Sicilia anno UNO
ROSSELLA ACCARDO MADRE DI STEFANO MAIORANA LANCIA UN
APPELLO:
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ROSSELA ACCARDO MADRE DI STEFANO MAIORANA LANCIA UN APPELLO: “Chi sa parli”
“Se c’é qualcuno che ha altre informazioni le dica subito per fare luce su questa storia fitta di misteri”. L’appello è stato lanciato da Rossella Accardo dopo che due giorni fa Massimo Ciancimino aveva dichiarato di conoscere Antonio e Stafano Maiorana in quanto in affari con il costruttore Alamia, molto vicino al padre di Massimo, Vito Ciancimino, il sindaco del “sacco” di Palermo.
Rossella Accardo è la ex moglie dell’imprenditore Antonio Maiorana e la madre di Stefano, gli imprednitori di cui non si hanno più notizie dal 3 agosto 2007. “Il sei gennaio scorso – ha aggiunto la donna – l’altro mio figlio Marco, attanagliato dall’angoscia del non sapere cosa sia accaduto al padre e al fratello si è suicidato, ucciso dal silenzio di chi sa e non parla. Domani e dopodomani sarò a in piazza Unità d’Italia a Palermo e spero che qualcuno venga a darmi notizie, speriamo che accada qualcosa”.
Dopo le affermazioni di Massimo Ciancimino imputato di reato connesso, verrà disposta dalla procura, scrive il Giornale di Sicilia, la riapertura del fascicolo. Per l'omicidio di Parisi dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Eamanuele Di Filippo, furono condannati altri boss all'ergastolo.
Ciancimino jr riapre un altro caso
Massimo Ciancimino dice la sua sull'omicidio dell'imprenditore palermitano Roberto Parisi
Il figlio di don Vito Ciancimino, il defunto ex sindaco di Palermo condannato per mafia, ha "riaperto" un altro caso che già aveva fatto la sua storia giungendo a sentenza. E' il caso dell'omicidio, il 23 febbraio 1985, dell'imprenditore palermitano Roberto Parisi, titolare dell’Icem - società che aveva in appalto la manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica -, ucciso col suo autista Giuseppe Mangano "perché non si piegava a compromessi". Questa la chiave di lettura che dà Massimo Ciancimino dell'asassinio.
Secondo quanto riportato dal Giornale di Sicilia, dopo le affermazioni di Ciancimino jr (imputato di reato connesso), verrà disposta dalla procura la riapertura del fascicolo. Per l'omicidio di Parisi dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Di Filippo, furono condannati altri boss all'ergastolo. Secondo il figlio del sindaco del 'sacco edilizio' i mandanti esterni sarebbero vivi e legati al mondo imprenditoriale. Massimo Ciancimino ha parlato anche della scomparsa, avvenuta ad agosto 2007, dell'imprenditore Antonio Maiorana e del figlio Stefano. Ha detto di conoscerlo, come riporta il quotidiano palermitano, perché: "lavorava con il costruttore Alamia molto vicino a mio padre".
[Informazioni tratte da Ansa.it, LiveSicilia.it]
L'AFFAIR DELLA CALLIOPE Ex Amministratori beneficiari di appartamenti?




Ciancimino: gli affari di mafia riaprono i casi Parisi e Maiorana
Non è solo il testimone della Trattativa tra Stato e mafia, Massimo Ciancimino si è presentato l’altro ieri in Procura a Palermo per riferire ai magistrati quanto a sua conoscenza su alcuni casi irrisolti riguardanti sparizioni e omicidi di mafia degli anni Ottanta.
Così i suoi racconti hanno dato nuovo input a due importanti inchieste: quella sulla scomparsa dell’imprenditore Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano e quella sul delitto dell’ex presidente del Palermo Calcio Roberto Parisi, la prima nelle mani del pm Gaetano Paci, la seconda affidata al sostituto procuratore Roberto Scarpinato.
Delle dichiarazioni del figlio di don Vito per ora non trapela granché ma s’intuisce che il contesto delle sue conoscenze riguardi il controllo mafioso degli appalti. Con Antonio Maiorana, Massimo avrebbe lavorato per tre anni in una cooperativa edilizia e lo avrebbe incontrato fino a un mese prima della sua sparizione. Gli era stato presentato molto tempo fa da suo padre perché Maiorana aveva prestato la sua professionalità al costruttore Alamia, personaggio legato a Ciancimino Senior.
L’altro caso riaperto dai magistrati riguarda l’omicidio dell’ex presidente del Palermo Calcio Roberto Parisi. Questi era titolare della Icem, società che sin dagli anni Settanta gestiva l’illuminazione pubblica in tutta la città. L’imprenditore aveva perso moglie e figlia nella strage di Ustica è la morte non avrebbe atteso abbastanza nemmeno lui: morì il 23 febbraio 1985 sotto il fuoco incrociato dei boss di Cosa Nostra Lorenzo Tinnirello, Giuseppe Lucchese e Francesco Tagliavia, condannati all’ergastolo insieme a Emanuele di Filippo, reo confesso dell’omicidio. Ciò che Massimo Ciancimino sta raccontando oggi ai magistrati riguarda le motivazioni e i mandanti del delitto. A riferirglieli sempre suo padre in quanto l’origine della sentenza di morte maturò nell’ambito dei grandi appalti, quando ancora don Vito gestiva i lavori pubblici nella città di Palermo. Parisi non voleva piegarsi ai compromessi imposti dalle logiche dei comitati d’affari della città, per questo la sua fine – secondo Ciancimino junior - sarebbe stata decretata dai boss per volere di personaggi tuttora in vita, legati al mondo dell’imprenditoria borghese. Alla fine l’imprenditore morì in quell’agguato insieme al suo autista Giuseppe Mangano crivellato dai colpi di kalashnikov.
Per ora non è dato di conoscere altro. Massimo Ciancimino però di cose ne sa davvero parecchie e potrebbe fornire un grossissimo contributo a tante inchieste arenate nei piani alti degli uffici giudiziari di Palermo. Il suo aiuto sui vecchi fatti di mafia potrebbe inoltre concorrere ad avvalorare le sue dichiarazioni su temi più “caldi” come quelli che riguardano la Trattativa. Quella di cui lui stesso è stato protagonista nel ’92 e che, secondo Ciancimino, intercorse a più riprese fra lo stato e la mafia nel biennio stragista dei primi anni Novanta. Un capitolo aperto che oggi chiama in causa non solo gli ufficiali del Ros che ne presero parte ma un’intera classe dirigente colpevole di omertosa reticenza.
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- Massimo Ciancimino: ''Ho paura di essere ucciso'' - di Giorgio Bongiovanni e Silvia Cordella
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20046/78/
I pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene, che coordinano le indagini, avevano fatto risalire la scomparsa dei Maiorana a contrasti sorti sul cantiere di Isola delle Femmine in cui stavano realizzando 50 villette a schiera, insieme ad altre due ditte. La Calliope s,r,l, e Sa.ba s.r.l.
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