QUOTE ROSA Sentenza TAR Lecce sulle PARI opportunità
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Il Tar di Lecce intima boccia provinciale Taranto: non rispetta art.
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Taranto Ha un mese di tempo il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Floridio, per "procedere alla modificazione della giunta (di centro sinistra ndr.) in modo da assicurare la presenta di entrambi i sessi".L’aut-aut arriva dal Tar Puglia (con un'ordinanza dei giudici della sezione amministrativa (Presidente Aldo Ravalli), che, accogliendo il ricorso del comitato Taranto Futura e dall'avvocato Nicola Russo - che denunciava come "la previsione dell'art. 48 dello Statuto della Provincia di Taranto ('il presidente della Provincia nomina i componenti della Giunta, tra cui un Vice Presidente, secondo le modalità previste per legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, ai sensi dell'art. 27 della legge n. 81 del 25.3.1993, sì da assicurare la presenza nella Giunta di entrambi i sessi') appare essere evidentemente caratterizzata dalla natura precettiva e non programmatica". E soprattutto che "deve pertanto essere assicurata la presenza in Giunta di Assessori di entrambi i sessi (ora composta da dieci uomini), non essendo assolutamente sufficiente un semplice 'sforzo' teso a raggiungere un simile risultato; si tratta, pertanto, di una tipica obbligazione 'di risultato' e non 'di diligenza' che viene a integrare un vincolo alla scelta degli assessori e che non può essere derogata dagli accordi politici" - ha scritto una pagina inedita della politica italiana, denunciando l’arretratezza culturale, oltre che politica, che ancora domina i partiti, di destra o di sinistra che siano, nel centro-nord come nel centro-sud, come ha subito sottolineato Emma Bonino.
''Mi adeguerò a una norma che peraltro condivido e che ho fatto cambiare io nello Statuto. Farò in modo di rappresentare il genere femminile nella giunta'', è stata la pronta risposta del presidente della Provincia di Taranto. Insomma, nessuna difficoltà da parte di Floridio, adempiere a quanto raccomandato dal Tar. Ma soprattutto il Presidente non ci sta a farsi dare del maschilista', e spiega che aveva chiesto ai partiti l'indicazione di due donne.”. Due giorni prima della prima riunione del consiglio provinciale – sottolinea Floridio - avevo il nome di una possibile assessora donna indicatami da un partito. Poi la direzione di quel partito si è riunita e ha cambiato nome. Non potevo - continua - riaprire la discussione e sconvolgere gli equilibri della giunta: o rompevo con il partito o rischiavo l'impopolarità'. Non ho fatto in tempo a cambiare. E' una cosa che ho scritto peraltro nelle motivazioni con cui ho presentato la giunta''.
Comunque, taglia corto il Presidente, "Abbiamo un mese di tempo per rispettare quanto previsto dall'ordinanza, e il prima possibile riunirò i partiti della maggioranza e dirò loro che bisogna porre rimedio a quella che già consideravo una ferita per l'Amministrazione".
“Se ciò non avverrà impugneremo di nuovo le nomine davanti al Tar, e comunque sia chiaro che su dieci uomini le donne dovranno essere almeno tre”, controbatte l'avvocato Nicola Russo, presidente dell'associazione Taranto Futura, autore del ricorso al Tribunale Amministrativo regionale di Lecce che ha azzerato la giunta Florido.
Immediate le reazioni politiche, a partire dalla Ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che, sottolinea, "Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire un’adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria". Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, commenta la decisione del Tar pugliese di accogliere il ricorso presentato contro l'assenza di donne nella Giunta provinciale di Taranto. "Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto".
Per Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, "la vicenda di Taranto dimostra quanto ancora ci sia da lavorare per garantire nella politica, ma non solo, le pari opportunità per la rappresentanza istituzionale. E preoccupa aggiunge - che tutto questo sia avvenuto nell'ambito del centrosinistra: il Pd ha principi solidi e regole su questo che dovrebbero valere anche quando si tratta di costruire Giunte o amministrazioni. E' evidente che lo strumento delle quote, che io mi sono sempre augurate potesse essere transitorio, continua ad avere una stringente utilità.
"In questa paradossale situazione - sottolinea dal Pdl Beatrice Lorenzin - la pronuncia del Tar ci dimostra come la cultura ostile alle donne sia dura a morire e non risparmi nessuno, neanche quel centro sinistra tanto prodigo di belle lezioni che a quanto pare predica bene, ma razzola bene". "Allo stesso modo ci conferma che il tema delle pari opportunità rimane centrale nella cultura, non solo politica, del nostro Paese e che non sono maturi i tempi per abbassare la soglia di attenzione su queste tematiche. Le prossime elezioni regionali saranno un banco di prova per tutti i partiti politici per promuovere la partecipazione femminile e mettere da parte ogni ostracismo", conclude.
