Il pm della Procura di Palermo Geri Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, il suo predecessore Salvatore Cuffaro e sette assessori regionali all'Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. L'ipotesi che oggi il pm ha sottoposto al Gup Marina Petruzzella è di omissione di atti d'ufficio, per non avere adottato i provvedimenti necessari a limitare la diffusione dello smog nelle principali città siciliane. Gli amministratori non avrebbero dunque adottato misure per contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell'aria. Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009.
I difensori parleranno alla prossima udienza, prevista per il 14 marzo. Secondo l'accusa, la mancata adozione dei piani regionali di contrasto alla diffusione dello smog avrebbe fatto sì che venisse compromessa la salute dei cittadini. In un altro processo, celebrato a Palermo contro l'ex sindaco del capoluogo siciliano, Diego Cammarata, gli imputati erano stati assolti, perché avevano dimostrato di avere adottato misure come i divieti di sosta antismog, le targhe alterne, le zone a traffico limitato, e i giudici avevano ritenuto che, anche se i livelli di smog e sostanze nocive non erano calati, ciò non era avvenuto per colpa degli imputati. Nello stesso senso si è pronunciata finora la prevalente giurisprudenza in Italia.
16/06/2011 -
Smog, indagati Lombardo e Cuffaro
Avviso di conclusione delle indagini anche per sette assessori all’Ambiente. “i contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell'inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale"
PALERMO. La Procura di Palermo ha notificato un avviso di conclusione indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro e ai sette assessori regionali all'Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli amministratori sono indagati di omissione d'atti d'ufficio e getto pericoloso di cose. L'inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua.
A Lombardo, Cuffaro e agli assessori si contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell'inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento della qualità dell'aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge".
In particolare gli indagati non hanno mai adottato il piano di risanamento e mantenimento relativo all'inquinamento atmosferico, i programmi per il raggiungimento dei valori limite ai fini della protezione della salute della popolazione, da predisporre entro 18 mesi, e i piani di risanamento della qualità dell'aria.
Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
A Lombardo, Cuffaro e agli assessori si contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell'inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento della qualità dell'aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge".
In particolare gli indagati non hanno mai adottato il piano di risanamento e mantenimento relativo all'inquinamento atmosferico, i programmi per il raggiungimento dei valori limite ai fini della protezione della salute della popolazione, da predisporre entro 18 mesi, e i piani di risanamento della qualità dell'aria.
Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
Piani anti inquinamento: indagati Lombardo, Cuffaro e Cascio
16 giugno 2011 19:20
Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il suo predecessore, Salvatore Cuffaro, con 7 assessori regionali al territorio che sono stati in carica dal 2003 al 2010 sono stati iscritti dalla Procura nel registro degli indagati con l'accusa di non avere adottato i piani anti inquinamento per la tutela dell'ambiente, come previsto dalla norma. I politici sono accusati di omissione di atti di ufficio e getto pericoloso di cose. A darne conferma all'ADNKRONOS e' il procuratore
aggiunto Antonino Gatto che spiega: "sono state svolte delle indagini secondo le regole con la collaborazione dei carabinieri del Noe e adesso siamo arrivati alla conclusione delle indagini. Abbiamo gia' notificato l'avviso di conclusione agli indagati".
Piani anE' quasi certa la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per Lombardo, Cuffaro e i 7 assessori. L'inchiesta e' coordinata, oltre che dal procuratore aggiunto Gatto, dall'altro aggiunto Leonardo Agueci e dei pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua. Secondo quanto risulta alla Procura la regione, negli ultimi 7 anni, non avrebbe adottato quelle misure antinquinamento che sono previste dalla legge nonostante fossero a conoscenza dei risultati ottenuti dalle centraline.
Tra i politici indagati dalla Procura di Palermo per non avere adottato i piani anti inquinamento c'e' anche il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, che in passato ha ricoperto l'incarico di assessore regionale all'Ambiente. L'avviso di conclusione delle indagini e' stato recapitato anche all'attuale assessore in carica Gian Maria Sparma e agli ex assessori Mario Parlavecchio, Rossana Interlandi, Mario Milone, Giuseppe Sorbello, Giovanni Di Mauro.
