova scritta di un concorso pubblico, costituisce reato ai sensi dell'art. 1 della Legge 475/1925. Lo ricorda la Corte di Cassazione spiegando che non vale ad escludere la configurabilità del reato il fatto di aver citato la fonte. Il candidato di un
concorso, spiega la Sesta sezione penale della Corte (Sentenza 32368/2010) non può infatti riprodurre parti di sentenze, e commette reato "anche se lo fa citando la fonte, ove la rappresentazione del suo contenuto sia non il prodotto di uno sforzo mnemonico e di una autonoma elaborazione logica, ma il chiaro risultato di una materiale riproduzione operata mediante la utilizzazione di un qualsiasi supporto abusivamente impiegato nel corso della prova". Nel caso esaminato dalla Corte, la candidata ad un concorso pubblico aveva presentato come proprio un elaborato scritto che in realtà era la trascrizione della parte motiva di una sentenza del TAR.
(Data: 03/09/2010 12.00.00 - Autore: Roberto Cataldi)
  


Cassazione: stop alle tesi di laurea copiate da internet


Il fenomeno dei lavori plagiati è destinato a crescere esponenzialmente, come già sta accadendo in Italia da anni, per mezzo della diffusione della rete internet, che è uno strumento di lavoro indispensabile, al fine di reperire informazioni, ma al contempo offre opportunità palesi di copiare il
lavoro altrui, con estrema facilità e con grande difficoltà nel verificarne l'autenticità o meno. Il problema è stato richiamato dalla Corte di Cassazione, che con sentenza delle Terza sezione penale ha voluto lanciare l'allarme, a proposito di una tesi di laurea copiata. Il caso scoppia in Sardegna, dove nell'anno accademico 2001-2002, uno studentessa di Medicina e Chirurgia, presso l'Università di Cagliari, aveva presentato una tesi di laurea, che ricalcava in tutto e per tutto quella di un altro laureando di sei anni prima, avendo uguali il titolo, lo svolgimento e la bibliografia. In sostanza, la ragazza aveva fatto un lavoro di semplice copia e incolla. Il caso era poi finito al Tribunale di Cagliari, che aveva annullato il titolo di laurea alla neo-dottoressa, il luglio 2006. La Cassazione, nel confermare la decisione di Cagliari, ha voluto richiamare l'attenzione alla crescente facilità di plagiare il lavoro altrui, grazie alla diffusione di internet.

Altre informazioni su questa sentenza

(Data: 16/05/2011 9.00.00 - Autore: Emanuele Ameruso)



 
Cassazione: stop alle tesi di laurea copiate da internet


Il fenomeno dei lavori plagiati è destinato a crescere esponenzialmente, come già sta accadendo in Italia da anni, per mezzo della diffusione della rete internet, che è uno strumento di lavoro indispensabile, al fine di reperire informazioni, ma al contempo offre opportunità palesi di copiare il lavoro altrui, con estrema facilità e con grande difficoltà nel verificarne l'autenticità o meno. Il problema è stato richiamato dalla Corte di Cassazione, che con sentenza delle Terza sezione penale ha voluto lanciare l'allarme, a proposito di una tesi di laurea copiata. Il caso scoppia in Sardegna, dove nell'anno accademico 2001-2002, uno studentessa di Medicina e Chirurgia, presso l'Università di Cagliari, aveva presentato una tesi di laurea, che ricalcava in tutto e per tutto quella di un altro laureando di sei anni prima, avendo uguali il titolo, lo svolgimento e la bibliografia. In sostanza, la ragazza aveva fatto un lavoro di semplice copia e incolla. Il caso era poi finito al Tribunale di
Cagliari, che aveva annullato il titolo di laurea alla neo-dottoressa, il luglio 2006. La Cassazione, nel confermare la decisione di Cagliari, ha voluto richiamare l'attenzione alla crescente facilità di plagiare il lavoro altrui, grazie alla diffusione di internet.

Altre informazioni su questa sentenza

(Data: 16/05/2011 9.00.00 - Autore: Emanuele Ameruso)

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, ha pronunciato la seguente
D E C I S I O N E
sul ricorso in appello n. 1372/08 proposto da INSOLIA CARMELA rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Corso, elettivamente domiciliata in Palermo, via Marco Polo n. 53, presso lo studio dell’avv. Giovanni Marcì;
c o n t r o
- la COMMISSIONE ESAMINATRICE DEL CONCORSO PER ESAMI E TITOLI PER L’ACCESSO AI RUOLI PROVINCIALI DEGLI INSEGNANTI DI SCUOLA ELEMENTARE, BANDITO CON D.D. 2.4.1999, in persona del suo Presidente pro tempore e l’UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI SIRACUSA, in persona del legale rappresentante pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici, in via A. De Gasperi n. 81, sono ope legis domiciliati;
e nei confronti di
GRIMALDI MARIA, non costituita in giudizio; per l’annullamento della sentenza del T.A.R. per la Sicilia - Sezione staccata di Catania (sez. IV) - n. 1205/08, del 23 giugno 2008. N. 521/10 Reg.Dec. N. 1372 Reg.Ric. ANNO 2008 
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio, depositato il 29 dicembre 2008, nell’interesse degli appellati;
Vista l’ordinanza n. 232/09 di questo Consiglio di Giustizia Amministrativa, di rigetto dell’istanza cautelare proposta dall’appellante;
Vista la memoria, depositata il 29 giugno 2009, in difesa degli appellati;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il Consigliere Pietro Ciani;
Uditi alla pubblica udienza del 10 luglio 2009 l’avv. G. Corso per Carmela Insolia e l’avv. dello Stato Mango per la Commissione esaminatrice e per l’Ufficio scolastico provinciale appellati;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
F A T T O
La ricorrente ha partecipato al concorso per esami e titoli per l’accesso ai ruoli provinciali degli insegnanti di scuola elementare espletato nel corso dell’anno 2000.
In esito alla correzione degli elaborati, alla stessa è stato assegnato il punteggio di 29,40, mentre alle prove orali ha ottenuto 40/40 e punti 6 nella prova di lingua straniera.
In seguito a ricorso giurisdizionale presentato da altra concorrente, Corsaro Alessandra, ed al provvedimento di sospensione adottato dal T.A.R. di Catania, la Commissione ha proceduto al riesame di numerosi elaborati, relativi ai concorrenti citati in detto ricorso, per accertare ipotesi di plagio.
Il riesame ha indotto la Commissione, nella seduta dell’11 agosto
2000, ad annullare per plagio l’elaborato dell’odierna ricorrente,
con la seguente motivazione: “su un totale di 111 righi presenta 53
tratti dal testo di Bellinzona e Magon “Scuola come, Scuola perché”
Ediz. Elmedi Milano, 1994, p. 109-111”.
La decisione di annullamento per plagio, con contestuale declaratoria
di nullità degli esami orali sostenuti, ha determinato l’esclusione della ricorrente dalla graduatoria provinciale.
Avverso tale provvedimento, la signora Insolia Carmela ha proposto
gravame dinanzi al T.A.R. Catania, il quale ad una prima sommaria
delibazione ha accolto la relativa istanza cautelare, respingendo
successivamente, il ricorso con la sentenza oggi gravata.
Con l’appello in epigrafe, la ricorrente ha dedotto che la composizione
della Commissione giudicatrice è avvenuta in violazione dell’art. 7, n. 3, del bando di concorso, sia per quanto riguarda la nomina del Presidente che per la sostituzione di un membro della commissione, in quanto le stesse non sono state fatte attingendo a soggetti appartenenti alle categorie corrispondenti.
Ha, poi, eccepito il difetto di motivazione della sentenza impugnata, laddove ha ritenuto inammissibile, per genericità, la censura relativa alla violazione ulteriore del comma 6 del citato art. 7 del bando di concorso.
Inoltre, non vi sarebbe corrispondenza tra l’elaborato della ricorrente Insolia Carmela, la cui valutazione sarebbe avvenuta, tra l’altro, in violazione del principio dell’anonimato, e quello della Corsaro Alessandra, sopra indicata, che aveva segnalato i casi di plagio.
Infine, la rilevata copiatura di ampi brani del testo sopra citato, a parere della ricorrente, non giustificherebbe la sua esclusione perché le parti ritenute copiate potrebbero essere state imparate a memoria e, quindi, rielaborate nel corso dello svolgimento del tema assegnato.
Si costituivano gli odierni appellati, che insistevano per la reiezione del gravame.
Con ordinanza n. 232/09, questo Consiglio di Giustizia Amministrativa ha rigettato la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza appellata, proposta dalla ricorrente con l’atto di appello.
Alla pubblica udienza del 10 luglio 2009 la causa è stata trattenuta in decisione.
D I R I T T O
1) L’appello è infondato e, pertanto, va respinto.
Con il primo motivo, la signora Insolia ha eccepito la violazione dell’art. 7, n. 3, del bando nella parte in cui, disciplinando la composizione delle commissioni, prevede che, quando alle prove scritte partecipano più di 500 candidati, come nel caso in esame, la commissione principale è integrata, per ogni gruppo di 500 o frazione di 500 concorrenti, da altri tre componenti, di cui uno, scelto tra i direttori didattici, svolge le funzioni di presidente.
Al riguardo, osserva il Collegio che l’art. 404, 11° comma, del D.lgs. n. 297/94 prevede che, dei tre componenti di ogni sottocommissione, “uno può essere scelto tra i presidi e i direttori didattici”, il ché significa che tale scelta, lungi dal costituire un obbligo, rientra chiaramente nell’ambito del potere discrezionale dell’Amministrazione che, nella circostanza, è stato determinato, nel senso contestato dalla ricorrente, dalla dichiarata impossibilità di conferire l’incarico ad un direttore didattico che non si trovasse nella posizione di incompatibilità derivante dall’aver insegnato nei corsi di preparazione al concorso in argomento.
2) Per quel che concerne l’eccezione di parte appellante circa l’asserito difetto di motivazione in cui sarebbe incorso il primo giudice rigettando la censura concernente la presunta violazione del già citato art. 7, comma 6, secondo cui la sostituzione di un membro della commissione, colpito da impedimento nel corso degli esami, debba avvenire attingendo ad altro soggetto appartenente alla categoria corrispondente, rileva il Collegio che la superiore censura va rigettata per inammissibilità, attesa la sua “genericità”, essendo priva di riferimenti a casi specifici, così come condivisibilmente statuito dal Giudice di prime cure.
2.1) Devesi altresì rigettare, il secondo motivo d’appello in quanto è sufficiente che sia stato accertato il plagio, a nulla rilevando che ciò sia avvenuto con riferimento al testo di Bellinzona /Magon piuttosto che dal confronto con l’elaborato della signora Corsaro Alessandra.
Né l’odierna ricorrente può legittimamente invocare la violazione del principio dell’anonimato, posto che il riesame del suo elaborato è avvenuto in esecuzione del provvedimento di sospensione adottato dal T.A.R. Catania.

3) Per quel che concerne, infine, la superiore terza censura, non sussistono motivi per discostarsi dal giudizio espresso dalla Commissione del riesame, che ha ritenuto sussistente il plagio avendo individuato con precisione il testo da cui la stessa ha letteralmente tratto ampi brani del proprio elaborato. Invero, le dimensioni e le modalità con cui il plagio è avvenuto inducono ad escludere ragionevolmente che la ricorrente abbia potuto riprodurre così fedelmente ciò che aveva asseritamente memorizzato nel corso della sua preparazione al concorso in argomento.
L’esclusione decisa dalla suddetta Commissione va considerata atto dovuto ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. n. 487/94, modificato ed integrato dal D.P.R. n. 695/96, dalla legge n. 127/87 e dal D.P.R. n. 246/97, ed alla luce del consolidato orientamento che, al riguardo, si è affermato in giurisprudenza.
Conclusivamente, l’appello va respinto, con conferma dell’impugnata sentenza.
Ritiene il Collegio che ogni altro motivo od eccezione possa essere assorbito in quanto ininfluente ed irrilevante ai fini della presente decisione.
Appare equo, tuttavia, disporre l’integrale compensazione delle spese e degli onorari del presente grado di giudizio.
P. Q. M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, respinge l’appello in epigrafe.

Spese compensate.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio del 10 luglio 2009, con l’intervento dei signori: Raffaele Maria De Lipsis, Presidente, Chiarenza Millemaggi Cogliani, Paolo D’Angelo, Filippo Salvia, Pietro Ciani, Estensore, Componenti.
F.to: Raffaele Maria De Lipsis, Presidente
F.to: Pietro Ciani, Estensore
F.to: Maria Assunta Tistera, Segretario
Depositata in segreteria
il 14 aprile 2010

GERMANIA

"Tesi in giurisprudenza copiata"

il ministro tedesco rinuncia al dottorato

Il titolare della Difesa, zu Gutterberg, uno dei volti più popolari del governo Merkel, in difficoltà dopo le accuse di plagio. Dalla cancelliera piena fiducia. L'università di Bayreuth ha dato due settimane di tempo perché chiarisca. L'opposizione: "Se è vero si dimetta"


Karl-Theodor Guttemberg

 BERLINO - Il ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg si scusa e rinuncia temporaneamente al titolo di dottore di ricerca in giurisprudenza, fino a quando le accuse di plagio nei suoi confronti per aver copiato la tesi non saranno chiarite. Il caso ha fatto scalpore in Germania, e ha messo in imbarazzo uno dei ministri più popolari e in ascesa. Ieri l'Università di Bayreuth (Baviera), che ha affidato la questione all'ombudsman dell'ateneo, ha chiesto al ministro una spiegazione formale entro due settimane. GUARDA LE FOTO 1

In una dichiarazione rilasciata questa mattina a Berlino dopo l'incontro notturno alla cancelleria con Angela Merkel, che ha espresso al suo ministro piena fiducia, Guttenberg ha respinto fermamente le accuse di aver copiato brani della tesi per il dottorato in diritto costituzionale. Alcuni media hanno però calcolato che 76 delle 475 pagine del lavoro sono state attinte da altre pubblicazioni, senza che la fonte venisse indicata. Ora Guttenberg è stato denunciato per possibile violazione del diritto d'autore, ha reso noto la Procura di Bayreuth. Nei suoi confronti, fa sapere sempre la procura, c'è anche una denuncia per possibile falsa dichiarazione sotto giuramento, sempre legata alla sua tesi. E l'ateneo potrebbe ora revocare il dottorato, titolo prestigioso e concesso con parsimonia in Germania. In questo caso,
dice l'opposizione, il ministro dovrebbe dimettersi.

"Rinuncio temporaneamente e sottolineo temporaneamente al mio dottorato", ha spiegato Guttenberg, annunciando che collaborerà "attivamente" all'indagine dell'Università di Bayreuth. "Non voglio ricevere trattamenti diversi da quelli di chiunque altro", ha detto ancora, precisando che non fornirà altre comunicazioni sulla questione. "La gente", ha osservato, "si attende che svolga la mia impegnativa funzione di ministro della Difesa con tutte le mie forze". Ma la poltrona del ministro "copia e incolla" o "Googleberg", come è stato "ribattezzato" dopo le accuse di plagio, è a rischio. "Se gli sarà revocato il dottorato dovrà dimettersi", ha avvertito dalla Spd, Dieter Wiefelspuetz, "dopo una vergogna simile non può più fare il ministro".
(18 febbraio 2011) © Riproduzione riservata
La fonte delkl'articolo la Repubblica 
Piano copiato Civitanova Marche

SICILIA INFORMAZIONI 

Un professore copia le tesi degli studenti e fa un libro: condannato a 7 mesi di carcere

05 settembre 2008 21:17

Non solo aveva copiato alcuni capitoli della tesi di due suoi studenti per farne un libro, ma, spacciandolo per una sua opera originale, aveva anche cercato di concorrere per la cattedra di professore ordinario all'Università di Trento.
Al 'professore copione' però è andata male: i suoi studenti lo hanno scoperto citandolo in giudizio ed è stato condannato in primo grado per violazione del diritto di autore e in appello a sette mesi di reclusione per truffa. La sentenza è stata confermata dalla Seconda Sezione Penale della Cassazione. Nel 2005 il tribunale di Trento aveva condannato il professore Fabio R. per violazione della legge sul diritto d'autore in quanto, nel 2000, aveva pubblicato un libro con alcuni capitoli copiati dalle tesi di due alunni di cui era stato relatore.
Oltre a mille euro di multa, il prof aveva dovuto risarcire 1600 euro a uno dei due studenti e 800 euro all'altro. Ma la punizione per il 'plagio' non si fermò qui. In appello, nel 2007 il docente è stato condannato anche per truffa a sette mesi di reclusione e ad un rimborso di tremila euro per le parti civili, perché con lo stesso libro aveva cercato di ottenere per merito la cattedra dell'Università di Trento.
In questo modo, scrivono i giudici "ingannava l'Università facendo credere di aver composto il libro - con parti copiate - per ricerche e lavori svolti per conto dell'ateneo ottenendo 8 milioni di lire quale contributo per le spese di pubblicazione". Nel ricorso in Cassazione il professore aveva cercato di difendersi sostenendo che non si trattava di violazione del diritto d'autore in quanto "la tutela della norma riguarda solo l'opera d'ingegno di carattere creativo con le caratteristiche di novità e originalità e non un lavoro, quale quello redatto dagli studenti, che costituisce una mera opera compilativa, priva della caratteristiche di originalità e novità ". Ma i supremi giudici, nella sentenza n.34726, hanno precisato che l'opera d'altri non si riferisce ad
un lavoro interamente compilato da un soggetto diverso da quello che ne appare l'autore ma anche al fatto oggettivo che il lavoro non sia proprio, cioé non sia frutto del proprio pensiero, svolto anche in forma
riepilogativa ed espositiva, ma anche esprime quello sforzo di ripensamento di problematiche altrui che si richiede per saggiare le qualità espositive di un candidato". Il professore, invece, non aveva 'rielaborato il pensiero' ma aveva fatto semplicemente un 'copia e incolla' dal floppy disk consegnato dagli studenti dei capitoli delle tesi.
Fonte: ansa


http://milano.repubblica.it/dettaglio/Sgarbi-e-quella-prefazione-copiata/1555273
Sgarbi e quella prefazione copiata
In un volume dedicato al grande pittore fiorentino, una presentazione del critico è pressoché identica
a un saggio che la storica dell´arte Mina Bacci scrisse per i "Maestri del colore" nel 1964
di Francesco Erbani
Identiche. Salvo qualche taglio e qualche leggera cucitura. La decina di pagine che Vittorio Sgarbi dedica a Botticelli in un volume edito da Skira e venduto allegato ad alcuni giornali e quelle che Mina Bacci, storica dell´arte di scuola longhiana, scrisse sul pittore quattrocentesco in un fascicolo dei «Maestri del colore»
(Fabbri editore) nel 1964 sono, appunto, identiche. Parole, virgole, punti, punti e virgola e capoversi.

