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25 ottobre 2015 7 25 /10 /ottobre /2015 16:57
Il giudice Silvana Saguto mandava gli uomini della scorta a fare la spesa: "Comprami il dentifricio e lo smalto" 

La Stampa Pubblicato: 23/10/2015 11:30 CEST


SILVIA SAGUTO


"Comprami lo spazzolino Elmex verde, il filo interdentale non cerato Oral-B e un dentifricio Mentadent non granulare per Francesco". È la lista della spesa inviata dal giudice Silvana Saguto a un uomo della sua scorta via sms, pubblicata da La Stampa
"Quelli non fanno mai un c....", diceva al telefono e spediva gli agenti in farmacia, a prendere una ricetta nell'ambulatorio medico e a portarla alla madre.
E se il giudice era dell'estetista, ma le mancava lo smalto non c'era problema: "Viene Carmine (agente,ndr) a prenderlo", diceva al marito
Il giudice Silvana Saguto è l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, finita nel mirino della polizia tributaria e dei pm di Caltanissetta che indagano sugli incarichi multimilionari, assieme all'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara e a suo marito Lorenzo Caramma, nominato coadiutore di diverse amministrazioni per volere della moglie. I pm indagano su presunte tangenti.
Il giudice Saguto, stando alle intercettazioni, rimprovera al telefono suo figlio chef Elio Caramma per le spese eccessive
"Siamo indebitati persi. Non è possibile, non si può fare, non esiste stipendio che possa garantire queste cose. La nostra situazione economica è arrivata al limite totale, non è possibile più, completamente! Ci sono sempre nuove cose! Voi non potete farmi spendere 12, 13, 14 mila euro al mese, noi non li abbiamo questi introiti"
Per rimediare alla crisi economica della famiglia il giudice avrebbe ottenuto denaro, recapitatole direttamente a casa in un trolley, dall'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara. La vicenda è stata ricostruita dai finanzieri, grazie a pedinamenti e intercettazioni da cui erano emerse una serie di richieste di rientro di scoperti per migliaia di euro avanzate da Banca Nuova e America Express ai coniugi Caramarra. La giudice e l'amministrazione giudiziario parlano in codice: i soldi diventano "documenti" nelle chiamate intercettate.
Dopo la consegna del denaro la Finanza appunta
"Dopo l'incontro per diversi giorni la Saguto non contatta più inisistentemente Cappellano per parlare della documentazione e i dipendenti di Banca Nuova non contattano più Caramma Lorenzo".
Il conto è stato saldato, ma come?

Silvia Saguto, Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, sotto inchiesta per corruzione su gestione beni mafiosi

La Procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per corruzione, induzione e abuso d'ufficio nei confronti della Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, che si occupa della gestione dei patrimoni mafiosi sottoposti a sequestro.
La notizia dell'inchiesta è contenuta in una nota ufficiale della stessa Procura di Caltanissetta "allo scopo - è scritto - di evitare il diffondersi di notizie inesatte". "Su disposizione della Procura della Repubblica di Caltanissetta - si legge nella nota - militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, in alcuni casi con la diretta partecipazione dei magistrati titolari del relativo procedimento penale, hanno eseguito ordini di esibizione nonché decreti di perquisizione e sequestro in data 9 settembre 2015".
"Questi atti istruttori - prosegue la nota - sono stati compiuti per acquisire elementi di riscontro in ordine a fatti di corruzione, induzione, abuso d'ufficio, nonché delitti a questi strumentalmente o finalisticamente connessi, compiuti dalla Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo nell'applicazione delle norme relative alla gestione dei patrimoni sottoposti a sequestro di prevenzione, con il concorso di amministratori giudiziari e di propri familiari".
La difesa del magistrato: "Nessun dubbio sul mio operato". "Non ho dubbi sul mio operato e chiederò subito di essere interrogata": così il magistrato Silvana Saguto ha commentato con il sito on line Live Sicilia. Il magistrato ha aggiunto: "Incarichi a mio marito? Ne ha avuto uno solo a Palermo, e oggi chiuso, che risale agli anni in cui non ero alla sezione misure di prevenzione".















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25 ottobre 2015 7 25 /10 /ottobre /2015 16:39
Il giudice Silvana Saguto mandava gli uomini della scorta a fare la spesa: "Comprami il dentifricio e lo smalto" 

La Stampa Pubblicato: 23/10/2015 11:30 CEST


SILVIA SAGUTO


"Comprami lo spazzolino Elmex verde, il filo interdentale non cerato Oral-B e un dentifricio Mentadent non granulare per Francesco". È la lista della spesa inviata dal giudice Silvana Saguto a un uomo della sua scorta via sms, pubblicata da La Stampa
"Quelli non fanno mai un c....", diceva al telefono e spediva gli agenti in farmacia, a prendere una ricetta nell'ambulatorio medico e a portarla alla madre.
E se il giudice era dell'estetista, ma le mancava lo smalto non c'era problema: "Viene Carmine (agente,ndr) a prenderlo", diceva al marito
Il giudice Silvana Saguto è l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, finita nel mirino della polizia tributaria e dei pm di Caltanissetta che indagano sugli incarichi multimilionari, assieme all'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara e a suo marito Lorenzo Caramma, nominato coadiutore di diverse amministrazioni per volere della moglie. I pm indagano su presunte tangenti.
Il giudice Saguto, stando alle intercettazioni, rimprovera al telefono suo figlio chef Elio Caramma per le spese eccessive
"Siamo indebitati persi. Non è possibile, non si può fare, non esiste stipendio che possa garantire queste cose. La nostra situazione economica è arrivata al limite totale, non è possibile più, completamente! Ci sono sempre nuove cose! Voi non potete farmi spendere 12, 13, 14 mila euro al mese, noi non li abbiamo questi introiti"
Per rimediare alla crisi economica della famiglia il giudice avrebbe ottenuto denaro, recapitatole direttamente a casa in un trolley, dall'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara. La vicenda è stata ricostruita dai finanzieri, grazie a pedinamenti e intercettazioni da cui erano emerse una serie di richieste di rientro di scoperti per migliaia di euro avanzate da Banca Nuova e America Express ai coniugi Caramarra. La giudice e l'amministrazione giudiziario parlano in codice: i soldi diventano "documenti" nelle chiamate intercettate.
Dopo la consegna del denaro la Finanza appunta
"Dopo l'incontro per diversi giorni la Saguto non contatta più inisistentemente Cappellano per parlare della documentazione e i dipendenti di Banca Nuova non contattano più Caramma Lorenzo".
Il conto è stato saldato, ma come?

Silvia Saguto, Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, sotto inchiesta per corruzione su gestione beni mafiosi

La Procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per corruzione, induzione e abuso d'ufficio nei confronti della Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, che si occupa della gestione dei patrimoni mafiosi sottoposti a sequestro.
La notizia dell'inchiesta è contenuta in una nota ufficiale della stessa Procura di Caltanissetta "allo scopo - è scritto - di evitare il diffondersi di notizie inesatte". "Su disposizione della Procura della Repubblica di Caltanissetta - si legge nella nota - militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, in alcuni casi con la diretta partecipazione dei magistrati titolari del relativo procedimento penale, hanno eseguito ordini di esibizione nonché decreti di perquisizione e sequestro in data 9 settembre 2015".
"Questi atti istruttori - prosegue la nota - sono stati compiuti per acquisire elementi di riscontro in ordine a fatti di corruzione, induzione, abuso d'ufficio, nonché delitti a questi strumentalmente o finalisticamente connessi, compiuti dalla Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo nell'applicazione delle norme relative alla gestione dei patrimoni sottoposti a sequestro di prevenzione, con il concorso di amministratori giudiziari e di propri familiari".
La difesa del magistrato: "Nessun dubbio sul mio operato". "Non ho dubbi sul mio operato e chiederò subito di essere interrogata": così il magistrato Silvana Saguto ha commentato con il sito on line Live Sicilia. Il magistrato ha aggiunto: "Incarichi a mio marito? Ne ha avuto uno solo a Palermo, e oggi chiuso, che risale agli anni in cui non ero alla sezione misure di prevenzione".















Beni confiscati, i pm accendono i riflettori sul denaro contante a casa della Saguto 

di Riccardo Arena


Nelle intercettazioni il giudice e il padre parlano di «mazzettine» coi soldi. Lei dice che servivano perché le carte di credito non sempre sono accettate

inchiesta beni sequestrati, Gioacchino Natoli, Silvana Saguto, Palermo, Mafia e Mafie



PALERMO. «Tu hai preso i soldi dalla borsa?», chiede Vittorio Saguto alla figlia Silvana, che, il 20 agosto, risponde: «Io ho preso solo quando c'erano i pezzi da cento, solamente, i pezzi da cento li ho presi, non so quanti erano però precisamente, quindi una parte l'ho levata». E il padre, che inizialmente non trova il denaro, ricorda che c'erano «due, tre mazzettine di quelle». Mezz'ora dopo i due si risentono: «Tutto a posto - dice l'uomo -. Allora, quando vieni qua? Ci sono tre... roselline».

Il denaro contante
Circolava, e non poco, in casa dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, oggi indagata a Caltanissetta con le ipotesi di corruzione, concussione per induzione, abuso d'ufficio. Lei, la Saguto, sostiene che era un'esigenza legata al fatto che le carte di credito - la sua, un'American Express in particolare - non sempre sono accettate e per le spese correnti era costretta a prelevare.
Ma chi indaga ci crede poco e guarda anche ai passaggi delle conversazioni intercettate in cui il giudice denuncia notevoli difficoltà economiche. Cosa che imprime un'accelerazione all'indagine sui presunti scambi di favori con gli amministratori giudiziari, con nomine di comodo per il marito del giudice, l'ingegner Lorenzo Caramma, pure indagato. E poi il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza cerca riscontri che sostengano la tesi dei versamenti di contanti a Vittorio Pietro Saguto, che avrebbe ricevuto il denaro per la figlia. L'anziano padre del magistrato è indagato pure lui, per autoriciclaggio.

La nomina sfumata
Nel contesto generale si inseriscono le trattative per la nomina di Lorenzo Caramma anche come coadiutore nella gestione del Cara di Mineo, dopo il sequestro della società che lo gestiva, deciso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, presieduta da Guglielmo Muntoni, amico della Saguto. Davide Franco, uno degli amministratori, aveva chiamato più volte l'ingegnere. Il 4 settembre era praticamente fatta. Ma l'8 sono scattate le perquisizioni disposte dai pm nisseni.
Parcelle da un milione a testa
È comunque Gaetano Cappellano Seminara, l'amministratore giudiziario al centro di polemiche da almeno due anni e mezzo, il protagonista di alcuni passaggi: «Ma su Palermo - chiede al presidente - misure? Perché considera che noi, lasciata Gas Natural, questa di qua ci impegna molto poco, questa di Roma». Saguto: «Ora vediamo, per ora non abbiamo niente, nemmeno una carta, non c'è più niente per me».
In un altro colloquio, intercettato sempre nell'ufficio del giudice, Cappellano dice: «Abbiamo presentato a Fabio Licata (altro magistrato sotto inchiesta, ndr) la liquidazione di Gas Natural. Eh, in buona sostanza, alla fine, abbiamo chiesto un milione di euro l'uno, complessivamente... io ho chiesto a parte il rimborso forfettario, perché sono l'unico avvocato fra i tre amministratori... sono 700 milioni di euro di volume d'affari». Ieri il presidente della Corte d'appello, Gioacchino Natoli, e il pg Roberto Scarpinato sono stati sentiti dalla prima commissione del Csm, alla quale hanno chiesto di intervenire subito.

«Morirò, ma morirò ricco»
Un altro capitolo riguarda i rapporti, che dalle intercettazioni appaiono altamente conflittuali, con Walter Virga, figlio di Tommaso, giudice ed ex componente del Csm. Secondo i pm nisseni, il giovane avvocato avrebbe ottenuto due misure per «ringraziare» il padre di aver fermato iniziative ed esposti disciplinari contro la Saguto. Tesi anche questa respinta dai diretti interessati.
Le misure Bagagli e Rappa rendono bene: ci sono gli attacchi mediatici, «però domani facciamo i bonifici. Io morirò, ma morirò ricco», dice Virga jr, forse con ironia, alla moglie, Giuliana Pipi, con lui nei cda delle aziende.

La nuora allontanata
Ma il discorso è più ampio e riguarda la Saguto imprenditrice, che dà lavoro. A persone conosciute e di fiducia, spiega lei, perché il settore dei beni sequestrati alla mafia presuppone la massima fiducia. E però il 7 giugno Walter Virga si sfoga con il suo coadiutore Alessio Cordova, dopo avere allontanato dal proprio studio Mariangela Pantò, fidanzata di Francesco Caramma e dunque futura nuora della presidente: la questione è sfociata in una lite con la Saguto. «Fosse successo a me - dice Virga - mi sarebbe dispiaciuto, ma me la sarei presa con mia suocera, perché io avrei detto, guarda, se tu, diciamo, non cercavi di infilare tutta la famiglia, tutti gli amici dei tuoi figli in tutte cose, non finivi su tutti i giornali, sputtanata in tutto il mondo». Parlando con Tommaso Virga, il figlio Walter si lamenta del modo in cui la Saguto ha affrontato la questione: «Lei avrebbe detto che il problema non si pone, perché Mariangela paga un affitto... ma non è vero». E il giudice, che appare molto in ansia: «No, no, si chiude, Walter... si chiude, si chiude...».
La rabbia del presidente
L'amarezza di Virga è condivisa da Cordova: «Io in generale, almeno dal mio punto di vista... non avremo mai più nessun incarico chiaramente dalle misure di prevenzione». E in effetti la Saguto è arrabbiatissima: «Mi dà fastidio perché è stata fatta in questa maniera e lui pagherà le conseguenze di questa decisione... Lui (Virga jr, ndr) lo devo rivedere io e appena lo rivedo, vedrai cosa non succede. La piena la stiamo reggendo tutti, lui non la vuole reggere. E non la regga, ci penso io».
Il figlio del cancelliere
La Saguto il 31 agosto chiama un cancelliere del tribunale: «Intanto cominciamo con tuo figlio, sicuramente». Poco dopo riceve un collaboratore di Cappellano Seminara, Aulo Gigante: «Senti qua, per Vincenzo (non identificato, ndr) avremmo trovato probabilmente un posto, adesso, nell'amministrazione Virga. Però c'è una persona che voglio presa in cambio, che è il figlio di un cancelliere». Qualche giorno dopo il giudice precisa alla diretta interessata: «Tuo figlio lo mettiamo da Niceta, come ragioniere... Poi man mano, per tuo fratello ho parlato con Carmelo Provenzano, il professore». E l'altra: «Mio fratello per ora se l'è preso Carlo». Il 28 agosto un amministratore, Alessandro Scimeca, cerca di evitare un'assunzione con una qualifica «improponibile» per un esecutivo, chiesta da un alto esponente istituzionale: «Da fratello a sorella te lo dico, faccio tutto quello che vuoi ma non ci facciamo sparare».



I fucili e il doposole
Vittorio Saguto e il nipote Emanuele Caramma amano andare a caccia e si devono prendere munizioni e fucili e portarli a Piana degli Albanesi. È «Elio» Caramma, figlio della Saguto, ad insistere molto: «Io ci posso provare - gli spiega la madre - ma commetto un reato, porto e detenzione abusiva di materiale esplodente». E infine la scorta: la Saguto il 28 agosto fa prendere agli agenti un doposole, poi fa accompagnare la Pantò in spiaggia, infine chiede «i dischetti levatrucco, quelli grandi». Il caposcorta le risponde che ci sono quelli piccoli. «No, non li voglio».

Che affarone i sequestri e le amministrazioni giudiziarie

Aziende sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Affidate a professionisti con parcelle milionarie. Un sistema di favoritismi, nepotismi e conflitti d’interessi ora sotto inchiesta. Che coinvolge anche diversi magistrati

DI GIANFRANCESCO TURANO

Che affarone i sequestri e le amministrazioni giudiziarie

Quando parlava di professionisti dell’antimafia, Leonardo Sciascia non sapeva fino a che punto avesse ragione. Il passo dai professionisti agli affaristi è cosa fatta.


Così, il manager più pagato d’Europa non è Martin Winterkorn, ex amministratore delegato della Volkswagen in carica dal 2007, allontanato dopo lo scandalo delle emissioni con 60 milioni di euro di buonuscita. È Gaetano Cappellano Seminara, 57 anni, re incontrastato degli amministratori giudiziari, pupillo delle sezioni di misure di prevenzione dei tribunali. Per 200 giorni di lavoro l’avvocato palermitano ha chiesto 18 milioni di euro a Italcementi, pari a 90 mila euro per ognuna delle giornate trascorse nella sede della società bergamasca.



Italcementi, che aveva subito un sequestro preventivo nel 2008, aveva già versato 7,6 milioni di euro al professionista, tutti autorizzati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Il grosso della richiesta aggiuntiva, che non è passata dal vaglio del giudice, doveva fra l’altro compensare il rilascio di un’ “assurance”. È una sorta di certificato per garantire la guarigione di Italcementi da comportamenti passibili di censura giudiziaria, anche se non connessi al crimine organizzato. È l’equivalente in versione moderna delle indulgenze mercanteggiate dal clero nel cristianesimo preluterano.



È giusto aggiungere che la cifra è riferita all’insieme del team formato da Cappellano Seminara e dai suoi coadiutori, sei impiegati in pianta stabile più altri avventizi.



Ma è altrettanto corretto sottolineare che Italcementi è soltanto uno degli oltre cento incarichi ottenuti dal professionista siciliano, che è anche imprenditore in proprio con la Legal Gest consulting e con Tourism Project (hotel Brunaccini di Palermo).



La parcella da 18 milioni ha guastato i rapporti fra Cappellano Seminara e il colosso del calcestruzzo, da poco passato in mano ai tedeschi.



Italcementi si è rivolta alla giustizia. La causa ha superato due gradi di giudizio ed è al vaglio della Cassazione, che non ha ancora fissato la data dell’udienza. Ma finora i verdetti indicano che l’amministratore ha incassato più del dovuto e dovrebbe restituire una quota degli onorari di circa 2 milioni di euro.



Nel frattempo il bubbone è esploso. A Palermo è venuto alla luce un sistema opaco di favoritismi, nepotismi e incarichi in conflitto di interessi che potrebbe non essere limitato al capoluogo siciliano, dove si gestiscono quasi metà dei beni sequestrati in tutta Italia, secondo valutazioni del presidente delle misure di prevenzione Silvana Saguto.



Oltre a Cappellano Seminara, la procura di Caltanissetta indaga sulla stessa Saguto, assegnata ad altro incarico, su suo maritoLorenzo Caramma, consulente di Cappellano, sul suo collega di sezione Lorenzo Chiaramonte, sul sostituto procuratore Dario Scaletta e sull’ex componente togato del Csm Tommaso Virga.



In attesa che si sviluppi il lavoro del pubblico ministero nisseno Cristina Lucchini e del colonnello Francesco Mazzotta della Guardia di finanza, proprio il Csm ha finalmente deciso di affrontare la questione del cumulo degli incarichi nell’amministrazione giudiziaria, diventata ormai un affare da decine di milioni di euro all’anno, soprattutto nelle regioni più colpite dal crimine organizzato.



Anche la politica è dovuta tornare sull’argomento. L’ultima sistemazione datata 2011 si è rivelata disastrosa perché lascia una totale discrezionalità ai singoli tribunali sia nelle nomine sia nella definizione del tariffario che in parte è a carico delle aziende e in parte è a carico della pubblica amministrazione, quindi del contribuente.



In cambio del potere incondizionato che si è dato ai giudici delle misure di prevenzione non c’è stata garanzia di trasparenza né di rotazione negli incarichi. L’allarme lanciato dall’ex direttore dell’agenzia nazionale dei beni confiscati, il prefetto Giuseppe Caruso è rimasto inascoltato e la commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi ha preferito impegnarsi in lunghe audizioni di quegli stessi amministratori giudiziari che hanno trasformato la lotta alla mafia in un business altamente lucrativo.



ITALGAS

Nel festival del conflitto di interessi spicca la vicenda Italgas. L’azienda torinese, controllata dalla Snam, finisce sotto sequestro in modo rocambolesco.



L’avvocato Andrea Aiello, 44 anni, amministratore giudiziario della Euro Impianti Plus dei fratelli Cavallotti, sequestrata nel 2012 e in liquidazione a giugno del 2015, riferisce al pm Scaletta di alcune anomalie riguardanti i rapporti fra Euro Impianti e Italgas. In sostanza, Italgas avrebbe firmato un contratto di fornitura con Euro Impianti pur sapendo che i Cavallotti erano soggetti a rischio.



In effetti, gli imprenditori di Belmonte Mezzagno sono stati assolti dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ma restano “socialmente pericolosi” e la testimonianza di Aiello fa scattare il sequestro di Italgas il 9 luglio 2014.



Il giudice delegato Fabio Licata, che opera insieme ai colleghi Saguto e Chiaramonte ma non risulta indagato, nomina amministratore giudiziario proprio il teste dell’accusa Aiello. Da amministratore di Euro Impianti Plus, Aiello ha chiesto a Italgas un risarcimento di 20 milioni di euro per il contratto di fornitura non rispettato.



Insieme all’avvocato palermitano, sono nominati amministratori anche l’ingegnere Sergio Caramazza, il docente Marco Frey e il commercialista Luigi Saporito. I quattro vengono retribuiti dal tribunale e la cifra non è pubblica. Ma c’è una quota consistente versata dall’azienda sotto sequestro. Italgas ha pagato per un anno di sequestro 6 milioni di euro a 43 coadiutori ingaggiati dagli amministratori, per una media di 140 mila euro a testa.



Fra le criticità suggerite dagli amministratori giudiziari alla Deloitte, ingaggiata come consulente da Italgas, figura ogni genere di problema, inclusa la corretta profondità nell’interramento dei tubi, ma non profili collegati alla criminalità organizzata. La richiesta di dissequestro viene accolta a maggio del 2014 dal pm Dario Scaletta, poi indagato perché avrebbe informato Saguto dell’inchiesta che la riguardava. Nonostante questo, l’azienda viene riconsegnata il 9 luglio 2015, oltren un anno dopo il provvedimento. Ma nemmeno allora i professionisti delle misure di prevenzione si fanno da parte e riaffiorano nelle lunghe trattative per nominare il nuovo organo di vigilanza (Odv), incaricato fra l’altro dell’applicazione dei protocolli antimafia. La terna finale è guidata dal giurista di area Pd Giovanni Fiandaca insieme a Andrea Perini dell’università di Torino e a Gianluca Varraso, direttore con Fiandaca del corso di alta formazione per amministratori giudiziari della Cattolica di Milano, dove ha insegnato lo stesso Aiello.



Seppure molto qualificato, l’Odv viene integrato da tre consulenti: Carlo Amenta, Gianfranco Messina e Cristina Giuffrida, dello studio Aiello. Tutti e tre figurano fra i coadiutori dello stesso Aiello durante il sequestro di Italgas.



NATURAL GAS E GRUPPO MOLLICA

L’inchiesta che ha condotto al sequestro di Italgas, cioè la caccia al tesoro dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, ha portato al sequestro di altre tre aziende italiane controllate dal colosso energetico spagnolo Gas Natural Fenosa. Anche in questo caso, la molla è stata la fornitura da parte dei fratelli Cavallotti.



Il giudice Saguto e i suoi colleghi hanno incaricato Cappellano Seminara che, insieme ai colleghi Enzo Bivona e Donato Pezzuto, è stato amministratore giudiziario delle società dal 19 maggio 2014 fino al luglio scorso.



Anche in questa vicenda c’è stato ricorso a decine di coadiutori che sono costati nell’ordine di 1 milione di euro: una bella somma considerando le dimensioni molto più ridotte delle aziende in termini di ricavi e dipendenti.

Le traversie giudiziarie dei fratelli Cavallotti hanno un parallelo nella storia del gruppo Mollica.



Le società dei costruttori di Gioiosa Marea (Messina), guidate dai fratelli Pietro, Domenico e Antonio, sono finite nel mirino come parte integrante di Cosa Nostra, secondo le dichiarazioni di Angelo “Bronson” Siino, il ministro dei lavori pubblici della mafia.



Nel 2011, i fratelli Mollica sono stati assolti da questa accusa tanto che le loro imprese, raccolte nel consorzio Aedars, hanno ottenuto la certificazione per partecipare al rifacimento della Scuola della Misericordia a Venezia, in società con la Umana di Luigi Brugnaro.



