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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:42
Tangenti, ai domiciliari il presidente di Rfi Dario Lo Bosco. Trovato il libro mastro


Tangenti, ai domiciliari il presidente di Rfi Dario Lo Bosco. Trovato il libro mastro
 L'arresto del presidente Rfi, Dario Lo Bosco (Foto Mike Palazzotto) 

Inchiesta della squadra mobile di Palermo: sarebbero state pagate per evitare “intoppi” nello svolgimento di un appalto di 26 milioni di euro bandito dalla Regione Siciliana. Arrestati anche due dirigenti del Corpo Forestale. Altri quattro indagati, i magistrati: "Deprimente, metodi da racket del pizzo. Siamo solo all'inizio"

Concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. La squadra mobile di Palermo guidata da Rodolfo Ruperti ha scoperto un giro di mazzette attorno a un grande appalto del Corpo forestale della Regione. E questa mattina, all'alba, è scattato il blitz. I poliziotti hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare che era stata chiesta al gip dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Dino Petralia. Vanno agli arresti domiciliari il professore Dario Lo Bosco, presidente di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e due dirigenti del Corpo forestale, Salvatore Marranca (responsabile del Servizio tecnico) e Giuseppe Quattrocchi (a capo del Servizio speciale per la conservazione del suolo e dell'ambiente naturale).



Palermo, tangenti: in manette 3 alti funzionari pubblici

  

Al centro dell'indagine, le mazzette che sarebbero state pagate da un imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di un'impresa di costruzioni, strade e impianti eolici. Nelle scorse settimane, i poliziotti della Mobile l'avevano fermato all'aeroporto Falcone Borsellino, nella borsa aveva una cartella scritta al computer con una serie di nomi, cifre e date, erano i riferimenti alle mazzette pagate per costruire le torrette antincendio in mezza Sicilia. Fra quei nomi, riferimenti anche ad esponenti politici, su cui adesso si indaga. Grazie soprattutto alle dichiarazioni di Campione, che ha accettato di collaborare con gli investigatori. "Non è una indagine lampo. Abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti... " ha commentato il capo della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti.





Oltre alle tre persone finite oggi ai domiciliari per avere intascato mazzette per un appalto pubblico e per l'acquisto di un prototipo che avrebbe dovuto utilizzare Rfi, la procura ha iscritto nel registro degli indagati, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale della forestale, Giovanni Tesoriere, preside di ingegneria alla Kore di Enna, Libero Cannarozzi, ingegnere alla forestale, e Maria Grazia Butticè, compagna dall'imprenditore agrigentino Massimo Campione, che ha distribuito le mazzette ai funzionari pubblici. Per Tolomeo la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il gip li ha respinti.



Lo Bosco, docente universitario originario di Raffadali, è anche presidente dell'Azienda siciliana trasporti. Nei giorni scorsi, era stato chiamato in causa per questo caso, ma si era difeso. Nell'inchiesta della procura sarebbe coinvolto per un altro appalto finito all'attenzione degli investigatori. Secondo la ricostruzione dell'accusa, Lo Bosco avrebbe intascato mazzette per 58.650 euro. A Marranca vengono invece contestate tangenti per 149.500 euro, il dirigente avrebbe ottenuto anche l'assunzione della compagna, in una ditta di autolinee siciliane, e della figlia, in una ditta di impiantistica di Roma. Quattrocchi è' accusato di mazzette per 90 mila euro, fra le tangenti anche due condizionatori d'aria.



Lo Voi: "Tutto questo è deprimente". La corruzione "diventa sempre più pervasiva, ormai costituisce un fenomeno". E' l'allarme lanciato dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, durante la conferenza stampa. "Qualche giorno fa il procuratore di Roma ebbe a definire 'deprimente' la quotidianità della corruzione riscontrata in un diverso ambito - dice Lo Voi ai giornalisti - Credo che io possa oggi utilizzare quello stesso aggettivo per descrivere non una quotidianità, ma descrivere la pervasività del fenomeno corruttivo, che è un fenomeno grave perché mina la liceità e le legittimità delle attività economiche impedendo il corretto svolgimento dei procedimenti amministrativi, la libera concorrenza, danneggiando il mercato e il territorio dei suoi cittadini". Parlando della 'black list' sequestrata all'imprenditore Massimo Campione nei giorni scorsi, Lo Voi spiega: "Noi eravamo abituati a sequestrare i cosiddetti libri mastri degli estorsori, ora ci siamo trovati davanti a un diverso libro mastro, a metà tra libro mastro e 'lista delle spesà con nomi e cifre". "Dico che tutto questo è deprimente - aggiunge il procuratore - perché c'è quasi l'utilizzazione di quei metodi con riferimento non al pizzo ma alla corruzione che diventa sempre più pervasiva e che costituisce un fenomeno vero e proprio". "Politici? Al momento non sembrano coinvolti - conclude il magistrato - Oggi, l'obiettivo dell'attività corruttiva sembrano più gli alti dirigenti della burocrazia, che sorvegliano l'avanzamento dei lavori e tutte le pratiche".



Petralia: "Un perfetto libro mastro, siamo solo all'inizio". "Moltissimi indagati? Non confermo, diciamo che ce ne sono altri". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Dino Petralia, in conferenza stampa. "Stiamo approdando - ha aggiunto - a contesti ampi sui quali investigheremo. Non so se si può parlare della punta di un iceberg. La corruzione, per definizione, non è mai singola e specifica. Ma ci stiamo sempre più convincendo che la corruzione sia un fenomeno molto, ma molto più ampio di quello che si può immaginare. Non una grande associazione ma un grande fenomeno". "Un altro aspetto su cui ci siamo soffermati è la naturalezza delle tangenti: non si parla di una o due tangenti ma di un vero e proprio asservimento di una parte deviata del Corpo Forestale della regione che si metteva a disposizione dell'imprenditore. Chissà che tutte le vicende che affliggono il Corpo forestale non dipendano anche da queste vicende che tolgono capitali alle risorse pubbliche. Questo atteggiamento lo abbiamo notato anche nell'imprenditore Campione. Lo spunto per l'indagine è venuto nell'ambito di un'altra inchiesta più ampia. Abbiamo notato una confidenzialità estrema tra l'imprenditore e il direttore dei lavori, tra appaltatore e stazione appaltante, che andava ben oltre i rapporti fisiologici".



Il questore Longo: "Ci vogliono agenti sotto copertura". "Non è possibile che per l'imprenditore lavorare significa pagare una tangente, è squallido. Si offende l'economia, il mercato. E paghiamo tutti le conseguenze, a fronte di risultati che non sono i migliori. Questo fenomeno va combattuto perché poi la sofferenza va a carico dei cittadini, anche per quanto riguarda le opere pubbliche, perché poi alcune sono scadenti e penalizzano i servizi pubblici e la viabilita'". Lo ha detto il Questore di Palermo, Guido Longo. "Forse - ha aggiunto - sarebbe il caso di introdurre qualche novità normativa per rendere più efficace il contrasto a questo fenomeno. Magari può essere un'idea quella degli agenti sotto copertura".



Delrio e Fs: "Fiducia nei magistrati, Rfi estranea". "Siamo sempre fiduciosi nella Magistratura, vedremo cosa decideranno le indaginio". Questo il primo commento del ministro dei Trasporti Graziano Delrio. La misura cautelare applicata a Lo Bosco, ha aggiunto il ministro, "non è collegata con le attività in Rfi. Bisognerà attendere gli sviluppi e capire una serie di questioni". Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane "sta offrendo alla magistratura e agli inquirenti in la massima collaborazione per lo svolgimento dei necessari accertamenti". E' quanto si legge in una nota del Gruppo, che esprime "piena fiducia nell'attività della magistrati e al contempo auspica che il presidente Dario Lo Bosco possa dimostrare la propria estraneità ai fatti su cui sono in corso le indagini". Il Gruppo, inoltre, precisa che "le società di Massimo Campione non sono inserite nell'albo dei sistemi di qualificazione o in quello dei fornitori qualificati di RFI, attivo dal 2009. L'ultimo appalto vinto dalla Sistet risale al 2002".



Campione: "Sono consumato". "Sugnu cunsumato", sono rovinato. Così l'imprenditore agrigentino Massimo Campione commentava, non sapendo delle microspie in auto, gli accertamenti della polizia che l'aveva fermato in aeroporto. Nella borsa gli agenti hanno trovato un libro mastro con l'indicazione delle mazzette pagate a tre funzionari pubblici oggi arrestati. Il particolare è emerso durante la conferenza stampa.



Crocetta: "Via Lo Bosco da Ast". Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, dopo aver appreso degli arresti per tangenti, ha dato mandato alla Regione, in qualità di socio, di chiedere la convocazione dell'assemblea di Ast. Il governo vuol azzerare l'intero Cda.  Il governatore Crocetta segue la vicenda da Tunisi, dove è impegnato in una missione istituzionale. "L'azzeramento del Cda - dice all'Ansa il governatore - è necessario, tra l'altro Lo Bosco era in scadenza di mandato. Nel giro di pochi giorni saranno ricostituiti gli organismi". "Non appena riceveremo le comunicazioni dalla Procura - conclude Crocetta -provvederemo immediatamente a sospendere i due funzionari del Corpo forestale arrestati per tangenti e valuteremo, leggi alla mano, se ci saranno le condizioni per il licenziamento".


Don Ciotti: "Smarrimento e amarezza". E' un senso di "smarrimento  amarezza" quello che Don Ciotti ha detto di aver provato di fronte alla nuova inchiesta di Palermo. "Sarà la magistratura a consegnarci la verità, ma dai segnali che si hanno - ha aggiunto - provo inquietudine. Però mi stupisce chi si stupisce perché le ambiguità nei meccanismi del sistema erano visibili. A parole - ha concluso - ci stupiamo tutti, però sul piano dell'impegno pratico si fa fatica".