I TESTI INTEGRALI

La prefazione di Sgarbi | La prefazione di Mina Bacci

Il saggio firmato da Sgarbi si intitola L´estenuata eleganza di Sandro Botticelli e nel volume figura come "presentazione". Va da pagina 7 a pagina 15. Seguono un lungo saggio di Chiara Basta e una ricca galleria di opere del maestro fiorentino, poi una serie di apparati: una tavola cronologica, la collocazione geografica delle opere, un´antologia critica e una serie di consigli bibliografici. Un volume elegante, curatissimo. Uno fra i venti di una collana, «I grandi maestri dell´arte», che Skira ha approntato per alcuni quotidiani, chiedendo a Sgarbi una nuova introduzione («con Sgarbi abbiamo stipulato un regolare contratto per dei testi che lui ci ha inviato e che noi abbiamo impaginato», dicono in casa editrice). Nella copertina del libro Botticelli compare un particolare dalla Primavera, le tre Grazie leggiadramente danzanti. E, grande sotto il titolo, la dicitura: Presentazione di Vittorio Sgarbi.
Nei colori luminosi del capolavoro botticelliano, esposti in un´edicola vicino a casa sua, a Milano, si è imbattuta Silvia Prestini. È stata lei a segnalare a Repubblica quelle due prefazioni troppo uguali. Insegnante di materie giuridiche in pensione, la Prestini aveva in programma di visitare la Giuditta (Botticelli la realizzò nel 1470), esposta al Museo diocesano fino a metà dicembre. Aveva già pronti alcuni libri da leggere, ma quando ha visto il volume presentato da Sgarbi, ha comprato anche quello. Ha cominciato con il vecchio fascicolo dei «Maestri del colore», una delle prime collane economiche che hanno fatto conoscere i grandi della pittura a centinaia di migliaia di italiani. Ancora se ne trovano in molte librerie che vendono l´usato:
formato lenzuolo, in copertina la riproduzione di un quadro su fondo bianco.
Nei «Maestri del colore» Botticelli è illustrato da Mina Bacci. Un breve saggio, poi sfilano le opere. Silvia Prestini legge, sottolinea, e passa al volume appena comprato in edicola. Il tempo di sfogliare le pagine e ha un sussulto: le prime parole di Sgarbi sono molto simili a quelle della Mina Bacci. L´incipit presenta appena qualche variazione. Scrive la Bacci: «Nato a Firenze nel 1445 da un Mariano Filipepi conciatore di cuoi, il giovane Sandro, "malsano" e inquieto, segue studi di lettere forse più profondi di quanto non fosse allora consuetudine comune almeno nel suo ambiente e si rivolge poi alla pittura sotto la guida del vecchio Filippo Lippi; si prende cura di lui in questi anni il fratello maggiore, Giovanni detto il Botticello, da cui Sandro erediterà il soprannome».
Scrive Sgarbi: «Il giovane Sandro nasce a Firenze nel 1445 da un Mariano Filipepi conciatore di cuoi. Segue studi di lettere forse più profondi di quanto non fosse allora consuetudine comune almeno nel suo ambiente e si rivolge poi alla pittura sotto la guida del vecchio Filippo Lippi; si prende cura di lui in questi anni il fratello maggiore, Giovanni detto il Botticello, da cui Sandro erediterà il soprannome».
Sono dati di fatto dell´infanzia di Botticelli. Ci sono molte espressioni in comune. E non è un bene. Ma potrebbe essere inevitabile. Inoltre spariscono il "malsano" e "l´inquieto". La lettura "a confronto" va avanti dopo un punto e a capo. E le espressioni in comune si moltiplicano, diventano la quasi totalità dello scritto. Bacci: «Quando il Botticelli esordisce nella vita artistica fiorentina ? lo precedono di pochissimi anni i Pollaiolo e il Verrocchio, lo segue di lì a poco Leonardo ? Firenze sta vivendo uno dei suoi momenti più splendidi, potente economicamente e politicamente, ricca della più aggiornata cultura del tempo, degli ingegni più alti. Non ancora trentenne Sandro è già entrato nella cerchia medicea che lo accoglierà come il suo maestro prediletto:?». Sgarbi: «Quando il Botticelli esordisce nella vita artistica fiorentina ? lo precedono di pochissimi anni i Pollaiolo e il Verrocchio, lo segue di lì a poco Leonardo ? Firenze sta vivendo uno dei suoi momenti più splendidi, ricca della più aggiornata cultura del tempo, degli ingegni più alti. Non ancora trentenne Sandro è già entrato nella cerchia medicea che lo accoglierà come il suo maestro prediletto:?».
Tranne la frase «potente economicamente e politicamente», attribuita alla Firenze medicea dalla Bacci, il testo di Sgarbi è uguale a quello del 1964 persino nelle virgole e nei trattini. Non è solo la coincidenza di alcune parti. Scorrendo il testo la coincidenza è pressoché totale. Interi periodi. Saltano alcune righe all´inizio di un brano che nel testo di Mina Bacci è intitolato «Un mondo di aristocratica bellezza espresso in pura musicalità di ritmi lineari». Ma poi si riprende: «A riscoprire Botticelli fu nel secolo scorso l´estetismo inglese...». E per il resto si procede all´unisono, lungo tutto il saggio, fino alle ultime righe, quelle in cui Botticelli è definito «squisito "décadent" del Rinascimento italiano». Così lo definiva la Bacci, così lo definisce Sgarbi.
Come spiega Sgarbi tutto questo? «Non ricordo bene le circostanze», risponde. «Credo che trattandosi di un saggio divulgativo io abbia affidato l´incarico a qualche mio collaboratore, il quale forse ha attinto un po´ troppo a dei testi preesistenti, senza avere il buon senso di alterare quei materiali. D´altronde su Botticelli non è che io abbia una valutazione critica particolarmente originale».
(02 dicembre 2008)


Università USA, espulsione per chi fa "copia e incolla" della tesi

La Corte di Cassazione ha da poco lanciato l'allarme sulle opportunità crescenti di plagio del lavoro altrui in rete, che ha portato persino una studentessa di Medicina e Chirurgi all'Università di Cagliari a copiare in toto una tesi di laurea di un collega, laureatosi sei anni prima. La furbata le è
costata la cancellazione del titolo di laurea, come deciso dal Tribunale di Cagliari, sentenza confermata dalla Cassazione. Adesso, dalle università americane si fa sapere che negli USA il copia e incolla può costare l'espulsione, come afferma il presidente Franco Pavoncello, alla John Cabot
University, il quale spiega che grazie a un software, chiamato "turn it in", è possibile confrontare tutti i paragrafi scritti dagli studenti, con quelli che si trovano in rete. Con questo sistema sarebbe impossibile sfuggire, dato che il software è in grado di individuare qualsiasi testo simile a un altro.
In caso di scopiazzatura, esiste un margine di tolleranza per la prima volta che ciò viene commesso, ma alla seconda occasione, in cui lo studente viene sorpreso a copiare contenuti online, l'espulsione diventa realtà. Lo stesso avviene al College of Computing di Atlanta, dove i docenti monitorano i
lavori degli studenti dal proprio PC, grazie a un applicativo installato, in grado di confrontare i testi e scovare quelli copiati.

Altre informazioni su questo argomento

(Data: 16/05/2011 11.00.00 - Autore: Emanuele Ameruso)



Regione Sicilia Piano Qualità dell'aria
Legenda,Piano Regione Sicilia Qualità dell'aria,Legambiente,Fontana,Genchi,Messina,Palermo,Regione Sicilia Assessorato Territorio Ambiente Sicilia,Plagio Copia e incolla
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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:42




 LEGENDA

Il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità

dell’aria ambiente della Regione Siciliana
Il Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana (Allegato n. 1 CD), approvato con il citato D.A. n. 176/GAB del 9 agosto 2007 e che costituisce “piano di settore del Piano regionale di tutela e risanamento ambientale”, risulta frutto di un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti (rectius, copiati) da
pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (Allegato n. 2 e Allegati n. 11-41 CD).
Non sarebbe neppure il caso di ricordare che nella redazione di un qualsiasi documento pubblico, quando si riportano testualmente frasi o brani di altro autore, è regola generale, non solo per ovvi motivi di correttezza deontologica e professionale, l’uso di forme di evidenziazione, quali la virgolettatura, il carattere corsivo, ecc., accompagnate dalla citazione in maniera puntuale e precisa della fonte originale da cui si è attinto.
Nel caso in oggetto gli autori hanno presentato il Piano nella forma di un documento originale, corredato sì della consueta sezione di riferimenti bibliografici, ma come se il contenuto fosse il frutto ex novo del proprio personale contributo elaborativo, quando invece si è in presenza di un mero “assemblaggio”, operato con un “copia e incolla”, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati.
Gli autori hanno utilizzato come “mirror” il Piano Regionale di Tutela e Risanamento della Regione Veneto (Allegato n. 2 CD), datato anno 2000 e cioè “vecchio” di 7 anni, con ovvie e disastrose conseguenze derivanti principalmente dal divario temporale tra i due documenti, dalle differenti caratteristiche ambientali e dal diverso assetto amministrativo delle due Regioni, nonché dalla non conoscenza, giusto il caso, che il Piano del Veneto era stato già bocciato dalla Comunità

Europea (Allegato n. 3 CD).

In particolare, come viene mostrato nel CD che fa parte integrante della presente citazione :
_ Le parti che si sono evidenziate in giallo risultano testualmente comuni nei due Piani, laddove gli “autori” siciliani si sono limitati alla semplice sostituzione di parole del tipo “Veneto” , “ARPAV” , ecc., con “Sicilia”, “ARPA”, ecc.;
_ Le parti che si sono evidenziate in rosso, oltre ad essere in comune, segnalano anche macroscopiche incongruenze determinatesi con la trasposizione testuale dal Piano Veneto a quello Siciliano. Per brevità, qui di seguito si citano solo alcune tra le più eclatanti, mentre per le altre si rimanda alla lettura del testo:
a) parecchie Direttive Comunitarie e normative nazionali, all’epoca della redazione del Piano Veneto (anno 2000) riportate in via di emanazione o vigenti, sono riferite come tali pure al 2007, nonostante esse siano state nel frattempo emanate, recepite e persino abrogate da altre successivamente intervenute;
b) documenti (p.e. il bollettino COP, il DOCUP, ecc.) che si riferiscono a strutture, attività ed atti di programmazione della Regione Veneto sono inseriti come se in realtà fossero e facessero parte del contesto siciliano;
c) caratteristiche e condizioni ambientali proprie del Veneto, (p.e. “il bacino aerologico padano”, ”limitazione degli orari di riscaldamento degli impianti termici civili”, “l’intero territorio pianeggiante”, le “comunità montane”, queste ultime, per inciso,  abolite in Sicilia da quasi 20 anni, ecc.) figurano nella descrizione di quelle siciliane;
d) tra le misure da adottare per il decongestionamento del traffico urbano da e verso i  centri storici è prevista la realizzazione di “percorsi ciclabili protetti…utilizzando gli  argini di fiumi e canali(salvo a creare prima i fiumi ed i canali da immettere nei centri  storici dei Comuni siciliani !);
e) l’assetto amministrativo di regione a statuto ordinario del Veneto appare avere  sostituito le prerogative dello statuto speciale della Regione Siciliana (p.e. si fa  riferimento al Consiglio Regionale al posto dell’Assemblea Regionale, a competenze  della Giunta Regionale al posto di quelle dell’Assessore al ramo, ecc.);
_ Gli “autori” non si sono astenuti neppure dal copiare la “Bibliografia” (presa pressoché per intero dall’Annuario Arpa del 2005) ed il “Glossario”, tanto che in quest’ultimo vengono riportati acronimi e sigle di organismi, strutture e documenti inesistenti in Sicilia (CISComitato di Indirizzo e Sorveglianza, DOCUP- Documento Unico di Programmazione 2000-2006 della Regione Veneto, SFMR-Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale, TTZ-Tavoli Tecnici Zonali) e, di contro, non vengono inclusi acronimi e sigle citati nel  testo siciliano (TOFP-Tropospheric Ozone Forming Potentials, PGTL-Piano Generale dei  Trasporti e della Logistica, ecc.);
- Alla luce di quanto sopra, appare evidente che le parti suddette non siano state neppure riviste dagli “autori”, anche considerato che risultano presenti gli stessi refusi del documento del Veneto e, soprattutto, perché al cap. 1, § 1.6, sotto § 1.6.1, pag. 26, dopo l’ultimo capoverso che recita “Per una trattazione di maggiore dettaglio sulla normativa inerente la qualità dell’aria e le emissioni in atmosfera si rimanda al Cap. 4” è stato “dimenticato” il link http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, che è giusto il collegamento (interno) web al cap. 4 del Piano del Veneto. Per accedere dall’esterno al  capitolo basta anteporre www. all’indirizzo sopra riportato <servizigenerali.org/…. >;
_ Le parti che sono state riquadrate in vari bordi colorati. risultano “prelevate”  integralmente, con lo stesso sistema del “copia ed incolla”, da varie pubblicazioni (Allegati  n. 11-41 CD) quali Annuari ARPA, capitolo “Atmosfera” (2004, 2005, 2006, ecc.),  Relazione sullo stato dell’ambiente della città di Palermo (2006, Agenda 21), Carta  climatica ed atlante climatologico della Sicilia, ecc., che gli “autori” riportano tra le fonti  bibliografiche o i documenti di riferimento. Come già detto, tuttavia, non si è in presenza di  spunti o di citazioni bibliografiche, ma di un vero e proprio copiato di interi brani e  capitoli. Altre parti, ancora, risultano “prelevate” persino da tesi di laurea di Istituti  Universitari non siciliani come anche da siti web di facile reperimento, che però non  figurano tra le fonti indicate.
_ Alcuni Progetti da attuarsi in regime di convenzione, elaborati già negli anni passati da Istituti Universitari e proposti all’Assessorato al fine di fornire “Attività di supporto tecnicoscientifico”per la “redazione” del Piano, risultano ora inseriti, pur rimasti del tutto invariati i soggetti proponenti ed il contenuto della proposta, non già per le finalità originarie, bensì per la “revisione” e l’attuazione del Piano stesso. I soggetti proponenti, che figurano tra gli “autori” del Piano, si sono limitati a ritoccare il titolo del Progetto, sostituendo la parola redazione” con “revisione” (Allegati n. 4-6 CD). Per qualche altro Progetto non si è persino ritenuto di cambiare il titolo. Inoltre, fanno parte dell’elenco dei Progetti - non si comprende a quale titolo e finalità - un Progetto della Regione Lombardia, corredato di tanto di stralcio di Decreto di approvazione del 2004 e di citazione di varie Delibere della Giunta lombarda, un Progetto messo sulla carta dal Comune di Palermo nel 2006 ed abortito da tempo ed un presunto Progetto “Analisi della Climatologia Urbana e Qualità del Clima”, presunto nel senso che non è dato a comprendere di cosa effettivamente si tratti, dato che si  limita ad una sintetica spiegazione delle modalità e dei criteri per classificare i climi della  terra. Insomma, brani copiati e nulla più.
_ Se c’è un capitolo che più di altri lascia esterrefatti per via del livello di copiatura  pedissequa ed acritica mostrato dagli autori questo è probabilmente il sesto. Il capitolo,  trasposto tal quale, parola per parola, da quello del Piano del Veneto, riporta “Le azioni del  Piano”, ossia gli interventi e le misure da adottare per contenere e contrastare i fenomeni di  inquinamento sul territorio siciliano ed avviare le opere di risanamento. Il risultato è che ne  scaturisce un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete. 
Tra le innumerevoli perplessità, al lettore non può non sorgere una ovvia domanda: dove  sono, nel Piano, gli impianti industriali della Regione ? Dove sono i Petrolchimici, le  Centrali Termoelettriche, i Cementifici, la Distilleria più grande d’Europa, ecc. per finire  agli impianti di minori dimensione ed impatto sulla qualità dell’aria ? 
Orbene, all’esame dei fatti, il Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità  dell’aria ambiente della Regione Siciliana possiede tutti i connotati antitetici per essere definito tale,  tanto meno quello di avere una qualche attinenza con i prerequisiti di un documento di  programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria, monco  qual è degli elementi fondamentali e costitutivi, ad iniziare dall’inventario delle emissioni, dalla  modellistica e, ovviamente, degli strumenti finanziari e delle risorse economiche (se si eccettuano i  500.000 euro che i Comuni siciliani dovrebbero stanziare, secondo gli “autori”, dal proprio bilancio  per le piste ciclabili lungo gli ipotetici e fantasiosi canali ed argini dei fiumi che si immettono nei  loro centri storici).
Ma – ci sarebbe da chiedersi e da chiedere - il Bilancio regionale ed i Comuni ne sono a  conoscenza?
Il 12 marzo 2008, cioè a 7 mesi di distanza dall’approvazione del Piano, l’Assessore Interlandi  emanava il D.A. n. 43/GAB (Allegato n. 8 CD) con il quale si apportavano correzioni ad alcune di  quelle parti del Piano definite “refusi” e frutto di “errori materiali non sostanziali”. Ben prima, ma  senza alcun atto formale o correzione ufficiale, era stato fatto sparire alla chetichella dal testo del  Piano pubblicato nel sito dell’Assessorato il link al Piano della Regione Veneto  http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, maldestramente dimenticato al §  1.6.1, pag. 26.
In realtà, per quanto riguarda i cosiddetti “refusi” si tratta di quei refusi irrilevanti citati nella  conferenza stampa di Legambiente al solo scopo di mostrare che dal “copia e incolla” del Piano  veneto non si erano salvati neppure gli errori di battitura… del testo veneto; per quanto riguarda i  cosiddetti “errori materiali non sostanziali” resta incomprensibile come e perché si possa arrivare a  definire tali i riferimenti al “sistema aerologico padano”, alle “piste ciclabili sugli argini di fiumi e  canali”, alle limitazioni temporali di accensione del riscaldamento domestico e ad altre risibilità  del genere nel contesto siciliano, frutto anch’essi del “copia e incolla” cieco ed indiscriminato. 
Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe  sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando  prese in considerazione tante altre parti di cui non era stata fatta esplicita menzione.

In definitiva, nel copia e incolla, i refusi da “refusi veneti” sono diventati “refusi siciliani” e gli autori siciliani, con il citato D.A. n. 43, dopo 7 mesi li hanno corretti facendoli comparire come  propri errori di stampa. (sic!)

Ma nonostante questo, alla data del 22/10/2008(*) (dopo ulteriori 7 mesi) sul sito web  dell’Assessorato era possibile trovare sì la versione “corretta” del Piano, salvo ad accorgersi che  conteneva le stesse precedenti strafalcionerie. (sic!) (Allegato n. 9 CD). 
(*) P.S. : dalla fine di ottobre 2008 sul sito risulta inserita la versione con i “refusi” veneti corretti  Addendum : soltanto il 29/04/2009, con la nota n. 1777, il Capo di Gabinetto dell’ARTA era  costretto a comunicare, con malcelato imbarazzo, che la Commissione ispettiva  costituita dall’Assessore Interlandi il 22/11/2007 (per dimostrare che il Piano non era  stato copiato) “non aveva reso alcuna relazione conclusiva”. Un’affermazione  criptica per cercare di stendere il velo su una vicenda insostenibile ed indifendibile.