Nel giugno di quest’anno, con i lavori della Misericordia compiuti e Brugnaro diventato sindaco della Serenissima, le aziende dei Mollica sono state sequestrate in base a una sentenza del tribunale di Roma che ha bloccato beni per 135 milioni di euro. Niente mafia, stavolta. Tre mesi prima, a marzo del 2015, Pietro Mollica era stato arrestato con l’accusa di bancarotta fraudolenta dell’Aedars e delle società consorziate, riconducibili ai Mollica. I giudici romani hanno affidato il gruppo a Cappellano Seminara.



L’avvocato palermitano adesso è a un bivio. Sembra che il presidente del tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, gradirebbe un passo indietro del superamministratore. Si attendono i passi avanti dei politici.



Aggiornamento dell'8 ottobre 2015
Precisazioni a "Che affarone quel sequestro": le lettere di Rosy Bindi, Fabio Licata, Gaetano Cappellano Seminara e Pietro Cavallotti. 




Calcestruzzi e Italcementi eseguiti altri sequestri novembre 2008


Caso Saguto, polemiche dopo le intercettazioni sui figli di Borsellino

Caso Saguto, polemiche dopo le intercettazioni sui figli di Borsellino


Saguto: "Mie parole estrapolate dal contesto". Manfredi: "Parole catalogate alla voce cattiveria", nessuno commento dal ministro Orlando. Il giudice Muntoni si giustifica: "L'ingegner Caramma ha un curriculum straordinario

"Leggo sui giornali brandelli di intercettazioni che riguarderebbero giudizi da me espressi. Si tratta di parti di conversazioni estrapolate da contesti più ampi, che singolarmente lette possono avere significati fuorvianti". Lo dice, in una nota, l'ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto in merito alla conversazione intercettata in cui il magistrato esprime pesanti giudizi sui figli del giudice Paolo Borsellino. Saguto è indagata per corruzione nell'ambito dell'inchiesta su illeciti nelle assegnazioni degli incarichi agli amministratori giudiziari dei beni sotto sequestro. "Aggiungo che probabilmente - spiega - saranno sfuggite al giornalista (l'intercettazione è stata pubblicata da Repubblica ndr) le frasi con cui esprimevo la stima incondizionata e l'affetto che ho sempre nutrito nei confronti di Paolo Borsellino, mio carissimo amico personale, collega anche di corrente ed ineguagliabile maestro". "Mi riservo di chiarire al momento opportuno, - conclude - ed in accordo con i miei legali, tutti gli aspetti giuridicamente rilevanti, relativi alla vicenda processuale".


"Io e mia sorella Lucia siamo senza parole", dice Manfredi Borsellino, dirigente del commissariato di polizia di Cefalù sul contenuto delle intercettazioni che riportano le frasi del giudice Silvana Saguto sui figli di Paolo Borsellino. "Non vogliamo commentare - aggiunge Manfredi - espressioni che andrebbero catalogate alla voce cattiveria. Solo parlandone, rischiamo perciò di attribuire importanza a chi quelle parole ha proferito".



No comment anche dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "Non voglio dire niente perché sono oggetto di un'attività di indagine e sono frutto di intercettazioni telefoniche. "Credo - ha aggiunto - che siano valutazioni che deve poter apprezzare il magistrato nell'ambito delle proprie facoltà con le quali conduce oggi le indagini e domani si formerà il giudizio".



Si difende il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, intercettato mentre rassicurava la collega Saguto - che glielo aveva raccomandato - su un prossimo incarico per il marito, l'ingegnere Lorenzo Caramma: "Ho scritto alla prima Commissione del Csm e al presidente del tribunale di Roma Mario Bresciano - racconta all'Ansa - segnalando che ritengo il mio comportamento del tutto corretto".  Sull'articolo pubblicato oggi da Republica aggiunge: "L'articolo non dice che l'ingegner Caramma ha un curriculum straordinario; questo non lo scrive mai nessuno. Preferisco non aggiungere altro, mi sembra tutto un gioco al massacro".



"E' una pagina triste - commenta Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia - mi auguro - ha detto a margine di un impegno a Quindici - che la giustizia faccia presto il suo corso".



Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia commenta: "Le indagini che coinvolgono il giudice Silvana Saguto e altri soggetti delineano un quadro inquietante di interessi e scambi attorno alla gestione dei beni sequestrati, sul quale la Cgil già nel 2013 aveva lanciato, unica e inascoltata voce, l'allarme. Istituzioni importanti rischiano il discredito, per questo ritengo che sia urgente l'intervento non solo dell'organo di autogoverno della magistratura ma di tutte le altre Istituzioni preposte e del Presidente della Repubblica nella qualità di Presidente del Csm, per ridare credibilità a queste stesse istituzioni.  Giudichiamo intollerabile la situazione che sta emergendo e che getta nello sconforto noi e tutti coloro che nella società civile sono impegnati costantemente contro la mafia, molti dei quali hanno pagato con la loro vita".



"Insultare la memoria del giudice Paolo Borsellino e i figli nel giorno della commemorazione, il 19 luglio, è l'emblema della turpitudine etica e morale. Tutto ciò lascia sinceramente sbigottiti - dice il coordinatore di Fratelli d'Italia per la Sicilia orientale Sandro Pappalardo - Fratelli d'Italia esprime solidarietà e vicinanza alla famiglia Borsellino, simbolo vero e concreto della lotta alla mafia. Raccomandazioni, favoritismi e insulti ai simboli della Sicilia onesta: il sistema Saguto non deve fare perdere però ai siciliani la fiducia negli uomini delle istituzioni che ogni giorno, seguendo l'esempio di Borsellino e Falcone, combattono indefessamente la criminalità. Occorrono però punizioni esemplari per chi tradisce lo Stato e quindi i cittadini".




"Posti di lavoro nei beni sequestrati"  Le intercettazioni del caso Saguto 

Martedì 20 Ottobre 2015 - 06:00 di Riccardo Lo Verso

Secondo i finanzieri, l'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo avrebbe segnalato amici e conoscenti per farli lavorare nelle aziende sequestrate alla mafia. "Io ti devo chiedere il favore per il prefetto".

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PALERMO - Ultimo giorno dello scorso mese di agosto. Poco dopo la undici e trenta Silvana Saguto contatta al telefono una dipendente che al Palazzo di Giustizia di Palermo fa il funzionario giudiziario. "... era per vedere cose nuove... volevo parlarti un minuto... - dice il magistrato - intanto cominciamo con tuo figlio sicuramente". L'ufficio dell'ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale è imbottito di microspie. Le hanno piazzate gli investigatori della Polizia tributaria su delega della Procura di Caltanissetta.

I finanzieri scrivono nelle informative: "Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere che Silvana Saguto segnala persone da contrattualizzare (amici, conoscenti, personali o di suoi familiari) ad alcuni amministratori giudiziari". Insomma, saremmo di fronte ad una sorta di ufficio di collocamento con i nominativi delle persone da assumere suggeriti dal magistrato a capo, fino ad un mese e mezzo fa, del collegio che sequestra i beni alla mafia e nomina gli amministratori giudiziari. Suggerimenti che non sappiamo se abbiano fatto in tempo ad accogliere, visto che le conversazioni sono state intercettate in prossimità delle perquisizioni e dei sequestri che hanno fatto esplodere lo scandalo. Il lavoro degli investigatori, però, guarda indietro nel tempo per scovare assunzioni sospette avvenute in precedenza.

L'ufficio del magistrato era tappa obbligata per gli amministratori giudiziari, le cui voci sono rimaste impresse nei nastri magnetici che raccontano il "pressing" del magistrato. Quarantasette minuti dopo le undici dello stesso giorno di fine agosto nella stanza dell'allora presidente entra l'avvocato Aulo Gigante. La richiesta della Saguto è diretta e svelerebbe un intreccio di posizioni di lavoro: “... senti qua per Vincenzo avremmo trovato probabilmente un posto adesso, nell'amministrazione Virga dove lui può essere preso intero, però c'è una persona che io voglio presa in cambio... il figlio di... la conosci... il cancelliere... questo ha esperienza... ha fatto fallimenti”.

Ecco la richiesta di piazzare il figlio del funzionario giudiziario. Gigante prende tempo: "... il problema è che siamo in grosse difficoltà... mi devi dare tempo sino a dicembre, a dicembre io so se siamo vivi o morti”. Saguto: "... ma temporaneo non lo potresti prendere?... se io non trovo di meglio subito lo prendiamo temporaneo al posto di Vincenzo appena Vincenzo lo mettiamo... incomprensibile... è bravo, ha fatto fallimenti come curatore". Gigante torna a parlare delle sorti della catena di negozi di abbigliamento, tirando in ballo i vecchi proprietari alla cui gestione, almeno così sembrerebbe dalle sue parole, farebbe risalire lo stato di crisi aziendale: "... ci salviamo riducendo i costi, malgrado Massimo Niceta... vabbè comunque organizziamoci... lo facciamo".

Il 2 settembre successivo la Saguto contatta la funzionaria giudiziaria: "... dovremmo fare con tuo figlio, lo mettiamo da Niceta... in un posto che si libera... contabilità... quello che la faceva era un ragazzo che conoscevo pure io che non è diplomato ragioniere, quindi deve essere una contabilità all'ingrosso, diciamo... se dovesse andare male Niceta, proviamo altri posti... per tuo fratello ho parlato con Provenzano, il professore... ". Tre giorni prima, il 28 agosto 2015, la Saguto chiede ad un altro amministratore, Alessandro Scimeca: "… allora io ti devo chiedere il favore per il prefetto... quello là (incomprensibile) assumere, devi trovare...". "Silvana è improponibile... - Scimeca prova a resistere alle richieste - io faccio tutto quello che vuoi... ma come ti aiuto?... io al prefetto l'aiuto pure, ma non con quella mansione, ma non con quella qualifica". Saguto: "Io posso vedere anche in altri posti ma lui cosa sa fare, niente". 

Nella stessa giornata la cimici captano la conversazione fra la Saguto e il titolare di un noto ristorante-sala ricevimenti in provincia di Palermo dove andrà a lavorare il figlio del magistrato, Elio, di professione chef. Quest'ultimo, a giudicare dalle parole della madre, non è rimasto molto contento della proposta economica. L'imprenditore tranquillizza la madre: "Credo che si può superare tutto". All'indomani le cose si mettono a posto: "Sono contentissima io ed è contentissimo pure Elio". "Hanno trovato l'intesa completa", dice l'imprenditore.

Ed è sempre il futuro di un altro figlio, Emanuele, che sta a cuore al magistrato. Al padre Vittorio dice "che per ora è tranquillo, dal primo ottobre il professore (Carmelo Provenzano, ndr) dice che qualche cosa gliela troverà da fare... intanto vuole fare sto concorso per commissario... poi vuole fare un corso in criminologia... io intanto lo scrivo per l'abilitazione di avvocato". Provenzano, docente universitario ad Enna, secondo l'ipotesi della Procura di Caltanissetta, sarebbe stato inserito dalla Saguto fra gli amministratori giudiziari in cambio dell'aiuto al figlio, sia negli studi che nel mondo del lavoro.



Beni confiscati, le intercettazioni: "Il nostro pizzo? Il lavoro per la nuora della Saguto"

Le parole di Walter Virga, amministratore giudiziario del patrimonio Rappa, e quelle della ex presidente della sezione Misure di prevenzione: così funzionava il "sistema Saguto"
Beni confiscati, le intercettazioni: "Il nostro pizzo? Il lavoro per la nuora della Saguto"



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22 maggio 2014 4 22 /05 /maggio /2014 13:27











Un ringraziamento lo esprimo agli amici Avvocati Fabio Falcone e Giuseppe Caltanisetta , grazie al loro impegno e alla loro alta professionalità, mi si è giuridicamente visto riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente il mio pensiero critico contro  ogni forma di illegalità e di gestione  affaristico-clientelare della Cosa Pubblica.


Un ringraziamento particolare lo rivolgo a mio figlio Marco  e mia moglie Angela (dipendente del Comune di Isola), con grande senso di responsabilità e di amore, ha dovuto subire  nel tempo ed in silenzio, una serie  interminabile di umiliazioni e di violenza psicologica (esercitata dai “dimissionati” amministratori) che hanno messo a dura prova la  granitica forza della nostra famiglia. Grazie Amore 





“ … Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all’uomo il suo vero potere ”.























DECRETO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE



CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER  PINO CIAMPOLILLO


BRUNO, CIAMPOLILLO, DIFFAMAZIONE, ENEA VINCENZO, LA CUPOLA DELLA POLITIKA A ISOLA DELLE FEMMINE, MAFIA, MATASSA, PALazzotto, POMIERO, PORTOBELLO, SEMNTENZA 648 2014, VOTO DI SCAMBIO,
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22 maggio 2014 4 22 /05 /maggio /2014 13:27

Strage di Capaci, Tina Montinaro: «Basta antimafia da parata»

Tina Montinaro dice basta all’«antimafia da parata» dei politici. «Che dicano chiaramente Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”»

Tina Montinaro
Tina Montinaro
Tina Montinarola vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone ucciso nella strage di Capaci e presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, in una nota bacchetta le istituzioni e la classe politica regionali: «Anche quest’anno le istituzioni regionali e la classe politica siciliana si sono contraddistinte per il manifesto disinteresse verso la memoria diAntonio MontinaroVito Schifani e Rocco Di Cillo, i tre poliziotti morti il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29, insieme al giudice Giovanni Falcone e a sua moglie Francesca Morvillo. Ci auguriamo – scrive Tina Montinaro – che, per conservare un briciolo di coerenza e onestà intellettuale, non sfoggino la solita retorica del ricordo, buona solo a far passerella sul palcoscenico dell’antimafia parolaia». La vedova Montinaro sottolinea come sia dal 2012 che «si attende che partano i lavori per la realizzazione del Parco della memoria Quarto Savona 15, quello spazio che doveva nascere sul tratto della A29 che collega Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco. Avevamo avuto l’assicurazione dall’allora governatore Raffaele Lombardo che ci sarebbero stati i finanziamenti, ma oggi non si trova nè la delibera promessa nè i finanziamenti, ai quali avrebbe partecipato anche l’Anas». Le risposte mancate, non riguardano soltanto il precedente governatore della Sicilia. Tina Montinaro spiega di aver chiesto «più volte all’attuale presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di incontrarmi per fare chiarezza ma è stato tutto inutile, come vane sono state le rassicurazioni di molti politici, pronti, solo a parole, a farsi promotori dell’avvio dei lavori». 
La vedova del caposcorta di Giovanni Falcone, se questi sono i risultati dell’interesse della politica a perseguire un percorso della memoria, chiede ai politici di dire chiaramente «”Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”. Sarebbe quanto meno un atto di coraggio».

http://100passijournal.info/strage-di-capaci-tina-montinaro-basta-antimafia-da-parata/



Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria






Palermo, 21 mag. - (Adnkronos) - "I lavori di riqualificazione del Giardino della memoria 'Quarto Savona Quindici' sono stati già definiti il 5 marzo scorso con il direttore compartimentale dell'Anas e con il commissario straordinario di Isola delle Femmine, Matilde Mulé". Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, risponde a distanza a Tina Montinaro, presidente dell'associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di via D'Amelio. Oggi la vedova dell'agente di scorta aveva denunciato il mancato avvio dei lavori del Parco della Memoria 'Quarto Savona 15', che sarebbe dovuto nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo, teatro dell'eccidio. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2012, denuncia Montinaro. Adesso dal governatore Crocetta arriva la rassicurazione. La Regione, infatti, ha recuperato lo stanziamento dell'importo necessario, pianificato con il direttore Tonti dell'Anas "le modalità di realizzazione e la sinergia da attuare". I primi di giugno la convenzione sarà sottoscritta dallo stesso presidente della Regione, dal Comune di Isola delle Femmine, dal prefetto di Palermo e dal direttore regionale dell'Anas. L'intervento per la realizzazione del nuovo parco urbano "Quarto Savona Quindici" ovrà essere concluso entro 90 giorni dall'affidamento dei lavori. "E' di tutta evidenza - conclude Crocetta - che l'impegno e l'azione dell'amministrazione regionale e di questo governo, restituire non soltanto il doveroso decoro ad un luogo simbolo per tutta la Sicilia e l'Italia, ma anche conservare e rinnovare ogni giorno la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutti gli uomini uccisi barbaramente dalla mafia, dando anche il giusto riconoscimento alle famiglie per il loro doloroso sacrificio".

(21 maggio 2014 ore 17.16)

http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/-/4502818 


IL 24 MAGGIO 2013 SUCCEDEVA...........

capaci-auto-commemor

La delusione della vedova Montinaro: “Solo al Nord vogliono l’auto della strage”

La blindata sarà esposta in quaranta comuni tra Emilia Romagna e Veneto
di Romina Marceca - 24 maggio 2013

Sono gli indignati delle commemorazioni. Stanchi delle parate ufficiali, delle «frasi di circostanza e delle «lacrime a orologeria». Dal magistrato alla vedova dell’agente di scorta e fino ai poliziotti che, dopo le cerimonie, si ritrovano a combattere contro i tagli previsti dallo Stato.

Tina Martinez, vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone, per la prima volta non ha partecipato a Palermo alle commemorazioni della strage di Capaci. Prima di salire sull’aereo per Verona si è sfogata: «È una vergogna. Sarò in giro tra 40 comuni del Veneto e dell’Emilia per esporre la macchina blindata recuperata dal luogo della strage e che a Palermo nessuno vuole. Da due anni lotto per ottenere un giardino della memoria a Isola delle Femmine, mi è stato risposto che in quel Comune ci sono state infiltrazioni mafiose». Replica il commissario straordinario Vincenzo Covato: «La pratica non è chiusa ed è all’esame della commissione straordinaria».

«Nessuno in Sicilia mi ha invitata alle commemorazioni e invece al nord hanno finanziato il viaggio dell’auto per commemorare i nostri morti», aggiunge Tina Martinez, fondatrice dell’associazione «QuartoSavonaQuindici », dalla sigla della squadra che proteggeva Falcone. «Dopo 21 anni — dice — non abbiamo un’unica verità e restano solo la retorica e le parate ufficiali. I giovani sono la mia ultima speranza, per questo vado nelle scuole».

Anche il giudice Piergiorgio Morosini non ha partecipato alle commemorazioni. Ieri era nel suo ufficio del Tribunale tra le carte del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Su Capaci ci sono ancora pezzi mancanti e la verità giudiziaria venuta a galla finora è una verità parziale. Questo non è rassicurante in uno Stato democratico. Penso che trascorrere anche queste giornate di ricordo al proprio lavoro è il modo migliore per onorare la memoria dei nostri caduti. Sarebbe bene mettere da parte i gossip sui processi e dedicarsi invece agli eventi di cui i processi si occupano».

Antonio Ingroia, invece, ha scritto su Facebook: «Ricordo Giovanni Falcone sempre, perché è stato uno dei miei maestri. Provo amarezza perché nell’anniversario lo piangono tutti ma poi i suoi insegnamenti e i suoi moniti a vigilare sulle collusioni tra affari, politica e criminalità organizzata vengono sistematicamente dimenticati».

Ieri alla caserma Lungaro, per la deposizione della corona di fiori, erano pochi i parenti dei tre agenti di scorta uccisi nel 1992. Tra questi c’era Alba Terrasi, convivente di Rocco Dicillo: «Si ricorda e si prova rabbia per quella verità che non arriva». Indignati anche i sindacalisti della polizia. «Ai vivi chi ci pensa? — si chiede Mimmo Milazzo, segretario generale Consap — Lo Stato sta decidendo di alzare l’età pensionabile e mancano i mezzi». «L’ultimo taglio — aggiunge Giovanni Assenzio, segretario generale Siulp — è di duemila ore di straordinario. Il reparto scorte ha metà delle blindate ferme e da dicembre non viene pagato lo straordinario “Emergenza Africa” ai poliziotti del reparto mobile».


La Repubblica


TINA MONTINARO LA MAFIA A ISOLA è SEMPRE ESISTITA

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/tina-montinaro-la-mafia-isola-e-sempre.html

 

20 ° anniversario della strage di Capaci.

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/20-anniversario-della-strage-di-capaci.html

 

Noi e la paura, lettera a Giovanni Falcone

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/noi-e-la-paura-lettera-giovanni-falcone.html

 

"S" maggio 2012 L'ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO






Il PROFESSORE. “ la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno “



CERTO E’ COMPRENSIBILE Si fa fatica a “leggere” i fatti ciò che ci circonda quello che avviene, si fa fatica ad osservare ed interpretare la realtà, quando in genere si è occupati a fare altro……….


SUCCEDE che l’omicidio avvenuto ad Isola delle Femmine di Pietro Enea nel lontano 1982 ad oggi non abbia trovato il colpevole di quest’efferato omicidio
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, un’area di 1.800 metri quadri (vedasi Conferenza di servizi conclusa il 29/10/2001) destinato alla rimessa e deposito del Cantiere del Raddoppio ferroviario S.I.S. sia CONCESSA da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola un’area di dieci volte superiore con la costruzione di un’industria di Calcestruzzi
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, nell’ottobre del 2006, in Piazza Umberto arresto del boss latitante Salvatore Alfano importante esponente della famiglia mafiosa Della Noce
SUCCEDE che due imprenditori scompaiano da Isola delle Femmine e non ne sappia più nulla.
SUCCEDE  che ad Isola delle Femmine in vari blitz dei Carabinieri e della Guardia di Finanza siano sequestrati beni appartenenti a famiglie mafiose
SUCCEDE  che il territorio d’Isola delle Femmine veda la presenza di mafiosi arrestati nell’operazione ADDIO PIZZO 5
SUCCEDE  che le elezioni amministrative del 2009 per Sua stessa ammissione siano inquinate per intervento della mafia.   Lei si era accorto di ciò, vedasi delibera 52 dell’anno 2009.
SUCCEDE  che Isola delle Femmine ad oggi 2012 non si sia dotato di un moderno Piano Regolatore Generale (è in vigore quello del 1977)
SUCCEDE  un’area destinata alla costruzione di una pubblica VIA sia destinata alla costruzione di un “Parco Urbano”. Quella stessa area costruita su materiale di risulta proveniente dal cantiere del raddoppio ferroviario di quella stessa azienda che: «... i vertici della S.I.S. erano coscienti della forza di Impastato... Dalle carte dell’inchiesta... salta fuori che tanti politici, di schieramento diverso, hanno bussato alla porta della S.I.S. per piazzare operai e imprese nei cantieri» «... dal presidente dell’Ars, Francesco Cascio del Pdl, agli onorevoli Francesco Mineo (Grande Sud) e Riccardo Savona dell’Udc... dall’ex assessore del comune di Palermo Patrizio Lodato (Italia Domani) al sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello (lista civica). (pag 6 Vicenza Più 24 giugno 2011 )
SUCCEDE  che sull’attività svolta in questi ultimi anni dall’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola delle Femmine si siano concentrate tutta un serie di denunce e disfunzioni giuridiche e burocratiche.
SUCCEDE  che a ridosso della Italcementi (azienda insalubre per la salute umana e per l’ambiente) siano state permesse costruzioni di civili abitazioni, scuole, pronto soccorso e attività sportive.  
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine sia in pratica massacrato dalla continua cementificazione
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine per una buona metà della Sua Sindacatura sia stato letteralmente ricoperto di MUNNEZZA
SUCCEDE   Isola delle Femmine non sia mai caduta cosi in basso!
SUCCEDE  per salvaguardare la democrazia la partecipazione, la legalità e la trasparenza nella gestione della Cosa Pubblica debba intervenire una Commissione Governativa
SUCCEDE che la GIOIA l'ALLEGRIA la SOCIALITA' non abbiano più diritto di cittadinanza ad Isola delle Femmine

Il PROFESSORE l’abbiamo lasciato nella Sua “ per me la notizia è come un FULMINE a ciel sereno…”

Il PROFESSORE ricorda molto la canzone di Guccini "..... alla stazione di Bologna la notizia arrivò in u baleno un............"



SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE!


Lei  " come un fulmine a ciel sereno " Ci chiediamo se effettivamente si rende conto di ciò che proferisce.

