Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il suo predecessore, Salvatore Cuffaro, con 7 assessori regionali al territorio che sono stati in carica dal 2003 al 2010 sono stati iscritti dalla Procura nel registro degli indagati con l'accusa di non avere adottato i piani anti inquinamento per la tutela dell'ambiente, come previsto dalla norma. I politici sono accusati di omissione di atti di ufficio e getto pericoloso di cose. A darne conferma all'ADNKRONOS e' il procuratore
aggiunto Antonino Gatto che spiega: "sono state svolte delle indagini secondo le regole con la collaborazione dei carabinieri del Noe e adesso siamo arrivati alla conclusione delle indagini. Abbiamo gia' notificato l'avviso di conclusione agli indagati".
Piani anE' quasi certa la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per Lombardo, Cuffaro e i 7 assessori. L'inchiesta e' coordinata, oltre che dal procuratore aggiunto Gatto, dall'altro aggiunto Leonardo Agueci e dei pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua. Secondo quanto risulta alla Procura la regione, negli ultimi 7 anni, non avrebbe adottato quelle misure antinquinamento che sono previste dalla legge nonostante fossero a conoscenza dei risultati ottenuti dalle centraline.
Tra i politici indagati dalla Procura di Palermo per non avere adottato i piani anti inquinamento c'e' anche il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, che in passato ha ricoperto l'incarico di assessore regionale all'Ambiente. L'avviso di conclusione delle indagini e' stato recapitato anche all'attuale assessore in carica Gian Maria Sparma e agli ex assessori Mario Parlavecchio, Rossana Interlandi, Mario Milone, Giuseppe Sorbello, Giovanni Di Mauro.
Qualità dell’aria in Sicilia. Indagati Lombardo e Cuffaro

Conclusa l’indagine della Procura di Palermo sull’incredibile vicenda nata per individuare le responsabilità amministrative sulla mancata stesura del Piano di risanamento della qualità dell’aria in Sicilia con la conseguente omissione delle procedure di tutela e salvaguardia della salute dei cittadini. Notificato l’avviso di conclusione delle indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro e ai sette assessori regionali all’Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
L’inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua.
Secondo le indagini nonostante questi amministratori fossero a conoscenza “dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell’andamento della qualità dell’aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge, non avrebbero adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell’inquinamento atmosferico. Innanzitutto non avrebbero presentato il Piano regionale di Risanamento dell’Aria in Sicilia che avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani.
La vicenda inizia nel settembre 2008 quando nel corso di un convegno ambientalista venne denunciato che il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto 2008, presentava ampie parti copiate dalla dall’omologo Piano predisposto dalla Regione Veneto cui gli estensori avrebbero attinto usando il sistema, copia e incolla. Il grave episodio di plagio ebbe risalto anche a livello nazionale, tanto da indurre “Striscia la Notizia” ad intervistare Pietro Tolomeo, dirigente generale del dipartimento dell’Assessorato Territorio e Ambiente, e Salvatore Anzà dirigente responsabile del progetto siciliano aria. Adesso è stato scritto un nuovo atto giudiziario sulla vicenda.
“Le autorità giudiziarie hanno individuato le responsabilità degli amministratori regionali – dichiara Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino – che negli anni non hanno ottemperato ad un dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad un’attività di prevenzione per la salute pubblica. Studi dell’Organizzazione mondiale della sanità, hanno, infatti, sancito che le emissioni di fattori inquinanti nell’ambiente sono causa significativa di patologie e l’ esposizione a fattori cancerogeni molto rischiosi per la salute”.
Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia aggiunge: “In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni. Sollecitazioni che si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano della Regione Veneto. In quel caso è stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto che prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato l’immagine dell’amministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali), ha perseverato nel sottovalutare l’importanza di uno strumento indispensabile per restituire qualità all’aria che respiriamo”.
Legambiente Sicilia valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile.
Inquinamento aria Le precisazioni della Regione

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota di Salvatore Anzà, dirigente del Servizio 7 "Pianificazione e governance acque e rifiuti" del Dipartimento regionale ambiente, intervenuto in merito alla vicenda che vede indagati l'attuale presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e l'ex governatore Salvatore Cuffaro, per il mancato contrasto all'inquinamento.
"Come è facile verificare - scrive Anzà - le contestazioni fatte dalla Procura di Palermo alla Regione siciliana iniziano a partire dal 2002. A quel tempo, e fino al 2007, l’ufficio che avrebbe dovuto redigere il piano era guidato da un 'ambientalista' di Legambiente. E' facile verificare anche che le cosiddette 'sollecitazioni' di Fontana, incredibilmente, cominciano solo alla fine del 2007, e solo quando viene rimosso per responsabilità dirigenziale il suo carissimo amico (presunto 'ambientalista'). La Procura di Palermo ha verificato la correttezza del comportamento dei dirigenti interessati alla vicenda e (come hanno riportato molti giornali) nessuna contestazione è stata avanzata nei loro confronti. Considerato che, a partire dal 2007 e fino al 2010 sono stato responsabile dell’ufficio interessato - aggiunge - ho la necessità di ristabilire la verità, a fronte invece delle false notizie che cerca di propagandare Legambiente. Il piano regionale, che l’ambientalista di Legambiente avrebbe dovuto fare e non ha fatto (in sei anni), è stato invece fatto da me (in due anni e mezzo), ed è vero quanto sostiene la Procura, e cioè che non è ancora stato formalmente adottato, in quanto è al momento al Ministero Ambiente in attesa di approvazione a causa di una recente modifica normativa. Il cosiddetto 'caso clamoroso della copiatura del piano del Veneto' è una montatura di alcuni dirigenti di Legambiente, che con tali fantasiose argomentazioni hanno cercato goffamente di giustificare il comportamento di un loro amico, e cioè proprio chi ha diretto l’ufficio regionale che avrebbe dovuto fare il piano (e non lo ha fatto). Quello che non dicono pertanto Fontana e Messina - conclude - è che tra gli 'amministratori regionali' che non avrebbero 'ottemperato ad un dispositivo di legge' rientrerebbe, a furor di popolo, proprio un dirigente di Legambiente"