Estratto dalla querela (evidenziate le fonti copiate)

ALLEGATI solo su CD*
(*) Per consentire un più agevole confronto con i brani originali copiati, la numerazione degli  allegati, a partire dal n.11 in poi, segue la loro progressiva posizione occupata nel testo del  Piano della Sicilia.
1) Allegato_1_Piano Sicilia
2) Allegato_2_Piano Veneto
3) Allegato_3_Bocciatura Piano Veneto
4) Allegato_4_Proposta_UnivME_supporto tecn
5) Allegato_5_All_tec_Convenzione_UnivME
6) Allegato_6_Attività Piano_cap.7_§ 7.1.9
7) Allegato_7_e-mail Interlandi 13_11_08 e 20_11_08
8) Allegato_8_DA 43-GAB_12_03_2008
9) Allegato_9_Piano Sicilia_Cap6_22_10_08
10)Allegato_10_Documento in bacheca Assessorato
11) Allegato_11_Global Geografia
12) Allegato_12_Programma pluriennale regionale 1998-1999
13)Allegato_13_Rapporto sul turismo in Sicilia 2000-2001
14)Allegato_14_Il IV livello Corine Land Cover
15)Allegato_15_Agenda 21 del Comune di Palermo
16)Allegato_16_ARPA,Annuario dati ambientali 2005, cap. Atmosfera
17)Allegato_17_ARPA,Annuario dati ambientali 2004, cap. Atmosfera
18)Allegato_18_Provincia di Torino, Ambiente, parametro SO2
19)Allegato_19_Provincia di Torino, Ambiente, parametro NO2
20)Allegato_20_ARPA,Annuario dati ambientali 2006, cap. Atmosfera
21)Allegato__21_AMIA, Relazione 1997-1998
22)Allegato_22_AMIA, Relazione 1999-2000
23)Allegato_23_A. Drago, Carta climatica ed atlante climatologico
24)Allegato_24_Tesi di laurea Università di Ferrara
25)Allegato_25_A. Drago, Atlante climatologico
26)Allegato_26_ENEA, Profilo climatico dell’Italia, 1999
27)Allegato_27_A. Drago, I processi di desertificazione ed i possibili processi di mitigazione
28)Allegato_28_Istituto veneto, tesi di laurea
29)Allegato_29_Piano Tutela della qualità dell’aria, Provincia Trento
30)Allegato_30_Dirvit interfree, inquinanti vari
31)Allegato_31_APAT_Biomonitoraggio
32) Allegato_32_Linee guida per la formazione del “Piano di risanamento ambientale e
rilancio economico del Comprensorio del Mela”, 2005

33)Allegato_33_ARPA_Laboratorio mobile_Milazzo_2005

34)Allegato_34_AMIA_Relazione 1997-1998
35)Allegato_35_AMIA_3° Relazione 1999-2000
36)Allegato_36_AMIA_5° Relazione 2003-2004
37)Allegato_37_Convenzione ARTA-CIRIAS_Qualità urbana
38)Allegato_38_Allegato tecnico_Convenzione ARTA-CIRIAS_SITA
39)Allegato_39_Convenzione ARTA-UnivPA DREAM
40)Allegato_40_Allegato tecnico Convenzione ARTA-DREAM
41)Allegato_41_Piano Direttore Trasporti e Mobilità



Concorsi: Cassazione, e' reato riprodurre il testo di una sentenza nella prova
scritta

Copiare il testo integrale di una sentenza nella prova scritta di un concorso pubblico, costituisce reato ai sensi dell'art. 1 della Legge 475/1925. Lo ricorda la Corte di Cassazione spiegando che non vale ad escludere la configurabilità del reato il fatto di aver citato la fonte. Il candidato di un
concorso, spiega la Sesta sezione penale della Corte (Sentenza 32368/2010) non può infatti riprodurre parti di sentenze, e commette reato "anche se lo fa citando la fonte, ove la rappresentazione del suo contenuto sia non il prodotto di uno sforzo mnemonico e di una autonoma elaborazione logica, ma il chiaro risultato di una materiale riproduzione operata mediante la utilizzazione di un qualsiasi supporto abusivamente impiegato nel corso della prova". Nel caso esaminato dalla Corte, la candidata ad un concorso pubblico aveva presentato come proprio un elaborato scritto che in realtà era la trascrizione della parte motiva di una sentenza del TAR.
(Data: 03/09/2010 12.00.00 - Autore: Roberto Cataldi)
  


Cassazione: stop alle tesi di laurea copiate da internet


Il fenomeno dei lavori plagiati è destinato a crescere esponenzialmente, come già sta accadendo in Italia da anni, per mezzo della diffusione della rete internet, che è uno strumento di lavoro indispensabile, al fine di reperire informazioni, ma al contempo offre opportunità palesi di copiare il
lavoro altrui, con estrema facilità e con grande difficoltà nel verificarne l'autenticità o meno. Il problema è stato richiamato dalla Corte di Cassazione, che con sentenza delle Terza sezione penale ha voluto lanciare l'allarme, a proposito di una tesi di laurea copiata. Il caso scoppia in Sardegna, dove nell'anno accademico 2001-2002, uno studentessa di Medicina e Chirurgia, presso l'Università di Cagliari, aveva presentato una tesi di laurea, che ricalcava in tutto e per tutto quella di un altro laureando di sei anni prima, avendo uguali il titolo, lo svolgimento e la bibliografia. In sostanza, la ragazza aveva fatto un lavoro di semplice copia e incolla. Il caso era poi finito al Tribunale di Cagliari, che aveva annullato il titolo di laurea alla neo-dottoressa, il luglio 2006. La Cassazione, nel confermare la decisione di Cagliari, ha voluto richiamare l'attenzione alla crescente facilità di plagiare il lavoro altrui, grazie alla diffusione di internet.

Altre informazioni su questa sentenza

(Data: 16/05/2011 9.00.00 - Autore: Emanuele Ameruso)



 
Cassazione: stop alle tesi di laurea copiate da internet


Il fenomeno dei lavori plagiati è destinato a crescere esponenzialmente, come già sta accadendo in Italia da anni, per mezzo della diffusione della rete internet, che è uno strumento di lavoro indispensabile, al fine di reperire informazioni, ma al contempo offre opportunità palesi di copiare il lavoro altrui, con estrema facilità e con grande difficoltà nel verificarne l'autenticità o meno. Il problema è stato richiamato dalla Corte di Cassazione, che con sentenza delle Terza sezione penale ha voluto lanciare l'allarme, a proposito di una tesi di laurea copiata. Il caso scoppia in Sardegna, dove nell'anno accademico 2001-2002, uno studentessa di Medicina e Chirurgia, presso l'Università di Cagliari, aveva presentato una tesi di laurea, che ricalcava in tutto e per tutto quella di un altro laureando di sei anni prima, avendo uguali il titolo, lo svolgimento e la bibliografia. In sostanza, la ragazza aveva fatto un lavoro di semplice copia e incolla. Il caso era poi finito al Tribunale di
Cagliari, che aveva annullato il titolo di laurea alla neo-dottoressa, il luglio 2006. La Cassazione, nel confermare la decisione di Cagliari, ha voluto richiamare l'attenzione alla crescente facilità di plagiare il lavoro altrui, grazie alla diffusione di internet.

Altre informazioni su questa sentenza

(Data: 16/05/2011 9.00.00 - Autore: Emanuele Ameruso)

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, ha pronunciato la seguente
D E C I S I O N E
sul ricorso in appello n. 1372/08 proposto da INSOLIA CARMELA rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Corso, elettivamente domiciliata in Palermo, via Marco Polo n. 53, presso lo studio dell’avv. Giovanni Marcì;
c o n t r o
- la COMMISSIONE ESAMINATRICE DEL CONCORSO PER ESAMI E TITOLI PER L’ACCESSO AI RUOLI PROVINCIALI DEGLI INSEGNANTI DI SCUOLA ELEMENTARE, BANDITO CON D.D. 2.4.1999, in persona del suo Presidente pro tempore e l’UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI SIRACUSA, in persona del legale rappresentante pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici, in via A. De Gasperi n. 81, sono ope legis domiciliati;
e nei confronti di
GRIMALDI MARIA, non costituita in giudizio; per l’annullamento della sentenza del T.A.R. per la Sicilia - Sezione staccata di Catania (sez. IV) - n. 1205/08, del 23 giugno 2008. N. 521/10 Reg.Dec. N. 1372 Reg.Ric. ANNO 2008 
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio, depositato il 29 dicembre 2008, nell’interesse degli appellati;
Vista l’ordinanza n. 232/09 di questo Consiglio di Giustizia Amministrativa, di rigetto dell’istanza cautelare proposta dall’appellante;
Vista la memoria, depositata il 29 giugno 2009, in difesa degli appellati;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il Consigliere Pietro Ciani;
Uditi alla pubblica udienza del 10 luglio 2009 l’avv. G. Corso per Carmela Insolia e l’avv. dello Stato Mango per la Commissione esaminatrice e per l’Ufficio scolastico provinciale appellati;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
F A T T O
La ricorrente ha partecipato al concorso per esami e titoli per l’accesso ai ruoli provinciali degli insegnanti di scuola elementare espletato nel corso dell’anno 2000.
In esito alla correzione degli elaborati, alla stessa è stato assegnato il punteggio di 29,40, mentre alle prove orali ha ottenuto 40/40 e punti 6 nella prova di lingua straniera.
In seguito a ricorso giurisdizionale presentato da altra concorrente, Corsaro Alessandra, ed al provvedimento di sospensione adottato dal T.A.R. di Catania, la Commissione ha proceduto al riesame di numerosi elaborati, relativi ai concorrenti citati in detto ricorso, per accertare ipotesi di plagio.
Il riesame ha indotto la Commissione, nella seduta dell’11 agosto
2000, ad annullare per plagio l’elaborato dell’odierna ricorrente,
con la seguente motivazione: “su un totale di 111 righi presenta 53
tratti dal testo di Bellinzona e Magon “Scuola come, Scuola perché”
Ediz. Elmedi Milano, 1994, p. 109-111”.
La decisione di annullamento per plagio, con contestuale declaratoria
di nullità degli esami orali sostenuti, ha determinato l’esclusione della ricorrente dalla graduatoria provinciale.
Avverso tale provvedimento, la signora Insolia Carmela ha proposto
gravame dinanzi al T.A.R. Catania, il quale ad una prima sommaria
delibazione ha accolto la relativa istanza cautelare, respingendo
successivamente, il ricorso con la sentenza oggi gravata.
Con l’appello in epigrafe, la ricorrente ha dedotto che la composizione
della Commissione giudicatrice è avvenuta in violazione dell’art. 7, n. 3, del bando di concorso, sia per quanto riguarda la nomina del Presidente che per la sostituzione di un membro della commissione, in quanto le stesse non sono state fatte attingendo a soggetti appartenenti alle categorie corrispondenti.
Ha, poi, eccepito il difetto di motivazione della sentenza impugnata, laddove ha ritenuto inammissibile, per genericità, la censura relativa alla violazione ulteriore del comma 6 del citato art. 7 del bando di concorso.
Inoltre, non vi sarebbe corrispondenza tra l’elaborato della ricorrente Insolia Carmela, la cui valutazione sarebbe avvenuta, tra l’altro, in violazione del principio dell’anonimato, e quello della Corsaro Alessandra, sopra indicata, che aveva segnalato i casi di plagio.
Infine, la rilevata copiatura di ampi brani del testo sopra citato, a parere della ricorrente, non giustificherebbe la sua esclusione perché le parti ritenute copiate potrebbero essere state imparate a memoria e, quindi, rielaborate nel corso dello svolgimento del tema assegnato.
Si costituivano gli odierni appellati, che insistevano per la reiezione del gravame.
Con ordinanza n. 232/09, questo Consiglio di Giustizia Amministrativa ha rigettato la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza appellata, proposta dalla ricorrente con l’atto di appello.
Alla pubblica udienza del 10 luglio 2009 la causa è stata trattenuta in decisione.
D I R I T T O
1) L’appello è infondato e, pertanto, va respinto.
Con il primo motivo, la signora Insolia ha eccepito la violazione dell’art. 7, n. 3, del bando nella parte in cui, disciplinando la composizione delle commissioni, prevede che, quando alle prove scritte partecipano più di 500 candidati, come nel caso in esame, la commissione principale è integrata, per ogni gruppo di 500 o frazione di 500 concorrenti, da altri tre componenti, di cui uno, scelto tra i direttori didattici, svolge le funzioni di presidente.
Al riguardo, osserva il Collegio che l’art. 404, 11° comma, del D.lgs. n. 297/94 prevede che, dei tre componenti di ogni sottocommissione, “uno può essere scelto tra i presidi e i direttori didattici”, il ché significa che tale scelta, lungi dal costituire un obbligo, rientra chiaramente nell’ambito del potere discrezionale dell’Amministrazione che, nella circostanza, è stato determinato, nel senso contestato dalla ricorrente, dalla dichiarata impossibilità di conferire l’incarico ad un direttore didattico che non si trovasse nella posizione di incompatibilità derivante dall’aver insegnato nei corsi di preparazione al concorso in argomento.
2) Per quel che concerne l’eccezione di parte appellante circa l’asserito difetto di motivazione in cui sarebbe incorso il primo giudice rigettando la censura concernente la presunta violazione del già citato art. 7, comma 6, secondo cui la sostituzione di un membro della commissione, colpito da impedimento nel corso degli esami, debba avvenire attingendo ad altro soggetto appartenente alla categoria corrispondente, rileva il Collegio che la superiore censura va rigettata per inammissibilità, attesa la sua “genericità”, essendo priva di riferimenti a casi specifici, così come condivisibilmente statuito dal Giudice di prime cure.
2.1) Devesi altresì rigettare, il secondo motivo d’appello in quanto è sufficiente che sia stato accertato il plagio, a nulla rilevando che ciò sia avvenuto con riferimento al testo di Bellinzona /Magon piuttosto che dal confronto con l’elaborato della signora Corsaro Alessandra.
Né l’odierna ricorrente può legittimamente invocare la violazione del principio dell’anonimato, posto che il riesame del suo elaborato è avvenuto in esecuzione del provvedimento di sospensione adottato dal T.A.R. Catania.

3) Per quel che concerne, infine, la superiore terza censura, non sussistono motivi per discostarsi dal giudizio espresso dalla Commissione del riesame, che ha ritenuto sussistente il plagio avendo individuato con precisione il testo da cui la stessa ha letteralmente tratto ampi brani del proprio elaborato. Invero, le dimensioni e le modalità con cui il plagio è avvenuto inducono ad escludere ragionevolmente che la ricorrente abbia potuto riprodurre così fedelmente ciò che aveva asseritamente memorizzato nel corso della sua preparazione al concorso in argomento.
L’esclusione decisa dalla suddetta Commissione va considerata atto dovuto ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. n. 487/94, modificato ed integrato dal D.P.R. n. 695/96, dalla legge n. 127/87 e dal D.P.R. n. 246/97, ed alla luce del consolidato orientamento che, al riguardo, si è affermato in giurisprudenza.
Conclusivamente, l’appello va respinto, con conferma dell’impugnata sentenza.
Ritiene il Collegio che ogni altro motivo od eccezione possa essere assorbito in quanto ininfluente ed irrilevante ai fini della presente decisione.
Appare equo, tuttavia, disporre l’integrale compensazione delle spese e degli onorari del presente grado di giudizio.
P. Q. M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, respinge l’appello in epigrafe.

Spese compensate.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio del 10 luglio 2009, con l’intervento dei signori: Raffaele Maria De Lipsis, Presidente, Chiarenza Millemaggi Cogliani, Paolo D’Angelo, Filippo Salvia, Pietro Ciani, Estensore, Componenti.
F.to: Raffaele Maria De Lipsis, Presidente
F.to: Pietro Ciani, Estensore
F.to: Maria Assunta Tistera, Segretario
Depositata in segreteria
il 14 aprile 2010

GERMANIA

"Tesi in giurisprudenza copiata"

il ministro tedesco rinuncia al dottorato

Il titolare della Difesa, zu Gutterberg, uno dei volti più popolari del governo Merkel, in difficoltà dopo le accuse di plagio. Dalla cancelliera piena fiducia. L'università di Bayreuth ha dato due settimane di tempo perché chiarisca. L'opposizione: "Se è vero si dimetta"


Karl-Theodor Guttemberg

 BERLINO - Il ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg si scusa e rinuncia temporaneamente al titolo di dottore di ricerca in giurisprudenza, fino a quando le accuse di plagio nei suoi confronti per aver copiato la tesi non saranno chiarite. Il caso ha fatto scalpore in Germania, e ha messo in imbarazzo uno dei ministri più popolari e in ascesa. Ieri l'Università di Bayreuth (Baviera), che ha affidato la questione all'ombudsman dell'ateneo, ha chiesto al ministro una spiegazione formale entro due settimane. GUARDA LE FOTO 1

In una dichiarazione rilasciata questa mattina a Berlino dopo l'incontro notturno alla cancelleria con Angela Merkel, che ha espresso al suo ministro piena fiducia, Guttenberg ha respinto fermamente le accuse di aver copiato brani della tesi per il dottorato in diritto costituzionale. Alcuni media hanno però calcolato che 76 delle 475 pagine del lavoro sono state attinte da altre pubblicazioni, senza che la fonte venisse indicata. Ora Guttenberg è stato denunciato per possibile violazione del diritto d'autore, ha reso noto la Procura di Bayreuth. Nei suoi confronti, fa sapere sempre la procura, c'è anche una denuncia per possibile falsa dichiarazione sotto giuramento, sempre legata alla sua tesi. E l'ateneo potrebbe ora revocare il dottorato, titolo prestigioso e concesso con parsimonia in Germania. In questo caso,
dice l'opposizione, il ministro dovrebbe dimettersi.

"Rinuncio temporaneamente e sottolineo temporaneamente al mio dottorato", ha spiegato Guttenberg, annunciando che collaborerà "attivamente" all'indagine dell'Università di Bayreuth. "Non voglio ricevere trattamenti diversi da quelli di chiunque altro", ha detto ancora, precisando che non fornirà altre comunicazioni sulla questione. "La gente", ha osservato, "si attende che svolga la mia impegnativa funzione di ministro della Difesa con tutte le mie forze". Ma la poltrona del ministro "copia e incolla" o "Googleberg", come è stato "ribattezzato" dopo le accuse di plagio, è a rischio. "Se gli sarà revocato il dottorato dovrà dimettersi", ha avvertito dalla Spd, Dieter Wiefelspuetz, "dopo una vergogna simile non può più fare il ministro".
(18 febbraio 2011) © Riproduzione riservata
La fonte delkl'articolo la Repubblica 
Piano copiato Civitanova Marche

SICILIA INFORMAZIONI 

Un professore copia le tesi degli studenti e fa un libro: condannato a 7 mesi di carcere

05 settembre 2008 21:17

Non solo aveva copiato alcuni capitoli della tesi di due suoi studenti per farne un libro, ma, spacciandolo per una sua opera originale, aveva anche cercato di concorrere per la cattedra di professore ordinario all'Università di Trento.
Al 'professore copione' però è andata male: i suoi studenti lo hanno scoperto citandolo in giudizio ed è stato condannato in primo grado per violazione del diritto di autore e in appello a sette mesi di reclusione per truffa. La sentenza è stata confermata dalla Seconda Sezione Penale della Cassazione. Nel 2005 il tribunale di Trento aveva condannato il professore Fabio R. per violazione della legge sul diritto d'autore in quanto, nel 2000, aveva pubblicato un libro con alcuni capitoli copiati dalle tesi di due alunni di cui era stato relatore.
Oltre a mille euro di multa, il prof aveva dovuto risarcire 1600 euro a uno dei due studenti e 800 euro all'altro. Ma la punizione per il 'plagio' non si fermò qui. In appello, nel 2007 il docente è stato condannato anche per truffa a sette mesi di reclusione e ad un rimborso di tremila euro per le parti civili, perché con lo stesso libro aveva cercato di ottenere per merito la cattedra dell'Università di Trento.
In questo modo, scrivono i giudici "ingannava l'Università facendo credere di aver composto il libro - con parti copiate - per ricerche e lavori svolti per conto dell'ateneo ottenendo 8 milioni di lire quale contributo per le spese di pubblicazione". Nel ricorso in Cassazione il professore aveva cercato di difendersi sostenendo che non si trattava di violazione del diritto d'autore in quanto "la tutela della norma riguarda solo l'opera d'ingegno di carattere creativo con le caratteristiche di novità e originalità e non un lavoro, quale quello redatto dagli studenti, che costituisce una mera opera compilativa, priva della caratteristiche di originalità e novità ". Ma i supremi giudici, nella sentenza n.34726, hanno precisato che l'opera d'altri non si riferisce ad
un lavoro interamente compilato da un soggetto diverso da quello che ne appare l'autore ma anche al fatto oggettivo che il lavoro non sia proprio, cioé non sia frutto del proprio pensiero, svolto anche in forma
riepilogativa ed espositiva, ma anche esprime quello sforzo di ripensamento di problematiche altrui che si richiede per saggiare le qualità espositive di un candidato". Il professore, invece, non aveva 'rielaborato il pensiero' ma aveva fatto semplicemente un 'copia e incolla' dal floppy disk consegnato dagli studenti dei capitoli delle tesi.
Fonte: ansa


http://milano.repubblica.it/dettaglio/Sgarbi-e-quella-prefazione-copiata/1555273
Sgarbi e quella prefazione copiata
In un volume dedicato al grande pittore fiorentino, una presentazione del critico è pressoché identica
a un saggio che la storica dell´arte Mina Bacci scrisse per i "Maestri del colore" nel 1964
di Francesco Erbani
Identiche. Salvo qualche taglio e qualche leggera cucitura. La decina di pagine che Vittorio Sgarbi dedica a Botticelli in un volume edito da Skira e venduto allegato ad alcuni giornali e quelle che Mina Bacci, storica dell´arte di scuola longhiana, scrisse sul pittore quattrocentesco in un fascicolo dei «Maestri del colore»
(Fabbri editore) nel 1964 sono, appunto, identiche. Parole, virgole, punti, punti e virgola e capoversi.