TINA MONTINARO,  che la realtà riesce a leggerla molto bene se non altro per i suoi trascorsi e per le sue sofferenze,  informa il PROFESSORE che “ La mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita, diciamo la verità, non è del tutto INEDITO ma le infiltrazioni mafiose sul territorio di Isola delle Femmine ci stanno da sempre, diciamo la verità, ci stanno da SEMPRE se no  insomma manco le stragi facevano NO! Dico  questo,  insomma QUI nessuno è CRETINO”

Un suggerimento per il Consigliere di MAGGIORANZA dichiaratosi egli stesso presidio della legalita’ a Isola delle Femmine

RIFLETTA BENE sulle parole della Tina. Le saranno di conforto e di sostegno per   DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE come aveva promesso “….. NEL MOMENTO IN CUI MI RENDESSI CONTO CHE…”

n.b. Suggerisca al PROFESSORE di seguirla IMMEDIATAMENTE

Questo naturalmente in sintonia per quanto avete sempre AFFERMATO: 

"Noi amiamo Isola delle Femmine"




A “Brontolo” le stragi di mafia e il ricordo del giudice Falcone



 IL 26 MAGGIO 2012 SUCCEDEVA:


Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!


“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “






Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria
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22 maggio 2014 4 22 /05 /maggio /2014 13:23
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=LJIrGycMPIQ]

audizione bertolino inizia al 48° minuto  


http://www.youtube.com/watch?v=LJIrGycMPIQ&list=UUoUIsnqIdQk7en_lo26gCJQ 


IV COMMISSIONE 'AMBIENTE E TERRITORIO' SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014



Seduta n. 120 del 7.05.14 XVI Legislatura


2. Audizione relativa all'inquinamento prodotto dall'attività della distilleria Bertolino S.p.A. nel comune di Partinico (PA).


Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Malafarina Antonio (IL MEGAFONO LISTA CROCETTA).
• Ferrandelli Fabrizio (PD).
• Assenza Giorgio (FORZA ITALIA).
• Bandiera Edgardo (FORZA ITALIA).
• Cirone Maria in Di Marco (PD).
• Fazio Girolamo (MISTO).
• Foti Angela (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Palmeri Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Sudano Valeria (ARTICOLO QUATTRO).
• Turano Girolamo (UDC Unione Di Centro).

Dott. BERINGHELI Rino, dirigente dipartimento regionale infrastrutture,
• mobilità e trasporti
• Dott. INGROIA Antonino, commissario straordinario della Provincia regionale
• di Trapani
• Dott. GIANVITO Mauro, assessore del comune di Erice (TP)
• Sig. PALERMO Franco, presidente Funierice Service
• Dott.ssa LIBRIZZI Gandolfo, capo di gabinetto vicario dell'assessore
• regionale per il territorio e l'ambiente
• Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
• Dott. LIBRICI Luigi, dirigente ARPA Sicilia
• Sig. RICUPATI Gianluca, gruppo consiliare 'Cambiamo Partinico'
• Ing. LO IACONO Francesco, gruppo consiliare 'Gruppo Misto'
• Avv. TAFARELLA Francesco, Legambiente Partinico
• Arch. GRIMAUDO Giacomo, osservatorio G. La Franca
• Dott. DI MICELI Gioacchino
• Sig. LO BIUNDO Emanuele (ASSENTE)


http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2



Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura



La IV commissione Territorio ed Ambiente, presieduta dal Grillino Giampiero Trizzino, ha ascoltato i rappresentanti dell'Arpa, quelli dell'Arta che sono gli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni, in presenza di diversi deputati regionali. Nessuno ha più potuto nascondere il fatto che l'autorizzazione della Distilleria Bertolino, per l'emissione in atmosfera dei fumi è scaduta dal 2012 e da due anni l'impianto lavora senza autorizzazione. Tra l'altro il dottor Librici in rappresentanza dell'Arpa, Agenzia regionale per l'Ambiente, si è accorto dopo anni di analisi, che la distilleria scarica in atmosfera unità odorimetriche in una quantità esageratamente superiore ai limiti di legge e che il fastidio avvertito dalla popolazione è giustificato da questa emissione irregolare.







Siamo nel 2012, sono i giorni in cui nasce quella che poi sarebbe diventata la lista “Patto per Monselice”. In questa intercettazione Mamprin afferma che l’allora presidente della Provincia Barbara Degani lo aveva indicato quale futuro candidato sindaco di Monselice, dandogli il mandato di curare le alleanze con Udc e Lega e di costituire “assolutamente” un’associazione che “partendo come associazione culturale poi può diventare un partito, una lista civica”. È in questa telefonata che emerge chiara anche la valutazione tutto sommato negativa che Degani e Mamprin hanno del sindaco Lunghi, considerato un bravo medico ma uno che politicamente non vale nulla


Alvise Zillo chiama il vicesindaco Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi.

In  una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!”



Il vicesindaco Mamprin telefona al sindaco Lunghi per segnalargli un intervento di Francesco Miazzi pubblicato dal "mattino di Padova": "E' una testa di c...", sottolineano i due. "Con tutta la crisi che c'è va a occuparsi di queste cose"
Ecco la telefonata tra l'ingegner Francesco Corsato della cementeria Zillo e il vicesindaco Gianni Mamprin in preparazione del consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiede cosa scrivere nella relazione, Mamprin risponde con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri deve essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016.




Revamping, ecco le carte segrete: «Italcementi aveva già deciso la chiusura»



Il comitato “E Noi” pubblica le indagini dei carabinieri: c’erano trattative con Zillo per comprare Este e spegnere Monselice. Tutte le intercettazioni


di Francesca Segato 

MONSELICE. Dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Padova sul revamping Italcementi spuntano fuori le intercettazioni telefoniche. Il comitato “E Noi?” rende infatti pubbliche le registrazioni delle telefonate ascoltate, nell’estate del 2012, dai carabinieri del Noe, nell’ambito dell’indagine sulle presunte forzature per assicurare il via libera al progetto Italcementi: il pm ha chiesto l’archiviazione non ravvisando alcun reato, richiesta contro la quale è stata presentata opposizione: deciderà il 10 giugno il giudice in udienza. In quella fase l’iter per le autorizzazioni al revamping era ormai concluso. Nelle telefonate, però, si parla molto della Cementeria di Monselice, che in quel periodo aveva presentato la richiesta per utilizzare i rifiuti nel processo produttivo. Tra gli intercettati il sindaco uscente Francesco Lunghi e il vicesindaco Gianni Mamprin.
«Ho avuto l’autorizzazione di accedere agli atti relativi alle indagini svolte dai carabinieri» spiega Silvia Mazzetto, presidente del comitato “E Noi?”. «Ho ritenuto opportuno divulgare queste informazioni perché da questi atti emerge uno scenario a mio parere sconvolgente di quella che è stata la ragnatela di affari che ha governato Monselice in questi ultimi anni. Penso sia giusto che i cittadini conoscano in che modo sono state manipolate le informazioni che riguardavano le cementerie, nel deliberato scopo di tenere aperto lo scontro sociale e dare addosso agli oppositori».
È pesante quello che afferma, perché parla di manipolazioni?

«Dall’ascolto delle telefonate si capisce come i nostri amministratori fossero a conoscenza di scenari che hanno tenuto nascosti alla cittadinanza. Il 27 luglio 2012 (telefonata 3686, 3694) Alvise Zillo (Cementizillo) telefona a Mamprin, preoccupato per alcune voci uscite dal Comune sul progetto segreto di Italcementi di chiudere lo stabilimento di Monselice per acquisire la cementeria Zillo di Este, paventando la possibilità che la fuga di notizie possa irritare la multinazionale che avrebbe potuto così abbandonare le trattative. Zillo si raccomanda di“smorzare la situazione”. Mamprin cerca di rassicurarlo garantendogli insistentemente di non aver parlato con alcuno. Ma, dopo solo tre minuti, telefona a Fabrizio Ghedin (addetto stampa del Comune e promotore con Mamprin del Patto per Monselice) riferendogli delle preoccupazioni di Zillo per verificare se avesse parlato di quel fatto con qualcuno, visto che del progetto ne erano a conoscenza solo “io (Mamprin) tu e il sindaco”. (3692, 3696). Alvise Zillo richiama Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare (3757) un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi. Sembrerebbe dunque che già nel luglio del 2012 Italcementi fosse intenzionata a lasciare Monselice, pur avendo già incassato il primo via libera del Consiglio di Stato che consentiva la realizzazione del revamping. E di questo il sindaco Lunghi e il vicesindaco Mamprin erano perfettamente a conoscenza».

E quali altri fatti sarebbero stati taciuti?
«Risulta evidente la contraddizione tra quanto viene affermato lontano dai microfoni e quanto invece viene dichiarato pubblicamente dal sindaco e dal vicesindaco. In una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!” (3654). E anche il sindaco in una telefonata con il consigliere Baratto dichiara a commentando il comportamento “non allineato” del consigliere Basso: “Grande delusione Andrea Basso! Contro gli accertamenti fiscali, contro la finanza, contro… ma questo qui è matto, guarda. Lui per i rifiuti si astiene…Secondo me non c’è con la testa, secondo me non ha capito niente, né di politica né di società, guarda. È un tosetto, questo è come i grillini… come il sindaco di Mira che ha detto che lui fa un piano regolatore dove non fa costruire più niente. Perfetto, quelli che l’hanno votato saranno contentissimi … prima devono comprarsi le case esistenti, niente strade, niente asfalto… deve fare l’ecologia… questi non hanno capito un cazzo. Ma chi non vuole un mondo tutto pieno di fiori, ma la gente deve anche mangiare eh… (…) Ma questo è il paradiso terrestre prima della cacciata, purtroppo il peccato originale c’è stato e ci tocca subire, anche l’inquinamento»(768). Per non parlare delle numerosissime telefonate con la Cementeria di Monselice, dalle quali emerge il fattivo apporto del vicesindaco e indirettamente del sindaco in preparazione del Consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Telefonate da cui emerge la sudditanza dei nostri amministratori nei confronti dei cementifici e come siano pronti anche a spianare la strada all’incenerimento di rifiuti».
Perché sostiene questo?

«Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel Consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiedeva cosa scrivere nella relazione, Mamprin rispondeva con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri doveva essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016” (2097).

Ma questo interessamento in difesa delle cementerie non si può spiegare semplicemente con la difesa dei posti di lavoro?

«Non lo so, visto che in una telefonata con il sindaco Lunghi, Mamprin arriva ad affermare: “Secondo me, se il revamping non va fatto è anche meglio” (272). Abbiamo amministratori che si proponevano come paladini dei lavoratori, ma che in realtà si disinteressavano della chiusura di Italcementi. Uomini di potere che, approfittando della delicata situazione, hanno deliberatamente indirizzato contro comitati e opposizione il risentimento dei lavoratori per trarne un immediato e personale vantaggio, e per contribuire a tenere segrete delle scelte aziendali che, evidentemente, avrebbero potuto essere impopolari».







ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E' STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

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LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?
La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita


Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altri motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.



Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine


Per maggiori informazioni si trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:






ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE Interrogazione a 


risposta scritta 4-03034 MANNINO Claudia 21 dicembre 2013, 


seduta n. 143





Camera, interrogazione a risposta scritta   di Claudia MANNINO (M5S)
il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della salute nei luoghi...

                     presentato il: 21/12/2013
                      
Atto Camera  

   

 Interrogazione a risposta scritta 4-03034 presentato da MANNINO Claudia testo di Sabato 21 dicembre 2013, seduta n. 143  


 MANNINO. — Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:   


il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli alimenti;   

 lo stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle attività sanitarie regionali;   

 a seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005 risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione;   

 a seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell'impianto ha presentato, in data 3 novembre 2006, un'istanza per ottenere l'Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping);   

 nel corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per l'impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell'impianto, dopo aver acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la realizzazione delle opere previste nello stesso progetto;   


 con decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata rilasciata alla società italcementi SpA l'autorizzazione integrata ambientale per l'impianto esistente «cementerà di Isola delle Femmine», sito nel comune di Isola delle Femmine, che consente l'impiego del coke di petrolio tra i combustibili autorizzati;   


 l'articolo 6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che «il provvedimento definitivo sarà subordinato alle risultanze della visita di collaudo», in seno alla quale gli enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall'articolo 7 dello stesso decreto n. 693 del 2008;   

 l'articolo 7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica dell'impianto, all'uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che l'efficacia dell'Autorizzazione Integrata Ambientale «viene subordinata al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute in sede di conferenza di servizi», e che a far data dalla notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative all'applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto;   

 tra le prescrizioni relative all'impianto, fissate dal Decreto 683/2009, all'articolo 7, è stato inserito l'obbligo, per il gestore, di procedere – entro 24 mesi dal rilascio dell'autorizzazione – alla conversione tecnologica (il cosiddetto revamping) dell'impianto con il completo allineamento delle migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   

 a distanza di più di 5 anni dal rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, la conversione tecnologica dell'impianto, prescritta dall'articolo 7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata;   

 non risulta che l'amministrazione competente al rilascio dell'AIA abbia effettuato alcun controllo in ordine all'effettivo adempimento, da parte del soggetto gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del 2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata all'amministrazione regionale e all'autorità giudiziaria una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementeria;   

 nel comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   

 la mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale – e in particolare a quella concernente l'obbligo di adeguamento tecnologico dell'impianto esistente – non costituisca una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa collocazione dell'impianto rispetto ai centri abitati circostanti –:   

 quali elementi disponga in merito alla situazione e ai fatti esposti;   
 se intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. (4-03034) 


PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009 CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008



TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2 SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL LUGLIO 2008 



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A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA', GULLO,EMISSIONI, INTERLANDI, RAFFINERIE, SANSONE, TOLOMEO, ZUCCARELLO,MONSELICE,REVAMPING,GAETA,CANNOVA,LO BELLO,CROCETTA, RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI

 “L’uso del petcoke fa paura: a meno di un chilometro dalle case. La Regione deve revocare l’Aia. Le carte subito in Procura”.


Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi»





Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE 'AMBIENTE E TERRITORIO' SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014


A.I.A. ITALCEMENTI 693   2008, ARPA.ATA, Bertolino, GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, PARTINICO, PETCOKE, PRESCRIZIONI, TRIZZINO, REVAMPING

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Comitato Cittadino Isola Pulita
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6 maggio 2014 2 06 /05 /maggio /2014 00:23
CTU Ciampolillo ANZA 9916 2011 PIANO ARIA REGIONE SICILIA 380 PAGINE ANZA 'CIAMPOLILLO 9916 2011 ALLEGATI DEPOSITATI DA ANZA
CTU LOMBARDO perizia DI PARTE SUL PIANO ARIA COPIATO DA ANZA Ciampolillo ANZA 9916 2011 DOCUMENTO CONFUTAZIONE CTU FINALE ALBERTO
Assessore Interlandi DECRETO 43 MARZO 2008 CORREGGE REFUSI ED ASSURDITA 'SICULO PADANE DEL PIANO ARIA SICILIA
ANZA CIAMPOLILLO FONATANA LEGAMBIENTE MESSINA GENCHI INDICE DOCUMENTI  DEPOSITATI DA ANZA’ DOTTORE SALVATORE 

ANZA 'CIAMPOLILLO 9916 2011 ALLEGATI DEPOSITATI DA ANZA 

ANZA Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 1 ° PARTE PIANO DELL'ARIA SICILIA FONTI DEL COPIATO RASSEGNA STAMPA Denuncia Assessori E PRESIDENTI INDAGATI PIANO ARIA SICILIA inesistente EO inefficace Esam SENATO CASI DI plagio
ANZA Ciampolillo PR0CEDIMENTO 9916 2011 2 ° PARTE PIANO DELL'ARIA SICILIA FONTI DEL COPIATO RASSEGNA STAMPA Denuncia Assessori E PRESIDENTI INDAGATI PIANO ARIA SICILIA inesistente EO inefficace Esam SENATO CASI DI plagio
ANZA 'Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 3 ° ARTICOLO CITATO DA ANZA' NEI DOCUMENTI DEPOSITATI

ANZA Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 DOCUMENTI DEPOSITATI DA SALVATORE ANZA 'N 3 

 

ANZA 'Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 4 ° ARTICOLO CITATO DA ANZA' NEI DOCUMENTI DEPOSITATI
IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO Audizione SED 69 PIANO ARIA COPIATO 29 settembre 2013
 Audizione COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO SICILIA PIANO ARIA SICILIA COPIATO 26 SETTEMBRE 2013 Resoconto Audizione ARS
A.I.A. V.I.A. V.A.S. PROCEDURA AMMINISTRATIVA PROTOCOLLO AIA  LA DENUNCIA DI CROCETTA DELLA LENTEZZA DELLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE  FIRMATA DA SANSONE VINCENZO 
ANZA' TOLOMEO GELARDI ARNONE SANSONE MANISCALCO PROVVEDIMENTI DIRIGENTI REGIONE SICILIA DOCUMENTI GIORNALI

ANZA' SALVATORE CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE EX DIRIGENTE REGIONALE

ANZA DOTTORE SALVATORE ANZA’ EX DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA CONDANNATO AD UN ANNO E 8 MESI REG SENT 5455 2012 UDIENZA 18 10 2012 RGT 4863 2010 RG NR 7076 2009

ANZA' CIAMPOLILLO PROCEDIMENTO 9916 2011 CTU D'AGOSTINO LOMBARDO CALIFFI CIRINCIONE RELAZIONE FINALE

Isola Pulita

CTU LOMBARDO RELAZIONE DI PARTE CIAMPOLILLO ANZA 9916 2011 DOCUMENTO CONFUTAZIONE CTU FINALE ALBERTO

CTU D'AGOSTINO INIZIO PERIZIA 9916 ANZA CIAMPOLILLO PERIZIA PROCED. 9916 2011 ANZA CIAMPOLILLO CTU D'AGOSTINO FABIO

ANZA' GENCHI CIAMPOLILLO FONTANA LEGAMBIENTE PROCED 3392 2008 UDIENZA 27 1 09 SCADUTI 2 2 11 MARLETTA

IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIIO AUDIZIONE SED 69 PIANO ARIA COPIATO 29 
settembre 2013
AUDIZIONE COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO SICILIA PIANO ARIA SICILIA COPIATO 26 SETTEMBRE 2013 RESOCONTO AUDIZIONE ARS
Anza' Salvatore
SENTENZA  SALVATORE ANZA' CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI 5455 2012 PROC 4863 RGNR 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012
CONDANNATO IL DOTTORE SALVATORE ANZA’ PER DIFFAMAZIONE AL PAGAMENTO DI 10.000 EURO PIU’ SPESE A MESSINA SEZIONE PRIMA CIVILE SENTENZA 2708 2010 RG 3986 2008

Salvatore Dirigente Assessorato Ambiente TRASFERITO   LO SCANDALO DELLE “tremila pratiche per le autorizzazioni della Via-Vas inevase”  “...uscire una pratica bisognava pagare tangenti".
Il Giudice Piano Regionale Aria Copiato
Cambiamo Aria 

ANZA' SALVATORE  18 SETTEMBRE 2013 DECRETO NOMINA DOPO LA ROTAZIONE COMUNICAZIONE ISTITUZIONALI E SERVIZI FIRMATO GULLO 
ANZA' SALVATORE CIAMPOLILLO GIUSEPPE Corte di Cassazione, Sezione I Civile, 2014, sentenza 14 gennaio - 20 Studio Cataldi non configurabile responsabilità denunciante 

IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIIO AUDIZIONE SED 69 PIANO ARIA COPIATO 29 settembre 2013 AUDIZIONE COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO SICILIA PIANO ARIA SICILIA COPIATO 26 SETTEMBRE 2013 RESOCONTO AUDIZIONE ARS
Piano Qualita' Aria Regione Sicilia Interpellanza Assemblea Reg Siciliana Per Ritiro Piano

ANZA' SALVATORE CIAMPOLILLO GIUSEPPE Corte di Cassazione, Sezione I Civile, 2014, sentenza 14 gennaio - 20 Studio Cataldi non configurabile responsabilità denunciante

 VIDEO PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO

 CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE IL DIRIGENTE REGIONE SICILIA DOTTOR SALVATORE ANZA’
 ANZA’ SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI GIUSEPPE MESSINA DI LEGAMBIENTE SEZIONE PRIMA CIVILE SENTENZA 2708 2010 RG 3986 2008
ANZA' SA LVATORE DIRIGENTE ARTA SICILIA CONDANNATO A 1 ANNO E 8 MESI 23 FEBB 2013 
ANZA’ SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE REGIONE SICILIA CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI 5455 2012 PROC 4863 RGNR 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012 SENTENZA
 
TRASFERITO ANZA SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE ROTAZIONE PER TUTTI GLI ASSESORATI APPALTI LIMPIDI AMBIENTE 3000 AUTORIZZAZIONI VIA VAS INEVASE DELIBERA DI GIUNTA 487 18 12 2012
 
SENTENZA DI RIGETTO RICORSO CONTRO LA ROTAZIONE DIRIGENTI REGIONE SICILIA 11 MARZO 2013 ANZA' SALVATORE DOTTSA MARINO

Rivoluzione Crocetta, trasferiti  altri 90 regionali: ecco i primi nomi

Rivoluzione Crocetta, trasferiti altri 90 regionali: ecco i primi nomi Al centro di un’informativa interdittiva della Prefettura di Milano, è finita l’impresa di Furnari Ventura Spa, a cui il Cas di Messina ha dato appalti fino a tre milioni di euro. Sulla vicenda Crocetta ha annunciato che farà chiarezza. Vengono rimossi sette dirigenti su undici dall’assessorato all’Ambiente e Territorio, in tutto si tratta di una novantina di dipendenti. Ecco i primi nomi: gli ingegneri Lucia, Zuccarello, Pennino, Escalia, e ancora Maniscalco, Di Lorenzo e Anzà. Rimangono al loro posto Colajanni, Sansone, Di Martino, Chinnici. Il governo revocherà, inoltre, al dipartimento Energia tre appalti. 
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Comitato Cittadino Isola Pulita
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4 aprile 2014 5 04 /04 /aprile /2014 00:06
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Superato dalla realtà il Cetto di "chiù pilu pe' tutti". Nel capoluogo calabro un'inchiesta sulla compravendita di voti rivela le abitudine dell'assessore Lomonaco: favori in cambio di sesso. E poi le multe tolte agli amici

