LA FRANA NON SI ARRESTA
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Il tempo delle lacrime e’, adesso, solo la naturale conclusione di un comportamento dissennato durato decenni. Certo, umanamente, dispiace vedere famiglie, che restano senza un tetto, dopo avere costruito con grandi sacrifici nei terreni comprati con i risparmi di una vita, ma non si puo’ porre mente al fatto che i nodi vengono al pettine, se tu costruisci dove per secoli e’ passata l’acqua, se tu tagli gli alberi e sotto la montagna fai una casa, prima o poi, la natura si impossessa di cio’ che le e’ stato tolto, e, diventano conseguenti le scene di questi giorni.
Le uniche considerazioni, che vengono in mente, spaziano nell’antropologico per cercare di capire il comportamento di intere popolazioni, le quali vivono solo il presente dimenticandosi del passato e non programmando in alcun modo il futuro, poiche’ i movimenti franosi non sono fenomeni imprevedibili come i terremoti, ma il risultato di politiche folli nel campo dell’edilizia e di manutenzione del territorio, di cui alla fine il conto salato lo paga la stessa gente, la quale in principio e per sua convenienza, ha ignorato le elementari condotti di prudenza e buon senso.
Alla fine restano solo le lacrime e i milioni di euro che saranno spesi per cercare di arginare l’emergenza.
San Fratello
sprofonda: «E non ci sono rimedi» San Fratello non sarà ricostruita. La politica prende tempo ma il verdetto dei tecnici è chiaro. «Per quello che sappiamo, sarà difficile recuperare
l’abitato interessato dalla frana». Di più non dice Giovanni Arnone, ma è abbastanza. Il capo di gabinetto dell’assessorato al territorio della Regione Sicilia è infatti l’uomo del Pai. È
nato nel suo ufficio il Piano di assetto idrogeologico che fotografa, comune per comune, il rischio di frane e alluvioni in tutta l’isola. Il destino del paesino dei Nebrodi, che ancora ieri
è stato battuto dalle piogge, è scritto qui, negli archivi di via Ugo La Malfa, periferia industriale di Palermo. Mentre lassù, oltre Cefalù e Sant’Agata di Militello, dove si alleva il
cavallo sanfratellano e si parla un antico dialetto gallo-italico, i vigili del fuoco cercano di far capire agli abitanti di via Cirino Scaglione che chi abita nei numeri pari deve
abbandonare la propria casa mentre nei numeri dispari si continua a stendere i panni e a cucinare le gnuchiattuli, negli uffici dell’assessorato al territorio parlano i documenti. San
Fratello, come altri 90 comuni del Messinese (che in totale ne conta 108) molto prima che la terra iniziasse a scivolare era già un’area R4. Per chi ha dimestichezza con la geologia,
significa massimo rischio idrogeologico: vivere con la spada di Damocle di una frana o di un’alluvione che prima o poi spazzerà via case, risparmi, affetti, talvolta la stessa vita. Tutto in
pochi minuti, o secondi. Nell’isola, secondo la Regione, ci sono poco meno di 32mila frane e 294 comuni R4 su 390. «Ma è una stima per difetto – puntualizza Arnone – perchè noi abbiamo usato
una metodologia di rilevazione che considera solo i terreni in cui la frana è già nota e non, come avviene in altre aree d’Italia, anche i terreni circostanti». Per quanto le stime
“difettino” il Ministero dell’Ambiente considera “pericoloso” quasi il 6 per cento dell’isola.