I TESTI INTEGRALI

La prefazione di Sgarbi | La prefazione di Mina Bacci

Il saggio firmato da Sgarbi si intitola L´estenuata eleganza di Sandro Botticelli e nel volume figura come "presentazione". Va da pagina 7 a pagina 15. Seguono un lungo saggio di Chiara Basta e una ricca galleria di opere del maestro fiorentino, poi una serie di apparati: una tavola cronologica, la collocazione geografica delle opere, un´antologia critica e una serie di consigli bibliografici. Un volume elegante, curatissimo. Uno fra i venti di una collana, «I grandi maestri dell´arte», che Skira ha approntato per alcuni quotidiani, chiedendo a Sgarbi una nuova introduzione («con Sgarbi abbiamo stipulato un regolare contratto per dei testi che lui ci ha inviato e che noi abbiamo impaginato», dicono in casa editrice). Nella copertina del libro Botticelli compare un particolare dalla Primavera, le tre Grazie leggiadramente danzanti. E, grande sotto il titolo, la dicitura: Presentazione di Vittorio Sgarbi.
Nei colori luminosi del capolavoro botticelliano, esposti in un´edicola vicino a casa sua, a Milano, si è imbattuta Silvia Prestini. È stata lei a segnalare a Repubblica quelle due prefazioni troppo uguali. Insegnante di materie giuridiche in pensione, la Prestini aveva in programma di visitare la Giuditta (Botticelli la realizzò nel 1470), esposta al Museo diocesano fino a metà dicembre. Aveva già pronti alcuni libri da leggere, ma quando ha visto il volume presentato da Sgarbi, ha comprato anche quello. Ha cominciato con il vecchio fascicolo dei «Maestri del colore», una delle prime collane economiche che hanno fatto conoscere i grandi della pittura a centinaia di migliaia di italiani. Ancora se ne trovano in molte librerie che vendono l´usato:
formato lenzuolo, in copertina la riproduzione di un quadro su fondo bianco.
Nei «Maestri del colore» Botticelli è illustrato da Mina Bacci. Un breve saggio, poi sfilano le opere. Silvia Prestini legge, sottolinea, e passa al volume appena comprato in edicola. Il tempo di sfogliare le pagine e ha un sussulto: le prime parole di Sgarbi sono molto simili a quelle della Mina Bacci. L´incipit presenta appena qualche variazione. Scrive la Bacci: «Nato a Firenze nel 1445 da un Mariano Filipepi conciatore di cuoi, il giovane Sandro, "malsano" e inquieto, segue studi di lettere forse più profondi di quanto non fosse allora consuetudine comune almeno nel suo ambiente e si rivolge poi alla pittura sotto la guida del vecchio Filippo Lippi; si prende cura di lui in questi anni il fratello maggiore, Giovanni detto il Botticello, da cui Sandro erediterà il soprannome».
Scrive Sgarbi: «Il giovane Sandro nasce a Firenze nel 1445 da un Mariano Filipepi conciatore di cuoi. Segue studi di lettere forse più profondi di quanto non fosse allora consuetudine comune almeno nel suo ambiente e si rivolge poi alla pittura sotto la guida del vecchio Filippo Lippi; si prende cura di lui in questi anni il fratello maggiore, Giovanni detto il Botticello, da cui Sandro erediterà il soprannome».
Sono dati di fatto dell´infanzia di Botticelli. Ci sono molte espressioni in comune. E non è un bene. Ma potrebbe essere inevitabile. Inoltre spariscono il "malsano" e "l´inquieto". La lettura "a confronto" va avanti dopo un punto e a capo. E le espressioni in comune si moltiplicano, diventano la quasi totalità dello scritto. Bacci: «Quando il Botticelli esordisce nella vita artistica fiorentina ? lo precedono di pochissimi anni i Pollaiolo e il Verrocchio, lo segue di lì a poco Leonardo ? Firenze sta vivendo uno dei suoi momenti più splendidi, potente economicamente e politicamente, ricca della più aggiornata cultura del tempo, degli ingegni più alti. Non ancora trentenne Sandro è già entrato nella cerchia medicea che lo accoglierà come il suo maestro prediletto:?». Sgarbi: «Quando il Botticelli esordisce nella vita artistica fiorentina ? lo precedono di pochissimi anni i Pollaiolo e il Verrocchio, lo segue di lì a poco Leonardo ? Firenze sta vivendo uno dei suoi momenti più splendidi, ricca della più aggiornata cultura del tempo, degli ingegni più alti. Non ancora trentenne Sandro è già entrato nella cerchia medicea che lo accoglierà come il suo maestro prediletto:?».
Tranne la frase «potente economicamente e politicamente», attribuita alla Firenze medicea dalla Bacci, il testo di Sgarbi è uguale a quello del 1964 persino nelle virgole e nei trattini. Non è solo la coincidenza di alcune parti. Scorrendo il testo la coincidenza è pressoché totale. Interi periodi. Saltano alcune righe all´inizio di un brano che nel testo di Mina Bacci è intitolato «Un mondo di aristocratica bellezza espresso in pura musicalità di ritmi lineari». Ma poi si riprende: «A riscoprire Botticelli fu nel secolo scorso l´estetismo inglese...». E per il resto si procede all´unisono, lungo tutto il saggio, fino alle ultime righe, quelle in cui Botticelli è definito «squisito "décadent" del Rinascimento italiano». Così lo definiva la Bacci, così lo definisce Sgarbi.
Come spiega Sgarbi tutto questo? «Non ricordo bene le circostanze», risponde. «Credo che trattandosi di un saggio divulgativo io abbia affidato l´incarico a qualche mio collaboratore, il quale forse ha attinto un po´ troppo a dei testi preesistenti, senza avere il buon senso di alterare quei materiali. D´altronde su Botticelli non è che io abbia una valutazione critica particolarmente originale».
(02 dicembre 2008)


Università USA, espulsione per chi fa "copia e incolla" della tesi

La Corte di Cassazione ha da poco lanciato l'allarme sulle opportunità crescenti di plagio del lavoro altrui in rete, che ha portato persino una studentessa di Medicina e Chirurgi all'Università di Cagliari a copiare in toto una tesi di laurea di un collega, laureatosi sei anni prima. La furbata le è
costata la cancellazione del titolo di laurea, come deciso dal Tribunale di Cagliari, sentenza confermata dalla Cassazione. Adesso, dalle università americane si fa sapere che negli USA il copia e incolla può costare l'espulsione, come afferma il presidente Franco Pavoncello, alla John Cabot
University, il quale spiega che grazie a un software, chiamato "turn it in", è possibile confrontare tutti i paragrafi scritti dagli studenti, con quelli che si trovano in rete. Con questo sistema sarebbe impossibile sfuggire, dato che il software è in grado di individuare qualsiasi testo simile a un altro.
In caso di scopiazzatura, esiste un margine di tolleranza per la prima volta che ciò viene commesso, ma alla seconda occasione, in cui lo studente viene sorpreso a copiare contenuti online, l'espulsione diventa realtà. Lo stesso avviene al College of Computing di Atlanta, dove i docenti monitorano i
lavori degli studenti dal proprio PC, grazie a un applicativo installato, in grado di confrontare i testi e scovare quelli copiati.

Altre informazioni su questo argomento

(Data: 16/05/2011 11.00.00 - Autore: Emanuele Ameruso)



Regione Sicilia Piano Qualità dell'aria
Legenda,Piano Regione Sicilia Qualità dell'aria,Legambiente,Fontana,Genchi,Messina,Palermo,Regione Sicilia Assessorato Territorio Ambiente Sicilia,Plagio Copia e incolla
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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:39








'Nessun intervento contro lo smog' i pm indagano Lombardo e Cuffaro

QUESTA volta, il presidente Raffaele Lombardo non deve fare i conti con pentiti e intercettazioni, ma con una montagna di numeri che non dicono niente di buono sulla qualità dell' aria in Sicilia. Per mesi, quei numeri sono stati raccolti dalla Procura di Palermo nelle centraline di rilevamento dell' inquinamento atmosferico sparse per le nove province siciliane. I pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua hanno fatto anche di più: hanno chiesto ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di andare alla Regione e di prendere i vecchi dati sull' aria in Sicilia, fin dal 2002. Il quadro emerso è sconfortante per la salute dei siciliani. Così è nato l' ultimo atto d' accusa contro Lombardo e il suo predecessore, Salvatore Cuffaro, che si trova in carcere a scontare una condanna per favoreggiamento alla mafia. Le nuove imputazioni sono di omissione d' atti d' ufficio e getto pericoloso di cose. Secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, i due governatori della Sicilia non avrebbero adottato tutte le misure previste dalla legge per fronteggiare l' emergenza inquinamento. In particolare, le giunte avrebbero dovuto attuare un piano di risanamento specifico per la qualità dell' aria. Adesso, i pm chiamano in causa anche gli assessori al Territorio e all' ambiente che si sono succeduti nel tempo. Sono Mario Parlavecchio (in servizio dal 2003 al 2004); Francesco Cascio, attuale presidente dell' Assemblea regionale, che ha ricoperto la carica di assessore all' Ambiente dal 2004 al 2006; Rossana Interlandi (per il 2006-2008); Giuseppe Sorbello (2008-2009); Mario Milone, oggi assessore al Comune di Palermo, nel 2009 alla Regione; Giovanni Di Mauro (2010) e Gianmaria Calogero Sparma, assessore regionale da ottobre 2010. Dunque, anche i titolari della delega all' ambiente saranno chiamati in giudizio fra una ventina di giorni, quando i procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto formalizzeranno la richiesta di rinvio a giudizio. Lombardo affida la sua difesa a una nota: «Il piano regionale di coordinamento della qualità dell' aria-ambiente è stato modificato e aggiornato nel 2008», spiega. «Nello stesso anno la Regione ha realizzato l' inventario regionale delle emissioni in ambiente, la valutazione della qualità dell' aria e sempre nel 2008 la zonizzazione del territorio regionale». Il governatore parla anche dell' attivazione di un tavolo di coordinamento regionale e di alcuni tavoli provinciali, «per arrivare - dice - alla concertazione di tutte le azioni da porre in essere per la tutela della qualità dell' aria». Nell' autodifesa di Lombardo figura anche un piano per la «ridislocazione delle reti di monitoraggio». Ma alla Procura di Palermo, che in questi mesi ha acquisito numerosi documenti alla Regione, non è bastato. Nel capo d' imputazione notificato ieri pomeriggio si parla di «prolungata esposizione della popolazione a valori di inquinanti dell' aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria». Nel fascicolo sono finite decine di segnalazioni di funzionari e tecnici dell' assessorato all' Ambiente, per far partire le cont r o m i s u r e c o n c r e t e all' inquinamento, e non solo piani di studio, tavoli tecnici e monitoraggi. Anche per questa ragione, i funzionari che inizialmente erano stati indagati dalla Procura usciranno probabilmente di scena, con una richiesta di archiviazione. Loro avevano fatto il loro dovere, sollecitando un intervento politico. Legambiente annuncia già una costituzione di parte civile e attacca: «In questi anni la Regione non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni».
- SALVO PALAZZOLO

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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:36



16/06/2011 -

Smog, indagati Lombardo e Cuffaro



Avviso di conclusione delle indagini anche per sette assessori all’Ambiente. “i contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell'inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale"


 PALERMO. La Procura di Palermo ha notificato un avviso di conclusione indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro e ai sette assessori regionali all'Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli amministratori sono indagati di omissione d'atti d'ufficio e getto pericoloso di cose. L'inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua.
A Lombardo, Cuffaro e agli assessori si contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell'inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento della qualità dell'aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge".
In particolare gli indagati non hanno mai adottato il piano di risanamento e mantenimento relativo all'inquinamento atmosferico, i programmi per il raggiungimento dei valori limite ai fini della protezione della salute della popolazione, da predisporre entro 18 mesi, e i piani di risanamento della qualità dell'aria.
Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.


Piani anti inquinamento: indagati Lombardo, Cuffaro e Cascio

16 giugno 2011 19:20
Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il suo predecessore, Salvatore Cuffaro, con 7 assessori regionali al territorio che sono stati in carica dal 2003 al 2010 sono stati iscritti dalla Procura nel registro degli indagati con l'accusa di non avere adottato i piani anti inquinamento per la tutela dell'ambiente, come previsto dalla norma. I politici sono accusati di omissione di atti di ufficio e getto pericoloso di cose. A darne conferma all'ADNKRONOS e' il procuratore

aggiunto Antonino Gatto che spiega: "sono state svolte delle indagini secondo le regole con la collaborazione dei carabinieri del Noe e adesso siamo arrivati alla conclusione delle indagini. Abbiamo gia' notificato l'avviso di conclusione agli indagati".

Piani anE' quasi certa la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per Lombardo, Cuffaro e i 7 assessori. L'inchiesta e' coordinata, oltre che dal procuratore aggiunto Gatto, dall'altro aggiunto Leonardo Agueci e dei pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua. Secondo quanto risulta alla Procura la regione, negli ultimi 7 anni, non avrebbe adottato quelle misure antinquinamento che sono previste dalla legge nonostante fossero a conoscenza dei risultati ottenuti dalle centraline.

Tra i politici indagati dalla Procura di Palermo per non avere adottato i piani anti inquinamento c'e' anche il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, che in passato ha ricoperto l'incarico di assessore regionale all'Ambiente. L'avviso di conclusione delle indagini e' stato recapitato anche all'attuale assessore in carica Gian Maria Sparma e agli ex assessori Mario Parlavecchio, Rossana Interlandi, Mario Milone, Giuseppe Sorbello, Giovanni Di Mauro.


Qualità dell’aria in Sicilia. Indagati Lombardo e Cuffaro

 Conclusa l’indagine della Procura di Palermo sull’incredibile vicenda nata per individuare le responsabilità amministrative sulla mancata stesura del Piano di risanamento della qualità dell’aria in Sicilia con la conseguente omissione delle procedure di tutela e salvaguardia della salute dei cittadini. Notificato l’avviso di conclusione delle indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro e ai sette assessori regionali all’Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
L’inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua.
Secondo le indagini nonostante questi amministratori fossero a conoscenza “dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell’andamento della qualità dell’aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge, non avrebbero adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell’inquinamento atmosferico. Innanzitutto non avrebbero presentato il Piano regionale di Risanamento dell’Aria in Sicilia che avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani.
La vicenda inizia nel settembre 2008 quando nel corso di un convegno ambientalista venne denunciato che il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto 2008, presentava ampie parti copiate dalla dall’omologo Piano predisposto dalla Regione Veneto cui gli estensori avrebbero attinto usando il sistema, copia e incolla. Il grave episodio di plagio ebbe risalto anche a livello nazionale, tanto da indurre “Striscia la Notizia” ad intervistare Pietro Tolomeo, dirigente generale del dipartimento dell’Assessorato Territorio e Ambiente, e Salvatore Anzà dirigente responsabile del progetto siciliano aria. Adesso è stato scritto un nuovo atto giudiziario sulla vicenda.
“Le autorità giudiziarie hanno individuato le responsabilità degli amministratori regionali – dichiara Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino – che negli anni non hanno ottemperato ad un dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad un’attività di prevenzione per la salute pubblica. Studi dell’Organizzazione mondiale della sanità, hanno, infatti, sancito che le emissioni di fattori inquinanti nell’ambiente sono causa significativa di patologie e l’ esposizione a fattori cancerogeni molto rischiosi per la salute”.
Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia aggiunge: “In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni. Sollecitazioni che si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano della Regione Veneto. In quel caso è stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto che prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato l’immagine dell’amministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali), ha perseverato nel sottovalutare l’importanza di uno strumento indispensabile per restituire qualità all’aria che respiriamo”.
Legambiente Sicilia valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile.


Cronaca | Sicilia | 19 Giu 2011 | 20:02

Inquinamento aria  Le precisazioni della Regione

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota di Salvatore Anzà, dirigente del Servizio 7 "Pianificazione e governance acque e rifiuti" del Dipartimento regionale ambiente, intervenuto in merito alla vicenda che vede indagati l'attuale presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e l'ex governatore Salvatore Cuffaro, per il mancato contrasto all'inquinamento.

"Come è facile verificare - scrive Anzà - le contestazioni fatte dalla Procura di  Palermo alla Regione siciliana iniziano a partire dal 2002. A quel tempo, e fino  al 2007, l’ufficio che avrebbe dovuto redigere il piano era guidato da un 'ambientalista' di Legambiente. E' facile verificare anche che le cosiddette 'sollecitazioni' di Fontana, incredibilmente, cominciano solo alla fine  del 2007, e solo quando viene rimosso per responsabilità dirigenziale il suo carissimo amico (presunto 'ambientalista'). La Procura di Palermo ha verificato la correttezza del comportamento dei dirigenti interessati alla vicenda e (come hanno riportato molti giornali) nessuna contestazione è stata avanzata nei loro confronti. Considerato che, a partire dal 2007 e fino al 2010 sono stato responsabile dell’ufficio interessato - aggiunge - ho la necessità di ristabilire la verità, a fronte invece delle false notizie che cerca di propagandare Legambiente. Il piano regionale, che l’ambientalista di Legambiente avrebbe dovuto fare e non ha fatto (in sei anni), è stato invece fatto da me (in due anni e mezzo), ed è vero quanto sostiene la Procura, e cioè che non è ancora stato formalmente adottato, in quanto è  al momento al Ministero Ambiente in attesa di approvazione a causa di una  recente modifica normativa. Il cosiddetto 'caso clamoroso della copiatura del piano del Veneto' è una montatura di alcuni dirigenti di Legambiente, che con tali fantasiose argomentazioni hanno cercato goffamente di giustificare il comportamento  di un  loro amico, e cioè proprio chi ha diretto l’ufficio regionale che avrebbe dovuto fare il piano (e non lo ha fatto). Quello che non dicono pertanto Fontana e Messina - conclude - è che tra gli 'amministratori regionali' che non  avrebbero 'ottemperato ad un dispositivo di legge' rientrerebbe, a furor di popolo, proprio un dirigente di Legambiente"

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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:14


Smog, Cuffaro e Lombardo indagati  con sette assessori all’Ambiente

16 Giugno 2011

La Procura di Palermo ha notificato un avviso di conclusione indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro (nella foto) e ai sette assessori regionali all’Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli amministratori sono indagati di omissione d’atti d’ufficio e getto pericoloso di cose. L’inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua. A Lombardo, Cuffaro e agli assessori si contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell’inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza “dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell’andamento della qualità dell’aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge”.
In particolare gli indagati non hanno mai adottato il piano di risanamento e mantenimento relativo all’inquinamento atmosferico, i programmi per il raggiungimento dei valori limite ai fini della protezione della salute della popolazione, da predisporre entro 18 mesi, e i piani di risanamento della qualità dell’aria. Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
I due presidenti della Regione e gli assessori, tenuti in forza di una direttiva comunitaria recepita da una legge nazionale, a predisporre tutti gli strumenti adeguati a “rimuovere o attenuare le cause dell’inquinamento”, sarebbero venuti meno al loro ruolo di garanti della salute e dell’incolumità dei cittadini siciliani. Cuffaro, Lombardo e gli assessori, secondo gli inquirenti, avrebbero consentito che le emissioni inquinanti “determinassero un superamento dei limiti stabiliti dalla legge per la qualità dell’aria con conseguente causazione di emissioni atte ad offendere e molestare una pluralità di persone”. Nell’avviso di conclusione dell’indagine i pm indicano le città in cui, secondo la rilevazione delle centraline, si sono superati, negli anni, i limiti previsti dalla legge per il biossido di azoto e per le cosiddette polveri sottili. I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009. Negli stessi anni – la situazione varia a seconda delle centraline di riferimento – i valori massimi delle polveri sottili sarebbero stati oltrepassati a Palermo, Agrigento, Gela, Caltanissetta, Catania, Messina e Siracusa. La Procura di Palermo, per gli stessi reati, ha chiesto e ottenuto il processo del sindaco del capoluogo Diego Cammarata e di due assessori comunali imputati di omissione di atti d’ufficio e getto pericoloso di cose. Identiche le condotte: non avere adottato provvedimenti idonei a contrastare l’inquinamento in città. Il dibattimento è in corso e il 20 giugno, dopo una lunga battaglia di perizie, comincerà la requisitoria. I pm ora stanno valutando l’ipotesi di inviare gli atti dell’inchiesta alle procure delle città in cui si sarebbero superati i valori massimi di inquinamento perché valutino se procedere contro gli amministratori comunali.
(Fonte ANSA)



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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:11



Sentenza lumaca, rimosso giudice di Gela

Accolta la richiesta del pg al Csm per la vicenda del giudice Pinatto. Aveva impiegato 8 anni per depositare le motivazioni della sentenza contro il clan Madonia: "Ritardo gravissimo, abnorme, ingiustificato". I boss erano stati scarcerati

Roma - Cancellato. Non può più fare il magistrato. Dovrà cercarsi un'altra professione Edi Pinatto, il giudice che ha impiegato otto anni per scrivere le motivazioni della sentenza con la quale il tribunale di Gela aveva condannato sette componenti del clan Madonia a complessivi 90 anni di carcere determinando la loro scarcerazione.