Catanzaro, il vero ‘La Qualunque’ e la prostituta Zuniga
Finanche le multe sono riservate solo ai “cittadini normali”. Per il resto, gli amici degli amici sono salvi. Vengono cancellate. E quando non è possibile farlo, è lo stesso tenente colonnello comandante del Corpo a occuparsi del ricorso. È il quadro desolante che emerge da un filone dell’inchiesta del pm Gerardo Dominijanni su brogli elettorali e compravendita di voti alle ultime elezioni comunali. Il magistrato è “stucazzu di Dominijanni”, uno che presto andrà via da Catanzaro, dicono sicuri alcuni politici per telefono. I carabinieri sono tutti una manica di “frocioni”. Vanno così le cose a Catanzaro, città roccaforte del governatore della Calabria Peppe Scopelliti. C’è un ingegnere nominato a un livello molto alto che deve favorire un architetto amico dell’assessore Lomonaco. Esegue gli ordini perché “Massimeddu è un portento”. Un altro assessore, Stefania Lo Giudice, lavora per una lottizzazione a favore di amici suoi, i fratelli T., manda un sms esplicito al collega Lomonaco: “Se permetti faccio politica e i fratelli T. sono miei elettori”. E poi c’è il sottopasso da 800 mila euro, opera inutile ma fruttuosa, da affidare a un altro tecnico amico. Ma il clou sono le lottizzazioni, terreni da edificare, parti del territorio della città e del suo litorale da cementificare. Parlando con un amico, Lomonaco sparge consigli: “Ci dobbiamo inserire, terreni, cose, li compriamo…”. Un imprenditore che con la sua candidatura ha favorito l’ascesa di Abramo a sindaco e la vittoria del centrodestra, si lamenta per i soldi spesi in campagna elettorale. Deve rientrare, avere qualche incarico. Lomonaco inflessibile: “Sarà nostro dovere politico e morale”. Anche le multe servivano alla miserabile catena clientelare della malapolitica catanzarese. Gli assessori e l’onorevole assessore regionale Mimmo Tallini, un passato remoto da missino, uno prossimo da seguace di Clemente Mastella, ora con Forza Italia, ordinavano e il tenente colonnello eseguiva. Ma il più felice di tutti è l’assessore Lomonaco quando ottiene la delega al personale: “Così, zitto zitto sistemiamo le cose degli amici”. Funziona così nella sfortunata terra di Calabria. A Catanzaro è scandalo, Reggio è commissariata dall’antimafia, a Cosenza scricchiola il potere dei fratelli Gentile. Scopelliti trema. Tra pochi giorni un Tribunale emetterà la sentenza sul caso Fallara. Il pm ha chiesto cinque anni. Se condannato dovrà lasciare la poltrona di governatore e fuggire in Europa.
di Enrico Fierro e Lucio Musolino
da il Fatto Quotidiano del 19 marzo 2014
N. 01163/2012 REG.PROV.COLL.
N. 00580/2012 REG.RIC.
N. 00581/2012 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 580 del 2012, proposto da: Salvatore Scalzo, rappresentato e difeso dagli avv. Giuseppe Pitaro, Vincenzo Cerulli-Irelli, con domicilio eletto presso Giuseppe Pitaro in Catanzaro, via F.Acri, 88;
contro
Comune di Catanzaro, rappresentato e difeso dagli avv. Franco Gaetano Scoca, Giuseppe Iannello, con domicilio eletto presso Giuseppe Iannello in Catanzaro, via Crispi,18; Ministero dell’Interno – Ufficio Elettorale Centrale, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distr.le Catanzaro, domiciliata in Catanzaro, via G.Da Fiore, 34;
nei confronti di
Abramo Sergio, rappresentato e difeso dagli avv. Giuseppe Iannello, Valerio Zimatore, con domicilio eletto presso Valerio Zimatore in Catanzaro, via Buccarelli, 49; Nisticò Carlo, Camerino Mario, Elia Giulio, Concolino Domenico, Amendola Andrea, Brutto Tommaso, Riccio Eugenio, Caroleo Agostino, Leone Francesco, Levato Luigi, Ciciarello Rolando, Esposito Sinibaldo, Mancuso Filippo, Polimeni Marco, Lo Giudice Stefania, Galante Francesco, Costanzo Sergio, Corsi Antonio, Mancuso Rosario, Notarangelo Mario, Guglio Antonio, Guerriero Roberto, Costa Lorenzo, Capellupo Vincenzo, Passafaro Francesco, Laudadio Manuel, Mercurio Antonio Vincenzo, Rizza Roberto, Celi Giuseppe, Angotti Antonio, Lostumbo Rosario, Cosentino Oreste, Praticò Agazio; Tallini Domenico, rappresentato e difeso dall’avv. Francesco Scalzi, con domicilio eletto presso Francesco Scalzi in Catanzaro, via Purificato, 18; Cardamone Ivan, rappresentato e difeso dall’avv. Paola Procopio, con domicilio eletto presso Paola Procopio in Catanzaro, via Buccarelli, 49;
sul ricorso numero di registro generale 581 del 2012, proposto da: Franco Tallarigo, rappresentato e difeso dagli avv. Giuseppe Pitaro, Oreste Morcavallo, con domicilio eletto presso Giuseppe Pitaro in Catanzaro, via F.Acri, 88; Giuseppe Pisano, Fernando Miletta, rappresentati e difesi dagli avv. Francesco Pitaro, Francesco Pullano, Giuseppe Olanda, con domicilio eletto presso Francesco Pitaro in Catanzaro, via Francesco Acri,88;
contro
Comune di Catanzaro, rappresentato e difeso dagli avv. Giuseppe Iannello, Franco Gaetano Scoca, con domicilio eletto presso Giuseppe Iannello in Catanzaro, via Crispi,18; Ministero dell’Interno – Ufficio Elettorale Centrale, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distr.le Catanzaro, domiciliata in Catanzaro, via G.Da Fiore, 34;
nei confronti di
Sergio Abramo, rappresentato e difeso dagli avv. Valerio Zimatore, Giuseppe Iannello, con domicilio eletto presso Valerio Zimatore in Catanzaro, via Buccarelli; Scalzo Salvatore, Nisticò Carlo, Camerino Mario, Elia Giulio, Concolino Domenico, Amendola Andrea, Brutto Tommaso, Riccio Eugenio, Caroleo Agostino, Leone Francesco, Levato Luigi, Ciciarello Rolando, Esposito Sinibaldo, Mancuso Filippo, Polimeni Marco, Lo Giudice Stefania, Galante Francesco, Costanzo Sergio, Corsi Antonio, Mancuso Rosario, Notarangelo Mauro, Giglio Antonio, Guerriero Roberto, Costa Lorenzo, Capellupo Vincenzo, Passafaro Francesco, Laudadio Manuel, Mercurio Antonio Vincenzo, Rizza Roberto, Celi Giuseppe, Angotti Antonio, Lostumbo Rosario, Cosentino Oreste, Praticò Agazio; Tallini Domenico, rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Scalzi, Chiara Scalzi, con domicilio eletto presso Francesco Scalzi in Catanzaro, via Purificato, 18; Cardamone Ivan, rappresentato e difeso dall’avv. Paola Procopio, con domicilio eletto presso Paola Procopio in Catanzaro, via Buccarelli, 49;
per l’annullamento
a.- quanto al primo ricorso:
- del verbale dell’Ufficio Elettorale Centrale di proclamazione alla carica di sindaco del comune di Catanzaro del 10 maggio 2012 del sig. Sergio Abramo;
- del verbale dell’ufficio elettorale centrale di proclamazione alla carica di consigliere comunale di Catanzaro del 6 giugno 2012;
- dei verbali delle operazioni elettorali relative a tutte le sezioni elettorali, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguenziale;
- delle operazioni elettorali di tutte le sezioni in cui si sono svolte le elezioni per la scelta del sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale di Catanzaro, con contestuale ordine di rinnovo;
- ovvero, in via gradata, per l’annullamento delle operazioni elettorali svolte nella sezione elettorale n. 85 e nelle altre sezioni indicate in ricorso, con contestuale ordine di rinnovo in tali sezioni.
b.- quanto al secondo ricorso:
- del verbale del 10 maggio 2012 dell’Ufficio Elettorale Centrale, con il quale è stato illegittimamente ed erroneamente proclamato il candidato Sergio Abramo alla carica di sindaco del comune di Catanzaro;
- del verbale del 6 giugno 2012 dell’ufficio elettorale centrale, con cui sono stati proclamati i consiglieri comunali del comune di Catanzaro nelle persone dei sigg.ri Carlo Nisticò, Mario Camerino, Giulio Elia, Domenico Concolino, Andrea Amendola, Tommaso Brutto, Eugenio Riccio, Agostino Caroleo, Francesco Leone, Luigi Levato, Rolando Ciciarello, Sinibaldo Esposito, Filippo Mancuso, Marco Polimeni, Stefania Lo giudice, Francesco Galante, Domenico Tallini, Sergio Costanzo, Ivan Cardamone, Antonio Corsi, Rosario Mancuso, Mauro Notarangelo, Antonio Giglio, Roberto Guerriero, Lorenzo Costa, Vincenzo Capellupo, Francesco Passafaro, Manuel Laudadio, Antonio Vincenzo Mercurio, Roberto Rizza, Giuseppe Celi;
- dei verbali delle operazioni elettorali relative alle sezioni/seggi elettorali nelle quali si sono svolte le elezioni del sindaco e dei consiglieri comunali di Catanzaro di cui alla narrativa che segue, in uno ad ogni altro atto delle operazioni elettorali svoltesi per l’elezione del consiglio comunale e del sindaco del comune di Catanzaro tenutesi nei giorni 6 e 7 maggio 2012, nonché di ogni altro atto preordinato, connesso e consequenziale;
- delle operazioni elettorali svoltesi in data 6-7 maggio 2012 per il rinnovo del consiglio comunale di Catanzaro e per l’elezione alla carica di sindaco del comune di Catanzaro, con conseguente rinnovo delle stesse;
- in via gradata, del risultato delle elezioni, con rinnovo delle operazioni elettorali, limitatamente alle sezioni per le quali il risultato elettorale risulta illegittimo, con ogni conseguenziale statuizione.
Visti i ricorsi e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Catanzaro, del Ministero dell’Interno, di Sergio Abramo, di Tallini Domenico e di Cardamone Ivan;
Viste le proprie decisioni interlocutorie nn. 777 e 778 del 2012 e gli atti depositati in ottemperanza;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 novembre 2012 il presidente Massimo Calveri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale di udienza.
FATTO e DIRITTO
A.- 1.- Con ricorso depositato l’8 giugno 2012, il sig. Salvatore Scalzo, in qualità di cittadino elettore del comune di Catanzaro e di candidato alla carica di sindaco di detto Comune, impugnava gli atti in epigrafe.
1.1.- Esponeva, in fatto:
- che in data 6-7 maggio 2012 si erano svolte presso il comune di Catanzaro le consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi amministrativi con elezione del sindaco e dei consiglieri comunali;
- che all’esito della competizione elettorale era risultato vincitore, già al primo turno, il sig. Sergio Abramo con 28.803 voti validi, avendo superato la soglia del 50% più uno dei voti;
- che le operazioni di scrutinio delle 91 sezioni si erano protratte per molte ore concludendosi, con gravi illegittimità, solo a tarda notte;
- che in particolare, nella sezione n. 85 – ma non solo in essa – si sarebbero verificate gravi illegittimità idonee a inficiare le operazioni elettorali, tanto che tali operazioni sarebbero oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, con sottoposizione a sequestro delle schede elettorali;
- che i verbali elettorali, compilati con estrema trascuratezza, sarebbero privi dei dati necessari per verificare la correttezza delle operazioni elettorali; che in alcuni di essi mancherebbe l’indicazione del numero dei votanti, o del numero delle schede autenticate, o dei voti attribuiti alle liste, o del numero delle schede scrutinate; che , in altri, non vi sarebbe corrispondenza tra il numero delle schede scrutinate e il numero dei votanti, e che più elettori risulterebbero registrati con la medesima scheda elettorale; che, nella maggior parte dei casi, non vi sarebbe corrispondenza tra il numero delle schede autenticate e la somma di quelle scrutinate e di quelle autenticate residue; che – dato inquietante – “centinaia di schede elettorali, senza alcun legittima motivazione” sarebbero “letteralmente scomparse nel nulla”; che infine vi sarebbero situazioni di voto assistito, consentito in assenza della relativa certificazione e prive della verbalizzazione dei dati necessari per l’identificazione dell’accompagnatore;
- che tali diffuse illegittimità si sarebbero verificate, oltre che nella precitata sezione n. 85, nelle sezioni nn. 2, 3, 4, 11, 15, 17, 18, 20, 24, 26, 28, 30, 37, 38, 39, 42, 43, 44, 46, 48, 50, 52, 56, 59, 67, 69, 70, 71, 72, 73, 75, 79, 81, 83, 89, 90 e 91.
1.2.- Deduceva, in diritto:
- violazione e falsa applicazione degli artt. 1, comma 2, e 48 della Costituzione; violazione e falsa applicazione dei principi di libertà e personalità e segretezza del voto;
- violazione e falsa applicazione dell’art. 48 della Costituzione ; violazione e falsa applicazione dell’art. 68 T.u. n. 570/1960;
- violazione e falsa applicazione degli artt. 48 e segg. 79 T.u. n. 570/1960;
- violazione e falsa applicazione dell’art. 41 T.u. n. 570/1960.
1.3.- Con decreto presidenziale n. 1802 in data 13 giugno 2012 è stata fissata l’udienza di discussione per il successivo giorno 19 luglio.
Ricorso e decreto sono stati notificati alle controparti tra il 19 giugno e il 4 luglio 2012 e tempestivamente ridepositati con la prova delle avvenute notifiche.
1.4.- Si sono costituiti in giudizio il comune di Catanzaro, il Ministero dell’Interno, i controinteressati Sergio Abramo, Ivan Cardamone e Domenico Tallini, variamente eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso, nonché (Ministero dell’Interno) il difetto di legittimazione passiva nel giudizio.
B.- 2.- Con ricorso depositato l’8 giugno 2012, il sig. Franco Tallarigo, in qualità di cittadino elettore del comune di Catanzaro, nonché di presentatore e delegato della lista “Partito Democratico”, il sig. Giuseppe Pisano, in qualità di cittadino elettore del comune di Catanzaro, e il sig. Fernando Miletta, nella qualità di coordinatore provinciale e presentatore della lista, nonché di candidato alle elezioni comunali nella lista “Sinistra Ecologia e Libertà”, impugnavano gli atti in epigrafe.
Analogamente al ricorso che precede, con il presente gravame si lamenta che le consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio comunale e per l’elezione del sindaco di Catanzaro sarebbero state caratterizzate da gravissime irregolarità e illegittimità atte a inficiare l’intero procedimento elettorale e il connesso risultato.
Si rileva in particolare che, a seguito della chiusura delle operazioni elettorali, per le gravi omissioni, anomalie e ritardi riscontrate nei seggi nn. 84, 85 e 86, la Commissione Centrale Elettorale ha avocato a sé le operazioni di verifica delle operazioni svoltesi in detti seggi elettorali, esitando un verbale nel quale sarebbero state analiticamente indicate le gravissime anomalie involgenti le operazioni elettorali svoltesi nel seggio n. 85.
Si soggiunge che la Procura della Repubblica ha aperto un procedimento penale nel quale risulterebbe indagato un candidato della lista a sindaco risultata vittoriosa, proclamato consigliere, su una presunta compravendita di voti.
L’indagine in questione riguarderebbe l’ipotesi della c.d. “scheda ballerina” costituente il sistema con cui, attraverso la corresponsione di somme di denaro, sarebbe controllato il voto degli elettori, così inficiando la genuinità del risultato elettorale e la sua veridicità.
2.1.- I ricorrenti deducono, in diritto, eccesso di potere sotto vari profili, premettendo:
- quanto alla loro legittimazione ad agire, che – come risulta dalla documentazione da loro esibita – essi sono rispettivamente cittadino elettore avente diritto al voto (Franco Tallarigo), cittadino/elettore candidato a consigliere comunale (Giuseppe Pisano), presentatore di lista e coordinatore della stessa (Ferdinando Miletta);
- quanto all’eventuale prova di resistenza, che essa risulta superata dall’assorbente circostanza che l’annullamento delle operazioni elettorali anche di una sola sezione (richiesta avanzata in via gradata nell’ambito dell’ampio petitum che connota il ricorso) porterebbe all’annullamento della proclamazione a sindaco del controinteressato Abramo, con conseguente possibilità per il candidato Salvatore Scalzo di andare al secondo turno di ballottaggio, essendo stato quegli proclamato a sindaco al primo turno per avere ottenuto solo 150 voti oltre il 50% dei votanti.
Argomentano in particolare sulle gravi irregolarità accertate nella sezione elettorale n. 85, anche da parte dell’Ufficio Centrale Elettorale (analiticamente riportate a pag. 91 del relativo verbale: più schede votate rispetto al numero dei votanti, voti di lista inferiori attribuiti ai consiglieri, doppia votazione di elettori, ecc.), tali da alterare il voto popolare e il conseguente esito elettorale.
Con l’articolato quarto motivo, i ricorrenti deducono la mancata corrispondenza tra schede scrutinate e numero dei votanti (art. 68, comma 6, T.u. n. 570/1960), mancata indicazione delle schede autenticate (violazione dell’art. 47 T.u. n. 570 1960), nonché violazione dell’art. 41 T.u. n. 570/1960.
Con il motivo diffusamente evidenziano le irregolarità che avrebbero costellato le operazioni elettorali, formulando nella sostanza le medesime censure dedotte con il precedente ricorso, e involgenti 31 sezioni su complessivi 91.
2.2.- Con decreto presidenziale 1803 in data 13 giugno 2012 è stata fissata l’udienza di discussione per il giorno 19 luglio 2012.
Ricorso e decreto sono stati notificati alle controparti tra il 19 giugno e il 7 luglio 2012, e tempestivamente ridepositati con la prova delle avvenute notifiche.
2.3.- Anche in tale ricorso si sono costituiti in giudizio il Comune di Catanzaro, il Ministero dell’Interno, i controinteressati Sergio Abramo, Ivan Cardamone e Domenico Tallini, opponendo le eccezioni già formulate e concludendo per il rigetto del ricorso.
3.- Con ordinanze nn. 777 e 778 del 2012 sono stati disposti incombenti istruttori demandando alla Prefettura di Catanzaro di procedere a un’ampia verifica sulle operazioni elettorali condotte nelle sezioni specificatamente indicate nei ricorsi.
Con atto depositato il 10 ottobre 2012 la Prefettura di Catanzaro ha puntualmente ottemperato alle decisioni istruttorie.
4.- Alla pubblica udienza del 22 novembre 2012, sulle conclusioni delle parti, i ricorsi vengono trattenuti in decisione.
5.- Stante l’evidente connessione oggettiva, i due ricorsi possono essere riuniti, ai sensi dell’art. 70 c.p.a., ai fini di un’unica decisione.
6.- Va prioritariamente esaminata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dal Ministero dell’Interno e dall’Ufficio elettorale di Catanzaro, nel rilievo che con i motivi di impugnazione si contestano i risultati elettorali per vizi afferenti alla fase di scrutinio e per il fatto che l’Ufficio elettorale è organo temporaneo e neutrale che formalmente dispone la proclamazione degli atti con atto avente natura ricognitiva della volontà popolare
6.1.- L’eccezione è fondata.
Secondo una costante e consolidata giurisprudenza del giudice amministrativo, nei giudizi elettorali di cui all’art. 83/11 del D.P.R. 16 maggio 1960 n. 570, aventi ad oggetto l’atto di proclamazione degli eletti, sono parti necessarie unicamente l’ente al quale l’elezione si riferisce ed a cui vanno imputati i risultati elettorali, nonché, in qualità di controinteressati, i candidati della cui avvenuta elezione si discute e che, dunque, possono risultare pregiudicati dalla richiesta modificazione del provvedimento impugnato. Non sono invece legittimati altri organi o altre amministrazioni diversi dal predetto ente, ed in particolare il Ministero dell’Interno, il quale interviene nel procedimento elettorale esclusivamente ai fini organizzatori, essendo privo della titolarità di un proprio interesse pubblico specifico agli esiti dello stesso procedimento se non di quello, generico, alla legittimità dell’azione amministrativa, quindi inidoneo a rivestire la qualità di legittimato passivamente (Cons. St., sez. V, 12 febbraio 2008, n. 496; Tar Pescara, I, 31 agosto 2008, n. 722).
Parimenti, non sono legittimati passivamente gli Uffici elettorali (Cons. St. sez. V, 6 marzo 2007, n. 1043, e Cons. giust. amm. Reg. Sic.,18 maggio 2007, n. 396, Tar Calabria – Catanzaro, II, 25 luglio 2012, n. 807), salvo che il provvedimento di proclamazione degli eletti venga impugnato per vizi propri degli atti preparatori (quali gli atti di ammissione delle liste alla competizione elettorale) – fattispecie che esula dalla vicenda impugnatoria all’esame – che invalidino in via derivata i successivi atti del procedimento elettorale (cfr. da ultimo T.A.R. Veneto, sez. III, 7 febbraio 2008, n. 321, e Cons. St., sez. V, 16 ottobre 2006, n. 6135).
L’accoglimento della censura determina l’estromissione dal giudizio dell’intimato Ministero dell’Interno.
6.2.- In relazione al ricorso n. 580/2012, vanno esaminate le eccezioni pregiudiziali del Comune di Catanzaro opponenti l’inammissibilità del ricorso:
a-. per mancata prova della legittimazione ad agire;
b.- per mancato assolvimento della prova di resistenza;
c.- per indeterminatezza della domanda principale;
6.2.1.- Le eccezioni non hanno pregio alla stregua delle considerazioni che seguono, peraltro pertinentemente evidenziate dalla difesa del ricorrente:
- a1.- il dr. Scalzo ha documentato la propria qualità di candidato alla carica di sindaco di Catanzaro alle elezioni amministrative svoltesi il 6 e 7 maggio 2012 (cfr. alleg. n. 4 del ricorso);
-b1.- l’eccezione si sostiene sulla considerazione che le censure proposte in ricorso consistano in meri vizi formali dei dati riportati nei verbali degli uffici elettorali, non idonei a determinare l’annullamento delle operazioni elettorali in quanto non incidenti sulla “sincerità e libertà del voto”, in base al principio della c.d. “strumentalità delle forme”. Inoltre, la riedizione parziale delle operazioni elettorali, anche limitatamente a una delle sezioni contestate, rappresenterebbe un mero interesse di carattere strumentale, idoneo ad attribuire al ricorrente un vantaggio meramente eventuale e ipotetico.
Ma l’eccezione non coglie nel segno in ragione del fatto che le censure dedotte con il ricorso non sono formali (sul tema si argomenterà nel prosieguo), evidenziando le medesime che in numerose sezioni (ben 31 su complessive 91 sezioni) vi sarebbe differenza tra il numero delle schede autenticate e la somma di quelle scrutinate residue, ciò costituendo sintomo dell’illegittima gestione del procedimento elettorale.
In tale situazione, sulla base della giurisprudenza richiamata in ricorso a confutazione dell’eccezione de qua (CdS, V, n. 1977/2008; adde: CdS, V, 13.1.2011, n. 159; id. 5 luglio 2005 b. 3716), non è concludente invocare il principio della prova di resistenza quando le contestazioni involgano gli aspetti generali delle operazioni elettorali (quali quelle denunciate in ricorso) che, se fondate, determinerebbero l’annullamento di dette operazioni.
c.1.- Il tenore del ricorso, con la puntuale indicazione dei vizi asseritamente riscontrati, non lascia dubbi sulla specificità della domanda quivi azionata che è nel senso della rinnovazione in tutto o in parte della competizione elettorale.
Va smentita pertanto l’affermazione che il ricorso sia affetto da genericità affidandosi a episodi documentati dagli organi di stampa e a presunte indagini che sarebbero in itinere presso la Procura di Catanzaro.
Va qui precisato che affatto estranea alla vicenda giurisdizionale sottoposta all’esame del Collegio è lo svolgimento presso detta Procura di indagini riguardanti – secondo quanto riferito dalla difesa del Comune – alcuni degli eletti “per episodi di voto di scambio”: sia perché, allo stato, non vi è notizia dell’esito di tali indagini, sia perché il presente processo ben può essere definito sulla base delle contrapposte argomentazioni difensive, degli atti e delle prove documentali che lo corredano, nonché degli accertamenti istruttori disposti dal Collegio.
6.3.- Sempre in relazione a detto ricorso, il Collegio deve darsi carico delle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa del controinteressato Abramo, volte a far dichiarare l’inammissibilità del ricorso:
d.- per genericità della domanda intesa all’annullamento delle operazioni elettorali;
e.- per inesistenza e non rilevanza dei presupposti;
f.- per intervenuto atto di volontà contraria e per acquiescenza.
6.3.1.- Anche tali eccezioni vanno disattese.
Per quelle indicate sub d.- ed e.- valgono le argomentazioni confutative svolte sub c.1.-e d.1.- del punto 6.2.1.-.
Quanto all’ulteriore eccezione opponente l’inammissibilità del ricorso per intervenuta acquiescenza, asseritamente prestata in occasione dell’approvazione, in data 20 giugno 2012, della delibera del consiglio comunale di convalidazione dell’elezione del sindaco e dei consiglieri, si omette di considerare che il ricorso è stato depositato l’8 di giugno, e quindi in data precedente all’adozione della predetta delibera. Peraltro, proprio sulla base della giurisprudenza invocata dall’opponente (CdS, V, 5 novembre 2009, n. 6881, id. , 17 settembre 2010, n. 6931), l’acquiescenza è un provvedimento amministrativo che postula la “presenza di atti, comportamenti o dichiarazioni univoci, posti liberamente in essere dal destinatario dell’atto, che dimostri la chiara e incondizionata volontà dello stesso di accettarne gli effetti e l’operatività”.
Orbene, nella descritta situazione, caratterizzata da una pregressa e convinta iniziativa giurisdizionale, non esistono i presupposti perché possa predicarsi l’intervenuta acquiescenza rispetto al momento (che presenta caratteri di ritualità) della convalida delle elezioni.
6.4.- Anche il controinterssato Cardamone ha formulato due eccezioni preliminari di inammissibilità del ricorso.
Stante il tenore di dette eccezioni (inammissibilità per intervenuto atto di volontà contraria e acquiescenza; inammissibilità per genericità della domanda principale di annullamento delle operazioni elettorali) si rimanda al precedente punto 6.3.-, e alle argomentazioni ivi svolte con le quali le eccezioni sono state rigettate.
6.5.- In relazione al ricorso n. 581/2012, gli stessi controinteresati di cui al precedente ricorso hanno in buona sostanza formulato le eccezioni già sollevate e disattese dalla Sezione.
Rimangono però da esaminare, in quanto presentanti carattere di novità rispetto a quelle già esaminate, le eccezioni sollevate dal controinteressato Abramo, eccezioni così sintetizzabili:
g.- inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva;
h.- inammissibilità del ricorso collettivo per insussistenza dei presupposti.
6.5.1.- La prima eccezione è, in parte, infondata.
Quanto all’infondatezza dell’eccezione, risulta infatti che al momento del deposito del ricorso sono stati allegati: attestazione del 24 maggio 2012 del comune di Catanzaro dalla quale risulta che Franco Tallarigo ha presentato la lista PD; certificato, nella stessa data, del medesimo Comune del godimento dei diritti politici di Franco Tallarigo; certificato, sempre nella medesima data, di iscrizione di quest’ultimo nelle, liste elettorali del comune di Catanzaro; tessera/certificato elettorale di Giuseppe Pisano, nonché certificato, in data 4 giugno 2012, del medesimo Comune di iscrizione di quest’ultimo nelle liste elettorali comunali.
Un diverso discorso riguarda il terzo dei ricorrenti, il sig. Fernando Miletta, in relazione al quale è stata depositata “nota da cui si evince che Miletta è coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà”. Orbene, rispetto a detto soggetto non è predicabile la sussistenza di legittimazione attiva al ricorso risultando egli privo della qualità di cittadino elettore iscritto nelle liste elettorali del comune di Catanzaro (o di candidato non eletto: arg. Cds, V, 28 settembre 2005, n. 5189), non giovandogli la circostanza dell’essere “coordinatore provinciale e presentatore della lista”.
Tanto conduce a ritenere parzialmente fondato l’ulteriore profilo di inammissibilità del ricorso collettivo, nelle modalità proposte, non certamente nel senso di pervenire all’inammissibilità in toto del ricorso, ma solo nella parte in cui quest’ultimo è stato proposto da soggetto privo della legittimazione attiva a coltivare l’impugnativa.
Ciò significa che, ferma l’ammissibilità del ricorso a favore dei proponenti Tallarigo e Pisano, per avere essi debitamente e tempestivamente certificato la loro qualità di “cittadini elettori”, il ricorso collettivo va dichiarato inammissibile limitatamente alla persona del sig. Miletta.
6.6.- Rimane, per ultimo, da esaminare l’eccezione del controinteressato Domenico Tallini, il quale si duole del fatto di avere chiesto la notifica del ricorso e del decreto presidenziale in data 19 giugno 2012, ma che per la notificazione è stato seguito il procedimento di cui all’art. 140 c.p.c., sul presupposto – definito dall’eccepiente “irreale” – secondo cui il destinatario non sarebbe stato reperito nella sua residenza. Inoltre, il predetto lamenta il mancato rispetto del termine di dieci giorni fissato per il deposito della notifica del ricorso.
6.6.1.- L’eccezione non può trovare apprezzamento.
In disparte la circostanza che il controinteressato nulla afferma circa l’esattezza o meno della via cui è stata indirizzata l’originaria notificazione del ricorso (accertata dall’agente notificatore come “via inesistente”), o sul fatto che egli non abbia indicato detto recapito, è certo che comunque egli si è costituito in giudizio e ha potuto quindi esplicare le sue difese. In proposito si richiama la previsione codicistica contenuta all’art. 44, comma 3, c.p.a., che in tema di vizi della notificazione del ricorso, sancisce che “la costituzione degli intimati sana la nullità del ricorso”.
Volendo peraltro aderire, in via di mera ipotesi, alla versione ricostruttiva dei fatti enunciata dal controinteressato, il vizio asseritamente denunciato da quest’ultimo in ordine alla notifica del ricorso disposto ai sensi dell’art. 140 del c.p.c. pertiene alla categoria della nullità, e non della inesistenza. Infatti, in tema di notifica del ricorso ex art. 140 Cod. proc. civ., autorevole e risalente giurisprudenza ha statuito che il perfezionamento della notificazione richiede il compimento di tutti gli adempimenti essenziali della fattispecie e cioè il deposito dell’atto nella casa comunale, l’affissione dell’avviso di deposito alla porta dell’abitazione, la spedizione al destinatario dell’atto della raccomandata con avviso di ricevimento, con la conseguenza che la mancanza della suddetta spedizione comporta non l’inesistenza della notificazione, che presuppone la mancanza di tutti i detti adempimenti, bensì la sua nullità, suscettibile di sanatoria nel caso di costituzione della parte in giudizio a norma dell’art. 156 Cod. proc. civ., per il raggiungimento dello scopo dell’atto, con decorrenza degli effetti giuridici dal giorno in cui risulti che il destinatario abbia avuto effettiva conoscenza dell’atto notificato (Cass, Sez. III, 4 novembre 1991, tema 11679). Si richiama anche l’orientamento esegetico più recente (Cass. civ., II, 21 marzo 2011, n. 6470), secondo cui il principio, sancito in via generale dall’art. 156, comma 3, c.p.c., (“la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato”) vale anche per le notificazioni, in relazione alle quali la nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario. Da ciò conseguendo, come nel caso all’esame, che la costituzione del Tallini – avvenuta all’esito della notificazione del ricorso a mani della propria figlia – ancorché asseritamene tardiva ed effettuata al fine dichiarato di far rilevare il vizio, preclude la declaratoria di nullità, dal momento che la convalidazione della notifica opera ex tunc.
Peraltro, sotto l’ulteriore profilo del rispetto del termine di dieci giorni fissato nel decreto presidenziale n. 1803/2012, deve evidenziarsi che la notifica contestata dal controinteressato Tallini è avvenuta il 20 giugno 2012, e cioè nel previsto termine di dieci giorni, ancorché non sia andata ad effetto per circostanza non imputabile al notificante; il quale, del resto, ha rinnovato detta notifica nel previsto e successivo termine finale (29 giugno 2012) di dieci giorni dall’ultima notifica.
In ogni caso si osserva, anche a voler ritenere – in via di mera ipotesi – l’invalidità della notifica, non ne deriverebbe comunque l’inammissibilità del ricorso atteso che quest’ultimo è stato comunque notificato a tutti gli altri controinteressati (art. 130, comma 3, lett. c., c.p.a.).
7.- Esaurito l’esame delle eccezioni pregiudiziali può ora passarsi alla valutazione del merito del ricorso.
7.1.- Nell’ordine logico delle varie questioni proposte, ritiene il Collegio di trattare primariamente le censure con le quali si denuncia la non corrispondenza tra il numero delle schede complessivamente autenticate e la somma delle schede utilizzate dagli elettori e di quelle autenticate, ma non utilizzate.
Nelle due impugnative, in particolare nel ricorso n. 581/2012, la dedotta mancata corrispondenza sarebbe sintomo di grave illegittimità delle operazioni elettorali, potendo essa sostanziare il c.d. sistema della “scheda ballerina”, immagine plastica che descriverebbe un sistema fraudolento consistente nel far uscire dal seggio una scheda vidimata non votata.
Sulla scheda verrebbe poi scritto il nome del candidato e sarebbe consegnata all’elettore che, entrando nel seggio, ritirerebbe la scheda (bianca) assegnatagli, depositando nell’urna non già quest’ultima ma quella consegnatagli all’esterno del seggio. La scheda “bianca” verrebbe poi recapitata, a riprova dell’avvenuto voto, ai supporter del candidato che – secondo l’ipotesi accusatoria al vaglio della magistratura inquirente – “avrebbe pagato per la preferenza”.
Tali fattispecie – includenti anche il mancato riporto nel verbale delle schede autenticate e non utilizzate, o anche del numero delle schede autenticate avrebbero interessato le sezioni nn. 2, 3, 4, 11, 17, 18, 20, 24, 26, 28,30, 37, 38, 42, 43, 44, 46, 48, 56, 67, 70, 71, 72, 89, 90 e 91.
7.2.- Occorre quindi procedere alla disamina delle singole situazioni per come dedotte.
- Sez. n. 2: ci si duole del fatto che sia stata autenticata una scheda in più e non utilizzata nel corso delle votazioni.
La circostanza dedotta troverebbe conferma nel fatto che le schede autenticate assommano a 993 e che i votanti della sezione sono stati n. 794, sicché le schede autenticate e non utilizzate sarebbero dovute essere 199 (993-794) e non 200 come risulta in verbale.
Osserva preliminarmente il Collegio che il dato non è significativo perché non si verte in ipotesi di scheda residua in meno rispetto a quelle indicate in verbale (ipotesi che avrebbe potuto ingenerare il sospetto di una illecita utilizzazione della scheda mancante), ma di scheda in più che non è sintomatica di vizio della procedura elettorale, bensì di probabile erronea compilazione del dato.