Ma quella di Taranto – aggiunge la vice presidente del Senato, Emma Bonino, non è la sola giunta maschile al 100% in Italia: “Taranto è solo la punta dell'iceberg: se solo i presidenti di giunta facessero un po' di outing si scoprirebbe che si tratta di una realtà molto più estesa in tutto il paese”, e cita . per esempio la provincia di Ascoli Piceno, nella cui giunta, retta dal centro-destra, di donne non se ne vedono neppure all'orizzonte”.
Per l'ex ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, questa sentenza "deve essere un monito per la politica, che discrimina le brave amministratrici", mentre dall’Udc, la responsabile Pari Opportunità, Marisa Fagà, parla di “giustizia illuminata che supplisce alle molteplici disattenzioni e latitanze dei governi. Centrodestra e centrosinistra, con le rispettive maggioranze parlamentari, fino ad oggi non hanno voluto dare attuazione ai principi della nostra Costituzione, e in particolare all`articolo 51, per colmare il vistoso deficit di democrazia che c`è nel nostro Paese". "Un appunto - aggiunge Fagà - credo di doverlo rivolgere anche alle parlamentari, che da qualche anno a questa parte non sanno fare più gioco di squadra su questo argomento come seppero fare Nilde Iotti e Tina Anselmi, che hanno regalato alle donne italiane gran parte della legislazione sulle pari opportunità ancora vigente".
Il problema per Paola Concia (Pd), è che “viviamo in un paese misogino, in cui le donne, per vedersi riconosciuti i propri diritti, sono ormai costrette a ricorrere al tribunale”. "Sono ancora più stupita del fatto che la giunta in questione sia di centrosinistra - sottolinea la Concia - ma non eravamo quelli che lottavano per i diritti civili? Per le pari opportunità? Per il rispetto di tutti? Mi sento profondamente offesa come donna e come politica per quanto successo a Taranto e poco mi conforta il fatto che sia stata fatta giustizia, perché dovrebbe essere la regola e la garanzia di convivenza civile". "Come responsabile della mozione Marino del Pd in Puglia - prosegue - vorrei ricordare quanto scritto nel documento: per noi la democrazia non può definirsi tale se continua a escludere le donne dalla vita pubblica e dai luoghi decisionali, che si priva del loro sguardo sul mondo, uno sguardo che tiene insieme e arricchisce tutta la società. Ci stiamo battendo per questo e questo porteremo avanti. Mi auguro - conclude - che le donne, ma anche gli uomini, che andranno a votare per le primarie si ricordino di questo impegno".
Per Lella Golfo, presidente della Fondazione Marisa Bellisario e deputata del Pdl, “Quanto accaduto testimonia ancora una volta la necessità di avere gli strumenti giuridici per garantire le pari opportunità". "Non sono mai stata fautrice di quote rosa - aggiunge - ma questo episodio dimostra nuovamente che non basta la 'sensibilità' e il buon senso maschile' per promuovere le donne, ma occorrono norme che le tutelino sia in politica che nelle istituzioni. In tale direzione - ricorda Golfo - va la mia proposta di legge riguardante l'istituzione di un'Authority garante delle pari opportunità".
"Ringraziano, infine, il Tar di Lecce per avere, con la sua decisione, chiarito che la presenza di entrambi i sessi all'interno delle giunte costituisce un'obbligazione di risultato e, in quanto tale, non derogabile dagli accordi politici, Barbara Saltamartini, responsabile Pari opportunità per il Pdl, e Gabriella Carlucci, vicepresidente della bicamerale per l'Infanzia, convinta, quest’ultima, che “è grazie a pronunciamenti come questi che possiamo riuscire a sconfiggere il malcostume tutto italiano di negare alle donne impegnate in politica lo spazio che meritano”.