La sezione disciplinare del Csm con un provvedimento che ha pochi precedenti lo ha rimosso dall’ordine giudiziario. La decisione è stata presa dopo un’ora di camera di consiglio. La sezione disciplinare ha così accolto la richiesta del rappresentante dell’accusa Eduardo Scardaccione. La sentenza non è immediatamente operativa: ora dovrà essere depositata entro 30 giorni e ci saranno altri 90 giorni di tempo per impugnarla davanti alle sezioni unite civili della Cassazione.
La richiesta La procura generale della Cassazione aveva chiesto alla sezione disciplinare del Csm di condannare alla sanzione della rimozione dell’ordine giudiziario il giudice Edi Pinatto. Quello di Edi Pinatto è un "ritardo gravissimo, abnorme e ingiustificato e ha determinato danni irreversibili e non più risarcibili per le parti processuali" ha spiegato il rappresentante della procura generale della Cassazione, Eduardo Scardaccione. Quel ritardo, secondo il rappresentante dell’accusa, non ha paragoni né in Italia, né nel mondo e provocò la scarcerazione dei condannati di quel processo al clan Madonia.
L'accusa Così si è violata "l’essenza stessa della funzione giurisdizionale - ha sottolineato il sostituto pg - e vi è stata una perdita verticale e non risarcibile della credibilità del singolo magistrato e della stessa istituzione giudiziaria". D’altra parte, secondo Scardaccione, tutto il tempo che ci è voluto non è giustificato dalla mole della sentenza, "un volume di 775 pagine"; si è trattato più che altro di un lavoro di "copia-incolla" dei vari atti di indagine e processuale compiuti, in cui le valutazioni del magistrato sono limitate - secondo l’accusa - a pochissime righe. E il fatto stesso che Pinatto è già stato condannato per questa vicenda alla perdita di otto mesi di anzianità professionale non attenua la sua posizione, visto che anche dopo le condanne - ha fatto notare Scardaccione - non ha adempiuto all’obbligo di depositare la sentenza; obbligo che ha portato a termine solo di recente e solo dopo che il ministro della Giustizia Mastella aveva chiesto la sua sospensione dalle funzioni giurisdizionali.
La difesa Pinatto e il suo difensore, il presidente di sezione della Cassazione Mario Fantacchiotti, hanno invece spiegato il ritardo con la difficoltà di conciliare il carico di lavoro che il magistrato si è trovato davanti quando è stato trasferito alla procura di Milano, e l’arretrato che aveva lasciato a Gela. "Pinatto non è stato capace di organizzarsi, ma non siamo di fronte a un magistrato che invece di lavorare va in montagna" ha detto Fantacchiotti.

http://www.ilgiornale.it/interni/sentenza_lumaca_rimosso_giudice_gela/16-06-2008/articolo-id=269487-page=0-comments=1

Otto anni per scrivere una sentenza di mafia: giudice espulso

di Antonio Taglialatela del 16/06/2008 in Cronaca - Letto 2447 volte Commenti: 1

ROMA. Ha impiegato otto anni per scrivere una sentenza e tutta questa perdita di tempo ha consentito la scarcerazione degli imputati per decorrenza dei termini.


Rimossa la lumaca...


 ROMA - Non può più fare il magistrato Edi Pinatto, il giudice che ha impiegato otto anni per scrivere le motivazioni della sentenza con la quale il tribunale di Gela aveva condannato sette componenti del clan Madonia a complessivi 90 anni di carcere, così determinando la loro scarcerazione. La sezione disciplinare del Csm con un provvedimento che ha pochi precedenti lo ha rimosso dall'ordine giudiziario.



La decisione è stata presa dopo un'ora di camera di consiglio. La sezione disciplinare ha così accolto la richiesta del rappresentante dell'accusa Eduardo Scardaccione. La sentenza non è immediatamente operativa: ora dovrà essere depositata entro 30 giorni e ci saranno altri 90 giorni di tempo per impugnarla davanti alle sezioni unite civili della Cassazione.



Quello di Pinatto è un "ritardo gravissimo, abnorme e ingiustificato e ha determinato danni irreversibili e non più risarcibili per le parti processuali", ha spiegato il rappresentante della Procura della Cassazione, Eduardo Scardaccione.



Quel ritardo, secondo il rappresentante dell'accusa, non ha paragoni né in Italia, né nel mondo e provocò la scarcerazione dei condannati di quel processo al clan Madonia. Così si è violata "l'essenza stessa della funzione giurisdizionale - ha sottolineato il sostituto Pg - e vi è stata una perdita verticale e non risarcibile della credibilità del singolo magistrato e della stessa istituzione giudiziaria".



D'altra parte, secondo Scardaccione, tutto il tempo che ci è voluto non è giustificato dalla mole della sentenza, "un volume di 775 pagine"; si è trattato più che altro di un lavoro di "copia-incolla" dei vari atti di indagine e processuale compiuti, in cui le valutazioni del magistrato sono limitate - secondo l'accusa - a pochissime righe.



E il fatto stesso che Pinatto è già stato condannato per questa vicenda alla perdita di otto mesi di anzianità professionale non attenua la sua posizione, visto che anche dopo le condanne - ha fatto notare Scardaccione - non ha adempiuto all'obbligo di depositare la sentenza; obbligo che ha portato a termine solo di recente e solo dopo che il ministro della Giustizia Mastella aveva chiesto la sua sospensione dalle funzioni giurisdizionali.



Pinatto e il suo difensore, il presidente di Sezione della Cassazione Mario Fantacchiotti, hanno invece spiegato il ritardo con la difficoltà di conciliare il carico di lavoro che il magistrato si è trovato davanti quando è stato trasferito alla Procura di Milano, e l'arretrato che aveva lasciato a Gela. "Pinatto non è stato capace di organizzarsi, ma non siamo di fronte a un magistrato che invece di lavorare va in montagna", ha detto Fantacchiotti.

16/06/2008

Si trattava di sette affiliati al clan mafioso dei Madonia di Gela che dovevano essere condannati a complessivi 90 anni di carcere. La sezione disciplinare del Csm ha così espulso dalla magistratura il giudice Edi Pinatto, del Tribunale di Gela, su sollecitazione del sostituto procuratore generale della Cassazione Eduardo Scardaccione e dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella.
Con questi ritardi, secondo Scardaccione, Pinatto “ha violato l’essenza della funzione giurisdizionale poiché si tratta di un ritardo gravissimo, reiterato, abnorme e ingiustificato. E’ una perdita verticale e non più risarcibile della credibilità del singolo e dell’istituzione nel suo complesso, con un danno ai valori costituzionali, quali la correttezza, la diligenza, la laboriosità e l’equilibrio di un magistrato”. Per il procuratore, inoltre, Pinatto avrebbe centrato il “record mondiale” nel ritardo per il deposito di sentenze.
Il giudice siciliano, da parte sua, si è giustificato dicendo di aver dovuto affrontare una mole di lavoro dopo il suo trasferimento da Gela alla Procura di Milano. “Ho sostenuto un impegno finanziario di trentamila euro e tutte le ferie disponibili per smaltire l’arretrato e la sentenza ‘Grande Oriente’ (quella che vedeva imputati gli affiliati del clan mafioso, nda) è certamente complessa, poiché condensa risultati di indagini di quattro Direzioni distrettuali antimafia, mentre a Gela di solito ci si occupa di criminalità organizzata limitata al circondario. Si è trattato di un ‘circolo vizioso’, di un sovraccarico di turni, e di un gravoso impegno nella convalida di molti arresti, e nell’occuparmi di ben tre omicidi”.
Argomentazioni che, però, secondo Scardaccione non giustificano i ritardi del giudice, dinanzi ai quali c’era stato addirittura un intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Questa sentenza è ‘furba’. – ha sostenuto il procuratore – E’ un volume di 775 pagine in cui non vi sono valutazioni, ma molti copia e incolla, in cui si racconta tutto ciò che hanno fatto le forze investigative, si fa un elenco di ‘pizzini’ ma senza una sola parola di analisi e nessuna valutazione è fatta sulla posizione degli imputati”.
Il processo “Grande Oriente”, uno dei più lunghi della storia giudiziaria italiana, iniziò nel dicembre 1998, quando i carabinieri del Ros arrestarono una cinquantina di mafiosi in tutta la Sicilia, tutti legati al boss Bernardo Provenzano. Tra questi: Giuseppe Lombardo, Carmelo Barbieri, Maria Stella Madonia e Giovanna Santoro, rispettivamente sorella e moglie del boss della Cupola, e Piddu Madonia, da anni in carcere dove sta scontando una serie di ergastoli. Per competenza, il troncone nisseno passò al tribunale di Gela e, nello specifico, al giudice Pinatto che presiedeva la sezione che avrebbe poi processato i quattro imputati eccellenti. Nel maggio 2000 arrivò la sentenza di primo grado, con le condanne di Lombardo e Barbieri a 24 anni di carcere ciascuno, Madonia a 10, Santoro ad 8. Dopo tre mesi il magistrato doveva pubblicare le motivazioni della sentenza. Da allora ci sono voluti otto anni. Ecco perché nel 2002 i condannati furono scarcerati per decadenza dei termini di custodia cautelare. Pinatto, nel frattempo, era stato trasferito da Gela alla procura di Milano, ed anche lì si è creato la fama di ritardatario, tanto da procurarsi più volte formali contestazioni. Dopo diverse segnalazioni del Consiglio superiore della magistratura e del ministero della Giustizia, Pinatto nel 2004 veniva convocato dal Csm, che lo condannava alla perdita di due anni di anzianità. Nel 2006 il giudice veniva di nuovo convocato dal Csm e se la cavava con altri due mesi persi di anzianità.
Oggi, infine, la radiazione, per la quale Pinatto ha tre mesi per impugnare il provvedimento davanti alle sezioni unite della Cassazione.

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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 13:06


Autorizzazione integrata ambientale (Aia), limite alle emissioni più restrittivo rispetto a quello previsto? Sì può fare



SALUTE AMBIENTE E TERRITORIO NELLA COSTITUZIONE
































21 novembre 2007
BLOG Isola delle Femmine da Liberare
































Al’incirca 3 anni addietro la Polizia ferroviaria per un riconoscimento su una possibile(credo) querela di Anzà avevano concentrato la loro attenzione su questo “articolo” di cui sotto:

Una vicenda oscura, in cui sono coinvolte soprattutto le persone che hanno gettato il fango su Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito, quelle che ne hanno deciso la rimozione arbitraria senza alcuno scrupolo.
Ciò che oggi si preannuncia, sembra uno scandalo in piena regola, tanto che a questo punto si chiede un immediato intervento dell'Assessore Interlandi sui responsabili
(il dirigente del Servizio 3, dott. Salvatore Anzà, ed il Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo)
dei gravi fatti che colpiscono in prima persona lei stessa, in quanto firmataria inconsapevole di ciò che sembrerebbe configurarsi una vera e propria truffa".
I ruoli si stanno invertendo e i " persecutori " rischiano di diventare i " perseguitati " e tutto lascia ben sperare che la "Interlandi" sia fermamente decisa a perseguire chi si trova implicato in questa oscura faccenda.
21 novembre 2007
Assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia Conferenza Servizi nell'ambito Autorizzazione Integrata Ambientale, richiesta dalla Italcementi di Isola delle Femmine
Il mancato invito della soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali alla Conferenza di Servizi pregiudica la legittimità stessa della Conferenza, ciò in considerazione del fatto che l'intero paese di Isola delle Femmine è sotto tutela paesaggistica.
E' forte la preoccupazione delle associazioni ambientaliste che non vengano rispettate tutte le norme Comunitarie Nazionali e Regionali che disciplinano la materia AMBIENTE, AUTORIZZAZIONE, PARTECIPAZIONE E SALUTE.
In considerazione di quanto di sta profilando il movimento ambientaliste si è attivato con interrogazioni esposti e denunce alle autorità competenti, tra cui L'assessore Territorio e Ambiente Regione Sicilia Rosanna Interlandi

IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA A CONOSCENZA DI QUANTO SOTTO RIPORTATO E IN CONSIDERAZIONE dei personaggi coinvolti non puo' che essere fermamente preoccupato circa il livello di obiettivita' che la procedura di autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla italcementi potra' avere.
NEI PROSSIMI GIORNI IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SI ATTIVERA' NELLE SEDI OPPORTUNE PER RICHIEDERE IL RIESAME DI TUTTI GLI ATTI SIN QUI PRODOTTI. ALLE AUTORITA' PREPOSTE SARANNO ALTRESI' RICHIESTE LA GARANZIE E CONTROLLI SULLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE.

Una vicenda oscura, in cui sono coinvolte soprattutto le persone che hanno gettato il fango su Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito, quelle che ne hanno deciso la rimozione arbitraria senza alcuno scrupolo.
Ciò che oggi si preannuncia, sembra uno scandalo in piena regola, tanto che a questo punto si chiede un immediato intervento dell'Assessore Interlandi sui responsabili
(il dirigente del Servizio 3, dott. Salvatore Anzà, ed il Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo)
dei gravi fatti che colpiscono in prima persona lei stessa, in quanto firmataria inconsapevole di ciò che sembrerebbe configurarsi una vera e propria truffa".
I ruoli si stanno invertendo e i " persecutori " rischiano di diventare i " perseguitati " e tutto lascia ben sperare che la "Interlandi" sia fermamente decisa a perseguire chi si trova implicato in questa oscura faccenda.



venerdì, ottobre 19, 2007

Blog Ciampolillopinoisoladellefemmine

ISOLA DELLE FEMMINE ITALCEMENTI INTERROGAZIONE PRESIDENTE COMMISSIONE AMBIENTE SENATO SODANO SU ITALCEMENTI


SODANO CAVA PETCOKE RAFFO ROSSO ILLEGITTIMA
ISOLADELLE FEMMINE I N.O.E. A RAFFO ROSSO DEPOSITO A CIELO APERTO DI PETCOKE DELLA ITALCEMENTI Nov 17, 2007
Il presidente della 13° Commissione Ambiente del Senato e il Ministro Pecoraro Scanio sollecitano l'intervento del Nucleo Operativo Ecologico ad intervenire a Raffo Rosso (Isola delle Femmine) per un deposito a cielo aperto di PET-COKE sostanza altaente nociva alla salute umana e all'ambiente. La licenza Edilizia concessa il 2001 risulta essere ilegittima in quanto l'area era destinata a "VERDE AGRICOLO" zona "E" come recita il Piano Regolatore Generale. L' amministrazione era allora guidata dal Signor Stefano Bologna.


 INTERROGAZIONE E COMUNICATO STAMPA DEL PRESIDENTE DELLA 13° COMMISSIONE AMBIENTE SENATO AMBIENTE. SODANO: GOVERNO INTERVENGA SU ITALCEMENTI PER CAVA RAFFO ROSSO SENATO DELLA REPUBBLICA GRUPPO RIFONDAZIONE COMUNISTA COMUNICATO STAMPA - 16 novembre 2007

 Dichiarazione del presidente della Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali Tommaso Sodano AMBIENTE. SODANO: POSITIVA RISPOSTA MINISTERO SU PET-COKE Il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano plaude all'iniziativa del Ministro dell'Ambiente Afono Pecoraro Scanio di attivare il Comando dei Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente per assumere tutte le informazioni disponibili relativamente alla ex cava Raffo Rosso, ad Isola delle Femmine (Palermo). "La risposta sollecita del Ministero è molto positiva - sottolinea Sodano - da tempo ci giungono dal territorio segnalazioni allarmate sull'utilizzo di quella cava come sversatoio del pet-coke, e più in generale di emissioni nocive riguardanti questo agente molto dannoso per la salute e l'ambiente, nonostante la stessa Regione Sicilia avesse diffidato la Italcementi. Ora tocca ai carabinieri accertare se quelle denunce sono fondate e in caso di riscontri agire di conseguenza". Sodano poi ritiene "molto importante la convocazione presso il ministero dell'Ambiente un tavolo di confronto con l'Eni con l'obiettivo di superare l'emergenza relativa al pet-coke in Italia". "Il Ministro dell'Ambiente assuma provvedimenti urgenti nei confronti della ex cava Raffo Rosso, usata dalla Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) per lo stoccaggio ed il deposito di pet-coke e indichi quali interventi di bonifica sono necessari per mettere in sicurezza l'area".

A chiedere l'intervento del Ministero dell'Ambiente, è il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano in un'interrogazione parlamentare, in cui sottolinea la pericolosità del pet-coke, collegata "non solo alle emissioni, ma anche alle operazioni di manipolazione,trasporto, carico e scarico di questo materiale pulvurulento contenente sostanze, che mettono a rischio l'ambiente, oltre che la salute dei cittadini e dei lavoratori impiegati nelle attività. Operazioni che la Italcementi compie abitualmente nell'ex cava, in modo illegale". Sodano nel documento cita in particolare il fatto che nel febbraio scorso "l'Assessorato regionale al Territorio e all'Ambiente ha diffidato la Italcementi dall'utilizzare l'impianto di stoccaggio, in assenza delle necessarie autorizzazioni, autorizzazioni che la Italcementi tuttora non ha. Inoltre la concessione edilizia prodotta dal Comune di Isola delle Femmine nel 2001 appare illegittima perché la ex cava insiste su un sito di importanza comunitaria (Sic) e non aveva la necessaria autorizzazione del Commissariato di Governo per la gestione dei rifiuti" "Da allora però la Italcementi non ha adeguato l'impianto e l'atto di diffida della Regione, inviato a Dap, Provincia, autorità giudiziaria e Noe non è stato rispettato. A questo punto - conclude Sodano - intervenga il Governo, per tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori oltre che i livelli occupazionali dell'azienda". AMBIENTE.