Tanto premesso, la censura però va disattesa perché – come correttamente evidenziato dalla difesa del Comune – vi è erronea trascrizione a pag. 30 del verbale di 5 schede ulteriormente autenticate, essendo queste ultime in numero di 6, come riportato dal medesimo verbale a pag. 27 con indicazione dei nominativi (la circostanza è confermata dall’ulteriore annotazione –pag. 32 del verbale – in cui si dà atto che tra i votanti della sezione figurano 6 elettori ammessi a votare nella sezione a norma dell’art. 40 t.u. n. 5709609).
Non residua quindi alcuna scheda in più tra le schede residue, risultando corretto l’accertamento di dette schede nel riportato numero di 200.
- Sez. n. 3: nel relativo verbale mancherebbe l’indicazione delle schede autenticate; inoltre vi sarebbe una scheda in più rispetto al numero dei votanti.
La deduzione è parzialmente fondata nel senso che nel verbale non è riportata l’indicazione del numero complessivo delle schede autenticate (è invece riportato il dato delle schede autenticate e non utilizzate nel numero di 141: cfr. pag. 34 del verbale dell’ufficio elettorale della sezione); né tale dato può essere altrimenti individuato posto che non vi è alcun annotazione circa le schede da autenticarsi da parte dei singoli scrutatori (pag. 9 verbale).
La circostanza è idonea a determinare l’annullamento delle operazioni elettorali svolte nella sezione, in linea con l’elaborazione giurisprudenziale secondo cui le operazioni di voto vanno annullate nell’ipotesi in cui non sia stato verbalizzato il numero delle schede autenticate (Tar Campania, Salerno, I, 25 marzo 2010, n. 2324).
Deve comunque precisarsi, quanto alla denunciata non corrispondenza tra il numero dei votanti e le schede scrutinate, che l’accertamento istruttorio ha verificato che il numero dei votanti della sezione (648) corrisponde al numero delle schede scrutinate.
- Sez. n. 4: assumendosi il dato che le schede autenticate sono state in numero di 865, il numero dei votanti nella sezione in numero di 682 (e non di 693 come erroneamente riportato a pag. 94, dacché la sommatoria di 649+19+1+13 dà il risultato di 682) il numero delle schede autenticate e non utilizzate in numero di 138, è dedotta la mancanza di 34 schede autenticate e non utilizzate.
La doglianza è fondata con la precisazione che il numero delle schede autenticate e non utilizzate è, giusto accertamento istruttorio prefettizio, di 139 schede, sicché il numero mancante di dette schede è di 44 e non di 34 schede [865 – 821(682+139)=44].
- Sez. n. 11: risultando autenticate n. 597 schede e votate n. 468, e mancando la verbalizzazione delle schede autenticate e non utilizzate, non vi sarebbe contezza di 129 schede, pari alla differenza tra le schede autenticate e quelle scrutinate (597-468=129).
La prospettazione non merita adesione.
Va premesso che l’irregolarità consistente nella mancata verbalizzazione del numero delle schede autenticate ma non utilizzate, può comportare, in linea di principio, l’annullamento delle operazioni elettorali in quanto impedisce il riscontro preventivo dell’effettivo numero delle schede utilizzate e votate; ciò è però predicabile alla condizione che, in base al c.d. criterio della strumentalità delle forme, non risulti possibile ricostruire, comunque, il dato mancante e quindi l’esatto svolgimento delle operazioni di voto. Consegue che la semplice deduzione dell’omessa verbalizzazione del numero delle schede autenticate e non utilizzate non può giustificare la declaratoria di annullamento e rinnovazione delle operazioni elettorali, allorché non si deduca e si dimostri anche che il dato in questione e, quindi, la regolarità delle operazioni di voto è impossibile che possa essere accertato altrimenti (CdS, V, 27 giugno 2011, n. 3829).
In applicazione di quanto precede, il dato che si denuncia mancante è stato accertato in via istruttoria, disposta dal Collegio con ordinanze nn. 777 e 778 del 2012, precisandosi che le “le schede autenticate e non utilizzate sono 128. E’ stata rinvenuta una scheda recante la sola firma dello scrutatore e non anche il bollo della sezione che, pertanto, è stata considerata non regolarmente autenticata”.
- Sez. n. 15: non vi sarebbe corrispondenza tra i dati riportati a verbale, e segnatamente tra le schede autenticate (686), il numero dei votanti (485) e le schede autenticate e non utilizzate (203), con conseguente mancanza di 4 schede residue non utilizzate.
L’assunto va disatteso.
Le schede autenticate non sono in numero di 686 ma di 688, in ragione del fatto che sono state autenticate ulteriori due schede per gli elettori che hanno votato nella sezione (v. pag. 30 del verbale). Sottraendo da detto numero (688) quello dei votanti (485) si ottiene il numero delle schede autenticate e non utilizzate, affatto corrispondente (203) a quello riportato in verbale (pag. 34).
- Sez. n. 17: mancherebbe la verbalizzazione delle schede autenticate residue. Poiché le schede autenticate risultano in numero di 1188 e i votanti in numero di 916 non si comprenderebbe la sorte delle 282 schede residue.
La censura non è fondata atteso che l’accertamento prefettizio ha rilevato che le schede autenticate e non utilizzate sono in numero di 276, e quindi 4 in più rispetto a quelle che sarebbero dovuto risultare sottraendo al numero delle schede autenticate quello dei votanti (1188-916=272).
- Sez. n. 18: non si comprenderebbe il numero degli elettori ammessi a votare (970 ovvero 977) posto che nel verbale sarebbero stati indicati contraddittoriamente due valori diversi in ordine alle schede autenticate. Incerto sarebbe anche il numero degli elettori che hanno votato nella sezione perché a pag. 32 del verbale risultano complessivamente 750 votanti, ma sarebbe stata omessa la considerazione di 7 elettori ammessi a votare nel seggio. Le schede autenticate e non utilizzate sono in numero di 226, sicché dovrebbe procedersi alla comparazione dei dati per verificarne la corrispondenza.
L’accertamento istruttorio ha consentito di verificare che il numero dei votanti della sezione (750) corrisponde al numero delle schede scrutinate e che le schede autenticate e non utilizzate sono 226.
Consegue, comparando i dati di riferimento, che manca una scheda residua data dalla differenza tra l’accertato numero delle schede autenticate (977) e il numero dei votanti (750) individuata in 227 (977 – 750= 27).
La mancanza della scheda residua, e la sua possibile utilizzazione per alterare il risultato elettorale della sezione, determina l’annullamento delle operazioni elettorali quivi svolte.
- Sez. n. 20: mancherebbe la verbalizzazione del numero dei votanti e del numero delle schede autenticate e non utilizzate; nessuna certezza vi sarebbe sul numero dei voti validi per i candidati alla carica di sindaco, indicati in n. 833 (pag. 94 del verbale), dato ipotizzato come inveritiero se rapportato al numero degli elettori ammessi a votare nella sezione (1069) e a quello dei voti di lista validi (851).
Può ammettersi che nel verbale di sezione non è riportato il numero delle schede autenticate residue, ma ciò non può costituire serio sintomo dell’illegittimità della procedura elettorale svoltasi presso quel seggio, dovendosi imputare a negligenza le modalità di redazione del verbale, e non solo nella parte di interesse.
Non può infine aderirsi al punto di vista dei ricorrenti circa la non veridicità del dato relativo ai voti validi per la carica a sindaco (833), desunta in via solo meramente presuntiva da dati non particolarmente significativi (numero delle schede autenticate e dei voti di lista validi).
- Sez. n. 24: posto che le schede autenticate assommano a 861, i votanti a 669 e le schede autenticate residue a 86, anziché a 192, mancherebbero 106 di tali ultime schede.
La censura va accolta con la precisazione che le schede mancanti sono 5 e non 106 come denunciato, posto che l’istruttoria ha consentito di verificare che le schede autenticate non utilizzate sono 187, e non 86 come erroneamente riportato a pag. 34 del verbale.
Con la conseguenza che, detratto dal numero delle schede autenticate quello dei votanti (861-669), si ottiene il residuo di 192 che, rapportato al numero di schede autenticate e non utilizzate (187), denota la mancanza di 5 schede residue mancanti.
- Sez. n. 26: si assume, procedendo dal numero delle schede autenticate (864) e dei votanti (661) e delle schede residue (84, anziché 203) che di queste ultime mancherebbero 119 schede.
La doglianza è irrispondente nel rilievo che, in sede istruttoria, è stato accertato proprio in 203 il numero delle schede autenticate e non utilizzate, risultando l’indicato n. 84 erronea e grossolana trascrizione del compilatore del dato.
- Sez. n. 28: risultando n. 69 le schede autenticate, n. 68 le schede scrutinate, sarebbe dovuta residuare una scheda, in realtà mancante.
La censura è fondata.
La Prefettura ha confermato di non aver rinvenuto schede autenticate e non utilizzate, in linea con le risultanze del verbale.
Consegue che manca una scheda autenticata e non utilizzata.
- Sez. n. 30: mancherebbe la verbalizzazione delle schede autenticate residue, e risulterebbero contraddittorietà e imprecisioni nel riporto dei voti validi solo per i candidati a sindaci e dei voti validi per le liste.
La censura non coglie nel segno posto che l’accertamento istruttorio ha verificato che le schede autenticate e non utilizzate sono in numero di 241.
Quanto agli altri profili denunciati sembrerebbe di poter affermate che essi siano imputabili alla negligenza ovvero alla mancanza di attenzione con cui è stato redatto il verbale dell’ufficio elettorale, circostanza questa purtroppo ravvisabile in un considerevole numero di verbali esaminati dal Collegio.
- Sez. n. 37: mancherebbe la verbalizzazione del numero delle schede da autenticare e quelle delle schede autenticate. Dal verbale della sezione risulta che gli elettori iscritti nella sezione sono 678, risultando altresì che tre scrutatori hanno autenticato complessivamente 550 schede, e cioè un numero di schede inferiore a quello degli elettori ammessi a votare nella sezione. Risulterebbe poi che i voti riportati dai candidati a sindaco sarebbero 276, mentre il totale dei voti di lista validi sarebbe pari a 476, un numero addirittura superiore a quello dei voti riportati dai candidati ala carica di sindaco. Mancherebbe poi il riepilogo di tutti i voti.
La censura è fondata risultando confermati tutti i profili con essa denunciata.
Invero, è assai raro trovarsi in presenza di un verbale elettorale in cui manchino dati essenziali delle operazioni eseguite quali l’indicazione del numero delle schede autenticate (pag. 9) e il riepilogo dei voti (pag, 94); dove il numero delle schede autenticate risulta inferiore al numero degli elettori ammessi a voto.
In tale situazione non si tratta solo di negligenza, ma di inadempimento dei doveri minimali dell’ufficio elettorale, non consentendo l’omissione dei dati e l’incongruenza di quelli indicati di poter verificare l’operato del seggio e di verificarne la correttezza.
- Sez. n. 38: risulterebbero schede autenticate pari a 675, schede votate pari a 498 e schede residue pari a 181, anziché a 177.
Anche a voler aderire alla tesi ricostruttiva dei ricorrenti (dovendo però precisare che il numero delle schede autenticate è pari a 671 e non a 675) la segnalata incongruenza (schede residue in misura maggiore a quelle effettivamente non utilizzate), ascrivibile in via probabilistica a errore di trascrizione o di computo, non vale a inficiare le operazioni elettorali del seggio (per le argomentazioni svolte in relazione alla sez. n. 2).
- Sez. n. 42: risulterebbe autenticate 847 schede, votanti 612 e schede residue pari a 240, anziché a 235.
Per tale situazione valgono le argomentazioni svolte per la sezione elettorale che precede.
- Sez. n. 43: risulterebbero autenticate 713 schede, votanti 470 e schede residue n. 243, anziché 244.
Anche per tale situazione ci si riporta alle fattispecie precedentemente esaminate, nel senso che una scheda in più autenticata non è significativa per dedurre l’illegittimità delle operazioni elettorali.
Va peraltro osservato che nella sezione de qua risulta ammesso al voto un soggetto non iscritto nelle liste della sezione (cfr. pag 27 del verbale), sicché è verosimile ritenere che sia stata autenticata altra scheda, anche se il verbale non ne fa menzione, portando quindi le schede autenticate a 714 con la conseguenza che le schede residue assommerebbero a n. 244.
- Sez. n. 44: mancherebbe la verbalizzazione delle schede autenticate e delle schede residue. Non risulterebbero autenticate le schede con le quali hanno espresso il voto due scrutatrici e un appartenente alla forza pubblica in servizio presso la sezione.
In effetti va dato atto che nel verbale manca il numero delle schede autenticate e di quelle residue all’esito delle operazioni di voto. Ciò costituisce, come rilevato per altre situazioni, una grave negligenza e stupisce come il presidente del seggio non abbia vigilato sulla corretta compilazione del verbale dell’ufficio elettorale della sezione.
Pur tuttavia, si è dell’avviso che nel caso all’esame possa per via induttiva escludersi la denunciata illegittimità, e ciò per le ragioni di seguito esplicitate.
A pag. 9 del verbale risulta che ogni scrutatore ha vidimato 212 schede, sicché il numero complessivo delle schede autenticate risulta in numero di 848 (212 x 4).
La verificazione istruttoria ha accertato in 213 le schede autenticate e non utilizzate.
Orbene, poiché i votanti della sezione sono in numero di 638, compresi i tre elettori ammessi a votare a norma dell’art. 40 del t.u. n. 570/1960, è plausibile ritenere – contrariamente a quanto dedotto in censura – che per detti elettori siano state autenticate ulteriori 3 schede, portando le schede autenticata a n. 851. Sottraendo da questo dato il numero degli elettori votanti (851- 638) si perviene alla cifra di 213 che è il numero delle schede residue accertato in via istruttoria.
- Sez. n. 46: risulterebbero schede autenticate pari a 790, numero dei votanti pari a 581 e schede residue pari a 320, anziché 209.
La situazione è analoga ad altre esaminate in cui si è escluso che un numero di schede autenticate in più possa dar luogo a profili di illegittimità.
- Sez. n. 48: mancherebbero l’indicazione del numero delle schede bianche, di quelle nulle, nonché di quelle autenticate e non utilizzate. Mancherebbero inoltre i dati relativi ai voti di lista e ai candidati alla carica di sindaco, in quanto riportati in forma parziale, e il riepilogo di tutti i voti.
I rilievi non possono essere apprezzati.
Le schede autenticate e non utilizzate sono 213, come accertato in via istruttoria.
Quanto alla segnalata circostanza della mancata indicazione in verbale di schede bianche e nulle, del riepilogo dei voti e del riporto in forma parziale dei dati relativi ai voti di lista e ai candidati alla carica di sindaco, essa dimostra ulteriormente la negligenza con cui sono state disposte le operazioni elettorali, ma non è ex se motivo di illegittimità delle stesse (per le schede bianche e nulle non potrebbe escludersi, in ipotesi, che la mancata indicazione derivi dall’inesistenza in concreto di siffatte schede).
- Sez. n. 56: non risulterebbe riportato il dato relativo alle schede autenticate e non utilizzate; non vi sarebbe corrispondenza tra le schede scrutinate e il numero dei votanti; risulterebbero infatti 725 schede scrutinate, dato che non corrisponderebbe al numero dei votanti (723), ancorché nel riepilogo dei voti si indichi il numero di 725.
La doglianza non merita favorevole considerazione.
L’accertamento istruttorio ha esitato 214 schede autenticate e non utilizzate.
Le schede scrutinate sono state in numero di 729 (cfr. pag. 49 del verbale), dato che corrisponde a quello riportato in sede di riepilogo dei voti (cfr. pag. 94 verbale).
- Sez. n. 59: risulterebbero autenticate 804 schede, votate e scrutinate 613 schede, e schede residue 145, laddove la differenza tra le schede autenticate (804) e quelle scrutinate (613) risulterebbe essere di 191 schede, e cioè 46 in più rispetto a quelle verbalizzate.
Anche tale censura va disattesa, fondandosi sul presupposto inveritiero che le schede autenticate e non utilizzate per la votazione siano in numero di 46 (dato erroneamente indicato in verbale), mentre, e diversamente, il numero delle medesime assomma a 191 schede, come accertato dall’organo commissariale prefettizio.
- Sez. n. 67: non sarebbe riportato a verbale il numero delle schede autenticate e non utilizzate, ciò impedendo di accertare la genuinità degli altri dati e di verificare il corretto svolgimento delle operazioni elettorali.
L’accertamento istruttorio ha consentito di individuare il numero delle schede residue in 196, e tanto porta a smentire l’impossibilità di dar luogo alle verifiche enunciate con la censura.
- Sez. n. 70: risulterebbero autenticate 852 schede, scrutinate 646 schede, e 4 schede residue, anziché 206.
Deve precisarsi che, all’esito istruttorio, le schede residue sono in numero di 204; poiché le schede autenticate sono 852 e quelle scrutinate 646, le schede residue sarebbero dovute essere 206, e non 204 come accertato: mancano quindi 2 schede autenticate e non utilizzate per la votazione.
- Sez. n. 71: risultano autenticate 909 schede, scrutinate 726 e non utilizzate 183. Non sarebbe però dato capire quale sia il dato relativo ai voti di lista validi, atteso che a pag. 53 del verbale gli stessi vengono indicati in 678 e a pag. 94 vengono in 680.
Sostengono i ricorrenti che nella specie, alfine di far coincidere i dati, l’ufficio elettorale avrebbe aumentato, in sede di riepilogo dei voti finali, il numero dei voti di lista validi di 2 unità, così generando una grave irregolarità sostanziale che inficerebbe il risultato elettorale, imponendone la rinnovazione.
La tesi non è da condividere basandosi su mera supposizione, non potendosi escludere che la rilevata difforme indicazione sia il frutto di errore di trascrizione.
- Sez. n. 72: nel verbale di sezione non sarebbe riportato il numero delle schede autenticate e non utilizzate.
La circostanza è vera, ma – al pari di altre situazioni analoghe – non è ex se concludente, atteso che il numero delle schede in questione è stato accertato in 262 schede.
- Sez. n. 79: mancherebbe la verbalizzazione delle schede scrutinate, così impedendosi il raffronto con il numero dei votanti, con i dati relativi alle schede autenticate e alle schede residue.
Alla censura può opporsi che il totale dei votanti della sezione è indicato in numero di 740 (cfr. pag. 94 del verbale), dato che coincide con il numero delle schede scrutinate. Tale conclusione resiste ove, come nella specie, il deducente si limiti a denunciare il mancato riporto di detti dati (dovuto alla ormai accertata e stupefacente negligenza che ha caratterizzato lo svolgimento delle operazioni elettorali) senza nulla argomentare circa possibili scostamenti o incongruenze tra il totale dei votanti e il totale delle schede scrutinate. Insomma, è il ricorrente che deve dare la prova, o comunque un principio di prova, che il mancato riporto dei dati mancanti non sia il frutto di una mera omissione ma di un omissione mirata a nascondere, come si è anticipato, scostamenti o incongruenze.
- Sez. n. 89: non sarebbe riportato il dato relativo ai voti validi per il candidato a sindaco e non sarebbe riportato il numero dei votanti, ciò impedendo il raffronto tra numero dei votanti e quello delle schede scrutinate, che risulterebbero pari a 899 schede. Sarebbe stato poi illegittimamente attribuito un voto al candidato a sindaco Abramo e al consigliere Cosentino, ancorché espressi con il normografo.
Tutto in questa censura è seriamente contestabile dacché:
- è irrispondente che non sia stato riportato il totale dei voti attribuiti ai candidati a sindaco, diversamente esso risultando indicato a pag. 51 del verbale nel numero complessivo di 585;
- ugualmente irrispondente è il mancato riporto del numero dei votanti, puntualmente indicato in 601 a pag. 94 del verbale, e quello delle schede scrutinate risultando del pari in 601, come indicato a pag. 49 del verbale;
-infondata è infine la censura secondo cui l’uso del normografo vizierebbe l’espressione di voto (cfr., ex multis: Tar Palermo, 21 giugno 2004, n. 1164).
- Sez. n. 90: non sarebbe riportato il numero delle schede autenticate e non utilizzate; inoltre il verbale presenterebbe “anomale cancellature”.
In sede istruttoria è stato accertato che il numero delle schede residue è pari a 116. Quanto alle rilevate “anomale cancellature”, di queste non si è avuta conferma dalla lettura del verbale della sezione.
- Sez. n. 91: risultando 1052 le schede autenticate, 829 quelle votate e 224 le residue, la sommatoria di questi due ultimi dati darebbe il risultato di 1053 schede autenticate, e cioè di una scheda in più di quelle autenticate.
Si è già statuito che la rilevazione di schede ulteriori a quelle autenticate non è idonea a viziare le operazioni elettorali.
7.2.- La svolta articolata disamina ha esitato i seguenti accertamenti:
- in sei sezioni elettorali (sezz. 3, 4, 18, 24, 28 e 70) le schede autenticate e non utilizzate risultano in numero inferiore a quello che sarebbe dovuto risultare dalla differenza tra le schede previamente autenticate e il numero dei votanti; deve pertanto affermarsi che dette schede risultano mancanti;
- in altra sezione (sez. n. 37) mancano i dati essenziali delle operazioni elettorali (numero delle schede autenticate; riepilogo dei voti) e queste ultime presentano gravi anomalie (numero delle schede autenticate inferiore al numero degli elettori ammessi a voto).
7.3.- Per le riferite situazioni si è già anticipato che nelle sezioni di riferimento sono state poste in essere gravi illegittimità nello svolgimento delle operazioni elettorali.
In proposito, giova delineare l’elaborazione giurisprudenziale tracciata in subiecta materia (cfr. in proposito: CdS,V, 21ottobre 2011, n. 5670; id 17 luglio 1991, n. 1042; Tar Lazio, Roma, 15 marzo 2012; Tar Campania, Salerno, I, 312 gennaio 2011, n. 143; id. 25 marzo 2010, n. 2324; Tar Calabria Catanzaro, 9 giugno 2011, n. 867 confermata da CdS, V, 25 novembre 2011, n. 5287).
Va premesso che nel procedimento elettorale vige il principio di strumentalità delle forme e del correlato favor voti (cfr. ex multis: CdS, V, 20 maggio 2008, n. 2390; id. 15 settembre 2001, n. 4830), alla cui stregua, per le operazioni elettorali, vanno considerate irrilevanti le mere irregolarità denunciate, che non siano tali da influire sulla sincerità e sulla libera espressione del voto, riespandendosi la primaria esigenza di conservare il risultato finale della votazione conforme alla volontà espressa dal corpo elettorale.
Più specificamente, la giurisprudenza (cfr. cit. CdS,V, n. 19772008) ha coralmente evidenziato come nel quadro di una giusta composizione tra l’esigenza di reintegrare la legittimità violata nel corso delle operazioni elettorali e quella di salvaguardare la volontà espressa dal corpo elettorale, il principio della prova di resistenza non consente di pronunciare l’annullamento dei voti in contestazione, se l’illegittimità denunciata al riguardo non abbia influito in concreto sui risultati elettorali, sicché l’eliminazione di tale illegittimità non determinerebbe alcuna modifica dei risultati medesimi.
Tuttavia, tale regola non è utilizzabile quando le contestazioni riguardino gli aspetti generali delle operazioni elettorali quali, ad esempio, l’omessa sottoscrizione dei verbali di sezione, l’arbitraria chiusura della sezione elettorale, l’irregolarità della scheda, ecc. (cfr., in tal senso, CdS, V, 25 febbraio 1997 n. 201).
Consegue che, proprio in relazione all’enunciato principio della strumentalità delle forme in connessione al quale va saggiato l’ulteriore principio della prova di resistenza, e facendosi ormai applicazione del canone antiformalistico positivamente scolpito all’art. 21-octies della l . n. 241/1990, occorre indagare, non in astratto ma alla lente della specificità fattuale del caso all’esame, la natura sostanziale o meramente formale dei denunziati vizi con entrambi i ricorsi.
A tal fine va osservato come la normativa inerente il procedimento elettorale disciplina minutamente i tempi e le modalità di svolgimento delle operazioni elettorali e di verbalizzazione delle stesse, ponendo a carico del presidente della sezione precisi e puntuali obblighi inerenti: a.- la determinazione del numero di schede che è necessario autenticare sulla base del numero di elettori iscritti nella lista sezionale (art. 47, 4° comma d.p.r. 570/1960 e succ. mod. e integr.); b.- l’accertamento del numero dei votanti alla chiusura delle operazioni di voto (art. 53, 1° comma, n. 2); c.- il riscontro del numero delle schede autenticate non utilizzate che dovranno corrispondere al numero degli elettori iscritti che non hanno votato (art. 53, 1° comma, n. 3); d.- la verifica della corrispondenza tra il numero totale delle schede scrutinate ed il numero degli elettori che hanno votato (art. 63, 4° comma).
Si tratta, a ben vedere, di operazioni tassative, che devono essere eseguite nell’ordine indicato dalla legge, dovendosene dare pedissequa ed adeguata contezza nel processo verbale sezionale, essendo mirate a garantire la legittimità, la trasparenza e la regolarità della votazione e dello scrutinio e, quindi, la genuinità del risultato finale.
In particolare, le formalità inerenti la necessaria corrispondenza tra il numero delle schede complessivamente autenticate e la somma delle schede utilizzate dagli elettori e di quelle autenticate, ma non utilizzate ed indicate nel verbale ai sensi dell’art. 53 cit. è preordinata a garantire la trasparenza del comportamento dei componenti del seggio elettorale.
Se ne è, coerentemente, dedotto che la mera identità numerica tra schede votate e numero dei votanti non è, in sé considerata, prova della correttezza del procedimento elettorale, laddove sia rilevata la mancanza di schede autenticate e non votate, per la cui integrità la legge prescrive le particolari operazioni sopra richiamate, potendo tale anomalia essere di per sé causa di nullità per il pericolo di alterazione dei risultati elettorali (cit. CdS, n. 1042/1991), confermandosi la conseguente necessità di annullare le operazioni di voto, sia nelle ipotesi in cui non sia stato verbalizzato il numero delle schede autenticate, ovvero di quelle autenticate ma non utilizzate, sia nelle ipotesi in cui il numero delle schede autenticate ma non utilizzate risulti in verbale inferiore ovvero superiore rispetto a quello degli elettori iscritti nelle liste della sezione che non hanno votato (Cons. Stato, sez. V, 21 giugno 2007, n. 3323), sia nelle ipotesi in cui (come, appunto, nelle fattispecie in esame) non sussista la necessaria corrispondenza tra il numero delle schede complessivamente autenticate e la somma delle schede utilizzate dagli elettori e di quelle autenticate ma non utilizzate (in terminis, T.A.R. Reggio Calabria, 9 agosto 2006, n. 1390).
Tanto premesso, e per rispondere all’interrogativo sopra posto in ordine alla consistenza formale o sostanziale dei vizi denunziati, va affermato che i vizi denunziati con i ricorsi all’esame non concretano mere irregolarità di ordine formale, ma vizi sostanziali invalidanti, anche a prescindere dalla sussistenza di elementi di prova in ordine alla eventuale manomissione delle schede autenticate di cui si sia persa traccia nella definitiva verbalizzazione, in virtù del mero pericolo di alterazione dei risultati elettorali che le denunziate illegittimità sono idonee a comportare (cit. sent. Tar Salerno n. 2324/2010).
In proposito, si ricorda il risalente ma autorevole orientamento del Giudice d’appello (cit. Sez. V, n. 1042/1991), secondo cui “la mancanza di schede autenticate e non votate, per la cui integrità l’art. 53 D.P.R. n. 570 del 1960 prescrive particolari operazioni, può essere causa di nullità per il pericolo che ingenera di alterazione dei risultati elettorali”.
E questa stessa Sezione (cit. sent. n. 867/2011 confermata in sede di gravame dal Consiglio di Stato), all’esito dell’accertamento della scomparsa di schede autenticate e non utilizzate, ha giustificato l’annullamento e la conseguente rinnovazione delle operazioni elettorali nella sezione in cui si era verificata detta scomparsa con la considerazione che “le schede regolarmente autenticate e non impiegate per il voto siano state illecitamente utilizzate da taluno per sostituire schede regolarmente impiegate dagli elettori per il voto, con conseguente alterazione dei risultati relativi alla Sezione”.
Quanto precede vale a dare corpo all’ipotesi ricostruttiva delineata con l’impugnativa all’esame, e cioè che la mancanza di schede autenticate e non utilizzate costituisca sintomo di grave illegittimità delle operazioni elettorali, potendo essa dar luogo al c.d. sistema della “scheda ballerina”, sistema fraudolento consistente nel far uscire dal seggio una scheda vidimata non votata per essere utilizzata al posto della scheda consegnata all’elettore nel seggio.
Tanto premesso, va disposto l’annullamento e la conseguente rinnovazione delle operazioni elettorali svoltesi nelle sezioni nn. 3, 4, 18, 24, 28 e 70 per mancanza di schede autenticate e non utilizzate, nonché nella sezione n. 37 per le gravi e diffuse irregolarità ivi riscontrate.
7.4.- Nell’ordine delle questioni ulteriormente proposte va poi esaminata l’insistita censura che si appunta sulle operazioni elettorali svoltesi presso la sezione n. 85, ritenute particolarmente gravi e tali da determinare l’annullamento del risultato elettorale esitato nella sezione.
7.4.1.- Affermano i ricorrenti che nella mattinata dell’8 maggio 2012, l’Ufficio Elettorale Centrale ha avocato a sé le operazioni elettorali delle sezioni nn. 84, 85 e 86, completandole.
Soggiungono che detto Ufficio non ha proceduto a un riconteggio delle schede votate nelle predette sezioni, limitandosi a una verifica dei dati riportati nei verbali e nelle tabelle delle scrutinio delle sezioni.
Le operazioni elettorali delle sezioni sono state concluse dopo due giorni (in data 10 maggio) e ciò – secondo i deducenti – a causa delle gravi irregolarità riscontrate nella sezione n. 85; ciò nonostante, l’Ufficio Elettorale Centrale ha provveduto alla proclamazione degli eletti alla carica di consigliere e di sindaco.
Le anomalie accertate dall’Ufficio Centrale sarebbero state analiticamente riportate a pag. 91 del relativo verbale.
7.4.2.-In proposito si ritiene di dover riportare per extenso il contenuto di detto verbale, premettendo che l’Ufficio Centrale ha preliminarmente “proceduto al raffronto dei dati risultanti dalle tabelle di scrutinio con quelli emergenti dal verbale di sezione, nonché al conteggio delle schede pervenute”, rilevando: “a)un numero di schede votate e scrutinate (886) superiore al numero dei votanti (884); b) un numero di voti di lista (823) inferiore al numero di voti validi di lista attribuiti ai candidati del Consiglio Comunale (828) ed anche al numero dei voti validi di lista attribuiti ai candidati a sindaco (877). L’Ufficio dà atto che tra le schede pervenute ne risultano n. 37, separatamente fascicolate, accompagnate da un foglietto sul quale l’ufficio di sezione ha segnalato trattarsi di schede “ prima contestate, poi confermate”, con voto “al sindaco dato ma non dato alla lista in alcuni casi”, né è possibile conoscere i motivi della non attribuzione del voto medesimo. Sicché ritiene l’Ufficio di non poter procedere all’eventuale nuovo scrutinio delle schede in esame. L’Ufficio dà altresì atto che nel corso del conteggio delle schede complessivamente pervenute sono state rilevate tre schede prive della prescritta firma da parte di uno dei componenti del seggio, ma timbrate. Rileva infine l’Ufficio che, al solo fine di verificare l’eventuale sussistenza di un errore materiale relativamente al dato dei votanti riportato nel verbale di sezione (insolitamente inferiore al numero delle schede votate) ha proceduto ad un controllo formale delle liste elettorali (maschile e femminile della sezione n. 85), nonché al raffronto tra dette liste e i registri per l’annotazione del numero della tessera elettorale personale. All’esito del controllo è emerso che i votanti della sezione sono stati effettivamente n. 884, ma che alcuni di essi (n. 19 maschi e n. 10 femmine) sono stati registrati due volte nel “registro delle tessere elettorali”: più precisamente nei suddetti registri è stata rinvenuta una doppia iscrizione del numero identificativo dell’elettore e, in corrispondenza di tale numero, quello della tessera elettorale esibita, numero che, in alcuni casi, risulta lo stesso per entrambe le annotazioni, in altri casi, invece risulta diverso,ossia risultano annotati due diversi numeri di tessera elettorale in relazione al medesimo verbale. Si dà atto inoltre che il verbale della sezione n. 85 risulta completo fino al candidato Sergio Abramo. Successivamente tutte le annotazioni a matita sono state riportate dall’Ufficio Elettorale Centrale”.
7.4.3.- Sulla base di quanto riportato in detto verbale, i ricorrenti (cfr., in particolare, il ricorso n. 581/2012), nel rammentare come “nel processo elettorale, il verbale di sezione è dotato di fede privilegiata e fa piena prova fino a querela di falso” (CdS, V, 28 febbraio 2012, n. 1151), rilevano come dal verbale de quo siano emerse le seguenti gravi irregolarità:
a-. è stato rilevato un numero di schede votate e scrutinate superiore al numero degli effettivi votanti;
b.- è emerso un numero di voti validi di lista inferiore al numero dei voti validi attribuiti al consiglio comunale;
c.- si è dato atto che 37 schede sono state contestate, che le contestazioni non sono state verbalizzate, che le schede sono state comunque attribuite senza esplicitarne le ragioni;
d.- è stata accertata, tra le schede scrutinate, l’esistenza di 3 schede timbrate ma prive della firma dello scrutatore;
e.- è stato certificato che 29 elettori (10 donne e 19 uomini) sono stati iscritti due volte nel registro e che gli stessi risultano avere votato per due volte nella sezione.
7.4.4.- Occorre per completezza riferire che, con le già menzionate ordinanze nn. 777 e 778 del 2012, il Collegio, nell’ambito della complessa istruttoria demandata alla Prefettura di Catanzaro, ha demandato a quest’ultima una serie di adempimenti, e precisamente di:
- acquisire le liste degli elettori e i registri delle tessere elettorali della sezione elettorale n. 85;
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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 23:32