La “black-list” che ha portato all'arresto del presidente di Ferrovie 


Il ritrovamento del “libro mastro” delle mazzette dell'imprenditore Campione al centro dell'inchiesta. Il procuratore Lo Voi: «Obiettivo dell'attività corruttiva sono gli alti dirigenti della burocrazia, che sorvegliano l'avanzamento dei lavori e tutte le pratiche»

26 milioni di euro per l’ammodernamento della rete di comunicazione della Forestale, la “dorsale digitale”. Questo appalto è la chiave di volta che ha portato gli investigatori della Mobile e i pm di Palermo a mettere nel mirino Dario Lo Bosco, presidente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Nomi e vicende apparentemente slegati, ma accomunate dalla presenza nella “black list” (che da anche il nome all’operazione) delle presunte mazzette dell’imprenditore agrigentino Massimo Campione. L’inchiesta ha portato a tre arresti (domiciliari) nei confronti di altrettanti indagati, tra cui lo stesso Lo Bosco. gli altri due sono i funzionari del Corpo forestale Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi. Rfi entra nel libro per alcune mazzette elargite per piazzare sensori in grado di seguire la corsa dei treni. Da qui l’arresto di Lo Bosco, docente universitario, presidente di Rfi e di Ast, l’Azienda siciliana trasporti della Regione, e tra i rappresentanti di una antimafia “industriale” che negli ultimi tempi è finita più di una volta sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. La procura gli contesta il reato di concussione e di aver intascato una mazzetta da 58 mila euro legata ai sensori.Nell’inchiesta coordinata dal capo della procura palermitana Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Dino Petralia il proprietario del cosiddetto “libro mastro”, l’imprenditore agrigentino Mario Campione è personaggio centrale. Campione è titolare della Sistet, azienda che fa parte dell’universo fondato dal padre, Giuseppe Campione, nel 1947 e poi lasciato in eredità ai cinque figli. La Sistet non è una azienda banale: è attiva nel campo delle energie rinnovabili, nelle telecomunicazioni, nel telecontrollo, nella sorveglianza e sicurezza. Una gamma di servizi che la Sister fornisce oltre che a Rete Ferroviaria Italiana anche a enti come Banca d’Italia,Autostrade Spa, lo stesso Ministero dell’Interno, oltre a una serie di istituzioni locali siciliane come i comuni di Agrigento, Palermo e Messina e Regione Sicilia. La “black list” delle tangenti in cui sono finiti anche due agenti del Corpo Forestale, oggi agli arresti dopo aver ricevuto mazzette per un totale di circa 250 mila euro nell’ambito dell’appalto per l’ammodernamento delle torrette di radiocomunicazione del Corpo stesso, è stata sequestrata una decina di giorni fa: Campione era stato fermato all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo e lì, trovato in possesso proprio della “black list” con cifre, nomi e date delle mazzette. Campione ha accettato di collaborare con gli inquirenti e l’inchiesta è dunque arrivata a una svolta.

«Non è un'indagine lampo, abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti»
Rodolfo Ruperti, capo della Squadra Mobile di Palermo 
«Noi - ha detto questa mattina il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi - eravamo abituati a sequestrare i cosiddetti libri mastri degli estorsori, ora ci siamo trovati davanti a un diverso libro mastro, a metà tra libro mastro e la lista della spesa con nomi e cifre. Tutto questo - chiosa il capo della procura di Palermo - è deprimente perché c'è quasi l'utilizzazione di quei metodi con riferimento non al pizzo ma alla corruzione che diventa sempre più pervasiva e che costituisce un fenomeno vero e proprio». Al momento le indagini proseguono: questa mattina il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti è stato chiaro, «Non è un'indagine lampo, abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti». Vista l’entità dei clienti che si avvalgono delle società di Campione non è escluso che nelle prossime settimane altri funzionari pubblici possano entrare nelle indagini. Nel frattempo sono in corso perquisizioni anche nella sede romana di Rfi. Dunque l’inchiesta prosegue e tra Palermo e Roma qualcuno si preoccupa. Oltre ai tre finiti oggi ai domiciliari sono stati iscritti nel registro degli indagati l’ex dirigente generale della Forestale Pietro Tolomeo, Giovanni tesoriere, preside della facoltà di ingegneria all’Università di Enna, l’ingegnere della Forestale Libero Cannarozzi e la compagna di Campione, Maria Grazie Butticè.
«Politici al momento non sembrano coinvolti» ha fatto sapere Lo Voi in mattinata. «Oggi - ha concluso - l'obiettivo dell'attività corruttiva sembrano più gli alti dirigenti della burocrazia, che sorvegliano l'avanzamento dei lavori e tutte le pratiche».   Francesco Lo Voi, procuratore capo di Palermo
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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:39
Appalti e mazzette, arrestato Lo Bosco  Perquisizioni a tappeto, altri indagati eccellenti

Giovedì 29 Ottobre 2015 - 07:13  

di Riccardo Lo Verso



L'inchiesta della Procura di Palermo coinvolge anche due dirigenti del Corpo forestale (nella foto all'interno). I poliziotti hanno in mano il libro mastro con i nomi di politici e le tangenti pagate. Sono piombati a casa di personalità che "ricoprono incarichi pubblici". Tutto parte dalla confessione dell'imprenditore agrigentino Massimo Campione. Crocetta: "Azzerare tutto il cda dell'Ast"Il pm Petralia: "Così funzionava il sistema" guarda il video


, Cronaca
Salvatore Marranca, Dario Lo Bosco e Giuseppe Quattrocchi
PALERMO - Arresti eccellenti in Sicilia. Ai domiciliari finiscono tre funzionari pubblici: Dario Lo Bosco, presidente di Rfi, Rete ferroviaria italiana, nonché presidente dell'Ast ed ex commissario della Camera di commercio di Catania; Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi, entrambi dirigenti del Corpo forestale. Sono indagati per concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. Secondo l'accusa, Quattrocchi e Marranca avrebbero incassato tangenti rispettivamente per 149 mila e 90 mila euro. Ammonta invece a poco più di 58 mila euro il prezzo della presunta corruzione del presidente di Rfi. 

Il blitz potrebbe essere l'inizio di un terremoto nella pubblica amministrazione siciliana.Sono in corso, infatti, decine di perquisizioni e sequestri negli uffici del Corpo forestale della Regione siciliana nella sede di Rete ferroviaria italiana a Roma, ma anche negli uffici palermitani dell'Ast, l'Azienda siciliana dei trasporti. Perquisizioni anche a casa di numerosi altri indagati. Alcuni di loro, dicono gli investigatori, "ricoprono importanti cariche pubbliche". Chiaro segno di un'inchiesta destinata ad allargarsi a macchia d'olio.

I poliziotti hanno in mano una lista che fa tremare la Sicilia. Ci sarebbero anche i nomi di politici e le tangenti pagate. Perché è un grosso giro di mazzette che avrebbero scoperto gli uomini guidati dal capo della Mobile, Rodolfo Ruperti, e dal dirigente del sezione Reati contro la pubblica amministrazione, Silvia Como. L'inchiesta è partita dall'appalto da 26 milioni di euro aggiudicato per ammodernare la comunicazione della Forestale. La cosiddetta "Dorsale digitale". E qui sarebbero entrati in gioco i due dirigenti.

Nelle scorse settimane gli agenti, coordinati dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudio Camilleri, avevano fermato in aeroporto l'imprenditore agrigentino Massimo Campione, titolare di un'impresa di costruzioni, strade e impianti eolici. Nella borsa aveva una cartella scritta al computer con una serie di nomi, cifre e date. Secondo gli inquirenti, si tratterebbe della lista delle mazzette pagate dalla sua impresa per aggiudicarsi l'appalto. Non a caso l'operazione è stata chiamata "Black List". Campione a quel punto ha subito deciso di mettersi a disposizione dell'Autorità giudiziaria. Assistito dagli avvocati Nino Caleca e Diego Guzzino, ha scelto di raccontare i segreti di un'economia malata.

Non è tutto, però. Perché l'inchiesta si è subito estesa, visto che Lo Bosco, docente universitario originario di Raffadali, non si è occupato di questo appalto, ma di un progetto che prevedeva di piazzare dei sensori per seguire la corsa dei treni.

Il governatore Crocetta segue la vicenda da Tunisi, dove è impegnato in una missione istituzionale. "L'azzeramento del Cda - dice all'Ansa il governatore - è necessario, tra l'altro Lo Bosco era in scadenza di mandato. Nel giro di pochi giorni saranno ricostituiti gli organismi. Non appena riceveremo le comunicazioni dalla Procura - aggiunge il governatore - provvederemo immediatamente a sospendere i due funzionari del Corpo forestale arrestati per tangenti e valuteremo, leggi alla mano, se ci saranno le condizioni per il licenziamento".