COMITATO ISOLA PULITA PRESENTA ESPOSTO SU ITALCEMENTI Il Comitato "Isola Pulita" ha presentato un esposto alla Regione Sicilia, per denunciare le "irregolarità che sono avvenute in seno al servizio 3 del Dipartimento Territorio Ambiente preposto alla Tutela dall’inquinamento atmosferico, circa le autorizzazioni da rilasciare allo stabilimento della Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo)". Lo rende noto lo stesso Comitato che nell'esposto fa riferimento "a tre conferenze di servizi convocate in data 04/07/07, 25/09/07 e 17/10/07 allo scopo di emettere un provvedimento, in contrasto con quanto disposto dal precedente funzionario del 3° servizio, per autorizzare la Italcementi di isola delle Femmine all’uso del pet-coke. Sostanza che è altamente nociva per la salute umana e per l'ambiente e contro cui si era espresso in precedenza anche il Tar Sicilia". "Tale provvedimento - sottolinea la nota del Comitato - sostanzialmente sarebbe stato il risultato di un procedimento amministrativo del tutto arbitrario ed illegittimo;ciò in quanto l’autorizzazione all’uso del pet-coke è oggetto specifico, unitamente a tutte le altre autorizzazioni, del procedimento A.I.A. (Autorizzazione integrata ambientale) che si sta svolgendo presso un servizio diverso del Dipartimento, ossia il servizio 2". "L’uso del pet-coke - ricorda il Comitato - rientra infatti nell’ambito di un ben più ampio progetto di ammodernamento con modifiche sostanziali agli impianti, presentato dalla Italcementi, per cui vi era la inderogabile necessità di uno studio di impatto ambientale da sottoporre all’analisi della procedura A.I.A., così come disposto dalla legge vigente oltre che dalla Comunità Europea, in conformità al Protocollo di Kyoto". La richiesta formale del Comitato avanzata alla Regione Sicilia è di poter partecipare "al procedimento A.I.A. in tutte le sue fasi, in particolare alla conferenza di servizi, di natura istruttoria, in programma per il 21 novembre". Agenzie di Stampa: Roma, 16 nov. (Apcom) -. Il presidente della 13° Commissione Ambiente del Senato e il Ministro Pecoraro Scanio sollecitano l'intervento del Nucleo Operativo Ecologico ad intervenire a Raffo Rosso (Isola delle Femmine) per un deposito a cielo aperto di PET-COKE sostanza altamente nociva alla salute umana e all'ambiente. La licenza Edilizia concessa il 2001 risulta essere illegittima in quanto l'area era destinata a "VERDE AGRICOLO" zona "E" come recita il Piano Regolatore Generale. L' amministrazione era allora guidata dal Signor Stefano Bologna. Il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha attivato il comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente (Noe) per assumere tutte le informazioni disponibili relativamente alla ex cava Raffo Rosso, usata dall'Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) per lo stoccaggio e il deposito di pet-coke. Lo ha annunciato l'ufficio stampa del ministero in risposta alla denuncia del presidente della commissione ambiente del Senato senatore Tommaso Sodano. Nei giorni scorsi - precisa la nota - il ministro aveva anche deciso di convocare presso il suo dicastero un tavolo di confronto con l'Eni con l'obiettivo di superare l'emergenza relativa al pet-coke. (ANSA) - PALERMO, 16 NOV - 'Il Ministro dell'Ambiente assuma provvedimenti urgenti nei confronti della ex cava Raffo Rosso, usata dalla Italcementi di Isola delle Femmine (Palermo) per lo stoccaggio ed il deposito di pet-coke e indichi quali interventi di bonifica sono necessari per mettere in sicurezza l'area'. La sollecitazione e' del presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, in un'interrogazione parlamentare in cui sottolinea la pericolosita' del pet-coke'. Un rischio, scrive, collegato 'non solo alle emissioni, ma anche alle operazioni di manipolazione, trasporto, carico e scarico di questo materiale pulvurulento contenente sostanze, che mettono a rischio l'ambiente, oltre che la salute dei cittadini e dei lavoratori impiegati nelle attivita'. Operazioni che la Italcementi compie abitualmente nell'ex cava, in modo illegale'. Sodano nel documento cita in particolare il fatto che nel febbraio scorso 'l'Assessorato regionale all'Ambiente ha diffidato la Italcementi dall'utilizzare l'impianto di stoccaggio, in assenza delle necessarie autorizzazioni, che la Italcementi tuttora non ha. Inoltre la concessione edilizia prodotta dal Comune di Isola delle Femmine nel 2001 appare illegittima perche' la ex cava insiste su un sito di importanza comunitaria (Sic) e non aveva la necessaria autorizzazione del Commissariato di Governo per la gestione dei rifiuti'. Sulla vicenda anche il comitato Isola pulita ha presentato un esposto alla Regione nel quale si denunciano numerose 'irregolarita''.(ANSA).

http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2007/10/isola-delle-femmine-italcementi_19.html#links  

7 Luglio 2003
Blog Ciampolillo Pino isola Delle Femmine
Isola delle Femmine 7.7.2007Assessorato Territorio e Ambiente
Dipartimento Territorio ed Ambiente
Servizio 2/V.A.S./V.I.A.
Via Ugo La Malfa Palermo

Assessorato Territorio e Ambiente
Dipartimento Territorio ed Ambiente
Dr. Tolomeo Pietro
Via Ugo La Malfa Palermo

Alla Procura della Repubblica
del Tribunale di Palermo
c.a. dott. Roberto Scarpinato

Comando Carabinieri
Nucleo Operativo Ecologico
c.a. Maresciallo Sapuppo
Via Resuttana 360
90146 Palermo
Fax 0915125142


Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo nato a Candela Foggia il 22/06/1946, residente in via Sciascia 13 Isola delle Femmine PA,in qualità di coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita aderente alla sezione Legambiente di Palermo, espone quanto segue:-In data 9 febbraio 2007 con protocollo 10741 (Oggetto: Cementeria Italcementi Progetto di ammodernamento della cementeria Italcementi di Isola delle Femmine Verifica ex art 10 D.P.R. 12.4.1996) l’Assessorato Territorio e Ambiente Servizio 2/V.A.S.-V.I.A. indirizza: alla ditta Italcementi di Isola delle Femmine, e per conoscenza A.R.P.A., Comune di Isola delle Femmine e Provincia Regionale di Palermo.
Il Servizio rispondendo alla richiesta avanzata dalla ditta Italcementi il 28.8.2004 nel merito dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, comunica che pur essendo stato realizzato l’impianto della Italcementi negli anni 60, non essendo stato mai stato sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale ed in considerazione del progetto di ammodernamento che la Italcementi intende realizzare sull’impianto di Isola delle Femmine, il Servizio 2 V.I.A./V.A.S. richiede l’applicazione della procedura di A.I.A. ciò in considerazione della presenza di siti che la Comunità Europea considera di grande importanza Ambientale.

-In data 15 Giugno 2007 con protocollo 45549 (Oggetto: Ditta Italcementi Isola delle Femmine Richiesta di modifica dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Convocazione della Conferenza di Servizi ai sensi dell’art 269 del D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152) l’Assessorato Territorio e Ambiente Servizio 3 Tutela dall’inquinamento Atmosferico indirizza: alla ditta Italcementi di Isola delle Femmine, Commissione Provinciale Tutela Ambiente Palermo e Comune di Isola delle Femmine, comunicazione di convocazione della Conferenza dei Servizi per il giorno 4 Luglio 2007 alle ore 11 presso la sede dell’Assessorato Territorio e Ambiente Sicilia.

-Il Servizio 3 Tutela dall’inquinamento atmosferico diretto dal dott. Anzà ha convocato e presieduto la conferenza di servizi ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. n. 152/06 finalizzata al rilascio della autorizzazione alle emissioni in atmosfera da parte della ditta Italcementi di Isola delle Femmine

-La conferenza di Servizi, si è tenuta in modo incomprensibile nel suo indirizzo nella sua modalità e nelle finalità che la legge affida a tale istituto partecipativo.
-La conferenza dei servizi è stata, deliberatamente, trasformata in pura “formalità” se non in vera e propria farsa.
-Il verbale redatto della Conferenza dei servizi composto da qualche riga è lo specchio della pura formalità burocratica.
-Alla ditta Italcementi rappresentata da un nutrito gruppo di dirigenti non è stato neanche chiesto
di esporre gli aspetti progettuali delle istanze presentate, d'altronde ad essi non è stata rivolta
alcuna domanda, tanto meno osservazioni di carattere tecnico.
-La conferenza, da istruttoria, sembra essersi trasformata in decisoria (circostanza non prevista
dalla legge)
-Un altro elemento indicativo della impostazione volutamente sbrigativa e superficiale: la durata della conferenza dei servizi 45 minuti.

Il Comitato Cittadino Isola Pulita
° in considerazione con quanto sopra riportato;
° in considerazione di quanto richiesto in data 9.2.2007 dal Servizio 2/V.I.A.-V.A.S;
° in considerazione di quanto stabilito dal comma 3 art. 267 del D.Lgs 3 aprile 2006 n 152 delle Norme in materia Ambientale .

Chiede di verificare:

- la validità della conferenza di servizi del 4.07.07;
- la legittimità dell’intervento del Servizio 3.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto propone denuncia contro chiunque si sia reso a vario titolo responsabile dei fatti sopra narrati affinché vengano perseguiti penalmente in ordine alle fattispecie di reato che si ravviseranno.

per il Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo


 


5 Ottobre 2007
REGIONE SICILIANA ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE
SERVIZIO 3 TUTELA DALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

PROT 71873 5.X.07
Oggetto Comitato Cittadino Isola Pulita Presunta diffida

Al Comitato Cittadino Isola Pulita
E p.c. Sindaco del Comune Isola delle Femmine fax 0918678616 segue nota
E p.c. Legambiente Palermo fax 0916264139 segue nota
Al direttore generale sede


Si riscontra la (presunta) diffida del 25 settembre 2007 di codesto comitato indirizzata anche al Sindaco di Isola delle Femmine ed a Legambiente, redatta su un foglio bianco, senza protocollo e con firma incomprensibile e si fa presente quanto segue:
1 Presso il Servizio 2, che si occupa delle procedure per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ai sensi del D. Lgs 59/05, risulta avviata una istruttoria a seguito di istanza presentata dalla società Italcementi per lo stabilimento di Isola delle Femmine.
2 Presso questo servizio, che si occupa del rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera. Ai sensi del D.Lgs 152/06, risulta parimenti avviata una istruttoria a seguito di specifica istanza presentata dalla società Italcementi di Isola delle Femmine per l’utilizzo del Pet-coke nel proprio impianto. Questa procedura è evidentemente differente da quella di cui sopra, dato che si conforma ad un diverso contesto normativo di riferimento, è ancora in fase istruttoria e necessita degli opportuni approfondimenti.
3 Presso questo ufficio si svolgono evidentemente riunioni di lavoro formali e/o informali, con soggetti pubblici e/o privati – ai fini dell’espletamento dei compiti di istituto. Quando è necessario, o richiesto, nel corso della riunione viene redatto apposito verbale, consultabile da chi ne ha diritto ai sensi della normativa sulla trasparenza.
4 Presso questo ufficio si svolgono regolarmente conferenze di Servizi, secondo le modalità previste dalla normativa vigente. In questi casi è sempre necessario redigere un verbale che, anche in questo caso, è consultabile da chi ne ha diritto ai sensi della normativa sulla trasparenza.
5 Presso questo ufficio si è svolta in data 26 settembre, una riunione con rappresentanti della Italcementi, il Sindaco di Isola delle Femmine (accompagnato da alcuni amministratori del comune) e rappresentanti delle organizzazioni sindacali presenti in azienda, per fornire agli interessati informazioni aggiornate in merito alle problematiche connesse al rilascio dell’autorizzazione richiesta dalla Italcementi. La riunione – nel corso della quale è stata anche data lettura della nota che si riscontra – era informale, e non è stato redatto alcun verbale. Chi ha scritto la presunta diffida tuttavia non avrà difficoltà ad acquisire, rivolgendosi ad esempio al Sindaco o ai lavoratori presenti, informazioni sui contenuti della riunione.
6 La riunione di cui sopra non aveva, e non avrebbe mai potuto avere, la finalità di “autorizzare temporaneamente l’uso del pet-coke”. In questo senso solo soggetti che ignorano completamente le normative, e quindi perfettamente incompetenti, possono ipotizzare che nella pubblica amministrazione si segua una procedura inesistente. Per il futuro si consiglia pertanto a codesto comitato di affidarsi ad un consulente più qualificato.
7 La frase “vi state riunendo in tre” riferita ad una riunione ancora da svolgere –evidenzia che chi ha ispirato la nota presuppone di avere facoltà divinatorie. Se il riferimento era alla riunione del 26 settembre 2007, che ha visto almeno una ventina di partecipanti, si suggerisce al paragnosia di cambiare mestiere (ed al comitato di cambiare paragnosia).8 Il cosiddetto pet-coke è un combustibile previsto dalla legislazione ambientale vigente che, a certe condizioni che devono essere tutte verificate in maniera puntuale e corretta, perché sono indispensabili per garantire la tutela della salute ed il rispetto dell’ambiente ne consente l’utilizzo. A tale normativa l’ufficio “è tenuto” a conformarsi, a prescindere dalle opinioni personali e dall’appartenenza politica del dirigente di turno, dato che l’obbligo dell’imparzialità della pubblica amministrazione discende direttamente da un principio costituzionale. Gli ignoranti in materia potranno comunque approfondire l’argomento consultando la Costituzione della Repubblica Italiana (art 97) e il D. Lgs 3 aprile 2006 n 152 (allegato X alla Parte V).
9 La richiesta di autorizzazione presentata dalla Italcementi è corredata, per quanto riguarda gli aspetti tecnici, da una proposta di modifica dei limiti alle emissioni in atmosfera che prevede valori decisamente inferiori rispetto alla normativa vigente ed alla situazione attuale. Ne consegue che il Comitato Cittadino Isola Pulita sostanzialmente oggi si oppone, per motivazioni che non sta allo scrivente valutare, ad una modifica degli impianti che è assolutamente migliorativa rispetto allo stato di fatto e che comporterebbe, per la zona nella quale la cementerai esercita la propria influenza, indubbi benefici alla qualità dell’aria ambiente nel suo complesso.
10L’attuale ordinamento non prevede che il Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente debba chiedere, per lo svolgimento dei propri compiti di istituto, l’imprimatur e/o il nulla-osta del Comitato Cittadino Isola Pulita. Tuttavia è perfettamente legittimo contestare –nelle sedi opportune, con le modalità dovute, e senza ricorrere a squallide insinuazioni –qualunque atto amministrativo che si ritiene che sia viziato da illegittimità. Vista la situazione si consiglia però al comitato di affidarsi, per le eventuali valutazioni di merito, a tecnici di indubbia professionalità e non all’incompetente che ha ispirato la (presunta) diffida che si riscontra.11Questo ufficio, da quando sono stati allontanati i dottori Genchi e Pellerito, non segue più procedure “arbitrarie” e non adotta più atti “contra legem” ed emana finalmente provvedimenti “legittimi” e scevri da qualunque abuso ed eccesso di potere”. Per quanto riguarda le loro “ineguagliabili competenze tecniche”, inoltre, è appena il caso di rilevare che i due dirigenti citati nella presunta diffida sono titolari di un record sicuramente ineguagliabile; quando sono stati “coattivamente trasferiti altrove”, infatti, le autorizzazioni alle emissioni di tutti gli impianti esistenti nella Regione Siciliana –dalle centrali termoelettriche alle carrozzerie – erano inefficaci, a causa della violazione del D.P.R. n 641/72, e dell’articolo 6 comma 3, della legge regionale n 24 del 24 agosto 1993. Per motivi di spazio, e per carità di patria, ci si astiene infine dal riportare il lungo elenco di altre irregolarità e violazioni di legge che hanno caratterizzato la loro attività presso questo servizio. Qualora il comitato volesse approfondire tale aspetto, tuttavia, potrà acquisire la rilevante mole dei relativi atti direttamente presso la Direzione Genrale di questo dipartimento.
Conclusioni
Chi ha firmato la nota in questione tenta di accreditarsi, facendo ricorso a terminologia tecnica condita di latinismi e fantasmagoriche elucubrazioni di tipo amministrativo come soggetto competente della materia. In realtà la presunta diffida sembra più uno stravagante volantino – redatto vieppiù da un emerito incompetente che non ha una ragionata disamina di una complessa questione tecnico-amministrativa.Alla luce di quanto sopra pertanto, ed ammesso che la nota in oggetto sia stata redatta e firmata dall’effettivo rappresentante legale del Comitato Cittadino Isola Pulita, si perviene alla conclusione che l’estensore della presunta diffida ha quantomeno ricevuto informazioni errate, probabilmente fornitegli da soggetti assolutamente incompetenti ed in perfetta malafede. Come ultima annotazione va rilevato, infine che un comitato cittadino dovrebbe essere portatore di interessi collettivi pubblici e dovrebbe astenersi dallo sponsorizzare soggetti e/o interessi privati, cosa che è invece avvenuta con la nota in questione.

La presente viene inviata presso la sede della società “Sesi-Edilscavi” perché la presunta diffida che si riscontra è priva, stranamente, dei riferimenti necessari per la risposta (indirizzo, telefono, fax) ma risulta trasmessa da un numero telefonico intestato a tale utenza.
Il Responsabile del Servizio 3 Tutela dall’inquinamento atmosferico Dottor Salvatore AnzàTel0917077585 email http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2007/10/sanza@artasilia.it


3 GIUGNO 2008
Blog Angelo Vassallo

Comitato Cittadino Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine

Alla Commissione di Garanzia per la trasparenza, l’imparzialità delle pubbliche amministrazioni e la verifica delle situazioni patrimoniali
Palazzo d’Orleans
Palermo
r.r. 13496504223-7 3 giugno 2008

Legambiente PalermoVia Agrigento
email

p.c. Presidente della Regione Siciliana

Palazzo d’Orleans
Palermo
r.r. 13496504222-7 3 giugno 2008

Lo scrivente, Giuseppe Ciampolillo, responsabile del Comitato Cittadino “Isola Pulita” di
Isola delle Femmine, fa presente quanto segue:

In data odierna mi sono recato presso l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente,
Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” al fine di procedere ad un accesso agli atti relativi al Cementificio Italcementi di Isola delle Femmine e, in particolare, di prendere visione della più recente documentazione riguardante le emissioni in atmosfera dell’impianto.
La Dott.ssa Gentile, responsabile della U.O. “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera” mi ha detto di rivolgermi, non so bene il perché, dato che è lei che dovrebbe detenere il fascicolo, al Dott. Salvatore Anzà, responsabile del Servizio 3, e lì mi ha accompagnato, invitandomi ad entrare nella stanza.
Tuttavia, alla semplice vista, il Dott. Anzà, con fare arrogante e poco civile, mi ha intimato di uscire dalla stanza e mi ha chiesto chi, addirittura, mi avesse fatto accedere all’Assessorato.
Il tutto è avvenuto alla presenza della Dott.ssa Gentile e del Sig. Tarantino già presente nella stanza.
Faccio presente, per inciso, che tra il Comitato “Isola Pulita” ed il Dott. Anzà esistono contenziosi proprio in merito alla questione Italcementi, che sono, tra l’altro, oggetto di interrogazioni parlamentari sul Dott. Anzà al Parlamento nazionale.
Questo, ovviamente, non può giustificare in alcun modo il comportamento del Dott. Anzà nella sua veste di pubblico ufficiale e riguardo i doveri cui è tenuto nei confronti dei cittadini che si rivolgono alla Pubblica Amministrazione.
Ho, comunque, compilato il modulo per la richiesta di presa visione, ma, nonostante la disponibilità manifestata dalla titolare del fascicolo, essa mi è stata pretestuosamente negata dal Dott. Anzà con ripetuta intolleranza ed insofferenza.
A questo punto ho cercato di essere ricevuto dal Dirigente Generale, arch. Pietro Tolomeo, ma anche qui ho trovato “porte chiuse” ed alla fine non mi è rimasto che ripiegare su un tale Ing. Talluto della Direzione, il quale mi ha rimandato anche lui ad altra data (Mercoledì 4 giugno p.v.) aggiungendo testualmente “con la speranza che il Dott. Anzà non faccia ostruzionismo”.
Dopo avere perso inutilmente una mattinata tra comportamenti irriguardosi e violazioni della legge sulla trasparenza degli atti della P.A., mi trovo a rappresentare e denunciare questo grave atto di arroganza, sopruso e disservizio di un Ufficio dell’Amministrazione regionale e chiedo un autorevole intervento sull’accaduto.