Qualità dell’aria in Sicilia. Indagati Lombardo e Cuffaro
Conclusa l’indagine della Procura di Palermo sull’incredibile vicenda nata per individuare le responsabilità amministrative sulla mancata stesura del Piano di risanamento della qualità dell’aria in Sicilia con la conseguente omissione delle procedure di tutela e salvaguardia della salute dei cittadini. Notificato l’avviso di conclusione delle indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro e ai sette assessori regionali all’Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero Sparma.
L’inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua.
Secondo le indagini nonostante questi amministratori fossero a conoscenza “dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell’andamento della qualità dell’aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge, non avrebbero adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell’inquinamento atmosferico. Innanzitutto non avrebbero presentato il Piano regionale di Risanamento dell’Aria in Sicilia che avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani.
La vicenda inizia nel settembre 2008 quando nel corso di un convegno ambientalista venne denunciato che il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto 2008, presentava ampie parti copiate dalla dall’omologo Piano predisposto dalla Regione Veneto cui gli estensori avrebbero attinto usando il sistema, copia e incolla. Il grave episodio di plagio ebbe risalto anche a livello nazionale, tanto da indurre “Striscia la Notizia” ad intervistare Pietro Tolomeo, dirigente generale del dipartimento dell’Assessorato Territorio e Ambiente, e Salvatore Anzà dirigente responsabile del progetto siciliano aria. Adesso è stato scritto un nuovo atto giudiziario sulla vicenda.
“Le autorità giudiziarie hanno individuato le responsabilità degli amministratori regionali – dichiara Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino – che negli anni non hanno ottemperato ad un dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad un’attività di prevenzione per la salute pubblica. Studi dell’Organizzazione mondiale della sanità, hanno, infatti, sancito che le emissioni di fattori inquinanti nell’ambiente sono causa significativa di patologie e l’ esposizione a fattori cancerogeni molto rischiosi per la salute”.
Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia aggiunge: “In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni. Sollecitazioni che si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano della Regione Veneto. In quel caso è stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto che prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato l’immagine dell’amministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali), ha perseverato nel sottovalutare l’importanza di uno strumento indispensabile per restituire qualità all’aria che respiriamo”.
Legambiente Sicilia valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile.
L’inchiesta è stata coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua.
Secondo le indagini nonostante questi amministratori fossero a conoscenza “dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell’andamento della qualità dell’aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge, non avrebbero adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell’inquinamento atmosferico. Innanzitutto non avrebbero presentato il Piano regionale di Risanamento dell’Aria in Sicilia che avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani.
La vicenda inizia nel settembre 2008 quando nel corso di un convegno ambientalista venne denunciato che il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto 2008, presentava ampie parti copiate dalla dall’omologo Piano predisposto dalla Regione Veneto cui gli estensori avrebbero attinto usando il sistema, copia e incolla. Il grave episodio di plagio ebbe risalto anche a livello nazionale, tanto da indurre “Striscia la Notizia” ad intervistare Pietro Tolomeo, dirigente generale del dipartimento dell’Assessorato Territorio e Ambiente, e Salvatore Anzà dirigente responsabile del progetto siciliano aria. Adesso è stato scritto un nuovo atto giudiziario sulla vicenda.
“Le autorità giudiziarie hanno individuato le responsabilità degli amministratori regionali – dichiara Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino – che negli anni non hanno ottemperato ad un dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad un’attività di prevenzione per la salute pubblica. Studi dell’Organizzazione mondiale della sanità, hanno, infatti, sancito che le emissioni di fattori inquinanti nell’ambiente sono causa significativa di patologie e l’ esposizione a fattori cancerogeni molto rischiosi per la salute”.
Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia aggiunge: “In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda nonostante le nostre sollecitazioni. Sollecitazioni che si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano della Regione Veneto. In quel caso è stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto che prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato l’immagine dell’amministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali), ha perseverato nel sottovalutare l’importanza di uno strumento indispensabile per restituire qualità all’aria che respiriamo”.
Legambiente Sicilia valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile.
http://agrigentoweb.it/mancato-risanamento-della-qualita-dellaria-indagati-lombardo-e-cuffaro_82619/
Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota di Salvatore Anzà, dirigente del Servizio 7 "Pianificazione e governance acque e rifiuti" del Dipartimento regionale ambiente, intervenuto in merito alla vicenda che vede indagati l'attuale presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e l'ex governatore Salvatore Cuffaro, per il mancato contrasto all'inquinamento.