AGGIORNAMENTO: Nel registro degli indagati figurano anche i nomi di Giovanni Tesoriere, preside della facoltà di Ingegneria dell'università di Enna, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale della Forestale, Libero Cannarozzi, dipendente del corpo forestale, di Massimo Campione e della sua compagna Maria Grazia Butticé.



http://livesicilia.it/2015/10/29/appalti-e-mazzette-arresti-eccellenti-in-cella-il-presidente-di-rete-ferroviaria-italiana_679128/





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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 00:32
Sicilia: Renzi pensa di licenziare 24 mila forestali, ma si rischia una rivolta sociale 

Giulio Ambrosetti [28 Oct 2015 |


Si cerca di far passare per scansafatiche gli operai forestali della Sicilia. Dimenticando che sono il frutto di un accordo degli anni ’80 tra Dc, Pci, Psi e i sindacati. Il Centro Nord si prendeva la Cassa integrazione e il Sud (con molto meno della metà delle risorse impiegate nel Centro Nord) i forestali. Per la Sicilia un ‘Patto’ penalizzante, perché le giornate lavorative sono a carico della Regione (il resto lo paga l’INPS). Oggi tutti - PD in testa - dimenticano… 
Nella Sicilia che affonda si cominciano  già a contare i ‘morti & feriti’. C’è stato il primo ‘assaggio’ dei 24 mila operai della Forestale, che ieri a Palermo e a Enna hanno lasciato capire cosa sono pronti a fare per non farsi licenziare. La politica siciliana ha risposto annunciando di aver trovato 11 milioni di Euro (ma dove? erano nascosti in un cassetto?). Risposta debole, perché ammesso che questi soldi si rendano disponibili, servirebbero per pagare una decina di giorni di lavoro arretrati. Per completare i pagamenti dovrebbero arrivare i circa 90 milioni di Euro dal CIPE. Ma l’incognita è proprio questa. Vediamo il perché.
Di fatto, questi 90 milioni di Euro, o giù di lì, sono bloccati dal governo nazionale di Matteo Renzi. Perché? Su questo punto le scuole di pensiero si dividono. C’è chi sostiene che il capo del governo del nostro Paese ha sguinzagliato i suoi vice per rassicurare il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, dicendogli che l’esecutivo nazionale vuole che la legislatura, in Sicilia, vada avanti fino alla scadenza naturale, prevista per il 2018. Ma Renzi, si sa, è inaffidabile e bugiardo: al suo predecessore a Palazzo Chigi, Enrico Letta, diceva di stare sereno e poi l’ha sostituito. Diceva che mai e poi mai sarebbe andato al governo senza il voto degli italiani e presiede un governo legittimato da un Parlamento delegittimato dalla Corte Costituzionale che ha definito la legge elettorale Porcellum incostituzionale. Fregandosene del giudizio della Consulta, Renzi ha imposto una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ricalca il Porcelum, addirittura peggiorandolo. Ignorando il fatto che l’attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella, faceva parte della Corte Costituzionale quando quest’ultima, come già ricordato, ha ‘cassato’ il Porcellum, mettendolo in grande difficoltà.
Insomma, da un personaggio spregiudicato come Renzi c’è da aspettarsi di tutto. Non è da escludere, insomma, che capo del governo italiano, per sbarazzarsi di Crocetta, gli stia creando problemi con i forestali. Come già detto, gli 11 milioni di Euro basteranno per pagare appena 10 giornate lavorative. Bloccando al CIPE i circa 90 milioni di Euro, Renzi metterebbe nei ‘casini’ Crocetta che, nel giro di una settimana, verrebbe travolto dalla rivolta sociale, se è vero che i forestali hanno annunciato il blocco di tutte le vie di comunicazione della Sicilia. Tra l’altro, Renzi, licenziando i circa 24 mila forestali della Sicilia, non si tiene solo i soldi che ha rubato alla Regione siciliana, ma risparmia anche con l’INPS. Va ricordato, infatti, che la Regione paga solo le giornate lavorative dei 24 mila operai della Forestale. Nei mesi in cui non lavorano è proprio l’INPS a erogare un’indennità agli operai forestali.
C’è, poi, un’altra interpretazione. Renzi non avrebbe intenzione di mandare a casa il governo Crocetta. Per un motivo semplice: perché sa che, in Sicilia, in caso di elezioni anticipate il centrosinistra sarebbe perdente. Basta ‘respirare’ gli umori della rete per accorgersi che il PD siciliano, nell’immaginario di tantissimi abitanti dell’Isola, passa ormai per il partito che protegge Crocetta (un governatore che la stragrande maggioranza dei siciliani detesta). E, soprattutto, per un partito di ‘ascari’, ovvero una formazione politica che, invece di fare gli interessi dei siciliani, fa gli interessi del governo Renzi.
Dunque il capo del governo italiano non avrebbe alcuna intenzione di sciogliere in anticipo il Parlamento siciliano. In queste ore starebbe soltanto provando a licenziare i 24 mila forestali della Sicilia. Per non restituire i soldi che ha rubato dal Bilancio della Regione siciliana (con la connivenza di Crocetta, del PD e degli altri partiti ‘ascari’ del centrosinistra siciliano): soldi  che, per l’appunto, dovrebbero servire per finire di pagare le giornate lavorative di quest’anno agli operai della Forestale. E, soprattutto, per non pagarli a partire dal prossimo anno, con un doppio risparmio: soldi rubati al Bilancio della Regione e soldi risparmiati dall’INPS.
La partita non è facile. Non è detto, infatti, che i 24 mila operai della Forestale siciliana si facciano ‘ammazzare’ da Renzi. E più probabile che questi ultimi mettano a soqquadro la Sicilia, anche perché non sono tipi che si fanno impressionare da un eventuale intervento dei Prefetti siciliani al comando del Ministro degli Interni, Angelino Alfano. Insomma, gli operai della Forestale sono abituati a lottare, non sono come i simpatici ‘cacasotto’ dei Forconi che, appena avvistavano un Prefetto a 50 chilometri di distanza, se la davano a gambe…
Ribadiamo: la partita non è facile. Però se Renzi dovesse vincerla, licenziando i 24 mila forestali della Sicilia, poi avrebbe campo libero per licenziare gli altri 80 mila lavoratori più o meno precari sparsi tra Regione, Province e Comuni (questi ultimi sono circa 24 mila). Se Renzi dovesse vincere su tutta la linea, buttando in mezzo alla strada oltre 100 mila famiglie (in fondo è quello che chiede l’Unione Europea dell’Euro, delle banche e della finanza mafiosa), potrebbe procedere anche alla riduzione del numero dei Comuni siciliani, portandoli da oltre 390 a una cinquantina (non a caso lo stesso governo Renzi ha tagliato un sacco di risorse finanziarie ai Comuni: operazione che ha condotto con il governo Crocetta, che non ha erogato ancora un solo Euro dei 500 milioni di Euro del Fondo per le Autonomie locali 2015).
La sensazione netta, precisa è che, in queste ore, sia in corso un gioco della parti tra il governo Renzi, il governo Crocetta, i sindacati (Cgil, Cisl e Uil siciliane) il PD e il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Quest’ultimo, in quanto Ministro degli Interni, dovrebbe intervenire nel caso in cui i 24 mila operai della Forestale della Sicilia non si dovessero rassegnare al licenziamento.
Perché pensiamo questo? Perché in queste ore è in corso una manovra da parte della politica per confondere le carte, facendo passare i 24 mila operai della Forestale della Sicilia degli scansafatiche pagati da Roma. Tesi falsa, perché gli operai della Forestale siciliana li paga la Regione con i propri soldi: soldi che il governo Renzi, come già sottolineato, ha derubato alla stessa Regione siciliana.
In questi casi la disinformazione è importante. Ma è altrettanto importante la memoria storica. Chi scrive, quando il fenomeno dei forestali siciliani prendeva forma con numeri importanti, iniziava la propria attività di giornalista. Un anno centrale è stato il 1980, quando lo Stato italiano ha speso una barca di soldi per la ristrutturazione industriale della Fiat. I politici meridionali dell’epoca - e i sindacati, con in testa la Cgil - hanno chiesto e ottenuto una contropartita per il Sud. Una di queste contropartite (oltre ai fallimentari stabilimenti della Fiat nel Sud, dalla Campania alla Sicilia, costosi e inutili: tant’è vero che hanno chiuso i battenti dopo aver sprecato ‘vagonate’ di soldi, sempre nel nome della Fiat) sono stati i forestali. Che non erano altro che i braccianti agricoli, che nel Sud, in proporzione, erano molti di più che nel Centro Nord Italia. Questi braccianti agricoli sarebbero stati pagati per occuparsi dei boschi del Sud Italia, in collaborazione del Corpo Forestale, allora dello Stato.  
La Sicilia è stata in parte penalizzata dall’accordo sui forestali. Perché una quota del lavoro di questi braccianti agricoli (le giornate lavorative) è stata posta a carico del Bilancio regionale. Lo Stato avrebbe pagato le giornate non lavorative attraverso l’INPS. Quando viene siglato questo accordo erano - e scusate il gioco di parole - tutti d’accordo: Dc, Pci, Psi, Psdi, Cgil, Cisl e Uil. In disaccordo erano i repubblicani e i liberali che, insieme, in quegli anni, non arrivavano al 6 per cento dei voti. Tutti sapevano che si trattava non di lavoro produttivo, ma di Stato sociale: per la precisione, l’equivalente della Cassa integrazione del Centro Nord Italia.
Chi oggi contesta i forestali del Sud Italia dovrebbe, con coerenza, contestare anche la Cassa integrazione nel Centro Nord Italia. Invece Renzi e il PD - che sono profondamente antimeridionali (non dobbiamo dimenticare che il governo Renzi, con la manovra economica e finanziaria 2015, ha rubato al Sud 12 miliardi di Euro di fondi PAC con i quali ha finanziato il Jobs Act nel Centro Nord Italia: questi sono fatti!) - contestano solo i forestali del Sud e, segnatamente, quelli della Sicilia, da tre anni oggetto di denigrazione da parte di certe trasmissioni televisive costruite ad arte per disinformare, raccontando solo le ‘verità’ di convenienza.
Come finirà? Chi scrive si augura che i forestali siciliani facciano ingoiare il ‘rospo’ all’arroganza personificata chiamata Matteo Renzi e a qual partito di ascari chiamato PD siciliano.

p.s.
Ci stavamo dimenticando i sindacati: Cgil, Cisl e Uil. Sarebbe bene che i 24 mila operai della forestale strappino le stesse di queste tre organizzazioni sindacali. Sono state proprio queste tre organizzazioni sindacali che li hanno portati allo sbaraglio. Ma di questo ci occuperemo un’altra volta. 


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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:51
MONTEROSSO 2014 MOZIONE N. 286 RIMOZIONE SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIA GIUSEPPA PATRIZIA MONTEROSSO

MONTEROSSO 2014 MOZIONE N. 286 RIMOZIONE SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIA GIUSEPP...