(Delt@ Anno VII, N 172 - 173 del 25 - 26 settembre 2009)
http://www.deltanews.it/primopiano/settembre09/250909.htm
Taranto, giunta tutta al maschile?Il Tar: è da rifare. Carfagna: bene cosìIl tribunale accoglie il ricorso contro la composizione "sbilanciata"dell'esecutivo della Provincia di Taranto
TARANTO - Esecutivo con troppo testosterone e il Tar ne chiede di abbassare i livelli. Succede a Taranto, dove la giunta provinciale di centrosinistra è stata dichiarata illegittima a causa del mancato rispetto delle quote rosa, così come dispone lo stesso regolamento dell'ente. La decisione è del Tribunale amministrativo di Lecce, che ha accolto il ricorso del comitato «Taranto Futura» presentato dall'avvocato Nicola Russo. I giudici (presidente Ravalli) hanno così accolto l'istanza proposta con il ricorso e ordinano al presidente della Provincia «di procedere alla modificazione della giunta in modo tale - si legge nel dispositivo - da assicurare la presenza di entrambi i sessi».IL DISPOSITIVO - Il presidente Gianni Florido, del Pd, ha 30 giorni per obbedire ai giudici. Il ricorso accolto dal Tar si rifà all'articolo 48 dello statuto della Provincia nel quale si dispone «che il presidente nomina i componenti della giunta, tra cui il vicepresidente, secondo le modalità previste per legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, sì da assicurare la presenza di entrambi i sessi». L'esecutivo, composto da dieci assessori, oggi è formato da soli uomini.CARFAGNA: BENE IL TAR - Immediate le reazioni politiche. Secondo il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, «un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo - ha detto il ministro - a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto», ha concluso.FLORIDO: SENTENZA GIUSTA - La risposta di Florido non si è fatta attendere. «Penso che quella del Tar sia una sentenza giusta», ha detto al Corriere del Mezzogiorno. «Se la composizione della giunta provinciale di Taranto è tutta al maschile, è perché dai partiti non sono arrivate proposte femminili. Io ho sempre difeso le quote rosa e, a dirla tutta, questa sentenza mi risolve un problema politico. Se correrò ai ripari? Di certo rispetterò il dispositivo del Tar», ha concluso.Nazareno Dinoi
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avv. Claudia Romanelli - Quote antidiscriminatorie -
Per chi come me si interessa di pari opportunità da qualche anno, e svolge la professione di avvocato, sorge spontanea una replica feroce rispetto alla riforma elettorale e su come la legge abbia ignorato l’art. 51 della Carta Costituzionale recentemente riformato ed integrato nel senso che “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza.... A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne”.
Finalmente con legge costituzionale del 30.5.2003, la Costituzione Italiana ha inserito nel proprio testo il principio delle pari opportunità. Tale intervento è stato tardivo se consideriamo che la Legge 125 risale al 1991 e la legislazione internazionale e comunitaria da anni ne sancisce il principio, ne esplica il concetto e svariate norme invitano ormai da anni gli Stati membri ad adeguare la legislazione interna ai principi di eguaglianza sostanziale tra i sessi.
Non può inoltre non riconoscersi che tale modifica è stata alquanto cauta e ben calibrata poiché, nonostante tutto, il testo comunque non obbliga né il legislatore né gli amministratori degli Enti né i partiti ad emanare leggi e provvedimenti vincolanti. Del resto la utilizzazione della parola “promuove” evidentemente meno efficace di “garantisce” è frutto di una scelta ponderata e politica tesa ad evitare qualsiasi vincolo al pieno rispetto del principio di uguaglianza sostanziale in tema di rappresentatività di entrambi i sessi e quindi di piena e assoluta democraticità.
Tuttavia sebbene tale vincolo non sussista, in ogni caso non è possibile ignorare l’indirizzo politico che il testo integrato dell’art. 51 pone in termini di rappresentatività in sede di riforme elettorali, senza incorrere in qualche dubbio di legittimità come del resto autorevoli giuristi hanno già sollevato rispetto al voto contrario sulle quote riservate alle donne.
A tal proposito è significativa una recente pronuncia del Tar Lecce del 6.7.2005 n.680, che ha sospeso il decreto con il quale il Sindaco di una città Pugliese aveva nominato i componenti della Giunta municipale in violazione del principio delle Pari Opportunità sancito dall’art. 51 della Cost. e di una norma contenuta nello Statuto comunale che disponeva che nella composizione della Giunta è garantita la presenza dei rappresentanti di entrambi i sessi.
Nella motivazione il TAR ha ritenuto illegittimo detto provvedimento per non aver assicurato una rappresentanza femminile all’interno della Giunta ovvero per non aver indicato puntualmente esaustivamente e concretamente le ragioni tecnico-politiche impeditive dell’attuazione della rappresentatività di entrambi i sessi.
Si chiedeva quindi al Sindaco, che laddove la presenza femminile in Giunta non fosse garantita, questi avrebbe dovuto motivare tale determinazione in modo concreto ma soprattutto sulla base di ragioni di natura tecnica e politica.