Isola delle Femmine, 30/05/2008

Il Coordinatore Comitato Cittadino Isola Pulita
GiuseppeCiampolillo

23 settembre 2010
Blog Nuova Isola delle Femmine
Condannato per diffamazione il dirigente regionale Salvatore Anzà


23 settembre 2010
Blog BlogSicilia
 Fu accusato di aver copiato dal Veneto il Piano di Risanamento dell’Aria
Condannato per diffamazione il dirigente regionale Salvatore Anzà

6Gennaio 2009
Blog Isola Pulita









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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 12:58




Il "pensiero" del Dottore Salvatore Anzà
a proprosito degli inceneritori


Incompatibile con i veleni di Totò

Un dirigente scomodo all'anti-inquinamento siciliano Gioacchino Genchi non è più il responsabile del Servizio regionale per la tutela dall'inquinamento atmosferico. È stato rimosso e aggredito dal suo superiore alla vigilia di un'importante decisione sui quattro mega inceneritori che il governatore Cuffaro vuole realizzare a tutti i costi in Sicilia
18 febbraio 2007 - Massimo Giannetti
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
Gioacchino Genchi, ex leader del movimento studentesco palermitano del '68, tutto poteva immaginare nella vita, tranne che avrebbe avuto di nuovo a che fare, quasi quarant'anni dopo il '68, con quel «tipo strano» che frequentava le assemblee del collettivo della facoltà di scienze e poi andava a denunciare gli studenti alla polizia. Quel «tipo strano» che gli stessi studenti allontanarono a calci nel sedere dall'università appena scoprirono che era un infiltrato, un paio di mesi fa è infatti diventato nientemeno che direttore generale del dipartimento territorio e ambiente nel medesimo assessorato della Regione Sicilia, dove Gioacchino Genchi, dirige da diversi anni l'importante «Servizio 3», quello che si occupa della tutela dall'inquinamento atmosferico.
L'ex infiltrato - peraltro reo confesso - nel movimento studentesco, ex militante del Msi e poi di An, e ora alto dirigente regionale in quota dell'Mpa di Raffaele Lombardo, è insomma il suo nuovo capo gerarchico e in virtù di questo potere l'8 gennaio scorso ha deciso che per «ordini superiori» Gioacchino Genchi non deve più dirigere quel Servizio. Senza curarsi minimamente della legge (la numero 241 del '90 sui procedimenti amministrativi), Pietro Tolomeo, il suddetto direttore generale, ha quindi preso carta e penna e senza alcuna motivazione né preavviso gli ha revocato l'incarico in seduta stante, destinandolo in un'altra sede. «Conseguentemente a ciò e ribadendo la richiesta già avanzata per le vie brevi - è la stata sua intimazione scritta - le si chiede di consegnare immediatamente allo scrivente tutta la documentazione e il registro di protocollo interno relativi al Servizio 3 ancora in suo possesso». Dalle parole è poi passato ai fatti. Di fronte alle resistenze di Genchi a lasciare il suo posto di lavoro, Tolomeo - che come avrete già capito è uno che gli «ordini superiori» li esegue davvero alla lettera - ha infatti cominciato lui stesso a sgomberare scaffali e scrivanie dall'ufficio del funzionario, tentando, in sua assenza, di prelevare anche documenti dal suo computer. Ma non è finita, perché Tolomeo - che è un tipo abbastanza grosso di statura e a quanto pare anche abbastanza manesco, la l'11 gennaio, e cioè tre giorni dopo aver dato il benservito a Genchi, visto che quest'ultimo e uno dei suoi collaboratori insistevano cercando di fargli capire che la revoca dell'incarico senza giustificato motivo è nulla, e che proprio per questo motivo i documenti che lui pretendeva non glieli avrebbero consegnati, Pietro Tolomeo è saltato su tutte le furie e si è avventato fisicamente addosso ai due interlocutori.
Perché e per conto di chi?Adesso tutta questa storia è nelle mani della magistratura, alla quale Gioacchino Genchi - contro la cui rimozione sono scesi in piazza ambientalisti, comitati di cittadini, sindacati di base e politico regionali - si è subito rivolto per difendere i propri diritti. Ma a questo punto la domanda è: perché Pietro Tolomeo ha fatto quello che abbiamo appena raccontato?, o meglio: per conto di chi ha eseguito quell'«ordine superiore» come a lui stesso confidato a Genchi? Date le caratteristiche del personaggio, tutte le ipotesi sono ovviamente plausibili, ma tendiamo ad escludere che si sia trattato di una sua vendetta postuma per i fatti universitari del secolo scorso. Il suo passato di fascista e di spia della polizia, a parte i metodi, al 99,9 % non ha alcun legame con l'epurazione dell'ex leader sessantottino dal Servizio antinquinamento. Un Servizio - è bene sottolinearlo - che è come il fumo negli occhi sia per le grandi lobby chimiche che operano nell'isola che per lo stesso potere politico siciliano.
Le origini della rimozione di Genchi, già vittima l'anno scorso di una simile ritorsione, vanno quindi rintracciate tra i numerosi provvedimenti che il «Servizio 3» da lui diretto stava per emettere o ha emesso nei mesi più recenti. Tra questi la clamorosa chiusura della distilleria Bertolino di Partinico, la più grande e più inquinante fabbrica etilica d'Europa, di proprietà della cognata dell'ex «ministro dei lavori pubblici» di Cosa nostra, Angelo Siino (poi pentito) e nella quale si sarebbero, fra l'altro, tenute varie riunioni della Cupola di Bernardo Provenzano. Poi ci sono le drastiche misure nei confronti di alcune industrie del mattone catanesi che impastavano ceramica con i fanghi tossici dei petrolchimici del siracusano, e del cementificio di Isola delle Femmine (Italcementi) per l'uso de Pet Coke come combustibile per alimentare gli impianti che da anni avvelenano terra mare e cielo della località alle porte di Palermo.
Insomma, di interventi scomodi il direttore del «Servizio 3» ne ha firmati parecchi e altri ne aveva in serbo, come quelli rivolti ai petrolchimici di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo. Ma gli indizi maggiori della sua rimozione portano dritti dritti ai quattro mega inceneritori di rifiuti che il presidente della regione Totò Cuffaro vuole realizzare a tutti i costi in Sicilia: è un business colossale di circa 2 miliardi di euro che non può, anzi non deve assolutamente sfumare per colpa di un funzionario troppo ligio al proprio dovere, e che soprattutto non intende piegasi alle pressioni del governatore.
A Genchi il piano rifiuti di Cuffaro non è mai piaciuto, c'è troppa puzza di bruciato. E infatti non lo ha mai approvato. Ma non lo ha bocciato per un capriccio politico. Tant'è che nessuno, neanche lo stesso Cuffaro, gli ha mai mosso un simile rimprovero. Il no del «Servizio 3» alle autorizzazioni delle emissioni di gas in atmosfera - preliminari per l'avvio dei cantieri - tende semplicemente ad applicare le normative, italiane ed europee, sulla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. I quattro inceneritori - previsti a Palermo, Paternò, Augusta e Casteltermini - oltre ad essere sovrastimati per lo smaltimento dei rifiuti prodotti in Sicilia, emettono una quantità di diossina dieci volte superiore ai limiti massimi tollerati ma non auspicati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'organismo umano. Un esempio pratico: con l'entrata a regime dell'inceneritore palermitano di Bellolampo ai 750 mila residenti del capoluogo siciliano verrebbe inflitta la stessa overdose di polveri tossiche e nocive «tollerata ma non auspicate» per una megalopoli di 7 milioni e mezzo di abitanti. Inoltre, contro gli inceneritori c'è l' opposizione dei sindaci dei luoghi in cui sono previsti, che in quanto responsabili della salute dei cittadini, per legge, vanno ascoltati. «Per queste ragioni - dice Genchi - abbiamo ritenuto che i quattro inceneritori sono incompatibili con il territorio e con le popolazioni».
Verdetto già scritto
E' il verdetto che il responsabile del «Servizio 3» ha scritto già un anno e mezzo fa, quando gli inceneritori cominciavano a muovere i primi passi. Un verdetto che però Gioacchino Genchi non ha fatto in tempo ad emettere formalmente, perché proprio nel momento in cui stava per farlo, Totò Cuffaro, annusata l'aria al secondo piano di via Ugo La Malfa 169, bloccò in extremis la sentenza. In che modo? Esattamente come è stato per la seconda volta fatto l'8 gennaio scorso: rimuovendo Genchi dalla direzione del Servizio .
Ma nel settembre 2005 il governatore siciliano fece male i calcoli. Pensava che una volta eliminato Genchi dal Servizio 3, il problema per gli «intoccabili 4» sarebbe stato definitivamente risolto. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, evidentemente. Tant'è che ancora oggi la questione inceneritori è tutt'altro che chiusa. Sono così tante le irregolarità riscontrate nelle procedure che hanno consentito l'avvio dei cantieri, che nessuno sa come andrà esattamente a finire. C'è l'inchiesta della magistratura di Palermo sui bandi di gara (gran parte degli appalti se li sono aggiudicati varie società capitanate del gruppo Falk) pubblicati soltanto in Italia e non in tutta Europa come invece stabilisce la normativa; c'è poi la procedura d'infrazione della corte europea di giustizia per violazione della direttiva Ue sulla raccolta differenziata dei rifiuti, relegata dal piano Cuffaro ad optional anche rispetto al decreto Ronchi del '92; e c'è, soprattutto, l'indagine amministrativa del ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio che ha riscontrato, otto mesi fa, «gravi illeciti» sulle autorizzazioni delle emissioni in atmosfera concesse alle ditte appaltatrici dal suo predecessore Altero Matteoli. Fu infatti l'ex ministro di An ad acquisire i poteri sostitutivi sulle stesse concessioni una volta azzerata l'autorità siciliana (Genchi) istituzionalmente preposta a farlo.
Era il mese di giugno del 2006, quando Matteoli e gli altri due ministri Francesco Storace (salute) e Pietro Lunardi (attività produttive), proprio nell'ultimo giorno di permanenza del governo Berlusconi a Palazzo Chigi diedero il via libera agli inceneritori. Ma i nulla osta, come peraltro fecero notare tecnici dello stesso ministero a Matteoli, non potevano essere concessi perché erano abbondantemente scaduti i termini di legge. Erano cioè passati più di 900 giorni dal momento in cui le ditte ne avevano fatto richiesta. La normativa prevede che tali risposte devono essere invece date «entro 90 giorni».
Le autorizzazioni sulle emissioni di gas serra sono dunque «illegittime» e in quanto tali andrebbero annullate. Dopo l'indagine Pecoraro Scanio annuncia effettivamente di volerle revocare, ma la revoca non è mai avvenuta, perché il ministro verde non è riuscito ad avere il benestare degli altri due ministri Livia Turco (sanità) e Pieluigi Bersani (sviluppo economico). È arrivata invece la «sospensione per 60 giorni» dei cantieri intanto avviati. Il decreto interministeriale è di questi giorni ed è la sostanziale ratifica delle conclusioni della conferenza dei servizi tenutasi a Roma il 22 novembre scorso con la partecipazione dello stesso Cuffaro. Ed è proprio in questa assise che emerge la possibilità concreta che la decisione ultima sulle autorizzazioni per le emissioni torni di nuovo a Palermo, e precisamente al Servizio antinquinamento di via La Malfa, ossia nello stesso luogo da cui era stata maldestramente sottratta nel settembre 2005 con la prima rimozione di Genchi.
Totò Cuffaro torna così a tremare. È preoccupatissimo. Toglie perfino il saluto all'allora direttore generale del dipartimento ambiente e territorio Giovanni Lo Bue, colpevole, a suo dire, di non aver fatto un «buon lavoro» sospendendo l'anno prima Genchi per soli cinque mesi. Al funzionario scomodo è stata infatti restituita la direzione del Servizio 3, dove da questo momento in poi - siamo alla fine del 2006 - si potrebbero appunto ridiscutere le sorti degli inceneritori. È a questo punto che entra in campo Tolomeno il manesco. Dopo anni passati a capo di una struttura regionale di ultimo ordine, è stato appena nominato al vertice di un dipartimento importantissimo. È l'uomo giusto al posto giusto per scatenare la seconda guerra preventiva temuto responsabile del «Servizio 3». È una guerra lampo che Tolomeno mette in pratica, come si diceva. l'8 gennaio, quando Gioacchino Genchi, con i metodi fascistoidi che abbiamo visto, viene nuovamente rimosso dall'incarico.
Al suo posto ora c' è un geologo, Salvatore Anzà, che a quanto si vocifera in assessorato non avrebbe alcuna preparazione sui nuovi compiti che lo aspettano. Ma è un aspetto del tutto secondario. La cosa più importante è che sia "persona assolutamente affidabile" per gli obiettivi di sua maestà Totò Cuffaro.
Note:
Il grande business degli inceneritori

3mila miliardi in 20 anni per bruciare tutti i rifiuti siciliani
La Sicilia non è soltanto la regione tra le più inquinate d'Italia. E' anche la regione che per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti è tra le ultime nella classifica della raccolta differenziata: intorno al 3%. Percentuale che per legge dovrebbe essere portata al 40% entro il 2008 e al 60% entro il 2001. Se così dovranno andare le cose, perché allora costruire quattro mega inceneritori progettati per bruciare più o meno la stessa quantità di rifiuti prodotti annualmente dalla regione, pari a 2 milioni e 252 mila tonnellate? Se venisse rispettata la normativa sulla raccolta differenziata la quantità di rifiuti destinata all'incenerimento dimezzerebbe in cinque anni. Ecco perchè gli inceneritori sono fortemente contestati dagli ambientalisti e dalle comunità locali. Ma i rifiuti sono un business troppo ghiotto: è infatti di 75 euro per ogni tonnellata di rifiuti consegnata agli impianti il butget che le ditte riceveranno se i quattro "mostri" dovessero diventare realtà. A conti fatti, esclusi gli entroiti che ne deriverebbero dalla vendita all'Enel dell'energia elettrica prodotta dagli stessi inceneritori, è un affare di almeno tremila miliardi in venti anni, tanti quanti ne prevede il bando di gara per la gestione degli impianti da parte delle ditte vincitrici degli appalti.
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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 12:55





A proposito delle ingiurie, delle falsità e delle diffamazioni del dott. Anzà
Sen. Tommaso Sodano e ad altri indirizzi il 27 settembre 2007


CONSIDERAZIONI E RISPOSTA


Di fronte alle ultime false, ingiuriose e visionarie farneticazioni del dott. Salvatore Anzà, personaggio che ogni giorno di più, in assoluto deficit di correttezza comportamentale, appare vocato solo al turpiloquio ed all’arte della diffamazione e mostra di aver perso ormai qualsiasi forma di autocontrollo nella vana e disperata ricerca di autoreferenziazione per un ruolo, che, come emerge ictu oculi, gli è stato assegnato ed occupa in dispregio dei requisiti essenziali di trasparenza (art. 3 L. 241/90) e del rispetto di ogni norma (L.R. 10/2000, CCRL area dirigenza), raccomandazione (Commissione di garanzia e trasparenza) ed indicazione (Delibera della Giunta di Governo n. 249/2001) di settore, diventa necessario ristabilire quantomeno decenza e verità documentale sui fatti così dolosamente e malignamente manipolati.

 Premessa      

Per dovere di cronaca è opportuno ricordare che la “metamorfosi” del dott. Anzà, autore tra il 2001 e parte del 2005 di denunce sindacali assieme allo scrivente, dott. Gioacchino Genchi, contro le ripetute violazioni delle norme di trasparenza sulle assegnazioni degli incarichi dirigenziali ed atti di abuso dei Dirigenti Generali pro tempore nel Dipartimento Territorio e Ambiente, si verifica proprio alla fine del 2005 allorquando, nel corso di un’ennesima ristrutturazione del Dipartimento si veniva a preconfezionare un suo improvviso “salto di qualità” con la trasformazione della Unità Operativa “Monitoraggio delle acque”, da lui diretta da poco più di un anno, nell’omonimo Ufficio superiore, cioè il Servizio “Monitoraggio delle acque” con annesse n. 2 Unità operative.

Questa operazione, assieme ad altre similari escogitate con la ristrutturazione, era apertamente denunciata dallo scrivente, in tutta coerenza con quanto avvenuto in passato, prima in sede di contrattazione sindacale a nome delle RdB-CUB, poi con esposto alla Procura della Corte dei Conti (fascicolo in atto aperto e sul quale lo scrivente è stato già sentito qualche mese addietro).

Infatti, si andavano ad istituire Servizi palesemente fasulli, basandosi esclusivamente sull’ipotesi, di cui era già nota la irrealizzabilità, che, una volta terminato al 31/12/2005 lo stato di emergenza commissariale della Regione Siciliana in materia di acque e rifiuti, le relative competenze della Struttura commissariale sarebbero ritornate al Dipartimento Territorio e Ambiente.

Orbene, come era noto e scontato, non solo lo stato di emergenza veniva dapprima prorogato al giugno 2006 (poi, a seguire, al 31/12/2006 ed al 31/01/2008), ma ai primi di dicembre del 2005 veniva istituita con legge l’Agenzia regionale per le acque ed i rifiuti, con la conseguenza che nessuna competenza in materia tornava al Dipartimento, anzi, ulteriori competenze transitavano dal Dipartimento all’Agenzia.

Malgrado ciò, i Servizi, con per di più le Unità Operative aggregate, venivano ugualmente costituiti, il tutto configurando Uffici fasulli, duplicazioni di competenze, spreco di risorse umane e finanziarie, ecc., ovvero chiare ipotesi di danno erariale.

Da allora il dott. Anzà, nominato alla direzione di uno di questi Servizi fasulli (Servizio 7 “Monitoraggio delle acque”) scavalcando peraltro, da geologo, colleghi che risultavano ben più attinenti all’incarico per laurea specifica (chimica e biologia), titoli professionali, esperienza pregressa nella materia e persino anzianità di servizio – guarda caso proprio le fattispecie oggetto delle sue precorse denunce – toglieva di colpo il saluto allo scrivente ed ai colleghi delle RdB-CUB ed iniziava nei loro confronti, con livore rancoroso, un crescendo di attività denigratorie, diffamatorie e calunniose che oramai sembrano essere diventate una sua ragione ossessiva di vita.

Di tutte le affermazioni infamanti il dott. Anzà sarà tenuto a rendere conto in sede giudiziaria.


 Sul contenuto della missiva

  1. Illegittimità dell’attuale incarico del geologo Anzà      

Per come il geologo Anzà è arrivato a compiti di responsabilità nel settore del Monitoraggio delle acque, vale a dire in base a quale competenza specifica, a quale pregressa esperienza e attraverso quali crismi di regolarità, sarebbe già motivo sufficiente a sconsigliarlo di sproloquiare in materia di trasparenza e legittimità di procedure e provvedimenti amministrativi.

Di peggio è avvenuto, tuttavia, riguardo l’investitura a responsabile del Servizio dell’inquinamento atmosferico elargitagli dal Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo.

Quest’ultimo, infatti, ha operato e gli ha conferito l’incarico esattamente nei modi e con gli stessi metodi utilizzati nei confronti di altri dirigenti dal Dirigente Generale pro tempore suo predecessore, che Anzà – vedi ironia della sorte - poco più di un anno prima aveva denunciato con una nota sindacale a propria firma (CODIR prot. 1771 del 06/10/2005, in Allegato) alla Procura della Repubblica, alla Procura della Corte dei Conti, alla Commissione regionale di garanzia per la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni e la verifica delle situazioni patrimoniali (cui aveva chiesto urgente audizione) ed ancora ad altri indirizzi, rilevando “violazioni delle norme del CCRL… violazioni del corretto esercizio delle libertà e dell’attività sindacale… violazioni dell’art. 28 dello Statuto dei lavoratori… atti arbitrari… atti contro la trasparenza… atti illegittimi… atti contro il buon andamento della pubblica amministrazione”.