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:50
MONTEROSSO GIUSEPPA PATRIZIA LA MOZIONE NON SI DISCUTE L'ARS SALVA LA MONTEROSSO RICORSI AL TAR CORTE DEI CONTI 1

MONTEROSSO GIUSEPPA PATRIZIA LA MOZIONE NON SI DISCUTE L'ARS SALVA LA MONTEROSSO RICORSI AL TAR CORTE...

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:48
MONTEROSSO 2015 MOZIONE MOVIMENTO 5 STELLE RIMOZIONE MONTEROSSO RESPINTA ODG_16_2015_09_23_273_P

MONTEROSSO 2015 MOZIONE MOVIMENTO 5 STELLE RIMOZIONE MONTEROSSO RESPINTA ODG_16_2015_09_23_273

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:47
Faraone attacca Crocetta: “Usa l’antimafia come manganello”



Faraone attacca Crocetta: “Usa l’antimafia come manganello”. Faraone Lo ha detto ieri alla Festa dell’Unità, intervistato da Emanuele Lauria, di Repubblica. “Legalità e antimafia sono state utilizzate come manganelli, in questi anni, dalla politica e da alcune organizzazioni. Sono valori, invece, che dovrebbero appartenere a tutti”. Alla Festa dell’Unità di Palermo Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione e unico siciliano del Pd nel governo nazionale, critica duramente “l’antimafia di governo” e torna ad attaccare Crocetta e, velatamente, la Confindustria di Montante: “Il centrosinistra la parola antimafia l’ha bruciata sul serio, in Sicilia e nel paese. Ha reso quella parola un’arma spuntata. Anzi, chi la usa oggi è quasi visto con sospetto. Eppure noi siamo stati protagonisti della legislazione contro la mafia, con La Torre abbiamo fatto della lotta per la legalità una ricchezza e siamo stati capaci di logorare da soli questi strumenti. E per questo – conclude Faraone – chi guida oggi la Regione Siciliana ha responsabilità”.
http://ilmattinodisicilia.it/14716-faraone-attacca-crocetta-usa-lantimafia-come-manganello/ La Sicilia che affonda: il fallimento del governo Crocetta in dieci punti

Aldo Penna


La burocrazia  regionale non è cambiata in meglio, semmai è peggiorata. Il PIL è sceso di 8 punti. Le energie alternative - l’eolico in testa - rimangono un’occasione perduta. La gestione dei beni culturali è disastrosa. L’agricoltura è allo sbando. La sanità siciliana è peggiorata sensibilmente. La viabilità è un disastro. L’informatizzazione della pubblica amministrazione un sogno
A due anni dalla scadenza della legislatura siciliana cosa si prepara per il dopo Crocetta? Svanita o almeno allontanata l’ipotesi di scioglimento anticipato (sarebbe stato il terzo), il Parlamento siciliano registra una bassissima produzione di buone leggi, nessuna visione per far compiere alla Sicilia i giusti passi che la allontanino dall’orlo del baratro, e una perseveranza sospetta a trasformare la mitologia del riscatto in passi di pura continuità.
Rosario crocetta rivoluzione
La 'Rivoluzione' di Crocetta annunciata nel 2012
Durante la campagna elettorale del 2012, combattuta con gli schieramenti divisi e ben cinque candidati alla Presidenza, il grido di battaglia era: rivoluzione. Tutti i concorrenti la promettevano e la debolezza delle liste a loro sostegno lasciava immaginare che chiunque avesse vinto avrebbe avuto possibilità enormi per ribaltare la pachidermica ‘macchina’ burocratica regionale e spingere sull’acceleratore dello sviluppo.
Vinse Crocetta e il suo programma prometteva speranza per la Sicilia. Le parole dopo tre anni sono lettera morta un vero decalogo del fallimento.
1) Non potranno più esistere gli stipendi da 500 mila euro l’anno che si sono visti diverse volte; lo stipendio dei dirigenti dovrà essere comparato a quello degli altri parlamenti regionali e agli standard europei.
Buoni propositi soffiati al vento. I burocrati regionali sono i più numerosi tra le Regioni italiane e della parametrazione delle retribuzioni alla media europea non esiste traccia. Crocetta non è stato un uomo di parola, eppure tutto si combinava perché mettesse in atto i propositi elettorali: la crisi economica, le parole d’ordine grilline, il bisogno di equità che a gran voce la gente continua a reclamare.
2) Non possiamo bloccare lo sviluppo a causa di lentezze burocratiche o talvolta di negligenze di qualche funzionario. Occorrerà creare sistemi di incentivi e penalizzazioni. Si ha diritto all’incentivo se si superano gli obiettivi così come occorre in qualche modo penalizzare coloro che non raggiungono gli obiettivi minimi. Insomma un sistema con logiche produttive
Forse inconsapevolmente, Crocetta aveva toccato uno dei tasti chiave del mancato decollo della programmazione regionale e della palude e sabbie mobili che caratterizzano la struttura dirigenziale. Ma non ha mosso un dito, non ha toccato nessun vero meccanismo responsabile della risibile produttività. Fino a quando il salario differenziale non sarà legato alle performance, ma considerato come la contingenza in busta paga l’energia creativa e la diligenza che si potrebbero reclamare ed estrarre dalla dirigenza regionale resteranno vana invocazione.
3) Confindustria sostiene che se si sbloccassero le richieste di autorizzazione che giacciono nei cassetti della Regione si incrementerebbe il PIL dell’8 per cento, immettendo in circolo denaro privato. Perciò va istituita una conferenza dei servizi permanente che esamini tutte le pratiche. Va costruita una cabina di regia sugli investimenti alle dipendenze della Presidenza della Regione per evitare il balletto di rinvii tra associazioni ed enti locali.
Il PIL della Sicilia ha avuto un movimento dell’8%, ma al ribasso e con un abbondante segno negativo. Crocetta ha inanellato tre anni consecutivi con il PIL in caduta libera e una distanza tra la Sicilia e la media italiana che si allarga sempre più. Un governatore di uno Stato americano ha rinunciato allo stipendio fino a quando il territorio da lui governato non avesse registrato una nuova crescita di ricchezza. Chissà se Crocetta è disposto a emularlo
Di buoni propositi è lastricata la via dell’inferno e i mattoni incastonati dal Presidente sono tanti e ingiustificati. Nessuno sblocco della spesa semmai altri ritardi sempre in carico a una burocrazia irresponsabile, non collaborativa, che se ne infischia della politica.
4) Il sole è la nostra ricchezza, ma la Sicilia merita uno zero in condotta per non aver saputo sfruttare questa risorsa come hanno fatto la Germania e la provincia di Bergamo, prime in Europa e in Italia.
Crocetta distribuiva i voti in campagna elettorale. Oggi potrebbe disegnare un tondo zero sul quaderno di governo. Il fotovoltaico non riesce a decollare neanche dove potrebbe senza problemi: gli uffici pubblici e le pubbliche istituzioni. Le risorse comunitarie ritornano indietro e quei programmi tanto invocati restano esercizio di un brutto stile di governo.
5) La Sicilia possiede un patrimonio naturalistico, architettonico monumentale archeologico che dovrà essere valorizzato e divenire una grande risorsa economica per l’Isola, attraendo milioni di turisti: terme, artigianato, valorizzazione dell’arte classica, moderna e contemporanea. Esperimenti come quello della fiumara d’arte di Antonio Presti o di Gibellina di Ludovico Corrao, devono essere potenziate ed estese, pubblicizzandole in tutto il mondo e facendole diventare occasione di sviluppo per tutto il territorio siciliano.
Come banditore Crocetta è stato abile e perfino credibile. La sua elezione in contemporanea con l’ascesa dei grillini, una dimostrazione di vocazione al riscatto da parte dei siciliani. Oggi è un protagonista che ha dimenticato la sua parte e recita a soggetto. Nessun colpo d’ala che sparigli consolidate inerzie, ne moduli nuovi che attraggano investimenti e visitatori
6)L’agricoltura dovrà legarsi fortemente alla ricerca di nuove produzioni biologiche per fronteggiare la concorrenza a ribasso che viene dai Paesi emergenti. E’ indispensabile rivolgersi a un’agricoltura di qualità in grado di penetrare nelle fasce più ricche del mercato mondiale. Saranno necessarie nuove modalità di produzione, come ad esempio l’utilizzo di serre fotovoltaiche e la produzione di anidride carbonica in serra in modo da far crescere i prodotti senza additivi.
Crocetta sui palchi dell’Isola tre anni fa pronunciando queste parole forse strappava qualche applauso. Oggi quelle proposte fanno solo sorridere. Se qualcuno misurasse su un’ideale bilancio il peso o il contributo allo sviluppo del settore agricolo dell’intervento regionale scoprirebbe una sola finanza di trasferimento distribuita a pioggia che non premia l’innovazione, la competizione, la crescita di occupazione.
7) Non è possibile che in Francia e in altri Paesi i beni culturali siano risorse che portano ricchezza e in Sicilia siano dei costi. I Musei nei periodi di massimo afflusso turistico devono aprire anche la notte, devono essere musei viventi che ospitino caffetterie, librerie, mostre. Questi musei devono essere in rete tra loro, scambiandosi esperienze e iniziative che li rendano più attrattivi.
Qualcuno nel passato stimava che la Sicilia detenesse oltre il trenta per cento dei beni culturali mondiali. Stima forse esagerata, ma sicuro segno di un immenso patrimonio che trova angusto spazio nei nostri musei. E gli stessi sono ampiamente fuori dai circuiti nazionali e internazionali e lontani per mentalità, organizzazione e visitatori dai migliori musei nazionali ed europei.
8) La sanità deve avere al centro l’uomo e la sua dignità. Dignità per i cittadini “pazienti”, ma anche dignità per gli operatori. Trovo incomprensibile che all’interno della scuola gli incarichi vengano decisi sulla base dei curricula e dei punteggi e invece nella sanità esistano ancora le nomine assessoriali, ipotizzando che i politici abbiano persino competenze per nominare primari.I dipendenti non possono essere ostaggi della politica, devono avere percorsi professionali certi e anche questi valutati da tecnici e non dalla politica.
Mai parole furono più vane. Invece di innovare e restituire autonomia ed efficienza la sanità siciliana ha operato il gioco delle tre carte: annunci di profondo cambiamento, ostinata continuità, cattiva media qualità dell’offerta per il cittadino che infatti continua a migrare in direzione Nord.
9) Occorre completare la Siracusa-Trapani attesa da 30 anni e avviare la costruzione dell’arteria di collegamento nord-sud Santo Stefano di Camastra e Gela che toglierà dalla marginalità il centro della Sicilia. Nel contempo occorre pensare a nuove arterie per collegare Catania a Gela e ad Agrigento e nuovi collegamenti con Comiso. Va rimodernato il sistema ferroviario con collegamenti veloci.
Un libro dei sogni in alcuni casi persino dannoso come ipotesi che si è infranto sul viadotto Himera, il segno del fallimento, il simbolo delle gambe corte della distanza siderale tra le parole e i fatti. La rete ferroviaria si sta modernizzando non per impulso del governo ma solo per domanda di mercato. La rete autostradale è in cattivo stato di manutenzione con continui crolli conseguenza dell’assenza di controlli adeguati
10) Voglio che per la presentazione di un’istanza basti un’e-mail mettendo fine a file e attese estenuanti. Informatizzazione vuol dire modernità, e ogni ufficio regionale dovrà adeguarsi a questo. Voglio una Sicilia contemporanea dove la pubblica amministrazione sia completamente informatizzata, dove ci siano incentivi per le imprese che assumono nuovi dipendenti, denunciano il pizzo e la corruzione. Mi impegnerò per abolire i privilegi delle cricche e delle caste.
A tre anni di distanza, dopo mille giorni di governo Crocetta può chiudere il bilancio di medio termine del suo mandato con uno spaventoso deficit tra il promesso e il fatto. Ma, cosa più grave, non c’è un solo passo in direzione di un reale cambiamento. Ad alcuni vecchi nomi se ne sono sostituti altri. Gli aiuti alle imprese sono rimasti risibili, i sostegni al precariato improduttivo giganteschi, i privilegi quasi intatti.
Da quel libro dei sogni che Crocetta diffondeva mancavano idee sul problema dei rifiuti e infatti oltre al prosperare delle discariche non si è avuta traccia di un aumento della differenziata, della trasformazione in occasione di lavoro di una buona pratica di governo del territorio. Alla visione clientelare di Totò Cuffaro che, pur di soddisfare amici e supporter di qualunque campo, spremeva le risorse, indifferente alla loro incidenza sullo sviluppo, o alla visione da conquistadores di Raffaele Lombardo teso a trasferire i domini cuffariani sotto il suo controllo cambiando le bandiere dei feudi con lo spregiudicato utilizzo di mercenari,  è arrivata la visione narcisistica di Crocetta. L’attuale Presidente, come il Narciso mitologico, è così intento a rivedersi nello specchio del suo particolare che non si avvede delle frane economiche che stanno devastando il territorio che dovrebbe governare.
I predoni interni ed esterni saccheggiano le risorse, Saro tace o acconsente. I giovani non hanno lavoro, il Presidente pur avendo le risorse disponibili non riesce a far decollare un progetto che avrebbe attenuato le raccapriccianti cifre che ben conosce.
Solo quando lo assalgono, Crocetta da il meglio di sé. Ritrova la grinta, la combattività, occupa le tv, dilaga sulla stampa. Passata la tempesta si rifugia nel suo ufficio dorato e lascia che i suoi burocrati imperversino nella continuità più ostinata con il peggior passato.
Negli Stati Uniti quando un governatore non funziona esiste l’istituto del “recall”, il richiamo. Bastano le firme di un decimo degli elettori che lo hanno votato per andare a un referendum confermativo o sostitutivo. Se invece di progettare fumose riforme istituzionali in Sicilia si introducesse questa semplice soluzione che restituisce potere agli elettori forse avremmo dei Presidenti preoccupati di ben governare e non soltanto di durare.