Tale pronuncia rileva le debolezze di una norma costituzionale che può comunque essere aggirata da una motivazione, ancorché concreta ed esaustiva.
Eppure per la prima volta, dalla riforma dell’art. 51, vi è stato un tentativo di applicazione del principio sancito.
E’ invece sconfortante che il Parlamento non solo abbia respinto l’emendamento proveniente dalla stessa maggioranza politica, ma lo abbia potuto superare senza rendere alcuna motivazione né tecnica né politica.
Si tratta infatti di una scelta dettata da una compattezza politica, tutta maschile, derivante dalla recondita consapevolezza che riservare una quota per le donne, corrisponde a sottrarre poltrone agli uomini.
In Francia anni fa il legislatore ha imposto le quote rosa come strumento di emergenza, terapia d’urto, per porre rimedio alla mancanza di rappresentatività e consentire alle donne, non meno preparate a capaci degli uomini ma più discrete e ponderate anche perché già impegnate sul duplice fronte lavorativo e familiare, di entrare negli organismi istituzionali.
Dopo qualche anno, raggiunte alte percentuali di rappresentanza femminile nelle istituzioni e quindi garantita l’applicazione delle pari opportunità, hanno eliminato sia la quota rosa che il Ministero delle Pari Opportunità.
Eppure in Italia a fronte dell’acceso dibattito molte moltissime donne, interpellate sul punto, continuano ad indignarsi rispetto alle c.d. quote, temendo che una previsione legislativa in tal senso equivalga a riconoscere la loro debolezza.
Ma su questo mio malgrado, non posso che concordare visto che oggi la nostra debolezza si rileva in ogni campo ad eccezione di quelle pochissime donne che hanno superato quell’infrangibile tetto di cristallo.
Tale convinzione induce a richiedere fortemente e prima che la riforma elettorale venga definitivamente approvata, un intervento drastico e di rottura ancorché irriverente, senza che nessuna donna possa sentirsi né offesa né tanto meno umiliata.
Quando si parla di uguaglianza si considerano due diverse accezioni: la prima quella formale, secondo cui il miglior modo di garantirla è inteso nella neutralità dei soggetti e dunque indifferenza sul piano giuridico delle differenze di sesso o di razza, la seconda è una uguaglianza sostanziale intesa come uguaglianza delle opportunità in cui un diverso trattamento giuridico si giustifica ed anzi è ritenuto necessario sulla base delle diverse condizioni di partenza.
Quest’ultima è l’accezione alla quale si ispirano le politiche delle pari opportunità ma verosimilmente non risulta ancora ben chiaro a chi ci governa e non solo...
Avv. Claudia Romanelli
http://www.ordineavvocati.bari.it/default.asp?idlingua=1&idContenuto=274
Taranto, si sono dimessi gli assessori della Provincia scrive:
25 settembre 2009 alle 16:09
[...] presa all’unanimità dopo una riunione degli stessi assessori. Ieri la sezione di Lecce del Tar aveva deciso di annullare l’esecutivo, su ricorso di un’associazione locale, perchè [...]
Taranto, presidente Provincia respinge dimissioni assessori scrive:
25 settembre 2009 alle 17:39
[...] il Tar di Lecce aveva azzerato la giunta provinciale per via della composizione interamente maschile. Cosa ne [...]
Taranto, “quote rosa” in Provincia: dopo sentenza Tar, nominato assessore donna scrive:
28 settembre 2009 alle 16:07
[...] Provincia di Taranto, Gianni Florido, ha nominato una donna nella giunta, che il Tar di Lecce aveva azzerato il 24 settembre proprio perchè non c’era nemmeno un rappresentante del gentil
[...]
Quote Rosa, non solo Taranto: 1600 amministrazioni locali senza donne scrive:
29 settembre 2009 alle 11:05
[...] una domanda che ronza nella testa di Giovanni Florido, presidente della provincia di Taranto che si è visto azzerare la giunta dal Tar per assenza di donne. «Perchè proprio a me?» deve
chiedersi il presidente. E, in effetti, qualche [...]
Quote Rosa, non solo Taranto: 1600 amministrazioni locali senza donne « Blog Ambientalista scrive:
29 settembre 2009 alle 14:36
[...] domanda che ronza nella testa di Giovanni Florido, presidente della provincia di Taranto che si è visto azzerare la giunta dal Tar per assenza di donne. «Perchè proprio a me?» deve
chiedersi il presidente. E, in effetti, qualche [...]