"Come è facile verificare - scrive Anzà - le contestazioni fatte dalla Procura di Palermo alla Regione siciliana iniziano a partire dal 2002. A quel tempo, e fino al 2007, l’ufficio che avrebbe dovuto redigere il piano era guidato da un 'ambientalista' di Legambiente. E' facile verificare anche che le cosiddette 'sollecitazioni' di Fontana, incredibilmente, cominciano solo alla fine del 2007, e solo quando viene rimosso per responsabilità dirigenziale il suo carissimo amico (presunto 'ambientalista'). La Procura di Palermo ha verificato la correttezza del comportamento dei dirigenti interessati alla vicenda e (come hanno riportato molti giornali) nessuna contestazione è stata avanzata nei loro confronti. Considerato che, a partire dal 2007 e fino al 2010 sono stato responsabile dell’ufficio interessato - aggiunge - ho la necessità di ristabilire la verità, a fronte invece delle false notizie che cerca di propagandare Legambiente. Il piano regionale, che l’ambientalista di Legambiente avrebbe dovuto fare e non ha fatto (in sei anni), è stato invece fatto da me (in due anni e mezzo), ed è vero quanto sostiene la Procura, e cioè che non è ancora stato formalmente adottato, in quanto è al momento al Ministero Ambiente in attesa di approvazione a causa di una recente modifica normativa. Il cosiddetto 'caso clamoroso della copiatura del piano del Veneto' è una montatura di alcuni dirigenti di Legambiente, che con tali fantasiose argomentazioni hanno cercato goffamente di giustificare il comportamento di un loro amico, e cioè proprio chi ha diretto l’ufficio regionale che avrebbe dovuto fare il piano (e non lo ha fatto). Quello che non dicono pertanto Fontana e Messina - conclude - è che tra gli 'amministratori regionali' che non avrebbero 'ottemperato ad un dispositivo di legge' rientrerebbe, a furor di popolo, proprio un dirigente di Legambiente"
"Come è facile verificare - scrive Anzà - le contestazioni fatte dalla Procura di Palermo alla Regione siciliana iniziano a partire dal 2002. A quel tempo, e fino al 2007, l’ufficio che avrebbe dovuto redigere il piano era guidato da un 'ambientalista' di Legambiente. E' facile verificare anche che le cosiddette 'sollecitazioni' di Fontana, incredibilmente, cominciano solo alla fine del 2007, e solo quando viene rimosso per responsabilità dirigenziale il suo carissimo amico (presunto 'ambientalista'). La Procura di Palermo ha verificato la correttezza del comportamento dei dirigenti interessati alla vicenda e (come hanno riportato molti giornali) nessuna contestazione è stata avanzata nei loro confronti. Considerato che, a partire dal 2007 e fino al 2010 sono stato responsabile dell’ufficio interessato - aggiunge - ho la necessità di ristabilire la verità, a fronte invece delle false notizie che cerca di propagandare Legambiente. Il piano regionale, che l’ambientalista di Legambiente avrebbe dovuto fare e non ha fatto (in sei anni), è stato invece fatto da me (in due anni e mezzo), ed è vero quanto sostiene la Procura, e cioè che non è ancora stato formalmente adottato, in quanto è al momento al Ministero Ambiente in attesa di approvazione a causa di una recente modifica normativa. Il cosiddetto 'caso clamoroso della copiatura del piano del Veneto' è una montatura di alcuni dirigenti di Legambiente, che con tali fantasiose argomentazioni hanno cercato goffamente di giustificare il comportamento di un loro amico, e cioè proprio chi ha diretto l’ufficio regionale che avrebbe dovuto fare il piano (e non lo ha fatto). Quello che non dicono pertanto Fontana e Messina - conclude - è che tra gli 'amministratori regionali' che non avrebbero 'ottemperato ad un dispositivo di legge' rientrerebbe, a furor di popolo, proprio un dirigente di Legambiente"
Inquinamento atmosferico, indagati Cuffaro, Lombardo e Assessori regionali all’Ambiente
Si è conclusa l’indagine avviata dalla Procura di Palermo per individuare le responsabilità sulla mancata stesura del Piano di risanamento della qualità dell’aria in Sicilia.
Una vicenda che da anni ci ha visti impegnati sia sul fronte dell’informazione che adendo le vie giudiziarie.
A tal proposito, occorre precisare che una denuncia inerente le vicende agrigentine, fu a suo tempo presentata dall’Assessorato Ambiente del Comune di Agrigento.