 

ASSESSORE AMBIENTE SICILIA LO BELLO E DR CAPILLI COAUTORE PIANO IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE AMBIENTE ARS DEL 26 09 2013 DICHIARANO: IL PIANO ARIA SICILIA E' COPIATO

 

 
Al nostro Blog è pervenuta una email con allegato    la registrazione audio  della  audizione  della Commissione Ambiente della Regione Sicilia  tenutasi il  26 settembre 2013, con la richiesta di pubblicazione 
 


AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA

 

 

 

   

 

 

 

AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA


 
 
Audizione sulle problematiche inerenti il passaggio a livello di via Paestum e ilsistema ferroviario presso il  comune  di Ragusa.

 
 
 
Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio 26 settembre 2013
 
   La seduta inizia alle ore 11.00.

Il PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e riferisce che sul tema relativo al piano regionale di risanamento della qualità dell’aria sono state intraprese numerose attività e auspica che si raggiungano dei risultati, vista la presenza dell’Assessore per il territorio e per l’ambiente.
 
 
L’onorevole CIRONE ricorda gli atti ispettivi che ha presentato e la risoluzione approvata in Commissione. Dichiara che si tratta di un tema molto delicato che coinvolge interessi sensibili, quale la salute.
 
Rammenta dell’incontro che la Commissione ha tenuto presso il comune di Melilli e la grave situazione che interessa la popolazione della provincia di Siracusa, che attendono risposte concrete e risolutive avverso i fattori inquinanti causati dall’industrializzazione.
 
 
L’onorevole SORBELLO, in relazione alla zona di Siracusa, considera prioritari due obiettivi: da una parte la necessità della rivisitazione dell’autorizzazione integrata ambientale e dall’altra la opportunità di programmare una nuova collocazione delle centraline, in grado di monitorare costantemente gli agenti inquinanti.
 
Nonostante consideri apprezzabile l’attività svolta da parte della Provincia di Siracusa e dall’ARPA, allo stato attuale, un’area di 10 chilometri è interessata da emissioni di sostanze altamente pericolose provenienti dalle industrie che sono ivi insediate.
 
 
Il dott. LICATA di BAUCINA, dirigente generale ARPA Sicilia, rinvia alle dichiarazione già espresse nella seduta n. 56 dell’11 luglio scorso circa il piano regionale di risanamento della qualità dell’aria, ricordando che l’ARPA ha stipulato con l’assessorato del territorio un protocollo per fornire i dati utili per l’adeguamento del piano al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Sulla problematica riguardante la zona di Siracusa comunica che ha trasmesso al Ministero dell’ambiente una nota con la quale viene chiesta una rivisitazione dell’AIA nella zona de qua. Tuttavia, non essendo organo competente ad inoltrare tale istanza è stata trasmessa all’assessorato del territorio affinchè provvedano.
 
 
Il sig. GENCHI, CGIL, osserva che sei anni fa Legambiente denunciava che il piano regionale sulla qualità dell’aria era il prodotto di un copiato dal piano della Regione Veneto. Nonostante una particolare attenzione mediatica, non è susseguito alcun intervento. Infatti, il piano contiene dei riferimenti che non risultano compatibili con il territorio siciliano,anzi, vi sono rinvii a territori pianeggianti e percorsi che appartengono alla realtà veneta. E sebbene sia stata chiesta più volte la revoca del piano, ancora oggi sul sito dell’assessorato del territorio si trova pubblicato il suddetto piano con delle lievi modifiche. Sulle aree ad elevato rischio ambientale, come Siracusa, erano state stanziate ingenti somme per il risanamento dell’aria, di cui non si è visto alcun beneficio. Stigmatizza, inoltre, i contenuti della recente AIA sul petrolchimico di Siracusa, che opera dei rinvii in un’ottica di prospettive future.
 
 
La sig.ra LO BELLO, Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, esprime compiacimento per le iniziative intraprese sull’argomento in merito al quale ha dato risposta alle interrogazioni presentate.
 
Ammette che il piano in questione è stato frutto di una riproduzione di un piano di altre regioni, ma assicura che i dati ivi contenuti sono della Regione siciliana. E su tali dati si è provveduto a dare attuazione mediante l’adozione di decreti assessoriali.
Sostiene che il ritiro del piano comporterebbe una lacuna e che, pertanto, sarebbe più opportuno procedere ad un aggiornamento dello stesso. Informa che ha avviato dei tavoli su tale tema, affinchè la Regione si adegui alle direttive del decreto legislativo n. 155 del 2010. Assicura che un’attenzione particolare è dedicata all’aria di Siracusa. A tal proposito informa di un prossimo incontro presso il Ministero dell’ambiente sulla rivisitazione dell’AIA di cui ha parlato il dott. LICATA di BAUCINA e sulla rete di monitoraggio dati che deve essere attivata nella Regione. Deposita una relazione redatta dai propri uffici sull’argomento datata il 22 marzo scorso.
 
L’onorevole SORBELLO chiede che prima di procedere alla rivisitazione dell’AIA vengano coinvolti gli enti locali della zona interessata.
 
 
Il dott. CAPILLI (uno dei redattori del Piano n.d.a.), dirigente dell’Assessorato delterritorio e dell’ambiente, riconosce che il piano sia stato copiato da altre regioni, ma è operativo da sei anni ed ha prodotto anche effetti, contenuti in alcuni decreti assessoriali.
 
 
Il sig. CIAMPOLILLO, Comitato Cittadino Isola Pulita,rappresenta che il piano attualmente ancora vigente non contiene alcun riferimento alle zone interessate da cementifici. Chiede come l’Italcementi presso Isola delle Femmine abbia ottenuto l’AIA se tali zone non risultano presenti nel piano.
 
 
Il PRESIDENTE chiede chiarimenti in merito al rilascio dell’AIA al citato cementificio, senza il presupposto, ovvero la previsione all’interno del piano regionale
 
 
Il dott. CAPILLI riconosce che il piano non contiene alcunché sui cementifici, si limita a prevedere l’inventario regionale delle emissioni.
 