XVI  Legislatura ARS

                                 MOZIONE

  N. 286 - Rimozione del Segretario generale  della  Presidenza della Regione siciliana.
                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

              PREMESSO che:

              il nucleo di Polizia tributaria della Guardia  di finanza  di  Palermo  indaga  ormai  da  tempo   sui finanziamenti agli enti  di  formazione  nell'ambito dei PROF (Piano regionale per l'offerta formativa);

              secondo gli inquirenti, sulla base  di  quanto  è emerso  dall'indagine  sulla  nota   vicenda   delle integrazioni  finanziarie  concesse  agli  enti   di           formazione, sono stati  assegnati  dei  fondi  extra  budget  'immotivati'   agli   enti   di   formazione siciliani in aggiunta a  quelli  previsti  dal  PROF 2007 per un  ammontare  complessivo  superiore  a  4 milioni di euro;

              i fondi extra budget sarebbero  stati  utilizzati per assumere nuovo personale e per finalità  diverse rispetto a quelle previste dalla  legge,  ossia  per coprire la  differenza  delle  retribuzioni  laddove fossero scattati aumenti contrattuali;

              la Corte dei conti ha condannato in  primo  grado  il   capo   del   dipartimento   della    Formazione  professionale  a  quel  tempo  in  carica,  dott.ssa Patrizia Monterosso, oggi Segretario generale  della Presidenza della Regione siciliana, oltre a  diversi  politici di spicco, Assessori e dirigenti;

              la dott.ssa Patrizia Monterosso,  condannata  per aver concesso agli enti di formazione  professionale fondi  extra  budget  considerati  illegittimi   dai          magistrati contabili, dovrà risarcire  all'erario  1 milione e 279 mila euro;
              la condanna fa riferimento ai soli  finanziamenti erogati nel 2007 e non a  quelli  erogati  nel  2008  (pari a 14,5 milioni di euro), nel 2009 e  nel  2010            (che ammontano a 4,9 milioni  di  euro  per  ciascun anno), per un importo complessivo pari a  poco  meno  di 25 milioni di euro;

              la Procura regionale della  Corte  dei  conti  ha avviato delle indagini sulle  nomine  dei  dirigenti esterni alla Regione, e che nel corso dell'inchiesta            sarebbe stata  coinvolta  anche  l'allora  dirigente  generale del dipartimento della Pubblica istruzione,  dott.ssa Patrizia Monterosso;

              la Corte  dei  conti  contestava  il  ricorso  ai  dirigenti     generali     esterni     da      parte dell'Amministrazione regionale, senza che  prima  si fosse verificato  se  tali  posti  potessero  essere  occupati   dal   personale   interno   alla   stessa            Amministrazione;
              RILEVATO che:
              il primo atto della  vicenda  delle  integrazioni  finanziarie concesse agli enti di formazione  risale al settembre  del  2013  quando,  sulla  base  delle            indagini  del  nucleo  di  Polizia   tributaria   di  Palermo, vennero condannati dalla Corte  dei  conti, con sentenza definitiva,  l'ex  Assessore  regionale   Mario Centorrino e l'ex dirigente generale  Gesulado  Campo  per  danno  all'erario,  avendo  disposto  di  talune somme non programmate;

              l'inchiesta riaperta di recente nel settore della  formazione  professionale  ha   portato   per   nove persone,  fra  burocrati  e  politici,   una   nuova condanna della Corte dei conti,  che  ha  nuovamente censurato il metodo delle integrazioni,  ossia  quei finanziamenti extra budget concessi agli  enti  alla   fine delle  attività  formative,  senza  motivazione adeguata;

              nell'atto di citazione, depositato dalla  Procura della Corte si legge che la Guardia  di  finanza  ha depositato un'informativa che ricomprende, oltre  ai           finanziamenti illegittimi del 2007, i danni erariali scaturiti  dalle  integrazioni  successive  al  PROF  2007;

              a seguito delle acquisizioni istruttorie e  delle memorie  depositate   da   funzionari   e   politici coinvolti nelle indagini della Procura  della  Corte dei conti, sotto la lente dei  magistrati  contabili  sono finite oltre 70 procedure di integrazione,  per           un importo complessivo di 5 milioni di euro  erogati a 38 enti di formazione;

              l'indagine condotta  dal  sostituto  Procuratore, dott. Gianluca Albo, ha avuto nel  mirino  il  piano formativo  del  2007,  irrobustito  da  integrazioni           finanziarie fatte nel 2008 e nel 2009;

              l'istruttoria ha  portato  all'individuazione  di coloro che si sono resi responsabili di  illegittime elargizioni  di  fondi,  fra   i   quali   l'attuale           Segretario generale di Palazzo  d'Orleans,  dott.ssa  Patrizia Monterosso, spicca per la pesante  condanna a  suo  carico  per  danno  erariale  alla   Regione  siciliana;

              CONSIDERATO che:

              Salvatore   Taormina,   attuale   dirigente   del dipartimento Finanze e per anni dirigente generale e Segretario generale dell'Amministrazione  regionale,           ed  Alessandra  Russo,  per  alcuni  anni  dirigente generale dell'Assessorato  regionale  Lavoro,  hanno presentato    ricorso    davanti    al     Tribunale           amministrativo regionale contro la nomina,  avvenuta a luglio 2012, di Patrizia Monterosso  a  Segretario  generale della Presidenza della Regione;

              il  Governo  della  Regione  ha   confermato   la dott.ssa  Patrizia   Monterosso   quale   Segretario generale  della  Presidenza  della  Regione,   prima           volta, nella storia della Regione, che la  più  alta  carica amministrativa regionale viene affidata ad un esterno;

              la sentenza di  condanna  in  primo  grado  della   Corte dei conti ha stabilito che  gli  extra  budget  costituiscono un danno per l'erario poiché si tratta  di cifre non programmate ma sborsate  dalla  Regione  per pagare il personale;
              la   motivazione   della   sentenza   è   fondata sull'assunto  secondo  il  quale  non  è   possibile incrementare  la   cifra   dei   finanziamenti   già           stanziati, restando vietato sforare il budget;

              con la prosecuzione delle indagini e le possibili  ulteriori condanne, in vista dello  svolgimento  del successivo grado di giudizio,  non  si  esclude  che           l'ammontare  del  risarcimento  possa   notevolmente  aumentare;

              il giudizio espresso nell'atto di  citazione  dal Pubblico Ministero, Gianluca Albo, è stato severo in quanto punta il dito contro  il  'disinvolto  avallo  delle   richieste   di   integrazione    finanziaria sprovviste di un titolo giuridico a loro sostegno  e di qualsiasi utilità' [...] in quanto 'espressione di  intollerabile leggerezza e negligenza funzionale  in  tutte le fasi del procedimento di integrazione';

              secondo il Procuratore della Corte dei conti si è in   presenza   di   una   violazione   dei   canoni comportamentali  previsti  tanto  dal   buon   senso           comune, secondo i quali  un  ente  privato  non  può gestire arbitrariamente  risorse  pubbliche,  quanto dal buon senso gestionale, che  deve  rispondere  ai principi di trasparenze ed economicità;

              in data 13 marzo 2014, l'avv. Anna Rosa Corsello, dirigente del  dipartimento  regionale  del  lavoro,  dell'impiego, dell'orientamento, dei servizi e delle           attività  formative,  dichiarava  dinanzi   alla   V Commissione  legislativa  permanente  dell'Assemblea regionale siciliana 'Cultura, formazione  e  lavoro'  di aver riscontrato la totale mancanza di  controlli  nei rendiconti degli enti,  circostanza  da  lei  in           passato più  volte  segnalata  attraverso  relazioni inviate al Governo regionale;

              RITENUTO che:

              il comportamento adottato dalla dott.ssa Patrizia Monterosso, nella qualità di capo  del  dipartimento della  formazione  professionale,  rappresenta   una           palese violazione dei solenni principi sanciti dalla Costituzione italiana, che, all'art. 54,  impone  ai cittadini cui sono affidate  funzioni  pubbliche  il dovere di adempierle con disciplina e onore;

              il comportamento della dott.ssa Monterosso appare contrario  ai  principi  del  buon  andamento  e  di  imparzialità cui devono essere ispirati  i  pubblici uffici che sono al servizio esclusivo della Nazione,  secondo quanto  prescritto  dal  combinato  disposto  degli articoli 97 e 98 della Costituzione;

              a livello nazionale, il D.P.R. 10  gennaio  1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti  lo statuto degli impiegati civili dello Stato) prevede,           all'art. 84,  la  destituzione  dall'incarico  quale pena inflitta a coloro che si  rendano  responsabili  di atti che rivelino mancanza del senso dell'onore e morale nell'espletamento del  pubblico  incarico,  a coloro  che  per  dolosa   violazione   dei   doveri d'ufficio arrechino grave pregiudizio allo Stato o a enti pubblici o a privati, a coloro che  si  rendano responsabili di un illecito  uso  o  distrazione  di somme amministrate,

                    IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a rivedere la propria posizione e a rimuovere  la dott.ssa    Patrizia    Monterosso dall'incarico  dirigenziale di Segretario generale della Presidenza           della  Regione  siciliana,   in   quanto   coinvolta nell'indagine della scelta dell'attuale Governo  dei dirigenti esterni e  condannata,  seppur  ancora  in  primo  grado,  dalla  Corte  dei  conti  per   danno erariale a seguito  delle  integrazioni  finanziarie  illegittime  erogate  agli  enti  della   formazione  professionale.

              (26 marzo 2014)
              CIACCIO -  CANCELLERI  -  ZAFARANA  -  PALMERI  -           CAPPELLO  -  TANCREDI  -   CIANCIO   -   FERRERI   -           MANGIACAVALLO - SIRAGUSA -  TRIZZINO  -  FOTI  -  LA  ROCCA - ZITO - GRECO G.