Inoltre, nel corso di un incontro tenutosi all’Assessorato Regionale all’Ambiente, fu il funzionario del Comune arch. Domenico Savio Lo Presti, ad insistere affinchè si arrivasse alla stesura del Piano di risanamento della qualità dell’aria, e che in detto Piano, rientrasse Agrigento, visto come i dati dei rilevamenti indicassero allarmanti superamenti di soglia massima degli inquinanti.
È anche doveroso ricordare come la Provincia Regionale di Agrigento, sospese, nonostante le vibrate proteste, il monitoraggio della qualità dell’aria, seppure i dati precedentemente rilevati non erano affatto tranquillizzanti.
Lo Presti, nonostante il ruolo di funzionario comunale al settore ambiente, stanco di non trovare riscontro alcuno alle denunce presentate, alle segnalazioni fatte agli organi competenti, esasperato dalla situazione, inscenò insieme ai propri figli una protesta dinanzi la Prefettura di Agrigento (clicca qui).
Nonostante ciò, così come riportato in un articolo di qualche giorno fa (clicca qui), quantomeno per Agrigento ben poco, o forse nulla, è cambiato.
Oggi, quantomeno per ciò che riguarda eventuali responsabilità a livello regionale, si è arrivati all’emissione di avvisi di conclusione delle indagini per “omissioni in atti d’ufficio”.
Gli avvisi di conclusione delle indagini, sono state notificate al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all’ex governatore Salvatore Cuffaro e ai sette assessori all’Ambiente che si sono succeduti tra il 2003 e il 2010.
In attesa che anche le indagini per le vicende agrigentine possano portare all’individuazione di possibili responsabilità penali da parte di soggetti che avessero eventualmente compiuto atti omissivi, non ci resta che sperare che d’ora innanzi, si voglia quantomeno provvedere ad effettuare un maggiore controllo del territorio, individuando l’origine degli inquinanti che continuano ad ammorbare l’aria del territorio comunale agrigentino, ed in particolar modo quello delle frazioni di Monserrato e Villaseta.
In merito alla conclusione delle indagini che ha portato all’iscrizione al registro degli indagati Cuffaro, Lombardo e gli Assessori regionali all’Ambiente, si registrano diversi interventi.
“Le autorità giudiziarie hanno individuato le responsabilità degli amministratori regionali – dichiara Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino, che negli anni non hanno ottemperato ad un dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad un’attività di prevenzione per la salute pubblica. Studi dell’Organizzazione mondiale della sanità, hanno, infatti, sancito che le emissioni di fattori inquinanti nell’ambiente sono causa significativa di patologie e l’esposizione a fattori cancerogeni molto rischiosi per la salute”.
“In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda – dichiara Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia – nonostante le nostre sollecitazioni. Sollecitazioni che si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano della Regione Veneto. In quel caso è stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto che prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato l’immagine dell’amministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali), ha perseverato nel sottovalutare l’importanza di uno strumento indispensabile per restituire qualità all’aria che respiriamo”.
NEI COMMENTI ALL'ARTICOLO DI CUI SOPRA:
- L’intervento di “marco” necessita di una risposta. Sarò breve, dato che nel caso in questione non vale la pena di sprecare fiato.Un giudice molto “distratto” mi ha condannato in sede civile perché avrei replicato con troppa durezza a chi mi accusava di illeciti e reati, e “non” per avere copiato alcunché. La sentenza è già stata appellata, ma probabilmente le gravi anomalie rilevabili nel caso in questione mi costringeranno a presentare anche un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura. Aggiungo che in numerose altre cause civili ho personalmente citato in giudizio coloro che hanno tentato di danneggiare la mia immagine e la mia reputazione. Se proprio ci tenete, vi terrò informato dell’evolversi della situazione.E’ difficile tuttavia comprendere come mai il nostro marco, così attento a banali cause civili, sia invece tanto “distratto” nel caso di