 
La dott.ssa NICOTRA, esperta in materia ambientale, elenca una serie di sostanze inquinanti che risultano presenti in tutta la zona di Siracusa. Riferisce che le sostanze rilevate sono altamente pericolose per la salute umana e il decreto legislativo n. 155 non le elenca tutte. Pertanto, propone che la Regione si faccia carico di aggiungere all’elenco nazionale tali sostanze mediante un atto proprio. Tra queste ricorda le emissioni di PM10 provenienti dalle torce del petrolchimico che sono continuamente accese e le emissioni provenienti dai camini. Dichiara, inoltre, che nella zona sono presenti inceneritori i cui controlli sono deferiti alle stesse società titolari dell’impianto. Ritiene che i controlli debbano essere compiuti da un organo esterno, quale potrebbe essere l’ARPA.
 
 
Il PRESIDENTE condivide la proposta di adottare un atto regionale, trattandosi di materia che operando in via restrittiva nel rispetto dell’ambiente e della salute rientra tra le competenze regionali.
 
 
L’onorevole CIRONE ritiene che la soluzione sia da individuare nell’adozione di un decreto assessoriale riferisce di un lavoro di monitoraggio di sostanze non soggette a controllo da parte della prefettura.
 
 
Il sig. GENCHI rappresenta le anomalie delle torce che sono sempre accese, sostenendo che servono non come segnale di mal funzionamento, bensì per bruciare alcune sostanze. Avverte sulla necessità di intervenire a disciplinare le bolle di raffineria, su cui riferisce di avere redatto nel 2006, quando prestava servizio presso l’assessorato del territorio, una relazione che contiene proposte normative sulla materia.
 
 
Il sig. LA ROSA, CGIL, suggerisce all’Assessore di avviare una consultazione con i rappresentanti di tutte le categorie prima di redigere un nuovo piano sulla qualità dell’aria. E aggiunge che tale piano deve essere coordinato con gli altri piani regionali, quale ad esempio quello dell’energia.
 
 
Il Prof. LOMBARDO, Università di Palermo, contesta le modalità di redazione del piano, non essendo sufficiente inserire dei dati di una regione in un contesto di un’altra regione.
 
 
Il PRESIDENTE condivide il suggerimento di creare una rete di coordinamento tra tutti i piani regionali.
 
 
L’Assessore LO BELLO chiarisce che gli effetti citati che il piano ha finora prodotto sono effetti relativi all’organizzazione amministrativa. Ritiene meritorio il contributo che la Commissione sta offrendo con la seduta odierna. Si impegna ad organizzare un incontro con le parti presenti successivo al confronto con gli organi ministeriali.
 
 
Il sig. CIAMPOLILLO ribadisce l’opportunità di revocare il piano attualmente pubblicato sul sito dell’assessorato. Il PRESIDENTE dichiara concluso il primo punto all'ordine del giorno e passa al secondo punto.

 

 
 
 
Sig.ra LO BELLO Maria, assessore regionale per il territorio e l'ambiente
Dott. BARTOLOTTA Antonino, assessore regionale per le infrastrutture e la
mobilità
Dott. GULLO Gaetano, dirigente generale dipartimento regionale ambiente
Dott. ARNONE Giovanni, dirigente generale dipartimento regionale
infrastrutture, mobilità e trasporti
Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
Dott. PICCITTO Federico, sindaco del comune di Ragusa
Ing. CUCINOTTA Andrea, direttore generale responsabile per la Sicilia di RFI
Prof. LOMBARDO Alberto, Università di Palermo
Dott. FONTANA Domenico, Legambiente Sicilia
Sig. LA ROSA Alfio, CGIL
Sig. GENCHI Gioacchino, CGIL
Sig. JANNI Leandro, Italia Nostra
Sig. PALMIERI Angelo, WWF
Prof. SOLARINO Luigi, Decontaminazione Sicilia
Sig. CASELLA Mario, Decontaminazione Sicilia
Sig.a BIANCO Asessandra, AugustAmbiente
Sig. CIAMPOLILLO Giuseppe, Comitato Cittadino Isola Pulita
Sig. GURRIERI Giuseppe, CUB trasporti provinciale
Sig. RAGUSA Salvatore, CUB trasporti provinciale
Sig. PATRIARCA Andrea, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. COSTA Giuseppe, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. FIRRINCIELI Sergio, comitato NO MURO
  
 

Ambiente, verso un nuovo piano della qualità dell’aria

settembre 27, 2013 • 1 Comments
 
 
PALERMO – Il governo regionale sta lavorando ad un nuovo Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria. Lo ha detto ieri, 26 settembre, in Commissione all’Ars, l’assessore al ramo che ha anche accolto la richiesta di associazioni e della di “rendere più cogenti” i controlli sull’inquinamento dell’aria in Sicilia.
 
«Lo faremo attraverso un testo di legge anzi, se possibile, con decreto assessoriale», ha detto Lo Bello.
 
Al centro delle preoccupazioni della Commissione, Cgil e associazioni ambientaliste, situazioni come quella dell’area industriale di Siracusa con 10 km di impianti industriali e alcuni inquinanti che, dice Trizzino “non sono neppure contemplati nei decreti legislativi nazionali che regolano la materia. E’ per questo che abbiamo chiesto un intervento legislativo aggiuntivo che migliori e perfezioni la lotta all’inquinamento dell’aria sull’isola”. Sotto i riflettori anche l’operato dell’Arpa.
 
 
«Ci sono situazioni paradossali– dice il presidente della Commissione, – A Gela, ad esempio, dove sono presenti 48 camini industriali, per i controlli c’è un solo tecnico dell’Agenzia».
 
 
 
Un capitolo spinoso, quello dell’inquinamento dell’aria in Sicilia.
 
 
Non solo per lo scandalo del Piano regionale di risanamento finito nel mirino anche della Procura perché si scoprì – era il 2007, l’assessore era allora Rosanna Inerlandi e il dirigente responsabile, Salvatore Anzà –che il piano era un “copia incolla” di quello del Veneto, ma perché dopo il Piano di risanamento e soprattutto con norme più stringenti rispetto alle emissioni inquinanti, molte aziende potrebbero essere chiamate a un adeguamento degli impianti.
 
 
 
Ma quali sono i tempi del nuovo Piano regionale?
 
 
«Lo Bello – dice Trizzino –ha riferito alla Commissione che la programmazione generale è già all’esame del Ministero. E che, una volta avuto l’ok da Roma, il governo riunirà il Tavolo tecnico per stilare il Piano definitivo”.
 
 
Di fatto dal 2007 ad oggi, da quando cioé Legambiente svelò in una conferenza stampa che il Piano della Regione siciliana altro non era che la fotocopia di quello della Regione Veneto (risalente al 2000 e, bocciato dalla Commissione Europea), l’isola è rimasta senza un vero strumento di programmazione e pianificazione per il risanamento dell’aria. Per questo, lo scorso aprile i deputati del M5S avevano presentato all’Ars una interpellanza al presidente della Regione, Rosario Crocetta.
 
 
E il Gup di Palermo rinviato a giudizio, ad aprile, i presidenti Cuffaro e Lombardo insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente. A scandalizzare l’opinione pubblica del Piano fotocopia fu il fatto che tra le parti copiate ce n’erano alcune ch generavano, come si legge nell’interpellanza dei Cinque Stelle “inedite comunanze climatiche tra il Veneto e la Sicilia: tipo il sistema aerologico padano della Regione Sicilia o la limitazione dell’utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima».
 
http://www.ilmattinodisicilia.it/ambiente-verso-nuovo-piano-della-qualita-dellaria/#sthash.bAme1uee.dpuf
 
 
IN SICILIA DAL 9 AGOSTO DELL’ANNO 2007 NON SI RESPIRA LA STESSA ARIA
 
 
Il “rigido clima della Sicilia” ci ha reso più Europei, Oltre al Bacino aerologico Padano” in Sicilia abbiamo le “piste ciclabili lungo l’argine dei fiumi e dei canali” presenti nei centri storici dei comuni siciliani
 
 
Dal 9 AGOSTO 2007 sembra che in Sicilia sia mutato anche l'assetto autonomistico, dato che anche il Parlamento, l’Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale, come quello del Veneto”
 
 
Sono tornate le comunità montane, l'intero territorio è diventato pianeggiante sono nati il Sistema Ferroviario Metropolitano regionale (SFMR), il Comitato di indirizzo e Sorveglianza (CIS), i Tavoli Tecnici Zonali (TTZ), il bollettino dei Centri Operativi Provinciali (COP), ma, di contro, non c'è traccia dei 3 poli petrolchimici, delle centrali termoelettriche, dei cementifici e della distilleria più grande d'Europa; la Gazzetta Ufficiale Siciliana si chiama GUN e non GURS e tra i progetti previsti ne figura uno persino della Regione Lombardia approvato con Decreto della Giunta lombarda e corredato da varie Delibere della medesima Giunta; talune Direttive comunitarie e normative nazionali sono citate in via di emanazione o vigenti, nonostante siano intervenuti l'emanazione, il recepimento e in qualche caso l'abrogazione. Per ogni eventuale dubbio esplicativo o interpretativo, a pag 26, cap 1,§ 1.6, sub § 1.6.1., era indicato il link http://servizi regionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, salvo scoprire che non si era indirizzati ad un documento siciliano, ma direttamente al cap 4 del Piano della Regione Veneto. Risultato:un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete.
 
INDIVIDUATE LE FONTI DA CUI SONO STATE LETTERALMENTE TRATTE PAGINE INTERE DEL “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007
 
 
Complessivamente il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007:
 
 
Le 241 pagine risultano tratte dalle 323 pagine, o da porzioni di esse, tratte da 27 FONTI presenti anche in rete (N.B.: alcuni siti originari hanno subito cambiamenti negli anni, ma le pagine oggetto della copiatura sono state salvate)
 
 
 
Il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” è stato COPIATO da:
 
  • COPIATE dal “Piano Regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera” D.G.R. 902 del 4 Aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE dal "Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera" DGR 902 del 4 aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE da Programma Pluriennale regionale attuativo regolamento CEE 2080 biennio 98/99 pagine n 6
  • COPIATE da Il Turismo in Sicilia pagine n 1
  • COPIATE da Relazione Stato dell’Ambiente Agenda 21 Comune Palermo pagine 7
  • COPIATE da Annuario ARPA 2005 pagine n 18
  • COPIATE da Annuario ARPA 2004 pagine n 49
  • COPIATE da Provincia Torino Ambiente Inquinamento Biossido di Azoto Zolfo pagine n 3
  • COPIATE da Annuario ARPA 2006 pagine n 18
  • COPIATE da AMIA Palermo realzione 1997 1998 pagine n 4
  • COPIATE da AMIA PA III Relazione pagine n 7
  • COPIATE da Carta Climatica e Atlante Climatologico della Sicilia pagine n 15
  • COPIATE da Università Ferrara Tesi di Laurea “L’Ambiente Naturale” pagine n 1
  • COPIATE da Enea 1999 pagine n 4
  • COPIATE da I Processi di desertificazione pagine n 1
  • COPIATE da Istituto Veneto Tesi di Laurea pagine n 2
  • COPIATE da Piano Provinciale Tutela Qualità aria Prov Autonoma Trento pagine n 1
  • COPIATE da AMIA V Relazione pagine n 9
  • COPIATE da APAT Biomonitoraggio 2005 pagine n 2
  • COPIATE da Linee Guida Comprensorio del Mela pagine n 3
  • COPIATE da ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pagine n 15
  • COPIATE da AMIA 3-4-5- Relazione pagine n 1
  • COPIATE da D.M. 261/02 Normativa pagine n 4
  • COPIATE da Genchi Cammarata pagine n 11
  • COPIATE da Piano Direttore Assessorato Turismo Trasporti Sicilia pagine n 3
A cura del Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine
 

   

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/
 
 
 
 
PIANO REGIONE SICILIA DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE ADOTTATO CON D.A. N 176/GAB DEL 9 AGOSTO 2007
 
 
Il Piano oltre a rappresentare un collage di capitoli, paragrafi ….. integralmente trascritti da pubblicazioni di altri Enti ed Amministrazioni, riproduce delle “inverosimili” SIMILITUDINI SOMIGLIANZE COPIATURE REFUSI ERRORI …….con l’omologo piano:
 
 
IL “PIANO DELLA REGIONE VENETO PER LA TUTELA E IL RISANAMENTO DELL’ARIA” (delibera 452 15 febbraio 2000) ADOTTATO CON DELIBERAZIONE N 57 DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO L’11.11.2004 che nell’APRILE 2006 LA COMMISSIONE AUROPEA BOCCIA
 
 
La distribuzione delle pagine del Piano Aria Regione Sicilia Copiato con il relativo numero di pagine oltre al Piano Veneto dalle oltre 20 fonti da cui si è “ricopiato”
 
 
Capitolo 1:
11 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto 16 Pagine. Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 16 (riportate nel fascicolo da pagina 8 a pagina 16 e da pag 22 a pagina 28) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 8
 
 
Capitolo 2:
34 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 15 (riportate nel fascicolo pagine 5-6-8-10-16-17-18-21-43-53 e da pag 55 a pagina 59) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19
 
 
Capitolo 3:
30 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 10 (riportate nel fascicolo pagine 4-6-9-12-38 e da pag 46 a pag 9 e pag 56) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19
 
 
Capitolo 4-5-6-7-8-9-10-bibliografia glossario:
36 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 27 (riportate nel fascicolo da pag 24 a pag 36 da pag 40 a pag 43 pagine 46 e 47- pagine 51-56-57-58 e da pagina 63 a pagina 66) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 24
 
 
RIEPILOGO DEL NUMERO DI PAGINE COPIATE:
 
131 paginedel Piano Aria Veneto ricopiate nel Piano Aria Regione Sicilia composto di 241 pagine Pagine intere copiate dal Piano Veneto in N° 68 Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 70
 
 
 
 
 
 
 

COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO

 

 

 

 
 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO

 

 

 

 
 

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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 23:29


Audizione dell'Assessore regionale per il territorio e per l'ambiente e del direttore generale dell'ARPA Sicilia in relazione al piano regionale di risanamento della qualità dell'aria
.


Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio

 
  PALERMO 26.09.2013 
 
La seduta inizia alle ore 11.00.
 
Il  PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e riferisce  che sul  tema  relativo al piano regionale di risanamento  della qualità dell'aria sono state intraprese numerose attività  e  auspica  che si raggiungano dei risultati, vista la presenza dell'Assessore per il territorio e per l'ambiente.
 
            L'onorevole  CIRONE  ricorda  gli  atti  ispettivi  che   ha presentato   e  la  risoluzione  approvata  in  Commissione.  Dichiara  che  si  tratta  di un  tema  molto  delicato  che coinvolge  interessi  sensibili, quale la  salute.  Rammenta  dell'incontro che la Commissione ha tenuto presso il  comune di   Melilli   e  la  grave  situazione  che  interessa   la popolazione  della  provincia  di  Siracusa,  che  attendono risposte  concrete e risolutive avverso i fattori inquinanti  causati dall'industrializzazione.
 
            L'onorevole  SORBELLO, in relazione alla zona  di  Siracusa, considera  prioritari  due  obiettivi:  da  una   parte   la necessità  della rivisitazione dell'autorizzazione integrata  ambientale  e  dall'altra la opportunità di programmare  una  nuova  collocazione delle centraline, in grado di monitorare costantemente  gli  agenti inquinanti. Nonostante  consideri apprezzabile  l'attività svolta da parte della Provincia  di  Siracusa  e  dall'ARPA, allo stato attuale,  un'area  di  10  chilometri è interessata da emissioni di sostanze  altamente  pericolose   provenienti  dalle  industrie  che   sono   ivi  insediate.
 
            Il dott. LICATA di BAUCINA, dirigente generale ARPA Sicilia, rinvia  alle dichiarazione già espresse nella seduta  n.  56  dell'11   luglio   scorso  circa  il  piano   regionale   di  risanamento della qualità dell'aria, ricordando  che  l'ARPA  ha stipulato con l'assessorato del territorio un protocollo per  fornire  i dati utili per l'adeguamento  del  piano  al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Sulla  problematica riguardante la zona di Siracusa comunica che ha trasmesso al Ministero dell'ambiente una nota con  la quale viene chiesta una rivisitazione dell'AIA nella zona de qua.  Tuttavia, non essendo organo competente  ad  inoltrare tale   istanza   è   stata  trasmessa  all'assessorato   del  territorio affinchè provvedano.
 
            Il  sig.  GENCHI, CGIL, osserva che sei anni fa  Legambiente denunciava  che  il piano regionale sulla qualità  dell'aria era  il  prodotto  di  un copiato dal piano  della  Regione Veneto. Nonostante una particolare attenzione mediatica, non è  susseguito  alcun intervento. Infatti, il piano  contiene dei  riferimenti  che  non  risultano  compatibili  con   il territorio  siciliano,  anzi, vi  sono  rinvii  a  territori pianeggianti e percorsi che appartengono alla realtà veneta. E  sebbene sia stata chiesta più volte la revoca del  piano, ancora  oggi  sul  sito dell'assessorato del  territorio  si trova   pubblicato  il  suddetto  piano  con   delle   lievi modifiche.
Sulle  aree  ad  elevato rischio ambientale, come  Siracusa, erano  state  stanziate  ingenti somme  per  il  risanamento dell'aria, di cui non si è visto alcun beneficio. Stigmatizza,  inoltre,  i contenuti della  recente  AIA  sul petrolchimico di Siracusa, che opera dei rinvii in un'ottica di prospettive future.
 
            La sig.ra LO BELLO, Assessore regionale per il territorio  e l'ambiente,   esprime  compiacimento   per   le   iniziative intraprese  sull'argomento  in  merito  al  quale  ha   dato  risposta  alle  interrogazioni presentate.  Ammette  che  il piano in questione è stato frutto di una riproduzione di  un piano  di  altre  regioni,  ma  assicura  che  i  dati   ivi contenuti sono della Regione siciliana. E su tali dati si  è provveduto a dare attuazione mediante l'adozione di  decreti assessoriali.   Sostiene   che   il   ritiro    del    piano comporterebbe  una  lacuna  e  che,  pertanto,  sarebbe  più opportuno  procedere  ad  un  aggiornamento  dello   stesso. Informa che ha avviato dei tavoli su tale tema, affinchè  la  Regione si adegui alle direttive del decreto legislativo  n. 155 del 2010.  Assicura  che un'attenzione particolare è dedicata  all'aria di   Siracusa.  A  tal  proposito  informa  di  un  prossimo incontro    presso   il   Ministero   dell'ambiente    sulla rivisitazione dell'AIA di cui ha parlato il dott. LICATA  di BAUCINA  e  sulla rete di monitoraggio dati che deve  essere attivata nella Regione.  Deposita   una   relazione   redatta   dai   propri   uffici  sull'argomento datata il 22 marzo scorso.
 
            L'onorevole  SORBELLO  chiede che prima  di  procedere  alla rivisitazione  dell'AIA vengano coinvolti  gli  enti  locali della zona interessata.
 
            Il  dott. CAPILLI, dirigente dell'Assessorato del territorio e dell'ambiente, riconosce che il piano sia stato copiato da altre  regioni,  ma è operativo da sei anni ed  ha  prodotto  anche effetti, contenuti in alcuni decreti assessoriali.
 
            Il   sig.  CIAMPOLILLO,  Comitato  Cittadino  Isola  Pulita,rappresenta  che  il  piano attualmente ancora  vigente  non contiene   alcun   riferimento  alle  zone  interessate   da cementifici.  Chiede come l'Italcementi presso  Isola  delle Femmine  abbia  ottenuto l'AIA se tali  zone  non  risultano  presenti nel piano.
 
            Il  PRESIDENTE  chiede  chiarimenti in  merito  al  rilascio dell'AIA  al  citato  cementificio,  senza  il  presupposto, ovvero la previsione all'interno del piano regionale
 
            Il  dott.  CAPILLI  riconosce  che  il  piano  non  contiene alcunché sui cementifici, si limita a prevedere l'inventario  regionale delle emissioni.
 
            La  dott.ssa NICOTRA, esperta in materia ambientale,  elenca una  serie di sostanze inquinanti che risultano presenti  in tutta  la  zona  di  Siracusa.  Riferisce  che  le  sostanze rilevate sono altamente pericolose per la salute umana e  il decreto  legislativo n. 155 non le elenca  tutte.  Pertanto, propone  che  la  Regione  si faccia  carico  di  aggiungere all'elenco nazionale tali sostanze mediante un atto proprio. Tra  queste  ricorda le emissioni di PM10 provenienti  dalle torce del petrolchimico che sono continuamente accese  e  le emissioni  provenienti  dai camini. Dichiara,  inoltre,  che nella  zona sono presenti inceneritori i cui controlli  sono deferiti alle stesse società titolari dell'impianto. Ritiene che  i  controlli  debbano  essere  compiuti  da  un  organo esterno, quale potrebbe essere l'ARPA.
 
            Il  PRESIDENTE  condivide la proposta di  adottare  un  atto regionale,  trattandosi  di  materia  che  operando  in  via restrittiva  nel  rispetto  dell'ambiente  e  della   salute  rientra tra le competenze regionali.
 
            L'onorevole   CIRONE  ritiene  che  la  soluzione   sia   da     individuare  nell'adozione  di  un  decreto  assessoriale    riferisce  di  un  lavoro di monitoraggio  di  sostanze  non soggette a controllo da parte della prefettura.
 
            Il  sig. GENCHI rappresenta le anomalie delle torce che sono  sempre  accese, sostenendo che servono non come  segnale  di mal  funzionamento,  bensì  per  bruciare  alcune  sostanze.
            Avverte  sulla  necessità  di intervenire a disciplinare  le   bolle  di raffineria, su cui riferisce di avere redatto  nel 2006,  quando  prestava  servizio presso  l'assessorato  del territorio,  una  relazione che contiene proposte  normative sulla materia.
 
            Il  sig.  LA ROSA, CGIL, suggerisce all'Assessore di avviare  una consultazione con i rappresentanti di tutte le categorie  prima di redigere un nuovo piano sulla qualità dell'aria.  E aggiunge che tale piano deve essere coordinato con gli altri piani regionali, quale ad esempio quello dell'energia.
 
            Il  Prof.  LOMBARDO,  Università  di  Palermo,  contesta  le modalità  di  redazione del piano, non  essendo  sufficiente  inserire  dei dati di una regione in un contesto di un'altra regione.
 
            Il  PRESIDENTE condivide il suggerimento di creare una  rete    di coordinamento tra tutti i piani regionali.
 
            L'Assessore LO BELLO chiarisce che gli effetti citati che il  piano    ha    finora   prodotto   sono   effetti   relativi  all'organizzazione  amministrativa.  Ritiene  meritorio   il contributo  che la Commissione sta offrendo  con  la  seduta odierna. Si impegna ad organizzare un incontro con le  parti presenti   successivo   al   confronto   con   gli    organi   ministeriali.
 
            Il  sig. CIAMPOLILLO ribadisce l'opportunità di revocare  il  piano attualmente pubblicato sul sito dell'assessorato.
 
http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=1
 
Ambiente, verso un nuovo piano della qualità dell’aria  
 

PALERMO – Il governo regionale sta lavorando ad un nuovo Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria. Lo ha detto ieri, 26 settembre, in Commissione Ambiente all’Ars, l’assessore al ramo Mariella Lo Bello che ha anche accolto la richiesta di associazioni e della commissione Ambiente di “rendere più cogenti” i controlli sull’inquinamento dell’aria in Sicilia. «Lo faremo attraverso un testo di legge anzi, se possibile, con decreto assessoriale», ha detto Lo Bello. Al centro delle preoccupazioni della Commissione, Cgil e associazioni ambientaliste, situazioni come quella dell’area industriale di Siracusa con 10 km di impianti industriali e alcuni inquinanti che, dice Trizzino “non sono neppure contemplati nei decreti legislativi nazionali che regolano la materia. E’ per questo che abbiamo chiesto un intervento legislativo aggiuntivo che migliori e perfezioni la lotta all’inquinamento dell’aria sull’isola”. Sotto i riflettori anche l’operato dell’Arpa. «Ci sono situazioni paradossali– dice il presidente della Commissione, Gianpiero Trizzino – A Gela, ad esempio, dove sono presenti 48 camini industriali, per i controlli c’è un solo tecnico dell’Agenzia».