Per avere una pallida idea del personaggio Anzà basterà ricordare che in sede di audizione da parte della Commissione di garanzia, poiché nel frattempo aveva ricevuto l’incarico dirigenziale, si era candidamente limitato a ritrattare ogni denuncia.   

Tra le violazioni più rilevanti, oltre quelle più specifiche delle relazioni sindacali, prima denunciate e poi beneficiate dal dott. Anzà, si elencano di seguito:

a)     La Delibera della Giunta di Governo n. 249/01, laddove si dice che “fermo restando che gli incarichi tecnico-professionali sono conferiti esclusivamente a dirigenti reclutati per specifiche professionalità, si dovrà tenere conto della professionalità dei singoli dirigenti ed in particolare del i) titolo di studio specifico in relazione all’incarico da conferire, ii) anzianità di servizio maturata nelle soppresse qualifiche di dirigente superiore e di dirigente, iii) dell’esperienza acquisita nelle funzioni di coordinamento, iiii) degli incarichi espletati”. Orbene, nessuno dei suddetti requisiti era in possesso di Anzà.
b)    L’art. 13, comma 7, del CCRL, area dirigenza, laddove si rimanda alle procedure di selezione per il conferimento degli incarichi (comunicazione incarichi disponibili, criteri di selezione e di  nomina, presentazione curricula, ecc.). Orbene, nessuno di questi passaggi è stato espletato.
c)     La raccomandazione della Commissione regionale di garanzia per la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni e la verifica delle situazioni patrimoniali del 14/06/2005, laddove tassativamente si puntualizza che i provvedimenti di conferimento degli incarichi devono essere motivati e l’Amministrazione è tenuta ad indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della determinazione. Orbene, come si evidenzia al punto successivo, il provvedimento di nomina di Anzà è privo di qualsiasi motivazione.
d)     Il pilastro cardine di ogni provvedimento amministrativo, ovvero la motivazione posta a fondamento della sua emanazione, secondo quanto espressamente previsto dall’art. 7 della L. 241/90. Orbene, il Decreto di incarico di Anzà difetta in assoluto della motivazione.
 
Alla luce delle superiori considerazioni risulta più che evidente che il dott. Anzà occupa illegittimamente il suo attuale incarico, in quanto frutto di procedure e provvedimenti adottati in violazione di legge da parte del Dirigente Generale, arch. Pietro Tolomeo, con il quale ha ormai stabilito uno stretto sodalizio di obiettivi e di intenti, tra i quali, ad esempio, quello di dichiarare il falso e diffamare i colleghi, come lo scrivente porterà dimostrazione documentale più avanti trattando la questione delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente.

  1. Illegittimità e nullità della revoca dell’incarico del dott. Genchi

Così come è del tutto irregolare la posizione del dott. Anzà, altrettanto e di più lo è la duplice revoca dell’incarico da responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” dello scrivente dott. Genchi operata con arbitrio assoluto dall’arch. Tolomeo (buona parte dei retroscena sono riportati nel documento delle 4C).   

L’8 gennaio 2007, senza comunicare l’avvio del procedimento (violazione art. 3 L. 241/90) e senza alcuna motivazione (violazione art. 7 L. 241/90), l’arch. Tolomeo revocava unilateralmente allo scrivente il contratto di responsabile del Servizio 3. Per la cronaca, lo faceva ricorrendo all’art. 96 della L.R. n. 2/2002, c.d. “spoil system”, che, tuttavia, non avendo le caratteristiche dell’automaticità della norma nazionale, era soggetta alle disposizioni della L. 241/90. Il provvedimento era, pertanto, manifestamente illegittimo.   

Il 27 marzo la Corte Costituzionale dichiarava anticostituzionale l’art. 96. L’arch. Tolomeo, suo malgrado, si vedeva costretto ad annullare con un proprio decreto la revoca dell’incarico, ma, in contemporanea, inventandosi la procedura, con una semplice lettera ne “sospendeva” l’efficacia. La procedura, inesistente, e la lettera, frutto di puro arbitrio, erano totalmente illegittime.

L’8 giugno 2007, l’arch. Tolomeo, inventandosi un’altra procedura abusiva ed inesistente, ovverosia sostituendosi nei poteri alla Giunta di Governo, (violazione art. 10, commi 3 e 4, L.R. n. 10/2000) completava l’opera, revocando ancora una volta unilateralmente il contratto di lavoro. Il provvedimento, prima ancora di essere illegittimo, era nullo per difetto assoluto di attribuzione (violazione art. 21 septies, L. 241/90).

Alla luce dei fatti sopra riportati, di un’unica affermazione si deve dare ragione ad Anzà, ovverosia che lo scrivente ed il dott. Pellerito sono stati “coattivamente” (proprio nel senso rozzo e brutale del termine) trasportati altrove.

Tutti i provvedimenti di cui sopra sono stati impugnati, con richiesta di sospensione cautelare, innanzi al Tribunale del Lavoro ed andranno in giudicato ai primi del 2008.
Sugli stessi è stato inoltrato ricorso straordinario, con richiesta di sospensione cautelare, al Presidente della Regione ed attualmente sono in istruttoria presso l’Ufficio Legislativo e Legale della Regione.

Su tutte le irregolarità, atti d’abuso e violazioni comportamentali e di norme avvenute al Dipartimento Territorio e Ambiente lo scrivente, assieme ai colleghi chimici, dott. Alessandro Pellerito e dott. Salvatore Cammarata, ed alla collega biologa, dott.ssa Assunta Candido, ha chiesto l’intervento del Servizio Ispettivo della Presidenza della Regione. Con Deliberazione n. 435 del 26 ottobre, la Giunta ha incaricato l’Assessore al Territorio e Ambiente di dare corso all’intervento ispettivo richiesto.    
  
  1. Le procedure Anzà per il rilascio delle autorizzazioni ex art. 269, D.Lgs. 152/06

Anzà rivendica competenza in materia di emissioni in atmosfera e rispetto delle leggi. Precisa, inoltre, che la Regione Siciliana (ma il riferimento è tutto di autoreferenziazione) segue un “iter corretto e legittimo”, nonché pienamente “legale”, non tenta “colpi di mano”, non “scavalca procedure” e non utilizza “funzionari compiacenti”. Tali esternazioni sono, come al solito, accompagnate da quella rozza sequela di improperi, ingiurie, orpelli di vario tipo che da tempo contraddistingue le sue invettive.

Orbene, mentre continua a restare oscuro da dove possano derivare o discendere le competenze vantate a sproposito e con autoesaltazione dal dott. Anzà in materia di inquinamento atmosferico e di emissioni in atmosfera, tanto da trovarsi a ricoprire un incarico di specificità tecnica, che non gli attiene, senza essere citata alcuna motivazione, tutto il resto ha assunto connotati ben definiti e decisamente preoccupanti.

Infatti, da quando il dott. Anzà ha beneficiato dall’arch. Tolomeo della nomina a responsabile del Servizio 3, con una inopinata ed incomprensibile inversione d’indirizzo delle modalità e delle finalità seguite fino all’8 gennaio 2007 dallo scrivente, quale responsabile dello stesso Ufficio, e dal dott. Alessandro Pellerito, responsabile dell’Unità Operativa “Autorizzazioni emissioni in atmosfera”, le conferenze dei servizi ex art. 269 del D.Lgs. n. 152/06 sono state svuotate del tutto della funzione attribuita loro dalla legge, cioè quella istruttoria, e trasformate in pure “formalità” se non in vere e proprie farse, come può evincersi anche dai relativi verbali, composti soltanto da qualche riga.

Dalla verbalizzazione risulta che pressoché in tutti i casi alle ditte invitate non è stato neppure chiesto di esporre gli aspetti progettuali delle istanze presentate, né che alle stesse è stata rivolta la benché minima domanda, tanto meno osservazioni di carattere tecnico.
    
 Una semplice riprova è fornita già dalla lettura dello stesso elenco di convocazione delle conferenze, sulla scorta del quale, per taluni giorni, risulterebbe indetto un numero spropositato (da 8 a 12) di conferenze, tale da essere praticamente incompatibile con un loro normale svolgimento.

Lo svolgimento fittizio risulta accompagnato in parallelo dal fatto che le conferenze, da istruttorie, sono state convocate e trasformate in forma decisoria (circostanza non prevista dalla legge ed inquietante, sotto ogni punto di vista, proprio in relazione alle modalità di effettuazione); ulteriore elemento di anomalia rispetto alle autorizzazioni rilasciate in precedenza appare anche in vari casi il dimezzamento del numero degli autocontrolli sulle emissioni prescritto alle ditte, che passa da semestrale ad annuale, e, di contro, l’innalzamento dei valori limite di taluni inquinanti, fissati dalle stesse Ditte più restrittivi di quelli di legge in applicazione delle migliori tecnologie disponibili.

Invero, una siffatta pericolosa deregulation, persino riguardo le figure professionali, poco o affatto competenti nella materia, presenti per l’Amministrazione in sede di conferenza, deve necessariamente preoccupare, oltre che per i dubbi di liceità degli atti e dei comportamenti dei soggetti interessati, anche per le conseguenze di carattere ambientale che potrebbero derivare dalla pericolosa smagliatura nel sistema di concessione delle autorizzazioni, venendo meno uno dei tasselli chiave di esame, valutazione e giudizio in capo alle responsabilità dell’Autorità  preposta. Si pensi, ad esempio, ai casi di particolare complessità tecnica e di impatto sull’ambiente e sulla salute (petrolchimici, centrali termoelettriche, cementifici, inceneritori di rifiuti, ecc.) : in un contesto del tipo di quello sopra rappresentato quali garanzie di rispetto dei propri compiti istituzionali verrebbero ad essere assicurate dall’Amministrazione?

Valga, come caso esemplare, proprio la vicenda dell’Italcementi, che condensa il cumulo di anomalie cui si è prima fatto riferimento e che è stata sottoposta all’attenzione delle Autorità giudiziarie e contabili con la nota che è riportata di seguito.


     
                                Dipartimento Territorio Ambiente

Prot.   55345                   del    23/07/2007 

Oggetto : Ditta Italcementi SpA – Isola delle Femmine (PA) – Richiesta di modifica dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera – Conferenza dei servizi, art. 269 D.Lgs. 152/06 - Esposto

                                                                                   Alla Procura della Repubblica
                                                                                   del Tribunale di Palermo
                                                                                   c.a. dott. Roberto Scarpinato

                                                                       p.c.      Alla Procura della Corte dei Conti
                                                                                   c.a. dott.ssa Maria Luigia Li Castro
                                                                                   


       Con riferimento e facendo seguito all’esposto denuncia del 29/06/2007 si rappresenta quanto segue:

       In data 15/06/2007, con nota prot. n. 45549 (Allegato n. 1), il dott. Salvatore Anzà, responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Territorio e Ambiente, convocava una conferenza dei servizi per il giorno 04/07/2007 ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06 a seguito della richiesta di modifica dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera presentata dalla ditta Italcementi S.p.A. del Comune di Isola delle Femmine.

Preliminarmente si evidenzia che ancora una volta risulta invitata alla Conferenza, non si comprende a che titolo, la Commissione Provinciale per la Tutela dell’Ambiente (di Palermo). Infatti, il dott. Anzà, nella duplice veste di responsabile del Servizio 3 e di Presidente di una  CPTA (di Messina), è tornato ad imporre con l’avallo del Dirigente Generale del Dipartimento, arch. Pietro Tolomeo, il ruolo e la presenza delle CPTA nell’iter istruttorio per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, sostenendo, in modo falso e fuorviante, la necessità di un parere obbligatorio ma non vincolante da parte di detti organi, ai sensi degli artt. 17 l.r. 39/77 e 18 l.r. 78/80. Tali aspetti sono stati dettagliatamente descritti nell’esposto presentato alla Procura della Corte dei Conti il 04/07/2007, che si acclude in allegato alla presente per gli eventuali reati ravvisabili da codesta Procura (Allegato n. 2).

In secondo luogo, il verbale della Conferenza (Allegato n. 3) sta ancora una volta a dimostrare che il momento istruttorio fondamentale dell’intero procedimento, posto a base dell’autorizzazione da rilasciare ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06, è stato trasformato dal dott. Anzà e, da ultimo, anche dal dott. Attilio Cutaja, responsabile della Unità Operativa S3-I “Autorizzazioni alle emissioni in atmosfera”, in una vera e propria farsa, in cui nulla espone la ditta richiedente in merito al progetto presentato e nulla viene chiesto dall’Amministrazione (dott. Anzà e dott. Cutaja) sul medesimo progetto. Questi ultimi, infatti, si basano sul parere, artatamente definito obbligatorio ma non vincolante, rilasciato dalla CPTA, la quale peraltro neppure presenzia alla Conferenza. In sostanza si tratta di una Conferenza che di istruttorio non ha proprio alcun requisito, che si svolge pro forma e si basa su di un parere non previsto dalla normativa vigente : una Conferenza, in definitiva, dall’esito “preconfezionato”, in nessun modo un procedimento istruttorio tendente ad esaminare e valutare i documenti progettuali ed i sistemi di tutela ambientale facenti parte dell’istanza presentata.

Nel caso specifico riguardante la richiesta avanzata dalla ditta Italcementi S.p.A. circa l’utilizzo del pet-coke come combustibile, pur trattandosi di una situazione particolarmente complessa e dai risvolti ambientali di rilevanza tale da avere innescato numerosi contenziosi e procedimenti amministrativi e penali, la Conferenza dei servizi, ammesso che così possa definirsi quella in oggetto, si è svolta in modo del tutto anonimo e sbrigativo. Anzi, stando a quanto riportato a verbale, in assenza dell’esposizione della ditta e di alcun contraddittorio, stupisce persino che essa possa essere effettivamente durata 45 minuti. 

 L’iter amministrativo seguito dagli attuali responsabili del Servizio 3 e della Unità Operativa S3-I nel rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, di cui risultano beneficiare le ditte richiedenti, ha assunto ormai connotati anomali, singolari e dai risvolti inquietanti ed appare fortemente pregiudizievole, ad avviso degli scriventi, sia riguardo l’intrinseco rispetto della normativa di settore, sia riguardo l’effettiva tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute della gente, stante la totale assenza della fase istruttoria e quindi di un esplicito esame e di un’altrettanto esplicita valutazione della documentazione progettuale.

 Gli scriventi fanno presente che i fatti descritti costituiscono integrazione a quelli già denunciati negli esposti sopra riportati.

Voglia, in aggiunta, codesta Procura accertare con il sequestro probatorio dei verbali delle Conferenze dei servizi, convocate dal dott. Anzà o dall’arch. Tolomeo, quante di esse abbiano visto la partecipazione delle CPTA territoriali e le “motivazioni” delle assenze.

       Gli scriventi, nel ribadire la propria disponibilità per qualsiasi chiarimento e/o collaborazione eventualmente ritenuti necessari, dichiarano di avvalersi delle facoltà di cui agli artt. 406 e 408 c.p.p.     
        
   Il Dirigente Chimico                                                         Il Dirigente Chimico

  dott. Alessandro Pellerito                                                 dott. Gioacchino Genchi 


4. A.I.A. Italcementi

La “ricostruzione” dell’iter procedurale operata da Anzà è palesemente distorta e fuorviante, tanto è vero che la realtà dei fatti sta ad indicare che lo scrivente ed il dott. Pellerito non hanno convocato alcuna conferenza dei servizi riguardante Italcementi volta ad attivare qualsiasi procedura di autorizzazione per le emissioni in atmosfera per lo stabilimento di Isola delle Femmine.

L’unica riunione convocata (giugno 2006) è stata funzionale al successivo provvedimento di diffida.

Di contro, Anzà è stato il promotore (2007) delle conferenze dei servizi nonostante che fosse già avviato l’iter istruttorio della procedura A.I.A. con le relative conferenze, ragione per cui tali iniziative non possono non apparire, ancor di più, incomprensibili ed ingiustificate.

La sentenza del TAR Sicilia, che rigetta il ricorso dell’Italcementi contro la diffida dello scrivente all’utilizzo del pet-coke, poiché risente proprio della mancanza dell’informazione cardine e cioè che le conferenze per l’A.I.A. erano già in corso di effettuazione, in realtà finisce con l’inquadrare una situazione del tutto differente (A.I.A ancora da definire),  e, quindi, come tale, non attinente al caso in questione.

Invece, nella richiesta di parere inoltrata all’Ufficio Legislativo e Legale della Regione, redatta da Anzà e da lui richiamata a supporto delle sue argomentazioni, si cela del tutto – si potrebbe ipotizzare non a caso - ogni riferimento alle conferenze A.I.A. avviate, lasciando l’ufficio interlocutore nel vago e nel generico a rispondere per una fattispecie che, come detto, non era proprio quella attinente.          

Anche in questa circostanza ci si trova di fronte a comportamenti di Anzà decisamente inquietanti e meritevoli quantomeno di approfondimento.
  
Per quanto riguarda le vantate attenzioni sulle questioni ambientali legate all’uso del pet-coke, alle autoreferenzianti competenze tecniche in materia di sistemi di abbattimento degli inquinanti atmosferici, ecc. di Anzà, nell’ambito dell’esame istruttorio della proposta progettuale dell’Italcementi, si rimanda al verbale della conferenza dei servizi del 4 luglio 2007. In esso, a fronte di un dichiarato svolgimento della conferenza per 45 minuti, vi si ritrovano soltanto i nominativi dei presenti e uno scarno intervento di 5 righe da parte del Comune di Isola delle Femmine, poi il nulla : nessun intervento dell’Italcementi per illustrare il progetto, nessun intervento di Anzà per l’esame istruttorio previsto dalla legge, nessuna osservazione sugli aspetti tecnico-impiantistici, sui sistemi di monitoraggio in continuo, insomma il nulla più concorde e pacifico a fronte, invece, di una situazione impiantistica complessa, di accentuato degrado ambientale e di allarmato timore per la salute pubblica manifestato dai cittadini di Isola e dal Comitato Isola Pulita. Insomma, come già detto prima, nessun momento istruttorio, ma solo la registrazione di un mutismo generale. Perché la riunione sia durata formalmente 45 minuti, che cosa si siano detti i presenti che non necessitasse della verbalizzazione ed a che cosa sia servito riunirsi, visto che non si è discusso di niente, resta francamente oscuro e lascia ben più di un dubbio sull’operato dell’organizzatore e conduttore Anzà.

Infine, tre osservazioni. La prima riguarda l’asserita disponibilità dell’Italcementi – secondo quanto enfatizzato da Anzà – ad accettare  limiti dieci volte più restrittivi di quelli attuali. Ebbene, da quanto si evince dalla presentazione del progetto nel sito web della Italcementi, tale disponibilità sembra riguardare soltanto la S02, mentre nulla viene riferito riguardo ai parametri ambientalmente più pericolosi, quali IPA, metalli pesanti, ecc. La seconda riguarda la manifestazione di scarsa conoscenza tecnica da parte di Anzà, laddove si avventura  a parlare delle “centraline per il monitoraggio in continuo delle emissioni nell’ambiente einquinanti emesse da fonti puntuali e diffuse) con le “immissioni” (inquinanti presenti nell’aria ambiente, le c.d. ricadute); b) i sistemi di monitoraggio in continuo al camino (delle emissioni) con le centraline di rilevamento della qualità dell’aria. La terza riguarda una plateale menzogna, cioè che “tutti gli impianti che oggi utilizzano tale prodotto (pet-coke) in Sicilia (diverse cementerei e la Raffineria di Gela) sono stati autorizzati dal dottor Genchi”. Orbene, ad eccezione della Raffineria di Gela, per la quale il governo Berlusconi emanò apposito D.L., successivamente tramutato in legge, cui ci si dovette necessariamente attenersi nel rilascio dell’autorizzazione, lo scrivente non ha mai autorizzato altri impianti, anzi non ha ricevuto comunicazione del suo uso come combustibile,eccettuato il caso Italcementi di Isola delle Femmine.           



              
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