procedimenti penali di ben altra rilevanza (che hanno richiesto persino una conferenza stampa dell’Autorità Giudiziaria). Egli infatti “fa finta” di non capire che un pool di magistrati della Procura della Repubblica di Palermo ha investigato sulle vicende sopra descritte, ha spulciato per più di due anni nelle carte della Regione avvalendosi dei Carabinieri dei NOE e di CTU esperti del settore, ed ha infine accertato la correttezza del comportamento dei funzionari degli uffici. Le conclusioni della Procura smentiscono pertanto in modo plateale coloro che, in perfetta malafede, hanno denunciato inesistenti imbrogli ed illeciti, calpestando la reputazione di incolpevoli dipendenti pubblici.Temo che questa contraddizione risulterà fatale anche per il giudice “distratto” – proprio come qualcuno di nostra conoscenza – che sarà chiamato a spiegare al Consiglio Superiore della Magistratura i motivi del proprio comportamento. Se ne facciano una ragione il nostro marco e i suoi (molto noti) amici.Le osservazioni e le domande del “cittadino interessato” e del Direttore Morici meritano invece riflessioni serie e puntuali e, per quanto possibile, approfondite. Visto l’orario mi riservo di rispondere nel prossimo intervento.Cordiali salutiSalvatore Anzà
- ITALCEMENTI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE DECRETO 693 18 LUGLIO 2013 DIFFIDA RITIRO DECRETO E DENUNCIA AI CARABINIERI procedimento 126 1 2011 depositato il 16 maggio 2011 SU INQUINAMENTO ATMOSFERICO DECADENZA A.I.A. DECRETO 693 18 LUGLIO 2008 PER INOSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI PREVISTE NEL DECRETO STESSO
- I FUMI INQUINANTI DELLA ITALCEMENTI 21 FEBBRAIO 2013 benzene,benzo(а)pirene, idrocarburi policiclici aromatici, solfuro di carbonio,toluene, idrogeno solforato, aldeidi, monossido di carbonio, biossido di zolfo, ossidi di azoto, rilascio di talune di dette sostanze e olfattivamente avvertibile sotto forma di cattivi odori, nauseabondi, causa di malesseri o intossicazioni collettive tra la gente, persino a notevole distanza dalle fonti emissive
- DEPURAZIONE BONIFICA RISANAMENTO AMBIENTALE GOVERNO BERLUSCONI 19 FEBBRAIO 2010 ORDINANZA COMMISSARIALE EMERGENZA RIFIUTI
- RIFIUTI EMERGENZA DECR GOVERNO COMM STR LOMBARDO INCR DIFF PIANO RIFIUTI DISCARICHE ABUS BELLOLAMPO Ordinanza 3887 09 07 10
- Isola delle Femmine l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2008 alla Italcementi risulta ILLEGITTIMA????????????????????
- DEPURAZIONE BONIFICHE RISANAMENTO AMBIENTALE DPCM 21 01 11 Proroga emergenza bonifiche e acque AL 31 11 2011
- DEPURAZIONE BONIFICHE RISANAMENTO AMBIENTALE ING DARIA TICALI SI AVVALE DIPARTIMENTO ACQUE E RIFIUTI acque-rifiuti GURS 25 02 11
- GENCHI PELLERITO DIPARTIMENTO TERMOVALORIZZATORI BERTOLINO Libro bianco 19_10_05
- PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 155 29 GENN 2009 contratto Ing NATALE ZUCCARELLO NOMINA dirigente RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008
- PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 1474 23 dic 2008 contratto Ing Vincenzo Sansone formalizzato dirigente 2 VIA VAS 17 DIC 2008 A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008
- ITALCEMENTI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE DECRETO 693 18 LUGLIO 2008 ILLEGITTIMA?????ILLEGITTIMA??????ILLEGITTIMA??????????????
- ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE A.I.A. decreto 693 18 luglio 2008 firmata dall’ingegnere VINCENZO SANSONE RESPONSABILE DEL 2 SERVIZIO VIA/VAS ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE REGIONE SICILIA ILLEGITTIMA ILLEGITTIMA ILLEGITTIMA ILLEGITTIMA????????????????????’
- ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE A.I.A. decreto 693 18 luglio 2008 firmata dall’ingegnere VINCENZO SANSONE RESPONSABILE DEL 2 SERVIZIO VIA/VAS
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- ITALCEMENTI Isola delle Femmine A.I.A. decr 693/2008 ILLEGITTIIMO?????????????????
- ITALCEMENTI ISOLA NON CHIEDETE AI BAMBINI IL COLORE DEL CIELO DI ISOLA CERTAMENTE VI RISPONDERANNO IL CIELO A ISOLA DELLE FEMMINE E’ GRIGIO
CASCIO, Ciampolillo, Cuffaro, FERRARA, GENCHI, Interlandi, Lombardo, Milone, PIANO ARIA REGIONE SICILIA, SANSONE,ZUCCARELLO, SORBELLO, SPARMA, TOLOMEO,
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