Un capitolo spinoso, quello dell’inquinamento dell’aria in Sicilia. Non solo per lo scandalo del Piano regionale di risanamento finito nel mirino anche della Procura perché si scoprì – era il 2007, l’assessore era allora Rosanna Inerlandi e il dirigente responsabile, Salvatore Anzà –che il piano era un “copia incolla” di quello del Veneto, ma perché dopo il Piano di risanamento e soprattutto con norme più stringenti rispetto alle emissioni inquinanti, molte aziende potrebbero essere chiamate a un adeguamento degli impianti.

Ma quali sono i tempi del nuovo Piano regionale? «Lo Bello – dice Trizzino –ha riferito alla Commissione che la programmazione generale è già all’esame del Ministero. E che, una volta avuto l’ok da Roma, il governo riunirà il Tavolo tecnico per stilare il Piano definitivo”. Di fatto dal 2007 ad oggi, da quando cioé Legambiente svelò in una conferenza stampa che il Piano della Regione siciliana altro non era che la fotocopia di quello della Regione Veneto (risalente al 2000 e, bocciato dalla Commissione Europea), l’isola è rimasta senza un vero strumento di programmazione e pianificazione per il risanamento dell’aria. Per questo, lo scorso aprile i deputati del M5S avevano presentato all’Ars una interpellanza al presidente della Regione, Rosario Crocetta. E il Gup di Palermo rinviato a giudizio, ad aprile, i presidenti Cuffaro e Lombardo insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente. A scandalizzare l’opinione pubblica del Piano fotocopia fu il fatto che tra le parti copiate ce n’erano alcune che generavano, come si legge nell’interpellanza dei Cinque Stelle “inedite comunanze climatiche tra il Veneto e la Sicilia: tipo il sistema aerologico padano della Regione Sicilia o la limitazione dell’utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima».

 
http://www.ilmattinodisicilia.it/ambiente-verso-nuovo-piano-della-qualita-dellaria/#sthash.bAme1uee.dpuf
 
 
Audizione dell'Assessore regionale per il territorio e per l'ambiente e del direttore generale dell'ARPA Sicilia in relazione al piano regionale di risanamento della qualità dell'aria.
 
PALERMO 11.07.2013 
 
La seduta inizia alle ore 10.45.
 
Il  PRESIDENTE  dichiara aperta la seduta e ricorda  che  sulla materia    il    Movimento   cinque   stelle   ha    presentato un’interrogazione,  che  sebbene  siano  passati  mesi  non  ha ricevuto ancora alcuna risposta.
 
L’onorevole CIACCIO, richiedente dell’odierna audizione, rileva che  il  piano  regionale della tutela dell’aria approvato  nel 2007  è  stato copiato dal piano del Veneto, così da  contenere dei  riferimenti espliciti ad aspetti territoriali  del  bacino padano.  Nel  ricordare  l’attività ispettiva  svolta  su  tale materia, prende atto dell’assenza del governo.
 
Il dott. GENCHI, CGIL, osserva che in seguito all’intervento di Legambiente  successivo  alla  pubblicazione  del  piano  si  è ottenuta  un’attenzione mediatica, alla quale non è  susseguito alcun  intervento. Infatti, il piano contiene  dei  riferimenti che  non  risultano  compatibili con il  territorio  siciliano, anzi,  vi  sono rinvii a territori pianeggianti e percorsi  che appartengono  alla  realtà  veneta.  Aggiunge  che  la   stessa bibliografia è stata copiata. E sebbene sia stata  chiesta  più volte   la   revoca   del   piano,   ancora   oggi   sul   sito dell’assessorato del territorio si trova pubblicato il suddetto piano.  Risulta imbarazzante che non si sia ancora  provveduto. Chiede  quale destinazione abbiano avuto i fondi stanziati  per il  risanamento dell’aria per le aree a rischio,  come  Gela  e Siracusa.
 
Il  PRESIDENTE sulla destinazione dei citati fondi comunica che si è attivato per conoscere come siano stati utilizzati.
 
L’onorevole  FAZIO  considera  grave  che  non  si  sia  ancora provveduto e che nessuno sia stato dichiarato responsabile.  Si tratta  di  una questione che merita di essere affrontata  alla presenza   dell’Assessore,  e  propone  di  rinviare   ad   una successiva seduta.
 
L’onorevole  VINCIULLO stigmatizza sull’assenza  dell’Assessore su un argomento così delicato.
 
Il  PRESIDENTE  ricorda l’assenza dell’Assessore  nelle  ultime sedute tra cui la seduta di Gela e di Melilli.
 
La  dott.ssa  MARABITO,  Italia  Nostra,  rappresenta  come  la normativa  vigente  rispetto  alle  nuove  sostanze  si   possa considerare  obsoleta. Ritiene che nella  redazione  del  piano occorra prendere in considerazione gli effetti sulla salute.
 
Il  prof.  SOLARINO,  Decontaminazione Sicilia,  ripete  quanto affermato  dal dott. GENCHI e precisa che l’attuale sistema  di controllo è inefficace per effettuare i dovuti controlli.
 
Il  dott.  LA ROSA, CGIL, avverte sull’importanza che il  piano riveste   dal   punto   di   vista   della   programmazione   e pianificazione.
 
Il  dott.  LICATA di BAUCINA,  dirigente generale ARPA Sicilia, precisa  che  solo  di  recente l’ARPA è  stata  investita  del compito di fornire dati per la rete di monitoraggio ambientale.
Inoltre,  riferisce che l’ARPA gestisce solo dodici centraline, le altre 28 sono gestite da comuni e province.
 
Il   sig.   CIAMPOLILLO,  Comitato  Cittadino   Isola   Pulita, rappresenta  che  il  piano  attualmente  ancora  vigente   non contiene   alcun   riferimento   alle   zone   interessate   da cementifici. Chiede, pertanto, che tali zone come  Isola  delle Femmine vengano attenzionate, in considerazione dei gravi danni alla salute che vengono rilevati.
 
Il  PRESIDENTE vista la delicatezza della questione propone  di riconvocare un’altra seduta col medesimo ordine del giorno.
 
Non  avendo alcun altro chiesto di parlare,  dichiara  conclusa la seduta.
 
 
La seduta è tolta alle ore 11.20.

PRESENTI ALL’AUDIZIONE:

Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE)

trzgpr@gmail.com gtrizzino@ars.sicilia.it


Ferrandelli Fabrizio (PD). fferrandelli@ars.sicilia.it
Fazio Girolamo (MISTO). gfazio@ars.sicilia,it
Turano Girolamo (UDC Unione Di Centro) gturano@ars.sicilia.it

Vinciullo Vincenzo (PDL-VERSO IL PPE). vvinciullo@ars.sicilia.it
Ciaccio Giorgio (MOVIMENTO 5 STELLE) ciacciogiorgio@gmail.com ciacciogiorgio@gmail.com

v.palmeri@ars.sicilia.it

Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia flicata@arpa.sicilia.it
Sig. CIAMPOLILLO Giuseppe Comitato Cittadino Isola Pulita isolapulita@gmail.com

Legambiente Comitato Regionale Siciliano regionale@legambientesicilia.it
Prof. LOMBARDO Alberto, Comunisti Sinistra Popolare alberto.lombardo@unipa.it
Sig. LA ROSA Alfio, CGIL a.larosa@cgilsicilia.it
Sig. GENCHI Gioacchino, CGIL gioacchino.genchi@gmail.com
Prof. SOLARINO Luigi, Decontaminazione Sicilia luigi.solarino@alice.it
DR. Giuseppe Pisani AugustAmbiente giuseppepisani@alice.it
Sig. MORABITO Ernesto, Italia Nostra
Sig. CIULLA Pietro, WWF pietro.ciulla@gmail.com

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA QUARTA COMMISSIONE
PIAZZA PARLAMENTO 1 AMBIENTE E TERRITORIO
90134 PALERMO

CONVOCAZIONE IN AUDIZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI DI CUI IN ELENCO

GIORNO 11 LUGLIO 2013 ALLE ORE 10

Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio

 
 
 
 
Audizione dell'Assessore regionale per il  territorio  e  per l'ambiente e del  direttore  generale  dell'ARPA  Sicilia  in relazione al piano regionale  di  risanamento  della  qualità dell'aria.

LA S.V. É INVIATA A PARTECIPARE ALLA RIUNIONE DELLA IV COMMISSIONE 'AMBIENTE E TERRITORIO', CONVOCATA GIOVEDI' 11 LUGLIO 2013, ALLE ORE 10.00


Sig.ra LO BELLO Maria, assessore regionale per il territorio e l'ambiente mariellalobello@libero.it
Dott. GULLO Gaetano, dirigente generale dipartimento regionale ambiente
Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
Sig. CIAMPOLILLO Giuseppe Comitato Cittadino Isola Pulita isolapulita@gmail.com
Legambiente Comitato Regionale Siciliano regionale@legambientesicilia.it , giu-messina@libero.it ,
Dott. FONTANA Domenico, Legambiente Sicilia mimmofontana@yahoo.it
Prof. LOMBARDO Alberto, Comunisti Sinistra Popolare alberto.lombardo@unipa.it
Sig. LA ROSA Alfio, CGIL a.larosa@cgilsicilia.it
Sig. GENCHI Gioacchino, CGIL gioacchino.genchi@gmail.com
Prof. SOLARINO Luigi, Decontaminazione Sicilia luigi.solarino@alice.it
Sig. CASELLA Mario, Decontaminazione Sicilia mariocasella@gmail.com
Sig.a BIANCO Alessandra, AugustAmbiente giuseppepisani@alice.it
Sig. JANNI Leandro, Italia Nostra leandrojanni@tiscali.it
Sig. PALMIERI Angelo, WWF palmieriangelo@libero.it palmieri.angelo@alice.it

http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2

Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

Al signor Presidente

della Regione Siciliana

on. Rosario Crocetta


Al signor Assessore Regionale

Del Territorio e dell’Ambiente

Dott.ssa Maria Lo Bello


Al signor Presidente

della IV commissione Ambiente e Territorio

dell’assemblea Regionale Siciliana

on. Giampiero Trizzino


e.p.c.

ai signori componenti

della IV commissione Ambiente e Territorio

dell’assemblea Regionale Siciliana


Oggetto: Richiesta convocazione in audizione sulle inadempienze riguardanti il “Piano Qualità dell’Aria Ambiente Regione Sicilia” approvato con D.A. 176/GAB del 9.8.2007

Con riferimento all'interpellanza parlamentare n. 40 trasmessa al governo il 6 maggio 2013 e, da ultimo, la richiesta di convocazione urgente della Commissione Ambiente della Regione Sicilia avanzata dall’on.le Giorgio Ciaccio il 17 giugno 2013, aventi come tema il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato con il D.A. n.176/Gab del 9 agosto 2007 dall’Assessore del Territorio e dell’Ambiente Rossana Interlandi e risultato frutto di una riproposizione copiata in più parti dall’omologo Piano della Regione Veneto ed altre fonti, le sottoscritte associazione ambientaliste con la presente avanzano formale richiesta di convocazione in audizione presso codesta Commissione Ambiente e Territorio della Regione Sicilia.

Detta richiesta fa seguito a vari inviti, solleciti e ad una diffida al Presidente della Regione Rosario Crocetta e all'Assessore del Territorio e dell'Ambiente Mariella Lo Bello, rimasti da molti mesi inspiegabilmente senza risposta nonostante la macroscopicità dei fatti evidenziati.

Certi di un favorevole riscontro si ringrazia anticipatamente per l'attenzione prestata e si resta in attesa di essere convocati per l'audizione.

Si allegano: Richiesta della Associazioni Ambientaliste

Richiesta di Legambiente e della C.G.I.L

Diffida delle Associazioni Ambientaliste

Interpellanza Parlamentare n 40

Richiesta on.le Giorgio Ciaccio

Si allegano: Richiesta della Associazioni Ambientaliste

Richiesta di Legambiente e della C.G.I.L

Diffida delle Associazioni Ambientaliste

Interpellanza Parlamentare n 40

Richiesta on.le Giorgio Ciaccio


FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Alessandra Bianco presidente di AugustAmbiente, 330975680

Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia, 095580138

Alessandro Leandro Janni presidente di Italia Nostra,

WWF Palermo,

Giuseppe Ciampolillo coordinatore di Comitato Cittadino Isola Pulita,

Firmato: Giuseppe Ciampolillo

Per comunicazioni: Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com 3331017981

Comitato Cittadino Isola Pulita Pino Ciampolillo < isolapulita@gmail.com>,

Legambiente Comitato Regionale Siciliano < regionale@legambientesicilia.it>,

Legambiente Fontana Mimmo <mimmofontana@yahoo.it>,

Professore Alberto Lombardo Comunisti Sinistra Popolare < alberto.lombardo@unipa.it>,

C.G.I.L. Alfio La Rosa < a.larosa@cgilsicilia.it>,

C.G.I.L. F.P. Gioacchino Genchi <gioacchino.genchi@gmail.com>,

Decontaminazione Sicilia Professore Luigi Solarino <luigi.solarino@alice.it>,

Decontaminazione Sicilia Mario Casella <mariocasella@gmail.com>,

AugustAmbiente Alessandra Bianco luigi.solarino@alice.it

Italia Nostra Leandro Janni <leandrojanni@tiscali.it>,

W.W.F. Palmieri Angelo <palermo@wwf.it>, <palmieri.angelo@alice.it>, <palmieriangelo@libero.it>,


INTERPELLANZA

(risposta scritta con urgenza)

N. -40 Chiarimenti sulle inadempienze riguardanti il Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria

6 maggio 2013 trasmissione al governo

15 aprile 2013 presentazione

24 aprile 2013 annuncio aula seduta 36

Con nota prot. n. 27896/INTERP.16 del 4  giugno  2013,  il  Presidente  della  Regione  ha   delegato   l'Assessore per il territorio e l'ambiente.

DESTINATARI:

Al Presidente della Regione, all'Assessore del territorio e dell'ambiente,

TESTO

Rilevato che

più di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;

gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;

la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;

l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione

a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate.

Considerato che

il c.d., Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;

detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;

a fine gennaio di quest’anno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria contiene “vistose copiature di un piano di un’altra regione” e si condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione l'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, poichè nell'esercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;

lo scorso 13 marzo il GUP del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria, gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, ed il processo si aprirà il prossimo 3 giugno.

si chiede di conoscere

- quali iniziative ritenga di voler adottare, ed in che tempi (dopo quasi 6 anni) per la revoca immediata del Piano copiato;

- come intende procedere per fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto godere nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi;

- per quali motivi il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della copiatura e quindi della non conformità, il tutto ancor più aggravato dall’intervenuta condanna penale a carico del responsabile della redazione della copiatura del Piano;

- per quali motivi sono rimaste senza risposta, a distanza di oltre 4 mesi, le richieste di ritiro del Piano inoltrate all’attuale assessore al territorio da parte di Legambiente e della CGIL, ulteriormente sollecitate, anche con formale diffida, dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra, WWF Palermo, disattendendo le norme sui procedimenti e sulla trasparenza amministrativa di cui alla L.R. 5/2011;

- se sono stati intrapresi provvedimenti nei confronti del dott. Salvatore Anzà a seguito della sua condanna e se il Governo intenda costituirsi parte civile nel processo contro gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, e gli ex assessori al territorio e ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, che si aprirà il 3 giugno prossimo presso il Tribunale di Palermo;

- quando intende adottare un vero Piano regionale di risanamento

della qualità dell’aria.

(Gli interpellante chiedono lo svolgimento con urgenza)

(15 Aprile 2013) Firmatari: Stefano Zito (M5S)
Cancelleri Giovanni Car
lo

Cappello Francesco

Ciaccio Giorgio

Ciancio Gianina

Ferreri Vanessa

Foti Angela

La Rocca Claudia

Mangiacavallo Matteo

Palmeri Valentina

Siragusa Salvatore

Trizzino Giampiero

Troisi Sergio Venturino Antonio

Zafarana Valentina

http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=3

Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta

Piazza Indipendenza 21

Fax 091 7075302 90129 Palermo fax inviato 19.2.13 h. 17,58 rac rr 1424411893871

All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia

Dott.sa Mariella Lo Bello

Via Ugo La Malfa 169

Fax 091 7077963 90146 Palermo fax inviato 19.2.13 h. 17,55 rac rr 90040130219004220 posta express

e p.c. IV Commissione Ambiente e Territorio

Assemblea Regionale Siciliana

Onle Giampiero Trizzino

Piazza Indipendenza 21

Fax 0917054564 inviato 19.2.13 h. 17,51 racc rr 14241189396

Anticipata via Fax

OGGETTO: ATTO D’INVITO E DIFFIDA A PROVVEDERE CON ISTANZA IN AUTOTUTELA ALLA REVOCA ED AL RITIRO DAL SITO WEB DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE DEL " PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA QUALITA' DELL'ARIA AMBIENTE"

Sig. Presidente, Sig. Assessore, on.le Presidente IV commissione

poichè ad oggi risulta senza seguito la richiesta inoltrata con R.R. il 21 e 22 gennaio 2013 alle SS.VV. da parte delle scriventi Associazioni e fin dal 24 dicembre 2012 da parte di Legambiente e della CGIL al fine del ritiro del “Piano regionale di coordinamento per la

tutela della qualità dell’aria ambiente” (2007) in quanto copiato quasi 6 anni fa da quello omologo della Regione Veneto e da vari documenti già editi da altri Enti, le scriventi Associazioni, anche alla luce della sentenza del Tribunale di Palermo (allegata alla presente) che ha condannato il dott. Salvatore Anzà del Dipartimento Ambiente alla pena di 1 anno e 8 mesi per la vicenda in questione, reiterano la richiesta e diffidano a volerle dare immediato adempimento, non da ultimo quale segnale di concreta applicazione dei principi di legalità e trasparenza di cui il Governo dichiara di farsi interprete.

n.b. n. raccomandate inviate il 31 gennaio 2013 142411891787- 1424411892562 ricevute entrambe il 31 gennaio 2013

FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente,

Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,

Asessandra Leandro Janni presidente di Italia Nostra,

WWF Palermo,

Giuseppe Ciampolillo coordinatore di Comitato Cittadino Isola Pulita,

Firmato: Giuseppe Ciampolillo

Per comunicazioni: Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com 3331017981

Si allega

  1. Sentenza di Condanna emessa in data 18 ottobre 2012 nei confronti del Dottor Anzà Salvatore Autore del Piano

Al Presidente della Regione

All’Assessore Regionale

del Territorio e dell’Ambiente

Sig. Presidente e Sig. Assessore,

il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegati).

Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.

Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.

Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?

Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.

E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.

Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.

Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.

A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.

Palermo,

Legambiente Sicilia CGIL Sicilia

Domenico Fontana Antonio Riolo

Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta

Piazza Indipendenza 21

Fax 091 7075302 90129 Palermo

All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia

Dott.sa Mariella Lo Bello

Via Ugo La Malfa 169

Fax 091 7077963 90146 Palermo

Anticipata via Fax

Sig. Presidente e Sig. Assessore,

il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegato).

Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.

Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.

Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?

Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.

E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.

Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.

Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.

A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.

E’ di queste giorni la notizia del Tribunale penale di Palermo Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010 che nell’udienza del 18 ottobre 2012, è stta emessa la sentenza n. 5455/2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore, parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana.

Il procedimento aperto in relazione alla denuncia di Legambiente per le note inviate dall’Anzà a vari enti, in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria. L’operato del dr. Anzà risulta a nostro parere di una gravità estrema in quanto dette note, sono state redatte su carta intestata dell'ARTA e firmate dall'Anzà nelle funzioni ufficiali di responsabile del Servizio 3 verso l'esterno in rappresentanza dello stesso ARTA.

FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente,

Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,

Asessandra Leandro Janni presidente di Italia Nostra,

WWF Palermo,

Giuseppe Ciampolillo coordinatore di Comitato Cittadino Isola Pulita,

Firmato: Giuseppe Ciampolillo

Per comunicazioni: Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com 3331017981

Si allegano:

  1. Piano Siciliano e Fonti copiate
  2. Guida lettura Piano

Raccomandata 142411891787 ricevuta 31 gennaio 2013 inviata da isola delle femmine 22 gennaio 2013

Raccomandata 90040130122003650 inviata da Isola delle Femmine il 22 gennaio 2013

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA di Isola delle Femmine

Piano Tutela Qualità Aria Ambiente della Regione Sicilia Decreto 176 9.8.2007 avente delle “similitudini” con il Piano del Veneto del 2000 bocciato dalla Commissione Europea, le “similitudini” sono rintracciabili su una miriadi di altre fonti.

Per approfondimenti vedasi:

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/

http://lapiazzaisolana.wordpress.com/

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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 23:27



Sentenza  n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana. E il procedimento aperto in relazione alla denuncia di Legambiente per le  note inviate dall’Anzà a vari enti, in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .

Scarica l'intera sentenza in pdf

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 1

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 2

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 3

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 4
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 5

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 6

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 7

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 8

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 9

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 10

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 11

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A  UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 12

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 13

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 14
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 15
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 16

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 17

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 18

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 19
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 20

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 21

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 22

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 23

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 24

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 25



Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
Fax 091 7075302 90129 Palermo
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
Fax 091 7077963 90146 Palermo 

Anticipata via Fax

Sig. Presidente e Sig. Assessore,
il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegato).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata     del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.
 E’ di queste giorni la notizia del Tribunale penale  di Palermo Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010  che  nell’udienza del 18 ottobre 2012, è stata emessa la sentenza n. 5455/2012,   di condanna   a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana.
L’operato del dr. Anzà  risulta  a nostro parere di una gravità estrema, in quanto dette  note sono state redatte su carta intestata dell'ARTA e firmate dall'Anzà nelle funzioni ufficiali di responsabile del Servizio 3 verso l'esterno in rappresentanza dello stesso ARTA.

FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni presidente di  Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:  Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allegano:
1.      Piano Siciliano e Fonti copiate
2.      Guida lettura Piano

 Raccomandata 142411891787 ricevuta 31 gennaio 2013 inviata da isola delle femmine 22 gennaio 2013
 Raccomandata  90040130122003650 inviata da Isola delle Femmine il 22 gennaio 2013 






                                                                     
Al Presidente della Regione
                                                                                                                          All’Assessore Regionale
                                                                                                                   del Territorio e dell’Ambiente


Sig. Presidente e Sig. Assessore,

il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegati).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata    
del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.

Palermo,

         Legambiente Sicilia                                                     CGIL Sicilia
          Domenico Fontana                                                     Antonio Riolo
                  


XVI Legislatura ARS
INTERROGAZIONE
(risposta scritta)

Al Signor Presidente della Regione


Iniziative finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute della popolazione dall’inquinamento atmosferico nella Regione Siciliana – Inadempienze circa la redazione del Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria ed aberrazioni in merito all’adozione da oltre 5 anni di un Piano copiato dall’omologo della Regione Veneto e da documenti editi da altre fonti


premesso che,
•   più di 5 anni fa, iI 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia, denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;

•  gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, dott. Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto (anno 2000), cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;

•  la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;

•  l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione;

•   a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate;   
e considerato che

•  il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato per giunta già bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

•         nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;

•         detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana  e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;

•   lo scorso mese di novembre si è appreso dagli organi di stampa che la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, degli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro;  

•  è di questi giorni la notizia che il Tribunale di Palermo ha emesso la sentenza n. 5455/2012 di condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti dell'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, il quale , nell'esercizio delle sue funzioni, aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti gravemente diffamatori e offensivi in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;

per sapere quali iniziative ritenga di adottare, ed in che tempi, al fine di

porre immediatamente termine, dopo oltre 5 anni e mezzo, con la revoca del Piano copiato, a questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione;

fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto impunemente godere a tutti i livelli nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi e di un sistema di connivenze tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione fare conoscere i motivi per i quali il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno dei vertici politici e burocratici che si sono succeduti negli anni sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della ben nota copiatura e quindi della macroscopica non conformità, tanto è vero che nessuno degli stessi vertici e degli uffici lo ha messo in atto;

adottare un vero Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria

 (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

PAGINA 24 DELLA SENTENZA 


















Condanna a un anno e otto mesi di reclusione, nei confronti di Anzà Salvatore, pena sospesa, ITALCEMENTI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE DECRETO 693 18 LUGLIO 2013 DIFFIDA RITIRO DECRETO E DENUNCIA AI CARABINIERI procedimento 126 1 2011 depositato il 16 maggio 2011 SU INQUINAMENTO ATMOSFERICO DECADENZA A.I.A. DECRETO 693 18 LUGLIO 2008 PER INOSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI PREVISTE NEL DECRETO STESSO
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