Il taglio di TASI e IMU? Demagogia di Renzi con effetti devastanti in Sicilia

[3 Sep 2015 |



Renzi taglia non le tasse che riducono le entrate nelle ‘casse’ dello Stato, ma quelle che lasciano a ‘secco’ i Comuni. Dietro questa mossa - che è concordata con l’Unione Europea dell’Euro (altro che polemiche Renzi-UE!) - c’è l’obiettivo di fare fallire i Comuni per ridurre gli spazi di democrazia, secondo i voleri della Germania. Cosa che in Sicilia avverrà tra qualche mese 
15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)
15 Luglio 2015: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'Università di Nairobi, Kenya. (Foto: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi)
Matteo Renzi, con la sua solita aria da spaccone, va dicendo in giro che a dicembre ci sarà il funerale della TASI e dell’IMU. E, addirittura, lascia capire che, per difendere questo annunciato “taglio delle tasse sulla casa” è pronto ad aprire un conflitto con l’Unione Europea. Ora proveremo a raccontarvi perché tutta questa vicenda sa tanto di mistificazione. Infatti, su questo punto, non c’è alcun contrasto tra il governo Renzi e Bruxelles. La mossa del capo del governo italiano punta a mettere in difficoltà i Comuni italiani. Con la prospettiva, tutt’altro che remota, di farli fallire piano piano nei prossimi anni, eliminando un altro presidio di democrazia: che è, poi, quello che la Germania della signora Merkel chiede a Renzi. E i primi Comuni che falliranno saranno quelli della Sicilia. Proviamo a raccontarvi l’ennesimo inganno del governo Renzi, che sta governando l’Italia contro gli interessi degl’italiani.
La TASI è la tassa sui servizi indivisibili introdotta con la legge nazionale di stabilità del 2014. Sono soldi che vanno ai Comuni. L’IMU è l’odiosa imposta sulla casa - sulla quale pesano dubbi di incostituzionalità - introdotta dal governo Monti. Una quota dell’IMU va allo Stato, il resto va ai Comuni. Di fatto, Renzi non sta annunciando tagli di tasse i cui introiti finiscono nel Bilancio dello Stato; sta annunciando tagli di tasse e imposte che, per oltre il 90 per cento, riguardano i Comuni. Di fatto, il capo del governo italiano si sta sostituendo ai Comuni.
Non è la prima volta che Renzi si fa bello con i soldi degli altri. L’ha fatto con i ‘famigerati’ 80 in busta paga per i lavoratori con redditi inferiori a mille e 500 euro al mese. Il capo del governo ha stabilito di erogare questi 80 euro mensili. Ma i costi sono stati sostenuti dalle Regioni. Alla Regione siciliana, ad esempio, questo scherzetto è costato 200 milioni di Euro all’anno!
La stessa cosa si sta ripetendo con TASI e IMU. Renzi ha stabilito che questi due balzelli dovranno essere
tasi
eliminati. Ma i problemi li lascia ai Comuni italiani, che si ritroveranno senza i soldi per erogare servizi essenziali ai cittadini. Perché, come già accennato, TASI e IMU sono entrate che, per oltre il 90 per cento, alimentano le ‘casse’ dei Comuni.
Con l’abolizione di TASI e IMU i Comuni italiani verranno messi davanti a un bivio: o non erogheranno servizi essenziali ai cittadini, o saranno costretti a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. La seconda ipotesi, ovviamente, è la più probabile. Anzi, è sicuro che finirà così. Ma Renzi potrà sempre dire che lui non c’entra nulla, scaricando la colpa sui Comuni che sono amministrati male… Con questa mossa di Renzi gl’italiani verranno gabbati due volte. Il governo nazionale conta di recuperare la parte di IMU che perderà con nuovi balzelli. Insomma, gl’italiani pagheranno la nuova imposta che il governo nazionale sta studiando e pagheranno, anche, tasse e imposte che i Comuni saranno costretti a introdurre al posto di TASI e IMU.
Attenzione: questa sceneggiata non è solo una buffonata politica e istituzionale: è qualcosa di più grave. Sotto sotto c’è la volontà, da parte del governo Renzi, di ridurre gli spazi di democrazia, per rendere la vita più semplice ai soggetti esterni all’Italia che, piano piano, stanno prendendo il controllo del nostro Paese. Le imprese italiane finite nelle mani di gruppi esteri non si contano più (se ci fate caso, le nuove acquisizioni di imprese italiane da parte di gruppi stranieri vengono fatte passare per “investimenti esteri in Italia”…). E la stessa cosa riguarda anche alcuni importanti asset. E tra questi soggetti ‘esteri’ che si stanno impossessando dell’Italia, al primo posto ci sono i tedeschi.
bandiera tedesca
Di fatto, il governo Renzi sta favorendo la Germania e gli investitoti esteri, non certo gl’italiani. Il Jobs Act non è servito per creare nuovi posti di lavoro, che infatti non sono stati creati. Il Jobs Act servirà ai nuovi padroni delle grandi aziende ormai ex italiane per licenziare la gente senza problemi in barba allo Statuto dei lavoratori che è stato calpestato. Ma questo ai soggetti esterni all’Italia non basta. Chi si sta impadronendo del nostro Paese non vuole fastidi con le assemblee democratiche. E’ per questo che, con la scusa del ‘risparmio’, sono state abolite le Province italiane. Ed è per questo che il Senato, da elettivo, deve diventare un consesso con elezioni di secondo grado con competenze risibili.
La battaglia politica e parlamentare che inizierà tra qualche giorno al Senato è importantissima. Perché su tale questione l’Italia si gioca gli ultimi brandelli di democrazia rimasta. Una parte del PD ha capito che il disegno di Renzi (e dei potentati economici, massonici e finanziari europei che stanno dietro di lui) è quello di ridurre ulteriormente gli spazi democratici del nostro Paese. L’ha fatto con le Province. E adesso tocca al Senato. E poi toccherà ai Comuni.
La battaglia che si sta combattendo al Senato, lo ribadiamo, è importante. Mantenere il Senato elettivo significherebbe fare uno sgambetto non a Renzi - che alla fine è un esecutore di ordini che vengono da oltre i nostri confini - ma alla massoneria finanziaria che controlla l’Euro, con in testa la Germania. Il significato politico della battaglia in corso al Senato è il seguente: a Palazzo Madama non tutti i senatori, benché eletti con il Porcellum (e quindi non eletti, ma designati), sono al soldo della massoneria finanziaria europea. Ci sono senatori - anche nel PD - che stanno cercando di fare gl’interessi dell’Italia e non della Germania. Una battaglia che stanno combattendo provando a mantenere, con il Senato elettivo, uno spazio di democrazia che i tedeschi vogliono a togliere al nostro Paese.
Chi invece si sta comportando con grande ambiguità è il presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale
piero fassino
Il presidente dell'ANCI, Piero Fassino
Comuni Italiani), Piero Fassino, non a caso del PD. Fassino sa benissimo che il taglio di TASI e IMU è una manovra contro i Comuni. Davanti a questa presa di posizione di Renzi, la reazione di Fassino è stata debole. Il presidente dell’ANCI avrebbe dovuto chiedere a chiare lettere con quali soldi, una volta tagliati TASI e IMU, i Comuni erogheranno i servizi ai cittadini. E avrebbe dovuto sottolineare che quella di Renzi è solo una mossa demagogica per scaricare sui Comuni la responsabilità di inevitabili nuove tasse e nuove imposte che gli stessi Comuni saranno costretti a inventarsi per andare avanti. La verità è che quello tra Fassino e Renzi è solo un gioco delle parti sulla pelle degl’italiani.
Andiamo alla Sicilia. Renzi ha già abolito le Province e vuole degradare il Senato della Repubblica a consesso di serie ‘B’, con competenze risibili. E, adesso, in prospettiva, vuole fare fallire i Comuni. L’abolizione di TASI e IMU punta proprio a questo: a mettere in grande difficoltà i Comuni, costringendoli a inventarsi nuove tasse e nuove imposte. Mettendo gli stessi Comuni in cattiva luce agli occhi dei cittadini. Questa mossa politica dovrebbe essere denunciata dall’ANCI. Ma Fassino, come già ricordato, è dello stesso partito di Renzi. Magari non sarà renziano. Ma non ha calcato la mano sul governo nazionale. Su questo punto fa il pesce dentro il barile. Con molta probabilità, in una prima fase, alla luce della crisi dei Comuni, verrà proposto l’accorpamento degli stessi Comuni, che si ridurranno di numero. Ma l’obiettivo finale di chi si sta impossessando dell’Italia è l’eliminazione dei presidi di democrazia più vicini ai cittadini: i Comuni. E in questo l’Unione Europea dell’Euro a trazione tedesca si sta mettendo sotto i piedi il principio di sussidiarietà. Ma tant’è.
Già, il fallimento dei Comuni. Se il fallimento dei Comuni italiani è un obiettivo che Renzi conta di realizzare tra qualche anno, in Sicilia, invece, questo fallimento è dietro l’angolo. In base a una legge approvata dal Parlamento siciliano lo scorso luglio (legge regionale approvata su pressioni romane alle quali il Parlamento siciliano si è adeguato), i Comuni dell’Isola dovranno applicare, già da quest’anno, il decreto nazionale n. 118 del 2011. Due i passaggi fondamentali di questo provvedimento: accertamento ed eliminazione dei residui attivi (cioè delle entrate fittizie inserite nei bilanci comunali); e controllo analogo, ovvero i conti delle società partecipate da inserire nei bilanci. Questi due passaggi, per molti Comuni siciliani, si annunciano devastanti. Se a questo aggiungiamo che lo Stato non trasferisce più nulla ai Comuni siciliani e che i trasferimenti della Regione di quest’anno non sono ancora arrivati (e non arriveranno, perché le ‘casse’ della Regione siciliana sono vuote), beh, la frittata è fatta.
Insomma, già tra applicazione del decreto nazionale n. 118 e trasferimenti aboliti dello Stato e trasferimenti non erogati da parte della Regione, il fallimento di molti Comuni siciliani, nei primi mesi del prossimo anno, è matematico. Se a questo aggiungiamo le mancate entrate per abolizione di TASI e IMU, siamo ben oltre la frittata: siamo alla frutta.
In base alla legge nazionale n. 42 del 2009 - parliamo della legge sul federalismo fiscale - la Sicilia potrebbe mantenere TASI e IMU. Ma l’impatto mediatico, sui siciliani, sarebbe terribile: in tutta Italia TASI e IMU vengono abolite e la Sicilia li mantiene? Certo, poi, come abbiamo detto, i Comuni italiani si inventeranno nuove tasse e nuove imposte. Ma la Sicilia, non abolendo TASI e IMU, ci farebbe comunque una pessima figura. La trappola che il governo Renzi ha preparato ai Comuni siciliani non dà scampo.
Resta da capire qual è il ruolo del governo regionale di Rosario Crocetta e del PD. E non è difficile capirlo: reggono il sacco al governo Renzi sulla pelle di oltre 5 milioni di siciliani. Il governo Crocetta, il PD siciliano (con l’esclusione di alcuni dirigenti di questo partito che stanno provando a difendere l’Autonomia della Sicilia) e il Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano stanno svendendo il futuro di oltre 5 milioni di siciliani. Emblematico è il caso del CARA di Mineo, che va avanti a colpi di appalti truccati e tangenti. A parole il governo Crocetta lo vuole chiudere. E potrebbe farlo richiamandosi all’articolo 31 dello Statuto siciliano, come ha fatto notare il parlamentare nazionale del PD siciliano eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella (ma non lo fa, perché il CARA di Mineo sono affari di governo che arrivano fino a Roma con Mafia Capitale).
Il governo Crocetta e il PD siciliano avrebbero potuto non applicare la norma sull’IMU agricola, richiamandosi alla già citata legge sul federalismo fiscale. Ma hanno fatto finta di nulla. Sfilando dalle tasche degli agricoltori siciliani 60 milioni di Euro che sono già nella ‘casse’ romane. Il governo Renzi, infatti, si è trattenuto questa somma che, adesso, i Comuni dovranno fare pagare agli agricoltori siciliani, beffati da Renzi che dice di volere abolire l’IMU a dicembre e intanto gli ha scippato 60 milioni di euro!
Di fatto, il governo Crocetta e il PD siciliano - che in queste ore litigano per le poltrone di un possibile rimpasto del governo regionale - hanno aiutato Roma a depredare la Sicilia. Non hanno contestato, come già ricordato, lo scippo sull’IMU agricola; non hanno contestato i soldi che, abusivamente, Roma trattiene sull’IVA e sull’IRPEF che maturano in Sicilia; non hanno detto nulla sulla mancata applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale sulla territorializzazione delle imposte favorevole alla Sicilia. Ci sono solo poche voci di dissenso dentro il PD siciliano. Ma questo non frena le ruberie istituzionali ai danni della Sicilia.         
 http://www.lavocedinewyork.com/Il-taglio-di-TASI-e-IMU-Demagogia-di-Renzi-con-effetti-devastanti-in-Sicilia-/d/14170/ 


    
  •    CORSELLO E MONTEROSSO NEI GUAI  L'EUROPA VUOLE INDIETRO TRE MILIONI  

  • TUTTI GLI UOMINI (E LE DONNE) DEL PRESIDENTE CATALOGO GIUDIZIARIO DEL CERCHIO MAGICO
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·         Anna Rosa Corsello sostituisce Albert Ma in giunta si parla di patto di stabilità

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·         Patrizia Monterosso nuovo capo   di gabinetto di Raffaele Lombardo

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·         IL RITORNO DELLA CORSELLO

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·         REGIONE, MOTO PERPETUO AI VERTICI  COME CROCETTA MACINA I DIRETTORI GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/03/regione-moto-perpetuo-ai-vertici-come.html


      ·         BUFERA SULLA MONTEROSSO CONDANNATA. CROCETTA: "RIMUOVERLA SAREBBE UN ABUSO"

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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:46