«Una frana si attiva quando
si rompe l’equilibrio tra il peso del terreno e la pressione neutra che spinge dal basso» spiega Arnone e si capisce che 1.100 millimetri di pioggia caduti sui Nebrodi in sei mesi, contro una
media annuale di 800, rappresentano un cospicuo fattore di squilibrio, soprattutto se sommati alla particolare intensità delle precipitazioni, come fanno notare all’Ente Parco. Certo, pioveva
anche nel 1100, quando gli antichi sanfratellesi, racconta il geologo Francesco Bellitto, decisero di edificare la città sulla dura roccia del monte San Fratello, lo stesso dove sorge ancora
il Santuario dei tre santi. Sconfitti dai saraceni, traslocarono poco lontano, dove nel 1922 l’abitato fu colpito da una prima frana. L’esodo creò Acquedolci com’è oggi, tuttavia non
bastarono due leggi di Mussolini per convincere tutti i sanfratellesi ad allontanarsi dalla raccafert, la cittadella. Non a caso, in via La Malfa si pesano le parole: «Per spostare un comune
serve un piano regionale di delocalizzazione» mette le mani avanti Arnone. Il quale però ammette che anche Alcara Li Fusi, a pochi chilometri da San Fratello, è minacciata. «Servirebbero
troppi milioni per metterla in sicurezza» sentenzia. L’assessore Roberto Di Mauro, che dopo la tragedia di Favara ha promosso un disegno di legge per la sicurezza degli immobili dei centri
storici, vorrebbe spendere subito i 160 milioni di euro che arriveranno da Bruxelles attraverso i fondi Fas e spera di ottenere una parte del miliardo previsto dall’accordo Stato-Regioni per
la difesa del suolo. Briciole, rispetto al fabbisogno: per riparare l’intero territorio siciliano secondo la Giunta Lombardo servirebbero circa quattro miliardi di euro (che diventano otto se
si considerano i casi R3 e le coste) «e il ministero dell’Ambiente dispone di 200 milioni all’anno per questi interventi, sedici dei quali sono destinati alle emergenze siciliane» commenta
Arnone. A dire il vero, qualche finanziamento-tampone è partito nei mesi scorsi da Palermo, ma è arrivato decisamente tardi: 2,5 milioni per la frazione Zappa di Raccuja (evacuata) e cinque
per San Fratello, un minibudget che adesso non si sa neppure come utilizzare. «Con la nuova frana a sud-est – ammettono in Regione – il comune è letteralmente circondato dal dissesto, perchè
un altro fronte, finora in sonno, si trova a nord del paese e non mancano altri piccoli fenomeni franosi». Tra frane vecchie e nuove, San Fratello è in una morsa. Stato d'emergenza per le
frane Emergenza frane su Nebrodi e Madonie e la terra non si ferma. Le colline fanno paura ed all'orizzonte c'è un'altra ondata di maltempo che potrebbe aggravare la situazione. Situazione
drammatica a San Fratello, in provincia di Messina, dove il paese è stato spazzato da un movimento franoso che ha costretto gli organi preposti a far evacuare oltre 1500 persone. Nel corso di
una riunione straordinaria convocata in nottata per affrontare le problematiche connesse al grave dissesto idrogeologico del comune di San Fratello, la Giunta regionale ha deliberato la
dichiarazione dello stato di calamità per il comune dei Nebrodi e per numerosi centri della provincia di Messina. Analogo provvedimento riguarda anche parte della provincia di Palermo
interessata da fenomeni di dissesto.
La Giunta ha deliberato, così
come aveva già annunciato il governatore Raffaele Lombardo, che aveva presieduto un vertice nella zona colpita dalla frana, la contestuale richiesta al Consiglio dei ministri dello stato di
emergenza in considerazione della rilevanza che ha assunto il dissesto idrogeologico in entrambe le province. Il governo regionale ha altresì individuato una posta finanziaria da dedicare
alle prime azioni volte a sollevare lo stato di grave disagio della popolazione interessata dalle frane. LA MAPPA DEI CENTRI COLPITI. Maggiormente colpita la provincia di Messina ed in
particolare il versante tirrenico-nebroideo. I centri messinesi colpiti sono: Tusa, Pettineo, Motta D'Affermo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Mistretta, Capizzi, Caronia, Acquedolci, San
Fratello, Cesarò, S. Teodoro, S Agata di Militello, Militello Rosmarino, Alcara Li Fusi, Galati Mamertino, Longi, Frazzanò, Mirto, Caprileone, Tortorici, Torrenova, S. Marco d'Alunzio, Santa
Domenica Vittoria, Floresta, Ucria, Raccuja, Sinagra, Castell'Umberto, S. Salvatore di Fitalia, Capo d'Orlando, Naso, Gioiosa, Piraino, Patti, Brolo, Sant'Angelo di Brolo, Librizzi,
Montalbano, Ficarra, Tripi, Basicò, Falcone, Montagnareale, Oliveri, San Piero Patti, Castel di Lucio ed Antillo. In provincia di Palermo: Palermo, Altofonte, Monreale, Villabate, Ficarazzi,
Altavilla Milicia, Belmonte Mezzagno, S. Cristina Gela, Piana degli Albanesi, S. Cipirello, S. Giuseppe Jato, Partinico, Balestrate, Trappeto, Cinisi, Capaci, Campofelice di Roccella,
Collesano, Termini Imerese, Lascari, Cefalù, Alia, Montemaggiore Belsito, Mezzojuso, Campofelice di Fitalia, Villafrati, Castronovo di Sicilia, Bisacquino, Corleone, San Mauro Castelverde,
Pollina, Castelbuono, Sclafani Bagni, Caltavuturo, Polizzi Generosa, Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Roccapalumba, Valledolmo e Lercara.