Inutili più di 500 dirigenti ecco la mappa dei tagli ed è corsa alla pensione

ANTONIO FRASCHILLA


Sulla carta il taglio degli uffici regionali farˆ saltare oltre 500 poltrone da dirigente. A tanto ammontano i Servizi e le unità operative  considerati inutili dalla stessa Regione, con i dirigenti generali che hanno appena presentato le proposte di riduzione in giunta. In realtà considerando che molte di queste poltrone giˆ oggi sono vuote, i dirigenti che rischiano di rimanere davvero senza incarico sono circa 300. E tra di loro • giˆ scattata la corsa al prepensionamento con le regole pre-Fornero. Alla fine si rischia quindi il bluff dal punto di vista dei risparmi, ma di certo  comunque che quella in corso • una rivoluzione nell'organizzazione degli uffici.
La scorsa settimana • scaduto il termine che avevano i dirigenti generali per presentare la proposta di taglio degli uffici, in base alla Finanziaria che intima una riduzione di almeno il 30 per cento delle posizioni di vertice nei vari rami della Regione. La proposta di taglio pi• consistente • quella presentata dall'assessorato ai Beni culturali, guidato da Antonio Purpura: Contiamo di eliminare 90 posizioni dirigenziali È, dice. La gran parte riguarda servizi e unitˆ operative nei musei.
Attualmente ogni sito ha dai due ai tre dirigenti in carico: ÇQuestononaccadrˆ pi• Ñdice il dirigente generale Gaetano Pennino Ñ nella nostra proposta prevediamo la creazione di nove poli museali, uno per ogni provincia, e i piccoli musei avranno al massimo un dirigente . Ad esempio, il museo d i Terrasini che oggi conta tre dirigenti ne avrà uno. Stesso discorso per quelli di Aidone o Mistretta. Musei che hanno pochissimi visitatori ma hanno sul groppone tre dirigenti a testa.
Un altro giro di vite • in arrivo al dipartimento tecnico, che ha in capo diverse strutture decentrate, a partire dagli Urega, le stazioni appaltanti regionali: ÇProponiamo un taglio di 50 posizioni dirigenziali, accorperemo quasi tutte le strutture perifericheÈ, dice il dirigente generale Giovanni Arnone. Quasi 90 le poltrone che saranno cancellate allÕassessorato Agricoltura, che da solo ha oggi oltre 70 uffici decentrati, ciascuno col suo dirigente. Quaranta i servizi e le unitˆ operative che salteranno invece al Corpo forestale. E ancora, scorrendo lÕelenco delle proposte arrivate a Palazzo dÕOrleans, • previsto un taglio di trenta poltrone al dipartimento Acque e rifiuti, e di cinquanta al Lavoro: ÇAccorperemo tutti gli uffici periferici, dai centri per lÕimpiego alle sedi distaccateÈ, dice la dirigente generale Anna Rosa Corsello.
Una ventina le poltrone che dovrebbero essere cancellate alla Sanitˆ nei due dipartimenti di competenza, mentre nella ragioneria generale i servizi e le unitˆ operative passeranno da 76 a 40, con un taglio di 36 posizioni di vertice. All'Ambiente, invece, il taglio programmato dal dirigente generale Maurizio Pirillo • di 16 posizioni. Ma non tutti i dipartimenti hanno rispettato alla lettera la proposta di taglio medio del 30 per cento. Alle Attività produttive previsto un taglio da 23 a 19 uffici:  Sotto questa soglia non possiamo scendere , dice il dirigente generale Alessandro Ferrara.
I tagli renderanno difficile, se non impossibile, per circa 300 attuali dirigenti riuscire ad avere un incarico, con annessa parte variabile fino a 30 mila euro lordi l'anno (lo stipendio base di 60 mila euro lordi sarà comunque pagato). Non a caso • scattata la corsa al prepensionamento con le regole pre-Fornero grazie alla Finanziaria che, unico caso in Italia, consente una finestra di cinque anni, fino al 2020, per andare via con i vecchi parametri: a luglio le domande di pensionamento tra i dirigenti erano giˆ a quota 136 e per presentarle  • tempo fino all'11 novembre. Lo scorso anno i dirigenti andati in pensione erano stati appena 36. Ma, visto che la pensione la versa sempre la Regione, alla fine dal taglio dei dirigenti Palazzo d'Orleans, risparmierà molto meno dei 40 milioni stimati.

La riduzione prevista dall'ultima Finanziaria Ma il risparmio rischia di rivelarsi irrilevante

Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione Sarà la giunta a vagliare le proposte sui tagli degli uffici presentate dagli assessorati

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/09/29/inutili-piu-di-500-dirigenti-ecco-la-mappa-dei-tagli-ed-pensionePalermo02.html?


Ingrao, l'ultimo saluto: "Una vita per la liberazione dell'uomo"




I funerali in piazza Montecitorio allo storico dirigente del Pci, sulle note di "Bella ciao", tra pugni alzati e bandiere rosse. Don Ciotti: "Ha servito la politica, invece di servirsene"






ROMA - E' iniziato con le note di "Bella ciao" l'ultimo viaggio di Pietro Ingrao, tra pugni alzati, fazzolettoni delle brigate partigiane, bandiere di Rifondazione comunista, di Syriza e del movimento operaio. Accompagnato dai familiari, dalla presidente della Camera Laura Boldrini e portato a spalla dai commessi della Camera, il feretro è stato portato in piazza Montecitorio. Ai funerali solenni, per salutare lo storico dirigente del Pci ed ex presidente della Camera tra il 1976 e il 1979, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano con la moglie signora Clio. Seduto tra i familiari di Ingrao anche Fausto Bertinotti. Tra la folla il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini, il costituzionalista Gianni Ferrara e il dirigente del Pci Giacomo Schettini vicino a Ingrao.







Durante le esequie le bandiere di Palazzo Montecitorio sono state esposte a mezz'asta. Sopra alla bara una corona di fiori e un caschetto portato da una delegazione di operai delle acciaierie di Terni e la sciarpa rossa di don Gallo. Tra poesie scritte da lui stesso, applausi e commozione, si sono alternati a parlare familiari, istituzioni, uomini e donne che lo hanno conosciuto e che hanno vissuto con lui gli anni della passione e dell'impegno politico

La presidente della Camera Laura Boldrini ha ricordato come Ingrao fosse l'uomo del dubbio: "Per lui il dubbio non era rinuncia ma seria onestà intellettuale nei confronti delle persone alle quali non si rivolgeva con soluzioni semplici e semplici certezze" e ha ricordato come fosse uomo attuale, attuali le sue parole. "Per Ingrao era fondamentale la centralità del Parlamento e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alla attività pubblica. Anche oggi i cittadini devono far sentire ogni giorno la propria voce, come disse Ingrao 'il voto da solo non basta. La sua esperienza di vita è esperienza dell'Italia e degli italiani".

Alfredo Reichlin lo ricorda come uomo onesto, in cerca della verità : "Questo paese ha una storia. Eppure noi questa storia non l'abbiamo custodita bene. Perché volevamo la luna o non l'abbiamo voluta abbastanza? Ingrao era una mente libera, cocciuta e assetata di conoscenza. Non era uno scettico, voleva capire, sapeva lottare e colpire. Sapeva che per vincere bisogna capire quel tanto di verità che c'è sempre in fondo alle cose. Ingrao era un uomo giusto: così la gente lo ha percepito. Ci ha insegnato che la politica non può ridursi a mercato e lotte di potere. Abbiamo bisogno di uomini come lui. Abbiamo bisogno di capire".

La figlia Renata, con una voce commossa, ha voluto parlare di quel padre che portava in casa la sua passione politica e il suo concetto di amore e giustizia: "La politica se la portava anche in famiglia. Aveva una grande passione per le vite degli altri. Anche la mia vita è stata riempita dall'amore che mi ha dato". Ricorda i momenti di quotidianità, i pranzi domenicali, le passeggiate coi nipoti. "Ci ha trasmesso l'amore per la vita, vissuta nella libertà, nel rispetto degli altri, nella ricerca della giustizia". La nipote Gemmaha voluto ricordare la sensibilità e il gusto per le cose semplici: "Quando passeggiavamo per la mano sul lungomare di Sperlonga mi sentivo orgogliosa di essere tua nipote, chiamavano tutti, non ho mai trovato nessuno che ti fosse ostile perché tutti ti amavano, perché sapevi essere vicino alla sofferenza delle persone" e anche "gustare cose semplici come nuotare a lungo o farsi una scofanata di dolci. L'immagine più bella della tua forza e della tua dolcezza è la foto dove tu, io e la mia prima figlia di 5 anni stiamo l'uno accanto all'altro con il pugno alzato".

Nelle piazze come davanti ai cancelli della Fiat "Pietro Ingrao era un uomo che faceva innamorare le persone" ha detto il regista Ettore Scola. "Ebbi il privilegio di incontrarlo spesso, di essere ospite in casa sua, di conoscere sua moglie, i figli. Cenai con lui quando già era presidente della Camera, in evidente disagio per la scorta che lo aspettava davanti a casa mia. Ma soprattutto - ha proseguito il regista - ho conosciuto la sua lealtà, che lo portava sempre a interrogarsi sulle sue idee. E ho anche conosciuto la sua forza di oratore capace di far esplodere di passione politica le piazze".

"Ha servito la politica invece di servirsene. Per lui la politica era strumento di pace" ha detto con forza Don Ciotti. "E' stato tra i primi a scrivere di mafia e delle ramificazioni nella politica del potere mafioso. Amava la ricerca della verità, è stato un inquieto, un eretico che sceglie, che rifiuta il conformismo dell'interesse e il quieto vivere della paura. Di lui colpiva il candore, l'autenticità, la capacità di stupirsi e interrogarsi. Non aveva bisogno di fingere, di sedurre, di mostrarsi diverso da quello che era. Ha fatto delle scelte e ha pagato molto nella sua vita ma senza lamentarsi".

Il feretro ha lasciato la piazza su un carro funebre che lo porterà a Lenola, la cittadina in provincia di Frosinone dove Ingrao nacque 100 anni fa. A salutarlo ancora una volta le note di "Bella ciao" e una folla con i pugni chiusi alzati.


Addio a Pietro Ingrao, i funerali a Montecitorio












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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:45
Marco Venturi lascia Confindustria: "In Sicilia è una lobby di potere trasversale"


Definisce Antonello Montante "regista di doppi giochi" e accusa Crocetta: "Strombazza la sua rivoluzione contro i boss". La replica: "Atteggiamento incomprensibile". Cicero: "Appoggio a Venturi"




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·         Anna Rosa Corsello sostituisce Albert Ma in giunta si parla di patto di stabilità

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·         Patrizia Monterosso nuovo capo   di gabinetto di Raffaele Lombardo

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·         IL RITORNO DELLA CORSELLO

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·         REGIONE, MOTO PERPETUO AI VERTICI  COME CROCETTA MACINA I DIRETTORI GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE

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      ·         BUFERA SULLA MONTEROSSO CONDANNATA. CROCETTA: "RIMUOVERLA SAREBBE UN ABUSO"




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26 ottobre 2015 1 26 /10 /ottobre /2015 19:43
MONTEROSSO 2010 24 GIUGNO GIUSEPPA PATRIZIA DELIBERA LOMBARDO 238 2010

MONTEROSSO 2010 24 GIUGNO GIUSEPPA PATRIZIA DELIBERA LOMBARDO 238 2010

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