SAN FRATELLO: NOTTE A
MONITORARE LA FRANA. E' stata una notte tranquilla quella trascorsa a San Fratello. Gli abitanti rimasti nel paese dei Nebrodi interessato da uno smottamento che ha lasciato senza casa 1.500
persone hanno continuato a controllare la frana, nella speranza che non si muovesse ancora. I segnali, anche artigianali, come due chiodi piantati tra i bordi di una frattura uniti da un
filo, lasciati su terreni, strade e palazzine evidenziano che non ci sono stati cambiamenti rispetto a ieri e che la frana, al momento, è ferma. Le attese e i timori sono legati al maltempo.
Dopo il sole di ieri, oggi a San Fratello è ripreso a piovere, per il momento in maniera leggera, e la temperatura si è abbassata. Ma sono le previsioni e l'allerta meteo che prevede
temporali in Sicilia a preoccupare gli abitanti del paese: temono infiltrazioni d'acqua nella frattura, che potrebbe così riprendere a camminare, trascinandosi altre case. La zona di
potenziale pericolo è stata sgomberata due giorni fa con un'ordinanza del sindaco, Salvatore Sidoti Pinto. Sul posto operano forze dell'ordine, protezione civile, regionale e nazionale, e
volontari. SGOMBERI ANCHE A RACCUJA. Sono 21 le famiglie che hanno dovuto lasciare le loro case nella frazione Zappa del comune di Raccuja. La grave situazione di pericolo nella borgata, a
causa della frana che nei giorni scorsi ha ripreso il suo corso minacciando di trascinare a valle le abitazioni, ha indotto il sindaco Cono Salpietro Damiano a firmare le ordinanze di
sgombero immediato. Alcune famiglie hanno trovato ospitalità presso amici e parenti, per gli altri il Comune ha disposto l'alloggio in pensione completa presso un'azienda agrituristica di
Raccuja. "Il Comune - spiega il sindaco - sta effettuando una ricerca di case libere ed in buone condizioni da poter mettere a disposizione delle famiglie che hanno dovuto lasciare le loro
abitazioni".
MESSINA UNA TRAGEDIA VOLUTA
- SAN FRATELLO (ME): 1500 ABITANTI EVACUATI MENTRE IL PAESE SCIVOLA A VALLE
- LATTERI: “I NEBRODI NON DEVONO ESSERE LASCIATI SOLI”
- SAN FRATELLO, LOMBARDO: "GOVERNO E ARS SI OCCUPERANNO DELL'EMERGENZA
- SAN FRATELLO (ME): LA REGIONE ATTIVA UNITA' DI CRISI PER SEGUIRE LA FRANA
- SANT’ANGELO DI BROLO, LETTERALMENTE IN GINOCCHIO LE COMUNITÀ
- GIOIOSA MAREA BLOCCATA PURE LATO PALERMO PER UNA NUOVA FRANA
*MESSINA UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA
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*Rischio idrogeologico: sì al piano di mitigazione
*Frane e alluvioni: rischi nel 77% dei Comuni
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*Messina, ricostruzione e fondi come in Abruzzo
*Dissesto idrogeologico di Messina. Su 106 milioni nessuna certezza
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•Ponte sullo Stretto, al via i lavori
*MIRATO disegno di legge dell'on. ardizzone a salvaguardia del territorio e per la sicurezza dei
cittadini
*Messina frana e c’è ancora qualche buon tempone che sogna il … ponte
*PRG ISOLA 1977 VARIANTE FASCIA LITORANEA decr. 247 26
settembre 1990
*PRG Isola Voto CRU 2/83 18 gennaio 1983